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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 aprile 2013

Intervista di Lanfranco Palazzolo a Luca Bagatin su Radio Radicale a proposito del volume "Universo Massonico" (Bastogi Editrice)




La massoneria non cerca il potete politico (intervista di Lanfranco Palazzolo)



Intervista a Luca Bagatin
Voce Repubblicana, 10 aprile 2013
di Lanfranco Palazzolo

La massoneria è indipendente rispetto ad ogni potere politico. Lo ha detto alla “Voce” Luca Bagatin, autore di “Universo massonico” (Bastogi),  libro che ripercorre la storia della massoneria. Il libro si avvale della prefazione del Gran Maestro Luigi Pruneti.
Luca Bagatin, come è nata l’idea di questo libro? Ritiene che la massoneria sia stata la principale artefice del nostro processo unitario?
“Ho cominciato ad interessarmi di massoneria sin da giovanissimo. Sono sempre rimasto attratto dall’aspetto simbolico della massoneria.  Molti commettono un errore quando ritengono che la massoneria sia qualcosa di segreto ”. In realtà, la massoneria è un’istituzione segreta. Una sorta di religione laica che si occupa di migliorare la coscienza dell’individuo. Per quanto riguarda la massoneria e il processo unitario italiano, credo che nel nostro paese sia accaduto quello che è avvenuto nella seconda metà del XVIII secolo negli Stati Uniti, dove alcuni esponenti della massoneria hanno partecipato al processo di emancipazione nazionale. C’è stata una massoneria vicina alla monarchia e una, di rito scozzese, più vicini agli ideali repubblicani. Rispetto alle Chiese i massoni non fanno proselitismo. Sono i singoli individui che hanno la vocazione agli ideali massonici. La diceria che vede la massoneria come un’organizzazione segreta nasce proprio con il Risorgimento visto che molte delle organizzazioni patriottiche erano fuori-legge e quindi nascoste”.
Perché si è concentrato sugli aspetti della vita massonica più lontana dai rapporti con il potere politico?
“La massoneria non ha mai fatto politica. Io ho fatto un excursus che parte dalle origini della massoneria, che sono precedenti alla nascita ufficiale della massoneria nel 1717. I primi massoni erano dei muratori operativi che costruivano le cattedrali attraverso i maestri costruttori che avevano attinto dagli studi degli antichi greci e degli antichi egizi. C’è tutta una tradizione millenaria di pensiero gnostico, rituale massonico. Nel 1717 questa tradizione è diventata massoneria speculativa che ha accettato alchimisti, filosofi e professionisti”.
Ma come viene trattato il rapporto tra massoneria e politica?
“Nel libro sono stato costretto a parlarne anche a causa del falso scandalo della P2, che ha portato alla gogna molte persone che facevano parte della massoneria, ma che non avevano cospirato contro lo Stato”. 
I partiti disprezzano la massoneria? Nel Pd era scoppiata una grossa polemica su questo argomento.
“Non è successo solo nel Pd. Anche AN aveva una norma che vietava l’iscrizione alla massoneria. E’ un odio trasversale che ha toccato tutti i partiti. L’indipendenza della massoneria ha fatto concorrenza all’ortodossia cristiana e dal potere statuale come la monarchia”.



15 aprile 2013

EMMA FOR PRESIDENT !

A giorni si terranno le prime votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica.
E, almeno questa volta, in questo particolare momento storico di crisi politico-culturale-economica, è necessario che il nuovo Presidente sia VERO garante della Costituzione e dello Stato italiano.
Chi scrive -  assieme all'amica Ilona Staller - lanciò, solo pochi mesi fa, la proposta di candidare l'ultimo Padre Storico dell'Italia repubblicana ed antifascista, ovvero Marco Pannella.
Marco, oggi, non è fra i cosiddetti "papabili" al Quirinale, per cui, assieme ad Ilona, abbiamo pensato di rilanciare la campagna EMMA FOR PRESIDENT, per Emma Bonino al Quirinale.
In questo senso, vorrei e vorremmo cogliere l'occasione per riportare qui un articolo che pubblicai il 27 dicembre 2004, che racconta un po' la campagna che, assieme ad alcuni amici, lanciammo a Pordenone - nel 1999 - sposando l'iniziativa di Caterina Caselli e degli amici Radicali.
Una campagna, oggi, attuale come non mai.



EMMA FOR PRESIDENT (primavera 1999)
di Luca Bagatin

Nel gennaio 1999 alcuni utopisti lanciarono l'idea di candidare a Presidente della Repubblica la pasionaria appassionata radicale Emma Bonino, allora Commissara europea.
In quel periodo scrissi una poesia che venne poi pubblicata sulla stampa pordenonese:

"Emma for President"

Emma Bonino, una dei tanti radicali scalzi
che popolavano negli anni ‘70 le piazze delle città
per affermare i diritti di tutti, anche dei più derelitti di questo mondo,
contro un regime violento, burocratico, partitocratico e clericale,
che aveva in gloria solo la gestione del Potere: la poltrona sicura di Ministro, Cardinale o Presidente.
Emma Bonino: una donna, un simbolo dell’Europa e per l’Europa, a dispetto di chi ha cercato e cerca di oscurarla con ogni mezzo.
Emma Bonino: oggi di nuovo alla ribalta come degna Commissaria europea, sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici, come ieri, più di ieri.
Loro, i Potenti, forse ti saranno avversi, ma è certo che la gente è con te
e con le tue battaglie di libertà e legalità.
Un augurio di cuore!
Una speranza dal profondo!
....magari una piacevole utopia: Emma for President


Nel marzo dello stesso anno si costituirono alcuni comitati spontanei a sostegno della candidatura di Emma a Presidente. Il sottoscritto ne costituì uno a Pordenone, assieme ai radicali storici John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica) e a Paola Scaramuzza.
Raccogliemmo in quattro sabati circa 500 firme a sostegno della candidatura. Emma non fu Presidente, ma il Parlamento preferì Carlo Azeglio Ciampi, un Presidente a mio giudizio poco imparziale e mediocre. Ovvio, quasi scontato. Ma fu il lancio dell'estenuante campagna "Emma for Europe". Obiettivo: Stati Uniti d'Europa.
Nell'aprile '99 partecipai anch'io, presso il Park Hotel Villa Fiorita, assieme a John ed a Paola (e come dimenticare Marco Gentili, Mirta Grilli...) all'Assemblea di Monastier di Treviso dal titolo: "Libertà di Lavoro ed impresa" per il lancio della campagna referendaria liberale e liberista.
Fu proprio nel corso dell'Assemblea che conobbi personalmente Emma e le diedi la poesia che le avevo scritto: "Grazie, grazie" mi disse lei con una pacca sulle spalle, stanchissima, stressata, fra tanta gente... E conobbi Marco Pannella del quale conservo ancora la foto che facemmo insieme, sorridente, gentilissimo, accanito fumatore, che, come Emma, pretendeva gli si desse del "tu" (mai dare del "lei" ad un radicale!).
E proprio tale Assemblea sancì la nascita della Lista Emma Bonino per le elezioni europee di giugno. E come posso dimenticare di aver chiacchierato io e Lilli (figlia di Paola), con Antonio Russo, giornalista di Radio Radicale assassinato l'anno seguente in Cecenia...
Caro Marco, cara Emma...cara Lilli, caro John, cara Paola...soprattutto cara Paola, ricordi io e te a raccogliere le firme in piazza per i referendum nel caldo maggio e giugno? Io e te soli nell'indifferenza completa dei mass-media locali! Io e te a distribuire volantini inneggianti "Emma for Europe" e ad attaccare manifesti sui tebelloni elettorali? E poi, in quel torrido 13 giugno '99, il tripudio!!! 8,5% nazionale alla Lista Bonino. 14,5% a Pordenone alla Lista Bonino! Il secondo partito in provincia! Io e te, Paola, due quasi emeriti sconosciuti abbiamo conquistato la prima pagina del Gazzettino e grande spazio nel Messaggero Veneto!
Il merito era quasi tutto di Emma, certo, lo sapevamo. E noi lì a spiegare che l'Italia dei referendum non era morta! Che l'Italia del divorzio, che l'Italia del concepire con amore anziché procreare come bestie, che l'Italia proiettata verso un'economia più liberale e verso gli Stati Uniti d'Europa (dell'Europa di Ernesto Rossi, di Altiero Spinelli...) era viva più che mai.
E' stata una stagione intensa. E le battaglie successive, questo blog compreso, io credo, non sono che un prosieguo di quella stagione, di quelle stagioni.


Luca Bagatin



10 aprile 2013

Ilona Staller candidata alle Amministrative di Roma del 26 e 27 maggio

Sono lieto che lo storico Partito Liberale Italiano abbia accettato la mia proposta di candidare l'amica Ilona Staller nelle liste Liberali e Repubblicane in vista delle imminenti elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio.
E' una proposta che caldeggiai già dall'inverno scorso, ma che mi sovvenne già dalla scorsa estate, allorquando Ilona stava per tornare sulla scena politica italiana con un programma liberale, libertario ed ambientalista.
Fu così che, su facebook, aprii il gruppo "Liberali Ambientalisti per Ilona-Cicciolina" (L.A.I.CI.), ove iniziarono ad arrivare le prime adesioni.
Chi meglio, dunque, dei Liberali e soprattutto dei Repubblicani, nei quali io stesso militai in tempi non sospetti, per portare avanti questa nuova sfida ?
Il progetto, in sé, racchiude la necessità di valorizzare una storia politica dimenticata, ovvero quella dei diritti civili ed in particolare dei diritti civili portati avanti da Ilona Staller negli anni che vanno dal 1987 al 1993, con i Radicali e successivamente ripresi anche da Liberali e Repubblicani, in alternativa al bigottismo cattocomunista e clericofascista.
Ilona è stata la prima personalità politica a rendersi conto che, un certo tipo di politica, stava finendo ed occorreva passare all'alterità politica, ovvero all'alternativa.
Il Beppe Grillo di oggi, in sostanza, non fa che dire le stesse cose che diceva Ilona Staller nel 1989. Con l'unica differenza che, Ilona, in Parlamento era presente e ci metteva la faccia ogni giorno.
Nel biennio di Tangentopoli, peraltro, ci fu l'esempio del Partito dell'Amore (che esiste tutt'oggi), fondato dalla stessa Ilona Staller, che successivamente portò avanti Moana Pozzi, con un programma di lotta alla corruzione e per una città eco-sostenibile e libertaria. Una vera rivoluzione libertaria alle Amministrative romane del 1993 !
Ecco, dunque, tornare sulla scena politica comunale una donna coraggiosa, con un programma di lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione ed all'oppressione fiscale e - soprattutto - a garanzia dei diritti delle coppie omosessuali, dei detenuti, delle donne oppresse sotto ogni punto di vista. Tematiche quali la legalizzazione delle non droghe, della costituzione dei Parchi dell'Amore, della tutela dell'ambiente e degli animali, sono da sempre parte della nostra storia e della storia stessa di Ilona Staller.
E' per questo che, chi scrive, ha deciso di proporre e sostenere questa iniziativa culturale e di alternativa politica, candidandosi a fianco di Ilona Staller nella lista Liberale e Repubblicana per una Roma laica e civile.

Luca Bagatin

(AGENPARL) - Roma, 10 apr - In vista delle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio, l'ex Onorevole radicale ed ex pornodiva Ilona Staller sarà candidata nella lista Liberale e Repubblicana, assieme all'ideatore e promotore della candidatura - lo scrittore, blogger e giornalista Luca Bagatin - e l'attivista politico Andrea Ladillo. La candidatura di Ilona Staller nelle liste dei Liberali e dei Repubblicani, accettata con entusiasmo dall'ex deputata de ex pornodiva, è funzionale al rilancio dei diritti civili, alla lotta alla corruzione ed agli sprechi nella pubblica amministrazione, in favore dei diritti dei disabili, per l'istituzione dei parchi dell'amore ed in favore della tutela dell'ambiente, del verde pubblico e degli animali nella città di Roma.



5 marzo 2013

Appello per Marco Pannella alla Presidenza della Repubblica

A maggio 2013 sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica italiana.
Il Presidente della Repubblica dovrebbe, o, quantomeno, avrebbe dovuto rappresentare il garante massimo della Costituzione repubblicana, oltre che figura imparziale della politica italiana. Dal 1948 non lo è pressoché mai stato.
E' per questo che, a maggio 2013, vorremmo che le cose andassero diversamente e che fosse eletto un Presidente della Repubblica espressione degli alti valori ispirati dal Risorgimento e dalla Resistenza.

Valori di onestà, laicità, rigore morale, trasparenza, spirito di abnegazione.
E' per questo che vorremmo proporre la figura dell'On. Marco Pannella, quale candidato ideale alla Presidenza della Repubblica.
Le battaglie civili, democratiche, liberali e nonviolente dell'On. Pannella, condotte - spesso a rischio della sua stessa vita ed incolumità fisica - con rigore morale e passione civile, senza alcun tornaconto personale, ce lo rendono candidato ideale a garantire una Costituzione repubblicana - spesso violata, in passato, anche dalle stesse Istituzioni - conquistata con il sangue dei martiri del Primo e del Secondo Risorgimento.
Le denunce al sistema dell'illegalità partitocratica e della mancanza di informazione plurale nel nostro Paese, rendono l'On. Marco Pannella personalità ideale a garantire il corretto svolgimento di un'attività politico-istituzionale, improntata a valori di onestà e trasparenza, ai quali tutti gli attori in campo dovrebbero attenersi ed uniformarsi.
E' per questo che, attraverso il blog politico e culturale - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it - vorremmo lanciare tale appello, affinché possa essere diffuso, letto e sottoscritto da tutti coloro i quali - personalità pubbliche o della società italiana nel suo complesso - lo condividono e desiderano dunque appellarsi a partiti ed Istituzioni, affinché sappiano accoglierlo pienamente ed eleggano l'On. Marco Pannella nuovo Presidente della Repubblica italiana.

Luca Bagatin

scrittore, autore e collaboratore di testate giornalistiche
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

On. Ilona Staller
artista, ex parlamentare
www.cicciolinaonline.it



30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin




3 novembre 2012

La verità sulla terribile dinastia dei Kennedy

Il primo a smascherare la più terribile dinastia della Storia del '900, ovvero i Kennedy, fu Pier Carpi, classe 1940, giornalista d'inchiesta e prima ancora fumettista e regista, scomparso nel 2000 povero e dimenticato da tutti, in particolare da quell'intellighenzia culturale "politically correct" che ha sempre mal digerito i liberi pensatori ed i liberi ricercatori.
Con "La banda Kennedy", edito per la prima volta nel 1980 (Centroedizioni) e ripubblicato nel 1992 (Gribaudo editore), Pier Carpi - nella forma del romanzo - racconta l'ascesa e la caduta dei Kennedy: da Patrick J. Kennedy, ex taverniere e successivamente politico statunitense, figlio di immigrati irlandesi e già con le mani in pasta con la mafia d'Irlanda infiltratasi negli Stati Uniti; passando per il figlio Joseph "Joe" Kennedy, il "grande burattinaio" della dinastia; sino a John Kennedy, Robert “Bobby-Bob” Kennedy e Teddy "the Kid".
Una dinastia che, come racconta e documenta Pier Carpi nel suo romanzo, si è fatta strada grazie alla collaborazione della mafia irlandese ed italiana negli anni '20 e '30 del secolo scorso e successivamente collaborando con il nazismo hitleriano.
Andando con ordine, ne "La banda Kennedy", possiamo osservare all'azione Joseph Kennedy, prima imprenditore nell'ambiente cinematografico, amante di Gloria Swanson e successivamente promesso sposo - per interesse politico ed economico - di Rose Fitzgerald, figlia del sindaco democratico di Boston, "Honey Fitz".
Joseph "Joe" Kennedy, il quale aveva fatto i soldi grazie al proibizionismo e dunque alla sua amicizia con Al Capone, che, purtuttavia, su richiesta della CIA guidata da Edgar Hoover, troverà il modo di farlo arrestare ed in questo modo si garantirà le simpatie dei servizi segreti americani, diventando, ben presto, diplomatico statunitense in Europa.
Sarà proprio qui che inizieranno le sue simpatie per il regime di Hitler, al punto di tentare di influenzare la Corona Britannica in un'alleanza con il dittatore nazista e facendo pressione affinché la sua amica Wallis Simpson sposasse il Duca di Windsor Edoardo, di dichiarate simpatie naziste. E questa operazione tentò di orchestrarla per mezzo di un oscuro figuro, che agirà sempre nell'ombra, anche negli anni a venire, ovvero il barone Erwin Von Honnestein, già amante del Duca di Windsor.
Su pressione di Churchill, ad ogni modo, Edoardo di Windsor non salirà mai al trono, bensì sarà allontanato dallo stesso Regno Unito con la carica onorifica di Governatore delle Bahamas.
Da allora ed anche dopo la fine del nazismo e della Seconda Guerra mondiale, i rapporti fra Joe Kennedy e Erwin Von Honnestein si intensificheranno e, scopo del "patriarca" dei Kennedy, sarà quello di far giungere un Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti d'America, orchestrandone lui stesso la politica.
Cattolico di ferro, Joseph Kennedy, farà iniziare i suoi figli John e Robert, ai Cavalieri di Colombo, ovvero una confraternita cattolica legatissima al Vaticano, di cui era già grande dignitario. Sarà così che otterrà il pieno appoggio della Chiesa cattolica per i suoi piani successivi.
Grazie all'appoggio della Chiesa, della mafia irlandese, di quella italiana, dei sindacati di Jimmy Hoffa e della CIA, Joe Kennedy riuscirà nell'impresa di far eleggere alle primarie del Partito Democratico e successivamente a Presidente degli USA, suo figlio John che, come ricorda Pier Carpi, era sostanzialmente un fifone nelle mani del padre e del fratello Robert, detto Bobby.
Joe Kennedy, riuscì nell'impresa pur avendo contro Eleanor Roosvelt, moglie dell'ex Presidente USA ed Harry Truman, ex Presidente, i quali lo consideravano un tipo pericoloso e squallido.
Fu così che iniziò l'era di John Kennedy alla guida degli USA, con una moglie, Jackie, che fu purtuttavia l'amante ufficiale del fratello Bob, oltre che dell'armatore greco Aristotele Onassis, che, dopo la morte del marito, sposerà.
E fu così che il padre del Presidente, ovvero il "grande burattinaio" Joe, manovrerà la politica estera ed interna del figlio, grazie al prezioso contributo del nazista Erwin Von Honnestein, sopravvissuto al secondo confilitto mondiale.
L'idea di invadere la Cuba di Fidel Castro, con armi statunitensi, fu infatti del padre di John Kennedy, il quale fece infiltrare ex ufficiali tedeschi fra i ribelli cubani, che avrebbero dovuto essere appoggiati dagli USA contro il regime di Fidel Castro. Ufficialmente, ad ogni modo, si sarebbe dovuto trattare di semplici ribelli cubani...
Nacque così, in sostanza, lo storico "sbarco nella baia dei Porci", appoggiato dalla CIA, ma successivamente fallito. Sbarco sostenuto particolarmente, più che dal Presidente Kennedy, da suo fratello Bob, entrato ormai in ottimi rapporti con Von Honnestein e vero pupillo del padre Joe.
Pochi, peraltro, sanno o ricordano che Bobby Kennedy e suo fratello John, su indicazione del padre, furono fra i maggiori sostenitori della politica maccartista, ovvero della famosa "caccia alle streghe" anticomunista ideata dal senatore repubblicano Joseph McCarthy. Una caccia alle streghe condotta senza esclusione di colpi e con azioni dal sapore illiberale, fatta di interrogatori, pestaggi e persino espulsioni celebri quale quella dell'attore Charlie Chaplin, al quale fu cancellata la possibilità di rientrare negli USA.
Robert Bobby Kennedy, fu peraltro consulente del dipartimento di investigazioni istituito da McCarthy, ma, ciò, come il resto, si è preferito dimenticarlo e/o occultarlo, facendolo passare come un "paladino dei diritti civili", quando in realtà era un'arrivista della prima ora, a caccia dei voti delle persone di colore, pur mantenendo il suo intimo razzismo e disprezzo per le minoranze. Tutte cose che la sua amante Marilyn Monroe sapeva molto bene e minacciava di raccontare...e proprio sul suo presunto suicidio e sul relativo coinvolgimento di Bob Kennedy, il romanzo di Pier Carpi getta una nuova e sinistra luce.
Una volta ucciso a Dallas - da un colpo di arma da fuoco - il fratello John, che non aveva mai amato, Bobby tentò di fare pressione su suo padre Joe, affinché manovrasse al fine di accaparrarsi la sedia di nuovo Presidente degli Stati Uniti. Il padre, questa volta, ad ogni modo, gli negò ogni aiuto in quanto Bob, nel suo mandato di Ministro della Giustizia, ci era andato "troppo pesante" con i mafiosi ed i sindacalisti di Hoffa, che sempre avevano rappresentato un'ottimo bacino elettorale democratico e per i Kennedy, a cominciare dall'amicizia di Frank Sinatra con il Clan.
Robert Kennedy, ad ogni modo, vinse comunque le primarie del Partito Democratico, ma anch'egli fu ucciso. Probabilmente, si ipotizza, su mandato del capo dei sindacalisti USA, Hoffa, che si sentì tradito dal Clan dei Kennedy, con il quale pure aveva sempre curato ottimi affari.
Seppellito anche il "patriarca" Joe, rimaneva solo il senatore Ted Kennedy, soprannominato Teddy the Kid, il quale, a causa del suo basso quoziente intellettivo, era stati rifiutato persino dall'iniziazione nei Cavalieri di Colombo. Amante di orge al limite del grottesco e della violenza, alcolista come la moglie, Ted, non fece mai una grande carriera politica. Ma sarà ricordato, nel libro di Pier Carpi, come colui il quale fu coinvolto nell'omicidio della giovane Mary Jo, probabilmente incinta di lui ed il cui scandalo cercò di far placare solo il Presidente Jimmy Carter.
A causa della pubblicazione di questo romanzo-verità, Pier Carpi subì proprio le minacce del senatore Ted Kennedy. Ce lo ricorda lo stesso autore nella prefazione alla seconda edizione, affermando che lo minacciò di "rompergli le ossa" e di "farlo assassinare". Ad ogni modo l'autore non fu mai nemmeno querelato.
Purtuttavia, scientemente o meno, dagli anni '90 ad oggi, Pier Carpi è stato quasi dimenticato, forse proprio grazie alle scottanti verità che raccontò e documentò.
E' del settembre 2010 il libro "Kennedy Shock", edito da Kaos Edizioni, a cura del giornalista di Radio Radicale Lanfranco Palazzolo, il quale riprende proprio queste scottanti verità (riportate anche sul relativo blog www.kennedyshock.blogspot.it).
Morto anche l'ultimo dei Kennedy, Ted, nel 2009, le verità sulle trame occulte, i segreti, i delitti ed i crimini della terribile dinastia dei Kennedy, stanno dunque finalmente venendo a galla.
Come ha scritto nell'incipit alla seconda edizione de "La banda Kennedy" lo stesso Pier Carpi, anche noi, che pur con difficoltà siamo riusciti a reperire questo prezioso libro, dedichiamo tutto ciò..."Al Sogno Americano, che una sola famiglia è riuscita a distruggere, violentando la realtà". Affinché tutto ciò faccia riflettere le menti libere e prive di condizionamenti.

Luca Bagatin



23 giugno 2012

Luca Bagatin a Radio Radicale



Devo ringraziare l'amico Lanfranco Palazzolo, giornalista di Radio Radicale, per questo splendido servizio fotografico, interamente visibile (e scaricabile ahahahahah), al link:

http://lanfrancopalazzolo.blogspot.it/2012/06/luca-bagatin-radio-radicale.html




PERCHE' RADIO RADICALE E' L'UNICA SENZA MEDIAZIONI, SENZA FILTRI (come le Stop, ve le ricordate ???!!!), SENZA VELINE.
PERCHE' RADIO RADICALE E' DENTRO, MA FUORI DAL PALAZZO.

MICA CALZETTONI !!!!

(visibile, a Roma, anche sul digitale terrestre al canale 118)



16 dicembre 2011

Intervista esclusiva di Luca Bagatin al giornalista d'inchiesta Lanfranco Palazzolo


Lanfranco Palazzolo, romano, classe 1965, è militante repubblicano di lungo corso, nonchè giornalista di Radio Radicale ed autore di numerosi saggi e libri-inchiesta.

Ricordiamo qui il libro su Leonardo Sciascia deputato radicale; i discorsi parlamentari di Marco Pannella; il libro relativo agli scritti ed ai discorsi di Enzo Tortora sulla giustizia giusta; il libro-inchiesta sull'ex Presidente degli Stati Uniti d'America John F. Kennedy e le sue simpatie fasciste; quello sulla Banca Nazionale del Lavoro e “Fumus persecutionis”, che mette a nudo le regalie di assoluzioni ed impunità dei parlamentari durante la XVI legislatura. Tutti editi da Kaos Edizioni.

Oggi Lanfranco ha dato alle stampe “Il compagno Napolitano” (Kaos Edizioni), un dossier sul Capo dello Stato Giorgio Napolitano ed “Allarme Rosso – 5 anni di governo Togliatti”, ovvero una riedizione di un romanzo di fantapolitica degli anni '50. Entrambi con introduzione del politologo Giorgio Galli.

Ma vediamo di approfondire, assieme a Lanfranco, le tematiche relative ai suoi libri e di parlare un po', con lui, di attualità politica.

Luca Bagatin: Sei il primo giornalista che, obiettivamente, ha scritto un libro che racconta dell'imbarazzante passato comunista del Presidente della Repubblica. Com'è nata quest'idea ?

Lanfranco Palazzolo: L’idea non è mia. Alla fine dello scorso luglio, l’editore Kaos mi aveva proposto di fare una ricerca su Napolitano. Invece di fare questa ricerca ho scritto il ‘Compagno Napolitano’. Alla fine di agosto, quando l’editore è tornato dalle vacanze si è ritrovato il libro sul tavolo. Nei mesi di settembre ed ottobre abbiamo curato i particolari del libro. Sapevamo che questa raccolta di interventi non avrebbe aumentato la nostra popolarità. Da parte nostra non c’era nessuna intenzione di toccare la figura del Capo dello Stato, ma solo di mettere i puntini sulle i per far capire agli italiani come si forma un “grande” politico.


Luca Bagatin: Che cosa "svela", di nuovo "Il compagno Napolitano" ?

Lanfranco Palazzolo: “Il libro è utile per le giovani generazioni e per chi si è formato un’idea sbagliata su Giorgio Napolitano. Molti immaginano questo personaggio come un moderato del PCI. Invece, per molti anni non lo fu. Si è creato il mito del comunista moderno e aperto all’Occidente. Invece Napolitano rimase ancorato all’orbita del mondo comunista fino agli sgoccioli chiedendo che non fosse sciolto il Patto di Varsavia, non fosse riunificata la Germania e impedendo il passaggio dei parlamentari comunisti, nell’estate del 1989, nel gruppo parlamentare del socialismo europeo. Il libro è tutto un programma. La serie degli interventi del ‘Compagno Napolitano’ si apre con un durissimo intervento contro la Nato a Napoli. Napolitano è stato il più conformista dei comunisti. Ha fatto carriera politica lavorando, ma anche evitando di guardare in faccia i compagni. Del resto, la sua carriera spiccò il volo all’indomani del discusso intervento a favore dei carri armati sovietici in Ungheria. Napolitano svolse quell’intervento per distruggere Antonio Giolitti con uno scopo ben preciso: farsi strada nel PCI. In quel caso fu bravissimo.


Luca Bagatin: Il tuo spirito intransigentemente anticomunista, oltre che informativo, peraltro, non si è fermato ed hai riesumato addirittura un romanzo di fantapolitica risalente agli anni '50, pubblicato dalla DC per contrapporsi al Fronte socialcomunista...

Lanfranco Palazzolo: Non sono anticomunista. Non mi piacciono le semplificazioni dell’ideologismo. Queste manipolazioni portano solo a perseguire una linea politica di rigido realismo politico. Quando i comunisti vanno al potere diventano come i loro predecessori, anzi peggio di loro. Il governo in carica è lo specchio di questa tattica. Purtroppo si tratta di una logica aberrante. Quando ho deciso di pubblicare ‘5 anni di Governo Togliatti’ l’ho fatto perché pensavo che il comunismo di ieri fosse come quello di oggi. Il fatto stesso che una delegazione del PD si reca ancora sulla tomba di Togliatti è a dir poco illuminante.


Luca Bagatin: Puoi raccontarci qualcosa, in anteprima, di "Allarme Rosso - 5 anni di governo Togliatti" ?

Lanfranco Palazzolo: Il libro riporta alla luce un opuscolo della Dc realizzato durante le elezioni politiche del 1953 per dimostrare cosa sarebbe successo all’Italia se il 18 aprile del 1948 avessero vinto i comunisti. Da repubblicano ho visto la sorte che, nella finzione del racconto fantapolitico, tocca a Randolfo Pacciardi. Il nostro amato leader repubblicano, pur di non essere fucilato dai comunisti, si uccide in carcere. Credo che se lo avessero preso per farlo fuori, Pacciardi avrebbe fatto proprio così per non dare ai comunisti la soddisfazione di impallinarlo.


Luca Bagatin: Kaos Edizioni e Stampa Alternativa. Due case editrici di controcultura con le quali sei riuscito a pubblicare i tuoi saggi...

Lanfranco Palazzolo: Averli pubblicati con queste due case editrici è una fortuna. Non le cambierei mai con una grande casa editrice. La Rizzoli, tanto per non fare nomi, due libri così non me li farebbe fare.


Luca Bagatin: C'è spazio, secondo te, oggi, per la saggistica "scomoda", non convenzionale, o, meglio ancora, lontana dalla cosiddetta "egemonia culturale" della sinistra cattocomunista ?

Lanfranco Palazzolo: No, i cattocomunisti sono troppo potenti.


Luca Bagatin: Sei un repubblicano di lungo corso, già giovanissimo nella Federazione Giovanile Repubblicana. Che cosa ti ha spinto, sin da ragazzo, ad iscriverti al partito di Giuseppe Mazzini ?

Lanfranco Palazzolo: Credevo che ci fosse una sinistra diversa da quella comunista. Con gli anni mi sono reso conto che quel tipo di cultura ha divorato e cannibalizzato i nostri ideali per riutilizzarli nel peggior modo possibile. E’ la storia di Mazzini che sposa Marx. Mi sembra che la storia sia andata diversamente. Purtroppo questa è l’altra faccia del cattocomunismo: mi riferisco al Laico-comunismo.


Luca Bagatin: Che ne pensi, obiettivamente, della politica di oggi?

Lanfranco Palazzolo: Mi sembra che tutti siano schifati della politica. Non sono d’accordo con questo schifo per due ragioni: io ci vivo tutti i giorni e non voglio fare la figura del masochista; negli anni ’70 la gente moriva per la politica. Oggi mi sembra che la politica non produca morte, ma solo disgrazie. Direi che è un passo avanti.


Luca Bagatin: C'è spazio, a tuo parere, per un'alternativa laica e repubblicana ?

Lanfranco Palazzolo: Dovrei dire di sì. Ho l’impressione che molti, soprattutto coloro che non si sono formati con la cultura mazziniana e democratica, abbiano operato una sorta di furto e di saccheggio nei confronti di questo patrimonio. Mi riferisco alla Chiesa, che ha partecipato in pompa magna alle celebrazioni del 150 anniversario della nascita dello Stato Unitario e alle forze di sinistra, le quali hanno sempre disprezzato gli ideali del Risorgimento associandoli al fascismo. Di fronte a questa sorta di trasformismo culturale i veri repubblicani sono rimasti pochi. Dovrebbero avere più coraggio e impedire certe appropriazioni indebite. Tuttavia, devo constatare che sono stati proprio molti di loro ad incoraggiare questa pessima operazione di furto culturale. Il fatto che il PRI sia andato nel centrodestra è stata la conseguenza estrema di questa situazione.


Luca Bagatin (nella foto con Lanfranco Palazzolo)



10 dicembre 2011

In libreria i nuovi libri-inchiesta a cura di Lanfranco Palazzolo


L'amico Lanfranco Palazzolo, repubblicano doc di lungo corso e giornalista di Radio Radicale è abituato a stupirci positivamente con i suoi pungenti interventi ed i suoi interessanti libri-dossier editi dalla Kaos Edizioni.
Ricordiamo qui quello su Enzo Tortora; Leonardo Sciascia; i due volumi di discorsi parlamentari di Marco Pannella; "Kennedy shock" sulle radici fasciste del Presidente statunitense John F. Kennedy; "Fumus persecutionis", che raccoglie i verbali ove si evince di come deputati e senatori si sono regalati assoluzioni ed impunità; ed oggi ecco approdare in libreria un libro-inchiesta sul Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "Il compagno Napolitano" (Kaos Edizioni) ed un libro riedito a cura di Lanfranco dal titolo "Allarme Rosso - 5 anni di governo Togliatti" (Stampa Alternativa), un romanzo anticomunista di fantapolitica che racconta che cosa sarebbe accaduto se, sciaguratamente, il 18 aprile del 1948, avessero vinto le elezioni i socialcomunisti, finanziati dalla dittatura sovietica.
Entrambi i volumi constano, peraltro, dell'introduzione del politologo Giogio Galli.
Per le feste natalizie, dunque, suggeriamo la lettura dei testi a cura di Lanfranco Palazzolo, un'ottimo giornalista d'inchiesta che prossimamente intervisteremo su questi schermi telenettici pixellizzati.



8 novembre 2011

Perché lascio "La Voce Repubblicana" ed il PRI (in attesa di tempi migliori)

Ho scritto, dal settembre 2008 sino al 13 ottobre scorso, ben 117 articoli per "La Voce Repubblicana".
Quaranta articoli all'anno, circa, il che significa almeno uno a settimana.
Articoli di letteratura, esoterismo, cinema, talvolta di politica (ma pubblicati solo se non davano fastidio alla linea del Segretario...altrimenti li pubblicavo sempre e comunque sul mio blog o su altre testate nelle quali comunque ho sempre collaborato).
"La Voce Repubblicana", testata repubblicana mazziniana storica, è giornale che ho amato e contribuito ad arricchire e diffondere con passione.
Se oggi ho scelto di non collaborarvi più è perché la mia coscienza mi impedisce di farlo e di ciò sono molto addolorato.
Dopo quindici giorni di proteste, anche sul web, sono riuscito ad ottenere il diritto di replica per il prof. Aldo A. Mola ad un articolo privo di fondamento storico, scritto dal direttore della “Voce” Francesco Nucara e pubblicato il 12 ottobre scorso..
Lo stesso Nucara, telefonicamente, si scusò con me ed assicurò che anche le mie repliche sarebbero state pubblicate, in particolare quella all'articolo della Sig.ra Liliana Speranza, pubblicato sulla “Voce” oltre un mese fa, il 30 settembre scorso, e nel quale ricostruivo – con tanto di fonti – la storia della Loggia Massonica Propaganda all'Obbedienza del Grande Oriente d'Italia.
Da quella telefonata sono passati oltre dieci giorni e delle mie repliche nemmeno l'ombra.
Ora, non vedo perché debbo continuare la collaborazione con una testata giornalistica che, oltre a non rispettare la verità storica (Nucara fonda le sue affermazioni su un libretto dal sapore antimassonico, edito dall'Espresso negli anni '70 dal titolo "I massoni in Italia" ed oggi reperibile spesso nei mercatini di robivecchi), censura le repliche dei suoi stessi collaboratori.
Relativamente al PRI, la cui collocazione politica, oggi, debbo ancora capirla (sta a destra, al centro o a sinistra ?), ho i miei forti dubbi che, con un Segretario come Francesco Nucara, possa andare da qualche parte. Occorre gente completamente nuova, aperta, colta.
Il PRI è riuscito sì a liberarsi di Giorgio La Malfa, che si è posto fuori dal partito, ma non della vecchia guardia. Ed è anche per questo che, da quest'anno 2011, ho deciso di non rinnovare più la tessera al partito.
Se un Partito Repubblicano e Liberaldemocratico vuole veramente rinascere dalle ceneri, occorre che qualcuno si faccia da parte, si goda la pensione e lasci spazio a personalità di spicco che un lavoro diverso dalla politica lo hanno sempre avuto: penso ad esempio ad Oscar Giannino e ad Alessandro Cecchi Paone, già oggi eletti nella Direzione Nazionale del PRI.
Solo loro – assieme ad una “Voce Repubblicana” completamente rinnovata, aperta alla pubblicità e magari diretta dall'ottimo Lanfranco Palazzolo - potrebbero riaccendere l'entusiasmo di coloro i quali si richiamano all'Internazionale Liberale, ai valori del mazzinianesimo e del giornalismo economico e d'inchiesta. Diversamente, non vedo affatto alcuna prospettiva.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini