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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 maggio 2015

Un ricordo di Peter Boom (31 marzo 1936 - 26 maggio 2011), attore, cantante, militante per i diritti civili degli omosessuali, scrittore, teorico della Pansessualità e collaboratore di questo blog






27 settembre 2013

"Habemus Papam" di Nanni Moretti e un ricordo di Peter Boom attraverso la sua testimonianza e le recensioni di Ladymarica e Luca Bagatin

Sabato 28 settembre in prima serata Rai Uno trasmetterà, in prima visione televisiva, il bellissimo affresco cinematografico di Nanni Moretti, "Habemus Papam".

Sono molto legato a questo film non solo in quanto Moretti è, in assoluto, il mio regista preferito.

In "Habemus Papam" recitò infatti anche il caro amico fraterno Peter Boom, al quale questo blog è molto legato per il prezioso contributo politico e culturale che Peter seppe infondervi.

A Peter ero personalmente molto legato, così come oggi lo sono ad Ilona Staller. Peter ed Ilona sono per me le uniche due personalità storiche contemporanee che hanno lottato per la liberazione individuale, attraverso molteplici strumenti comunicativi. Per me è un onore, dunque, aver collaborato con Peter per tre proficui anni.

E' per questo che, di seguito, per omaggiare la memoria di Peter Boom, desidero riproporre due recensioni al film "Habemus Papam", una di Ladymarica (del 5 maggio 2011) ed una mia (del 21 aprile 2011), oltre che riportare una testimonianza dello stesso Peter.

Mi tocca ancora molto il cuore rammentare che, poche settimane dopo la proiezione cinematografica del film, Peter morì, passando all'Oriente Eterno, colto da un improvviso infarto.

Ciao Peter !

L.B.


Michel Piccoli, Nanni Moretti e Peter Boom

Una partita a pallavvelenata: Habemus Papam

di Ladymarica

Immaginate un mondo in cui il papa, appena eletto, si scopra ateo.

E non avrete il film di Moretti ma avrete un mio personalissimo sogno del film.

Perché se si può sopportare che il papa sia uomo e debole nel dio che lo perdona, forse non si può sopportare che il papa non abbia dio. Se dio sceglie il papa (nell’assurdo di un suo eventuale esistere dico) come gli viene in mente di scegliere un ateo?

 

A questo pensavo mentre guardavo l’inizio del film di Nanni Moretti.

Arrivo tardi, lo so, ma infondo non scrivo per Repubblica e mi posso permettere di essere l’ultima a trattarne.

 

L’inizio è lento, bisogna ammetterlo. Per questo ho potuto pensare. Uno dei meno coinvolgenti che si ricordi. O che io mi ricordi, al massimo.

Il papa è morto, lunga vita al papa.

E’ che il vero problema, arriva dopo! Arriva se il papa non è morto. E non per me, non faccio la solita atea, arriva per la Chiesa.

Converrebbe munirsi di una rivoltella per certe partite matte, per certe palle avvelenate. Sono certa che più di qualcuno, se lo strano mondo del film, fatto di sicari della fede, burocrati di dio e amministratori delle croci, esistesse, lo avrebbe pensato.

Ma il papa è morto, lunga vita al papa.

Conclave, fumate e campane.

Lento come sul ritmo della chiesa.

 

E’ all’urlo straziante del nuovo eletto papa che si apre veramente il film.

Dovessi scegliere il momento più evocativo, per fare un favore riassuntivo al prossimo mio almeno, sceglierei proprio quello. Quel grido che si alza nel silenzio di una cerimonia che come sempre stava risultando precisa.

Mi ha colpito la risata generale che si è diffusa nella sala.

Io l’ho trovata una scena straziante: questo povero vecchio, canuto, buono, dall’accento incredibilmente pacifico che trema, che si sente addosso una responsabilità troppo grande. Io, nella mia infinita presunzione, credo di capirlo il senso di quel grido. Un uomo che non vede in se stesso la capacità, la forza di guidare la chiesa intera, si chiede come mai il suo dio (che per lui esiste) gli faccia questo, come mai lo scelga per un compito più adatto agli sciacalli che a un uomo buono, si sente perso, mancando la onniscienza del suo dio. Il grido rappresenta il sentirsi spaccato tra il non sapere quanta colpa abbia l’uomo-papa, senza forza sufficiente, senza coraggio sufficiente, e tra il sentire un dio che ha fatto una scelta sbagliata. E un dio onnipotente e onnisciente non sbaglia. Il grido è il frutto del dubbio, l’espressione dolorosa dell’aver perso, almeno un po’, il senso. E proprio per questo drammatico.

 

Il papa, il nuovo papa, soffoca nei suoi vestiti, che sono tutto meno che bianchi, che sono tanti, pesanti, nevrotici, isterici, orrendi. Si sente l’oppressione fino al sedile da dove lo guardo io. Codardia e umiltà si sovrappongono tanto che anche lo spettatore, un certo spettatore, si sente spazziato, non sa se condannare l’uomo che scappa o se salvare l’uomo che sceglie. Finalmente.

Io, personalissimamente, forse, lo salverei. Ma questo perché se avere dubbi, in generale, è intelligente averli nella chiesa, se sei il papa soprattutto, è anche meglio. E lo salverei perché mi piace pensare che non sia mai tardi per levarsi la veste, anche bianca, e fare, boh, l’attore per esempio.

 

La realtà, che pareva tanto normale nel conclave e nelle fumate, nei giornalisti poco svegli e nelle facce dei cardinali, diventa sempre più assurda. A questa realtà possibile nella partenza ma sempre più incomprensibile, stravagante, sempre più tendente all’assurdo, si mischia, come ingrediente separato all’inizio, altro assurdo. La realtà diventa assurdo, già detto, ma parallelamente l’assurdo, un altro assurdo, diventa reale. L’assurdo portato sulla scena, come preso per i capelli, repentino e visibile, dall’analista Moretti.

  

Moretti porta sulla scena i problemi e i caratteri fissi della psicologia, la gioia della cultura (c’è una scena meravigliosa in cui l’analista Moretti rintraccia nella bibbia -l’unico libro che ha trovato lì-  “segni della depressione”), porta sulla scena i problemi dello psicologo che superano e travolgono i problemi dei cardinali-pazienti.

 

Ma più di tutto Moretti porta sulla scene il dramma di una partita di pallavolo senza finale.

Eccolo l’assurdo, che parte assurdo e che subentra ad una realtà che invece diventa assurda più lentamente: i cardinali non finiscono il torneo che Moretti aveva organizzato per loro attendendo che il papa finisse le bizze.

 

E il punto, che io evidenzierei anche un paio di volte, è proprio questa relatività del dramma. E’ un dramma che il papa non voglia far il papa? Ma perché dovrebbe essere un dramma meno grave un torneo di pallavolo interrotto a metà? Chi stabilisce quale sia il dramma maggiore? O anche solo se ce ne sia uno maggiore.

Il dramma di Moretti è una scelta di libertà, fatta dai cardinali, sulle priorità, proprio come il dramma del mondo cattolico con un papa scappato/perduto è per il papa stesso una scelta di libertà, di rimescolamento delle priorità.

 

Proprio questo mi ha affascinata del film, questo mescolamento delle cose importanti alle cose non importanti, in un modo che alla fine dimostri come le une e le altre siano ribaltabili e incredibilmente relative alle esistenze singole.

 

Peccato che la scelta del papa, alla fin fine, non venga rispettata perché, come sempre, come nell’attualità, come nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici, quello che la chiesa non riesce a sistemare con la scusa della fede e l’indottrinamento, lo sistema con forza e imposizione. Ma il finale, fortunatamente, è poco prevedibile. Non lasciatevelo anticipare da me!

 

Nonostante io da piccola giocassi a palla avvelenata nel film si dice che è da cinquant’anni circa che non esiste più.  Quanto vorrei, tra cinquant’anni, che si dicesse la stessa cosa della chiesa cattolica! Forza e coraggio, dovevamo iniziare ieri.

Peter rispose, in un commento, alla nostra Lady e le scrisse:

Cara Marica, complimenti per la Tua recensione bellissima. Hai colto proprio nel segno! Peter Boom (ex-cardinale dell'Oceania).
http://www.pansexuality.it


Habemus Papam: un film non antireligioso, bensì umano

di Luca Bagatin


Ho visto in questi giorni, per la prima - e spero non ultima - volta l'atteso film di Nanni Moretti "Habemus Papam", con Michel Piccoli e, fra gli altri, con il mio caro amico Peter Boom, che da anni cura sul mio blog la rubrica sulla Pansessualità ed i diritti civili.
Conoscevo già il contenuto di alcune scene perché proprio Peter me le aveva sommariamente raccontate lo scorso anno, quando mi trovavo a Roma e lui recitava sul set.
"Habemus Papam" è un film semplice, ma profondamente significativo e che merita assolutamente di essere visto più e più volte.
Michel Piccoli è straordinario nella sua verve tragicomica: mostra un Papa dei cattolici per la prima volta umano, denudato dell'ipocrisia del suo ruolo.
Piccoli - Papa dei cattolici
, incarna infatti l'attore che dismette il suo ruolo, per tornare a quello di semplice essere umano.
"Habemus Papam" di Moretti è la rappresentazione cinematografica della realtà dei ruoli pubblici, siano essi quelli di Papa, di politico, di presentatore televisivo: in pubblico fingono come gli attori più consumati, sino a snaturare sè stessi, la loro umanità, per diventare come degli automi nelle mani di altri automi (i Cardinali, il Potere Vaticano, nella fattispecie dei Papi dei cattolici).
Michel Piccoli - Papa
non si sente a suo agio nel ruolo che è stato chiamato a ricoprire. Non sopporta il peso delle sue responsabilità papali, di capo supremo della Chiesa cattolica e, quindi, cade in depressione sino a fuggire, aggirandosi per le vie di Roma.
Lo psichiatra Nanni Moretti, ateo dichiarato, costantemente giudicato ed osservato dal Potere Vaticano dei Cardinali, difficilmente riuscirà a guarirlo. Glielo impediranno proprio loro: gli automi.
Durante la fuga del Papa, purtuttavia, riuscirà ad umanizzare persino i Cardinali, organizzando un grottesco e giocoso torneo di pallavolo. I Cardinali torneranno ad essere bambini ed i bambini, come ricordava Maria Montessori, sono i padri degli uomini.
Da Cardinali seri, grigi, impettiti e persino abusatori di psicofarmaci, tornaranno alle loro origini umane.
Ho amato molto il ruolo interpretato dall'amico Peter Boom: il Cardinale neozelandese O'Neil. Ironicissimo e apparentemente ingenuo nella gestualità e nel modo di porsi. Encomiabile la sua interpretazione durante la partita di pallavolo (nella squadra dell'Oceania, inventata su due piedi dallo psicanalista Nanni).
Non voglio purtuttavia svelarvi il finale del film: il Papa Michel Piccoli, accetterà il suo ruolo di automa fra gli automi, o si avvicinerà a Dio nel modo più naturale possibile, ovvero tornando uomo fra gli uomini ?




HABEMUS PAPAM, una bella avventura

di Peter Boom

Ho vissuto nella parte di un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima avventura, ricca di un'autentica e sentita interpretazione artistica e professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. Il primo ciak per me era per esprimere la paura e la disperazione di venir eletto. E certamente non era per l'enorme responsabilità che in fondo nessun papa è in grado di affrontare e questo si è visto nella storia della chiesa di Roma, ma laddove i cardinali godono ancora di certe libertà i papi sono troppo esposti a controlli e critiche dal interno e da tutta la società.

Il personaggio del papa eletto, interpretato in modo splendido da Michel Piccoli, invece sente profondamente questa responsabilità e non sa come affrontarla in modo giusto e cristiano. Pensiamo ad una morale veramente cristiana, che parla di povertà, di non giudizio e già ci si convince che non è per niente in sintonia con una chiesa che si è dimostrata agli opposti. Il Vaticano infatti non sa affrontare nemmeno un dibattito per un eventuale cambiamento nel senso puramente cristiano e rimane arroccato su politiche anticristiche.

Habemus Papam viene accusato di essere una offesa alla fede cristiana. Sarà un mio parere personale, ma sono proprio i papi ad offendere la figura di un Gesù Cristo, esistito realmente o invece no.

Zeffirelli, che ho conosciuto dai tempi di Rocco e i suoi fratelli (1960) del grande Visconti, parla di un insulto alla fede dei cattolici ed al papa e di un'arruffianata di un regista (Moretti) di sinistra. Ha dimenticato tutto d'un botto che a destra ci stanno molti laici, come a sinistra ci stanno molti cattolici (finti o meno). Visconti era coraggiosamente omosessuale, questo vale anche per Zeffirelli ed io stesso sono un fervente attivista gay o meglio detto “pansessuale” e mi chiedo come faccia Franco Zeffirelli a rispettare una chiesa che lo accusa per omosessualità e blatera a destra e a sinistra allucinanti e fuorvianti giudizi sulla sessualità in genere. Un teologo tedesco ha parlato apertamente dell'omosessualità di papa Ratzingher.

Ho letto l'interessante giudizio del nobile Sforza Ruspoli che dichiara che è lo spirito santo a scegliere i pontefici, dimentico forse che allora le crociate, la caccia alle streghe, l'inquisizione, le atroci torture, il rogo di Giordano Bruno, lo IOR, l'imposizione del segreto sulla pedofilia dei preti e molte altre cose carine sarebbero state ordite ed inspirate in origine da questo loro spirito santo.

Un'altra illuminante esternazione dice che “non è la psicanalisi che salva l'uomo”. Infatti, nel film anche Moretti prende un po' in giro la psicanalisi che invece può aiutare ad approfondire la condizione psichica dell'uomo senza mettere regole o dogmi asfissianti. Pericolosa è invece l'affermazione “gioca con i fanti e lascia stare i santi”, proprio in vista della santificazione di un papa che per diventare santo non avrebbe dovuto sapere niente di ciò che avveniva dentro il Vaticano (IOR, pedofilia, etc., etc.). Forse papa Luciani è morto proprio perché si sentiva più responsabile e volle cambiare certi comportamenti.

Giusta infine la risposta di Nanni: “Vedete prima il film, poi giudicate liberamente!” L'auspicato boicottaggio del film ricorda soltanto il rogo dei libri effettuata dai nazisti nel 1933.




23 maggio 2013

Una festa per Peter ! FORZA RAGAZZE E RAGAZZI, OLEEEEEE' !!!


Così mi piace ricordare Peter, ovvero in versione "Babbo Natale" presso l'ospedale di Viterbo ove si recava a far visita ai bambini malati

Peter Boom manca da questa terra da due anni.
Ancora non mi sembra vero e non mi sembra vero soprattutto perché oggi più che mai avremmo bisogno di persone come lui.
Militante omosessuale, repubblicano e massone contro il bigottismo, il finto perbenismo, l'ipocrisia e la disonestà morale ed intellettuale.
Peter collaborò con me, a questo blog, per tre anni buoni, veicolando tematiche di libertà e liberazione intellettuale, morale e sessuale. Che sono quegli aspetti che mancano alla politica d'oggi, senza amore, priva di onestà e di moralità.
Né Peter né io siamo stati dei politici, né avremmo voluto diventarlo. Veicolavamo semplicamente tematiche culturali e politiche, con intransigenza, senza compromessi, pubblicando tutto ciò che c'era da dire e facendo tutto ciò che c'era da fare. E molto ce ne sarebbe ancora.
Per Peter e non solo per lui, continueremo a battagliare con la forza del cuore.
Come ricorda il comune amico Francesco Uda (ideatore e curatore del sito web www.peterboom.it e autore dei miei manifesti elettorali, per inciso):

nel Suo testamento Peter scriveva: “… di volere un’allegra sepoltura o cremazione, vietando ogni rito confessionale, in considerazione che la morte sia un ultimo happening, una naturale felice liberazione. ”

E ALLORA!!!!
"UNA FESTA PER PETER"

Il 24 maggio 2013

Una Festa per ricordare l'amico PETER BOOM che il 26 maggio 2011 ci ha lasciato !



CIAO PETER, TI VOGLIO BENE !
articolo di Luca Bagatin del 27 maggio 2011


Ho appreso ora di una triste, tristissima notizia.
Una di quelle notizie che, quando arrivano, non te le aspetti: ti fanno crollare il mondo addosso.
Un mondo di affetti, di sincere amicizie, di collaborazioni culturali indissolubili.
Peter Boom è deceduto ieri sera nella sua casa di Bagnaia.
Rileggendo quest'ultima frase mi sembra ancora impossibile. Mi aveva scritto solo ieri un commento sul mio blog e ci eravamo sentiti al telefono solo qualche giorno prima.
I suoi amici mi hanno detto che, sino a ieri, stava bene. Poi il suo cuore non ha retto.
E' difficile per me scrivere queste righe nelle quali vorrei dire quanto a Peter ho voluto bene. E' stato per me un padre, un amico, un fratello.
E' sempre stato il primo, fra le persone che conosco, ad avere avuto una parola buona per me, specie nei momenti del bisogno.
Anche nei momenti in cui non volevo sentire nessuno, lui, con pazienza, iniziava a chiamarmi a casa o al cellulare sino a che non rispondevo. E, con un sorriso e qualche battuta, riusciva a tirarmi sù il morale.
Mi mancherà, e moltissimo, il suo accento olandese. Mi mancheranno moltissimo i suoi articoli sulle libertà sessuali, sulla pansessualità ed i diritti civili che, settimanalmente, pubblicavo sul mio blog da oltre tre anni. Mi mancheranno i commenti - sempre molto arguti - che quotidianamente lasciava sul mio blog.
Il mio blog, senza la collaborazione di Peter Boom, non sarà più lo stesso.
Mi aveva confidato che in questo periodo, peraltro, stava scrivendo un libro nel quale parlare, senza pregiudizi, della sua Teoria della Pansessualità (che ancora l'empia Wikipedia rifiuta di riconoscergli, nonostante sia accreditata dalla comunità scientifica internazionale) e di cui ci rimane il suo ottimo sito web http://www.pansexuality.it.
La vita di Peter Boom è stata una vita vissuta in pienezza e totale libertà. E' stato investigatore privato, cantante, attore, doppiatore, militante omosessuale.
Solo ieri, ironia della sorte, ero presente alla proiezione, presso Cinemazero a Pordenone, di un documentario che ricordava l'epopea del FUORI !, il primissimo movimento di liberazione omosessuale in Italia. Peter ne fu parte attiva, negli anni '70, al punto da essere anche il primo a realizzare un disco gay con la canzone "Lui ama lui".
Peter ha, recentissimamente, avuto la possibilità di vedere il successo dell'ultimo film di Nanni Moretti - Habemus Papam - che anche lui ha magistralmente interpretato, recitando i panni del Cardinale O'Neil. Vedremo Peter ancora al cinema ad ogni modo e fra non molto, con "Appartamento ad Atene" di Ruggero Dipaola e di cui vi parlerò quanto prima.
E' stato per me un onore essere il primo a venire a conoscenza delle sue nuove collaborazioni cinematografiche, che hanno rinverdito la sua cinquantennale carriera nel cosiddetto Mondo dello Spettacolo.
Vorrei dire molte cose e, questo, non sarà l'ultimo articolo che dedicherò a Peter.
E' stata una fra le poche persone importanti che hanno riempito ed influenzato la mia vita.
Ciao Peter, ti voglio bene.

Luca Bagatin




26 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Pensieri dylandoghiani": monologo by Baglu



Oggi sono qui, che passeggio attorno alla mia panchina.
Ho male all'anca destra per via del fatto che ieri, scaricando dei pesi, ho preso il cosiddetto "colpo della strega". Non sono più agile come un tempo, penso.
Ho in mano una foto che ritrae mia madre, a vent'anni. Era il '64 e lei ha un mazzo di fiori e la fascia di Miss Twist del concorso di ballo che quell'anno si teneva a Jesolo.
Mi commuovo pensando a quanto devono essere stati esaltanti gli anni '60 ed a quanto siano tristi gli anni che viviamo oggi. A quanto siano effimeri ed inutili. Privi di pathos.
Ho in mano anche un libro di Tiziano Sclavi, il libro della mia vita, oserei dire: "Non è successo niente", pubblicato da Mondadori nel '98.
E' un libro che credo abbiamo letto in pochi (visto lo scarso successo editoriale, che ancora non mi spiego), mentre io lo sto rileggendo per la terza volta, senza stancarmi.
Sclavi riesce sempre a farmi sorridere, con battute al limite del surreale ed a farmi commuovere, con la medesima intensità.
E' come se io mi riconoscessi in quelli della sua generazione, classe 1953. Sono cresciuto con le musiche degli anni '70, con i fumetti degli anni '70, con i saggi degli anni '70, con i film scollacciati degli anni '70, con i colori degli anni '70, persino con le illusioni politiche degli anni '70. Ed i miei migliori amici (che frequento da almeno quindici anni), hanno vissuto quella stagione.
Il linguaggio del fumetto e del cinema degli anni '70 è praticamente morto, sostituito con cose approssimative, scopiazzate, senza verve. Sono cambiati persino i giovani che in quegli anni avevano passioni vere e non rincorrevano l'effimero o il guadagno o il successo facile. Anche il sesso, allora, era una vera conquista.
E' vero, quella generazione si è imborghesita ed ha fallito. E' quasi del tutto vero.
Tiziano Sclavi fa eccezione, ma, forse, perché ha saputo difendere il suo microcosmo, richiudendosi in sè stesso e nella sua casa, nella periferia di Varese.
Penso a queste cose mentre sono qui a passeggiare attorno alla panchina ed a piangere la morte di un caro amico, il Commissario.
Per chi ha letto Dylan Dog, uno dei miei tre o quattro alter ego, potrebbe ben intuire come io paragonassi il Commissario all'ispettore Bloch. Non che forse gli somigliasse, solo che avrei voluto che, come Bloch, il Commissario rimanesse eterno. E mi viene in mente anche Bazar, che non vedo da almeno un anno buono e che ho sempre paragonato al fido assistente Groucho.
Poi penso che dovrei scrivere una recensione e redigere alcuni articoli, oltre che raccogliere diverso materiale. Ma non ne ho voglia, non oggi, non ora.
Affido questi pensieri alla brezza che mi accarezza il viso in quest'estate che, per mia fortuna, tarda ad arrivare.




22 maggio 2012

Luca Bagatin ricorda l'attore e militante per i diritti civili Peter Boom (e vi invita alla festa in suo onore)







1 aprile 2012

WWW.PETERBOOM.IT: il sito ufficiale che raccoglie la vita e le opere di Peter Boom


Questo blog - lo scriviamo in particolare per i non lettori e/o per i neolettori -  è dedicato a Peter Boom, il quale, ieri, avrebbe compiuto 76 anni.

Peter ha collaborato a questo blog per ben tre anni, oltre che è stato per me un grande amico.

In occasione del suo compleanno, l'amico Francesco Uda, ha aperto un sito web interamente dedicato a lui: al suo mestiere di attore, artista, scrittore, libero pensatore. Un sito bellissimo e, per così dire professionale:

    www.peterboom.it


da Wikipedia e www.peterboom.it:

Peter Joan Boom nasce in Olanda il 31 marzo 1936. 
Arriva in Italia nel 1956 per studiare canto e recitazione, sue grandi passioni ereditate dalla madre, amante sia della musica che dell'Italia. Gli studi lo portarono a diventare attore, cantante, doppiatore, paroliere e scrittore (lavorando in cinque lingue: olandese, italiano, inglese, tedesco e francese). All'età di 23 anni scopre la propria omosessualità, non ne fa un dramma ma anzi l'accetta subito e volentieri. Il suo spirito libero gli impedisce di nascondersi malgrado siamo alla fine del 1950 in un'Italia non troppo aperta a questioni sessuali. Lo fa presente alla famiglia che senza pregiudizi si rammarica sapendo che l’essere gay gli renderà la vita difficile. Infatti il dire apertamente di essere omosessuale non lo aiuta sicuramente nella vita lavorativa dove gli vengono sempre preclusi ruoli importanti, viene addirittura licenziato da dove lavorava. Queste difficoltà, invece di indebolirlo, ne rafforzano il carattere e la voglia di combattere.
Il 5 e 6 aprile 1972 si svolge a Sanremo un congresso di sessuologia promosso dal CIS che vorrebbe fare una legge che renderebbe reato l’omosessualità. Peter insieme ad altri scese in piazza per protestare sollevando un caso nazionale e facendo fallire il congresso e la relativa proposta di Legge. Ormai la battaglia per i diritti gay da parte di Peter Boom è diventata una sua missione e nel 1972 scrisse le parole per il primo 45 giri gay italiano “Lui ama Lui” e ”Fuori”, con testi molto espliciti. Tutto era pronto per registrare ma quando si trovarono in sala incisione ed i responsabili si accorsero che il disco era di natura gay non vollero più registrare; dopo molte proteste riuscirono ad avere solo i cinque minuti necessari per un'unica registrazione senza prove ne repliche. Il 45 giri venne ugualmente prodotto ma per un cavillo subito sequestrato.
Nel 1976 venne rivelata l’omosessualità di Paolo VI da parte del diplomatico e scrittore Roger Peyrefitte subito smentita dal Papa. Peter Boom intervenne su Radio Antenna Musica affermando: "Non so se papa Montini sia omosessuale o meno, ma se lo fosse sarebbe la persona più abietta e ipocrita del mondo". Questa affermazione gli costò immediatamente una perquisizione con accuse infamanti e ovviamente false. Successivamente uno strano ‘incidente’ gli provocò fortunatamente solo diverse abrasioni.
Peter Boom, dato il suo carattere forte e autoritario, non si fa intimidire anzi continua più forte la sua lotta per i diritti gay e delle minoranze. Fonda l’Arcigay di Roma insieme al fondatore di Arcigay Don Marco Bisceglia, Niki Vendola, Franco Grillini, Maria Silvia Spolato e altri, collabora con Massimo Consoli alla nascente Gay House.
Poi si sposterà a vivere fuori Roma prima a Bagnaia di Viterbo poi Nepi per poi ritornare definitivamente a Bagnaia ad esclusione di un periodo di un anno dove, stanco dell'Italia troppo chiusa, fece ritorno in Olanda, era il 1999. La vita in provincia non è ugualmente tranquilla, non nasconde mai la propria omosessualità anzi, ne fa un suo biglietto da visita; una leggenda vuole che si presentasse cosi: "Sono gay e mi chiamo Peter Boom". 
A Nepi su un giornale locale rivela la vita sessuale "segreta" e omosessuale della cittadina provocando le ire dei benpensanti. Ma la goccia che fa traboccare il vaso è quando porta davanti al sindaco una coppia gay chiedendogli di sposarli. Troppo per un piccolo centro bigotto.
Alfredo Ormando nel 1988 si diede fuoco in Piazza San Pietro per protesta contro l’oppressione omofobica della chiesa cattolica. Peter ne rimane estremamente colpito e ne promuove la ricorrenza in ogni lingua riuscendo a farne la “Giornata nazionale contro la discriminazione omosessuale su base religiosa” che si celebra ogni anno il 13 gennaio in Piazza San Pietro a Roma.
La salute precaria, a causa di un incidente operatorio, non gli impedisce di andare nel 2002 a Limassol - Cipro ad un congresso di sessuologia quale relatore della Teoria e filosofia della pansessualità e nel 2008 al congresso europeo di sessuologia a Roma. Collabora con il professor Erwin Haeberle che fonda la più grande biblioteca mondiale di sessuologia ed a cui aveva desiderio andassero in dono, una volta morto, i suoi libri sulla sessuologia. Collabora con altri sessuologi di ogni parte del mondo tra cui il Pakistan con il Professor Dr. R. Y. Jalali, direttore del "South AsiaInstitute for Human Sexuality (SAIHS)".
Negli ultimi anni, dal 2008 al 2011, collabora al blog culturale e politico di Luca Bagatin curando la rubrica "Teoria della Pansessualità".
La lotta per i diritti gay resterà sempre nei suoi intenti principali ma anche tutte le discriminazioni sono contrarie alla sua natura di uomo libero e "LIBERO PENSATORE".

In qualità di attore ha lavorato nei seguenti film:

La montagna della paura (regìa di Emilio Marsili), l'Agnese va a morire (Giuliano Montaldo), von Buttiglione Sturmtruppenführer (Mino Guerrini), Quel maledetto treno blindato (Enzo G. Castellari), Il vizietto (Edouard Molinarò), Orient express (Marcel Moussy), Dimenticare Venezia (Franco Brusati), Il fiume del grande caimano (Sergio Martino), L'importante è farsi notare (Romolo Guerrieri), Arrivano i gatti (Stefano Vanzina), La disubbidienza (Aldo Lado), Canto d'amore (Elda Tattoli), Le ciel est leur métier (J. Pierre Decourt), Delitto al ristorante cinese (Bruno Corbucci), Ciro, Anna e Compagnia (RAI), Il buon soldato (Franco Brusati), Sturmtruppen II (Salvatore Samperi), Concorde affair (Ruggero Deodato), Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (Luigi Cozzi), Il treno per Istanbul (Franco Mingozzi), Pope John Paul II (Robert Wise), I ragazzi di celluloide (Sergio Sollima), Il peccato di Lola (Bruno Gaburro), Qualcosa di biondo (Maurizio Ponzi), Non ci resta che piangere (Massimo Troisi - Roberto Benigni), "RICORDATI CHE DEVI MORIRE", Vacanza all'italiana (Sigi Rothemund), Zonetroopers (Danny Bilson), Padre Brown (Vittorío De Sisti), Attentato al Papa (Giuseppe Fina), Mino il piccolo alpino (Gianfranco Albano), Der Tod des Empedokles (Jean Marie Straub e Danièle Huillet), The day before (Giuliano Montaldo), Etoile (Peter del Monte), Maux croises (Claude Chabrol), Una cosa fatta bene (Dante Maiorana), Vanille fraise (Gerard Oury), Sicher ist sicher (Peter Weck), Am dreizehnten Tag (Gernot Friedel), La vita è un paradiso (Stefania Casini) Dio vede e provvede (Enrico Oldoini), Leo e Beo (Rossella Izzo), Il chicco d'oro (Alvaro Passeri), Bodyguards (Neri Parenti) Habemus Papam (Nanni Moretti) con Michel Piccoli e Margherita Buy,. Appartamento ad Atene (Ruggero Dipaola) con Laura Morante, tratto dall'omonimo romanzo di Glenway Wescott.  Ha lavorato tra l'altro con: Sofia Loren, Nino Manfredi, Mel Ferrer, Burt Lancaster, Joseph Cotten, Erland Josephson.

Muore, stroncato da un infarto, nella Sua abitazione a Bagnaia (VT) il 26 maggio 2011 e, come Sue disposizioni, viene inumato nel cimitero di Viterbo dopo una cerimonia laica. Per ricordarlo viene organizzata, poco dopo, la FESTA voluta da Peter.
Nella lapide si legge:

PETER JOAN BOOM
LIBERO PENSATORE



12 dicembre 2011

"Bianca" di Nanni Moretti: un film psicologico su cui poter riflettere


"Bianca" di Nanni Moretti e Sandro Petraglia è un film del 1984, ma sembra stato scritto ieri.
E' un film struggente, divertente, triste, a tratti grottesco, molto malinconico. E' una storia d'amore, ma anche un giallo. Un giallo a sfondo psicologico.
Una storia, quella del professor Michele Apicella (il giovane Nanni Moretti), complessa ma anche profondamente semplice.
Chi è Michele Apicella ? Un insegnante deluso dal mondo, dalla maggior parte dei comportamenti umani. Deluso dai rapporti sentimentali altrui, in primo luogo, che proprio non riesce a comprendere.
Come mai le coppie si sfasciano così facilmente ?
Questo proprio il nostro Michele non riesce ad accettarlo.
Perché un uomo ed una donna che si amano, si vogliono bene, non possono vivere felici per tutta la vita ?
Michele non sa darsene una spiegazione. Fa di tutto affinchè i suoi amici si riappacifichino, continuino ad amarsi, ma senza grande successo.
Ed allora ? Ed allora decide di eliminarli. Anche fisicamente, sì, avete capito bene.
Sin tanto che incontra Bianca, interpretata dalla bravissima Laura Morante, un'insegnante anche lei, un po' introversa forse, enigmatica. Che lo proteggerà sino alla fine.
Con Bianca, Michele troverà per un po' quell'equilibrio psicologico e sentimentale che non ha mai conosciuto, ma, invero, non vi riuscirà completamente. Sarà sempre preoccupato che la loro storia possa finire da un giorno all'altro, che lei possa stancarsi di lui, possa lasciarlo.
E così è Michele a lasciarla per primo.
Michele che nasconderà il suo bisogno di affetto rifugiandosi nei dolci, nei gelati (ma non dai gusti troppo misti perché non stanno bene assieme), nella emblematica Sacher Torte - icona dei film di Moretti - inzuppata nella panna e nel barattolone di Nutella, altra immagine tipicamente morettiana.
Michele, che si veste sempre allo stesso modo per non uscire mai dalla sua quotidianità, dalle sue sicure insicurezze, dalla voglia che avrebbe di evadere; Michele con la fissazione per le calzature, in particolare femminili; Michele che è disgustato dagli uomini anziani che vanno dietro alle ragazze giovani.
Michele sembra quasi il ritratto della perfezione, di quell'utopia che Nanni Moretti ricerca in tutti i suoi film. Persino nell'ultimo “Habemus Papam”, ove immagina un Papa dubbioso e lontano anni luce dalla bramosia del potere. E' il Moretti che vorrebbe una sinistra diversa, coerente, una sinistra veramente "di sinistra", lontana da certo bigottismo. Pensiamo ad esempio alle sue vecchie glorie: "Io sono un autarchico", "Palombella Rossa" ed "Aprile".
Michele Apicella-Nanni Moretti è il Don Chisciotte alla ricerca dell'anima gemella, l'anima pura di una donna che possa contenere le sue frustrazioni. Una donna che, quando però riesce a trovare, rifiuta: perché l'utopia è assoluta, così come la felicità e la coerenza. Persino politica.
Una felicità che, forse, non è di questo mondo e la cui ricerca porta e comporta molto, molto dolore. La ricerca di una dimensione, di un mondo migliore, ideale, come quello sognato dalle avanguardie libertarie, dai trotzkisti, dai socialisti libertari degli anni '60, dai "porci con le ali".
O, più semplicemente, dai sognatori di ogni tempo e di ogni epoca che, forse, esistono anche oggi - fra una pubblicità del rolex ed una del telefonino, fra una porcata del “Grande Fratello”, di “Uomini e Donne” e di “Amici” (il cui regista, curiosamente, era quel Paolo Pietrangeli del canto sessantottino “Contessa”...sic !) - ma che sono nascosti, in attesa di riemergere.


Luca Bagatin



28 ottobre 2011

"La mia vita è un Caos Calmo: E Dio ? Esiste ?" by Baglu



Sono più triste del solito, anzi no, diciamo piuttosto che sono più incazzato del solito.
Trovo che non sia tollerabile il lavorare, lo scrivere, per anni, per poi non ricevere non dico un semplice cenno di ringraziamento, ma riceverne invece direttamente pesci in faccia.
Sono stanco di molte cose. In primis della politica, che oggi è una cosa buona solo per far carriera e soldi facili.
I politici con le escort o i politici sono delle escort ?
Non lo so, non mi interessa.
Io sono qui, seduto su questa panchina, odorando lavanda, leggendo una rivista, spostandomi, talvolta, e chiacchierando con chi ne ha voglia.
Fumandomi anche qualche sigaretta, sì.
Oggi sono tornato a casa, dopo essere stato seduto sulla panchina ed ho composto il numero telefonico del Commissario.
Il Commissario è morto il 27 maggio scorso. Speravo di sentire la sua voce impressa nella segreteria telefonica che sapevo essere ancora attiva.

TUUT-TUUT-TUUT..."Pronto !"
"P...pronto ?"
"Ehy, Baglu, come stai ?"
"Peter ? Ma tu..."
"Sì, sì, lo so, cazzo, sono morto ! Ahahahahah, Baglu, non ti spaventare, mica ha senso avere paura della morte o dei morti ! Ahahahahah"
"Beh, Peter, veramente non è che io mi spaventi, sono solo un po' stupito...". Ecco che un nodo alla gola mi impedisce di parlare.
"Orcamadosca Baglu, non essere triste, sù, sù, coraggio, sarò anche morto, ma ora sono qui che ti parlo e poi non ho mai smesso di seguirti e di leggerti, cazzo !"
Il linguaggio ironico, sorridente e colorito del Commissario, dalla marcatissima inflessione olandese, mi ha sempre messo molta allegria.
"Peter, senti, sono molto giù..."
"Eh lo so. Pensi ancora a Lei."
"Sì, ma non è solo questo...sai, anche quando scrivo..."
"Eh lo so, cazzo ! Tu scrivi cose che stanno sui coglioni a qualcuno, ma che te ne fotte ? Eheheheheh, noi siamo liberi pensatori, mica servi del padrone ? Mica stiamo col Berlusca o col Vaticano noi, cazzo ! Nemmeno tu che stai contro il Pd e Di Pietro, Baglu, lo so bene !"
"Sì, Peter, ma non è questo, ossia, non è solo questo. Io non faccio più politica..." Non riesco a trattenere una lacrima, sentire la voce del Commissario, dopo tanto tempo, mi commuove.
"Ma và, dai, non piangere ! Io ti leggo e ti ringrazio anche per avermi dedicato il blog. Tu sei l'unico che mi ha sempre pubblicato tutto quello che avevo da scrivere, contro il Vaticano, la pedofilia dei preti, lo IOR, la disabilità...Se oggi sono qui e tu senti la mia voce è perché volevo dirti questo ed anche dirti di non mollare, cazzo ! Lasciali perdere i pretofili, quelli che censurano, i sessuofobi, i servi, gli ignoranti...!"
"G...grazie Peter..."
"Senti Baglu, quassù si sta benone. Il Paradiso non è come lo descrivono i preti o tutte le sctronzate che si sentono da quelle parti ! Quassù è pieno di uomini e donne che si amano in libertà. Scopano liberi anche, cazzo ! Poi ci sono animali che giocano fra loro, felici, fra laghetti azzurri, nuvolette e montagne. Poi ci sono anche cose buone da mangiare per chi vuole e, cosa molto importante, ciascuno può dire quello che pensa e ogni opinione viene rispettata. Qui ci sono bianchi, neri, gialli, rossi, tutti i colori e le razze del mondo. Tutti si rispettano e si vogliono bene. Nessuno odia nessuno. Ah, come vi compatisco a voi da quassù !"
"Ma, Peter e...Dio ? Esiste ?"
"Ahahahah, sì, Dio esiste ma non come se lo immaginano tanti o come lo descrivono le religioni. Dio esiste quando io guardo il mio simile, un animale, una nuvola, un lago...Dio è in ognuna di quelle cose."
"Ma..."
"Eh lo so, tu vorresti chiedermi tante cose, ma le scoprirai, caro Baglu, a tempo debito. Mi ha fatto mooooolto piacere sentirti, ma adesso devo salutarti, mannaggialamadosca !"
"Ci sentiremo ancora, Peter ?". Il mio viso è coperto di lacrime.
"Eh temo di no, Baglu. Tu stai lì, mentre io sto quassù ormai. Sono morto, eh, cosa credi ! Ahahahahahahahahah ! Ma non preoccuparti per nessuna cosa al mondo. Ti ricordi che cosa ti ho detto il giorno prima di morire ? Ti ho scritto, sul tuo blog, esattamente queste parole:  Si, è giusto difendersi, ma.... non per questo bisogna non vivere la vita. Bisogna farsi coraggio e rischiare, d'altronde la vita è tutto un rischio, un rischio continuo. Forse io rischio perché da bambino ho vissuto la guerra, ho visto la morte, c'era una fame nera, i pidocchi, le pulci, il freddo, i bombardamenti. Poi anche facendo il militante gay in Italia non era e non è tuttora una bella cosa con in aggiunta un'invalidità e continui dolori, ma... continuo a rischiare e quando morirò sarò contento d' aver rischiato perché ho vissuto.
Ciao Baglu e continua a scrivere e a rischiare, olééééééé !!!!"

La comunicazione si interrompe.
La telecamera inquadra il mio viso che, fra le lacrime, accenna un sorriso.

Ciao Peter




11 luglio 2011

Ricordando Peter, che è volato via



Quest'estate avrei dovuto passare le mie vacanze a Bagnaia, provincia di Viterbo, a casa di Peter Boom.
Lo confesso con un po' di commozione perché della sua scomparsa, nonostante sia passato oltre un mese, ancora non mi capacito.
Peter, oltre ad aver animato per diversi anni questo mio blog con una rubrica sulle libertà sessuali ed i diritti civili, è stata anche la persona che più mi è stata vicina dei momenti di maggiore difficoltà.
Si era da poco conclusa la storia d'amore con la mia ormai ex ragazza e Peter è stata l'unica persona che è riuscita a farmi rispondere al telefono ed a parlare. Fu in quell'occasione che mi propose di passare le vacanze da lui, nella sua casa di campagna di Bagnaia, nella quale avrebbe invitato anche gli attori che avevano interpretato il ruolo di cardinali nell'ultimo film di Nanni Moretti, "Habemus Papam".
Peter morì qualche giorno dopo quell'ultima telefonata che mi fece ed io so che questo vuoto, in me, ci sarà sempre, così come se a morire fosse stato un padre o un fratello.
Vorrei qui di seguito ricordalo ancora (e certo non sarà l'ultima), attraverso due video che la comune amica Doriana Goracci ha postato su youtube.
Nel secondo video, in cui si ripercorre la carriera di attore di Peter Boom, passando dagli anni '60 ad oggi, è possibile anche ascoltare la sua voce....mi sembra ieri....

L. B.




23 giugno 2011

Corpo celeste



"Corpo celeste", film di Alice Rohrwacher è la scoperta, da parte di Marta, una ragazzina di 13 anni vissuta in Svizzera ma nata a Reggio Calabria, di un mondo per lei completamente nuovo.
Tornata nel suo paese di nascita, assieme alla famiglia, Marta, scoprirà un mondo fatto di gretta religiosità, di ampollosa esteriorità, di malaffare, di intrecci fra politica e religione.
Marta, interpretata dalla bravissima Yle Vianello è una ragazzina profondamente seria e triste. Cerca di adattarsi alle situazioni che, via via, le si ripropongono, ma le soffre profondamente.
Soffre una sorella più grande che non la ama, una madre spesso assente per motivi di lavoro, una catechista stravagante e profondamente religiosa che ama segretamente un parroco che, pur di fare carriere nella Chiesa, raccatta voti fra i parrocchiani in favore del politico locale di turno.
Marta, adolescente incompresa ed alla ricerca di comprendere un mondo che non le appartiene, una Calabria triste e fatta di apparenza più che di sostanza.
Marta, che sta per ricevere il sacramento della cresima senza però comprenderlo e che solo l'incontro con un povero prete di un piccolo paesino abbandonato le farà comprendere la rabbia del Cristo di fronte alle ingiustizie del mondo, allorquando fu croficisso.
Marta incarna, simbolicamente, quel Corpo Celeste: puro, incontaminato, alla ricerca. All'apparenza mite, ma profondamente furioso nei confronti delle ingiustizie che osserva e spesso subisce.
Il film di Alice Rohrwacher non è di facile visione e comprensione. Ha un ritmo lento e le atmosfere che incarna sono alquanto cupe e lasciano pochi spiragli a qualsiasi tipo di speranza.
La speranza, forse, è incarnata dalla presenza degli adolescenti. Molti, incerti, curiosi, talvolta allegri come solo i ragazzi di quell'età sanno essere.
Saranno loro, forse, la speranza del domani, ma solo se sapranno cercare, come fa Marta, il significato delle cose. Il significato finanche della fede in Dio, che dovrebbe essere sostanza e non mera esteriorità da esibire alle sagre di paese o nelle ricorrenze, quasi ci si trovasse in uno show televisivo.
La speranza del domani, forse, saranno loro. Perché per l'oggi non vi è alcuna certezza.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini