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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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23 novembre 2009

GELLI E LA P2 FRA CRONACA E STORIA: una recensione al saggio del prof. Alessandro A. Mola



Di Licio Gelli e della Loggia Propaganda 2 sono state scritte un sacco di cose.
Quasi tutte pressoché a sproposito a cominciare dal fatto che fu una "Loggia segreta".
La P2, Loggia all'Ordine del Grande Oriente d'Italia, fu - diversamente - una Loggia "coperta" di diretta pertinenza del Gran Maestro dell'Obbedienza.
"Coperta" in quanto al suo interno vi erano personalità di spicco (del panorama culturale, politico, artistico ecc...) che - per la loro particolare posizione professionale - preferivano non rivelare l'appartenenza alla Massoneria e dunque figurare unicamente "all'orecchio" del Gran Maestro, come si dice in gergo massonico.
Si pensi solo al fatto che la Loggia Propaganda Massonica (poi P2) fu fondata nel 1877 e di essa vi faceva parte anche il Vate della letteratura risorgimentale Giosue Carducci e l'ottimo ed indimenticato Sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Tutto ciò e molto altro ancora è spiegato dettagliatamente e con una ricchissima documentazione e bibliografia dallo storico Alessandro Aldo Mola - Medaglia d'Oro per la Cultura dal 1980 - nel suo ultimo saggio "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" edito dalla Bastogi.
Mola, senza faziosità alcuna, racconta di come il "presunto scandalo" P2 non fu che il pretesto per una lotta senza quartiere contro i massoni e la Massoneria italiana, da sempre vista con sospetto da settori clericali, fascisti e comunisti.
Mola ripercorre così - come già fece lo scrittore Pier Carpi nel suo "Il Venerabile" nei primi anni '90 - la vita di Licio Gelli sin dai tempi della Guerra di Spagna quando combattè a fianco dei franchisti e successivamente in Italia a Capo del Fascio di Pistoia. Sino a quando salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania.
Ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.
E così, successivamente, come racconta Mola, Gelli decise di farsi iniziare massone negli anni '60 con l'obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali. Un po' come durante il Risorgimento italiano o con la fondazione della Società delle Nazioni e dell'ONU.
Nulla, insomma, di oscuro e di occulto. Anzi.
Un capitolo molto denso del saggio di Mola, oltre a quello dell'amicizia fra Gelli ed il generale Peron, è infatti dedicato alla fondazione dell'OMPAM da parte di Licio Gelli, ovvero dell'Organizzazione Mondiale Per l'Assistenza Massonica.
Un organismo sovranazionale, appunto, in grado di "contribuire a soccorrere ed ad elevare le condizioni morali, spirituali e materiali dell'Uomo e della Famiglia umana, operando secondo i principi etici propri dell'insegnamento massonico", come dichiarato dal promotore stesso.
Un organismo che faceva leva proprio sulla fratellanza massonica che era l'unico principio in grado di superare tutte le divisioni in fatto di politica, razza, religione....
Un organismo "alla luce del sole", che fu riconosciuto anche in sede ONU alla stregua della Fao e dell'Unesco e che si proponeva di integrare l'opera umanitaria laddove le giurisdizioni massoniche non disponessero di strutture economicamente  e giuridicamente idonee per operare sia all'interno dei singoli Stati che a livello internazionale.
Operazione ambiziosa che purtroppo la stampa nostrana omise di far conoscere al grande pubblico. E che si arenò con l'avvento del presunto scandalo P2, nel 1981.
L'OMPAM fu tuttavia un'operazione autonoma di Gelli e per nulla legata al Grande Oriente d'Italia, anche se egli stesso propose all'allora Gran Maestro del GOI, Lino Salvini, di nominare il suo predecessore - Giordano Gamberini - alla carica di Ambasciatore del GOI presso l'OMPAM.
Licio Gelli, sia detto per inciso, allora non era ancora Venerabile della Loggia P2, anche se la P2 era attiva e nota ai Gran Maestri sopra citati ed ai loro predecessori senza scandalo alcuno come spiegato all'inizio di questo articolo.
Gelli fu solamente un personaggio particolarmente attivo sia all'interno che all'esterno della Massoneria. Il che lo porterà ad occuparsi di cose estranee alla stessa Istituzione come ad esempio  di politica (si noti bene che le Costituzioni di Anderson del 1723, vietano espressamente ai massoni di occuparsi di politica e religione in Loggia).
Ma ad ogni modo anche qui nessuno scandalo "profano", come rilevato dall'ottimo Alessandro Mola nel capitolo dal titolo "Gelli per la Seconda Repubblica".
Alla metà degli anni '70  - vista l'estrema fragilità e litigiosità della coalizione di Pentapartito e l'incalzante terrorismo rosso e nero - l'Italia si trovò ad un bivio: o una dittatura clericale di estrema destra, oppure un ancor meno auspicabile regime di estrema sinistra.
Licio Gelli stilò così il famigerato "Schema R" (Rinascita), all'indomani dell'avanzata del Pci alle elezioni amministrative del 1975.
Lo "Schema R", come documentato dal saggio di Mola, non fu altro che un piano riformatore, che elaborava la strategia politica per arginare la dilagante avanzata dei comunisti - alleati alla dittatura sovietica - in Italia, per mezzo di un rafforzamento della coalizione di Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) a partire dalla Democrazia Cristiana, a patto che essa si depurasse da correnti ed alchimie che la rendevano inefficiente ed inefficace.
L'obiettivo finale di Gelli non era altro che un ritorno ai "fasti ed al prestigio della Segreteria De Gasperi".
Un rafforzamento, dunque, della democrazia centrista e moderata. Altro che autoritarismo filo-fascista tanto sbandierato dalla grande stampa dell'epoca !
Gelli delineò nel suo "Schema", anche un elenco molto preciso di riforme che - peraltro - erano condivise dalla gran parte degli italiani di allora e di oggi e che proprio oggi  - trent'anni dopo - sono di scottantissima attualità e dibattito.
Dalla riforma presidenziale all'abrogazione dell'immunità parlamentare; dalla riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; dall'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali sino alla privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme allora necessarie come lo sono oggi.
Al punto che lo stesso Gelli precisò subito che tutto ciò "non preludeva ad un colpo di Stato", bensì intendeva "scongiurare l'irreparabile jattura di una guerra civile e allontanare dall'Italia il pericolo di un governo dittatoriale di ispirazione comunista o fascista".
Chi accusò Gelli di cospirazione politica sulla base dello "Schema R" o fu in mala fede oppure quello "Schema" non lo lesse punto. Come i fatti - documentati dal Mola - si sono incaricati di dimostrare.
Che poi, forse, il Gran Maestro di allora - Lino Salvini – avesse concesso troppo "potere massonico" a Licio Gelli, siamo d'accordo.
Licio Gelli fu elevato al grado di Maestro Venerabile della P2 il 9 maggio 1975 e ciò fu un po' un'anomalia visto che la P2 era storicamente di pertinenza del Gran Maestro in carica.
Come un'anomalia massonica fu che Gelli iniziasse gli aspiranti Fratelli "in punta della spada", ovvero senza alcun rituale massonico, come ricordò anche il prof. Claudio Bonvecchio in un recente convegno sulla Massoneria tenutosi a Pordenone. Ma, come il Bonvecchio ed il Mola ricordano: la P2 divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto. Mettendo a nudo unicamente l'ignoranza di gran parte dei politici e dei magistrati di allora in fatto di Massoneria ed Esoterismo.
La P2, dunque, non era affatto una organizzazione segreta, bensì una "Loggia coperta" come ve ne sono moltissime anche all'estero e per i motivi già sopra spiegati.
Il saggio di Alessandro Mola lo chiarisce, citando anche le sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Il tutto documenti alla mano, come peraltro - un vent'ennio fa - fece anche lo scrittore e regista Pier Carpi con il suo "Il caso Gelli" (1982) ed il romanzo "Il Venerabile" (1993). Scritti che gli costarono l'esilio da parte del panorama culturale dell'epoca....sic !
Rimane solo una domanda di fondo, che emerge dalla conclusione stessa del saggio di Mola: perché i mass-media tacquero in merito a queste sentenze al punto che ancora oggi Gelli e la P2 sono bollati con marchio d'infamia ?
Quella di "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" è senza dubbio una lettura appassionante, dunque, che permette al lettore di addentrarsi in una vicenda mai del tutto trattata per com'è stata nei fatti, con un'analisi dell'Italia degli ultimi trent'anni.
Un'Italia ancora incapace di scrollarsi di dosso il suo pesante passato.

Luca Bagatin



2 settembre 2009

Pier Carpi e il Venerabile

STORIA DI UN AUTORE TRISTEMENTE DIMENTICATO A CAUSA DI UNA TRAGEDIA SCRITTA DA GIGANTI, MA RECITATA DA NANI IMPAZZITI (come egli stesso ebbe a dire)
di Luca Bagatin

Ho scoperto Pier Carpi aggirandomi, come spesso mi accade, fra la sezione esoterismo di una nota libreria veneziana.
"Le profezie di Papa Giovanni XXIII" fu il primo suo libro che lessi d'un fiato. Fu solo poi che scoprii che Pier Carpi (pseudonimo di Piero Arnaldo Carpi), emiliano, classe 1940, era prima di tutto conosciuto - specie negli anni '60 '70 - come fumettista e finanche giallista, autore de "Il romanzo di Diabolik", di molte storie a fumetti di Topolino e finanche di qualche numero di "Martin Mystere" della Sergio Bonelli Editore, in collaborazione con l'ottimo Alfredo Castelli, con il quale fonderà anche la rivista "Horror" nel 1970.
Da allora ricercai tutto su di lui, ma trovai ben poco. Quasi tutte le sue opere sono fuori catalogo da tempo, forse finanche da prima della sua prematura morte, avvenuta nel giugno del 2000.
Approfondii sulle pagine da lui magistralmente scritte in “Cagliostro il Taumaturgo”, la figura del conte Alessandro Cagliostro (di cui realizzò anche un film, nel 1974, oggi pressoché introvabile, con la sceneggiatura anche di un'insospettabile Enrica Bonaccorti), scoprendo che egli era un autentico Grande Iniziato e non l'imbroglione Giuseppe Balsamo come l'Inquisizione avrebbe voluto far credere. Mi immersi nel mondo degli imbroglioni dell'occulto con "I mercanti dell'occulto" e consigliai quel libro, con ironia ed una punta di disprezzo, alle varie fattucchiere ed imbonitrici nelle quali - in occasioni sporadiche ed assolutamente accidentali - mi capitò d'imbattermi.
E poi approfondii la figura di Licio Gelli, di cui Pier Carpi fu amico per tutta la vita e che ebbe il coraggio di riabilitare nel saggio “Il caso Gelli”, del 1982, ove dimostrò come l'inchiesta sulla P2 non fosse che una bolla di sapone costruita ad arte dal Potere politico dell'epoca per nascondere le sue malefatte.
E proprio di recente ho avuto la fortuna di trovare ed acquistare uno fra gli ultimi romanzi-verità di Pier Carpi, scritto nel 1993, sulla figura di Gelli: "Il Venerabile", edito dal suo amico tipografo Ivo Zarotti con il quale collaborò in gioventù. Romanzo dal quale avrebbe voluto trarre una sceneggiatura per un film.
Ne "Il Venerabile" Carpi ricostruisce, a mò di romanzo, la biografia di Gelli, ma anche la storia della sua stessa vita. Ovvero di quando Carpi crebbe in un orfanotrofio, maltrattato e vilipeso, e successivamente cresciuto con amore dai frati benedettini. Del suo incontro, a sedici anni, con la moglia Franca Bigliardi che ancora oggi ne onora la memoria.
E poi della sua amicizia-inimicizia con il disegnatore Hugo Pratt, della sua carriera come fumettista, regista e ricercatore del mistero. E dunque le sue ricerche sulla Massoneria che lo portarono a collaborare direttamente con la Loggia P2 del Grande Oriente d'Italia ai tempi della Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Loggia discreta, per nulla segreta, come fu erroneamente fatto credere. Visto che nell'Obbedienza di Palazzo Giustiniani non esistono, sino a prova contraria, Logge segrete o presunte tali.
A Pier Carpi capitò infatti di collaborare con la P2 quando ancora Licio Gelli era un Signor Nessuno, per così dire.
In qualità di giornalista, infatti, gli fu chiesto da alcuni membri della P2 di intervistare Vittorio Emanuele - il Re d'Italia in esilio in Svizzera - e Marina Doria. Vittorio Emanuele era allora membro di spicco della P2 e ben presto divenne molto amico di Pier Carpi e della moglie.
A Carpi venne dunque in mente di studiare la questione al fine di far concedere il riconoscimento del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (fondatrice della Massoneria speculativa nel 1717). E pensò di farlo proprio per mezzo di Vittorio Emanuele che, essendo massone d'origine nobile, avrebbe potuto convincere il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia inglese di diritto, a concedere il riconoscimento ufficiale al GOI.
Così puntualmente avvenne. E pochissimi sanno che fu proprio merito del nostro Pier Carpi (tale riconoscimento fu revocato nel periodo successivo al presunto scandalo P2).
Fu così purtuttavia che Pier Carpi si trovò inserito a sua insaputa (lo seppe solo tempo dopo) nelle liste della P2, pur non essendo mai stato iniziato regolarmente alla Massoneria.
Tempo dopo ebbe modo di conoscere Licio Gelli e fu in quell'occasione che diventarono molto amici.
Ne "Il Venerabile", appunto, Carpi ci mostra il Gelli dei tempi del Fascismo, ardito nella Guerra di Spagna e successivamente in Albania. Capo del Fascio di Pistoia, ma anche filantropo nei confronti dei molti ebrei e compaesani partigiani che salvò dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Un Gelli sicuramente calcolatore, fascista convinto, ma anche umano. Come la Storia - scritta e spesso mistificata sempre dai vincitori - non ce lo ha mai presentato.
Fu allorquando scoppiò il presunto scandalo P2 che Pier Carpi si trovò seriamente nei guai, pur non avendo commesso nulla.
Come amico di Gelli ed iscritto nei registri della Loggia, si vide ingiustamente indagato, vilipeso e non riuscì neppure più a lavorare. Le sue condizioni di salute, peraltro, si aggravarono e lo porteranno, come sopra scritto, ad una prematura morte all'età di 60 anni.
In questo suo romanzo-verità, dunque, egli racconta tutto ciò, non risparmiando nulla. Chiarendo, come successivamente i fatti si incaricheranno di chiarire, che la P2 era una Loggia discreta, non segreta, che di massonico aveva ben poco, certo, ma che non aveva né intenzione di complottare contro lo Stato né altro illecito scopo.
Licio Gelli aveva unicamente in testa l'obiettivo di rendere la Massoneria italiana un'organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano di Rinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni '70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c'entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all'indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via....
Pier Carpi, sostanzialmente, queste cose le spiegò ne “Il caso Gelli” e successivamente le riprese nel romanzo-verità di cui stiamo parlando.
Libri che gli costarono davvero l'isolamento fisico e morale nel panorama culturale italiano d'allora, spesso monolitico, poco incline all'approfondimento, chino nei confronti del Potere (quello vero !).
E fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l'ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo.
Peccato purtuttavia che Licio Gelli, oggi completamente riabilitato, si sia totalmente dimenticato dell'amico Pier Carpi e della moglie, la scrittrice Franca Bigliardi (nota per aver scritto “Il ventre di Maria”) già sopra citata, che si trova oggi in condizioni economiche precarie al punto di essersi trovata costretta a vendere tutti i diritti del marito per pochi euro.
Oggi, di Pier Carpi, ci rimane dunque solo un piccolo Centro Studi (piercarpi.interfree.it) messo in piedi dalla stessa moglie e da Salvatore Vaglica, amico e procuratore dello scrittore, e che vorrei ringraziare per la collaborazione prestatami per la redazione di questo mio pezzo. Entrambi hanno annunciato che sarà presto ripubblicato di Pier Carpi il primo numero del “Romanzo di Diabolik”, nel '67 edito da Sansoni ed oggi curato dalla Larus Edizioni e che sarà distribuito in tutte le librerie.
E' volontà del Centro Studi intitolato a Pier Carpi, dunque, la ripubblicazione di tutte le sue opere, negli anni a venire.
Un primo importante passo per far tornare alla ribalta un grande maestro della letteratura, del cinema, del fumetto e dell'esoterismo serio e chi scrive è sin d'ora ben intenzionato a proseguire la collaborazione con il Centro Studi Pier Carpi per la promozione di tali opere, con profondo senso di gratitudine ed ammirazione.

Luca Bagatin

Un giovane Pier Carpi e, qui di seguito, alcuni dei suoi successi editoriali, fumettistici, cinematografici e saggistici fra gli anni '60 e gli anni '90



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini