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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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1 marzo 2013

Ilona Staller contro il Potere. Ventiquattro anni prima (e meglio) di Beppe Grillo


Ecco perché Ilona Staller è considerata una personalità politica scomoda, da vietare, spesso, anche in televisione (quantomeno quando parla di politica).
Ecco perché, sbagliando, i partiti e partitini hanno cercato di evitare di candidarla (salvo i Radicali, nel 1987, pur con molti mal di pancia e bigottismi assurdi).
Ilona Staller prima e meglio di Beppe Grillo.
Ilona Staller che, oltre a denunciare - oltre vent'anni fa - la corruzione (prima dello strumentale Di Pietro), parlava e parla di leggi contro la violenza sulle donne, di aborto, di Aids, di pari opportunità, di libertà di opinione, d'espressione, della libertà della cultura, del diritto dei detenuti alla sessualità.

Chi non comprende le potenzialità sociali e politiche di Ilona Staller o non la conosce o è in malafede.

Ilona Staller fu eletta nel 1987, con 20.000 voti di preferenza, nelle liste del Partito Radicale.
Beppe Grillo non lo ha eletto nessuno e nemmeno i suoi militanti lo sono stati, in quanto del tutto assente il voto di preferenza.
La medesima cosa vale per i rappresentanti di Pd, PdL e Monti.
Tutti, di fatto, delegittimati e delegittimabili.



30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin




11 gennaio 2013

Chi tiene alta e fiera la bandiera dell'Edera e della Liberaldemocrazia è "Fermare il Declino"



Ma, insomma, questi Repubblicani mazziniani esistono ancora ?
Parliamo degli eredi di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, ovvero di coloro i quali portarono - dal dopoguerra agli anni '90 - l'Italia nel Patto Atlantico, nell'Unione Europea, resero il nostro Paese più laico, libero e civile.
La risposta è affermativa. La cultura Repubblicana mazziniana è ancora vitale, anche se non alberga più nel PRI da un pezzo.
O, meglio, sarebbe opportuno chiarire un po', così come ha fatto l'ottimo Oscar Giannino alcuni giorni fa dalle colonne de "La Voce Repubblicana", storico organo del Partito Repubblicano Italiano.
Oscar Giannino è sempre stato un Repubblicano storico che, coerentemente con la sua storia liberaldemocratica, ha fondato l'estate scorsa il movimento d'opinione "Fermare il Declino", assieme ad otto fondatori - fra professionisti ed accademici - con un elenco di dieci punti programmatici di impostazione economica liberale.
"Fermare il Declino", nel corso dei mesi, è diventato un vero e proprio movimento politico che non si propone tanto di occupare posti in Parlamento o dare testimonianza, quanto piuttosto proporre dieci interventi per la crescita:

  1. Ridurre l'ammontare del debito pubblico
  2. Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni
  3. Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni
  4. Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali
  5. Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti
  6. Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse
  7. Far funzionare la giustizia
  8. Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne
  9. Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni
  10. Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo.

Ora, il Partito Repubblicano Italiano al quale anche il sottoscritto fu iscritto, da parecchi anni, pur proponendo a parole un fantomatico "Progetto Liberaldemocratico", non ne ha mai delineato un programma di massima, né tantomeno ha presentato un progetto politico di ampio respiro.

Il "Progetto Liberaldemocratico" è rimasto un non-progetto, una parola vana da snocciolare così, tanto per riempire di contenuti enfatici discorsi senza alcuna prospettiva concreta.

Il PRI, da parecchi anni, diciamocelo pure, non ha nemmeno una linea politica vera e propria, è prigioniero di una Segreteria nazionale "calabrocentrica" ed autoreferenziale, da inutili litigi con un Giorgio La Malfa che non si sa nemmeno più che fine ha fatto e da una recente alleanza con Berlusconi che non ha portato alcun risultato concreto in termini politico-programmatici.

In tutto ciò è più che comprensibile che autorevoli membri della Direzione Nazionale del PRI (a cominciare dallo stesso Giannino) abbiano preso le distanze da questo partito e oggi si presentino fra le fila di "Fermare il Declino", che non è un partito politico, bensì un contenitore "non ideologico" che mira a raccogliere i consensi di tutti coloro i quali - siano essi di destra, centro, sinistra o apartitici, condividano i dieci punti programmatici delineati.

Tutto ciò mi pare ed appare ineccepibile. Il Progetto Liberaldemocratico, quello vero, sostanzioso e sostanziale, l'hanno realizzato Oscar Giannino, Luigi Zingales, Michele Boldrin ed altri autorevoli esponenti del mondo del lavoro, dell'impresa, dell'economia e della società civile.

Tornando al PRI, ovvero a coloro i quali, come il sottoscritto, hanno a cuore il destino dell'Edera, chi scrive, da parecchi anni, propone una soluzione non solo dignitosa, ma anche utilissima alle nuove generazioni.

Non sciogliere il partito, ma trasformarlo. Trasformarlo in una Fondazione culturale e ciò per tutelare un patrimonio storico-politico che, dal 1895, ha attraversato questo nostro Paese.

Del resto, e questo molti Repubblicani tendono a dimenticarlo o a non dirlo, Giuseppe Mazzini non fondò mai un partito politico con fini elettoralistici. Tutt'altro. Nel 1853 fondò il Partito d'Azione, ovvero un partito di giovani combattenti, con lo specifico copito di combattere il Trono e l'Altare, restituendo la sovranità al Popolo.

In questo PRI, ovvero in ciò che ne resta, non ci sono più né giovani, né tantomeno combattenti. Rimangono persone legate a talune poltrone, che peraltro con uno 0,1% alle elezioni politiche non onorano nemmeno più la storia gloriosa dell'Edera.

Viva dunque il Progetto Liberaldemocratico e Repubblicano di Oscar Giannino !

Viva una possibile e necessaria Fondazione Partito Repubblicano Italiano !


Luca Bagatin



20 luglio 2012

L'On. Francesco Nucara, i giovani, quel che resta del Partito Repubblicano Italiano ed un ricordo dell'On. Emanuele Terrana



Non so quanti siano rimasti i lettori de "La Voce Repubblicana", quotidiano che fu del glorioso Partito Repubblicano Italiano, oggi, ormai in disfacimento.
Ad ogni modo e comunque, chi scrive, per l'affetto che tributa alla tradizione Repubblicana, di cui fa ancora parte, pur senza tessera, nonché per amore di cultura, "La Voce Repubblicana" la legge ancora con attenzione.
E fu così che, chi scrive, si imbattè, il 17 luglio scorso, in ben due editoriali di Francesco Nucara, padre padrone del PRI, oggi Partito Nucara, appunto.
Nucara, nell'editoriale dal titolo "Costruiamo il nuovo con l'esperienza e l'entusiasmo" scrive alcune cose che, personalmente, mi risultano incomprensibili.
Egli parla del ricambio generazionale in politica con una certa riluttanza (evidentemente è ignaro del fatto che oggi è in corso una vera e nuova lotta di classe fra "vecchi" e "giovani" e non solo in politica). Ed afferma: "Ci sono giovani invisibili che considerano l'ingresso nella Direzione Nazionale del Partito un "posticino"" Ed aggiunge: "Sarà il vizio meridionale della ricerca del "posto" e non del lavoro, che induce qualche ragazzo a confondere il quotidiano con la prospettiva ?".
Ora, chi scrive non è mai stato nella Direzione Nazionale del PRI (e se me l'avessero chiesto, avrei rifiutato perché se c'è una cosa che non amo sono le cariche pubbliche, specie dei partiti politici, le quali solo raramente permettono libertà di espressione e di giudizio). Purtuttavia conosco, anche personalmente, qualche giovane che, nella Direzione Nazionale del PRI, è stato regolarmente eletto.
Eletto e non nominato, come invece è l'On. Nucara, "nominato" in Parlamento per gentile concessione di Berlusconi, nel 2008.
Ora, chi siano questi giovani invisibili di cui parla Nucara, non è dato di sapere.
Ad ogni modo, se di invisibili si trattasse, li inviterei a rendersi visibili e manifesti, ovvero ad andarsene dal Partito Nucara, poichè la tradizione mazziniana è ben altro.
La tradizione mazziniana, infatti, a differenza da quanto scrive lo stesso Nucara nel suo editoriale, proseguendo, è diretta erede del Partito d'Azione, visto che il Partito d'Azione fu fondato proprio da Giuseppe Mazzini nel 1853.
E quel Partito aveva ideali solidi, quali il suffragio universale, la libertà di stampa e di pensiero (aspetti che talvolta negò a qualcuno la stessa Voce Repubblicana in tempi recenti) e la trasformazione delle istituzioni da monarchiche a repubblicane, con la responsabilità diretta dei governi di fronte al popolo (Repubblica Presidenziale, dunque).
Mazzini, allo stesso modo di Gesù detto "Il Cristo" che non si sognò mai di fondare una Chiesa, non si sarebbe mai sognato di creare un partitino politico allo scopo di gestire il potere e di gettarsi nella mischia elettorale. I suoi ideali e principi andavano ben oltre ed erano fatti di lotte sul campo, combattute da giovani sui vent'anni, non certo da cinquanta, sessanta o settant'enni nominati in Parlamento e rispondenti a tutti tranne che agli elettori.
E fu proprio questo filone di pensiero che riprese l'antifascista Randolfo Pacciardi, allorquando fondò l'Unione Democratica Nuova Repubblica, alimentata da giovani e critica verso certo lamalfismo e lo spadolinismo.
Mazzini, Garibaldi, Pacciardi ed i giovani combattenti che li seguirono, per una bandiera, per un'ideale, per la liberazione della Spagna e dell'Italia dal nazifascismo, per la Repubblica Presidenziale e non per quella Monarchica di oggi, serva del Vaticano e di un Parlamento di nominati.
Un Partito Repubblicano Mazziniano può e potrà rinascere quando esso si trasformerà in Fondazione culturale attiva e movimentista. E' per questo che, da lungo tempo, sosteniamo personalità quali Oscar Giannino che, pur sedendo nella Direzione Nazionale del PRI, è una mente libera ed ha già annunciato di volersi candidare alle elezioni del 2013 in una formazione liberale. Ed è per questo che auspichiamo la creazione, per le imminenti elezioni, di "Liste Radicali e Liberaldemocratiche Oscar Giannino - Emma Bonino", con all'interno, a parte i capilista Giannino e Bonino, solo giovani dai venti ai trent'anni massimo (io ne ho 33, per cui escludete pure qualsiasi mia ambizione di candidatura in tali liste, sono troppo "vecchio" e lo ammetto volentieri).


L'On. Emanuele Terrana

C'è un altro editoriale di Francesco Nucara, sulla colonna di destra de "La Voce Repubblicana", sempre del 17 luglio scorso, che ha destato il mio interesse. In esso si ricorda la figura del deputato Repubblicano Oronzo Reale a 24 anni dalla scomparsa.
La cosa che ha attirato la mia attenzione è stato il ricordo appassionato di Nucara della figura di Emanuele Terrana, calabrese, grande Segretario del PRI e già amico di Reale.
Figura, quella di Terrana, che, purtroppo, non è mai abbastanza ricordata.
Vogliamo qui ricordare, anche allo stesso Nucara, che l'On. Terrana fu massone iscritto alla Loggia Propaganda 2 del Grande Oriente d'Italia. Proprio quella Loggia Propaganda 2 che Nucara, in un brutto articolo della metà di ottobre dell'anno scorso sulla Voce, definì "verminaio scoperchiato da Spadolini" (quello Spadolini che, in tempi non sospetti, aderì alla fascista Repubblica Sociale Italiana e che fu giornalista dell'organo antisemita "La Difesa della Razza", assieme, purtroppo, a molti esponenti dell'intellighenzia culturale nostrana...sic !).
La Loggia Propaganda 2 non fu un verminaio, come peraltro stabilito dalla sentenze della Corte di Assise di Roma del 1994 e del 1996 e così i suoi aderenti.
Fra cui l'On. Emanuele Terrana che, finalmente, una volta tanto è giusto ricordare. Anche in memoria dell'alto spessore dei Segretari del PRI di allora.

Luca Bagatin



4 luglio 2012

Zeropositivi o sieropositivi ? Che triste fine ha fatto il Partito Repubblicano Italiano (sic !)


Mi è capitato oggi di leggere il numero dell'ex quotidiano del PRI "La Voce Repubblicana" del 15 giugno scorso, che non avevo ancora letto in quanto a quella data mi trovavo a Roma.
Il caustico ed insopportabile "il condor" - nella sua rubrichina in basso a destra -  scrive: "Sabato scorso si sono riuniti a Roma gli zero positivi derivati dal FLI. I derivati come insegna la finanza sono titoli pericolosi. Sarebbe stato meglio una riunione di sieropositivi: la sofferenza fa ragionare meglio".
Ora, si dà il caso che, trovandomi a Roma, a quella riunione di zero positivi ci fossi anch'io. C'erano moltissime e moltissimi giovani. Amici liberali e repubblicani intelligenti e non faziosi. Fra loro ne cito solo alcuni: Davide Giacalone, Roberta Culiersi, Paolo Montesi, Luigi Di Placido. C'era il caro amico Daniele Priori di Gay Lib. C'erano le pasionarie Flavia Perina (una vera beatnik) e Sara Giudice ed anche il libertario Carmelo Palma e molti, molti altri (fra cui reppresentanti dell'Istituto Bruno Leoni).
Mi ha fatto piacere discorrere con loro, che conoscevo solo tramite internet. Mi ha fatto piacere sentire parlare ancora di laicità, liberalismo, libertarismo. In questi anni di grande apatia e di dittatura partitocratica (Pd-PdL-Lega Nord-IdV-Udc).
Quanto all'ex organo del PRI, oggi organo del PNT (Partito Nucara Torchia), per il quale sono fiero di non collaborare più, stenderei un velo pietosissimo.
"Il condor", poi, si commenta da sè. E chissà mai chi è...


Roma, Domus Talenti, 9 giugno 2012: il sottoscritto con Roberta Culiersi ed altri Zeropositivi



19 maggio 2012

Randolfo Pacciardi: profilo politico dell'ultimo mazziniano



Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi.
Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo degasperiano, in veri e propri centri di potere, talvolta palese, talvolta occulto.
Di Randolfo Pacciardi si ricorda poco, in quanto l'intellighenzia culturale partitocratica, cattocomunista e clericofascista, fecero di tutto per offuscarne la memoria e le battaglie politiche e culturali.
A un anno dalla bellissima raccolta di scritti e discorsi curata dall'amico repubblicano Renato Traquandi, già stretto collaboratore di Pacciardi, ed edita da Albatros, ecco approdare in libreria, per i tipi della Rubbettino, "Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell'ultimo mazziniano", del prof. Paolo Palma.
Una biografia completa e corredata anche da rarissime foto in appendice del leader politico repubblicano, durente la Guerra di Spagna; la lotta al fascismo; nei primi comizi ed assieme a Capi di Stato e di Governo italiani e stranieri.
Paolo Palma, che Pacciardi conobbe bene, tratteggia il profilo del leader grossetano di Giuncarico, nato nel 1899, interventista della prima ora a fianco delle forze dell'Intesa e contro gli Imperi Centrali, al fine di completare l'Unità d'Italia, sull'esempio del suo maestro Arcangelo Ghisleri, uno dei padri del repubblicanesimo mazziniano.
E fu così, con l'ideale di Giuseppe Mazzini nel cuore, che Pacciardi, appena quindicenne, si iscriverà al Partito Repubblicano Italiano e successivamente sarà iniziato alla Massoneria e, nel 1917, si arruolerà nell'esercito italiano e sarà inviato al fronte, ove brillerà per ardimento, in particolare collaborando con le truppe anglo-francesi e sarà decorato con la Military Cross e della Croix de guerre avec palme.
A guerra terminata, nonostante i fascisti lo corteggino affinchè passi nelle loro fila, Pacciardi sarà fra i primi a rifiutare tali tendenziosi inviti e a denunciare il pericolo totalitario e filo-monarchico del nascente movimento mussoliniano.
Fonderà dunque giornali antifascisti della primissima ora (cosa assai rara, per quei tempi, se pensiamo che numerosi comunisti e socialisti passeranno presto nelle file del Duce e che lo stesso Giovanni Spadolini, successivamente Segretario del PRI, sarà collaboratore dell'organo antisemita "La Difesa della Razza") e ben presto fonderà il primo movimento antifascista denominato "Italia Libera",  su principi mazziniani, repubblicani, contro ogni tipo di lotta di classe e per l'esaltazione del socialismo etico e dell'insurrezionalismo risorgimentale.
Rondolfo Pacciardi, infatti, fu Repubblicano che seppe rivalutare il pensiero liberalsocialista di Giuseppe Mazzini, contrapposto al nascente bolscevismo e, ovviamente, al fascismo nazionalista.
Fu così che, nel 1925, partecipò ad un tentativo insurrezionale per rovesciare il regime fascista, che, purtroppo, fallì e fu così che, nel 1926, Pacciardi, sarà affidato al confino, ma riuscì a fuggire in Svizzera, rimanendo in contatto con il movimento antifascista "Giustizia e Libertà" e gli anarchici e tentando, nel 1931, di organizzare un'attentato dinamitardo contro Mussolini, anch'esso fallito.
Nel 1936 parteciperà alla Guerra civile spagnola, al comando della celebre e prestigiosa Brigata Garibaldi, contro le truppe nazifasciste e franchiste ed opponendosi persino ai tentativi dei comunisti di annientare socialisti ed anarchici.
Pacciardi, da buon mazziniano, fece poi di tutto per fondere il PRI al Partito d'Azione ed attestando il movimento repubblicano nel solco del socialismo non marxista e liberale e questo sarà il suo obiettivo per tutto il dopoguerra, ove, nel frattempo, fu eletto più volte Segretario del PRI.
Sarà dunque chiamato da Alcide De Gasperi alla Vicepresidenza del Consiglio e successivamente a presiedere il Ministero della Difesa sino al 1953, nei primi governi centristi DC-PRI-PSLI-PLI.
Fu, assieme a Sforza ed Einaudi, fra i più accesi sostenitori del Piano Marshall per la ricostruzione e del Patto Atlantico, anche in funzione anticomunista.
Priorità di Pacciardi fu sempre, infatti, quella di arginare un nuovo pericolo totalitario, nel dopoguerra proveniente dall'URSS e dal suo partito satellite, il PCI.
Fu così che Pacciardi iniziò a sviluppare la sua idea presidenzialista, sull'esempio dell'antifascista francese De Gaulle, e a sviluppare le sue idee federaliste in funzione anti-separatista ed anti-nazionalista, anche sull'esempio della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Feroci furono le critiche al sistema partitocratico, ovvero a quella che Pacciardi definiva una nuova dittura dei partiti, fatta da interessi di retrobottega ai danni dei cittadini. Ed in questo fu il primo a denunciare il sistema diffuso delle tangenti, della corruzione e delle correnti nei partiti.
Il suo anticomunismo lo porterà ad esaltare il centrismo degasperiano e a diffidare dei socialisti di Nenni, i quali erano ancora troppo vicini al PCI ed al marxismo. Fu così che egli votò contro il primo governo di Centro-Sinistra allargato al PSI.
Pacciardi avrebbe preferito infatti la costituzione di una Terza Forza laica, comprendente repubblicani, socialdemocratici e liberali, da contrapporre, con il tempo, sia alla DC che al PCI.
Il suo voto contrario al Centro-Sinistra, oltre che le critiche alla partitocrazia, ad ogni modo, gli costò l'espulsione dal PRI di Ugo La Malfa e l'ostracismo di gran parte dell'arco parlamentare che, da allora, lo bollerà come fascista e da allora sarà persino fatto seguire dal servizio segreto italiano, il Sifar.
Pacciardi, ad ogni modo, non si perderà d'animo e nel 1964, fonderà il movimento d'ispirazione gollista, nè di destra, nè di sinistra, Unione Democratica Nuova Repubblica, recante per simbolo una primula stilizzata, il quale, pur avendo vita breve e scarsi risultati elettorali, porrà le basi per una nuova battaglia politico-culturale ancora oggi di strettissima attualità: la proposta di far eleggere il Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti, da parte dei cittadini.
Randolfo Pacciardi, richiamava così l'antica battaglia di Mazzini per una Repubblica democratica di popolo, lontana dai giochi di potere e restituita ai cittadini.
Ciò, ad ogni modo, gli costerà nuove diffidenze, in particolare quando alla battaglia presidenzialista si unirà l'ambasciatore Edgardo Sogno, liberale e già eroe antifascista, ingiustamente accusato di golpismo solo perché aveva dichiarato che avrebbe arginato, assieme a Pacciardi, ogni tentativo di presa del potere da parte del PCI, allora finanziato dalla dittatura sovietica, ed auspicato un governo di emergenza presieduto dallo stesso Pacciardi.
L'ultima battaglia presidenzialista ed antipartitocratica di Pacciardi e Sogno, ad ogni modo, si terrà nel 1975, al Teatro Adriano di Roma, dal titolo "Una soluzione democratica alla crisi di regime", con i giovani del Partito Liberale, pronti ad ostacolare la polizia qualora avesse tentato di far arrestare Sogno.
Randolfo Pacciardi, ad ogni modo, rientrerà nel PRI nel 1980, per morire, ultra noventenne, nel 1991.
La sua idea di riforma presidenziale sarà ripresa dal socialista Bettino Craxi, il quale, confiderà proprio di essersi ispirato a Pacciardi.
Tutto ciò e molto altro è scritto e documentato dal prof. Paolo Palma nell'agile biografia che abbiamo, testè, tentato di riassumere.
E' un testo, assieme a quello dell'amico Traquandi, pubblicato lo scorso anno, da leggere e diffondere in quanto di strettissima attualità.
Probabilmente se oggi, in luogo dei Beppe Grillo, ci fosse un Randolfo Pacciardi, ovvero una personalità di questo tipo, con solide radici culturali e democratiche, forse, una reale speranza di rinascita onesta, civile e democratica per l'Italia, ci sarebbe davvero.
Occorre dunque ai nuovi mazziniani e presidenzialisti, riprendere questa battaglia non ancora vinta.

Luca Bagatin



10 gennaio 2012

Il "progetto liberaldemocratico", così come delineato, è velleitario. Occorre più pragmatismo.



"Progetto liberaldemocratico", da troppo tempo sento, in casa Repubblicana e laica, parlare di questa cosa.
Lodevolissimo progetto, per carità, il quale, però, non è mai stato declinato, ovvero non se ne è mai parlato nello specifico se non per tramite di paroloni altisonanti, privi di fattivo contenuto.
A quanto mi è perso di capire si tratta dell'ennesima riproposizione della forza di ispirazione Liberaldemocratica europea, in Italia.
Peccato che progetti di questo tipo, dal '93 ad oggi, ce ne siano stati a bizzeffe e nemmeno uno sia sopravvissuto per più di qualche mese. Bene che sia andata.
Mi ricordo l'alleanza PRI-PLI alle elezioni europee del 1989; successivamente ricordo, nel 1999 la fondazione della Lista Emma Bonino, che raccoglieva anche laici e liberali; poi ancora, nel 2000 la fondazione del Polo Laico, con Giovanni Negri ed Arturo Diaconale; successivamente, nel 2004, l'idea di Diaconale e Davide Giacalone della fondazione della Casa Laica, che si sostanziò purtroppo nella mera presentazione di liste comuni alle regionali: PRI-PLI-NUOVO PSI (risultato: meno dell' 1%); poi ancora, la Rosa nel Pugno nel 2006 e successivamente, in Triveneto, nel 2007, ci inventammo il Coordinamento dei Liberaldemocratici e poi ancora, un paio di annetti fa, con un amico, mi inventai persino l'Associazione Laica Giuseppe Garibaldi, che raccoglieva repubblicani, radicali e qualche liberale del Pd e del PdL.
Tutti progetti svaniti entro pochissimo tempo: pochi mezzi, poche persone, pochi voti e sostegni.
In Italia, sia chiaro una volta per tutte, noi liberali e laici siamo degli appestati, l'arretratezza regna sovrana e gli sprechi in politica nemmeno si contano più.
Ora, a parer mio, il PRI, il PLI e quanto è rimasto dei partiti laici dovrebbero una volta per tutte sciogliersi in un nuovo unico partito: chiamatelo come volete, ma sappiate che con qualcuno, con qualsiasi legge elettorale vogliate, si deve alleare. Se va da solo perde e prende l'ennesimo zerovirgola, anche se nessuno ve lo vorrà raccontare con franchezza.
Ma dove vogliamo andare con Segretari che, con tutto il rispetto, hanno un'età da pensione ? No perché oggi, se parlo di PRI, PLI, radicali ecc... ancora mi sento rispondere: Nucara, De Luca, Pannella, la Bonino La Malfa, la Sbarbati...ed invece io vorrei sentire: Oscar Giannino, Cecchi Paone, Di Placido, Montesi, Kahlun, Palazzolo e qualche altro nome, magari ancor più sconosciuto, di persone che hanno sempre pagato di tasca loro per la politica e mai intascato un euro da essa. Che vivono d'altro.
Ma dove vogliamo andare con fantomatici "progetti liberaldemocratici", con troppe idee ma senza una prospettiva di lungo, lunghissimo periodo che duri almeno dieci o vent'anni minimo ?
Veniamo alle alleanze, perché ci si dovrà pur pensare.
Con chi vuoi allearti ? Con i cattocomunisti retrogradi attaccati al loro posto fisso, ma che non vogliono garantirlo ai giovani ? No.
Con i berluscones, peones, scilipotones, legisti e filo-statalisti del caravanserraglio "pseudo" centro-destrorso ? No.
Beh, rimangono i democristi, sì, certo. Ed anche i finiani.
Con i democristi i laici hanno governato dal 1948 al 1992. Con fasi alterne, certo, ma sicuramente non c'era alternativa. Fini invece è cambiato, si è dato una ripulita liberaldemocratica e Rutelli possiamo anche sopportarlo. Infondo nell'Api c'è anche Valerio Zanone che è comunque un amico.
La risposta ve/ce la siete/siamo dati da soli.
Il "progetto liberaldemocratico", insomma, è un progetto velleitario.
Un progetto di fusione laica, liberaldemocratica, liberalsocialista, che faccia da quarta gamba del Terzo Polo, invece, è l'unica alternativa pragmatica.
Prenderemmo il 2 %, benissimo che ci vada, ma almeno otterremo una cospicua rappresentanza parlamentare. Staremo in coalizione con i moderati, che è sempre meglio di stare con gli estremisti di sinistra e di destra. Non ci perderemo in feticismi di partito, perché i nostri vecchi partitini saranno messi in soffitta, fra i nostri ricordi più cari, magari li trasformeremo in Fondazioni o Circoli culturali, ma non più entità politiche/partitiche.
Forse, magari, a quel punto l'Italia sarà un po' più laica, più libera economicamente, meno spendacciona, perché saremo presenti uniti e non più divisi in mille rivoletti ideologici e un tantino feticisti.

Luca Bagatin



13 ottobre 2011

Luca Bagatin ed il prof. Aldo A. Mola rispondono al Segretario nazionale del PRI On. Francesco Nucara, relativamente al suo intervento su Massoneria e P2

L'intervista che realizzai allo storico della Massoneria Aldo A. Mola, pubblicata sul mio blog al link http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/post/2672776.html  il 1 settembre scorso e su "La Voce Repubblicana" il giorno seguente, ha alimentato un certo dibattito all'interno del quotidiano del Partito Repubblicano Italiano.
Ne sono felice e mi auguro che tale dibattito non si esaurisca, ma che, più che foriero di sterili polemiche, sia utile all'approfondimento e ad un'autentica e seria discussione storica.
Tale intervista ha peraltro suscitato un'intervento del Segretario nazionale del PRI On. Francesco Nucara, pubblicata il 12 ottobre scorso su "La Voce Repubblicana" e che potete leggere al link: http://www.pri.it/new/11%20Ottobre%202011/NucaraMolaMassoneria.htm
Dico subito che, personalmente, non condivido nulla di quanto ha scritto l'On. Nucara e, pertanto, così come ha fatto il prof. Mola di cui riporto di seguito l'intervento, ho voluto rispondergli con una lettera indirizzata alla nostra "Voce".



Risposta all'On. Nucara
di Luca Bagatin

Desidero sommessamente rispondere al Segretario On. Nucara, che ringrazio per gli apprezzamenti che mi ha fatto nel suo recente articolo relativo alla mia intervista al prof. Mola. 

Non ho condiviso molto del suo articolo debbo dire. 

Ingiuste trovo le sue critiche alla figura di Giordano Gamberini (che sono stato fra i pochissimi, se non l'unico, a ricordare in un articolo sul mio blog e su "La Voce Repubblicana" di due anni fa, ricevendo anche i ringraziamenti di suo figlio Alberto, amico repubblicano), che fu davvero un Grande Maestro e che seppe aprire la Massoneria del GOI all'esterno. Ed ingiuste parimenti trovo le critiche mosse al Gran Maestro Lino Salvini (di cui presto sarà mia cura recensire la storia della sua vita). 

In particolare vorrei però soffermarmi su una inesattezza che scrive l'On. Nucara quando afferma che non vi furono repubblicani nella P2. Fra gli aderenti alla P2 vi fu ad esempio il già segretario del PRI On. Emanuele Terrana, già peraltro Segretario del PRI assieme a Oddo Biasini e Claudio Salmoni. Così come alla P2 aderirono molti anticomunisti ed atlantisti che si vollero opporre al compromesso storico ed alla deriva sovietica del nostro Paese alla metà degli anni '70.

Come ho scritto in un mio recente articolo (dovrebbe essere o sarà pubblicato su La Voce Repubblicana), la P2 fu una Loggia regolare del GOI che, per quanto discostatasi dai Landmark massonici (così come del resto lo stesso GOI sin dalla Gran Maestranza di Ettore Ferrari), non può essere definita né segreta, né complottistica, né ricettacolo di crimini inconfessabili, come volle attribuirle certa vulgata mediatica.

Lo stabilirono, peraltro, sentenze passate in giudicato.


Luca Bagatin

Risposta all'On. Nucara

di Aldo A. Mola

Egregio Onorevole, al suo articolo potrei rispondere parafrasando Giuseppe Giusti: “ Che, fa il nesci, Eccellenza, o non lo ha letto…?”. Infatti lei giudica i miei scritti dichiarando di non averli letti. Però debbo alcune precisazioni in merito al suo articolo Risorgimento e Massoneria. Le stravaganze contenute nei libri del prof. Mola. Il verminaio P2 scoperchiato da Spadolini (12 ottobre 2011). In primo luogo la ringrazio per il tempo che, pur assillato come tutti noi (anche non parlamentari) dalla crisi finanziaria internazionale e di governo, ha ritagliato per commentare l’intervista estiva da me rilasciata a Luca Bagatin e pubblicata nella “Voce”: molto meno, comunque, rispetto a quello che a sua detta risparmiò chiudendo la mia Storia della Massoneria italiana (Bompiani) a pag. 13, perché vi parlo dei “vicoli intorno al Pantheon”. In realtà vi evoco la larga via Giustiniani, sulla quale s’affacciò sino al 1926 la sede del Grande Oriente d’Italia, e la stretta via della Dogana Vecchia ove dal 1944 si insediarono sia esso sia il Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato.

Proprio in quei locali, con Gamberini, Salvini, Sciubba, Telaro Campagna, Corona e un lungo eccetera di Alti Dignitari Massonici, ritrovai anche il deputato repubblicano Emanuele Terrana, il cui nome figura tra gli affiliati alla P2, insieme con quelli di Pasquale Bandiera (al quale mi legò lunga amicizia) e del segretario amministrativo regionale del Pri nelle Puglie, avv. Massimo Dell’Acqua. Del resto, che male vi sarebbe? A differenza di quanto lei asserisce, la P2 non era affatto “un verminaio”; né, a ogni modo, la “scoperta” di una minima parte delle sue Carte e di una quota dei suoi affiliati (gli altri sono noti a Gelli, e ben al sicuro sino a quando necessario) non fu per nulla merito dell’allora segretario del PRI, Giovanni Spadolini, il quale, per altro, come è ben noto, chiese a Pier Carpi di metterlo a contatto con Gelli. Niente di cui vergognarsi, del resto, giacché la P2 non cospirava affatto contro lo Stato e le sue istituzioni. O fingiamo non esistano sentenze della Corte d’Assise d’Appello di Roma a tale riguardo passate in giudicato? Quell’accusa, destituita di fondamento, venne invece sbandierata da chi pretese di incriminare il presidente della Repubblica Francesco Cossiga per attentato alla Costituzione, nel clima avvelenato poi degenerato in “Tangentopoli”, che lei, on. Nucara, conosce per esperienza.

Lascio a lei, on. Nucara, la responsabilità di quanto scrive di Gamberini, Salvini e Gelli: dei quali sono studioso, non difensore d’ufficio. Aggiungo solo che in Italia nessun consigliere regionale “giura” alcunché, né su alcunché. Se sia bene o male, è un altro discorso. Il giuramento di fedeltà allo Stato esisteva nell’ordinamento monarchico. Mazzini lo avrebbe condiviso, ma questa repubblica lo ha abolito, anzitutto nella scuola: con le conseguenze che forse anche lei conosce.

Torre San Giorgio, 12 ottobre 2011


Aldo A. Mola

p.s. Non perda tempo prezioso a tagliare le pagine della mia Storia: non è “intonsa”; è nelle librerie dal 1976 con le pagine già rifilate proprio per chi ha fretta.



7 ottobre 2011

Risposta all'articolo di Liliana Speranza su "La Voce Repubblicana" relativo a Massoneria e P2


Ho letto con attenzione il dotto articolo di Liliana Speranza ("La Voce Repubblicana" del 30 settembre 2011), relativo alla Massoneria ed alla morale. Articolo sicuramente di grande valore ed approfondimento, di cui pur non condivido un aspetto.
Liliana Speranza parla infatti di "trame di Gelli", riferendosi alla P2.
Non capisco, infatti, a che cosa si riferisca, visto che Licio Gelli e gli appartenenti alla P2 furono assolti con formula piena con le sentenze della Corte d'Assise di Roma che, fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato", che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli.

Non è esatto dire, inoltre, che la P2 non praticasse la morale. Semmai non seguiva i Landmark massonici fissati nel 1723, ma, sotto il profilo legale e profano, essa fu ineccepibile.
Sin dalla sua fondazione, nel 1877, quando ancora si chiamava Loggia Propaganda, l'allora Gran Maestro Giuseppe Mazzoni, stabilì che essa dovesse avere scopi eminentemente politici e fu con questa impronta che, il successivo Gran Maestro Adriano Lemmi, la rafforzò.
Allora, il Grande Oriente d'Italia, era considerato una sorta di "partito dello Stato" a rafforzamento degli ideali risorgimentali e patriottici. La Loggia Propaganda, proprio per il suo essere "loggia coperta" (ma non segreta !), ovvero partitolarmente discreta, fu utilizzata proprio all'assolvimento pieno di tale funzione.
Fu così che nella Loggia Propaganda entrarono: Agostino Bertani, Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Aurelio Saffi, Menotti Garibaldi, Giuseppe Zanardelli e molti altri: fossero repubblicani-mazziniani o liberali-monarchici, ovvero la "crème" della politica dell'epoca.
Dopo la caduta del fascismo, allorquando fu ricostruita la Massoneria in Italia, con la riedificazione delle Logge, la Propaganda fu denominata Loggia Propaganda 2. Fu ricostituita e rafforzata dal Gran Maestro Giordano Gamberini e, successivamente, con il Gran Maestro Lino Salvini, fu affidata a Licio Gelli. Di scarsissima cultura esoterica, ma di notevoli doti di mediatore e di organizzatore.
Lo scopo della Loggia Propaganda, ovvero della Propaganda 2, nel dopoguerra, doveva essere sempilcemente quello di rafforzare il centrismo al governo, ovvero impedire ai comunisti ed alle forze eversive di destra e di sinistra, di prendere il potere in qualsiasi modo.
Non a caso i suoi aderenti erano tutti di orientamento politico liberale, socialista, repubblicano, socialdemocratico e cattolico liberale.
Ciò lo spiegò chiaramente lo scrittore Pier Carpi in due libri, volutamente dimenticati dall'intellighenzia culturale italiana, ed oggi lo spiega il prof. Aldo A. Mola, anche nell'intervista che gli ho fatto.
Ora, si può dire che la P2 e, prima di essa, la Loggia Propaganda, abbiano poco a che vedere con la Massoneria ed il suo carattere iniziatico e spirituale. Vero.
Il punto però è che tale scelta va attribuita unicamente al Grande Oriente d'Italia che, storicamente, in Italia ebbe un ruolo politico importante nella formazione dello Stato unitario e post-unitario. E lo assolse anche in modo positivo.
Nel 1905, purtuttavia, tale politicizzazione si accentuò a dismisura con il peggior Gran Maestro che il GOI abbia mai avuto, ovvero con Ettore Ferrari, che rafforzò tale carattere politico e per nulla massonico ed iniziatico dell'Istituzione, ovvero allorquando il GOI prese una piega fortemente ateistica ed anticlericale.
Ettore Ferrari impose alle Logge il triplice giuramento: antimonarchico, antimilitaristico e anticlericale ed introdusse apertamente la politica in Loggia, in pieno contrasto con la libertà dai dogmi, di culto e di pensiero politico professata dalla Massoneria sin dalle sue origini.
Fece bene, infatti, il pastore protestante Saverio Fera - Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato - nel 1908, a slegarsi dal GOI, in contrasto con Ferrari, ed a costituire la Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed a riportare buona parte della Massoneria italiana al suo scopo originario - gnostico ed esoterico, lontano da ogni politicismo.
Questi, in sintesi, i motivi per i quali la Loggia P2 non può ritenersi nè segreta nè complottistica. Semmai lontana dai Landmark massonici, ma ciò non fu causa diretta di Gelli, bensì dell'evoluzione storica del GOI.

Luca Bagatin



13 luglio 2011

Quando il Parlamento italiano vìola i diritti dei cittadini



Ancora una volta il Parlamento italiano ha saputo dare il peggio di sè.
Se la settimana scorsa, con il concorso del Pd, era riuscito a mantenere in vita le inutili e costose Province, oggi mantiene in vita coattiva persino i malati terminali che vorrebbero decidere autonomamente del loro fine vita.
Eh sì, perché per quanto concerne il cosiddetto "testamento biologico", la Camera, con il concorso questa volta del PdL e dell'Udc, ha approvato un ddl che stabilisce che a decidere sul destino del paziente debba essere solo ed esclusivamente il medico.
Non cambia nulla, insomma, ed il cittadino-elettore, ancora una volta non conta un piffero.
Oltre ad essere già stato esautorato del suo diritto di voto, con leggi elettorali antidemocratiche ed incostituzionali in vigore dal 1993 ad oggi, è stato anche esautorato dal suo diritto di morire come gli pare e di decidere persino di abolire enti costosissimi ed ultraburocratici.
L'eversività delle forze politiche dell'Italia di oggi sembre non trovare limite.
Che cosa rimarrà da fare, dunque, al cittadino-elettore ora ? Forse solamente il denunciare il Parlamento italiano alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Luca Bagatin

PS: questo è il testo originale dell'articolo, così come l'ho scritto e postato.
Non è da considerarsi autentico, invece, l'articolo con l'aggiunta (dalla quale prendo in toto le distanze) riportato ad esempio al link
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/testamento-biologico-un-sequestro-di-persona


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini