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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 dicembre 2011

L'oligarchia partitocratica e le riforme che il governo Monti non riesce ad attuare



Oligarchia partitocratica. Di questo soffre il nostro Paese.
Lo vediamo da parecchi anni, ovvero da quando siamo abituati al balletto "destra-sinistra", che, nei fatti, sono in realtà due blocchi statalisti ed alquanto "sinistri" entrambi.
Il governo Monti potrà fare qualche cosa in questa situazione di precarietà, visto che è retto proprio da quelle forze politiche che oggi sì e domani pure gli correggono e gli rispediscono al mittente delle ottime riforme di rilancio dell'economia e del mercato del lavoro ?
Mah.
Sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori - che già i radicali tentarono di abolire con il referendum le cui firme raccolsero nel '99 - le forze politiche nicchiano, ovvero si rifiutano di abolirlo. E così condannano le aziende alla loro bella crisi e a non assumere più nessuno.
Sulle liberalizzazioni ? Apriti cielo ! Nessuno vuole attuarle ! E così siamo l'unico Paese occidentale a mantenere Ordini professionali e Corporazioni volute ed imposte dal Fascismo.
Monti ed il suo governo sarebbero gli unici, oggi, in grado di dare una sferzata liberale all'economia ed al mercato italiani. Glielo lasciassero fare !
E invece no: tutti (con l'esclusione del Terzo Polo che è l'unico a sostenere responsabilmente questo governo) si comportano come gli "utili idioti" (per usare un'espressione cara a quel Lenin da cui questi neocomunisti derivano) della Lega Nord e dell'Italia dei Valori. Con l'unica differenza che, mentre Lega ed IdV fanno opposizione dura a Monti, loro, il Pd ed il PdL, lo sostengono, ma gli cassano tutte le riforme liberali !
E quindi: niente abolizione delle Province; niente abolizione dell'articolo 18; niente liberalizzazioni e niente rilancio liberale dell'economia.
Pd e PdL avrebbero fatto la gioia di Lenin, ma anche di Mussolini, infatti.
I controriformatori parlano del governo Monti come di un governo di "banchieri", quando invece è un governo composto da persone di alto livello che nella loro vita hanno sempre vissuto del loro lavoro e non meramente di politica. Oltre che trattasi di figure che, a differenza di moltissimi parlamentari, sanno parlare correttamente l'italiano.
Dal Pd al PdL passando per Lega Nord ed IdV, le forze politiche, pensano invece alle prossime elezioni, ovvero a come lanciare nuovi slogan per tentare di recuperare i consensi inevitabilmente perduti.
Ma l'Italia non sarà certo così fessa dal votarli ancora.

Luca Bagatin



7 dicembre 2011

Il governo Monti e la manovra salva Italia


La si potrà criticare, così come tutte le manovre economiche che l'Italia ha avuto in tutti questi anni, ma una manovra come quella attuata dal governo Monti era necessaria.
Era necessaria e ci appare anche, tutto sommato, condivisibile ed equa.
Ci sono delle ombre e non sono poche, è vero. Almeno due ed evidenti: l'aumento dell'IVA, a decorrere da ottobre 2012 di ben due punti percentuali, il che porterà a comprimere i consumi in un momento nel quale andrebbero incentivati; la seconda è il ritorno dell'ICI sulla prima casa, un po' un salasso visto che la casa dovrebbe essere un diritto senza dover pagare per questo una tassa allo Stato.
Ma tant'è.
Ci sono però anche delle luci, anche queste, non poche: finalmente si aumenta l'età pensionabile, raggiungendo una media europea, e ciò per poter garantire un futuro alle giovani generazioni che altrimenti una pensione non potrebbero certo godersela; finalmente si aboliscono le giunte provinciali e, dunque, di fatto si aboliscono le Province quali enti politici, per restituire loro il vero scopo per il quale sono nate: ovvero enti tecnico-amministrativi; si introducono poi incentivi alle aziende che assumeranno giovani di età inferiore ai 35 anni e donne nel Mezzogiorno ed inoltre non ci saranno nuove tasse sulle imprese; inoltre saranno introdotte nuove tassazioni su automobili, imbarcazioni ed aereomobili di lusso.
E' vero, si poteva fare di più, come ad esempio privatizzare il carrozzone Rai-Tv; decurtare drasticamente gli stipendi dei politici nazionali e locali; innalzare la no tax area per le categorie meno abbienti.
Si poteva fare di più, certo, ma si poteva fare anche di meno. Ovvero così come hanno fatto i governi di destra e sinistra in questi ultimi diciassette anni.
Il governo Monti, in soli diciassette giorni ha fatto molto per il Paese ed ora toccherà vedere se le forze politiche lo sosterranno oppure faranno, come al solito, il bello ed il cattivo tempo.
Già gli estremisti di Lega Nord ed Italia dei Valori sono sul piede di guerra e ciò ci fa piacere, perché dimostrano una volta di più che le misure attuate da Mario Monti sono misure liberali. Sono misure liberali che, guarda caso, hanno sostenuto – in tutti questi anni – le piccole forze laiche, liberaldemocratiche e liberalsocialiste presenti in Parlamento, o comunque gli esponenti che ad esse facevano riferimento: nell'uno o nell'altro scheramento.
Il Terzo Polo sostiene il governo incondizionatamente, gli altri, invece, vedremo.
Fatto sta che: o lo faranno, oppure la crisi non si arresterà mai.
Occorre pensare alle nuove generazioni e non a fare demagogia, sosteneva De Gasperi. Con Monti ed i suoi ministri tecnici, che non hanno alcuna velleità elettorale, ciò sembra possibile.
Hanno il sostegno dell'Europa, degli Stati Uniti d'America, dei media intellettualmente onesti e dei cittadini intellettualmente onesti.
Li si lasci, finalmente, lavorare.

Luca Bagatin



30 novembre 2009

Berlusconi scelga: o con i Riformatori o con gli Statalisti


Ma sì, Brunetta è un economista di stampo liberale, mentre Tremonti uno statalista d'antan.
Niente di diverso da quel che sapevamo sin da quando questi due signori iniziarono a gravitare attorno ai movimenti costruiti da Silvio Berlusconi dal 1994 a questa parte.
E così, riteniamo che il Premier debba – una volta per tutte - scegliere la linea da seguire: o quella riformatrice o quelle conservatrice.
Oppure rassegnarsi ad una spaccatura imminente del PdL già annunciata dai continui strappi di Gianfranco Fini e da molti suoi fedelissimi.
Perché stupirsi ? Se questo governo sta facendo poco o nulla rispetto a quanto annunciato in campagna elettorale è più che giusto che qualuno faccia la voce grossa.
Dov'è finita la drastica riduzione delle imposte ? Dov'è finita l'abolizione delle Province e degli enti inutili ? Dov'è finita la riduzione della spesa pubblica improduttiva ? Dove sono finiti gli investimenti alla ricerca ?
Quanto chiede il Ministro Renato Brunetta non è altro che quanto chiede il Paese e quanto annunciato anche dal Governo Berlusconi IV dal suo insediamento.
Tremonti e la Lega Nord hanno fatto di tutto per remare contro ed allora.....eccoci qui ancora una volta senza riforme.
Berlusconi, quindi, scelga da che parte stare.
Abbia anche il coraggio di sostituire Tremonti alla guida del Ministero dell'Economia con politici liberali seri: con lo stesso Brunetta oppure con l'ottimo Antonio Martino, ingiustamente ed immeritatamente messo in soffitta da tempo dal Cavaliere di Arcore.
Si modifichino quindi anche le alleanze: si defenestri la Lega Nord e si imbarchi l'Udc ed i suoi nuovi alleati centristi.
Se così non sarà non si vede quali prospettive di rinnovamento possa aspettarsi il Paese.
E personalmente intravedo all'orizzonte un nuovo possibile cambio di rotta anche per il dopo-Berlusconi: un'aggregazione riformatrice che abbia come leader proprio Gianfranco Fini e Renato Brunetta, alleata a tutti i laici, liberali, repubblicani, radicali ed ai centristi di Casini. Capace di contrapporsi allo statalismo social-Burocratico del Pd, della sinistra e della destra estreme, di Tremonti, della Lega Nord ed al giustizialismo di Di Pietro.
Finalmente l'Italia vivrebbe così una vera contrapposizione: Liberali e Riformatori contro Statalisti e Conservatori. Con ai secondi un'opposizione assicurata per i prossimi decenni.

Luca Bagatin



17 giugno 2009

Perché suggerisco di andare a votare al referendum del 21 giugno e di votare per il SI


Ho sempre avuto forti perplessita, se non contrarietà, relativamente all'esistenza del quorum per quanto concerne i referendum.
Lo trovo una vera e propria presa in giro nei confronti degli elettori-contribuenti e poco importa se è previsto dalla Costituzione.
Intendiamoci: che cosa si direbbe se si introducesse un quorum per le elezioni politiche ? Se non si raggiungesse la metà più uno degli aventi diritto al voto che cosa si farebbe ? Elezioni annullate ? L'anarchia ? Il caos ? La dittatura ?
Non è serio e stupisce davvero che, quando si parla di riforma della Costituzione, non si pensi mai all'unica cosa veramente da abolire in quanto indecorosa: la presenza del quorum nei referendum.
O una persona vota per il SI o vota per il NO. Altre scappatoie sono mere furbate della classe politica nazionale. E' sempre stato così in questi ultimi anni e, personalmente, a questo gioco non ho mai accettato di starci.
Mi dispiace che moltissimi esponenti politici a me vicini - persone preparatissime e che stimo profondamente - dell'area liberale e repubblicana e relativi partiti, preferiscano aggregarsi in un comitato unitario per battere il referendum del 21 giugno- come affermano loro – mediante il non voto.
Si può essere o meno d'accordo sui singoli quesiti, ma il voler far fallire un referendum significa aver buttato danari pubblici dalla finestra. Specie se a vincere saranno i SI: indipendentemente dal numero degli elettori.
E' già successo con il referendum sulla procreazione assistita, allorquando la Chiesa cattolica ed i suoi accoliti fecero campagna per l'astensione e mi ricordo gli amici repubblicani, liberali e radicali (ed io con loro) schierati a dire che no, chi faceva campagna elettorale per l'astensione rifiutava il confronto aperto.
Ora sono io che affermo: cari amici e compagni, ora siete voi che temete l'esito delle urne !
E francamente non capisco nemmeno perché, visto che non è l'attuale legge elettorale che riuscirà mai a rappresentarvi in Parlamento.
E non è nemmeno vero che i tre questiti referendari del 21 giugno peggioreranno la situazione, in sé.
I primi due quesiti stabiliscono semplicemente che alla Camera ed al Senato vincerà il partito che ha raccolto più voti. Non mi pare ci sia nulla di scandaloso in sé, visto che ciò accade già nei Paesi anglosassoni. Posso contestare al massimo la presenza comunque degli sbarramenti – 4% per la Camera e 8% per il Senato – ma essi esistono anche nell'attuale legge elettorale.
Il problema dell'attuale legge elettorale e che il referendum vuole cancellare, è che favorisce due soli partiti: la Lega Nord ed il partito di Di Pietro. Due partiti populisti ed estremisti che condizionano pesantemente le
coalizioni (avrei capito se si fosse trattato di partiti liberali o moderati....ma così evidentemente non è).
In particolare, se passasse il SI ai due quesiti referendari, la Lega Nord vedrebbe definitivamente sbarrarsi il passo e non sarebbe più legittimata a governare e dunque a bloccare le riforme dell'attuale governo come quella dell'abolizione degli enti inutili. Province in testa.
E' a quel punto che dal PdL, partito che rimarrebbe in sella a lungo vista l'incapacità del Pd a progettare riforme credibili, potrebbe ridisegnarsi il nuovo bipolarismo per mezzo di una spaccatura costruttiva al suo interno. Da una parte potremmo così avere i Liberali (Renato Brunetta in testa seguito da Antonio Martino e con un ruolo da protagonisti di tutti i repubblicani, radicali e socialisti sparsi) e dall'altra i Conservatori (fra i quali potrebbero anche aggregarsi Rutelli e Franceschini che vedrei benissimo accanto a Maurizio Lupi ed a Bocchino).
Quanto al terzo quesito referendario, esso non prevede altro che una cosa sacrosanta e tanto invisa alle forze politiche attuali (fra cui i radicali che anche a queste ultime elezioni europee ne anno abusato): l'abolizione delle candidature multiple. Ovvero la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni e quindi frodare implicitamente l'elettorato (un po' come la candidatura di Berlusconi in tutte le circoscrizioni italiane, quando si sapeve peraltro benissimo che egli non avrebbe potuto fare il Parlamentare europeo ! Sic !).
Ordunque non mi scandalizzerei più di tanto per i tre quesiti referendari del 21 giugno.
Mi scandalizzano ben di più il quorum e queste forze politiche, che dagli anni '90 ad oggi hanno prodotto leggi elettorali assolutamente scandalose, ovvero veri e propri scippi nei confronti degli elettori, al punto che oggi molti di loro non si recano nemmeno più alle urne.
Certo, nessuno dei quesiti referendari prevede il ritorno alle preferenze e questo è l'ennesimo scandalo italiano (anche qui lo zampino della Lega Nord c'è tutto) al quale andrà presto posto rimedio.
Ad ogni modo ciò che temo è che questi referendum andranno disertati e gli italiani si ritroveranno ancora una volta con una legge elettorale
ad hoc per il partito localista di Bossi e Calderoli. Il che, scusate, non è né il massimo né il minimo.

Luca Bagatin



31 gennaio 2009

Europee con sbarramento: tormento della democrazia



Qualche giorno fa riflettevo sul fatto che il sottoscritto, da quando ha acquisito il diritto di voto, non è mai riuscito - alle elezioni politiche – ad incidere nell'elezione di un solo deputato o di un solo senatore.
Nessuno dei partiti che ho votato in precedenza è infatti mai riuscito ad andare oltre lo sbarramento previsto dalla legge elettorale maggioritaria per l'accesso alla Camera o al Senato (visto anche che non ho mai votato, in tali elezioni, per partiti coalizzati).
Mi sono sentito e mi sento dunque totalmente esautorato dal voto, ininfluente, impotente politicamente. E dunque, anche alle imminenti elezioni europee, se cambieranno – come pare certo accadrà - la legge elettorale ed introdurranno questi astrusi sbarramenti al 3, 4 o 5%, non avrà alcun senso che mi rechi alle urne. E molti altri elettori con me.
Siamo dunque inorriditi nel sentir parlare, ancora una volta, di riforma della legge elettorale per le elezioni europee.
Già di per sé è stata una truffa nei confronti di noi cittadini-elettori, l'aver introdotto una legge elettorale maggioritaria per le elezioni politiche (abolendo le preferenze pergiunta !).
In Europa, poi, esistono chiare e precise famiglie e tradizioni politiche che in Italia sono state spazzate via da coloro i quali oggi rappresentano il nulla politico e culturale (i due calderoni Pd-PdL).
In Europa vi sono in primis Popolari, Socialisti, Liberali ed ancora Sinistra Europea, Verdi, Nazionalisti ecc....
In Italia il Partito Democratico non ha ancora deciso la sua collocazione fra le tre (fuguriamoci un po' !), visto che a comporlo vi sono iscritti e componenti il gruppo dirigente che appartengono a tutte e tre le famiglie europee.
Il Popolo delle Libertà ha già deciso (più che altro l'ha deciso il suo leader) di collocarsi nella famiglia dei Popolari ed è gia qualcosa. Per quanto eminentissimi esponenti di questo “calderone” siano dichiaratamente Socialisti ed altri Liberaldemocratici.
La Lega Nord si collocherebbe probabilmente fra i Nazionalisti.
Con lo sbarramento al 3, al 4 o al 5 % rischierebbero di entrare nel Parlamento di Strasburgo – ma non è affatto scontato - anche quelli dell'Italia dei Valori (che si dicono liberali....per quanto abbiamo fortissimi dubbi in merito, viste anche le recenti sparate di Di Pietro contro il Quirinale) e quelli dell'UDC che sicuramente sono Popolari.
Sostanzialmente l'Italia rischierebbe di eleggere, così, a spanna, un buon 80% di Popolari, un 10 % di Nazionalisti, il restante 10% non è dato bene di sapere ove o come si collocherà.
Bella democrazia il nostro Paese ! Un Paese senza tradizione Socialista e senza tradizone Liberale, scomparse ufficialmente nel lontano 1992.
E poi, fra l'altro, ultimamente in Parlamento ci si lamenta che i partiti sono troppi, sic !
E si dice anche che questi partitini (ma quali ?) impedirebbero ai governi di governare !
Ma se Silvio Berlusconi ha oggi la maggioranza per fare le riforme necessarie senza che nessuno gli dia fastidio (a parte la Lega, che sull'abolizione delle Province non ci sente), ci chiediamo se il motivo di certe mancate-riforme siano per caso causa del PRI o del Nuovo PSI, noti partitini della maggioranza che oggi si vorrebbero falcidiare con neonate leggi elettorali epurative.
Ma se proprio da quei partitini storici arrivano, ovvero sono arrivati, determinati progetti di riforma portati avanti dal PdL (dal ritorno al nucleare, alle misure sociali, alla riduzione della spesa pubblica, all'abolizione degli enti inutuli) !
Siamo alla schizofrenia politica, ma tant'è.
Chi scrive ha notoria simpatia per Partito Repubblicano Italiano (al quale è iscritto), per il Nuovo PSI e per il Partito Liberale Italiano di Stefano De Luca (che ha votato e sostenuto alle ultime elezioni politiche). Se non vi fossero sbarramenti di sorta (e quindi il rischio di non avere nemmeno un eletto) sarebbe possibile rilanciare una lista della Casa Laica, collocata nell'ELDR (Liberali e Democratici Europei), che comprenda questi tre partiti, candidando solo ed unicamente under 40 e rilanciando il progetto per gli Stati Uniti d'Europa, ovvero per un Europa finalmente politica, che non discuta solo ed unicamente di pere e mele o di burocrazia, bensì di prospettive per noi giovani cittadini europei.
Probabilmente sogno.....come sempre.
Essendo purtuttavia e mio malgrado un tipo estremamente pratico mi immagino ciò che nei fatti – ahinoi - accadrà: sbarramento al 4 o 5%; liste calderone PD-PdL con tanti attori, cantanti, sportivi, mezze calze, cartapecore; l'Europa questa sconosciuta; Strasburgo che formaggio è !
La solita sbobba all'italiana, insomma. Ed allora varrà la pena rimanere a casetta propria, disertando in massa le urne.




Luca Bagatin



11 luglio 2008

Piazza Navona, i reazionari di oggi, l'alternativa liberale e libertaria: una risposta ad Enzo Marzo e a Critica Liberale



Ringrazio il direttore di Critica Liberale Enzo Marzo e la Fondazione Critica Liberale per il sollecito invio delle news relative alle loro battaglie, che pur non sempre condivido.
Mi riferisco in particolare alla manifestazione antiberlusconiana e dipietrina dello scorso 8 luglio, alla quale Critica Liberale ha partecipato.
Con la lettera che segue vorrei rispondere al loro Comunicato che potete trovare al link:

http://www.criticaliberale.it/GetIndexedPage.aspx?xml=orientamenti&id=18



Caro Enzo, cara Critica Liberale,
non ho condiviso e non condivido manifestazioni tipicamente reazionarie come quella dell'8 luglio scorso. Piazza Navona ha conosciuto ben altri fasti liberali ed anticlericali da non poter essere vilipesa così, da un personaggio (Antonio Di Pietro) che di innovatore e di riformatore non ha nulla.
Da un personaggio e dalla sua schiera di "intellettuali" e "comici" (mi spiace per la brava Guzzanti che amo moltissimo ma che questa volta è incredibilmente scaduta) che tristemente dal '92 ad oggi (ma, forse, sin dagli anni del compromesso storico antilaico) hanno scelto di schierarsi con una parte politica certamente non riformatrice.
E poi dice che uno si butta con Berlusconi.
Lo dico io che Berlusconi l'ho apprezzato solamente come imprenditore televisivo, ma che sotto il profilo politico mi ha sempre lasciato sostanzialmente indifferente. Lo dico io che non penso di essere reazionario e mi sono sempre battuto in prima persona in battaglie dichiaratamente libertarie, antiproibizioniste ed anticlericali.
Berlusconi imbarca i voti di coloro i quali non condividevano la cultura del compromesso storico degli anni '70. Di coloro i quali non erano e non sono moralisti e bigotti per quanto concerne la libertà di comunicazione, anche televisiva da contrapporre al monolitismo della Rai-Tv. Di coloro i quali hanno conosciuto e conoscono il sindacato abbastanza bene dal riconoscere che chi non ha un lavoro fisso o non è nessuno non ha alcuna possibilità di essere garantito. Salvo pagare di volta in volta per i relativi servizi prestati (però i sindacati prendono fior fior di quattrini dallo Stato....). Di coloro i quali sono assai poco interessati al risanamento dei conti pubblici (e magari pensano o ricordano che negli anni '80 i BOT davano interessi mica da ridere), purtuttavia sarebbero ben lieti di trovarsi qualche centinaia di euro in più in busta paga quali sgravi fiscali. E sono lieti di non dover più pagare l'ICI sulla prima casa (peraltro proposta di Rifondazione Comunista mai recepita dalla gauche au caviar). E sono anche lieti della Robin Tax e financo della tessera sociale.
Oggi, quantomeno negli ultimi tempi, qualche cosa è cambiato. Sono morte le cosiddette ideologie, purtuttavia traspaiono tutte le contraddizioni di un Partito Comunista e di una Sinistra Democristiana scarsamente progressive. Già allora, pur di non allearsi ai Socialisti ed ai Liberali, i comunisti si sarebbero alleati forse financo con la Destra nazionale.
E negli anni si sono legati ad un certo modo di fare "giustizia". A senso unico.
Quella che giustiziò l'odiato Tortora magari.
A me tutto ciò intristisce moltissimo. A me che iniziai a far politica a 17 anni nelle file della sinistra ambientalista e forse proprio per questo la compresi bene.
E mi accorsi tempo dopo, studiando, approfondendo, osservando, quanto ero stato cieco e ingenuo.
Oggi, certamente, mi piacerebbe moltissimo ci fosse un luogo dichiaramentamente laico, libertario ed anticlericale ove fare politica in completa autonomia da due schieramenti che in effetti non vogliono dire nulla e che hanno fatto di tutto per cancellare la gloriosa Storia del nostro Paese dal dopoguerra agli anni '90.
Purtuttavia mi rendo conto che con meno dell'1% non si va da nessuna parte. Ed allora guardo all'Europa ove vi sono i Liberali, i quali in Gran Bretagna stanno diventando il secondo partito dopo i Conservative.
E poi guardo ad un Partito Repubblicano americano che con McCain ha la possibilità di diventare un po' più libertario e certamente più liberale di un confuso partito obamista.
Ed allora in Italia sto con i Repubblicani di Nucara e La Malfa e guardo con simpatia ai 27 deputati Socialisti eletti nel Pdl e con immenso disgusto ciò che avviene in un Pd veltroniano ove, non sapendo che pesci pigliare e che linea avere, si guarda alla mediaticità di Di Pietro.
Altro che qualunquismo ! Magari ci fosse ancora il grande Guglielmo Giannini dell'Uomo Qualunque, grande liberale e repubblicano (espulso dal Pri a causa del suo eccessivo attivismo, sic !) di cui l'ottimo Lomartire ha pubblicato una biografia. Finalmente completa, finalmente non mistificatrice.
Magari tornasse una politica più vicina al cittadino, più radicale. Lo capisse anche Pannella che più volte nella Storia di questo medievale Paese avrebbe avuto la possibilità di guidare un grande Partito Riformatore di massa.
Ecco, caro Enzo, cara Critica Liberale, perché oggi l'unica sponda riformatrice è quella offerta dal PDL, dai Sacconi, dai Brunetta, dai Frattini e dai Tremonti. Nonostante tutto, certo. E ben consapevoli che di strada e di possibili alternative ve ne potranno essere nel futuro, forse, se lo vorremo, se sapremo costruire qualche cosa di alternativo.
Un abbraccio ed un caro saluto.

Luca Bagatin



19 aprile 2008

Elezioni regionali del Friuli Venezia Giulia: una Corazza inossidabile a tutto Tondo



A sinistra Alessandro Corazza, neo-Consigliere comunale; a destra Renzo Tondo, neo-Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia.


Concluse le elezioni Regionali del Friuli Venezia Giulia, non posso non fare i complimenti e dare spazio a due neoeletti in qualche modo a me vicini.
Alessandro Corazza, giovane (più di me sicuramente, anche se di poco) neo-eletto Consigliere regionale del Friuli per la lista dell'Italia dei Valori.
Non condivido quasi nulla delle sue idee ma, ad ogni modo, è una persona onesta e poi è un amico e lo ringrazio anche per avermi inserito da qualche tempo fra i link del suo blog (www.alessandrocorazza.it/homepage/).
Solamente non comprendo perché non abbia risposto al mio sms di complimenti. Forse un classico quando si entra in Consiglio per la prima volta.......e non ci si rende conto quanto la Bagatin-amicizia potrebbe essere utile in futuro: medita Corazza, medita.
La penna colpisce più della spada (forse non più dell'arma da fuoco di cui sono un vero patito, purtuttavia.....).
Ad ogni modo comunque.
Il secondo neoeletto al quale vorrei fare i complimenti, è un neoeletto "di lusso": trattasi del nuovo Presidente della Regione Renzo Tondo sostenuto da PDL e alleati (lo ringrazio anche di avermi contattato telefonicamente circa un mese prima delle elezioni e per essere stato involontariario co-protagonista di un mio racconto surRenale apparso su questo blog il 25 marzo scorso).
A lui, socialista della prima ora, che fu giovane segretario di Loris Fortuna, è andato il mio convinto voto contro il centrosinistra guidato da Illy, sprecone e conservatore che, peraltro, in 5 anni di governo ha dato un fottio di danari pubblici per il restauro di Chiese e parrocchie fatti passare come fondi alla cultura.....sic ! (come da me denunciato, nel silenzio di tutti, sulla stampa locale a suo tempo).
Buon lavoro, quindi.
Da questo avamposto virtual-internettico vi osserveremo e non saremo affatto parchi di puntuali frecciate qualora commettiate ca........te.
Voster-semper-Voster.

Max Bun.....oooops......
Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini