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13 ottobre 2013

I "Testimoni del mistero" di Pier Carpi



Pier Carpi è indubbiamente l'autore più versatile ed eclettico che sia mai esistito nel Novecento.

Saggista, giornalista, fumettista, narratore, poeta, regista e ricercatore del mistero, Pier Carpi morì nel 2000 a soli sessant'anni, dimenticato da tutti, nonostante egli abbia lasciato un solco profondo nella cultura del nostro Paese.

Autodidatta cresciuto in un rigido collegio emiliano, senza aver mai conosciuto i genitori, iniziò ben presto a disegnare e a lavorare prima come fumettista - nel corso degli Anni Sessanta - ideando personaggi noir quali Zakimort e Teddy Bob e collaborando a numerose storie di Diabolik e Topolino e, successivamente, appassionandosi al mistero, all'occulto, all'esoterismo, diventando autore di pietre miliari nella storia del genere, quali "Storia della Magia", "Le società segrete", "Cagliostro", "Rasputin" e numerosi altri volumi.

E' dai suoi saggi, del resto, che nascono i film che ha diretto quali "Un'ombra nell'ombra", "Cagliostro" e "Povero Cristo", nei quali lavorarono attori del calibro di Bekim Fehmiu, Valentina Cortese, Irene Papas, Massimo Girotti, Rosanna Schiaffino, un giovanissimo ed allora sconosciuto Mino Reitano ed anche il mio caro amico fraterno Peter Boom.

Ho recensito diversi saggi di Pier Carpi, in questi anni, ne ho parlato diffusamente anche nel mio libro "Universo Massonico" e, in questi giorni, mi sono imbattuto nel suo ennesimo capolavoro saggistico, ormai, come gli altri, fuori catalogo da anni e reperibile solamente in qualche mercatino dell'usato, presso qualche appassionato del genere o su ebay, anche a modico prezzo.

"Testimoni del mistero", edito da Rusconi nel febbraio del 1979, è una raccolta di sei racconti-incontri che Pier Carpi ha avuto con personaggi curiosi e misteriosi, tutti appassionati di esoterismo e mistero, quali Agatha Christie, Giorgio Strheler, Irene Papas, Felix Yussupoff, Giuliana d'Olanda e Walt Disney.

Personaggi curiosi ed al contempo insospettabili. Agatha Christie con la sua strana amnesia che la portò lontana da casa per giorni, senza che lei stessa sapesse ove si fosse recata e la sua convinzione che ogni autore di romanzi gialli sia, in sé, un anticipatore della realtà; Giorgio Strehler, già iniziato alla Massoneria in gioventù, poi "bruciato fra le colonne", ovvero espulso, da Maestri incapaci di insegnargli l'arte Libero Muratoria e la sua passione per il mago John Dee, grande alchimista Cinquecentesco, conoscitore del segreto delle macchine magiche del teatro elisabettiano; Irene Papas ed i fantasmi che la perseguitarono allorquando recitò nel film "Un'ombra nell'ombra" e si fece beffe del rituale magico che Pier Carpi aveva allestito per girare la scena madre del film, dopo averlo studiato negli anni approfonditamente; Felix Yussupoff, incontrato da Pier Carpi assieme allo scrittore Pitigrilli a Parigi, negli Anni Sessanta, il quale si dice che avesse ucciso il monaco-mistico russo Rasputin, la cui figura lo stesso Pier Carpi tentò di riabilitare in un suo saggio, anni dopo; la Regina Giuliana d'Olanda e la sua passione per la stregoneria, ovvero le sue gite a Castletown, nell'Isola di Man, in Irlanda, presso la quale ha sede il museo internazionale di stregoneria, gestito da moderne streghe e stregoni, i quali hanno il compito, attraverso rituali antichissimi, di diffondere energia positiva laddove ve ne sia bisogno. E, infine, l'incontro fra Pier Carpi ed il mitico Walt Disney, in una villa veneta, presso un raduno Internazionale dell'Ordine Templare Jacques de Molay, al quale, notoriamente, Disney era affiliato. Ed ecco, dunque, Walt Disney, amabilmente discorrere con Pier Carpi della storia e dei segreti dell'Ordine del Tempio, tutt'oggi esistente e tutt'oggi depositario di millenarie conoscenze esoteriche, le quali, nei secoli, furono ostacolate dal Potere politico e religioso.

"Testimoni del mistero" è un saggio breve, ma allo stesso tempo molto illuminante.

Pier Carpi, ancora una volta, come nel suo stile, presenta i fatti per quelli che sono e pone ai suoi intelocutori domande precise, con autentico approccio giornalistico, alla ricerca delle verità celate, nascoste, velate. Storie di questo e dell'altro mondo, ove avvenimenti storici si succedono ad avvenimenti supernormali e soprannaturali, che hanno visto protagonisti scrittori, registi, attori, nobili e fumettisti celebri del Novecento, tutti conosciuti, incontrati e dunque intervistati personalmente dall'autore.


Luca Bagatin



23 dicembre 2012

"Un'ombra nell'ombra" di Pier Carpi, film horror del 1979 (con la partecipazione anche dell'amico Peter Boom)



Ieri sera, per la prima volta, ho avuto il piacere di vedere il film horror "Un ombra nell'ombra", del 1979, di Pier Carpi, tratto peraltro dal suo omonimo romanzo.
Pier Carpi è certamente l'autore del mistero che più di altri mi ha permesso di conoscere ed approfondire le questioni relative alla Magia, alla Massoneria, al paranormale.
Fu giornalista e fumettista, prima ancora che regista, fra gli anni '60 e '90, morendo prematuramente nel 2000.
"Un'ombra nell'ombra" non è un film convenzionale. Ricco di simbolismo, autentico o romanzato che sia (più spesso autentico, con ottime scenografie e cura dei dettagli negli oggetti di scena, come le spade rituali ed i costumi/mantelli indossati), ha per protagonista le donne (interpretate da attrici del calibro di Valentina Cortese, Irene Papas e Anne Heywood). Donne che, nel film, hanno scelto di servire Lucifero, salvo pentirsene amaramente. Spose del Demonio, sono impossibilitate ad avere rapporti sessuali con altri uomini e non possono condurre una vita normale.
La figlia di una di esse, Daria (una giovanissima Lara Wendel), scopre ben presto di essere figlia del Demonio ed a comportarsi come tale, uccidendo tutti coloro i quali le sbarrano il passo. Sino al punto dal voler impadronirsi del potere papale, dirigendosi verso il Vaticano.
Nella scena finale mi ha piacevolmente colpito il fatto di avervi riconosciuto un giovane Peter Boom, carissimo amico e già collaboratore di questo blog, nei panni di taxista (peraltro spaventatissimo dalla sguardo "demoniaco" della passeggera-Daria).
Tutto ciò mi ha fatto curiosamente pensare al mio recente libro, "Universo Massonico" (Bastogi editrice), che è dedicato - fra gli altri - proprio a Peter Boom (amico senza tempo) e nel quale Pier Carpi è nominato numerosissime volte, proprio perché alle sue opere misteriosofiche ho attinto moltissimo.
E' un'evidente coincidenza. Diciamolo subito ai numerosissimi "complottisti del put", che potrebbero ravvisare in tutto ciò chissà quale disegno satanistico ahahahahah

Alcune scene del film con protagonista l'amico Peter Boom (1936 - 2011)



6 agosto 2012

"Un uomo nuovo" di Salvatore Alessi: film-spaccato della politica siciliana ed italiana. Con un'intervista all'attore protagonista Andrea Galatà a cura di Luca Bagatin


Ho avuto l'onore ed il privilegio di vedere in anteprima il film non ancora uscito nelle sale - ma che mi auguro troverà presto un distributore - "Un uomo nuovo", di Salvatore Alessi e tratto dal romanzo di Adriano Nicosia "Cogli la rosa, evita le spine", interpretato dall'amico Andrea Galatà, giovane attore catanese, la cui interpretazione ha ricevuto il premio come miglior attore alla prima edizione del Catania Film Festival.
Andrea è Rosario Roccese, candidato a Sindaco di Monsalso, paese siciliano inventato, che è uno spaccato della realtà siciliana, ma anche quella del nostro intero Paese.
Nel corso del film vediamo un Rosario prima bambino, legatissimo alla sorella maggirore, la quattordicenne Anna (interpretata da una struggente Veronica Cusimano), la quale rimarrà presto incinta del suo ragazzo.
L'amore fra i due giovani, ad ogni modo, sarà ostacolato in particolare dal padre del ragazzo, l'Ingegner Grassi (Roberto Burgio), proprietario della fabbrica di grano di Monsalso, presso la quale lavora il padre di Rosario e di Anna.
L'Ingegner Grassi obbliga il padre di Rosario, Salvatore (Orio Scaduto), a far abortire la figlia, la quale ne rimarrà presto sconvolta, al punto di suicidarsi.
Tempo dopo, Rosario, ormai adulto, diventerà il figlioccio dell'Ingegnere Grassi, il quale, assieme al Sindaco uscente di Monsalso, gli procurerà i voti necessari ad essere eletto, tessendo rapporti con la Chiesa (rappresentata da Don Giuseppe, interpretato da Nino Frassica, per la prima volta sullo schermo in un ruolo drammatico), con le banche e con la criminalità organizzata, facendone affiliare Rosario stesso.
Rosario è, dunque, un "uomo di paglia" nelle mani dei potenti, il quale pur è convinto di poter cambiare le cose. In cuor suo è un idealista, ma è anche un debole che si lascia usare.
Affranto dal rimpianto di non aver potuto salvare la sorella maggiore, finisce per uccidere, in Chiesa, l'Ingegner Grassi, con un coltello e lavandosi le mani nell'acquasantiera. Sarà, io credo, l'ennesimo gesto vile.
Rosario adulto non è certo migliore delle mani che lo guidano, tessendone e plasmandone il presente ed il futuro. Un futuro che sarà segnato dal potere, ma, a quale prezzo ?
A prezzo di una vita da codardo che, vilmente, ha lasciato corrompere la sua mente, perdendo quell'innocenza che possedeva, intrinsecamente, da bambino. Quando amava la sorella, perché quell'amore si è spezzato per sempre.
La vendetta di Rosario nei confronti dell'Ingegnere, non è che l'estremo atto di viltà.
Perché la vendetta non è che la peggior forma di corruzione della mente. Essa è strumento facile, immediato, apparentemente e vilmente risolutivo, in quanto essa è radicata da secoli nell'individuo, sua dannata compagna ancestrale con la quale l'uomo pensa di poter risolvere tutto, scacciare i fantasmi di un passato che non passa. Mentre in realtà è la vendetta stessa che lo fa precipitare nel vortice dei suoi più bassi istinti, facendogli perdere ogni briciola di umanità che gli è rimasta.
Rosario Roccese non può, dunque, essere perdonato e non può, a mio giudizio, essere considerato "un uomo nuovo". Egli non è più uomo, in quanto ha venduto la sua umanità prima al potere e poi alla vendetta. Egli non si è rinnovato, bensì si è totalmente corrotto.
Corrotto come quella politica che, l'anima innocente di Rosario, avrebbe voluto/creduto di poter cambiare.
E mi ritorna alla mente uno scritto di Pier Paolo Pasolini, cantore dell'innocenza, del 1975, il quale scrisse:
"Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpire gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell'esplosione selvaggia della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese.
Uno scritto, quello di Pasolini, che inchioda certa politica di ieri ed ancor più di oggi (cambiano i nomi, non certo i ruoli), alle proprie dirette responsabilità.
Una politica che ha corrotto e corrompe, sempre di più, i giovani di oggi (e mi viene in mente quel giovane Vicepresidente del Consiglio comunale di Roma, recentemente arrestato per associazione a delinquere, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti), perché figlia del potere e della menzogna.
Rosario Roccese, pur tendendo al rinnovamento e dunque rimanendo legato alla sua anima bambina, finisce per perdersi nel buio di una società corrotta. Perché questa politica, ce lo dimentichiamo troppo spesso, è figlia di questa società.
Solo l'innocenza, il ritorno alla fanciullezza nella quale provava sincero amore per la sorella, avrebbe potuto restituirci un uomo pienamente nuovo perché in grado di battersi a viso aperto contro il malaffare, la corruzione e la violenza dell'universo che lo circonda e che lo condannerà, invece, ad essere un uomo di potere manovrato e manovrabile, come ce ne sono purtroppo tanti, troppi, in quest'Italia malata.
Il mio giudizio sul protagonista di "Un uomo nuovo" è dunque severo e non so se, effettivamente, sia questo ciò che ci ha voluto trasmettere il film di Alessi, che mi ha commosso e toccato molto.
Perché è uno spaccato della Sicilia e dell'Italia politica e sociale di oggi, che merita di tornare alle sue radici più pure, autentiche, sane, quelle che sognava, appunto, Pier Paolo Pasolini, ucciso non già da un marchettaro, bensì dal Potere e da una società che a questo Potere ha fornito alimento ed alibi. E continua, purtroppo, a fornirlo ed a fornirne.


Luca Bagatin





Andrea Galatà, trentaquattrenne di Catania, protagonista de “Un uomo nuovo”, ha esordito nel mondo dello spettacolo a quindici anni, come danzatore classico e moderno in una compagnia nazionale di giro. A teatro ha ricoperto e ricopre numerosi ruoli, interpretando Romeo, Mercuzio, Prometeo e molti altri. Ha lavorato con artisti quali Irene Papas, Judith Malina, Romano Bernardi, Roberto Laganà e Wendell Wells; nonché in televisione in fiction quali “Quo vadis baby ?”, “Il capo dei capi”, “La vita rubata” e “Due imbroglioni e mezzo”.  Laureato in giurisprudenza, è uno dei principali occupanti del Teatro Valle di Roma, nonché referente del Movimento per la Cultura per il Lazio.  Oggi ho il piacere di intervistarlo e di ringraziarlo per avermi fatto conoscere questo suo ultimo lavoro.


Luca Bagatin: Dunque, Andrea, la domanda è d'obbligo. Visto che esordisci come danzatore, come nasce la tua passione per la danza?

Andrea Galatà: Mi ha sempre attratto la possibilità di esprimermi attraverso il gesto fisico. L’energia che si smuove in maniera potente e divertente. Ho sempre praticato molti sport e sentito la necessità di superare i miei limiti, ma non mi sono mai accontentato di sudare e basta. Ho bisogno anche di incanalare queste forti energie verso uno scopo comunicativo, di condividerle. Questo rappresenta la danza per me.


Luca Bagatin: Preferisci danzare, recitare in teatro o, piuttosto, davanti alla macchina da presa?

Andrea Galatà: Non riesco, per fortuna, a percepire differenze particolari. Vedo un palcoscenico, o un set, come luoghi nei quali è possibile esprimersi. Come lo facciamo riguarda piuttosto l’efficacia del linguaggio che scegliamo per esprimere determinati contenuti. Ad esempio il linguaggio cinematografico è diverso da quello teatrale e non bisogna sottovalutare questo punto; altrimenti si rischia di peccare di presunzione e di non riuscire a comunicare con il pubblico in maniera consapevole ed efficace. Non è sufficiente essere ottimi attori in teatro per esserlo anche al cinema, così come non è sufficiente essere ottimi musicisti classici per essere automaticamente brillanti jazzisti. Approfondire i diversi linguaggi è invece un atto d’amore e di umiltà che può aprire la mente e rendere un palcoscenico un luogo in cui esprimersi senza limiti. E questo è davvero stimolante.


Luca Bagatin: Dalla laurea in giurisprudenza alla recitazione. Da Catania a Roma. Percorso certamente impegnativo. Puoi parlarcene?

Andrea Galatà: Sono sempre stato un curiosone e la vita, così come la famiglia, mi hanno spinto a percorrere strade apparentemente contraddittorie. Per anni non ho saputo gestire questo conflitto, temendo di non essere capace di riconoscere la mia strada; di essere dispersivo. Poi ho capito che forse la mia specificità stava proprio nel mio essere eclettico, nel mio rifiuto per dogmi e percorsi predeterminati, nel piacere di mettere in comunicazione tra loro mondi apparentemente inconciliabili. Forse è questo il mio talento. Mi piace tentare strade nuove e rompere gli schemi. Per quanto riguarda i miei viaggi, in realtà lasciare la mia terra non è stato facile. Il “richiamo” di cui è capace una terra come la Sicilia può comprenderlo solo chi in Sicilia ha vissuto, anche solo per un breve periodo; chi ne ha sentito gli odori, osservato la natura e spiato le tradizioni. Oggi però è difficile per un attore radicarsi in un posto, perché la grande concorrenza e la scarsa offerta ci costringono ad inseguire il lavoro superando ogni confine geografico. Sono molto legato alla mia terra, infatti lavoro spesso in Sicilia e ci torno ogni volta che posso.


Luca Bagatin: Che cosa significa, per un ragazzo giovane, oggi, lavorare in un mondo precario come quello della cultura e dello spettacolo?

Andrea Galatà: Per la nostra generazione purtroppo quasi tutti i lavori sono precari. Condividiamo tutti questa faticosa esperienza, nella quale ogni giorno bisogna difendersi dagli attacchi al nostro futuro, alla nostra dignità sociale. Quello che davvero mi stupisce è l’incapacità della classe politica di percepire l’arte come un investimento e non come una voce di spesa. In una nazione come l’Italia l’arte e la cultura rappresentano la principale fonte di ricchezza spirituale e... materiale! Con l’arte e la cultura si può diventare più ricchi. Più ricchi nel cuore, più ricchi intellettualmente e più ricchi economicamente! Spero che la crisi economica ci aiuti presto a reinventare almeno la nostra scala di valori e riscoprire l’immenso valore dell’arte come strumento primario di evoluzione intellettuale e spirituale di un popolo.


Luca Bagatin: Mi hai confessato di essere un appassionato di esoterismo e di universi spirituali. Come nascono queste tue curiosità ?

Andrea Galatà: Fin da bambino sono sempre stato affascinato dal simbolismo e dai rituali. E’ proprio questo che mi ha condotto verso uno dei riti magici collettivi più antichi: il teatro. Se si ama l'arte, si ama l'essere umano, si ama la vita, così come la necessità di narrarla e investigarla. Secondo me non è possibile scollegare questi aspetti. Le storie che raccontiamo, attraverso i simboli e le analogie, cercano di confrontarsi con le passioni umane, con gli archetipi, cercano di svelare la vita, il visibile e l’invisibile. Le storie migliori narrano le grandi trasformazioni dei personaggi, per stimolare quelle del pubblico. L'arte è da sempre uno strumento “alchemico”.


Luca Bagatin



21 dicembre 2009

Un ricordo di Pier Carpi



Dello scrittore, giornalista, regista, fumettista ed esoterista Pier Carpi parlai diffusamente in un mio articolo del 2 settembre 2009, pubblicato anche su questo blog. A distanza di quasi dieci anni dalla sua morte, avvenuta nel più tetro e lugubre silenzio. Un silenzio che, purtroppo, dura ancora e che costringe oggi la vedova Carpi - la scrittrice  Franca Bigliardi - a vivere una situazione economica assai difficile.
Pier Carpi fu personaggio del panorama culturale italiano spesso avversato per le sue prese di posizione "contocorrente" e - per questo - volutamente rimosso in quest'Italia dalla scarsa memoria storica ed ove l'"egemonia culturale" di gramsciana memoria incombe come un macigno, non permettendo quella fondamentale apertura necessaria all'approfondimento, allo scambio ed alla diffusione delle idee.
Di Pier Carpi ricordiamo qui - brevemente - numerosissime opere sulla Storia della Magia, sulle Società Segrete, su Cagliostro di cui realizzò anche un prestigioso film, su Papa Giovanni XXIIIesimo, sulla figura di Gesù e su Licio Gelli, di cui peraltro fu amico.
Pier Carpi realizzò e sceneggiò anche il film horror "Un'ombra nell'ombra", nel 1979, con attrici del calibro di Valentina Cortese ed Irene Papas, nonché collaborò con Alfredo Castelli nella redazione di alcuni numeri del fumetto cult "Martin Mystere" della Bonelli Editore.
Vorrei qui riportarvi un paio di video a lui dedicati: un'intervista all'autore sul suo ultimo libro "Gesù contro Cristo", ed uno spezzone tratto dal film "Un'ombra nell'ombra" (per taluni considerato - a torto - un film di serie B).
Oggi, Pier Carpi, è seppellito a Viadana (MN), sotto un semplice cumulo di terra.
Morì a soli 60 anni nel 2000.

L.B.



2 settembre 2009

Pier Carpi e il Venerabile

STORIA DI UN AUTORE TRISTEMENTE DIMENTICATO A CAUSA DI UNA TRAGEDIA SCRITTA DA GIGANTI, MA RECITATA DA NANI IMPAZZITI (come egli stesso ebbe a dire)
di Luca Bagatin

Ho scoperto Pier Carpi aggirandomi, come spesso mi accade, fra la sezione esoterismo di una nota libreria veneziana.
"Le profezie di Papa Giovanni XXIII" fu il primo suo libro che lessi d'un fiato. Fu solo poi che scoprii che Pier Carpi (pseudonimo di Piero Arnaldo Carpi), emiliano, classe 1940, era prima di tutto conosciuto - specie negli anni '60 '70 - come fumettista e finanche giallista, autore de "Il romanzo di Diabolik", di molte storie a fumetti di Topolino e finanche di qualche numero di "Martin Mystere" della Sergio Bonelli Editore, in collaborazione con l'ottimo Alfredo Castelli, con il quale fonderà anche la rivista "Horror" nel 1970.
Da allora ricercai tutto su di lui, ma trovai ben poco. Quasi tutte le sue opere sono fuori catalogo da tempo, forse finanche da prima della sua prematura morte, avvenuta nel giugno del 2000.
Approfondii sulle pagine da lui magistralmente scritte in “Cagliostro il Taumaturgo”, la figura del conte Alessandro Cagliostro (di cui realizzò anche un film, nel 1974, oggi pressoché introvabile, con la sceneggiatura anche di un'insospettabile Enrica Bonaccorti), scoprendo che egli era un autentico Grande Iniziato e non l'imbroglione Giuseppe Balsamo come l'Inquisizione avrebbe voluto far credere. Mi immersi nel mondo degli imbroglioni dell'occulto con "I mercanti dell'occulto" e consigliai quel libro, con ironia ed una punta di disprezzo, alle varie fattucchiere ed imbonitrici nelle quali - in occasioni sporadiche ed assolutamente accidentali - mi capitò d'imbattermi.
E poi approfondii la figura di Licio Gelli, di cui Pier Carpi fu amico per tutta la vita e che ebbe il coraggio di riabilitare nel saggio “Il caso Gelli”, del 1982, ove dimostrò come l'inchiesta sulla P2 non fosse che una bolla di sapone costruita ad arte dal Potere politico dell'epoca per nascondere le sue malefatte.
E proprio di recente ho avuto la fortuna di trovare ed acquistare uno fra gli ultimi romanzi-verità di Pier Carpi, scritto nel 1993, sulla figura di Gelli: "Il Venerabile", edito dal suo amico tipografo Ivo Zarotti con il quale collaborò in gioventù. Romanzo dal quale avrebbe voluto trarre una sceneggiatura per un film.
Ne "Il Venerabile" Carpi ricostruisce, a mò di romanzo, la biografia di Gelli, ma anche la storia della sua stessa vita. Ovvero di quando Carpi crebbe in un orfanotrofio, maltrattato e vilipeso, e successivamente cresciuto con amore dai frati benedettini. Del suo incontro, a sedici anni, con la moglia Franca Bigliardi che ancora oggi ne onora la memoria.
E poi della sua amicizia-inimicizia con il disegnatore Hugo Pratt, della sua carriera come fumettista, regista e ricercatore del mistero. E dunque le sue ricerche sulla Massoneria che lo portarono a collaborare direttamente con la Loggia P2 del Grande Oriente d'Italia ai tempi della Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Loggia discreta, per nulla segreta, come fu erroneamente fatto credere. Visto che nell'Obbedienza di Palazzo Giustiniani non esistono, sino a prova contraria, Logge segrete o presunte tali.
A Pier Carpi capitò infatti di collaborare con la P2 quando ancora Licio Gelli era un Signor Nessuno, per così dire.
In qualità di giornalista, infatti, gli fu chiesto da alcuni membri della P2 di intervistare Vittorio Emanuele - il Re d'Italia in esilio in Svizzera - e Marina Doria. Vittorio Emanuele era allora membro di spicco della P2 e ben presto divenne molto amico di Pier Carpi e della moglie.
A Carpi venne dunque in mente di studiare la questione al fine di far concedere il riconoscimento del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (fondatrice della Massoneria speculativa nel 1717). E pensò di farlo proprio per mezzo di Vittorio Emanuele che, essendo massone d'origine nobile, avrebbe potuto convincere il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia inglese di diritto, a concedere il riconoscimento ufficiale al GOI.
Così puntualmente avvenne. E pochissimi sanno che fu proprio merito del nostro Pier Carpi (tale riconoscimento fu revocato nel periodo successivo al presunto scandalo P2).
Fu così purtuttavia che Pier Carpi si trovò inserito a sua insaputa (lo seppe solo tempo dopo) nelle liste della P2, pur non essendo mai stato iniziato regolarmente alla Massoneria.
Tempo dopo ebbe modo di conoscere Licio Gelli e fu in quell'occasione che diventarono molto amici.
Ne "Il Venerabile", appunto, Carpi ci mostra il Gelli dei tempi del Fascismo, ardito nella Guerra di Spagna e successivamente in Albania. Capo del Fascio di Pistoia, ma anche filantropo nei confronti dei molti ebrei e compaesani partigiani che salvò dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Un Gelli sicuramente calcolatore, fascista convinto, ma anche umano. Come la Storia - scritta e spesso mistificata sempre dai vincitori - non ce lo ha mai presentato.
Fu allorquando scoppiò il presunto scandalo P2 che Pier Carpi si trovò seriamente nei guai, pur non avendo commesso nulla.
Come amico di Gelli ed iscritto nei registri della Loggia, si vide ingiustamente indagato, vilipeso e non riuscì neppure più a lavorare. Le sue condizioni di salute, peraltro, si aggravarono e lo porteranno, come sopra scritto, ad una prematura morte all'età di 60 anni.
In questo suo romanzo-verità, dunque, egli racconta tutto ciò, non risparmiando nulla. Chiarendo, come successivamente i fatti si incaricheranno di chiarire, che la P2 era una Loggia discreta, non segreta, che di massonico aveva ben poco, certo, ma che non aveva né intenzione di complottare contro lo Stato né altro illecito scopo.
Licio Gelli aveva unicamente in testa l'obiettivo di rendere la Massoneria italiana un'organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano di Rinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni '70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c'entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all'indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via....
Pier Carpi, sostanzialmente, queste cose le spiegò ne “Il caso Gelli” e successivamente le riprese nel romanzo-verità di cui stiamo parlando.
Libri che gli costarono davvero l'isolamento fisico e morale nel panorama culturale italiano d'allora, spesso monolitico, poco incline all'approfondimento, chino nei confronti del Potere (quello vero !).
E fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l'ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo.
Peccato purtuttavia che Licio Gelli, oggi completamente riabilitato, si sia totalmente dimenticato dell'amico Pier Carpi e della moglie, la scrittrice Franca Bigliardi (nota per aver scritto “Il ventre di Maria”) già sopra citata, che si trova oggi in condizioni economiche precarie al punto di essersi trovata costretta a vendere tutti i diritti del marito per pochi euro.
Oggi, di Pier Carpi, ci rimane dunque solo un piccolo Centro Studi (piercarpi.interfree.it) messo in piedi dalla stessa moglie e da Salvatore Vaglica, amico e procuratore dello scrittore, e che vorrei ringraziare per la collaborazione prestatami per la redazione di questo mio pezzo. Entrambi hanno annunciato che sarà presto ripubblicato di Pier Carpi il primo numero del “Romanzo di Diabolik”, nel '67 edito da Sansoni ed oggi curato dalla Larus Edizioni e che sarà distribuito in tutte le librerie.
E' volontà del Centro Studi intitolato a Pier Carpi, dunque, la ripubblicazione di tutte le sue opere, negli anni a venire.
Un primo importante passo per far tornare alla ribalta un grande maestro della letteratura, del cinema, del fumetto e dell'esoterismo serio e chi scrive è sin d'ora ben intenzionato a proseguire la collaborazione con il Centro Studi Pier Carpi per la promozione di tali opere, con profondo senso di gratitudine ed ammirazione.

Luca Bagatin

Un giovane Pier Carpi e, qui di seguito, alcuni dei suoi successi editoriali, fumettistici, cinematografici e saggistici fra gli anni '60 e gli anni '90



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
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