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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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3 maggio 2015

Gli scontri di Milano e le manifestazioni violente rafforzano da sempre il Potere. L'alternativa è voltare le spalle al Sistema

E' chiaro che non sono teppistelli, ma terroristi. E' grave che a chiamarli “teppistelli” sia il Capo del Governo, che, come solitamente fa, tende a minimizzare un atto gravissimo. Atto gravissimo che, peraltro, rafforza il Potere ed il Governo in carica. E tutti i governi repressivi.

Come nella Genova del G8 2001, anche questa volta è andato in onda un vero e proprio atto di guerriglia che, anziché danneggiare i Potenti, ha danneggiato la povera gente, la quale dovrebbe essere risarcita dagli stessi terroristi arrestati e dalle loro famiglie, siano residenti anche nella Papua Nuova Guinea !

Danneggiare abitazioni, automobili private, piccoli negozi, oltre ad essere un atto di terrorismo (e come tale andrebbe considerato e sanzionato), è un atto che con la lotta alla globalizzazione ed al sistema economico, non ha davvero nulla a che vedere. Anzi.

E' un danno alla cittadinanza (e cittadini sono anche i poliziotti, con stipendi da fame, come già ci ricordò Pier Paolo Pasolini), a persone inermi già tartassate dagli Stati e dai Governi e già sfruttate dal capitalismo, al punto che fa pensare che i black bloc, oltre che degli scalmanati, siano anche dei provocatori prodotti dal sistema globalista.

Noi, che siamo cresciuti a pane raffermo e controcultura, preferiamo ricordare un militante controculturale e libertario puro, uno che ha subito e affrontato spesso le angherie del governo statunitense (al punto da essere costretto ad andare in clandestinità alla fine degli Anni '70 e a doversi sottoporre a plastica facciale), che ha combattuto il sistema solamente con la goliardia e la nonviolenza: Abbie Hoffman.

Abbie Hoffman fu, fra le altre cose, il leader del partito degli Yippie e protagonista di tutte le battaglie contro la guerra nel Vietnam negli Anni '60 e '70 e di una lotta serrata al sistema capitalistico al punto che goliardicamente, nel 1967, si mise a gettare biglietti da un dollaro sugli scambisti della Borsa di New York e organizzò numerosissime manifestazioni provocatorie e nonviolente contro il Sistema (come proporre la candidatura alle elezioni politiche di un maiale chiamato Pigasus o facendo marciare 50.000 persone attorno al Pentagono con il proposito di far lievitare l'edificio in aria).

Abbie Hoffman fu la persona che, assieme a Timothy Leary (che Nixon definì “l'uomo più pericoloso d'America”), diede più filo da torcere ai governi statunitensi ed al Sistema politico-economico di qualsiasi altro. Ed il tutto attraverso l'uso del cosiddetto “teatro di strada”, della nonviolenza, della goliardia, dell'irrisione, della de-mediaticizzazione del Sistema.

Questo i ragazzi ed i ragazzini di oggi nemmeno lo sanno. A loro basta trasformarsi in terroristi, far parlare di sé in televisione, postare video idioti nei cosiddetti “social” (che di sociale non hanno proprio nulla e sono stati ideati – non a caso - dall'ennesimo ragazzino in cerca di fama e soldi !) e fottere la povera gente, dando così una mano al Sistema politico-economico imperante.

Se volete fare la rivoluzione davvero, allora fatela contro i Potenti. Che hanno nomi e cognomi e che appaiono continuamente nei media. E soprattutto improntate la vostra vita in modo tale che il Sistema non vi riguardi più, che sia solo un'illusione. Smettendo così di collaborare con esso.

Non comperate più gli ultimi modelli di smartphone; non comperate più automobili (smettete di guidare, visto che esistono i mezzi pubblici !); non guardate la televisione e, comunque, se lo fate, cambiate canale quando trasmettono la pubblicità commerciale; non accettate alcuna offerta commerciale (che è l'ennesima ruberia legalizzata !); smettete di acquistare prodotti di marca e prodotti da multinazionali, le quali sfruttano da sempre i lavoratori; usate la rete, ma solo per diffondere messaggi d'amore e solo per ricercare rapporti d'amore e per comunicare messaggi profondi e meditati, che non inseguano stupide mode o piaceri effimeri; cercate di comprendere che i doveri (verso voi stessi, i vostri cari, l'umanità) sono più importanti dei diritti (leggere un rivoluzionario vero come Giuseppe Mazzini non vi farebbe male !); smettete di andare a votare, perché i politici ricercano il vostro voto solo per poter manipolare il vostro modo di essere e di vivere: informatevi ed autogestitevi, quindi; iniziate a coltivare la terra, anche un piccolo orto in casa, in modo da cercare di essere autosufficienti il più possibile; create reti sociali, società cooperative autentiche, con lo scopo di autogestire il vostro stesso lavoro; smettete di dare peso agli eventi mediatici e voltate loro le spalle.

Ritiratevi progressivamente dal Sistema, dunque. Smettete di essere consumatori/elettori/individui passivi. Acquisite consapevolezza spirituale e morale. Rifiutate il materialismo ed il modernismo.

Tutte cose che spaventeranno qualsiasi Potente, specie se attuate su vastissima scala. E che ci restituiranno un mondo migliore e delle persone più consapevoli, spiritualmente attive, autogestite.


Luca Bagatin



20 gennaio 2015

A proposito dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica italiana...

...costoro erano veri Presidenti della Repubblica, amati, onorati, rispettati dai rispettivi popoli...





In Italia, invece, si è preferito sospendere la democrazia nel 1993 e continuare - come dal 1948 ad oggi - a far eleggere presidenti di una non-Repubblica, senza poteri e nominati dalle segreterie di partito, attraverso veti incrociati.


...e, oltre a Mujica, Chavez, Kirchner, non possiamo non ricordare il Presidente Juan Domingo Peron, che, in questo video, ricorda le battaglie di emancipazione sociale di Che Guevara e di Fidel Castro (al di là delle ideologie)...

...e non possiamo non ricordare il contributo delle Donne combattive (Anita, Evita e Moana in primis) - mai elette da nessuno - senza le quali non ci sarebbe stata Rivoluzione ed Evoluzione





www.amoreeliberta.altervista.org



3 settembre 2014

Juan Domingo Peron, il giustizialismo, il socialismo nazionale, l'umanitarismo in favore dei popoli

Juan Domingo Peron (1895 – 1974) - Presidente della Repubblica Argentina dal 1946 al 1955 - fu personaggio senza dubbio emblematico nel panorama geopolitico della Guerra Fredda ed il suo pensiero giustizialista, ovvero socialista nazionale, fu ed è tutt'ora un pensiero di scottante attualità, specie dopo l'avvento della globalizzazione e della conseguente crisi economico-sociale che attanaglia il mondo ormai da parecchi anni.

Iniziamo con il dire subito che Juan Peron non fu un populista nel senso spregiativo del termine. Egli fu uno dei pochi politici nella Storia ad essere dalla parte del popolo ed a servirlo, offrendo allo stesso una prospettiva umanitaria.

Eletto democraticamente, alla guida dei descamisados, ovvero dei più poveri dei poveri argentini, e sostenuto dalla moglie Eva Duarte (1919 - 1952), soprannominata affettuosamente dal popolo Evita - la quale si occuperà per tutta la sua pur breve vita di diritti delle donne e degli anziani - l'allora Colonnello Peron divenne Presidente della Repubblica Argentina e fondò, poco tempo dopo, il Partito Giustizialista, ovvero un partito socialista, nazionale e cristiano, ma di matrice anticlericale, come egli stesso amava definirlo.

La dottrina sulla quale Peron fondava la sua politica era una chiara ed inequivocabile terza posizione: alternativa al capitalismo borghese ed al marxismo comunista. Ovvero alternativa ai due imperialismi: quello statunitense e quello sovietico.

Il suo governo – che mai accettò aiuti, prestiti o investimenti stranieri - fu caratterizzato sin da subito da politiche in favore del popolo, dell'alfabetizzazione dello stesso e dello sviluppo del lavoro e riuscì, attraverso la nazionalizzazione delle imprese pubbliche, in pochi anni, a ripianare la totalità del debito pubblico che i governi dittatoriali precedenti avevano accumulato, ottenendo una bilancia dei pagamenti in attivo e riuscendo ad accumulare un'ampia riserva aurea. Sotto il profilo della laicità, inoltre, il governo Peron fu avanzatissimo per l'epoca, al punto che introdusse la legge sul divorzio, soppresse l'educazione religiosa nelle scuole e legalizzò la prostituzione e ciò gli costò peraltro la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Nel settembre 1955, un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio. Un esulio che durò sino al 1973. In Argentina, peraltro, il Partito Giustizialista fu dichiarato illegale e per quasi vent'anni l'Argentina ed il suo popolo subirono un lungo susseguirsi di dittature militari e di violenze, oltre che di pesantissime crisi economiche e di ruberie di Stato, che non permisero più al Paese di risollevarsi come aveva fatto, invece, durante il decennio peronista.

Juan Domingo Peron, ad ogni modo, nel suo esilio di Madrid, scriverà, nel 1967, una sorta di testamento politico, di documento storico e di esortazione al popolo ed ai popoli e lo intitolerà, emblematicamente, “L'ora dei popoli”. In tale testo, che anticiperà il suo ritorno trionfale in patria nel 1973, oltre a denunciare i suoi nemici in patria, denuncerà il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense, e l'avanzare dell'imperialismo sovietico e comunista. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

Peron nel suo “L'ora dei popoli”, a proposito del giustizialismo e delle sue prospettive scrive infatti: Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Peron. La sua terza posizione, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato da Stati Uniti ed Unione Sovietica ed in tal proposito scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia.

Socialismo nazionale, integrazione storica del Terzo Mondo e dell'America Latina, sovranità popolare, tutti aspetti che gli imperialismi non potevano e non possono tollerare.

Juan Domingo Peron, nonostante il ritorno trionfale in patria nel 1973 e la sua successiva rielezione, lasciando presto il governo nelle mani della seconda moglia Isabelita - che certo non aveva il piglio e l'anima sociale di Evita - non riuscì, causa anche la sua morte avvenuta nel 1974, ad impedire l'avvento di nuovi golpe militari che soffocarono ogni possibile riforma in Argentina.

Oggi, nel 2014, forse, avremmo necessità di un nuovo Juan Domingo Peron. L'avrebbe l'America Latina, ancora non unificata ed ancora attraversata da una grave crisi socio-economica. E l'avrebbe l'Europa, unita solo dall'economia e dal continuo sfruttamento monetario e tartassatorio che noi cittadini subiamo ogni giorno, peraltro soggetti alle scelte di politica internazionale dei soliti USA e del solito Fondo Monetario Internazionale.

Una terza posizione di carattere umanitario, socialista libertario e nazionale sarebbe utile all'uscita della crisi.

Ma, per ora, possiamo solo guardare agli esempi del passato. Agli esempi di personalità che, da Simon Bolivar a Giuseppe Mazzini, dai coniugi Garibaldi (Anita e Giuseppe), passando per i coniugi Peron (Evita e Juan) e per il socialismo libertario di Hugo Chavez, hanno offerto al mondo prospettive diverse e alternative. Prospettive oltre le divisioni e le ideologie di destra e/o di sinistra, bensì sempre dalla parte dei popoli e degli oppressi.


Luca Bagatin



19 agosto 2014

L'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla realpolitik fondata sull'economia e sul potere dei governi. Gli esempi di Bolivar, Garibaldi, D'Annunzio, Peron e Chavez

In un articolo di luglio focalizzammo l'attenzione sulla questione latinoamericana, contrapponendola a quella europea. Scrivemmo, in particolare: “Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi”. E, a proposito dell'Europa scrivevamo: E” vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile”.

In questo senso, volendo parlare dell'epopea di Bolivar e Garibaldi, ci rendiamo conto che questi eroi erano eroi (anti)politici. Non dimentichiamo mai che Giuseppe Garibaldi, prima di abbandonare per sempre il suo seggio al Parlamento italiano, per tornarsene nella sua Caprera a fare il contadino, schifato dalla politica post-risorgimentale dell'epoca, dichiarò: “Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca”. Così come (anti)politici – ma ingiustamente definiti in senso spregiativo “populisti” - furono il Generale Juan Domingo Peron ed il Comandante Hugo Chavez.

Figure del nostro recente passato, Peron e Chavez offrirono tanto al popolo argentino quanto al popolo venezuelano, una prospettiva “terzista”, alternativa rispetto al Potere statunitense e sovietico, alternativa alla destra ed alla sinistra, attraverso una chiave terzomondista ed umanitaria. Peron e Chavez, in sostanza, stavano, almeno idealmente, dalla parte dei poveri e dei diseredati sfruttati dalla corruzione e dalla politica-partitica e pseudo-democratica che, allontanatasi dall'Agorà greca, ha costituito una nuova oligarchia.

L'oligarchia dei Roosvelt che fecero uscire gli USA dal sistema aureo, ovvero vietarono la conversione del dollaro in oro, costringendoci all'attuale signoraggio bancario (consideriamo che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta non corrisponde affatto alle riserve auree possedute da ciascuno Stato e ciò a tutto vantaggio delle Banche Centrali e dei Governi); l'oligarchia dei Truman e dei Kennedy, noti guerrafondai ed imperialisti, colonizzatori di Stati indipendenti; l'oligarchia dei Clinton e dei Bush, altrettanto guerradondai, come i loro precessori, che contraddissero l'esempio libertario e umanitario dei Padri Fondatori degli USA quali George Washington e Thomas Jefferson, i quali affermavano che la nazione americana avrebbe dovuto basarsi sul non interventismo, secondo il motto di Jefferson: “Pace, commercio e amicizia tra tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”.

In questo senso, il XX ed il XXIesimo secolo hanno visto il consolidarsi negli USA - che di fatto condizionano l'economia e la politica europea e mondiale - di un'alleanza fra liberal e neocon. Fra Partito Democratico in salsa roosveltian-fascio-kennedyana e destra neofascista in salsa famiglia Bush. Un'alleanza anti-libertaria smascherata solamente da personalità quali Barry Goldwater e Ron Paul e dagli antimperialisti quali Peron prima e Chavez, Lula, Morales e Kirchner negli ultimi anni. Per non parlare del Vate italiano Gabriele d'Annunzio nei primi anni del '900, il quale non solo non lesinò critiche alla casta politica (“Veramente sembra che l'Italia non possa assistere allo spettacolo che dà la casta politica se non con le narici turate, come quei cavalieri dei suoi vecchi affreschi fermi davanti ai cadaveri verminosi nelle bare senca coperchio”), ma lanciò invettive anche contro l'economia come mera fonte di accumulazione della ricchezza: “Dovunque la lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”.

Il libertarismo e l'(anti)politica, dunque, smascherano la realpolitik e la costringono ad un confronto mediatico, per quanto i media tendano ad oscurare ed a mascherare l'(anti)politica, il libertarismo classico, il socialismo libertario, le posizioni terziste, oltre la destra e la sinistra, le posizioni che, di volta in volta, saranno bollate come “populiste”, “fasciste”, “comuniste”, “golpiste” o “reazionarie”.

Juan Peron era un Giustizialista. Hugo Chavez un Bolivariano.

Il limite dei due fu, semmai, un certo attaccamento al potere. Perché il potere è seduttivo e finisce per fagocitare gli uomini di contro-potere. Quando si scende nell'arena politica, nella competizione elettorale, si finisce spesso per perdere per strada gran parte delle buone intenzioni originarie.

Purtuttavia, ciò che ci interessa qui analizzare, sono le prospettive. Le prospettive di un Chavez che, nel 1992, si ribella alla corruzione che dilaga nel suo Paese, il Venezuela. Alla corruzione dei partiti e della politica e progetta un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe (anti)politico e libertario dell'America Latina.

Allorquanto Hugo Chavez lancia, fra il 1994 ed il 1995, la sua campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compie un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.

E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela, guidato oggi dal Presidente Nicolas Maduro - evoluzione del Movimento Quinta Republica – ha nuovamente la maggioranza dei seggi, pur con risultati non sempre soddisfacenti.

Il potere, ad ogni modo, è un brutto cancro e Maduro dovrebbe ricordarselo, così come tutti noi dovremmo sempre aver presente l'esempio di Bolivar, Garibaldi e del D'Annunzio dell'impresa di Fiume. Eroi con risultati alterni, grandi condottieri, ma animati unicamente dalla ricerca dell'amore per la libertà e della libertà come visione d'amore per l'umanità.

In questo senso l'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla politica, sulla realpolitik fondata sull'economia, sul mercimonio, sul potere dei governi e delle banche centrali, ovvero su un debito pubblico che, ogni economista serio sa bene, è impagabile ed è fonte unicamente di sfruttamento dell'individuo.

Il lungo ragionamento che abbiamo fatto potrebbe riassumersi in un'unica frase che, forse, potrebbe essere un piccolo incentivo all'uscita dalla crisi (che prima di tutto è umama, di valori, di mancanza d'amore fra gli individui): i popoli, anziché continuare ad eleggere e/o a seguire pedissequamente i propri rappresentanti, dovrebbero raggiungere un livello di evoluzione umana tale da imparare ad autogestirsi e ad auto-governarsi.

Questa è l'essenza dell'insegnamento dei nostri Padri storici e degli Eroi di un passato che è lì, pronto per essere riscoperto.


Luca Bagatin




24 maggio 2014

L'assassinio di Marilyn Monroe è un caso chiuso. Ce l'aveva già spiegato Pier Carpi nel 1980 (altro che "nuove" rivelazioni) !


A sinistra il romanzo-verità "La banda Kennedy, del 1980, scritto da Pier Carpi
A destra il libro appena uscito negli USA relativo all'assassinio di Marilyn Monroe che, di fatto, afferma le medesime cose scritte da Pier Carpi trent'anni prima


Solo alcuni giorni fa la stampa (Dagospia in primis) dava notizia del nuovo libro (spacciato per "rivelazione") di due giornalisti americani - Jay Margolis e Richard Buskin del "New York Times" - dal titolo «L'assassinio di Marilyn Monroe: caso chiuso», nel quale si affermerebbe che la celebre diva Marylin Monroe sarebbe stata uccisa su commissione di Bob Kennedy, in quanto lei avrebbe annotato i numerosi segreti politici dei Kennedy in un taccuino rosso ed avrebbe minacciato gli stessi John e Bob Kennedy di raccontare alla stampa tutto quanto concerneva la loro reputazione privata e, soprattutto, politica.
Peccato che, tale rivelazione, l'abbia già fatta lo scrittore Pier Carpi nel 1980, dando alle stampe "La banda Kennedy" (Centroedizioni), ripubblicato successivamente nel 1992 dalla Gribaudo editore. Nel libro, peraltro, sono raccontati tutti gli scandali politici e privati commessi dalla famiglia Kennedy (e sono molti).
Peccato che, all'epoca della pubblicazione del libro di Pier Carpi, l'ingellighenzia controinformativa e inculturale italiana e non solo, non ne abbia mai dato notizia. E non abbia dato notizia finanche che Pier Carpi - a causa della pubblicazione di questo romanzo-verità - subì le minacce del senatore Ted Kennedy. Ce lo ricorda lo stesso autore nella prefazione alla seconda edizione, affermando che lo minacciò di "rompergli le ossa" e di "farlo assassinare". Ad ogni modo l'autore non fu mai nemmeno querelato.
Si noti che il romanzo "La banda Kennedy", in oltre trent'anni, è stato recensito solamente dal sottoscritto con un articolo del 3 novembre 2012 pubblicato prima sul mio blog e successivamente negli organi di stampa con cui collaboro ("Le Città e "L'Opinione delle Libertà").
Il link del mio articolo è il seguente: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2012/11/03/la_verita_sulla_terribile_dina.html
Purtuttavia, da allora ad oggi, silenzio assoluto...sino a che sono arrivati questi due giornalisti americani a dare una notizia...di fatto già nota a Pier Carpi ed ai suoi lettori da almeno trent'anni (oltre che, indirettamente, ai lettori del mio blog e dei giornali con cui collaboro che lessero l'articolo) !
C'è da chiedersi, quantomeno, come mai.

Luca Bagatin



18 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al ritrattista Daniele Pacchiarotti: fra Andy Warhol e Tamara de Lempicka

Daniele Pacchiarotti è un giovane artista romano formatosi all'Accademia delle Belle Arti e, da oltre dieci anni, lavora come ritrattista. Note sono le sue apparizioni televisive a “Scommettiamo che ?” - nel 2003 - ove realizza dipinti in diretta ed alla trasmissione di spiritualità condotta da Gabriele La Porta - “Anima Guarire” - all'interno della quale è una vera e propria presenza fissa, esponendo e spiegando alcune sue opere.

Il curriculim di Daniele (che potete comunque scaricare nel suo blog www.danielepacchiarotti.blogspot.it), è decisamente corposo, ma, qui, non mi interessa tanto fornirne una sommaria descrizione, quanto piuttosto analizzarne l'opera e comprenderla, attraverso le sue stesse parole.

Ammetto che non conoscevo Daniele sino a che un'amica comune non me l'ha fatto conoscere. E subito i suoi ritratti mi hanno piacevolmente coinvolto, per la tecnica che utilizza e per i soggetti che ritrae.

Daniele Pacchiarotti ritrae, in particolare, volti di dive e di divi del cinema del passato, ma anche del presente. In particolare ama ritrarre i volti di Marylin Monroe (il che gli è valso l'apprezzamento del sito ufficiale italiano dedicato alla celebre attrice statunitense), Audrey Hepburn, Vivien Leigh, Madonna, Elvis Presley e numerosi altri soggetti, alcuni di fantasia quali Valentina Crepax e le Principesse della Disney.

Le sue opere ricordano molto lo stile Anni '70 tipico di Andy Warhol, ma lo stile di Pacchiarotti è decisamente meno kitsch e spesso i suoi dipinti sono ispirati alle opere di Tamara De Lempicka.

Osservando le opere di Daniele, da profano, direi che egli ricrea il volto degli artisti ritratti, dandone un'interpretazione personale. Non trovo, infatti, che essi siano dei veri e propri ritratti, ma una rielaborazione che ne cattura le peculiarità, i tratti somatici più evidenti, fornendo così un'immagine simile all'originale, ma al contempo diversa, rinnovata.

In tal senso ho deciso di intervistarlo, per approfondire meglio la sua arte e darne contezza ai nostri lettori.


Luca Bagatin: Come nasce la tua passione per la pittura ?

Daniele Pacchiarotti: La pittura, a mio avviso, è qualcosa di insito in noi. Nasce con noi, vive con noi, muore con noi. E' un dono - come qualsiasi altra forma d’arte - che se si ha la fortuna di possedere dev'essere portata avanti con passione, perché non tutti, appunto, nascono uguali. Ovviamente dico ciò senza alcuna presunzione (Daniele sorride).


Luca Bagatin: Quando e come inizi a muovere i tuoi primi passi nel mondo dell'arte ?

Daniele Pacchiarotti: In realtà i miei primi passi li muovo da sempre. Sin da piccolo scarabocchiavo tutto ciò che vedevo con tanta meraviglia attorno a me. Su un’agenda che mio padre portava con sé in macchina - mentre pescava o nei viaggi - nella maggior parte delle volte ritraevo chiunque fosse vicino a me. E avevo quattro o cinque anni !


Luca Bagatin: Da quando e perché ami ritrarre dive e divi ? Puoi raccontarci, più in dettaglio, in cosa consiste la tua arte ?

Daniele Pacchiarotti: Ho iniziato a ritrarre dive o divi perché sono sempre stato attratto da volti cinematografici, quelli che hanno fatto la storia del cinema. Più tardi ho scoperto che la maggior parte delle persone si rivede nei propri miti. Quale donna, infatti, non ha sognato di indossare il famoso tubino di Coco Chanel di Audrey Hepbourn in “Colazione da Tiffany”, oppure farsi alzare la gonna dal vento attraverso una grata del “metrò”, come la biondissima Marilyn Monroe; e chi non ha mai sognato quell’amore struggente tipico di Rossella O’Hara e Rett Butler in “Via col vento”? Vorrei aggiungere che il termine con cui la critica mi definisce è “ritrattista delle dive”. Certo, ciò non mi dispiace, ma tengo a precisare che il significato vero e proprio dei miei ritratti è totalmente diverso. Inutile negarlo: in ciascuno di noi c’è una parte vanesia e me ne sono sempre reso conto. Sin da bambino amavo osservare le donne al trucco e...ho notato che c’è qualcosa di meraviglioso in quei gesti così “intimi”. Crescendo e avendo, chiamiamolo così, il “dono di natura”, tutti chiedevano di essere ritratti da me. E tieni conto che il ritratto è una delle cose più difficili in pittura ! E dunque ho capito che, attraverso uno shooting fotografico, la persona viene messa a proprio agio, si scioglie e si sente amata. Poi si sceglie una foto da cui farne un ritratto, un vero e proprio quadro. È mio solito bendare le persone, alla consegna dell’opera, per poi metterli davanti a loro stessi sulla tela e...beh, le reazioni non hanno prezzo ! In tutto questo passaggio “la diva” o “il divo” è colei o colui che per un giorno valorizza sé stesso. Amo rendere felici le persone, in questo senso.


Luca Bagatin; Tu affermi che ami ritrarre le dive – in particolare Marylin - andando oltre la loro bellezza da star system. Che cosa intendi quando affermi ciò ?

Daniele Pacchiarotti: Ho iniziato a ritrarre ad esempio la divina Marilyn Monroe per ciò che il suo volto mi trasmetteva, ovvero nel vedere i suoi occhi emergere dalla tela. Occhi che mi fissavano e, in quel momento, mi sono sentito piccolo come una formica: era lì che mi guardava ed era uscita esattamente dalle mie mani ! La bellezza di Marilyn è così struggente che nessuno può rimanerne indifferente. Ogni qual volta ritraggo il suo volto mi immergo in una gran pace interiore, armonia, eccitazione e contemplazione artistica sino all’ultima pennellata. Molti critici e siti web, fra cui il più importante che ne cura la parte italiana - quello del manager Giannandrea Colombo, che ringrazierò per sempre - affermano che ogni qual volta dipingo questa giovane donna - che ha saputo conquistare il mondo sino ai giorni nostri ed è stata barbaramente uccisa dallo stesso sistema che l’aveva precedentemente attratta - è come se la riportassi in vita in un ulteriore nuovo scatto da me creato. In sintesi, vedo in lei tutte le sfaccettature umane: dal voler essere amata, sino all’impossibilità di farlo; dalla dolcezza, sino al capriccio dei vizi; dal successo, sino alla delusione. Come dico sempre: “in ciascuno di noi c’è, in fondo, una Marilyn”.


Luca Bagatin: Il tuo stile è assolutamente particolare. Sembra ispirarsi a Warhol, ma al contempo è molto diverso. Sembra talvolta avvicinarsi, infatti, allo stile di Tamara De Lempicka. Che cosa puoi dirci del tuo stile, in questo senso ?

Daniele Pacchiarotti: Ho avuto l’onore di conoscere fotografi e galleristi che lavorarono per la Factory di Andy Warhol ed è una decina d’anni che mi paragonano a lui, ma non nel modo di dipingere, perché lui - con la sua Pop Art – posso dire essere stato il mio opposto. Nella serie di serigrafie su Marilyn, ad esempio, Warhol ha voluto svuotarla del suo intrinseco contenuto umano e renderla il simbolo del commercio, come fosse solo un'attrazione per il mondo del “business”. Mi paragonano spesso a lui perché a casa mia, fra foto e dipinti è un concentrato di arte in cui vanno e vengono artisti di ogni genere, ma non certo per il modo di dipingere. Il mio stile, in realtà , si rifà al cosiddetto“nuovo realismo”. Diversamente da Warhol, considero Tamara De Lempicka la ragazza dell’art déco, ovvero la mia musa ispiratrice. Due anni fa c’è stata una mostra delle sue opere a Roma e, ben diciassette fra riviste e giornali, hanno confuso le mie riproduzioni con i suoi dipinti ! La soddisfazione più grande è stata che al Vittoriano mi hanno invitato gratuitamente e molti giornalisti si sono interessati a questo strano caso. Un giornalista in particolare mi disse che, essendo deceduta nel 1980, anno peraltro della mia nascita, potevo averne preso il “karma”… Magari !


Luca Bagatin: Che cos'è il divismo secondo te ? E' un fenomeno positivo o negativo ? Oppure è un cosiddetto segno dei tempi ?

Daniele Pacchiarotti: Penso che ciascuno abbia il diritto di esprimersi come vuole. Non trovo sia un fenomeno negativo in sé, tranne quando si giunge all’eccesso.




Luca Bagatin



19 marzo 2014

Barry Goldwater: un vero conservatore libertario

Recentemente, in um mercatino delle pulci, ho trovato un vecchio libro scritto da Barry Goldwater dal titolo “Il vero Conservatore” (titolo originario: “La coscienza di un Conservatore”), pubblicato negli Anni '60 - in Italia - dalle edizioni de Il Borghese.

Ora, chissà quanti si ricorderanno di Goldwater e del fatto che, nel 1964, fu il candidato Repubblicano alle presidenziali degli Stati Uniti d'America, ma fu sconfitto dal Democratico Lyndon Johnson.

Goldwater, pur forse dimenticato dai più, fu un Libertario sino alla fine, oltre che fiero Repubblicano e Conservatore e, in questo senso, fu figura emblematica del panorama politico dell'Occidente.

Libertario in fatto di diritti civili e libertà economiche, ovvero favorevole ad aborto, diritti degli omosessuali e legalizzazione della cannabis, nonché favorevole allo Stato minimo.

Ne “Il vero Conservatore”, infatti, Goldwater illustra la sua prospettiva anti-statalista, ovvero per il rispetto della Costituzione degli USA, la quale non contempla affatto l'esistenza di un Governo dinamico, bensì l'esistenza di un Governo che garantisca le libertà e dunque la presenza di uno Stato non invasivo nella vita e nelle tasche dei cittadini.

In questo senso, lo spirito libertario di Goldwater – che è il medesimo del Repubblicano Ron Paul di oggi – era dunque conservatore, ovvero atto a conservare i principi dei Padri Fondatori degli USA iscritti nella Costituzione.

In questo senso Goldwater critica l'obbligo per i lavoratori di iscriversi al sindacato, il quale non tutela altri che i propri dirigenti e la politica di questi a favore di questo o quel candidato alle elezioni. Egli critica altresì l'invasività del Governo in fatto di agricoltura, stato sociale ed istruzione. Barry Goldwater crede unicamente nella riduzione della spesa pubblica, che grava tutta sulle spalle degli onesti lavoratori americani. E, dunque, crede in una tassazione minima, per nulla progressiva, ma atta a pretendere una uguale percentuale della ricchezza di ciascuno, e non di più.

Lo spirito di Goldwater - oggi incarnato, come dicavamo, da Ron Paul - rappresenta purtroppo una minoranza libertaria all'interno del Partito Repubblicano USA, ma è l'unico che è stato ed è in grado di arginare le spinte social-burocratiche, assistenzialistiche, parassitarie, invasive ed autoritarie dello Stato e dei Governi (che sono state tipiche - negli USA - dei Roosvelt, dei Kennedy ed oggi di Obama).

Una bellissima frase scritta da Goldwater ne “Il vero Conservatore” e che racchiude il suo testamento politico, non a caso, è la seguente: Il momento verrà in cui affideremo la condotta delle nostre faccende a uomini in grado di comprendere che il loro primo dovere come funzionari pubblici è di spogliarsi del potere che è stato dato loro. Verrà quando gli americani (…) decideranno di eleggere l'uomo che avrà promesso di applicare la Costituzione e di restaurare la Repubblica.

Un pensiero profondo, contro il Potere politico invasivo ed autoritario. Un pensiero di un vero amante della legge fondamentale del suo Paese, l'unica in grado di preservare le libertà dei cittadini dalle spinte burocratiche dei malgoverni di sempre.


Luca Bagatin



4 marzo 2014

"Riflessioni bagatiniane flash" by Luca Bagatin

Sono molto geloso del mio passato, per quanto mi abbia fatto soffrire.
Non lo sono per nulla del mio futuro, anche perché ad esso non penso affatto.
La mia "Grande Bellezza" è racchiusa in due donne, anche se forse loro non lo sanno o, se anche lo immaginano o immaginassero, direbbero che sono il solito esagerato/sviolinatore.
Posso assicurare che non è così, ma a volte è difficile essere creduti.
Almeno sino a che si è in vita.
Obama, come Renzi (ma prima ancora come i mafiosi Kennedy e l'altrettanto discutibile Berlusconi), mi hanno sempre fatto pensare a grandi palloni gonfiati mediatici.
Slogan appetibili, televisioni strombazzanti tutte per loro, idee confuse ma ben raccontate.
Per poi rivelarsi ciò che erano e che sono.
Dei pagliacci da circo equestre. Nella migliore delle ipotesi.



9 agosto 2013

Nove anni di blog e oltre 4.000.000 di visite ! (dedicato a Ilona e Hula)



Sono passati esattamente nove anni da quando ho aperto questo blog senza pretese, ove Sacro e Profano si fondono e confondono, talvolta anche sessualmente.
Un blog che parla - per così dire - di tutto ciò che non troverete altrove. Parla e dà voce a chi non ha voce in capitolo perché, in questo luogo-nonluogo elettronico, non ci sono capitoli ma veri e propri flussi di cosciente incoscienza raccolti in un unico tomo lungo quasi dieci anni.
Un tomo in cui, senza peli sulla lingua né altrove (sono sufficienti quelli del suo autore, ricoperto di peli da capo a piedi), si tratta di cose serie, tavolta scherzando proprio per la serietà degli argomenti trattati.
Parliamo di politica, costume, società, massoneria, esoterismo, erotismo, sessualità, eutanasia, suicidio. Vita e morte condensate in una manciata di pagine web.
Perché la vita e la morte sono gli unici due argomenti di cui ha senso parlare. Senza prenderli troppo sul serio. Sdoganando aspetti che - dai più - sono ritenuti tabù. Ecco, noi questi tabù, vogliamo renderli totem. Non da adorare, ma da comprendere e contemplare.
Se volessimo fare un bilancio di questo ultimo anno bloggifero, scritturifero e cultural-personale - che è poi ciò che facciamo ogni 9 agosto, sin dal 2004 - possiamo dire che il bilancio è oltremodo positivo. 
Abbiamo pubblicato un libro, "Universo Massonico" (Bastogi editore), che è un compendio nato proprio e anche sulle pagine di questo blog. Un compendio di tutto ciò che c'è da sapere sulla Massoneria. Ovvero tutto ciò che non vi è mai stato svelato, depurato dai falsi complotti che vorrebbero che il sottoscritto fosse la reincarnazione di Mark Twain oppure uno dei sostenitori del Nuovo Ordine Mondiale.
Abbiamo parlato, su questo blog, della terribile dinastia dei Kennedy, ovvero la dinastia più nazifascista e mafiosa che la Storia abbia mai conosciuto ed abbiamo dimostrato come questa crisi economica globale sia frutto non delle politiche liberiste, bensì delle politiche keynesiane, stataliste e guerrafondaie dei "liberals" (fighettini di "sinistra") americani e di casa (cosa) nostra. Dei Roosvelt, dei già citati Kennedy e dei Lyndon Johnson, oltre che dei Bush, padre figlio e spirito...satanico ! E di un Obama salva-banche e condanna cittadini.
Abbiamo pertanto dato voce alle teorie ed idee del libertario statunitense Ron Paul, non a caso oscurato dai media internazionali.
Abbiamo rilanciato le battaglie culturali e politiche sulle libertà sessuali, i diritti civili, i diritti dei disabili, dei bambini  e degli anziani, assieme all'amica Ilona Staller, ideando la sua candidatura alle elezioni amministrative di Roma. E con Ilona proseguiremo a batterci per questo e molto altro.
Anche e soprattutto artisticamente parlando.
Abbiamo ideato il movimento-nonmovimento "Amore e Libertà" che ha un solo scopo: costruire la Civiltà dell'Amore dalle macerie dell'attuale inciviltà dell'odio e del dolore.
Stiamo per iniziare nuove collaborazioni giornalistiche nell'ambito di un nuovo giornale online diretto dall'ex caporedattore del TG5 Paolo Di Mizio, con una rubrica online intitolata -  presumibilmente e non a caso -  "Sacro e Profano".
Proseguiamo, dunque, l'attività che abbiamo iniziato con il compianto amico Peter Boom, attraverso questi ed altri compagni di strada. Con Ilona, Ursula Davis Hula Hop e altri.
Siamo giunti, in nove anni di blog, a superare i 4.000.000 (quattromilioni) di visite e ogni tanto ci chiediamo anche - goliardicamente - chi siano coloro i quali ci visitano.
Non promettiamo dunque nulla, quest'anno, per l'anno a venire, ai nostri fedeli lettori.
Solo di continuare, se lo vorranno, se lo vorrete, a seguirci in quest'avventura contro i pregiudizi, i falsi pudori, la criminalità politica e comune e la stupidità umana.

Luca Bagatin



3 luglio 2013

La più grande delusione politica della mia vita, ovvero quella con il Partito (il)Liberale Italiano (e viva ora e sempre Ilona Staller !)



Poteva essere un'esperienza vitale, erotica ed utile.
E' stata un'esperienza mortifera, triste e inutile.
La presenza di Ilona Staller e del sottoscritto nelle liste del Partito Liberale alle comunali di Roma non è stata né valorizzata né compresa dal partito (o, meglio, da ciò che ne resta) stesso.
L'idea che avevo in mente allorquando proposi alla dirigenza del PLI la candidatura Staller (parliamo del gennaio 2013) era molto chiara e si sostanziava in almeno tre punti:

1) rilanciare la cultura dei diritti sociali e civili.

2) rendere Roma finalmente una città vivibile, civile, europea, sessualmente intrigante, con parchi dell'amore, luoghi attrezzati per disabili, anziani, bambini e animali.

3) erotizzare la cultura laica e liberale, ovvero rendere nuovamente vitale un partito o più partiti (visto che la medesima proposta la lanciai anche al PRI e a tutta l'area laica) ormai morti, ovvero auto-suicidatisi per aver dato credito a Segreterie nazionali senza alcun costrutto né prospettiva.

Purtroppo l'idea della Dirigenza "liberale" retta da Stefano De Luca ed Enzo Palumbo era evidentemente un'altra, ovvero utilizzare Ilona Staller-Cicciolina quale "specchietto per le allodole mediatico".
Ciò si è visto sia nella prima conferenza stampa dal sapore feticistico, ove Ilona dovette esibirsi in foto che mostravano la "tessera del PLI" e nella candidatura a Sindaco non già dell'eroina Cicciolina come aveva proposto il sottoscritto, bensì della candidatura di un ragazzo politicamente sconosciuto e oltretutto inneggiante ai fratelli Kennedy, noti simpatizzanti del fascismo e noti per essere stati eletti con i voti della mafia (si vedano le biografie di Pier Carpi e di Lanfranco Palazzolo, già dal sottoscritto recensite).
Come se ciò non bastasse, dopo aver messo Ilona in secondo piano, relegata a "bandiera mediatica", al secondo turno codesti dirigenti "liberali" hanno ben pensato - senza avvisarci - di appoggiare l'estremista di destra Gianni Alemanno che, peraltro, in questi anni ha distrutto Roma assieme a amici, parenti e conoscenti.
Ora, il sottoscritto e Ilona, in tutti i nostri comunicati stampa abbiamo scritto che la nostra candidatura nasceva contro la partitocrazia e l'inciucio Pd-PdL e questi qui che fanno ? Appoggiano il peggio del peggio, ovvero Alemanno !
Al danno la beffa e i cocci sono stati nostri al punto che i risultati del partitino "liberale" sono stati oltremodo deludenti: nemmeno 900 voti in tutto, ovvero una sconfitta che si poteva evitare se si fosse candidata Ilona Staller a Sindaco con il nostro programma antipartitocratico, colorato, per la gente, per i diritti, per le libertà sessuali e per una Roma che avrebbe potuto tornare ai fasti di Ernesto Nathan.
Lasciamo dunque codesti "liberali" al loro grigiore, ai loro debiti (anche nei confronti degli elettori) ed al totale oblìo e, con l'associazione che ho ideato - "Amore e Libertà" - cerchiamo di costruire un'alternativa a questa triste politica che, da oltre vent'anni, danneggia il cittadino e lo sta rendendo sempre meno consapevole del proprio potenziale e del proprio ruolo attivo nella società.

Luca Bagatin


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