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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 aprile 2015

Alice (la vita non è un film)

Sono passati undici anni ma io Alice non l'ho mai dimenticata.
Lei mi chiamava "L'Uomo". Fu allora che nacque "Baglu, il Libero Marinaio dell'Inferno Virtuale".
In realtà non ho mai dimenticato ciò che mi ha scritto e mi fa piacere pensare che, anche quando non ci sarò più, i suoi scritti continueranno ad esistere.
Da qualche parte nel Cosmo.
Allora io avevo 25 anni e lei 28. Oggi andiamo per i quaranta entrambi e ci siamo persi di vista da nove anni. Forse non eravamo destinati l'uno all'altra (io del resto già allora ero convinto di non esistere), ma è necessario considerare che la vita non è un film. E, anche se lo fosse, non sarebbe un film erotico.

L.B.



Luca

E' inutile che strabuzzi gli occhi, e ti accarezzi la barba come a capire che succede... Succede poco, o insomma, succede che sei come una lama. E che certi giorni, certe notti... ma è più bello quello che non si dice. Giusto? Sei un pò come un cavaliere, senza macchia e senza paura (come mi hai scritto tu). Gli uomini che catturano il mio interesse sono pochi. O meglio nulli. Banali, ripetitivi, volgari e maleodoranti. Epperò.. tu, mi sembri l'opposto.

Infatti. Infatti.. che ci fai tra i miei pensieri all'alba di un pomeriggio melenso, tra te alla cannella e pasticcini al cioccolato? Che vuoi da me quando, mentre sto per dormire... ti vedo sai? Aggrappato al balcone, con un fazzoletto in mano...

Mi piace il tuo cervello. Ecco, tu non sei un uomo. Sei un'essenza velata di cose, ideali, sogni e lotte. Tutto ciò per cui io vivo e ansimo.

Ma sei vero?   


Alice, 1 dicembre 2004

Io mi scopo il tuo cervello ogni volta che ti leggo. E poi in testa giro filmini degni di Liala. Dove tu...
...non arrenderti mai, utopistico e meraviglioso Uomo...quello che in 28 anni non ho mai incontrato.
Però promettimi di iniziare a pensare che vivi, esisti...sennò non esisto neanche io.




31 marzo 2015

"Politica VS Sensualità": riflessioni (anti)politiche e (contro)culturali by Luca Bagatin

"Ragazzo e ragazza, l'uno tra le braccia dell'altra, Maggie e Jack, nella triste pista da ballo della vita, già demoralizzati, gli angoli della bocca pieni di rinuncia, le spalle che si afflosciano, accigliati, le menti prevenute - l'amore è amaro, dolce è la morte"

(Jack Kerouac)
Viviamo in un'epoca di apparente ricchezza e di reale povertà (interiore, economica...). Questa la conseguenza della globalizzazione e del capitalismo. Ovvero dell'egoismo.
Un tempo si chiamavano usurai e falsari. Oggi si chiamano banchieri.
L'alternativa alla crisi economica mondiale può essere l'esproprio e la conseguente nazonalizzazione/socializzazione del sistema bancario privato.
Prima lo si comprende meglio è.
Ogni qual volta sento proferire dalla bocca di un politico o di un imprenditore le parole "crescita", "innovazione" e "competitività" dalla mia bocca fuoriesce un rutto.
Le battute a sfondo sessuale non hanno mai fatto male a nessuno. Anzi.
E' la malizia che fa male, tanto quanto l'ipocrisia umana.
Due aspetti che rifuggo il più possibile.
Barack Obama paragonò il Colosseo di Roma ad un campo da baseball.
Questo il livello culturale del Presidente di una Repubblica federale che con la cultura ha sempre fatto a cazzotti.
Perdendo inesorabilmente.
Più conosco "sexy star" e più mi rendo conto di quanto siano interessanti e diverse dagli "stereotipi", dalla "vulgata" che le vorrebbe tutte corpo e nulla di più.
La parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) è l'anima.
Ed è la parte che mi piace sempre scoprire...di più.




1 settembre 2012

VERRA' LA MORTE E NON SARA' CIECA (le mancheranno solo un paio di diottrie): racconto surRenale by Luca Bagatin del 7 aprile 2008



Teofilo Agonia di Cernusco sul Serio (sul serio ? Ma và !), prima di morire, mi scrisse una mail in cui sosteneva che le Sick Girls sono il preludio del sadismo in tutta la sua drammatica drammaturgica dramaticità.
A qualcuno piace caldo. E qualcun altro sosterrebbe che le Sick Girls sono solo delle "gran gnocche".
Personalmente sospendo il giudizio almeno sino al Giorno del Giudizio: sono uno scrittore sadomaso.
Attendo quel Giorno con l'ansia congenita e le arterie otturate da voraci e veloci pasti alla Nutella e alla Salsa Rosè (non necessariamente in questo ordine e non necessariamente assieme).
Attendo l'ora della Sua-venuta.
Antonella Sua era un'impiegata del catasto sindacalista della Cisl nonché mia amica. Quando dico amica intendo amica-amica. Non ci andavo a letto insomma: era troppo alta per un tappo come me (che pur odora di balsamo al Vetyver) oscillante fra i 165 cm di Sarkozy e i 171 cm di Berlusconi.
Antonella Sua era alta 199 cm e senza tacchi: adorava le ballerine. Meglio se classiche: era lesbica.
Ho sempre avuto un debole per le lesbiche e, poi, infondo, sono debole di stomaco e, pertanto, ho un pessimo rapporto con le donne in generale.
Specie quelle in divisa.
Luisella Pravettoni di Cernusco Lambro è una mia ex tornata da poco dall'Afghanistan ove si trovava in missione speciale. Oggi è un bel pezzo di Corpo dei Parà.
Ora si è ri-fidanzata con un caramba, ma io ne conservo ancora le foto segnaletiche: allora, quando ci conoscemmo, ero Ispettore Capo della Squadra Speciale di Cernusco sul Naviglio e l'avevo pizzicata un paio di volte a rubare nella gioielleria di Teofilo Agonia. Il mio amico gioielliere.
Ad ogni modo comunque (parafrasando l'immancabile Dino Buzzati), torniamo a bomba: alle Sick Girls, al sadismo, alla trifola sanguigna e sanguinolenta. Tanto è tutto succo di pomodoro.
Da almeno un mese frequentavo Vitaldeath, una Sick Girl molto vitale e amante, come me, del concetto di morte.
Il concetto della morte, sì, quello del "chi non muore si rivede"; "chi è morto non scagli la prima pietra altrimenti AAAAAHHHHHHH !!! vuol dire che è un fantasma e io sono debole di cuore, cazzo !"; "un morto non può mordere" come diceva Plutarco che è passato a miglior vita con i denti tutti sani. Altri tempi allora !
Insomma, sono giunto alla conclusione che Teofilo Agonia è invidioso e si crogiola nella sua agonia.
Nella sua masochistica e misogina agonia.
Ora, per carità, è vero che l'erba del vicino è sempre più verde, ma farsi una canna a 80 anni non è come farsene una a 20 o....a 30 !
E l'ottuagenario Agonia ci ha rimesso le penne.
Penne all'arrabbiata, quelle che gli faceva sua madre quando aveva ancora 7 anni ed era un tenero bambino e non pensava né alle donne né tantomeno ai gioielli (a quelli ci avrebbero pensato le sue innumerevole fidanzate che praticamente gli avevano svuotato il negozio !).
Il punto non è la virgola e nemmeno le virgolette nelle mutande di quel tale che se l'è fatta sotto dopo aver visto il fantasma di Mosè che scagliava la prima pietra contro Enrico Boselli amico di Gesù detto il Cristo Saragattiano.
"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", scriveva Cesare Pavese che non era ghiotto di pavesini ma, forse, della sua collaboratrice Nanda Pivano che lo avrebbe ben presto abbandonato per quel fustacchione di Jack Kerouac.
Verrà la morte.
Verrà la vita.
Verrà la vita assieme alla morte, come la Nutella assieme alla Salsà Rosè.
Verrà Vitaldeath ed io assieme a lei.



9 agosto 2012

Otto anni di blog.

  • Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva ogni volta che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande
  • (Jack Kerouac)
  • Non ti preoccupare della morte, quando ci arrivi, perché non lascia impronte (Jack Kerouac)



Quando mi feci crescere la barba e scelsi di usare occhiali dalla montatura ben visibile, mi dissero che così rischiavo di creare una sorta di barriera fra me e gli altri.
Alzai le spalle e me ne fregai altamente.
Barba e baffi me li disegnavo sin da bambino, con penne e matite e, quanto agli occhiali, non metterei le lenti a conttatto nemmeno se mi offrissero un milione di dollari in contanti (odio i corpi estranei).
Quando mi feci crescere la barba era il 2004 o forse prima. Barba e occhiali, nel corso degli anni, sono diventati due segni distintivi per me irrinunciabili. Ed anche il portare sempre con me una borsa a tracolla zeppa di libri, riviste, appunti, profilattici, sigarette, a volte anche una macchina fotografica che mi ha regalato una donna speciale.
Nel 2004 nacque questo blog, alla fine di uno dei tanti, troppi, periodi difficili della mia vita.
Era il 9 agosto ed avevo voglia di un luogo in cui raccogliere le mie esperienze, i miei racconti, le mie poesie.
Avevo venticinque anni ed avevo passato i miei anni precedenti dividendomi fra attività politica, prima in gruppi di estrema sinistra e poi libertari e liberali. Avevo letto tutto Marx a quindici anni, preferendo ad ogni modo, Engels. Poi ero passato a Tocqueville, Adam Smith, ma soprattutto Giuseppe Mazzini e non dimenticandomi delle lezioni di Ernesto Rossi e Filippo Turati (e nessuno mi chieda, per favore, con faccia ebete, "chi cazzo sono ?").
Fra i miei venti e venticinque anni avevo letto tutti gli autori della Beat Generation e praticato diverse discipline orientali: buddhismo (essendo certo che l'unico autentico buddhismo, se proprio ne esiste uno, è quello Zen); induismo, frequentando Hare Krishna, commentando la Bhagavad Gita (rimanendo letteralmente innamorato della figura di Krishna che sì, cazzo, è Dio, ma anche noi lo siamo proprio perché lo è lui, che è blu come la nostra anima); frequentando teosofi e devoti di Sai Baba.
Ho studiato un po' di Freud. Ma soprattutto Jung.
Ero animato unicamente da un'ancestrale spirito di ricerca e non certo perché qualcuno me lo aveva inculcato nel cervello o perché mi avesse spinto la mia famiglia, visto che non ho mai avuto una famiglia, nel senso più tradizionale del termine (e questo fu un bene).
A venticinque anni avevo deciso di mettere su pixel queste mie esperienze, per mezzo di racconti, barzellette, koan zen e altro. Alla fine www.lucabagatin.ilcannocchiale.it è diventato molto di più e molto altro.
Su questo foglio elettronico pixellizzato (io che di tecnologia non ci ho mai capito nulla e che mi innervosisco perché non so inviare sms con telefonini di nuova generazione che, per fortuna, non ho mai acquistato...ma mi viene l'ansia se penso che ne sarò, presto o tardi, costretto), messomi di buzzo buono ad imparare i rudimenti dei blog e dei siti web (fra le altre cose ero anche reduce da un corso di realizzazione di siti web finalizzati al marketing), ecco che ho dato vita a questo piccolo luogo.
Che oggi è visitato da 300 persone e passa al giorno e sul quale sono accadute le cose fondamentali della mia vita.
Qui mi sono innamorato, per la prima volta. Qui ho conosciuto amici fraterni, che hanno collaborato con me (o dato suggerimenti che si sono rivelati utili) a progetti culturali importanti: Bazar, Peter Boom, Nathan Gelb, Andrea G. Pinketts, per citarne alcuni.
Qui ho dato vita a storie nelle quali i miei alter ego quotidiani hanno preso vita: Dylan Dog, Frencesco Dellamorte, Michele Apicella. Racchiusi in Baglu: eroe/antieroe alla ricerca di una libertà che non trova in questa vita e che si illude di trovarla nell'altra, dalla quale, peraltro, proviene.
Qui ho scritto un sacco di articoli, che mi hanno aperto la strada alle prime collaborazioni professionali. Ho scritto sempre senza peli sulla lingua, attirandomi anche le critiche e le diffamazioni di qualche stronzo malcagato (che per sua fortuna non mi ha conosciuto personalmente, con tutta la mia impazienza e rabbia in corpo, tale da poter stendere un elefante furioso). Ma, si sa, la cacca rimane per terra. E non è il caso di schiacciarla.
Qui ho combattuto le mie battaglie contro i fighettini (specie "de sinistra", senza che sapessero che cazzo volesse dire) ed i figli di papà; contro la pubblicità e le mode, ovvero la corruzione della mente. L'ho fatto qui ed ho potuto farlo perché non ho mai avuto nulla da perdere, né nulla da guadagnare.
E non si può abbattere chi non ha mai avuto paura di morire. Perché ha compreso il sottile filo che lega la vita alla morte.
Dovrei parlare della crisi economica, forse. No, non mi va di parlare di crisi, proprio io che sono in crisi da vent'anni buoni. Alla ricerca di un significato da dare al Tutto (per fondersi e confondermi in esso ? No, per me è una cazzata !).
Bando ai discorsi seri e veniamo alla facezie.
Facciamo un bilancio di quest'anno bloggifero e scritturifero: nuove collaborazioni interessanti a riviste e realtà editoriali prestigiose quali "Officinae" e "Palazzo Vitelleschi", organi della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (e tutto il mio ringraziamento va al Gran Maestro Luigi Pruneti, anche per avere avuto il coraggio di linkare questo blog sul suo sito web ;-)); "Le Città", nuovo e ottimo freepress romano diretto da Daniele Priori; "Lamescolanza", il sito di Cesare Lanza, che è diventato un amico e che ha dato vita ad un progetto per il ritorno al merito.
Fra le altre cose devo ringraziare Aldro Gritti, giovane sacerdote e ricercatore, che mi ha dato la possibilità - in esclusiva e solo per questo blog - di intervistarlo a proposito delle sue ricerche relative al Manoscritto Voynich.
Questo piccolo luogo, se lo vorrete, continuerà ad esistere. Continuerà ad offrire punti di vista non scontati, a volte difficili da sostenere, ma profondamente autentici.
Continuerà a promuovere idee, laboratori, talenti. Progetti, pur in questa crisi che è prima di tutto crisi di valori, di identità e di affetti.
Chi scrive lo sa bene.
Ed ora le promesse per il nuovo anno: una nuova intervista al prof. Aldo A. Mola; una all'attrice Lavinia Guglielman ed un'altra all'attrice Ilaria Drago. Nuove avventure di Baglu; nuovi aforismi di Paolo Bianchi; nuove battaglie politico/culturali per i diritti individuali e le libertà economiche, contro la partitocrazia e lo Stato criminale.
In pieno stile beatnik.



23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



7 aprile 2008

VERRA' LA MORTE E NON SARA' CIECA (le mancheranno solo un paio di diottrie): racconto surRenale by Luca Bagatin





Teofilo Agonia di Cernusco sul Serio (sul serio ? Ma và !), prima di morire, mi scrisse una mail in cui sosteneva che le Sick Girls sono il preludio del sadismo in tutta la sua drammatica drammaturgica dramaticità.
A qualcuno piace caldo. E qualcun altro sosterrebbe che le Sick Girls sono solo delle "gran gnocche".
Personalmente sospendo il giudizio almeno sino al Giorno del Giudizio: sono uno scrittore sadomaso.
Attendo quel Giorno con l'ansia congenita e le arterie otturate da voraci e veloci pasti alla Nutella e alla Salsa Rosè (non necessariamente in questo ordine e non necessariamente assieme).
Attendo l'ora della Sua-venuta.
Antonella Sua era un'impiegata del catasto sindacalista della Cisl nonché mia amica. Quando dico amica intendo amica-amica. Non ci andavo a letto insomma: era troppo alta per un tappo come me (che pur odora di balsamo al Vetyver) oscillante fra i 165 cm di Sarkozy e i 171 cm di Berlusconi.
Antonella Sua era alta 199 cm e senza tacchi: adorava le ballerine. Meglio se classiche: era lesbica.
Ho sempre avuto un debole per le lesbiche e, poi, infondo, sono debole di stomaco e, pertanto, ho un pessimo rapporto con le donne in generale.
Specie quelle in divisa.
Luisella Pravettoni di Cernusco Lambro è una mia ex tornata da poco dall'Afghanistan ove si trovava in missione speciale. Oggi è un bel pezzo di Corpo dei Parà.
Ora si è ri-fidanzata con un caramba, ma io ne conservo ancora le foto segnaletiche: allora, quando ci conoscemmo, ero Ispettore Capo della Squadra Speciale di Cernusco sul Naviglio e l'avevo pizzicata un paio di volte a rubare nella gioielleria di Teofilo Agonia. Il mio amico gioielliere.
Ad ogni modo comunque (parafrasando l'immancabile Dino Buzzati), torniamo a bomba: alle Sick Girls, al sadismo, alla trifola sanguigna e sanguinolenta. Tanto è tutto succo di pomodoro.
Da almeno un mese frequentavo Vitaldeath, una Sick Girl molto vitale e amante, come me, del concetto di morte.
Il concetto della morte, sì, quello del "chi non muore si rivede"; "chi è morto non scagli la prima pietra altrimenti AAAAAHHHHHHH !!! vuol dire che è un fantasma e io sono debole di cuore, cazzo !"; "un morto non può mordere" come diceva Plutarco che è passato a miglior vita con i denti tutti sani. Altri tempi allora !
Insomma, sono giunto alla conclusione che Teofilo Agonia è invidioso e si crogiola nella sua agonia.
Nella sua masochistica e misogina agonia.
Ora, per carità, è vero che l'erba del vicino è sempre più verde, ma farsi una canna a 80 anni non è come farsene una a 20 o....a 30 !
E l'ottuagenario Agonia ci ha rimesso le penne.
Penne all'arrabbiata, quelle che gli faceva sua madre quando aveva ancora 7 anni ed era un tenero bambino e non pensava né alle donne né tantomeno ai gioielli (a quelli ci avrebbero pensato le sue innumerevole fidanzate che praticamente gli avevano svuotato il negozio !).
Il punto non è la virgola e nemmeno le virgolette nelle mutande di quel tale che se l'è fatta sotto dopo aver visto il fantasma di Mosè che scagliava la prima pietra contro Enrico Boselli amico di Gesù detto il Cristo Saragattiano.
"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", scriveva Cesare Pavese che non era ghiotto di pavesini ma, forse, della sua collaboratrice Nanda Pivano che lo avrebbe ben presto abbandonato per quel fustacchione di Jack Kerouac.
Verrà la morte.
Verrà la vita.
Verrà la vita assieme alla morte, come la Nutella assieme alla Salsà Rosè.
Verrà Vitaldeath ed io assieme a lei.




29 gennaio 2008

Spettacolo e cultura indipendente a Pordenone e dintorni


La "cultura", intesa nella concezione classico-umanistica, è quell'aspetto dell'esistenza attraverso cui si "coltiva l'animo umano".
E come coltivare l'animo umano se non attraverso strumenti con cui divertirlo ed intrattenerlo ?
A Pordenone e dintorni ciò è possibile per mezzo dell'Associazione culturale Odeia che dal 2002 si occupa di eventi teatrali e musicali ed il cui Presidente, l'attivissimo ex musicista Paolo Piuzzi, ci introduce nelle sue molteplici ed accattivanti attività.
Odeia, in primis, gestisce alcuni teatri della provincia di Pordenone: il Teatro Don Bosco di Pordenone città, il Teatro Pileo di Prata di Pordenone ed il Teatro comunale di Polcenigo e collabora con il Comune di San Vito al Tagliamento nell'ambito dell'attività teatrale. Di mese in mese, da ottobre a marzo, Odeia organizza specifici eventi che vengono pubblicizzati per mezzo di un notiziario mensile che illustra la programmazione di ogni singolo teatro e viene distribuito gratuitamente ln 8.000 copie nei principali locali pubblici.
Tutto ciò rientra nel progetto denominato "TeatriAssociati" (www.teatriassociati.org) che nasce proprio con la funzione di dare visibilità ai teatri di piccole e medie dimensioni, al fine anche di ottimizzare i costi di promozione e produzione, nonché per sostenere produzioni artistiche locali e spesso poco valorizzate dalle "major".
Ed ecco che qui entriamo nel "vivo" della funzione di Odeia: essere indipendenti rispetto ai "soliti canali", a quella che Odeia stessa definisce la "cultura propagandistica", in cui ciò che è realmente cultura passa in secondo piano per favorire ciò che è "mass media". Un conto è insomma proporre eventi di qualità, magari anche con pochi mezzi e con artisti semi-sconosciuti ma che raggiungano davvero il cuore e l'animo dello spettatore, un altro è organizzare un evento con lo scopo ultimo di presentare uno spettacolo che ha come protagonista il personaggio mediatico del momento, magari foraggiato da fior fior di quattrini !
Odeia è stata trampolino di lancio per numerosi artisti locali fra cui Juri Dal Dan, Francesco Bearzatti e la Pordenone Big Band, oltre che aver proposto per prima a Pordenone lo spettacolo di Giorgio Tirabassi "Coatto unico senza intervallo", scritto anche dallo stesso attore e, a novembre dell'anno scorso, "Sotto spirito" di Alberto Patrucco con musiche di Georges Brassens, nell'ambito della rassegna "A suon di risate" che vede unite, in un'armonica sinergia, comicità e musica.
Attualmente l'attività di Odeia è tutta concentrata nell'evento più prestigioso da essa ideato proprio alla sua fondazione nel 2002: "Pordenone Jazz Koinè".
"Pordenone Jazz Koinè" si svolge da febbraio a marzo e vede protagonista la musica afroamericana preferita dagli autori della Beat Generation, Jack Kerouac in primis: il jazz.
Dal 2002 ad oggi "Pordenone Jazz Koinè" ha ospitato, oltre ad artisti locali, anche ospiti di fama nazionale ed internazionale fra cui Aldo Romano, Antonello Salis, Daniele D'Agaro, Carlo Actis Dato, Vetiptons, Rita Marcotulli, Andy Sheppard, Sax Pistols, Hiram Bullock e Alex Acuna.
L'edizione di quest'anno sarà interamente dedicata al mitico bassista degli Art Ensemble of Chicago, Malachi Favors, scomparso nel gennaio 2004 e sono previsti cinque concerti di cui tre ospitati al Teatro Don Bosco di Pordenone, uno al Teatro Pileo di Prata e uno al Teatro di Polcenigo e vedranno protagonisti: la Pordenone Big Band e Stefania Petrone in "Strani frutti"; Furio Di Castri in "L'esigenza di andare verso il basso"; l'Orchestra Zlatko Kaucic Kombo in "Suite for Malachi Favors"; Stefano Battaglia in "Re: Pasolini" (a commento delle immagini del film di P.P. Pasoilini "Il Vangelo secondo Matteo") e Alessandro Turchet con Paolo Corsini in "Rivolti dal Basso".
Ci attende quindi una stagione pregna di eventi in cui immergerci a suon di sax ed improvvisazione.....targata Odeia.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini