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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DECIMO)

Eh, povero, povero Einrich Von Breith......
Arruolato nell'esercito prussiano - in piena guerra contro la Francia - solo per sfuggire alla sua incommensurabile tristezza per aver perduto l'amore della sua tenera Verusca Von Holstein.....
Un amore Settecentesco in pieno stile, che per molti versi anticipa il Romanticismo ottocentesco.
In effetti, quando all'età di quattordici anni cogitai questo romanzetto, ero un appassionato dei cosiddetti "romanzi di appendice" ed al contempo ero un grande divoratore di fumetti e della vita di Giacomo Casanova.
Ai tempi avevo anche preso una cotta per una certa Verusca, mia coetanea, che non mi corrispondeva punto.
E a capo.
Ma mai avrei immaginato - nel "lontano" 1993 - che avrei battuto sul tempo Cinzia Th Torrini.
Alla faccia sua e di "Elisa di Rivombrosa" !


Luca Bagatin

Capitolo decimo


Il ritorno


L’alba padroneggiava a Postdam ed i soldati, compreso Einrich, erano tutti allineati al centro del fortino.

Il Comandante, un certo Schultz Maxen, presentò loro colui che li avrebbe condotti in battaglia: il Maggiore Mark Von Grimbukow degli ussari di Sua Maestà1.

Einrich lo riconobbe subito, anche se indossava un’uniforme nera e portava un copricapo tubolare con al centro un teschio con due ossa incrociate, simbolo appunto degli ussari di Sua Maestà.

Anche Mark lo riconobbe, ma fece finta di nulla.

Poco dopo arrivò in carrozza anche la Duchessina Verusca, la quale venne fatta scendere dal suo promesso sposo, ma non riconobbe immediatamente Einrich.

Il giovane Einrich, pervaso da un senso di rabbia ma al contempo di felicità, durante il periodo di riposo, si diresse verso la Duchessina, la quale stava conversando con il cocchiere.

- Verusca, come mai siete venuta in questo rude e volgare fortino? - le chiese impaziente Einrich.

- Messere, io appartengo all' aristocrazia tedesca e, se non lo sapete, ho il diritto e soprattutto il dovere di far visita ogni mese agli uomini di Sua Maestà - gli rispose formalmente Verusca.

Il ragazzo rimase sbalordito per il tono freddo che la sua amata usava nei suoi confronti e se ne andò sempre più amareggiato.

Distrattamente si scontrò con il Maggiore Von Grimbukow, il quale con tono di superiorità gli disse: - Soldato Von Breith, ancora tra i piedi? Lo sapete che qui non siamo nel mio maniero, ma nell' esercito migliore di tutta Europa? -

- Barone, non vi permetterò di sposare Verusca, anche a costo di sporcare le mie mani con il vostro lurido sangue! - rispose adirato Einrich che proseguì poi per la sua strada.

Diverse ore dopo i soldati vennero informati che il Comandante aveva preparato il piano di battaglia per cogliere di sorpresa i francesi, perciò pochi giorni dopo sarebbero dovuti partire per la Franconia, ove si trovavano gli accampamenti nemici.

Tra i camerati di Einrich ve n’era uno che borbottava in continuazione e, quando seppe di dover partire in battaglia, grugnò dicendo: - Uffa! E’ mai possibile che non succeda mai nulla in questo stramaledetto posto? -. Poi si rivolse ad Einrich: - Tu, camerata, non pensi la stessa cosa? -. Il giovane rispose sorridendo: - Penso che questa guerra sia inutile. La Prussia non trarrà certo beneficio da essa, anzi, morti e distruzioni di ogni genere! -

Allora il soldato, che era parecchio più grosso di Einrich, poco più basso e con i baffi rossicci, gli chiese: - Come mai allora ti sei arruolato volontario, come mi risulta? Io, almeno, ci sono stato costretto! -

- Ho intenzione di cambiare vita: ho perso il lavoro, ma soprattutto ho perso l' amore. E allora, perché continuare a condurre una vita inutile? - rispose il giovane.

- Bè, almeno, conducendo una vita inutile non rischi di farti ammazzare! - disse scherzosamente il camerata.

- Non mi è mai importato di vivere, tanto meno ora che tutto è crollato in me!- gli rispose disperato Einrich.

- Hai tutta la mia comprensione, camerata. Io sono Heinz, Heinz Bevern - gli disse il soldato stringendogli caldamente la mano.


1 soldati a cavallo.



8 novembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO QUINTO E SESTO)

Questi quinto e sesto capitolo del settecentesco romanzetto (orripilante) che scrissi con i brufoli in volto all'età di quattordici anni (correva l'anno 1993, alla faccia del ben più postumo Elisa la Riottosa di Cinzia col Ti-Acca Torrini) sono davvero pregni di colpi di scena.
Leggeteli e commentateli con calma...magari ingozzandovi di prugne !
In attesa del loro seguito che potrete leggere lunedì 16 novembre prossimo venturo.

Luca Bagatin

Capitolo quinto



La disgrazia


    Quando la carrozza con a bordo Einrich, Verusca ed Alexandra arrivò a Weimar, era già l’alba. Il sole era lievemente coperto da una nuvola e la città si stava a poco a poco animando: la bottega del fornaio stava per essere aperta, il salone del barbiere anche e nel Palazzo del Conte, unico Signore della città, stava succedendo un gran ‘trambusto’. Egli, infatti, tutte le mattine si dilettava nello ‘strimpellare’ il suo antico violino, provocando spesso le ire dei suoi vicini.
    Einrich ordinò al cocchiere di fermarsi proprio davanti al Palazzo. Successivamente fece scendere le dame, bussò e si fece annunciare come: ‘Lo spadaccino solitario e le sue madame’.
    Il Conte li ricevette con piacere ed esclamò sorpreso: - Ein, amico mio, non ci vediamo dai tempi in cui frequentavamo la Scuola di scherma presso la Corte di Versailles! -
    - Hai perfettamente ragione Franz -, rispose il giovane e continuò - Queste due dolcissime dame sono: la duchessina di Brema Verusca Von Holstain e la sua amica Alexandra...-
    - ...Vertlag. Alexandra Vertlag, Signore -, intervenne a puntualizzare Alexandra.
    Il Conte, che era un uomo piuttosto robusto, con il viso coperto di cipria bianca che tuttavia non riusciva a nascondere le gote rossastre, indossava una giubba giallastra, dei calzoni di raso rossi ed una parrucca bianca piuttosto sobria. Immediatamente fece il baciamano alle due giovani e si presentò dicendo: - Sono il Conte Franz Ripbentropfen, al vostro servizio madame, ma voi potrete chiamarmi solo Franz, come fa da sempre il mio grande amico Ein. A proposito, caro Ein, come mai da queste parti? -
    - Franz, c’è un tale di nome Morgan Turning che mira ad uccidere tutti e tre e auspicherei che tu ci ospitassi qui nel tuo Palazzo ... per il momento ... -
    - Ein, sei il ben venuto nel mio maniero, insieme, naturalmente, alle due graziose dame -
    Intanto, in una casupola poco lontana, il Marchese Fritz Hausbrand, un figuro con le sopracciglia foltissime ed una giubba rossa e piuttosto sgualcita, aveva ricevuto il messaggio di Morgan Turning e si apprestava a ‘sguinzagliare’ alcuni suoi scagnozzi, affinchè trovassero Einrich e le due fanciulle.
    Alcune ore dopo, uno di loro riferì al Marchese di aver scorto un giovane che corrispondeva alla descrizione di Einrich aggirarsi per il palazzo del Conte Ripbentropfen e, a queste parole, Hausbrand impugnò la sua spada, montò in groppa al suo cavallo nero e, al seguito di alcuni malviventi, si diresse verso il maniero del Signore della città.
    Einrich, intanto, discuteva del più e del meno con il Conte, mentre Verusca e Alexandra osservavano divertite la curiosa collezione di monete false del nobile. D’un tratto videro il portone d’ingresso spalancarsi ed entrare il Marchese e i suoi scagnozzi con atteggiamento di sfida. Il Conte, allarmato, ordinò alle sue guardie di arrestarli ma queste vennero abbattute in pochi istanti.
    Il Marchese, spazientito, si rivolse ad Einrich e disse: - Von Breith, è giunto il momento di vedere quanto vali come spadaccino! -, e lo ferì alla faccia.
    Il giovane, adirato, sguainò la spada e i due iniziarono a duellare senza tregua.
    Verusca, venendo in aiuto ad Einrich, prese dal muro una pistola e la puntò verso Hausbrand, ma, immediatamente, venne colpita al petto da un colpo sparato da uno degli scagnozzi del Marchese e cadde morta. Einrich, vedendo la scena, non riuscì a trattenere un grido di disperazione e Hausbrand ne approfittò per ferirlo alla spalla.
    Il giovane cadde a terra e venne portato nella vecchia dimora del Marchese, insieme al Conte e ad Alexandra, dagli scagnozzi del perfido aristocratico.
    Einrich più volte urlò invano il nome della sua amata: - Verusca, non potete essere morta! Non è vero, no... -, ma venne zittito da un pugno datogli dal Marchese.




Capitolo sesto



Il salvatore


    La disperazione in Einrich cresceva sempre più e ciò non accadeva solamente a lui ma anche al Conte e ad Alexandra, la quale non riuscì a trattenere le lacrime.
    Poco dopo la porta della casa del Marchese Hausbrand si spalancò ed entrarono alcune guardie del Conte e, inaspettatamente, il figlio del Re di Prussia1 in persona, il quale era venuto a Weimar per fare visita al Conte. Il Principe ereditario disse maestosamente: - Io, Principe ereditario del Brandeburgo-Prussia, Federico Hoerzollern, vi dichiaro in arresto per aver sequestrato il Conte di Weimar e i suoi amici! -
    Il Marchese ed i suoi scagnozzi vennero quindi imprigionati nella Torre di Weimar ed in seguito sicuramente condannati ai lavori forzati in Prussia Orientale; mentre il Conte, Einrich ed Alexandra vennero liberati e ringraziarono di tutto cuore il Principe ereditario.
    - Maestà ... il mio cuore è gonfio di dolore per la morte della duchessina Verusca Von Holstein ... vigliaccamente uccisa dai malviventi che ci tenevano prigionieri ...  -, disse Einrich fra le lacrime.
    Federico gli sorrise: - Messere, quietate il vostro cuore, dovete sapere che è stata proprio quella ragazza a dirmi che eravate qui...ed eccola: Duchessina, entrate pure -. E dalla porta della vecchia casa apparve viva e vegeta la Duchessina Verusca.
    Einrich e gli altri ne rimasero sbalorditi, ma lei spiegò tutto: - Io non sono mai morta, infatti a salvarmi dal colpo di pistola è stato il bustino molto spesso del mio abito. Ho poi finto di morire e così ho potuto vedere dove vi conducevano e, in seguito, avvertire Sua Maestà il Principe ereditario, che è poi venuto a liberarvi -
    Tutti ne rimasero piacevolmente stupefatti e Einrich comprese sempre più che Verusca era la donna della sua vita.
    Successivamente il Conte invitò il Principe Federico nel suo Palazzo, ove andarono tutti a festeggiare per tutto il giorno.



16 ottobre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO PRIMO)

APPENDICE O APPENDICITE ?
presentazione by Luca Bagatin

Quel che vorrei proporvi - aprendo peraltro la nuova rubrica FEUILLETTON -  è un mio scritto inedito, anzi, di più, il mio primo romanzo e - pergiunta - inedito.
Lo scrissi nel 1993, a quattordici anni, ed è e rimane una mezza bojata (è, infatti, inedito per scelta del sottoscritto e non di presunti editori ai quali mai lo sottoposi, tanto fa schifino).
Non che l'idea fosse malaccio, per carità, anzi. Anticipò di anni quel polpettone chiamato "Elisa di Rivombrosa" sia per ambientazione che per trama. Con la differenza che il mio "Un amore senza fine" è decisamente più avventuroso e meno melenso.
Un Luca Bagatin anticipante Cinzia TH Torrini, quindi ? Un Luca TH Bagatin insomma, in cui il TH sta per THE (e si pronuncia letteralmente THE, senza quella orribile pronuncia anglofona che ti costringe a mettere la lingua fra i denti e spruzzare saliva a chi ti sta di fronte) !
"Un amore senza fine" l'ho dunque pensato sedici anni fa, come un soggetto per un film o, ancor meglio, per un fotoromanzo.
Ne è uscito un feuilletton, un fogliettone, un romanzo più d'appendicite che d'appendice.
Un romanzo che voglio somministrarvi - di capitolo in capitolo - settimanalmente sino ai primi di gennaio o giù di lì.
Un romanzo che vi terrà dunque con il fiato...sul collo. Alitandovi ogni settimana come un venticello che vi capulterà (letteralmente) nel XVIII secolo, nella Prussia degli Hohenzollern.
Vivrete dunque le (dis)avventure di due teneri amanti, Einrich Von Breith e Verusca Von Holstein....fra duelli, guerre e tradimenti.
Come ho scritto all'inizio, tengasi conto che il tutto lo scrissi in pieno periodo di acne giovanile. Forma e lessico sono dunque assai poco "raffinati" e così anche il resto che - ribadisco - renderebbe molto meglio se se ne realizzasse un lungometraggio o un fotoromanzo.
Buona lettura....

Luca Bagatin

Capitolo primo



L' incontro

Correva l' anno 1735 e a Brema erano appena suonate le quattordici, quando un giovane borghese, alto come un granatiere, emaciato, vestito con una giubba di velluto bianco, dei pantaloni di raso dello stesso colore, un ampio tricorno nero ed una parrucca bianchissima e riccioluta, usciva dalla sua dimora, la quale non era certo una reggia, dato che era molto antica e quindi "barcollante", tanto che quando si salivano le scale per andare ai piani superiori, bisognava far attenzione a dove si poggiavano i piedi per non rischiare di sfondare i gradini di legno scuro.

Il giovane si chiamava Einrich Von Breith ed era un discreto musicista ed un accanito collezionista di armi, tanto che aveva speso quasi tutti i suoi risparmi per acquistare l' ultimo modello di pistola ricaricabile con stoppino in ottone finissimo.

Ora, infatti, si trovava in gravi condizioni economiche ed aveva addirittura perso il posto come maestro di musica presso la Cappella di Brema, per aver schiaffeggiato pubblicamente il cappellano, che precedentemente aveva tirato le orecchie ad un giovane mendicante che aveva rubato delle mele nel suo giardino.

Einrich infatti diceva: - Tutte le cose create dalla natura sono di tutti ed ha maggior ragione che lo siano dei mendicanti, i quali non possono permettersi di comperarle! Ho perso il posto, bene, ma l' ho perso con onore e per una causa più che giusta! -

Poco tempo dopo nel Gran Piazzale apparve la maestosa carrozza della duchessina di Brema: Verusca Von Holstein. Ella era una ragazza molto giovane, aveva i capelli mossi e neri nascosti, tuttavia, da un' enorme parrucca bianca che detestava per la sua scomodità.

Verusca era molto pallida, aveva le labbra sottili e gli occhi chiari, di perla, che riflettevano tutta la sua persona.

Einrich, come del resto tutti gli abitanti della città, ammirava la festosa parata e rimase subito colpito dall' infinita bellezza della duchessina, tanto che decise di seguire, con il suo fedele cavallo bianco (ormai una delle sue pochissime proprietà), la carrozza, che si fermò davanti al Palazzo Ducale: un enorme maniero bianco con il tetto blu, facilmente paragonabile alla reggia del Re di Prussia.

Einrich aveva molti amici presso i granatieri che difendevano la reggia e per questo gli fu facile penetrarvi.

Entrato, si fece annunciare come il nuovo compositore di Corte e si inchinò dinanzi alla duchessina. La giovane, stupita ed incuriosita, ordinò alla servitù di uscire ed Einrich, rimasto solo con lei, non negò di esserne innamorato e, per dimostrarglielo, le regalò un semplice mazzetto di variopinti fiori che aveva colto pochi minuti prima.

La duchessina lo osservò divertita per alcuni istanti e poi disse: -Voi, messere, siete molto gentile ma il mio cuore appartiene ad un altro-

Il giovane la guardò sbalordito e le rispose: -Madama, chiamatemi pure Einrich. Ed io, se non sono troppo imprudente, come posso chiamarvi?-.

-Verusca-, rispose la giovane.

Einrich continuò: -Io sono solo un semplice borghese, non un nobile come voi o come probabilmente il vostro promesso, tuttavia sappiate che farei qualsiasi cosa pur di far breccia nel vostro cuore, e che comunque vi amerò per sempre! Se volete posso venire a farvi visita ogni giorno e, quando e se lo vorrete, potrei accompagnarvi a fare una passeggiata-

Verusca tuttavia rispose che c'era già qualcun altro che l' avrebbe accompagnata ed Einrich si vide costretto a lasciare il maniero deluso ed amareggiato, ma ricolmo d' amore, un amore che lo aveva portato a spingersi fino al cospetto di una fra i più importanti nobili di Prussia: la sua amata!


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini