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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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7 febbraio 2015

"La felicità al potere": il saggio di José "Pepe" Mujica, Presidente dell'Amore

José “Pepe” Mujica. Un fioraio, un agricoltore, un uomo umile, anzi, un ex Capo di Stato.

Sembra una contraddizione in termini ed invece non lo è, perché “Pepe” Mujica è ed è stato tutto questo.

L'ex Presidente dell'Uruguay che ha stupito e commosso il mondo, sia per la sua scelta di vita umile che per le sue politiche di governo libertarie e socialiste che hanno portato il Paese a legalizzare la cannabis, i matrimoni omosessuali, ridurre la disoccupazione ed il tasso di povertà ed aumentare il PIL del del 6% in dieci anni, per la prima volta si racconta in un libro.

Ed il libro che lo vede protagonista è, sorprendentemente, edito in Italia dalla EIR Edizioni (www.editorieir.it) e porta un titolo davvero entusiasmante: “La felicità al potere”.

Eh sì, perché José Mujica è il Presidente che predica la felicità e lo fa in modo semplice. Per lui la felicità è assenza di desideri materiali, ovvero è la ricerca della vera libertà, che implica l'avere molto tempo libero per fare ciò che ci piace di più. Ovvero non essere legati alla materialità delle cose, degli oggetti accumulati in anni e anni di duro lavoro, senza aver assaporato il succo della vita, che Mujica, non a caso, considera “quasi miracolosa”.

José Mujica sembra un utopista - ma se lo è -  è certamente un visionario, un lucido utopista che ha elaborato questa sua semplice concezione di vita nei lunghi anni di prigionia e di tortura, allorquando combatteva la dittatura militare nel suo Paese come guerrigliero tupamaro, catturato dal regime negli Anni '70 e liberato solo nel 1985.

E la sua vita avventurosa e affascinante - della quale diedi ampio resoconto in un articolo pubblicato ad ottobre dello scorso anno - è riportata anche ne “La felicità al potere”, grazie alla ricostruzione romanzata di Massimo Sgroi.

La prefazione al saggio è curata dallo stesso Mujica ed è accattivante e commovente sin dalle prime frasi. E' un'elogio dell'Italia e delle sue lotte operaie, socialiste, liberali, garibaldine, anarchiche e delle similitudini fra la nostra cultura e quella dell'America Latina.

“La felicità al potere”, che consta di una bellissima intervista fatta all'ex Presidente da Cristina Guarnieri, raccoglie prevalentemente i discorsi pubblici dell'ex Presidente Mujica, ovvero raccoglie la sua filosofia politica e le sue concezioni di vita.

Critica del consumismo, delle politiche che hanno devastato l'ambiente, critica del materialismo, delle politiche di marketing, ovvero di tutti quegli aspetti forieri di sfruttamento dell'uomo e di creazione di quei bisogni/prodotti indotti che costringono l'individuo a lavorare tutto il giorno per poterseli permettere, senza però avere più tempo libero da dedicare alla famiglia, all'amore, agli affetti, agli amici, agli hobby.

Visione di una società aperta nei confronti di tutti, anche dei vecchi nemici che Mujica non a caso ha perdonato, attraverso un processo di pacificazione nazionale.

Laicità dello Stato.

Visione di un'economia che veda prevalere le necessità dei più bisognosi e che non insegua le statistiche, i numeri, il mero consenso popolare.

Risoluzione dei problemi ecologici a partire dalla prevenzione e dal non incoraggiamento di politiche o economie che devastano la natura e l'ecosistema.

E, non per ultima, diffusione dell'educazione e della cultura, che è il vero humus per rendere una civiltà degna di questo nome.

José “Pepe” Mujica è un uomo del nostro tempo, che ha attraversato – da combattente – il Ventesimo secolo e ha dimostrato, nel Ventunesimo secolo, che si può governare con amore e sentimento. Coinvolgendo la cittadinanza anche in progetti di autogestione delle imprese, dialogando con le persone e aiutandole ad uscire dalla crisi umana che ci attanaglia attraverso la ricerca della liberazione dalla necessità, ovvero attraverso la ricerca della felicità e di un nuovo umanesimo sociale.

Mujica, dall'ottobre scorso, dopo la nuova vittoria alle elezioni del suo partito – il Fronte Ampio - ha un degno successore al governo dell'Uruguay in Tabaré Vazquez e nel suo Vice Raul Sendic, figlio dell'omonimo guerrigliero tupamaro che diede il via alla lotta contro la dittatura militare.

L'Uruguay è dunque diventato un piccolo faro nel mondo (in)globalizzato.

E “La felicità al potere” è un saggio che può aiutarci a scoprire le chiavi per un'alternativa possibile e necessaria.


Luca Bagatin



30 gennaio 2015

Hugo Chavez ed il Socialismo del Ventunesimo Secolo. Una prospettiva umanitaria e libertaria per uscire dalla crisi

Hugo Chavez, ex Presidente del Venezuela di cui abbiamo diverse volte già parlato, ha ridato, dal 1999 al 2013, digità al suo popolo.

Un popolo sfruttato prima dal colonialismo spagnolo e successivamente dalle multinazionali statunitensi ed europee e da governi locali corrotti e corruttori.

Di Chavez, qui da noi, si sa sempre molto poco, come molto poco si conosce la Storia dell'America Latina degli ultimi decenni e di quel “Socialismo del Ventunesimo Secolo” ideato dal sociologo ed intellettuale Heinz Dieterich che, lungi dall'essere uno spauracchio del nuovo comunismo o della sinistra mondiale (Chavez non è mai stato comunista, bensì socialista libertario e bolivariano), è ed è stata una prospettiva anti-ideologica, oltre la destra e la sinistra. Una prospettiva nazional-internazionalista, anti-capitalista ed anti-imperialista.

Con l'avvento di Chavez al governo di questo fiero Paese latinoamericano – alla fine del 1998 - le cose, in tutto il Continente, sono via via mutate ed i leader socialisti nazionali, libertari ed umanisti hanno ben presto trionfato in pressoché tutti i Paesi dell'America del Sud: da Lagos e Bachelet in Cile; da Lula alla Roussef in Brasile; da Evo Morales in Bolivia, ai Kirchner in Argentina, a Mujica e Tabaré Vazquez in Uruguay sino a Rafael Correa in Equador.

Chavez che, nel 1992 tentò un colpo di Stato contro l'oligarchia corrotta al potere, diverrà Presidente democraticamente eletto pochi anni dopo e rimarrà in carica sino alla morte...ed anche oltre, se pensiamo che il suo successore Nicolas Maduro è ancora oggi al governo, pur fra luci ed ombre.

Ombre figlie di quel potere che lo stesso Chavez tentò di combattere, di quella corruzione anche interna al suo partito - prima il Movimento Quinta Repubblica e successivamente il Partito Socialista Unito del Venezuela - che pur egli tentò con ogni mezzo di allontanare.

Purtuttavia l'esempio di Chavez è ancora lì, come un faro nella notte di una globalizzazione che ingloba. Di un Sud America ferito nei secoli e di un Occidente “liberal” che, messo a confronto, sembra assai meno democratico ed assai meno pluralista. Un Occidente ove prevale un'austerità senza sentimento. Un Occidente prostituito all'economia ed alla finanza, che imbroglia ed imbriglia i suoi stessi cittadini, prede inconsapevoli del marketing e del consumismo, ovvero di un “piacere” effimero destinato ad annientarci.

Hugo Chavez ha ispirato la sua azione di governo a Simon Bolivar, “El Libertador” che sconfisse l'Impero di Spagna nei primi anni dell'800 e che divenne Presidente delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù.

Hugo Chavez che, lungi dall'avere un'ideologia preconfezionata (come non aveva un'ideologia preconfezionata lo stesso Bolivar, né il nostro Giuseppe Garibaldi che, negli anni, pur si ispirerà al socialismo umanitario e sansimoniano), aprirà le porte ad una vera Terza Via (alla faccia di quella “liberal” dei Clinton e dei Veltroni), ovvero a quel Socialismo del XXIesimo secolo che farà rifiorire il meglio di quella che nell'800 – in Europa – fu l'idea di emancipazione sociale della Prima Internazionale dei Lavoratori, alla quale aderirono socialisti, mazziniani, repubblicani, garibaldini ed anarchici.

Il governo di Chavez, lungi dall'essere rivoluzionario in senso stretto – visto che non riuscirà a superare il capitalismo e dunque l'economia di mercato – purtuttavia offrirà importanti prospettive al popolo venezuelano. E ciò attraverso la nazionalizzazione dell'industria petrolifera ed attraverso la fondazione di Missioni Sociali finanziate anche grazie ai proventi derivanti dal petrolio. Pensiamo alla Mision Barrio Adentro (letteralmente “dentro il quartiere”), dedicata all'assistenza sanitaria gratuita specie nei quartieri popolari, ove sono stati istituiti consultori medici famigliari, centri diagnostici integrati e centri ospedalieri specializzati. Il tutto grazie anche alla consulenza ed all'intervento di medici cubani (e non dimentichiamo che, a dispetto di quanto si tende a credere da noi, Cuba ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, sia in termini di efficienza che di risultati, con tassi di mortalità infantile fra i più bassi al mondo ed un ottimo sviluppo delle biotecnologie).

Pensiamo poi alla Mision Robinson, dedicata all'alfabetizzazione, che ha portato ad imparare a leggere e a scrivere un milione e mezzo di persone; alla Mision Ribas, dedicata a completamento degli studi secondari superiori; alla Mision Sucre dedicata al sostegno degli studenti di livello universitario.

Vi sono poi altre missioni sociali istituite dal Governo Chavez, quali la Mision Negra Hipolita, dedicata al recupero delle persone emarginate e la Mision Sonrisa, che mira a dotare di protesi dentaria le persone che non se le possono permettere economicamente.

Quale altro governo al mondo avrebbe fatto questo ? In quale altro continente se non nell'America Latina sfruttata, repressa, ma ove l'amore e la spiritualità – pur fra molta violenza e diffusissima criminalità – hanno sempre trovato un posto nel cuore di quei popoli ?

Si dirà che tali missioni sono state accompagnate anche a fenomeni di clientelismo e di corruzione ed è vero. Purtuttavia non a causa del Presidente Chavez che, quando ha potuto, ha rimosso i responsabili e lo ha fatto anche e soprattutto su pressione del popolo, coinvolto direttamente nel sistema delle Missioni, a livello volontaristico, sociale, politico, mutualistico, umano.

Un vero e proprio sistema di autogestione sociale, pur con tutte le sue possibili imperfezioni, certo.

E la medesima cosa è avvenuta per quanto concerne l'edilizia popolare, con la costruzione di moduli abitativi moderni e poco costosi.

E, aspetto importante da sottolineare, è che nelle Missioni sociali l'80% delle persone che vi lavorano e che le dirigono sono donne le quali, smessi i panni di mogli madri e di famiglia, danno ed hanno dato un profondo contributo alla cosiddetta “rivoluzione bolivariana” avviata dallo chavismo.

E proprio le donne – già in passato guerrigliere – hanno lottato in Venezuela anche per avere una congrua rappresentanza politica del 50% nei partiti e per la depenalizzazione dell'aborto.

Si pensi, a tal proposito, che la Costituzione Bolivariana promossa da Chavez nel 1999, prevede il diritto alla salute sessuale e riproduttiva delle donne, il riconoscimento del lavoro domestico e dunque la sicurezza sociale per le casalinghe, ovvero tutte cose che non erano riconosciute dalla legislazione precedente.

Questi, in sostanza, i risultati di quel “Socialismo del XXIesimo Secolo” che è declinato non come marxismo o come “dittatura del proletariato”, bensì come “socialismo ecologico”, come “socialismo libertario”, ovvero un processo che vede al centro l'individuo e non lo Stato, ove la proprietà privata è rispettata tanto quanto lo sono l'ambiente e gli animali.

Ed è proprio questo che lo pone in un'ottica che va oltre le ideologie sinistra-destra, al punto da far amare o aver fatto amare nel corso della Storia, personalità politiche quali Chavez, ma anche Che Guevara, Castro, Peron, Garibaldi, tanto a persone di destra che di sinistra, pur sapendo che proprio questi eroi combattenti erano oltre le ideologie, su un altro piano che li poneva al centro di una prospettiva politico-sociale umanitaria.

E forse è proprio questo che ha fatto paura, durante la Guerra Fredda, all'Urss ed agli USA, ed ancora oggi fa paura ad un'Occidente ove l'essere umano è messo in disparte e sostituito da parole quali “crescita”, “sviluppo”, “crisi economica”, “produttività”, in luogo di “decrescita”, “sviluppo del potenziale umano e sociale”, “crescita interiore” e così via.

E questa non è mera retorica “no-global”, anche perché chi scrive non ha mai militato nelle file noglobaliste, ma pura osservazione di fatti storico-sociali.

Interessante poi l'organizzazione della rappresentanza politica di base nel Venezuela chavista, ove si è giunti ad un pressoché superamento della democrazia rappresentativa, attraverso l'istituzione di Consigli Comunali aperti a tutta la cittadinanza locale. E si pensi che proprio in America Latina, a Porto Alegre in Brasile nel 1989, si è avuto il primo esempio di Bilancio Comunale Partecipativo, ovvero alla cui formazione partecipò la cittadinanza attiva stessa.

Altro che Movimento Cinque Stelle ! Altro che boutade grillesche tanto per accaparrarsi qualche voto e qualche sedia da scaldare in Parlamento pagata dai contribuenti !

Anche l'economia chavista è fondata su principi di equità, ovvero se un'azienda privata è inattiva e non è venduta dal proprietario oppure il proprietario non vuole riattivarla attraverso il contribito dello Stato, questa può essere espropriata e dichiarata di interesse nazionale e, spesso, è data in autogestione ai lavoratori medesimi.

Hugo Chavez ha potuto fare tutto questo, così come ha posto le basi per una possibile fondazione degli Stati Uniti dell'America Latina, attraverso continui dialoghi con Morales, con Lula, con i Kirchner, con Mujica, che fu suo grande amico e che oggi è considerato il miglior leader politico mondiale al punto che l'Italia gli ha dedicato il recente saggio “Le felicità al potere” (EIR edizioni), che sarà nostra cura recensire prossimamente.

E Chavez ha potuto fare questo grazie all'ampio consenso elettorale conquistato in oltre dieci anni di governo ed oltre a ciò di cui abbiamo parlato, ha varato anche leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia. Leggi impensabili persino nella nostra “democratica” Italia.

Ma di questo in Occidente si parla poco. O se ne parla male. Si preferisce denigrare e/o oscurare.

Addirittura la trasmissione televisiva “Alo Presidente”, da noi, viene presentata come una “macchietta propagandistica”. Ed invece fu l'occasione per mostrare al popolo venezuelano un leader nella sua umanità, nella sua quotidianità. Fatta di battute istrioniche, di balli, di canti della tradizione caraibica, ma anche allo scopo di dar voce alla periferia ed alle periferie (dalle quali lo stesso Chavez proveniva) che da noi sono e rimangono emarginate e senza una voce, senza una rappresentanza, chiuse nel loro degrado urbanistico.

E si pensi che il sistema televisivo venezuelano è ben più pluralista del nostro, fondato sul duopolio/monopolio Rai-Mediaset, con programmi tutti uguali e senza alcun autentico scopo sociale e culturale.

Ed i numeri parlano chiaro: dal 1998 al 2008 in Venezuela la disoccupazione è stata ridotta dal 16% al 6%, la mortalità infantile è stata ridotta, l'analfabetismo è pressoché scomparso. Certo, il tasso di criminalità rimane ancora alto, l'inflazione è altissima, il calo del prezzo del petrolio sta creando molti problemi. Ma al popolo è stata offerta una prospettiva nazionale. Con delle basi culturali e sociali: bolivarismo e socialismo umanitario. Prospettive che andrebbero importate, specie se pensiamo che noi abbiamo avuto Garibaldi e Mazzini quali eroi nazionali, ma che abbiamo saputo vilipendere i loro ideali di un'Europa unita per prostituirla alle banche - Banca Centrale Europea in primis - ed al Fondo Monetario Internazionale, oltre che alle multinazionali ed ad un'immigrazionismo senza regole, foriero solamente di ulteriore sfruttamento dell'uomo sull'uomo e di povertà e degrado generalizzato.

L'America Latina dal 1998 ad oggi sta rinascendo: con Chavez prima e con Mujica oggi. La vera Primavera del mondo è tutta lì. La vera ricetta per uscire dalla crisi globale è tutta lì: amore per il popolo, potere al popolo, socialismo del ventunesimo secolo, nazionalismo, fine dell'austerità, fine del sistema politico ed economico fondato sulla prevaricazione e sul profitto, ovvero sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e delle risorse (sempre più scarse, peraltro). Riscoperta della natura e di un'autentica dimensione sociale (e non “social”, ovvero fondata sull'onanismo del web imposto da Facebook e da Twitter).


Luca Bagatin



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini