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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



9 settembre 2008

John McCain: tutto sommato il Presidente giusto per gli Stati Uniti d'America


A sinistra: Rudolph Giuliani, ex Sindaco di New York, simpaticamente "en travesti"
Al centro: il logo del Republican Party Of America
A destra: John McCain

Certo, da possibili o probabili attivisti del Libertarian Party (terzo partito statunitense fondato nel 1971), ma pragmatici e senza illusioni, avremo preferito Rudolph Giuliani quale avversario di Obama.
L'ex Sindaco di New York era sufficientemente libertario, anticonformista ed allo stesso tempo legalitario e con il pugno di ferro da renderlo il nuovo Presidente statuintense ideale dopo l'Era Bush.
Tutto sommato c'è John McCain, che comunque non è malaccio.
E' un politico di lungo corso con le idee chiare specie in politica estera ove si è detto favorevole alla costituzione di una Lega delle Democrazie che escluda la Russia. Inoltre non solo si dice favorevole alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma non si dice nemmeno contrario al matrimonio gay.
Oltretutto ha un programma di tagli e di liberalizzazioni al fine di ridurre il peso dello Stato in economia.
Purtroppo ha dovuto pagare uno scotto nei confronti della cosiddetta "destra religiosa" all'interno del Partito Repubblicano (la quale, nonostante la presenza di libertari ed antiproibizionisti, è ancora molto forte), per cui si è trovato costretto a dover scegliere come vice o il reverendo mormone Romney, o la più "avvenente" giornalista Sarah Palin. E così ha scelto quest'ultima che ci auguriano non faccia troppi danni con i suoi discorsi da Santa Inquisizione e da Medioevo (davvero blasfemo e di cattivissimo gusto definire la guerra in Iraq come voluta da Dio) e non regali la Presidenza al confusionista mediatico "radical-chic" Obama.
Gli Stati Uniti hanno bisogno di una guida forte, ma che allo stesso tempo sappia guardare all'evoluzione dei costumi e che si lasci per sempre alle spalle certe "tentazioni" fondamentaliste che ricordano tanto i puritani "Padri pellegrini" del XVII secolo.


Luca Bagatin



2 aprile 2008

Perché negli USA sceglierei MaCain


L'amico Stefano Magni, instancabile e ottimo redattore dell'Opinione delle Libertà, noto liberale, libertario e liberista, questa volta mi ha completamente tolto le parole di bocca.
Con un post del 7 febbraio scorso apparso sul suo blog www.oggettivista.ilcannocchiale.it, ha scritto esattamente ciò che avrei voluto scrivere io pur con minore competenza non essendomi mai occupato di politica internazionale.
E così ci spiega, punto per punto, il motivo per il quale il repubblicano John McCain sarebbe preferibile a qualsiasi candidato democratico USA.
Ed io sono pienamente concorde con lui (per quanto McCain non sia il libertario Rudy Giuliani ma...tant'è).

Luca Bagatin



A sinistra: un giovanissimo John McCain che, con tanto di sigarette in primo piano, ricorda un altrettanto giovanissimo, sbarbato, Luca Bagatin (si noti lo sguardo assorto e malinconico di chi la guerra l'ha fatta e ne porta ancora addosso le ferite); a destra John McCain oggi. Ricorda un tantino Charlie Chaplin anziano e senza trucco né bombetta.

Da www.oggettivista.ilcannocchiale.it by Stefano Magni

Perché sceglierlo
  1. Siamo in guerra contro l’Islamismo, il nuovo totalitarismo che si sta espandendo in tutto il mondo. Tra tutte le questioni politiche, questa è la più importante e vitale. E McCain è l’uomo giusto per combattere l’Islamismo. Si è giustamente opposto a Guantanamo (che, al di là della sua utilità, resta una violazione dei diritti dei prigionieri) ed è contro la tortura dei prigionieri. Lui ne sa qualcosa, visto che è stato prigioniero per cinque anni e mezzo nel gulag nordvietnamita quando il suo aereo è stato abbattuto durante la Guerra del Vietnam. In compenso, McCain è un convinto sostenitore dell’intervento statunitense in Iraq, il fronte principale della guerra all’islamismo. Se oggi il generale Petraeus, con 30.000 uomini di rinforzo, sta vincendo la guerra, lo si deve alla “cocciutaggine” di McCain. All’inizio ero molto scettico nei confronti della sua strategia, ma vedo invece con piacere che sta funzionando: Al Qaeda le sta prendendo. Su tutti gli altri fronti, come l’Afghanistan, il Libano, il Medio Oriente e la crisi nucleare iraniana, c’è da esser certi che McCain si comporterà nel migliore dei modi: rifiutando il dialogo con le dittature e promuovendo la causa occidentale anche dentro i loro confini, attraverso l’alleanza con i dissidenti. McCain, insomma, sta seguendo la miglior strategia per combattere l’Islamismo: mantenere intatte le garanzie della libertà dentro i nostri paesi e portare la guerra all’esterno, colpendo i terroristi a casa loro e contrastando i paesi che li sponsorizzano.

  2. In politica estera è un convinto sostenitore della strategia di esportazione della libertà. “La libertà non si esporta” dicono tanti liberali. Ma si possono rimuovere gli ostacoli peggiori che ne ostacolano la crescita spontanea. McCain lo sta facendo da anni, presiedendo l’International Republican Institute, un ente che agisce dal 1983 per educare alla libertà dissidenti e leader politici in 70 paesi nel mondo, anche dentro le dittature. Inoltre, l’anziano senatore dell’Arizona è contrario alla partecipazione della Russia al G8, perché l’impero di Putin è l’opposto dei principi su cui si è fondata questa importante organizzazione internazionale. E non si risparmia nelle sue critiche al regime comunista cinese. Da un punto di vista legislativo, ha promosso, assieme al democratico Tom Lantos, lo “Advance Democracy Act” del 2005, legge fondamentale per l’esportazione della libertà nel mondo

  3. E’ forse l’unico candidato americano favorevole alla globalizzazione e vuole mantenere aperti i confini dell’America. Di fronte agli operai che gli chiedevano di riavere il posto di lavoro, perso a causa della concorrenza straniera, ha avuto il coraggio di tenere la schiena dritta e dir loro che “quei posti di lavoro ormai son persi” e che solo un commercio libero può creare maggior dinamismo. Non cede nemmeno alle sirene populiste che demonizzano l’immigrazione, vista solo come flusso di criminali e non di lavoratori. Benché McCain sia un intransigente sostenitore di una politica di sicurezza, è convinto che l’immigrazione sia più un’opportunità che un rischio. E sostiene, semmai, una maggior integrazione dei lavoratori stranieri piuttosto che una loro (impossibile) cacciata.

  4. E’ favorevole al taglio delle spese dello Stato federale e al taglio delle tasse, dunque dimostra di voler ridurre la presa dello Stato sull’economia del paese, anche in tempi di crisi in cui il populismo statalista è facile. Per quanto riguarda la sanità, intende mantenerla privata e semmai incentivare la competizione tra strutture mediche e tra assicurazioni. Dunque mi aspetto che, per abbassare i costi della sanità (che sono troppo alti) punti più a una politica di liberalizzazioni che non di intervento della mano pubblica.

  5. Benché sia e resti un conservatore, almeno si è dimostrato più aperto di vedute in molte occasioni. Non si è affatto detto contrario ai matrimoni gay ed era favorevole alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, dimostrando di essere contrario alla troppa ingerenza dello Stato nella vita personale dei cittadini.


Perché avere dubbi

  1. John McCain è contro il diritto all’aborto. Ritiene che “un giudice non possa decidere sulla maternità” e che la materia vada regolata per legge. A suo onore va il fatto che non intende emettere leggi federali contro l’aborto, ma provvedimenti un po’ più liberali: saranno i singoli stati a decidere se lasciare libero l’aborto o reprimerlo. E verranno incentivate le adozioni e la maternità con sgravi fiscali e semplificazioni di regole più che con aiuti pubblici. Resta il fatto che lo Stato (sia federale che locale) non ha il diritto di interferire nelle scelte delle donne. E questo McCain non lo vuol proprio sentire.

  2. E’ impermeabile in modo inquietante alla propaganda dell’ecologismo. Ritiene che il “riscaldamento globale” sia un “fatto serio” e che gli Stati Uniti debbano dare risposte. Anche qui, a suo vantaggio, va il fatto che non propone leggi che proibiscono lo sviluppo, ma mira a incentivare lo sviluppo di nuove tecnologie meno inquinanti. Certo sarà tutto da vedere. La tentazione di un maggior potere, se giustificata dall’ideologia ecologista, può essere una miscela pericolosa quando e se arriverà alla Casa Bianca.

  3. Dopo l’11 settembre ha detto cose molto brutte sulla possibilità di tornare alla leva obbligatoria, sia per il servizio civile che per quello militare. Da trent’anni l’America si è liberata da questa sua ultima forma di schiavitù, in cui lo Stato costringe un individuo a lavorare (e magari anche a morire) gratis per la “patria”. Se dovesse reintrodurre la leva obbligatoria (ma non credo proprio che lo faccia) diverrebbe di colpo il peggior presidente degli Usa degli ultimi 30 anni.

  4. Non ha una filosofia politica coerente alle sue spalle. Il che potrebbe anche non fregare nulla, ma invece conta: chi non ha una solida e coerente base culturale, chi si presenta troppo come uomo “pragmatico”, può anche prendere delle pericolose sbandate. Nel caso di McCain, il suo pragmatismo lo espone al rischio di dar troppo retta, in tutta buona fede, agli ecologisti più statalisti, ai conservatori morali più retrivi e a qualche economista keynesiano. Per non parlare dei rischi di cambiamento di rotta nel più mobile e sdrucciolevole dei terreni: la politica estera. Il rischio che si corre scegliendo McCain è quello di credere di votare un falco per la libertà e ritrovarsi a sorpresa con un agnello liberal alla Casa Bianca.


Perché, alla fine, lo voterei? Perché è meglio di qualsiasi altro candidato democratico. McCain può riservare brutte sorprese, ma il suo programma e la sua azione, finora, sono stati proiettati nella direzione giusta. I democratici, al contrario, vogliono: più Stato, meno mercato, più dialogo con le dittature sponsor del terrorismo. Un liberal come Obama o una democratica rampante come la Clinton, potrebbero portarci tutti alla sconfitta contro il terrorismo, alla crisi economica negli Stati Uniti e all’inizio di un trend negativo di riduzione della libertà individuale, sia all’estero che negli Usa.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini