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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 dicembre 2015

Per salvare il Pianeta occorre puntare alla decrescita

La situazione è critica e stiamo forse andando verso un punto di non ritorno.

Mai come in questi ultimi tempi stiamo vedendo e subendo i danni dovuti al surriscaldamento globale, ai cambiamenti climatici ed allo smog: già l'abbiamo visto con un caldo da record l'estate scorsa ed oggi lo vediamo con un inquinamento da record in Pianura padana come non mai nella cosiddetta “terra dei fuochi”; con le inondazioni in Gran Bretagna; con tornado e inondazioni in Texas e continui terremoti in Asia. La lista dei danni causati dal cambiamento climatico è lunga e potrebbe diventare, nel corso dei prossimi anni, davvero critica per l'intero Pianeta. Una situazione, in sostanza, forse ancor più preoccupante del terrorismo dell'Isis perché potrebbe mietere molte più vittime e modificare radicalmente il nostro modo di vivere.

La cosa sembra preoccupare solo di recente i politicanti i quali, a parte qualche misura inuile e palliativa come la circolazione delle automobili a targhe alterne, sembrano non fare altro.

Da tempo poniamo una seria critica al sistema economico globale dell'accumulazione della ricchezza e della crescita economica che, nei fatti, si traduce in industrie di ogni tipo che inquinano. E che, invece, senza tanti giri di parole, andrebbero chiuse e riconvertite. Pensiamo alla situazione critica della Cina capital-comunista, oltre che all'impero del capitalismo globale, ovvero gli USA, massimo responsabile, assieme alla Cina e all'India (ove il pessimo governo ha ridotto i controlli sull'inquinamento delle fabbriche) del surriscaldamento del Pianeta e del cambiamento climatico. Pensiamo alla distruzione della foresta Amazzonica, autentico polmone verde del Pianeta e ad interi ettari di verde, di boschi, di foreste in tutto il globo terrestre in nome di un progresso che, nei fatti, è una vera sconfitta e un vero regresso per tutti gli esseri viventi.

Ci stiamo scavando la fossa con le nostre mani in nome di un benessere effimero e di una crescita che rende solo una piccola parte del pianeta ricco, grasso, grosso e fottutamente opulento alla faccia dei miliardi di persone che da secoli sono sfruttate, private del loro sostentamento, della loro cultura e persino delle loro colture.

Ecco, forse anche noi dovremmo imparare a vivere come loro e tornare alle colture agricole, ovvero alle culture originarie degli antichi popoli della terra. Puntando dunque alla decrescita economica, come prospettato da decenni dall'economista francese Serge Latouche e sostenuto anche dal filosofo Alain De Benoist, il quale afferma, fra le altre cose: “Decrescita non significa arresto di ogni attività economica o la fine della storia. Bisogna solo abituarsi a moderare il nostro modo di vivere, cioè capire che “più” non è sempre sinonimo di “meglio””.

Per vivere meglio e magari evitarci un cancro ai polmoni o altrove, in sostanza, occorre pensare ad un nuovo equilibrio fra uomo e natura, ponendosi il problema della sovrappopolazione de Pianeta e puntando ad un'economia basata sull'autogestione, sulla cooperazione, sul baratto, sulla cosiddetta economia del dono praticata anche ai giorni nostri, peraltro, dalle società matriarcali ancora esistenti. Ovvero un'economia che non crei bisogni indotti, bensì soddisfi i bisogni necessari a vivere. L'esatto opposto dell'economia di mercato che, nei fatti, ci sta portando al baratro sotto il profilo umano, sociale, materiale e, non ultimo, sotto il profilo della salute.

Detta così sembra pura utopia, ce ne rendiamo conto, specie in una società capitalistico-borghese fondata sull'egoismo, sui bisogni indotti e sui bassi istinti, ove i politicanti di turno trovano cosa buona e giusta l'”aumento dei consumi” quando, in realtà, ciò si traduce in una nuova schiavitù del lavoro, in aumento dell'inquinamento (e dunque dei cambiamenti climatici), in accumulo della ricchezza in mano a pochi banchieri e politicanti loro satelliti e sodali.

Ecco che, allora, questa utopia può rappresentare l'unica via di fuga da un punto che rischia di diventare di non ritorno ed ove l'unico responsabile, l'unico terrorista, rischia di essere rappresentato dall'essere umano stesso.


Luca Bagatin



20 settembre 2011

Syusy Blady e Patrizio Roversi alle prese con il mistero...a Pordenonelegge


Syusy Blady e Patrizio Roversi a Pordenonelegge, la manifestazione del libro che a Pordenone quest'anno si è tenuta dal 14 al 18 settembre.
Syusy Blady, al secolo Maurizia Giusti, un passato da femminista militante e Patrizio Roversi, conosciutisi negli anni '70, facendo animazione teatrale per ragazzi, sono decisamente una coppia comica che non ti aspetteresti.
Eh sì, perché noi, che siamo cresciuti con i primi successi di Antonio Ricci, ovvero programmi comici ed intelligenti come "L'Araba Fenice", "Drive In" o "La tivù delle ragazze" (quando ancora Serena Dandini non si era data alla militanza satiro-politica), non ci saremmo mai aspettati di trovare questi due a raccontare ed a raccontarci di viaggi e, soprattutto, di antropologia, misteriosofia, miti e, persino di esoterismo.
Senza pretese, ben inteso !
La verve ironica e curiosa del duo emiliano, infatti, non pretende affatto di sostutuirsi ai tanti, troppi "divulgatori scientifici" (seri o meno che siano) che da tempo si affacciano sui media nostrani.
Syusy e Patrizio sono semplicemente una coppia di persone curiose che, quando vanno in vacanza, amano approfondire e, dunque, presentare al pubblico quanto hanno visto ed appreso.
Syusy, in particolare, è un fiume in piena. Parla con passione dei suoi viaggi in Asia, iniziati con Patrizio nel 1991 in India, presso l'Ashram del Maestro Spirituale Sai Baba, recentemente scomparso. E poi dei loro viaggi in Sud America, alla scoperta dei miti Maya ed Aztechi e delle misteriose Linee di Nazca del Perù: curiosi geroglifi tutt'oggi oggetto di studio di numerosi antropologi.
Patrizio Roversi tenta di fermare l'ex moglie, intervallando battute che immancabilmente divertono l'uditorio, ma Syusy prosegue parlando di quello che in gergo prende il nome di Femminino Sacro, ovvero la presenza della Divinità come essere femminile, derivante dalla Terra Madre, Gea, ed esistente in tutte le culture del pianeta.
"Dio è donna", sostiene con convinzione Syusy Blady portando ad esempio numerosissime iconografie che vanno dall'Iside dell'Antico Egitto sino alla Madonna dell'iconografia cattolica. Iside con Horus in braccio, non sono altro che la Madonna con Gesù bambino, infatti. E Syusy racconta di come sia difficile parlare di questo nei programmi Rai senza scandalizzare gli autori ed incorrere in possibili censure.
"In televisione si rischia spesso di dover parlare non di ciò che potrebbe piacere, ma di ciò che disturba meno", chiosa. Purtuttavia lei e Patrizio Roversi, nella loro notissima trasmissione "Turisti per caso" (oggi diventata anche rivista periodica) hanno sempre cercato di parlare di ciò, portando a sostegno delle loro tesi immagini e documenti inediti. Sempre, ovviamente, con lo spirito del curioso e del turista.
Syusy vorrebbe continuare il discorso, raccontando di come esistano iconografie praticamente uguali in ogni cultura: dall'Antica Roma sino alla Mongolia. Il tempo, purtroppo, è tiranno.
Riesco ad avvicinare lei e Patrizio alla fine della conferenza, dopo i consueti autografi concessi al pubblico sul loro ultimo divertente ed interessante libro "Misteri per caso".
Chiacchiero in particolare con Syusy, che si conferma assetata di sapere e di conoscenza. Parliamo persino di massoneria, oltre che di esoterismo.
Li saluto, dopo esserci scambiati i rispettivi recapiti e penso, con grande compiacimento, di quanto interesse destino, al giorno d'oggi, tematiche di questo tipo che, nei fatti, riguardano l'origine della specie umana e la sua stessa evoluzione futura.

Luca Bagatin (nelle foto con Patrizio Roversi e Syusy Blady)



11 settembre 2011

Helena Petrovna Blavatsky e la Società Teosofica


Nessuna vita può dirsi più avventurosa della sua. Nessuna vita può essere descritta come un vero e proprio romanzo d'appendice. Nessuna vita fu più ricca di spiritualità e di emozione di quella di Helena Hahn, futura Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Socientà Teosofica.
Paola Giovetti, giornalista e scrittrice, esperta di tematiche esoteriche, ce la descrive magnificamente nella sua recente biografia - edita dalle Edizioni Mediterranee - "Helena Petrovna Blavatsky e la Società Teosofica".
Helena Hahn, di nobili origini, nacque nella Russia meridionale fra il 30 ed il 31 luglio del 1831. Spirito libero e ribelle che si manifestò sin in tenerissima età, sposò per sfida, a soli diciassette anni l'anziano generale Blavatsky, dal quale presto divorziò per seguire la sua vera vocazione: i viaggi e la spiritualità.
A soli diciassette anni, infatti, abbandonò la famiglia per visitare l'Asia Centrale, l'India, l'America del Sud e l'Africa, visitando le zone più impervie del pianeta.
Sin da bambina, peraltro, mostrò le sue doti di chiaroveggente e la capacità di parlare con quelli che saranno poi da lei definita i "Maestri" o "Mahatma", ovvero esseri viventi che in questa loro incarnazione avevano scelto di guidarla nel suo cammino verso il misticismo (il Maestro Koot Humi ed il Maestro Morya).
Tornata in patria, Helena Petrovna Blavatsky (o HPB, come amava firmarsi), dimostrò in suoi poteri di chiaroveggente all'intera famiglia e persino al suo scettico e positivista padre: ella era infatti in grado di produrre suoni o musica da qualsiasi oggetto volesse; ottenere fra le sue mani oggetti o lettere da lei distantissime (i famosi "apporti"); fornire risposte alle domande anche solo mentali dei presenti, far mutare di peso gli oggetti e le persone presenti.
HPB spiegò poi che tali fenomeni non erano da considerarsi "paranormali", bensì fenomeni latenti, presenti in ogni individuo e che lei era riuscita in qualche modo a risvegliare.
Madame Blavatsky non credette mai agli spiriti o ai fenomeni medianici, per così dire, ma dimostrò come questi fossero prodotti della mente umana e come i Maestri non fossero spiriti di anime morte, bensì esseri viventi che avevano scelto - in questa incarnazione - di guidarla.
Madame Blavatsky, peraltro, come ci racconta Paola Giovetti, nel 1851 era in Italia e fu assidua frequentatrice dei circoli repubblicani di Giuseppe Mazzini (di cui peraltro influenzò profondamente il pensiero spirituale, legato anche alla reincarnazione) e combettè persino nella battaglia di Mentana a fianco del generale Giuseppe Garibaldi (anch'egli profondamente affascinato da HPB e dalle sue dottrine spirituali) contro le truppe pontificie e lì fu ferita. Da allora HPB, fu solita indossare una camicia rossa "alla garibaldina".
Negli anni '70 dell'800 riprese i suoi viaggi verso Oriente, ove conobbe numerosi maestri spirituali e yogin. Sarà purtuttavia determinante il suo incontro con il colonnello americano Henry Olcott, profondo studioso di Massoneria ed esoterismo, di un anno più giovane di lei, che la porterà ad una svolta.
Assieme al colonnello Olcott (con il quale condivideva, oltre gli interessi e gli studi, anche la passione per il fumo, che non abbandonerà nemmeno in punto di morte), Madame Blavatsky intraprese un sodalizio spirituale destinato a durare negli anni al punto che Olcott l'aiuterà nella redazione della sua monumentale opera "Iside Svelata": condensato di scienza, spiritualità, cosmogonia, antropologia e religione che HPB riuscì a scrivere in trance, "sotto dettatura" dei Mahatma e per mezzo di apporti di documenti e libri rarissimi che solo lei riuscì a reperire (alcuni contenuti anche negli archivi segreti del Vaticano).
Nel 1875, su sollecitazione dei Mahatma, Olcott e HPB, fondarono a New York la Società Teosofica, associazione filantropica e adogmatica di studi esooterici, destinata a combattere il dogmatismo, il materialismo ed il bigottismo imperante.
Alla Società Teosofica erano (e sono tutt'ora) ammessi tutti coloro i quali avevano (hanno) desiderio di perseguire questi tre scopi: fondare un nucleo della Fratellanza Universale senza alcuna distinzione di razza, ceto sociale e sesso; studio non dogmatico delle religioni e delle filosofie e riscoprire i poteri latenti dell'individuo.
Successivamente HPB ed Olcott si trasferirono in India, ove iniziarono a fare proseliti ed a fondare il Quartier Generale della Società Teosofica, proprio allo scopo di risvegliare la coscienza spirituale del popolo indù, così ricco di tradizione vedica.
La Società Teosofica fondava il suo insegnamento sul karma, ovvero la legge di causa ed effetto e, dunque, sulla reincarnazione ed il ciclo delle rinascite.
Il Mahatma Gandhi stesso, futuro teosofo, raccontò nella sua biografia che fu grazie all'incontro con Madame Blavatsky se lesse per la prima volta la Gita, ovvero il testo fondamentale della tradizione indù. E fu grazie all'impulso della Società Tesofica se riuscì a conseguire l'unità nonviolenta del popolo indiano contro l'oppressione britannica.
Purtroppo, nel 1884, Madame Blavatsky e la Società Teosofica rischiarono di essere screditati a causa dei due coniugi Coulomb, prima fraternamente accolti da HPB, che trovò loro anche un'occupazione, ma che successivamente produssero delle lettere fasulle secondo le quali Madame Blavatsky stessa dichiarava di essere un'imbrogliona.
Tali accuse giunsero nelle redazioni dei giornali e gettarono grosso scandalo. Fu dunque avviata un'inchiesta dalla Society of Psychical Research (SPR) di Londra, la quale, per mezzo di Mr. Hodgson, effettuò una superficiale ricerca che portò a sostenere le tesi dei Coulomb e a dar credito alle loro lettere fasulle.
Sentitasi screditata, Madame Blavatsky piombò in un profondo stato di sconforto che la porterà presto alla morte. Occorrerà attendere il 1986, ovvero cento anni dopo, affinchè la SPR giunga a scusarsi con Madame Blavatsky, per mezzo delle loro autorevole rivista, nella quale, sostanzialmente, si smascherarono i Coulomb e si disse che HPB era una vera mistica e maestra spirituale.
Dopo l'"affare Coulomb", ad ogni modo, Madame Blavatsky, ormai malata, decise di tornare a Londra e di scrivere un nuovo testo: la monumentale "La Dottrina Segreta", ancora oggi testo fondamentale di ricerca esoterica e teosofica, oltre che scientifica.
A Londra, HPB, farà un altro incontro fondamentale per la sua vita, ovvero conobbe Annie Besant, fervente socialista ed attivista dei diritti civili e sociali delle donne e dei lavoratori. Annie Besant - già co-fondatrice della Società Fabiana e delle prime Logge Co-Massoniche in Inghilterra - aderì ben presto alla Società Teosofica e, alla morte di Madame Blavatsky, ne prese le redini e l'eredità spirituale.
Annie Besant fu protagonista delle prime lotte per l'indipendenza dell'India e per la causa anti-razzista ed anti-casta che pervadeva l'India dell'epoca.
Sarà Annie Besant, assieme al Reverendo Leadbeater, ad adottare e crescere il giovane Jiddu Krishnamurti, futuro filosofo e maestro spirituale conosciuto in tutto il mondo.
La sig.ra Besant e Leadbeater credevano infatti che, viste le sue profonde doti spirituali, Krishnamurti fosse il nuovo Messia, ma ciò divise la Società Teosofica fra favorevoli e contrari a tale tesi. In età adulta, ad ogni modo, fu lo stesso Krishnamurti che, pur offrendo riconoscenza ai suoi maestri, rifiutò di legarsi a qualsiasi istituzione ed a qualsiasi religione ed insegnò, per tutti gli anni '60, '70 ed '80 del '900, la libertà dai dogmi, dai condizionamenti e dalle istituzioni.
La biografia di Paola Giovetti ci parla di questo e di molto altro. Una sezione è peraltro dedicata al già teosofo e poi fondatore dell'Antroposofia Rudolf Steiner, oltre che dell'attuale situazione della Società Teosofica che conta, nel mondo, 30.000 soci di cui 1.100 in Italia.
Chi vi scrive è iscritto alla Società Teosofica Italiana da dieci anni. Se mi sono avvicinato politicamente e culturalmente al pensiero di Giuseppe Mazzini lo devo solamente ad Helena Petrovna Blavatsky ed alla teosofia: una scuola di elevazione morale ed interiore, utile a comprendere la Storia e la realtà molto più di quanto si possa credere.

Luca Bagatin



24 aprile 2011

Ciao Baba, incarnazione terrena del Divino



Non è un caso che Tu, incarnazione di Krishna, Cristo, Allah, Buddha, Lao Tzu, Ahura Mazda, venuta su questa terra per tutti noi, sia morto il giorno di Pasqua.
Tu ci hai insegnato che nulla accade a caso in questo mondo.
Risorgerai, ancora una volta, per mostrarci la Luce del Divino che è (già) in Noi.
Om Sai Ram.



3 gennaio 2011

SESSO E CONDIZIONAMENTI by Peter Boom

SESSO E CONDIZIONAMENTI

di Peter Boom

 

Prima della famigerata legge Merlin, che ha avuto il risultato di gettare il meretricio sulle strade aumentando così le malattie sessualmente trasmesse e compromettendo il lavoro di controllo delle Forze dell'Ordine, un comandante alla prima uscita delle sue reclute aveva l'abitudine di fare un breve discorso raccomandando loro di non ritornare in caserma senza essersi sfogati con una puttana, un omosessuale o almeno con una sega (masturbazione). Le giovani reclute magari non conoscevano termini più urbani e allora lui aveva scelto di parlare in modo “papale papale”. In alcuni paesi nordici la prostituzione è ora regolata in modo che le lavoratrici ed i lavoratori del settore vengano regolarmente sottoposti ad esami medici, paghino le tasse e risultino meno esposti a sfruttatori o bande criminali. Un bel guadagno in salute, risparmio di polizia ed ottimi introiti per le casse dello Stato. L'ipocrisia però regna sovrana nella politica italiana e non si vede come riuscire ad arrivare anche qui ad un sistema più progredito e sano.

Esporrò qui di seguito alcuni altri punti critici o scorretti nel concepire la sessualità.

Molte donne fanno finta di essere arrivate ad un orgasmo, giusto per far contento il loro partner maschile o per far finire prima un rapporto sessuale oramai ridotto a routine e senza più quell'eccitazione reciproca che determina un pieno godimento. Una situazione del genere crea nella donna un senso di frustrazione per il non sentirsi pienamente appagata. Quando poi comincia ad esortare il compagno con: “E dai vieni, vieni anche Tu” o peggio ancora “E ancora non vieni?”, anche l'uomo ne risentirà.

Ecco come possono nascere le prime corna.

Per approfondire questo tema (e non solo) si può leggere il blog della sessuologa Chiara Simonelli su: www.sesso.blogautore.espresso.repubblica.it

La spinta sessuale nascente nei giovani porta alla masturbazione, all'auto-erotismo. Non molti anni fa questo veniva considerato un grave peccato e girava addirittura la voce che masturbandosi si poteva diventare ciechi. Ebbene, a quest'ora saremmo ciechi quasi tutti salvo forse quel cardinale che anni fa mi aveva con pia foga assicurato che lui non si era mai masturbato, neanche quando era ragazzo.

Il sesso represso o non spiegato alle giovani leve può portare a problemi talvolta anche gravi. Una informazione giusta ed esauriente è importantissima per evitare comportamenti estremi o malsani e sensi di colpa con nefaste conseguenze fisiche e psichiche.

Il proibizionismo in genere non serve ad altro che creare tanta ipocrisia, fissazioni e complessi psicologici.

Il sesso nelle sue diverse pratiche è un fenomeno del tutto naturale e dev'essere spiegato senza reticenze. Vanno sempre segnalati con cura i comportamenti nocivi, violenti e contro la volontà della persona.

Il sadomasochismo nelle sue diverse forme è altresì una componente naturale che si può facilmente osservare anche in diverse specie di animali. In genere le persone amanti di questa tipologia sessuale si mettono d'accordo sui limiti da osservare. Naturalmente gli eccessi possono risultare dannosi o addirittura tragici.

Gli attributi sessuali servono per procreare, ma per la maggior parte vengono usate per sfogare le nostre spinte sessuali (con o senza amore). Far sesso è molto salutare e, se fatto bene, può far giungere ad un rilassamento psico-fisico veramente benefico. Infatti, il sesso mette in moto tutto il nostro essere, l'immaginazione, la vista, l'olfatto e il tatto muovono muscoli, nervi e ghiandole fino ad arrivare alla piena soddisfazione (venuta, eiaculazione).

La vagina, il clitoride, il pene, la bocca, la lingua, i seni coi capezzoli, i glutei, il perineo, l'ano, la prostata (ce l'ha solo il maschio), le ascelle, le orecchie, i piedi, le mani e tante altre parti del corpo umano sono sensibili all'eccitazione. Queste cosiddette zone erogene variano molto da persona a persona, ma tutti conoscono bene quali sono le parti del proprio corpo più sensibili e che regalano più godimento. Le persone che, per motivi religiosi od altro, si sentono in colpa quando praticano il sesso non arrivano a quel appagamento e rilassamento psico-fisico tanto salutare e necessario alla persona. Il sesso fatto bene non è mai un “peccato”!

Un altro fraintendimento palese riguarda la penetrazione anale per mezzo di un pene, dita, falli artificiali o altri oggetti. Per la donna questo piacere viene creato dalla stimolazione del tessuto interno e la pressione alternante contro gli organi interni confinanti. L'uomo oltre a questo gode dal massaggio eseguito alla confinante ghiandola della prostata che al momento culminante agevola un'eiaculazione copiosa e totale. La stimolazione anale è quindi molto più appagante per l'uomo e non toglie niente alla sua mascolinità. Le donne più esperte e raffinate questo lo sanno bene. Il termine “passivo” viene nella nostra società a volte pronunciato a scapito. Un maschio che gode di un massaggio alla prostata non si deve proprio vergognare di niente. La natura gli ha regalato questa opportunità e sarebbe ridicolo lasciarsela scappare a causa di pregiudizi assolutamente irrazionali.

L'omosessualità nell'antichità veniva praticata quasi sempre liberamente come avviene anche oggi nelle nazioni più progredite. Certi riti d'iniziazione presso alcuni popoli o tribù anzi fecero conoscere ai ragazzi come suonare il flauto (pene) ed ingerire lo sperma, che aveva lo scopo di farli crescere più forti e sani. Nel mondo occidentale l'omosessualità veniva, grazie ad una religione sessuofoba, vista come un grave peccato che portava all'esclusione, a punizioni stabilite dalla legge e talvolta anche a condanne a morte, come oggi purtroppo succede tuttora in numerosi paesi a maggioranza islamica. Dalla psicologia, la psichiatria, la medicina e naturalmente la sessuologia, l'omosessualità viene considerata naturale e non più come un disordine sessuale.

Religioni o politiche che definiscono l'omosessualità un peccato o un reato sono difatti colpevoli di gravi disagi psichici e fisici nelle persone (suicidi, emarginazione) e di omicidio attraverso l'uso della parola.

L'età non vuole dire granché e quando si ritiene d'essere finite o finiti sessualmente il paradiso può ancora aprirsi.

Il regista e attore Sergio Castellito, con l'apporto della bravissima attrice Laura Morante, con il film “La bellezza del somaro” spiega come nella nostra società odierna certi comportamenti non vengono più tenuti nascosti, ma stanno “coming out”. L'amore e il sesso tra persone di diverse fasce d'età è perfettamente naturale. I gerontofili e le gerontofile sono sempre esistite.

Io stesso all'età di 74 anni, pansessuale ma con una predilezione per giovani uomini, sono dopo un periodo di pausa di nuovo alla ricerca di un amante degli “older” per i miei sentimenti e per i miei gusti sessuali.

Tuttora perdurano presso il mondo degli psicologi, psichiatri e sessuologi, alcuni termini discriminanti come per esempio parafilia o disordine di genere che fanno sentire malate o da curare persone perfettamente sane. Tutti nasciamo diversi, chi con un naso grande, adunco, piatto, largo o piccolo e la stessa cosa vale per i nostri genitali. Infatti, non ho mai visto un pene esattamente uguale ad un altro, anzi, il pene più grande che ho visto in vita mia apparteneva ad un maschio femminilissimo. Chi ha un membro piccolissimo può essere sessualmente molto maschile. Le diversità sessuali sconfinate che esistono dentro di noi non dipendono solo dal nostro corpo, ma in gran parte dalla nostra psiche che regola l'attrazione per un essere umano od altro (per questo si può leggere “La Filosofia della Pansessualità sul sito: http://www.pansexuality.it – testi in italiano, inglese e parzialmente in francese).

Le diagnosi dei disturbi sessuali fatte dagli sessuologi sono già molto diminuite e molte persone, che si reputano malate a causa dei pregiudizi che ancora sopravvivono nelle nostre diverse culture e società, vengono oggi informate che le loro tendenze e caratteristiche sono perfettamente normali e naturali. Non molti anni fa esistevano i reparti della famosa “buoncostume”, oramai obsoleti.

Vale la pena leggere sul sito del professor Erwin J. Haeberle l'articolo “Parafilia” - un concetto Prescientifico ( http://www2.hu-berlin.de/sexology  - cliccare su Archive, settembre 2010 – testo in inglese ed in italiano).

Vorrei con questa breve e semplice esposizione terminare con un consiglio: Non bisogna mai dar retta ai fuorvianti giudizi enunciati da religiosi riguardo al sesso, che in Italia sono soprattutto quelli cattolici. Se volete informazioni più corrette sul sesso rivolgetevi ad un sessuologo.

Anche il signor Ratzinger dovrebbe rivolgersi agli esperti della moderna sessuologia per non predicare più giudizi fuorvianti e dannosi datati di molti secoli quando regnava ancora la quasi più totale ignoranza in materia. Oggi chi divulga notizie false e anti-scientifiche sul sesso incorre in gravi reati.


Peter Boom http://www.pansexuality.it



2 ottobre 2010

"Maria Montessori": una biografia di Paola Giovetti



Paola Giovetti, giornalista e scrittrice specializzata nel campo dell'esoterismo e della spiritualità, con il suo "Maria Montessori - una biografia", edita dalla prestigiose Edizioni Mediterranee, ha realizzato un'opera agile e completa sull'educatrice italiana per eccellenza.
Maria Montessori (1870 - 1952) è stata, infatti, pioniera nell'educazione dei bambini - a cominciare da quelli disabili - e nel massimo sviluppo della loro creatività, psiche e spiritualità.
Paola Giovetti, oltre a raccontare la vita di Maria Montessori, dalla nascita sino alla sua sua attività professionale in campo medico e pedagogico, ci parla del fondamentale rapporto fra la Montessori e la Società Teosofica, istituzione spirituale fondata in India alla fine dell'800 da Madame Blavatsky e dal Colonnello Henry Olcott e di come questo rapporto abbia fortemente condizionato il suo metodo educativo. Metodo fondato sull'osservazione dei bambini e sullo sviluppo massimo della loro personalità, lontano da ogni tipo di autoritarismo o costrizione.
Paola Giovetti ci racconta infatti i dieci lunghi anni passati da Maria Montessori e dal figlio Mario in India, ospiti proprio dei teosofi e del loro Presidente George  S. Arundale e della moglie Rukmini Devi, allorquando furono costretti all'esilio dall'Italia fascista.
E nel libro un'ampia sezione è dedicata proprio a Mario Montessori, figlio che Maria ebbe da una relazione con il medico Giuseppe Montesano. Mario, infatti, fu praticamente il primo insegnante del "Metodo" Montessori in India, nonché Presidente dell'Associazione Montessori Internazionale finchè visse, ovvero sino al 1982.
Nella biografia scritta da Paloa Giovetti, si incrociano personalità quali il Mahatma Gandhi ed il poeta Rabrindanath Tagore, che furono fra i primi a sostenere - a livello internazionale - il "Metodo" educativo Montessori ed a ritenerlo il principale passo per un'educazione fondata sulla pace e la fratellanza universale fra gli individui.
Lontana da ogni dogmatismo, Maria Montessori, fu fervente femminista, teosofa pur rimanendo cristiana, ma si contrappose anche pubblicamente ai dogmi della Chiesa cattolica. E degno di nota è il rapporto che la Montessori ebbe con la Massoneria (di cui, peraltro, la Società Teosofica è parte integrante), in particolare quella statunitense, al punto che il suo primo discorso negli Stati Uniti d'America lo tenne presso il Tempio Massonico di Washington nel 1914.
Maria Montessori, fondatrice delle "Case dei Bambini" nel 1907, ci ha lasciato, dunque, un'eredità importante e che, purtroppo, è riconosciuta più all'estero che nella nostra Italia. E ci ha lasciato un'importantissima massima che anche Paola Giovetti rammenta: "Il bambino è il padre dell’uomo, perché ognuno di essi è in realtà il padre dell’adulto che sarà; il futuro ed il progresso dell’umanità non dipendono più dalla trasmissione del sapere e dei modelli comportamentali da parte dell’adulto ai bambini, diventano i bambini i veri protagonisti dell’evoluzione del progresso civile, i soggetti che a pieno titolo sono portatori del loro progetto di auto-educazione e rinnovamento sociale.
Questa capacità creativa è comune a tutti i figli dell’uomo, in qualsiasi parte della terra, in qualunque condizione sociale o culturale si trovino".

Luca Bagatin



6 agosto 2010

"Sai Baba: un Maestro spirituale dei nostri giorni". Articolo di Luca Bagatin tratto da "Secreta Magazine" del Marzo 2010

Per il numero 3 del mese di Marzo 2010 della rivista "Secreta Magazine" (Editoriale Olimpia), ho realizzato un interessante ed approfondito articolo sul Maestro spirituale Sai Baba, che vorrei qui di seguito riproporvi.






Sai Baba: un Maestro spirituale dei nostri giorni


Sai Baba e Krishna, il principale Dio della trazione Vedica.
Sai Baba ne è l'attuale incarnazione ?

Chi è Sathya Sai Baba ?
Un mistico ? Un santone ? Un guru ?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continiente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.

Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana).
"Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".
Questo, in sintesi, il messaggio che Sai Baba vuole trasmettere a chi lo ascolta.
Ho avuto la fortuna, fra il 2002 ed il 2005, di frequentare settimanalmente la casa di due anziani coniugi, da anni abitanti a Pordenone: la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, ed il napoletano verace Oscar Martino. Entrambi citati anche in numerose opere dedicate a Sai Baba, in primis quelle dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del fenomeno Sai Baba.
Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto. Questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro.
Oggi i Centri Sai Baba in Italia - peraltro tutti senza scopo di lucro e senza alcuno spirito di proselitismo - sono centinaia e nel mondo i devoti del Maestro, sono milioni.
Dal Maestro, sì, perché infondo Sai Baba non è che un Maestro spirituale il cui messaggio va ben oltre i suoi miracoli, per così dire, ed il cui messaggio mira sempre a trasformare il cuore umano.
Sai Baba, come dicevamo, è solo nato in un contesto indù, ma il suo insegnamento - che fonda le sue radici nella concezione gnostica ed esoterica delle Sacre Scritture di tutte le fedi e tradizioni, i Veda in primis e che Baba invita a studiare, a partire dal concetto di Reincarnazione - si basa sulla ricerca della Divinità insita in ciascun individuo per mezzo del canto devozionale, i Bahjan, della ripetizione dei mantra vedici ed in particolare per mezzo del rispetto quotidiano di cinque valori umani: Verità, Amore, Pace, Rettitudine e Nonviolenza.
Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi, magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina: "Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura.

Sai Baba distribuisce la vibhuti (leggi più sotto) ai devoti

Sai Baba, lungi dall'essere un fenomeno da baraccone o un santone mediatico, è universalmente noto per la sua opera umanitaria e nel campo del sociale: dalla costruzione di ospedali nei quali si eseguono interventi sofisticatissimi e a titolo completamente gratuito (come il Super Speciality Hospital di Puttaparthi e quello di Whitefield, entrambi inaugurati alla presenza del Primo ministro dell'India) a scuole, centri di accoglienza per indigenti, e numerosi progetti finalizzati a rendere potabile l'acqua nei villaggi rurali e nelle regioni limitrofe ove vi è siccità.

Dagli anni '60 ad oggi, numerosissimi studiosi, abbiamo detto, hanno cercato di approfondire la realtà di Sai Baba.

Su di lui sono stati scritti numerosissimi testi e notiamo come anche gli studiosi più critici, alla fine, si sono convinti che questo curioso Maestro indiano ha qualche cosa di profondamente mistico.

Pensiamo ad esempio al prete cattolico Don Mario Mazzoleni che, partito per Puttaparthi per fare un inchiesta per conto dell'Osservatore Romano, finì per convertirsi al credo di Sai Baba, tanto che venne scomunicato.

Oppure al già citato psicologo Giancarlo Rosati, forse il più prolifico nello scrivere e nel descrivere il fenomeno Sai Baba, tanto che egli lo accosta al Cristo Cosmico annunciato da Gesù nel Vangelo di Giovanni, ma anche al Kalki Avatar, l'ultima incarnazione divina descritta dai Veda.

Invero, Rosati, porta a sostegno di queste affermazioni una serie di coincidenze: il Vishnu Purana annuncia che il Kalki Avatar nascerà nell'India del Sud, in un territorio bagato da tre mari, nel villaggio dei coni o termitai (e Puttaparthi corrisponde esattamente a questa descrizione n.d.a.) e vivrà sino a 95 anni (Sai Baba ha annunciato che vivrà sino a quell'età).

Inoltre nell'Apocalisse di Giovanni il Cristo Cosmico è chiamato “Fedele” e Verace. E guarda caso il nome di nascita di Sai Baba è Satya Narayana, che in sanscrito significa appunto “Fedele” e “Verace”.

Andando oltre, possiamo notare cone il grande mistico indù Sri Aurobindo, il 24 novembre del 1926, un giorno dopo la nascita di Sai Baba, fece l'annuncio che quella notte il Divino si era incarnato portando con sé tutti i poteri divini: l'Onnipotenza, l'Onniscenza e l'Onnipresenza.

Maometto, il fondatore dell'Islamismo, fra le sue profezie, fece la descrizione di quello che chiamò El Mahdi Maoud o il Maestro del mondo. E lo descrisse distintamente: “La sua chioma sarà folta, i capelli neri giungeranno fino alle spalle. Le sopracciglia si uniranno al centro della fronte, che apparirà ampia. Il naso sarà dritto e avrà un infossamento alla radice. Avrà un neo sulla guancia e non porterà mai la barba. I denti centrali saranno separati e allontanati tra di loro. I suoi occhi saranno neri e pungenti. Il suo corpo sarà minuto e le sue gambe saranno quelle di un adolescente. Indosserà due abiti color fiamma, l'uno sopra l'altro (....). Materializzerà piccoli oggetti con la mano (…). Egli vivrà fino a 95 anni.”

Qui, guarda caso, la descrizione fisica è addirittura soprendentemente identica a quella di Sai Baba: dalla chioma sino ai tratti somatici, passando per la bassa statura (Baba è alto all'incirca 150 centimentri) e la materializzazione di oggetti.


Sai Baba, materializza, in primis, una curiosa cenere profumata, chiamata vibhuti.

La vibhuti, secondo l'iconografia indù, è attribuita al Dio Shiva, che la porta sulla fronte e su altre parti del corpo a rappresentare l'immortalità dell'anima.

Sai Baba ne materializza in quantità, unicamente per mezzo del palmo della sua mano che agita in senso orario, così, dal nulla. La dona ai devoti più bisognosi ed essa ha proprietà spesso miracolose, per così dire.

Ora, sappiate che chi scrive – per indole caratteriale – è a prescindere uno scettico. Purtuttavia ho avuto modo di applicare una sola volta della vibhuti sulla zampina malata della mia gattina, che anni fa soffriva di un incurabile tumore, visibilissimo e purulento. Dopo un paio di giorni il tumore le si era completamente riassorbito e quindi scomparso, con grande sorpresa mia e del veterinario.

Questo è solo un banalissimo caso accadutomi personalmente, ma nelle pubblicazioni dedicate a Sai Baba (edite in Italia dalle Edizioni Milesi) se ne trovano a bizzeffe e di molto toccanti.

Ganesh e Sai Baba di Shirdi (reincarnazione dell'attuale Sai Baba)

Sai Baba ha fatto inoltre numerose profezie per gli anni a venire, come quella che - a partire dal 2015 – ci sarà un ritorno all'Età dell'Oro, di pace e prosperità, che dovrebbe avere il suo apice attorno al 2021, anno della morte prevista per Sai Baba stesso.

Numerosissime altre cose ci sarebbero da dire su questo Maestro spirituale che afferma con candore: “Io sono Dio, ma lo sei anche tu”, ma, forse, l'unico modo per comprendere davvero la sua realtà spirituale è quella di accostarsi al Divino, nella forma in cui ciascuno si riconosce maggiormente e continuare a ricercare, entro sé stessi, quella scintilla divina che rende ciascuno di noi – quotidianamente - davvero speciale.


Luca Bagatin



10 marzo 2010

In edicola SECRETA MAGAZINE di marzo con mio articolo su Sai Baba



E' uscito in edicola il nuovo numero di SECRETA MAGAZINE - la nuova rivista targata Editoriale Olimpia - che da 9 mesi tratta di mistero ed esoterismo, diretta da Andrea Aromatico e Gianmichele Galassi.
Il sottoscritto vi collabora con una rubrica fissa e nel numero di marzo vi è un mio articolo molto approfondito dedicato al Maestro spirituale Sai Baba.
In esso racconto della mia amicizia e frequentazione dei coniugi Gegè ed Oscar Martino - che furono in contatto diretto con Sai Baba sin dagli anni '50 - e che in Italia furono peraltro i primi a fondare un centro studi intitolato al mistico indiano.
Nell'articolo racconto, inoltre, diffusamente, le loro esperienze dirette con il Maestro e - nel mio piccolo - anche le mie.
Non voglio però tediarvi oltre con questa mia presentazione. Preferisco infatti lasciarvi alla lettura della bellissima testimonianza che mi ha inviato qualche giorno fa un nostro lettore: lo scrittore Roberto Nozzolillo - autore del recente romanzo "Empusia La Lamia" edito dal Gruppo Albatros Il Filo - a proposito di Sai Baba.
A me ha commosso davvero molto.
Buona lettura e, come si suol dire......vi attendo in edicola !


Luca Bagatin



      IL MIO INCONTRO CON SAI BABA
di Roberto Nozzolillo
   

    
Negli anni ’70 mi dedicavo con assiduità alle “sedute spiritiche”. A seguito di inquietanti avvenimenti accaduti durante le stesse smisi di praticarle, ma rimasi comunque affascinato dal mondo dell’esoterismo e nel corso degli anni ’80, quando avevo tempo, giravo spesso per le campagne alla ricerca di personaggi sedicenti maghi, teurghi, pranoterapeuti e quant’altro, per cercare di conoscerli e, in un cero qual modo, di studiarli.
Una sera del 1988 tornai a casa di notte molto tardi e, in solitudine, accesi la televisione. Per la prima volta vidi e conobbi Sai Baba, presentato in un interessantissimo documentario girato su di Lui: filmato che in seguito non ho più rivisto. Immediatamente sorse in me il desiderio di andarlo a trovare, appena ne avessi avuta la possibilità.
Da quella sera cominciai a sognarlo spesso, ed il mio desiderio di andare in India per conoscerlo andò sempre più crescendo.
Nel 1994, dopo avere preso i contatti con un centro dedicato a Lui, partii insieme a colei che in seguito sarebbe diventata mia moglie, che da poco tempo aveva subito un intervento addominale la cui cicatrice non riusciva a rimarginarsi avendo formato una sacca cistica di liquido purulento che gemeva continuamente. Io stesso, prima di partire, le feci una ecografia sulla sede della tumefazione ben apprezzabile anche alla palpazione e dimostrai la presenza di una raccolta cistica nel contesto della cicatrice chirurgica. Per poter mantenere sotto controllo la lesione, mi premunii di garze, bende, acqua distillata sterile, disinfettanti e materiali per la corretta pulizia, oltremodo necessari specie in considerazione degli ambienti che avremmo frequentato.
Devo dire che la mia compagna non era molto entusiasta del viaggio anche perché poco interessata al personaggio.
A quei tempi nell’ashram gli uomini alloggiavano separati dalle donne e noi, per non essere divisi, affittammo una camera in un alberghetto di Puttaparthi.
Iniziò così la nostra esperienza.
Tutte le mattine, prima del sorgere del sole, ci recavamo all’ashram dove venivamo separati per le interminabili file che venivano sorteggiate al fine di lasciare al caso la vicinanza o meno lungo il tragitto che Sai Baba, quando sarebbe uscito, avrebbe dovuto probabilmente percorrere. La storia si protrasse per diversi giorni senza che né io né mia moglie, che continuava ad avere problemi con la sua ferita, riuscissimo a trovarci vicini a Lui.
Di questa cosa mi lamentai con un amico dicendogli anche che avevo avuto l’impressione che Sai Baba, da lontano, si volgesse saltuariamente verso la mia direzione facendo strani gesti, ma che fino ad allora non ero mai riuscito neanche lontanamente ad avvicinarlo; mia moglie era sconsolata e delusa. Il mio amico mi rispose con queste parole: “Ti sta dicendo: occhio! Datti una mossa e scrivimi una lettera!”. Sul momento ritenni che mi avesse detto una baggianata. Comunque pur non avendo niente da chiedere scrissi la mia lettera affermando che il mio unico desiderio era quello di parlargli.
La mattina seguente la mia fila fu estratta per prima e mi ritrovai proprio vicino al percorso lungo il quale forse Sai Baba si sarebbe incamminato. Quando le persone si accorsero che si dirigeva proprio dalla mia parte mi consegnarono un’infinità di lettere. Nel momento in cui mi fu vicino gli toccai i piedi, gli consegnai le lettere e gli chiesi un’intervista. Lui mi sorrise, non rispose, prese le lettere e se ne andò.
Il giorno appresso, mi trovai nuovamente in prima fila carico di lettere di amici e conoscenti che avevano ritenuto quello del giorno prima un “segno” importante. Quando Sai Baba mi fu nuovamente accanto gli consegnai le lettere, gli feci toccare un fazzolettino e una piccola statua di Ganesh di quarzo che ancora conservo, ed insistetti richiedendo l’intervista. Sai Baba mi guardò con grande dolcezza e battendomi più volte affettuosamente la sua mano sulla spalla mi rispose “Quiet…quiet…” poi si girò e si allontanò. Dopo tre passi si fermò mi inviò un ultimo sguardo e, non per me, forse perchè sapeva che non avevo bisogno di questo, ma rivolto ad un altro fedele, prese a girare la sua mano nuda in aria con il palmo rivolto verso terra. Immediatamente cominciò a prodursi la Vibuti che tutti i fedeli si precipitarono a raccogliere dal pavimento marmoreo. Io mi voltai verso un altro devoto che mi stava acanto e notai che stava studiando le monografie dell’AMORC (Anticus Misticusque Ordo Rosacrucis), un ordine al quale proprio in quei tempi ero indeciso se iscrivermi. Ritenni che forse mi era stata indicata la via più idonea per me: quella dell’Alchimia Spirituale fondata sulla Conoscenza o Gnosi. Appena tornai in Italia mi iscrissi all’Ordine e a tutt’oggi sto ricevendo grandi soddisfazioni dal percorso lungo questa via che continuo a praticare.
La cosa sorprendente fu che sul pavimento di marmo dal quale i fedeli raccoglievano la polvere sacra, questa continuava a prodursi spontaneamente anche quando Sai Baba si fu allontanato.
Mentre Sai Baba usciva il suo sguardo si incrociò con quello di mia moglie che stava dalla parte opposta dell’ashram, la quale mi riferì che, non sapendo perché, cominciò a piangere. Quando al ritorno in albergo le visitai la ferita per pulirla e curarla, questa risultò guarita. Al nostro ritorno in Italia rifeci una ecografia che risultò completamente negativa.
Ho cercato di sintetizzare alcune esperienze, ma in quel periodo sia io che mia moglie ne abbiamo avute anche altre.
Noi non siamo portati per la via della devozione e le mie qualifiche non mi inducono né a cantare Bajan né a sgranare rosari, non posso considerarmi devoto di Sai Baba né di nessun altro, preferisco la via della Gnosi, dell’Advaita, la Meditazione e l’Azione, tuttavia questo personaggio che ritengo veramente un essere superiore, un vero Maestro, mi ha colpito, soprattutto per il suo insegnamento etico-filosofico che ritengo conforme agli insegnamenti  della Philosophia Perennis, ritengo di avere avuto la fortuna di conoscere soltanto un altro vero Maestro: Raphael il cui magnifico insegnamento risulta più metafisico.
Comunque dopo essere stato in India ed averlo conosciuto, Sai Baba non l’ho più sognato.



18 novembre 2009

La Società Teosofica

Il 25 maggio 2007 il quotidiano liberale "L'Opinione delle Libertà" pubblicò un mio articolo sulla Società Teosofica, istituzione spirituale alla quale sono iscritto dal 2001 e per la quale sto per rinnovare la tessera per il 2010 e con la cui Rivista ufficiale collaboro da un paio d'anni.
Ho deciso di ripubblicare qui l'articolo, accompagnato da un bellissimo video che ho trovato su youtube sulla vita di Helena Petrovna Blavatsky - fondatrice della Società Teosofica e  - ringraziando una persona speciale che mi ha insegnato a postare i video sul Cannocchiale - non escludo che posterò anche i video seguenti nelle prossime settimane.
E' un omaggio che voglio fare ad un'Istituzione che nel corso degli anni ha contribuito nella mia ricerca interiore ed esoterica e che si fonde con la più ampia ricerca dei misteri che si celano oltre l'orizzonte...al di là del conosciuto.

Luca Bagatin

LA SOCIETA' TEOSOFICA di Luca Bagatin

(tratto da L'Opinione delle Libertà del 25/05/2007)

Che cos'è che affascina di Helena Petrovna Blavatsky? Probabilmente la sua vita avventurosa e le sue ricerche sull'occulto, nonché la sua "Dottrina Segreta" e l'"Iside Svelata", sue opere più conosciute. Ricordo che in numerose opere letterarie mi imbattei nel suo nome, così come su quello di Annie Besant, di Krishnamurti, di Leadbeather.: i fondatori della Società Teosofica insomma. Quell'organizzazione esoterica a carattere spirituale fondata a New York il 17 novembre del 1875 ed alla quale aderii 126 anni dopo, ovvero il 17 novembre 2001 dopo aver letto la Dichiarazione di principi nella quale mi riconobbi totalmente e che così recita: La Società Teosofica è composta da studiosi appartenenti a qualsiasi religione del mondo o a nessuna, uniti nell'approvare gli scopi della Società, con il desiderio di rimuovere gli antagonismi religiosi e di dialogare con gli uomini di buona volontà, qualunque siano le loro opinioni religiose; ciò che anima questi studiosi è il desiderio di studiare le verità religiose, scientifiche e filosofiche, nonché di condividere con gli altri i risultati dei loro studi; il loro vincolo di unione non è professione di una credenza comune, bensì una comune ricerca ed aspirazione alla Verità; sostengono che la Verità deve essere cercata con lo studio, con la riflessione, con la purezza della vita, con la devozione agli elevati ideali e considerano la Verità come una ricompensa alla quale si mira, non come un dogma che si deve imporre con autorità; ritengono che ciò in cui si crede deve essere il risultato dello studio individuale o dell'intuizione e non la sua premessa e che deve basarsi sulla conoscenza, non sulle affermazioni; estendono la tolleranza a tutti, anche agli intolleranti, non come un privilegio da concedere, bensì come un dovere da adempiere e cercanodi rimuovere l'ignoranza, non di punirla; considerano ogni religione come un'espressione della Divina Saggezza e preferiscono studiarla anziché condannarla. Praticarla anzichéfarne proselitismo. Pace è la loro parola d'ordine e Verità la loro mèta; la Teosofia è il corpo della verità che forma la base di tutte le religioni e che non può essere ritenuta come possesso esclusivo di nessuno; presenta una filosofia che rende la vita comprensibile e che dimostra che la giustizia e l'amore guidano la sua evoluzione; pone la morte nel suo giusto posto come un incidente ricorrente in una vita senza fine, che apre le porte ad una esistenza più piena e più radiosa; restituisce al mondo la Scienza dello Spirito, insegnando all'uomo a riconoscere se stesso nello Spirito e a riconoscere la mente ed il corpo come suoi strumenti; illumina le Scritture e le dottrine delle religioni rilevandone i reconditi significati e in questo modo le giustifica di fronte al tribunaledell'intelletto, come sono sempre state giustificate agli occhi dell'intuizione.I membri della Società Teosofica studiano queste Verità ed i teosofi cercano di viverle.

La Società Teosofica è un'organizzazione antidogmatica che raccoglie studiosi e ricercatori delle Verità dell'Esistenza per mezzo dello studio e dell'esperienza personale. Tre sono gli scopi principali: Fratellanza Universale dell'Umanità senza alcuna distinzione; studio comparato delle fedi, delle filosofie e delle scienze; ricerca dei poteri latenti dell'individuo. La Teosofia si diffuse nel mondo soprattutto nella seconda metà dell'800 ed in Italia anche grazie ad una certa comunanza d'ideali con le correnti democratiche mazziniane e garibaldine. Ricordiamo che Helena Petrovna Blavatsky partecipò attivamente alla battaglia di Mentana a fianco del Generale Garibaldi nel 1867 ove fu gravemente ferita e si dice che fu iniziata alla Massoneria proprio dallo stesso Generale, Gran Maestro dell'Umanità. Conobbe inoltre Giuseppe Mazzini che incontrò a Londra collaborando alle sue iniziative e contribuendo a far erigere un monumento in suo ricordo al Central Park a New York. Fra i Teosofi famosi ricordiamo l'inventore Thomas A. Edison e l'insegnante italiana Maria Montessori. La sede internazionale della S.T. è in India, ad Adyar ed in Italia la sede nazionale è sita a Vicenza in Via Quintino Sella 32.




7 maggio 2008

IL GURU DEL VENTO racconto by Luca Bagatin (anno: 2001)



Un giorno ho incontrato colui il quale sarebbe diventato il Guru del Vento nei miei sogni.
Portava una sacca a tracolla, correndo in sella alla sua bicicletta nel vento.
Il suo volto era scarno, i capelli grigi, lo sguardo perduto nel vuoto, i suoi abiti semplici e larghi.
La sua sacca conteneva innumerevoli poesie che aveva scritto e che distribuiva ai passanti come me. Odoravano di salvia e di rosmarino, come le sue mani e i libri che portava con sé.
Storie strane avevo sentito sul suo conto. Chi lo prendeva per pazzo, chi per un barbone, chi per un guru, chi per … Io l’avevo preso per un uomo. Anzi, forse per mio padre. Ci somigliavamo molto peraltro.
Il suo sguardo dava l’impressione di una persona sofferente e provata dalla vita. Il suo atteggiamento era quello di uno che ‘se ne fotte’, che getta sul passato un velo e ‘lascia scorrere’, come amava dire lui.
Ci siamo visti in varie circostanze: a manifestazioni politiche, in libreria e perfino in una Comune Hindu a Katmandu.
Ci siamo fatti le canne in più di un’occasione ed abbiamo cantato mantra in lode alla Vita.
Lui mi ha raccontato che negli anni ’70 si era fatto un trip di Lsd ed era partito per l’Himalaya e questo non faceva che aumentare la mia curiosità nei suoi confronti.
Sembra brutto definirla curiosità ma ammirazione mi pare eccessivo. Non credo che sia giusto ammirare una persona, penso sia meglio conoscerla, riconoscerla.
E’ stato lui ad infondermi definitivamente la passione per la filosofia orientale. Come lui, anch’io amavo mescolare Krishnamurti ad Osho al Buddismo tibetano al Buddismo del Daishonin a Sai Baba alla Madre Divina allo Zen a Kerouac…e perché no, al sesso e al Kamasutra.
Amavamo la Spiritualità come fonte alla quale attingere per raggiungere la Felicità, o forse per non raggiungere nulla. Solamente per cantare mantra davanti al fuoco fumandosi una canna. Non c’è nulla di volgare o di egoistico in questo ed entrambi ne eravamo consapevoli, ma, quando si è alla ricerca dell’origine profonda dei rapporti umani fra gli individui tutto fa brodo.
Il Guru del Vento mi ricordava nei suoi tratti somatici Krishnamurti, che fra l’altro era il suo preferito e mi piaceva pensare che il vecchio Jiddu fosse stato il suo ‘Guru’ quando aveva soggiornato ad Adyar, sede della Società Teosofica.
Che cosa significa essere teosofi ? Essere degli spiritualisti conservatori che vedono in ogni cosa un peccato e nella divinità l’unica fonte di gioia, magari candidati nelle file di un qualche sedicente Partito Popolare Democratico Cristiano Comunista del cazzo ? NO ! Ci mancherebbe!
Essere teosofi significa essere felici quando siamo assieme agli altri.
Essere teosofi significa comprendere noi stessi attraverso il risveglio dell’intelligenza.
Essere teosofi significa sviluppare la nostra coscienza e la nostra conoscenza da noi stessi.
Essere teosofi significa credere nel trascendentale senza nessun dogma da difendere, avendo mente e cuore aperti.
Essere teosofi significa emanare energia ed amore.
Io, e forse nemmeno Bruno - il "Guru del Vento" - sarei mai diventato un vero teosofo.
Tuttavia non potremo dire di non averci provato. E questo è ciò che più conta.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini