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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 agosto 2014

Debdeashakti intervista Luca Bagatin a proposito di "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni) - Prima parte




Il video è stato filmato dal giornalista Gabriele Maestri e realizzato da Debdeashakti.
La seconda parte sarà online nei prossimi giorni

Per acquistare "Ritratti di Donna" clikka qui:
http://www.iperedizioni.it/dettaglio.aspx?l=253&h=1



2 agosto 2014

L'uomo che fissa le capre, Jim Channon, lo sviluppo del potenziale umano ed il fallimento delle politiche militari (specie made in USA)

Ne hanno fatto anche un film.

Abbastanza grottesco. Come grottesca è la vicenda. Più che di vicenda, si tratta in realtà dell'esistenza di assurde attività praticate all'interno dell'esercito statunitense, sin dagli Anni '50.

Attività che sconfinano nel paranormale al punto che in un luogo militare chiamato Fort Bragg, a capo di un personaggio assurdo - benché Generale Maggiore - chiamato Albert Stubblebine, si stenta a credere che siano stati praticati i più curiosi esperimenti: dallo stordimento di ignari greggi di capre, sino al tentativo di attraversamento dei muri da parte di soldati addestrati all'uopo.

E' una storia che potrebbe essere stata partorita da qualche romanzo di fantascienza e/o di fantapolitica ed in realtà è la storia ricostruita dal giornalista Jon Ronson un decennio fa, attraverso il saggio "L'uomo che fissa le capre", dal quale di recente è stato tratto l'omonimo film-commedia con George Clooney.

E' una ricostruzione suggestiva e a tratti irriverente, quella di Ronson, ma profondamente inquietante.

E' inquietante, infatti, pensare che quella che si definisce o si tende a definire "la più grande democrazia del mondo", ovvero gli USA, abbia speso fior fior di quattrini in progetti così assurdi che nella maggior parte dei casi non hanno prodotto alcun risultato concreto se non il proliferarsi di progetti correlati/collaterali, quali l'utilizzo di tecniche di tortura praticati nell'ambito della cosiddeta guerra al Terrore, oppure in missioni speciali della CIA altrettanto umanamente distruttive.

Eh sì, perché la CIA sa bene come avvalersi di tecniche apparentemente "non invasive" per torturare il "nemico". Peccato che, da una democrazia, non ti aspetteresti l'utilizzo di tecniche di tortura. Così come dall'esercito degli Stati Uniti d'America non ti aspetteresti che siano mai esistiti progetti che scadono facilmente nell'imbecillità.

Purtuttavia così è stato e così pare continui ad essere. Gli USA patria anche della stupidita, verrebbe da dire. Infondo il celebre umorista statunitense Mark Twain - a noi tanto caro - scrisse: È stato meraviglioso trovare l'America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso perderla.

Jon Ronson racconta tutto ciò con dovizia di particolari, con interviste alla mano, attraverso ricerche ed inchieste.

Purtuttavia - psicosi paramilitari a parte - nel saggio sono raccontate personalità interessanti. Una di queste è certamente Jim Channon, fondatore - alla fine degli Anni '70 -  del Primo Battaglione Terra, ovvero l'idea di un escercito composto da supersoldati o "monaci guerrieri" in grado di agire sul nemico attraverso strumenti di pace tipici dei movimenti New Age e legati alla spiritualità.

Ma chi è Jim Channon ? Tenente Colonnello dell'esercito USA, al termine della Guerra del Vietnam, Channon decise di approdare al cosiddetto "movimento del potenziale umano", frequentando gruppi spiritualeggianti, new age, misticheggianti, tipici in particolare della California ed ispirati al movimento beatnik ed hippie. Fu lì che apprese diverse tecniche di meditazione e di sviluppo, appunto, del potenziale umano.

Tornato nell'esercito decise di rendere operative queste tecniche, attraverso il manuale del Primo Battaglione Terra, di cui tutt'oggi si può trovare traccia presso il sito ufficiale: www.firstearthbattalion.org

Jim Channon è decisamente un personaggio "sui generis". E' un ex militare, ma è anche un hippie nel vero senso della parola. E' una persona molto razionale, ma nel contempo sogna un esercito di pace, che porti effettivamente la pace nel mondo, ovvero che armonizzi la politica in nome della Terra e del pianeta attraverso la ricerca della risoluzione dei conflitti per mezzo di metodi non distruttivi.

Nel film "L'uomo che fissa le capre" il Tenente Colonnello Channon è interpretato da Jeff Bridges e si chiama Bill Django. Un capellone in uniforme, così come lo era, di fatto, lo stesso Channon.

Oggi Jim Channon è un consulente aziendale e cerca di portare, nel mondo degli affari, quel tipo di valori etici che cercò di insegnare all'esercito di Reagan.

Consiglio a chiunque la lettura de "L'uomo che fissa le capre" di Jon Ronson, molto di più della visione del film che, in realtà, ne è una squinternata parodia.

Il saggio di Ronson, che si legge come un romanzo e che sembra davvero un romanzo, aprirà certamente molte menti e farà riflettere. Farà riflettere sugli USA, sul loro sistema (im)politico, sui media, su vere o presunte cospirazioni, ma soprattutto sulla necessità di nuove forme di comunicazione fra gli individui. E sulla ricerca del bene più prezioso, che nessuno Stato e nessuna forma politica ci può fornire (anzi !), ovvero la ricerca della pace interiore, premessa per la pace dell'intero pianeta.

Persone come Jim Channon hanno forse aperto una piccola via in questo senso.


Luca Bagatin



5 novembre 2012

Duello Obama-Romney: non sappiamo chi sia il meno peggiore, ma il problema sembrerebbe un altro



Mancano poche ore, ormai, al duello finale Obama-Romney.
Chi vincerà ? Chi converrà sostenere ? O, meglio, chi è il meno peggiore fra il social-Burocratico Obama ed il mezzo-prete Romney ?
Di primo acchito potremmo dire che Obama è sostenibule in quanto porta avanti una politica avanzata per quanto concerne i diritti civili e le libertà individuali. Ma potremmo anche dire che Romney è sostenibule per quanto concerne la politica economica, di stampo liberale e reaganiano.
Personalmente la mia cultura politica, se mi trovassi negli USA, è orientata verso il repubblicanesimo libertario di Ron Paul, ma fra questi due candidati mi trovo davvero in imbarazzo.
Nessuno dei due candidati, infatti, ci convince pienamente ed entrambi i contendenti si muovono fra slogan e confusionismi vari, in nome di una politica "all'americana" fatta di un "appeal" che poco ha a che vedere con i problemi concreti che deve affrontare un grande Paese come gli USA.
Le uniche due cose che fanno piuttosto riflettere sono la scarsità democratica del sistema elettorale statuinitense e la gran quantità di danaro "bruciato" per la propaganda elettorale.
Il sistema elettorale USA è affidato pressoché totalmente alla volontà dei cosiddetti Grandi Elettori (e non dunque alla diretta volontà dei cittadini). I Grandi Elettori democratici, per intenderci, potrebbero quindi anche votare per il candidato repubblicano...e/o viceversa !
L'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'America, lo diciamo pur essendo da sempre "Amerikani" e filo-Occidentali, è dunque piuttosto affidata alle lobby che sostengono questo o quel Grande Elettore, più che alla volontà popolare. Il che dubitiamo sia propriamente un bene.
Altra cosa che fa riflettere è, come dicevamo, la spropositata quantità di dollari che vengono spesi in propaganda elettorale dai due concorrenti alla Casa Bianca. Una quantità tale che - se utilizzata diversamente - potrebbe risolvere ben più seri problemi di politica interna.
In tutto ciò comprendiamo seriamente l'imbarazzo dell'elettore medio statunitense e comprendiamo anche il suo disinteresse per una politica che non lo riguarda direttamente.
Ordunque, che vinca Obama o Romney (e chi sia il meno peggiore ancora, lo ribadiamo, non lo abbiamo compreso del tutto), gli USA - grande potenza occidentale - dovrebbero cominciare a ripensare il loro sistema politico ed a riflettere sul loro presente, prima ancora che sul loro futuro.

Luca Bagatin



23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



20 settembre 2008

FEDE e LIBERTA': dibattito politico-culturale a Pordenonelegge



Ferdinando Adornato, Khaled Fouad Allam e Younis Tawfik, relatori al convegno "Fede e Libertà" organizzato nell'ambito dell'edizione di Pordenonelegge di quest'anno.

Fede e libertà. Che implicazioni e connessioni vi sono fra fede e libertà nel mondo globalizzato ?
Questo è il quesito al quale hanno tentato di rispondere il direttore della rivista "Liberal" Ferdinando Adornato, il sociologo Khaled Fouad Allam ed il giornalista e scrittore iracheno Younis Tawfik, nel corso della tavola rotonda dal titolo appunto "Fede e Libertà" nell'ambito della manifestazione letteraria Pordenonelegge tenutasi dal 19 al 21 settembre nella città di Pordenone.
Tawfik ha esordito ricordando la morte violenta di suo fratello avvenuta in Iraq due settimane fa a causa del suo essere libero pensatore dissidente nei confronti del fondamentalismo islamico. Un fondamentalismo fortissimo nonostante la presenza di istituzioni più democratiche e della presenza statunitense.
Le autorità, per intenderci, fanno molta fatica a contenere un fenomeno che fa sempre più presa sulle masse, spesso povere ed incolte, che trovano nella fede l'unico mezzo a cui aggrapparsi.
Purtuttavia, prosegue Tawfik, in Iraq, si vive nella precarietà della vita: oggi ci sei, domani non si sa. Specie se sei dissidente. Anche perché purtroppo l'Occidente, nonostante tutto, non si è mai posto veramente il problema dell'aiutare direttamente i dissidenti politici di quelle realtà offrendo loro una sponda.
Purtuttavia vi sono da diversi anni nel mondo musulmano delle confraternite gnostiche e misteriche come i Sufi, i quali si rifanno al Neoplatonismo, che stanno cominciando a prendere piede - specie in Marocco - proprio per arginare il fondamentalismo e dare vita ad un Islam democratico e civile. Confraternite ancora una volta perseguitate.
Fouad Allam, anch'egli di cultura musulmana e anch'egli naturalizzato italiano, nonché ex parlamentare della Margherita e presto consulente del Presidente della Camera Gianfranco Fini, ha svolto un'analisi storica e sociologica dell'Islam sin dai tempi di Maometto ed ha insistito sulla mancanza di un vero modello culturale di riferimento da parte dei muslumani oggi, nel mondo moderno e globalizzato.
L'Islam è quindi in crisi, dice Fouad, e ciò lo rende fortemente ideologico, diventando così preda di una teologia fondamentalista e quindi violenta. E' necessario quindi spezzare tale meccanismo perverso per mezzo della cultura e dell'educazione. Anche partendo dai musulmano presenti qui in Europa, perché si integrino pienamente e contribuiscano a creare un'"Islam europeo", capace di accettare la democrazia e la libertà individuale.
Ferdinando Adornato, autore assieme a Monsignor Rino Fisichella anche del libro "Fede e libertà. Dialoghi sullo spirito del tempo", punta invece alla superiorità della religione sulla politica.
E, nella fattispecie - secondo Adornato - è necessaria una ripresa dei valori cristiani nell'Occidente in quanto la democrazia è nata proprio grazie alla religione cristiana.
"Cristo fu un rivoluzionario"  - afferma il direttore di "Liberal" -  "il quale a differenza di Maometto non si pose il problema di unificare lo Stato e di costruire le sue leggi, bensì quello di contestare la religione degli Scribi e dei Farisei".
Gesù, quindi, secondo Adornato, gettò le basi per la libertà del singolo individuo. Così come prima di lui fece il filosofo graco Socrate.
Ferdinando Adornato crede quindi nella democrazia liberale, ma ritenendo che essa derivi direttamente dalla religione cristiana.
E' qui che Fouad Allam, ben più laico, ha i suoi dubbi ritenendo infatti che la democrazia e la libertà sono valori fondamentali che fanno parte dell'Umanità intera indipendentemente dal credo o dall'etnia di provenienza. E che proprio la separazione di questi valori dalle religioni sono una garanzia di rispetto reciproco. E qui cita Rousseau affermando appunto che "l'individuo è nato libero e, ove incatenato, deve cercare di emanciparsi". Magari proprio per mezzo della cultura e dell'educazione (come peraltro insegnavano Giuseppe Mazzini ed il Mahatma Gandhi) e con una grande fiducia nel futuro.
E così, assistito al dibattito, possiamo candidamente concludere affermando che Fede e Libertà possono anche essere connesse, certo. Specie se abbiamo una smodata fede nella libertà dei singoli individui e nelle loro capacità creative.
Che ciò riguardi Gesù, Maometto o qualche altra figura religiosa, abbiamo comunque forti dubbi. Infondo l'Occidente liberale e democratico si fonda più sulla cultura greco-romana, platonica e socratica, che su quella giudaico-cristiana, sopravvenuta secoli dopo e per certi versi imposta.
Il futuro ed il presente, ad ogni modo, ci attendono. Forti dei nostri principi eterni ed universali che partono dallla fiducia nel singolo e quindi nell'Umanità.

Luca Bagatin (nella foto con Khaled Fouad Allam, per gli storici i vicoli di Pordenone)

PS: dopo il dibattito ho avuto il pacere e l'onore di pranzare con Khaled Fouad Allam, che è un vecchio amico dai tempi in cui militavamo entrambi nella Federazione dei Verdi, quando i Verdi non erano ancora "rossi" ed attaccati alla cadrega.
Ricordo che lo conobbi nel 1999 quando era candidato alle Elezioni Europee. Cenammo assieme a Udine e ricordo che anche allora, nonostante io fossi un "dissidente" e conducevo la campagna elettorale per la Lista Emma Bonino-Radicali, avevamo una perfetta identità di vedute.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini