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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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16 dicembre 2011

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al giornalista d'inchiesta Lanfranco Palazzolo


Lanfranco Palazzolo, romano, classe 1965, è militante repubblicano di lungo corso, nonchè giornalista di Radio Radicale ed autore di numerosi saggi e libri-inchiesta.

Ricordiamo qui il libro su Leonardo Sciascia deputato radicale; i discorsi parlamentari di Marco Pannella; il libro relativo agli scritti ed ai discorsi di Enzo Tortora sulla giustizia giusta; il libro-inchiesta sull'ex Presidente degli Stati Uniti d'America John F. Kennedy e le sue simpatie fasciste; quello sulla Banca Nazionale del Lavoro e “Fumus persecutionis”, che mette a nudo le regalie di assoluzioni ed impunità dei parlamentari durante la XVI legislatura. Tutti editi da Kaos Edizioni.

Oggi Lanfranco ha dato alle stampe “Il compagno Napolitano” (Kaos Edizioni), un dossier sul Capo dello Stato Giorgio Napolitano ed “Allarme Rosso – 5 anni di governo Togliatti”, ovvero una riedizione di un romanzo di fantapolitica degli anni '50. Entrambi con introduzione del politologo Giorgio Galli.

Ma vediamo di approfondire, assieme a Lanfranco, le tematiche relative ai suoi libri e di parlare un po', con lui, di attualità politica.

Luca Bagatin: Sei il primo giornalista che, obiettivamente, ha scritto un libro che racconta dell'imbarazzante passato comunista del Presidente della Repubblica. Com'è nata quest'idea ?

Lanfranco Palazzolo: L’idea non è mia. Alla fine dello scorso luglio, l’editore Kaos mi aveva proposto di fare una ricerca su Napolitano. Invece di fare questa ricerca ho scritto il ‘Compagno Napolitano’. Alla fine di agosto, quando l’editore è tornato dalle vacanze si è ritrovato il libro sul tavolo. Nei mesi di settembre ed ottobre abbiamo curato i particolari del libro. Sapevamo che questa raccolta di interventi non avrebbe aumentato la nostra popolarità. Da parte nostra non c’era nessuna intenzione di toccare la figura del Capo dello Stato, ma solo di mettere i puntini sulle i per far capire agli italiani come si forma un “grande” politico.


Luca Bagatin: Che cosa "svela", di nuovo "Il compagno Napolitano" ?

Lanfranco Palazzolo: “Il libro è utile per le giovani generazioni e per chi si è formato un’idea sbagliata su Giorgio Napolitano. Molti immaginano questo personaggio come un moderato del PCI. Invece, per molti anni non lo fu. Si è creato il mito del comunista moderno e aperto all’Occidente. Invece Napolitano rimase ancorato all’orbita del mondo comunista fino agli sgoccioli chiedendo che non fosse sciolto il Patto di Varsavia, non fosse riunificata la Germania e impedendo il passaggio dei parlamentari comunisti, nell’estate del 1989, nel gruppo parlamentare del socialismo europeo. Il libro è tutto un programma. La serie degli interventi del ‘Compagno Napolitano’ si apre con un durissimo intervento contro la Nato a Napoli. Napolitano è stato il più conformista dei comunisti. Ha fatto carriera politica lavorando, ma anche evitando di guardare in faccia i compagni. Del resto, la sua carriera spiccò il volo all’indomani del discusso intervento a favore dei carri armati sovietici in Ungheria. Napolitano svolse quell’intervento per distruggere Antonio Giolitti con uno scopo ben preciso: farsi strada nel PCI. In quel caso fu bravissimo.


Luca Bagatin: Il tuo spirito intransigentemente anticomunista, oltre che informativo, peraltro, non si è fermato ed hai riesumato addirittura un romanzo di fantapolitica risalente agli anni '50, pubblicato dalla DC per contrapporsi al Fronte socialcomunista...

Lanfranco Palazzolo: Non sono anticomunista. Non mi piacciono le semplificazioni dell’ideologismo. Queste manipolazioni portano solo a perseguire una linea politica di rigido realismo politico. Quando i comunisti vanno al potere diventano come i loro predecessori, anzi peggio di loro. Il governo in carica è lo specchio di questa tattica. Purtroppo si tratta di una logica aberrante. Quando ho deciso di pubblicare ‘5 anni di Governo Togliatti’ l’ho fatto perché pensavo che il comunismo di ieri fosse come quello di oggi. Il fatto stesso che una delegazione del PD si reca ancora sulla tomba di Togliatti è a dir poco illuminante.


Luca Bagatin: Puoi raccontarci qualcosa, in anteprima, di "Allarme Rosso - 5 anni di governo Togliatti" ?

Lanfranco Palazzolo: Il libro riporta alla luce un opuscolo della Dc realizzato durante le elezioni politiche del 1953 per dimostrare cosa sarebbe successo all’Italia se il 18 aprile del 1948 avessero vinto i comunisti. Da repubblicano ho visto la sorte che, nella finzione del racconto fantapolitico, tocca a Randolfo Pacciardi. Il nostro amato leader repubblicano, pur di non essere fucilato dai comunisti, si uccide in carcere. Credo che se lo avessero preso per farlo fuori, Pacciardi avrebbe fatto proprio così per non dare ai comunisti la soddisfazione di impallinarlo.


Luca Bagatin: Kaos Edizioni e Stampa Alternativa. Due case editrici di controcultura con le quali sei riuscito a pubblicare i tuoi saggi...

Lanfranco Palazzolo: Averli pubblicati con queste due case editrici è una fortuna. Non le cambierei mai con una grande casa editrice. La Rizzoli, tanto per non fare nomi, due libri così non me li farebbe fare.


Luca Bagatin: C'è spazio, secondo te, oggi, per la saggistica "scomoda", non convenzionale, o, meglio ancora, lontana dalla cosiddetta "egemonia culturale" della sinistra cattocomunista ?

Lanfranco Palazzolo: No, i cattocomunisti sono troppo potenti.


Luca Bagatin: Sei un repubblicano di lungo corso, già giovanissimo nella Federazione Giovanile Repubblicana. Che cosa ti ha spinto, sin da ragazzo, ad iscriverti al partito di Giuseppe Mazzini ?

Lanfranco Palazzolo: Credevo che ci fosse una sinistra diversa da quella comunista. Con gli anni mi sono reso conto che quel tipo di cultura ha divorato e cannibalizzato i nostri ideali per riutilizzarli nel peggior modo possibile. E’ la storia di Mazzini che sposa Marx. Mi sembra che la storia sia andata diversamente. Purtroppo questa è l’altra faccia del cattocomunismo: mi riferisco al Laico-comunismo.


Luca Bagatin: Che ne pensi, obiettivamente, della politica di oggi?

Lanfranco Palazzolo: Mi sembra che tutti siano schifati della politica. Non sono d’accordo con questo schifo per due ragioni: io ci vivo tutti i giorni e non voglio fare la figura del masochista; negli anni ’70 la gente moriva per la politica. Oggi mi sembra che la politica non produca morte, ma solo disgrazie. Direi che è un passo avanti.


Luca Bagatin: C'è spazio, a tuo parere, per un'alternativa laica e repubblicana ?

Lanfranco Palazzolo: Dovrei dire di sì. Ho l’impressione che molti, soprattutto coloro che non si sono formati con la cultura mazziniana e democratica, abbiano operato una sorta di furto e di saccheggio nei confronti di questo patrimonio. Mi riferisco alla Chiesa, che ha partecipato in pompa magna alle celebrazioni del 150 anniversario della nascita dello Stato Unitario e alle forze di sinistra, le quali hanno sempre disprezzato gli ideali del Risorgimento associandoli al fascismo. Di fronte a questa sorta di trasformismo culturale i veri repubblicani sono rimasti pochi. Dovrebbero avere più coraggio e impedire certe appropriazioni indebite. Tuttavia, devo constatare che sono stati proprio molti di loro ad incoraggiare questa pessima operazione di furto culturale. Il fatto che il PRI sia andato nel centrodestra è stata la conseguenza estrema di questa situazione.


Luca Bagatin (nella foto con Lanfranco Palazzolo)



10 dicembre 2011

In libreria i nuovi libri-inchiesta a cura di Lanfranco Palazzolo


L'amico Lanfranco Palazzolo, repubblicano doc di lungo corso e giornalista di Radio Radicale è abituato a stupirci positivamente con i suoi pungenti interventi ed i suoi interessanti libri-dossier editi dalla Kaos Edizioni.
Ricordiamo qui quello su Enzo Tortora; Leonardo Sciascia; i due volumi di discorsi parlamentari di Marco Pannella; "Kennedy shock" sulle radici fasciste del Presidente statunitense John F. Kennedy; "Fumus persecutionis", che raccoglie i verbali ove si evince di come deputati e senatori si sono regalati assoluzioni ed impunità; ed oggi ecco approdare in libreria un libro-inchiesta sul Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "Il compagno Napolitano" (Kaos Edizioni) ed un libro riedito a cura di Lanfranco dal titolo "Allarme Rosso - 5 anni di governo Togliatti" (Stampa Alternativa), un romanzo anticomunista di fantapolitica che racconta che cosa sarebbe accaduto se, sciaguratamente, il 18 aprile del 1948, avessero vinto le elezioni i socialcomunisti, finanziati dalla dittatura sovietica.
Entrambi i volumi constano, peraltro, dell'introduzione del politologo Giogio Galli.
Per le feste natalizie, dunque, suggeriamo la lettura dei testi a cura di Lanfranco Palazzolo, un'ottimo giornalista d'inchiesta che prossimamente intervisteremo su questi schermi telenettici pixellizzati.



27 luglio 2010

"Kennedy shock": l'ultima fatica di Lanfranco Palazzolo


www.kennedyshock.blogspot.com
www.lanfrancopalazzolo.blogspot.com

Ho avuto simpatia per Lanfranco Palazzolo ancor prima di conoscerlo personalmente e/o di leggerlo sulle pagine de "La Voce Repubblicana" e nei suoi libri su Leonardo Sciascia, Marco Pannella ed Enzo Tortora.
La voce di Lanfranco, che sentivo e sento tutt'ora spesso per Radio Radicale, mi ha fatto subito pensare: "Questo è uno che sa il fatto suo !".
E così è stato. E così è.
E così l'ho sostenuto nella sua campagna elettorale alle comunali di Roma, candidato dal nostro piccolo Partito Repubblicano Italiano alla carica di Consigliere comunale.
E così fu che ci leggemmo e conoscemmo fra i commenti del blog di Mauro Suttora e lui mi inviò a casa in omaggio un suo libro di discorsi parlamentari di Pannella.
E' così che, insomma, voglio presentare il suo ultimo libro che ancora non ho letto (ma le cui bozze che mi ha mostrato in anteprima ho potuto sfogliare alcune settimane fa) e che troverete in libreria dal settembre prossimo.
"Kennedy shock" della Kaos Edizoni.
E che cavolo: finalmente qualcuno che smonti per bene il mito di questo "democratico" - si fa per dire - a Stelle e Strisce, responsabile della guerra in Vietnam e dalle idee destrorse (già simpatizzante del fascismo) e tutt'altro che progressite.
E così ecco che Lanfranco - memore forse anche della lezione di Ernesto Rossi, grande antifascista con i controfiocchi e manager pubblico italiano che fu il primo a dubitare di Kennedy - ci offre un quadro approfondito e critico dell'immeritatamente mitizzato Presidente americano.
Un libro shock, dalle verità scomode e controcorrente. Come piace a noi.

Luca Bagatin



25 giugno 2009

PALAZZOLANDIA...ovvero Lanfranco Palazzolo: giornalista "dentro" ma "fuori" dal Palazzo



Chi permise che io e Lanfranco Palazzolo ci conoscessimo fu, involontariamente, il giornalista Mauro Suttora.
Entrambi frequentavamo il suo blog: io con le migliori, Lanfranco con le peggiori intenzioni.
Ma lasciamo perdere.
Fatto sta che dopo poco tempo ci scambiammo le mail e fu così gentile da inviarmi anche un libro con dedica, da lui curato, sui discorsi parlamentari di Pannella.
Erano anni che lo ascoltavo a Radio Radicale come giornalista-intervistatore e speaker e la sua voce mi risultava assai simpatica, specialmente la particolare pronuncia della "esse" che lo caratterizza.
Ritrovai Palazzolo sulle pagine de "La Voce Repubblicana" e scoprii che era Repubblicano come me e, quando si candidò alle amministrative di Roma a sostegno del sindaco Alemanno, invitai a votare per lui sotto il simbolo dell'Edera.
Scoprii anche che la sua voce su Wikipedia era ed è ricchissima di informazioni biografiche.
Quella maggiormente di nota, a parer mio, è frutto di un incontro che ebbe con lo scrittore inglese Tim Parks, che lo citò in un libro sulla fede calcistica, pubblicato nel 2002, riportando le seguenti parole:

« E un terzo, molto taciturno, non ha saputo dare nessuna spiegazione [sulla scelta di tifare il Verona, ndr]. Ho poi saputo che fa il cronista parlamentare per Radio Radicale e, dopo un altro po', che si è iscritto al grigio e pressoché estinto partito repubblicano. Mentre quell'uomo lucido ed intelligente parlava della sua radio e dei repubblicani, ho capito che aveva costruito tutta la propria identità sull'adesione a minoranze esigue e combattive e a cause che più perse non si può. Quale altra relazione può esistere tra le Brigate gialloblù, notoriamente di destra e il fondamentalismo laico dei radicali, per non parlare dei seriosi e stravecchi repubblicani? »
Ogni volta che la leggo mi scompiscio dalle risate. Penso al fatto che anch'io sono un fan delle cause perse ed ogni volta mi viene in mente Rett Butler, che in "Via col Vento" decide di combattere con i Confederati quando stanno per perdere la guerra.
Ad ogni modo a me, Lanfranco, non sembra affatto taciturno.
Diciamo che - a differenza di moltissime persone che parlano anche con il pertugio posteriore del loro corpo (uuuuhhh....la lista è lunghissima e con pressoché tutti loro, in un modo o nell'altro, ho fatto in modo di rompere i rapporti) - con Lanfranco si riesce sempre a scambiare quattro chiacchiere in amicizia.
Beh, dopo questo mio post non so.......
Ad ogni modo, il Nostro, ha anche un blog parecchio frequentato (lanfrancopalazzolo.blogspot.com). E vivaddio che esiste ancora qualcuno che apre un blog in tempi di faccedabuco !
Lanfranco poi, ha uno style particolare: ha creato un canale ad hoc per le sue video-chicche con il telefonino, che ti rimanda direttamente a youtube. Fra questi, a parer mio, il più bello è: Pannella contro l'automobile. Ottimo per chi, come me, odia quelle scatole di sardine con quattro ruote brummeggianti ipocritizzate e contestualmente ama le manifestazioni in solitaria, magari fumandosi beatamente una senzafiltro.
Last but not least, il Palazzolo ha aperto un'ulteriore blog che definirei di denuncia.
Palazzolo denuncia Nanni Moretti con Ecce Nanni: eccenanni.blogspot.com
Da fan non sinistrato di Nanni Moretti, ovviamente, potrei dissentire. Ed invece, qui, la dissenteria non mi colpisce punto.
E a capo.
Per inciso dirò che citazione preferita di Lanfranco Palazzolo è dell'economista Keynes, tanto amato da La Malfa padre e figlio: "Nel lungo periodo moriremo tutti".
Resistiamo sin che possiamo, ordunque !

I LIBRI PUBBLICATI DA LANFRANCO PALAZZOLO
questo E' un messaggio pubblicitario
Comprali subito ! Materiale così - purtroppo - se ne trova assai di rado !
Per una cultura Libertaria






5 maggio 2009

DIVORZIO ALL'ITALIANA O DIVORZIO ITALIANO ?

                                              

A dire la verità non vorremmo parlare troppo di Miriam Raffaella Bartolini. Già lo stanno facendo così tanto i media nostrani da farcene venire la neusea. Però tant'è.
Sì, perché è di Miriam e del suo imminente divorzio dal marito, Silvio Berlusconi, che si stanno occupando pagine e pagine di quotidiani. Specie nelle pagine che dovrebbero trattare specificatamente di politica.
Miriam, ovvero Veronica Lario, che è in realtà il suo pseudonimo.
Proviamo simpatia per questa grande donna libera, che, a differenza delle varie Carlà o Michelle, non accompagna mai il marito negli incontri pubblici e/o di gala. Lo faceva nel '94 ma poi ha smesso.
Dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna. Ma dietro a Silvio, forse, lei non c'è mai stata e forse è stata la prima a rammaricarsi di quella sua “discesa nell'arena politica” che, nei fatti, non passerà mai veramente alla Storia.
Non passerà in quanto priva di ogni merito. Il Cavaliere non ha fatto altro che raccogliere l'eredità dei partiti democratici di pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) spazzati via dalla Falsa Rivoluzione giustizialista, che erano anche gli unici veramente in grado di governare l'Italia. Si è trovato, dunque, al momento e nel posto giusto, come si suol dire.
Non ha meriti suoi, invero. Se non la fortuna di essersi trovato oltretutto di fronte un'opposizione dossettiana e cattocomunista fallimentare e storicamente minoritaria. E poi il merito di circondarsi tutto sommato di collaboratori e ministri con una certa stoffa e con i controfiocchi come Renato Brunetta.
Per il resto la tanto decantata Rivoluzione Liberale del '94 è stata messa in soffitta da quel dì. E non bastano certo le riforme della Pubblica Amministrazione o qualche ammortizzatore sociale a renderla concreta. Meglio che niente, certo, ma neanche tutto questo gran risultato !
Per il resto, ammiriamo Miriam-Veronica. Questa donna che ha cresciuto i suoi figli in totale libertà di pensiero evitando di farli diventare dei bamboccioni à la page con relativi scandali al seguito.
E poi ella ha anche avuto il coraggio di ammettere che politicamente la pensa da sempre diversamente dal marito. Che un tempo votava per i socialisti di Bettino e persino per i radicali e che sul referendum sulla fecondazione assistita invitava a votare ed a votare sì.
Una liberale senza falsi moralismi. Forse esattamente il contrario del marito, decisamente troppo moralista in politica e sostanzialmente lontano dai Cavour e dai Tocqueville.
Ovviamente, di Veronica, non abbiamo mai capito il suo essere azionista di maggioranza del quotidiano teocon di Giuliano Ferrara “Il Foglio”, ma forse ciò può essere dovuto proprio alla sua volterrianità di pensiero.
Non sappiamo, invero, i veri motivi per i quali ella intenda divorziare dall'attuale Premier.
Avrà influito il suo essere a tratti simpaticamente “farfallone” in pubblico ? Avrà influito quella cosiddetta stretta relazione intrecciata dal marito con l'annunciatrice Rai-Tv Virginia Sanjust nel 2003 (figlia di Antonella Interlenghi, attrice icona degli anni '80, che peraltro ricordammo con simpatia in un vecchio articolo sull'Opinione delle Libertà n.d.r.) che è anche oggetto di un recente volume edito dalla Kaos Edizioni dal titolo “Intrigo di Stato” ?
Non sappiamo e forse nemmeno ci interessa, in sé.
Affari privati dunque. Non è il caso di speculare sulla cosa politicamente, visto che sarebbe profondamente sleale, inutile e fuoriluogo.
Certo se il Pd avesse argomenti politici seri da snocciolare, non avrebbe bisogno di appigliarsi a checchessia e/o a chicchessia. Così non è. E dunque teniamoci pure questo governo per gli anni a venire, visto che comunque non c'è alternativa.
Umanamente, ad ogni modo, ribadiamo la nostra simpatia per la Signora Bartolini-Lario...e che il Premier possa - da questa pur triste esperienza - trarne qualche utile conclusione.

Luca Bagatin



29 agosto 2008

APPUNTO SULLA PRIMAVERA DI PRAGA


Ecco perché ancora una volta l'On. Walter Veltroni dovrebbe rinfrescare la sua di memoria.
Ecco perché l'On. Walter Veltroni dovrebbe abiurare al suo passato e dire la verità sui suoi "compagni", oggi "amici democratici".
Democratica era anche la Repubblica "Democratica" Tedesca. Peccato che quel "democratico" significasse "sovietico" ovvero "fascista rosso". Così come "democratico" era il Fronte "Democratico" Popolare che vide uniti i comunisti di Togliatti e i socialisti filo-sovietici di Nenni nelle elezioni politiche italiane del 1948 (nelle quali furono fortunatamente sconfitti).
Eh sì, bello essere "democratici" come il confusionista Barack Obama che ancora non ha deciso se andare a braccetto con i terroristi oppure no.
E così l'On. Veltroni inneggi pure a Obama e anche a quel Kennedy che fece piazza pulita dei vietcong. Bell'esempio di "democrazia". Tanto per non dire che il Pci di Berlinguer era amico dell'Urss (dalla quale comunque pigliave i finanziamenti).
All right, mi fermo qui.
Cedo la parola all'amico Lanfranco Palazzolo collaboratore di Radio Radicale e della Voce Repubblicana che, con l'articolo che segue, ci apre nuovamente gli occhi sul Pci e sulla sua bella storia "democratica" di cui, ahilui, anche l'On. Veltroni fa parte.

Luca Bagatin

Appunto sulla Primavera di Praga

20 agosto 1968:
Quel silenzio dei compagni comunisti
di Lanfranco Palazzolo

Diciamo la verità. Questo anniversario dell'irruzione dei carri armati Sovietici a Praga è passato in sordina su alcuni quotidiani. Adesso tutti diranno che la posizione del Pci fu lungimirante perchè il Partito comunista italiano aveva criticato quell'azione militare con la celeberrima formula del "grave dissenso".
Eppure i compagni del Pci furono i primi ad essere informati di quello che stava accadendo a Praga. Perchè non lanciarono l'allarme su quell'attacco e rimasero in silenzio?
Ma vediamo dove si trovavano in quel momento i dirigenti del Pci. Emanuele Macaluso era in vacanza in Urss, il segretario del Pci Luigi Longo si trovava a Dobi, vicino Mosca, Giancarlo Pajetta si trovava tra Odessa e Yalta. Il funzionario di turno del Pci il 20 agosto del 1968 è Armando Cossutta che viene chiamato, insieme a Maurizio Ferrara, dall'ambasciata sovietica che deve dare una comunicazione urgente al Pci. A dare questa comunicazione è l'ambasciatore Nikita Rijov. Sono le 19.30 di quel giorno. L'ambasciatore sovietico riceve Armando Cossutta e gli altri funzionari comunisti e, tra un pasticcino e l'altro, gli spiega che i carri armati sovietici stanno per entrare a Praga. Cossutta gli chiede chi ha dato quell'ordine. L'ambasciatore Rijov non specifica. L'atmosfera è imbarazzante. I funzionari comunisti se ne stanno per andare quando ad un certo punto l'ambasciatore gli corre dietro pregandogli di non dire niente a nessuno. C'è stato un semplice errore di comunicazione. La notizia è coperta da embargo. L'ambasciatore non aveva letto bene il telex da Mosca.
A quel punto Maurizio Ferrara ed Armando Cossutta sono gli unici dirigenti occidentali a sapere quello che nessun altro funzionario di un partito comunista occidentale conosce. Cossutta e Ferrara corrono a l'Unità e si mettono in contatto con i funzionari di partito e i corrispondenti de l'Unità che si trovano a Mosca: "Qualcosa di nuovo?". La risposta è: "No, non è accaduto nulla". Ma alle 02.00 di notte del 21 agosto arriva il primo flash di agenzia: "Truppe corazzate del Patto di Varsavia convergono su Praga". I compagni del Pci hanno rispettato la consegna del silenzio. Spetta alla dirigenza del partito scrivere il comunicato sul "grave dissenso" del Pci. Lo stesso "grave dissenso" del Partito comunista rumeno.
Ma tale dissenso non servirà certo a rompere con Mosca. Anzi, a ribadire che l'Italia - come disse qualche giorno dopo Pietro Ingrao alla Camera - doveva uscire dalla Nato......




20 giugno 2008

GRAZIE LANFRANCO !


Vorrei pubblicamente ringraziare l'ottimo amico Lanfranco Palazzolo, redattore di Radio Radicale e collaboratore della Voce Repubblicana, che ho avuto modo di conoscere meglio avendolo incrociato pochi giorni fa sul blog di Mauro Suttora.
Lo ringrazio immensamente per un gesto di simpatia davvero inaspettato non conoscendoci personalmente: ovvero per l'avermi regalato e inviato direttamenta a casa il volume "Contro i crimini di Regime", la raccolta di discorsi parlamentari di Marco Pannella dal 1980 all''86 da lui curato e pubblicato recentemente dalla Kaos Edizioni.
A Lanfranco, nonostante l'irruenza verbale con cui bacchetta sempre l'ottimo Suttora (anche se certa "irruenza" ci accomuna), voglio molto bene e lo seguo da anni su Radio Radicale e sulla Voce Repubblicana alla quale sono orgogliosamente abbonato da più di qualche anno.
L'ho anche sostenuto per le elezioni amministrative di Roma (mia città natale) del 13 e 14 aprile scorsi, ove si è candidato nelle file del Partito Repubblicano Italiano contro lo sfascismo di Veltroni & so(r)ci.
Che dire, a presto caro Lanfranco, amico e compagno di partito.

Luca Bagatin



26 aprile 2008

Chi ha paura di Beppe Grillo ? Ma fateci il piacere.....



Beppe Grillo: un guitto, un comunicatore, un incantatore di folle.
Beppe Grillo, forse, non è poi tanto diverso da quel personaggio che egli chiama "psiconano", ovvero Silvio Berlusconi.
Gli espedienti che utilizza, infondo, sono gli stessi: mass media, slogan urlati, ironia, denigrazione dell'avversario. Tutte cose che piacciono alle masse "da educare".
Il Beppe nazionale magari lo fa con uso abbondante della volgarità, questo sì, però.....
Però è a questo punto che siamo arrivati ?
Voglio dire: siamo arrivati al punto in cui due personaggi di spettacolo si mettono a disquisire di politica urlando alle folle che loro sono i più bravi e i più onesti e gli altri tutti dei ladri ?
E' forse la parabola di Tangentopoli: del più puro che ti epura, come diceva Pietro Nenni, dell'opposizione al Potere sì ma......strumentale.
Ovvero per sostituire al Potere corrotto un altro Potere forse e probabilmente non da meno.
E sicuramente politicamente più incolto.
Un Potere che magari sa "parlare al cuore delle ggente" (con due "g", please !). Ma....siamo sicuri che si tratti proprio del cuore ?
Ogni volta che parlo con qualche vecchio amico che ha vissuto i bei tempi della Prima Repubblica egli mi dice: "sai Luca, quando ero giovane io e frequentavo la tal sezione di partito si respirava un'aria di condivisione, di voglia di fare, ci si scontrava e litigava, certo, ma infondo lo si faceva per degli ideali, per dei valori".
Oggi invece.....vedi i politicanti in blazer di una destra e di una sinistra senza valori che fanno le riunioni nei bar "à la page" e prendono perentorie decisioni alla faccia degli iscritti e dei militanti (sempre più "tonti" che "tanti"), che calano poi dall'alto sulla testa di tutti i cittadini.
Ma, torniamo a Grillo: il grillo parlante dei mass media. Quello che utilizza il declino dell'Italia per diventare sempre più ricco con il suo visitatissimo blog fra l'altro sempre più commerciale e che ci propina financo i suoi "prodotti" come la nuova collana editoriale beppegrillo.it.
E così, degli esperti della comunicazione multimediale quali Emilio Targia, caporedattore di Radio Radicale, Edoardo Fleischner professore alla Statale di Milano e Federica De Maria linguista e critica letteraria, hanno recentissimamente dato alle stampe con l'editore Selene il volume "Chi ha paura di Beppe Grillo" ? nel quale è analizzato il "fenomeno Gillo" a 360 gradi. Specie dal punto di vista mediatico.
Ne esce un Beppe Grillo geloso delle proprie prerogative ed insofferente alle argomentazioni ed al confronto con chi non la pensa come lui. Al punto che lo stesso Grillo si è sempre rifiutato di incontrare gli autori del libro e, anzi, li ha ostacolati diffidando l'editore Longanesi - che in un primo tempo li aveva messi sotto contratto - dal pubblicarlo (così come lo stesso Grillo diffidò la Kaos edizioni per il libro "Grillo da ridere (per non piangere)").....alla faccia della libertà d'informazione tanto decantata dal comico genovese !
"Chi ha paura di Beppe Grillo ?" è un agile volume di 200 pagine che non può mancare nelle case di chi ama conoscere ed approfondire, prima di deliberare e sostenere. Un volume che peraltro contiene la prefazione dell'ottimo fotografo e comunicatore dell'immagine Oliviero Toscani e la postfazione di Marco Pannella, politico che ha fatto della comunicazione le basi del suo Partito Radicale.
Chi ha paura di Beppe Grillo, insomma ? Noi no di certo. A noi, più che ridere o convicere, ha sempre lasciato francamente perplessi.



Luca Bagatin



31 marzo 2008

Un voto a Lanfranco Palazzolo candidato Repubblicano al Comune di Roma



Roma Caput Mundi.
Roma Capitale d'Italia e città natale di Luca Bagatin che lì vi passò anche qualche Pasqua, da bambino.
E così non potevamo esimerci dal dare un'indicazioncina di voto, sommessamente, per quanto concerne le Comunali di Roma che si disputeranno il 13 e 14 aprile prossimi.
Il nostro sostegno è tutto proteso verso l'ottimo giornalista Lanfranco Palazzolo (http://it.wikipedia.org/wiki/Lanfranco_Palazzolo), redattore di Radio Radicale e della Voce Repubblicana nonché curatore di laicissimi e liberalissimi volumi che raccolgono i discorsi politici di Enzo Tortora, Marco Pannella e Leonardo Sciascia tutti editi dalla Kaos Edizioni.
Lanfranco Palazzolo sarà candidato nelle liste del Partito Repubblicano Italiano e dichiara: "Dopo i primi due mandati di Rutelli al Comune di Roma penso sia un passo indietro ripresentarlo in Campidoglio. L'ex sindaco ha pensato ad una Roma giubilare ritenendo di curare solo gli interessi del Vaticano. Oggi Roma deve pensare a sé stessa e diventare più laica".
Un voto laico e liberale alle amministrative romane.....perché no ?

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini