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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 novembre 2015

Democrazia, libertà e giustizia sociale nelle parole di Mu'Ammar Gheddafi e Evita Peron



1 maggio 2015

L'EXPO 2015 di "Amore e Libertà" !



9 dicembre 2012

Il ritorno politico di Ilona Staller: paladina dei diritti civili

Nessuno ne parla, ma lei sta per tornare.
Ilona Staller, in arte Cicciolina, prima pornostar eletta in Parlamento nelle file del Partito Radicale, nel 1987, sta per tornare sulla scena politica.
Una provocazione ? No di certo.
L'On. Staller, quando fa politica, non provoca mai. Non lo fece nel 1979, quando si candidò nella prima lista ambientalista d'Italia (molto prima della nascita dei Verdi, ovvero quando i movimenti ambientalisti stavano conquistando il Nord Europa), ovvero la "Lista del Sole" e non lo fece nemmeno con i Radicali, allorquando fu eletta con 20.000 preferenze.
Ilona Staller ha, da sempre, le idee chiare in fatto di ambiente, diritti civili, diritti degli omosessuali, dei detenuti, delle prostitute, di lotta agli sprechi ed ai privilegi e così rilancia il suo progetto di sempre con "Democrazia Natura Amore", il neo-partito che ha fondato.
"Natura" ed "Amore", oltre che "libertà di espressione" (in tutti i sensi) del resto, sono da sempre le sue parole d'ordine, come ricorda uno spot elettorale d'annata del Partito Radicale, che la vide protagonista assieme all'On. Marco Pannella.
E non lesina critiche nemmeno a Nicole Minetti ed a Mara Carfagna, sostenendo, in una recente intervista per il sito Excite.it: "io ho una mia storia. Io sono stata eletta con 20.000 voti dal popolo italiano che è sovrano, Nicole Minetti è stata messa lì dal Pdl, punto" E definisce Mara Carfagna "Ministro per grazia ricevuta".
Ilona Staller, afferma, inoltre, che la sua candidatura alle imminenti elezioni del 2013 non è affatto una provocazione e lo dimostra rilanciando un programma in continuità con le sue battaglie Radicali: diritti degli animali (lotta alla vivisezione, alla sperimentazione ed al maltrattamento agli animali); diritti dei disabili e degli invalidi con aumenti pensionistici a loro favore; riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio omosessuale (che l'On. Staller vorrebbe anche in senso religioso, per le coppie omosessuali di fede cattolica che lo desiderano); legalizzazione della prostituzione; abolizione del finanziamento pubblico ai partiti; aumento delle pensioni minime a 1000 euro; istituzione di un centro antiviolenza per le donne; abolizione dell'IMU; abbassamento delle imposte in particolare per piccole e medie imprese, oltre che per i cittadini; drastica riduzione delle spese militari e riduzione del 50% degli stipendi di parlamentati e funzionari pubblici o quantomeno rapportarli al tenore di vita di un cittadino italiano medio.
Questi, in sostanza, alcuni dei punti chiave di "Democrazia Natura Amore".
Ammetto che personalmente mi dispiace che vi siano stati o vi siano ancora pregiudizi nei confronti di Cicciolina, in particolare da quel mondo che dovrebbe essere laico e liberale. Perché è quello il mondo ove le idee di Ilona possono e dovrebbero essere meglio comprese.
Ricordo ancora quando scrissi, in un articolo di cinque o sei anni fa, quanto la candidatura di Cicciolina negli Anni '80 fosse stata dirompente ed anti-partitocratica. Ovvero in totale antitesi con quel mondo politico-partitico-parlamentare clericale, socialBurocratico, paracomunista, parafascista ed immancabilmente paraculo, contro il quale i soli Radicali (ma anche molti socialisti, liberali e repubblicani) si battevano sin dagli anni '50 del '900.
Cicciolina, assieme a Marco Pannella, ad Emma Bonino, ad Adele Faccio, ad Enzo Tortora ed altri, rappresentavano e rappresentarono un'alternativa libertaria al Potere ed all'Ordine costituito o, meglio, prostituito (delle Corti prostituzionali, dei presidenti della non-Repubblica e del non-Consiglio, mai eletti da nessuno, allora come oggi). Un'alternativa di etica laica, allora come oggi, alternativa alle destre ed alle sinistre eversive e partitocratiche della Dc, del Pci, del Pd, del PdL, dell'Udc, dell'Idv, di Sel.
Oggi, mi piacerebbe vedere ancora una volta i Radicali marciare assieme ad Ilona Staller ed a "Democrazia Natura Amore". Ma vorrei anche marciassero assieme a "Fermare il Declino" di Oscar Giannino. Marciassero assieme tenendo alta la bandiera delle libertà civili, economiche, sessuali, contro il marciume dei partiti e del decadimento di ciò che rimane delle Istituzioni di questo nostro povero Paese.

Luca Bagatin




25 settembre 2012

"Viaggio nella notte": uno spaccato dell'alienazione vissuta e subita nel Nord Est italiano



"Viaggio nella notte" (Hacca edizioni), è il quinto romanzo dell'amico Massimiliano Santarossa, che è stato presentato in conferenza stampa a Pordenonelegge 2012.
Massimiliano, che peraltro conosco personalmente da almeno quindici anni e che so bene non essere un radical-chic, ma persona che conosce bene ciò di cui racconta, per averlo vissuto sulla sua pelle, ripercorre ancora una volta il rapporto "lavoro di fabbrica-periferia-Nord Est italiano".
Un filone alienante ed angosciante quello raccontato da Massimiliano, che narra di un periodo che va dagli anni '80 sino ai giorni nostri. Di un Nord Est che ha conosciuto un grande sviluppo economico, che però ne è stato anche la principale ragione del suo degrado: urbanistico ed umano in primis.
In nome di questo fantomatico "sviluppo" si sono cementificate le periferie, si è costretto i contadini ad abbandonare montagne e campagne, si è urbanizzato e omologato tutto quanto. In nome della cultura del "lavoro ad ogni costo", tipica della mentalità veneto-friulana, si sono persi i contatti con le tradizioni, si sono persino rifiutate le stesse, si sono ricercati piuttosto i "paradisi artificiali", lo sballo del sabato notte, al fine di dimenticare le dieci/dodici ore di lavoro in fabbrica.
Massimiliano Santarossa è assolutamente convinto che "lo sviluppo fine a sé stesso non basta più". E ricorda un'affermazione dell'ex Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, il quale si è letteralmente preso la "colpa generazionele" di aver pensato poco allo sviluppo del territorio in termini turistico-paesaggistici e di aver invece contribuito a cementificarlo.
"Viaggio nella notte" racconta la storia vera delle ultime tredici ore di vita di un ragazzo trent'enne della periferia del Nord Est. Operaio colto, il nostro protagonista, il quale incarna la metafora della perdita: perdita del lavoro inteso come mondo della fabbrica, alinenante, che si sta sgretolando. Perdita della famiglia, in quanto il padre morirà di crepacuore dopo una vita di lavoro e perdita della fede, intesa come visione di un Dio nel quale credere e sperare.
Il romanzo di Massimiliano Santarossa è dunque assente di ogni speranza, crudo come lo è la vita stessa. Vita che il protagonista del racconto deciderà di togliersi in quanto vuole fare "del suo corpo barriera", moderno Cristo, immolato affinché la sua morte sia di avvertimento e monito per la sua generazione e per le persone della sua terra, le quali, ingannate dallo "sviluppo facile" e dal "lavoro ad ogni costo" si sono trovate imbrigliate in una spirale disumanizzante senza fine.
E' forse anche una riflessione sul suicidio, che in Italia è ritenuto tabù, chissà mai perché, forse perché si è incapaci di andare oltre al pensiero della vita o, forse, perché non se ne comprendono taluni stati di alienazione.
Massimiliano Santarossa, ad ogni modo, è ottimista per il futuro e ritiene che le nuove generazioni, a differenza di quelle precedenti, siano molto più consapevoli della loro condizione e possano essere pronte a generare un nuovo cambiamento, con maggiore attenzione per il territorio e per la cultura.

Luca Bagatin (nella foto con Max Santarossa)



11 luglio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Una volta c'erano le nugatine, oggi, invece, c'è crisi di sentimenti e valori: monologo al vento by Baglu



Sì, lo so, sono un utopista.
Credo ancora nei sentimenti, nei valori, nell'amicizia, nell'amore, nel sesso fatto con chi si ama. In cose così, che, proprio perché ci credo, tengo sufficientemente distanti come la peste.
In realtà mi fido molto poco delle persone, forse perché ne conosco troppe e molte mi hanno lasciato addosso troppe ferite.
Ah già, è vero, le ferite me le sono fatte da solo.
Vabè, poco importa.
E' che io sono di quelli che vorrebbe un mondo diverso, avete presente ?
No, non quello da Mulino Bianco (odio la pubblicità, che è la peggior forma moderna di corruzione della mente). Vorrei un mondo che non ti aspetti, quello che ti stupisce perché fatto da persone che ti stupiscono.
Persone che, ad esempio, non pensano che sia giusto "usare altre persone" e/o "esserne usati".
Purtroppo è un concetto diffuso, questo. Ed è triste ed è spesso all'origine del fatto che esiste un "mercato" delle menti prima ancora che dei corpi.
Ed è anche all'origine di fenomeni come il berlusconismo (e a dirlo è uno che non ha mai votato non solo per Berlusconi, ma nemmeno per coloro i quali gli si sono (fintamente) opposti).
Intendiamoci, io non ho nulla contro la prostituzione, anzi. In passato ho collaborato con il Comitato Nazionale per i Diritti Civili delle Prostitute, figuratevi un po'. Ma il punto non è questo.
Il punto è quando ad essere corrotta è la mente, prima ancora che il corpo: quando ci si lascia soggiogare dall'altro e si soggioga, a sua volta, l'altro.
Quando si è preda di pulsioni e passioni da basso ventre e non si va in profondità. O perché se ne ha paura e/o perché è più facile fare diversamente. Lasciandosi dietro maree di sofferenze e facendo soffrire. Anche se non ci si rende conto di ciò (il che è ancora peggio).
Il mondo va avanti così. Pensiamo anche ai rapporti di lavoro, ove la creatività va a farsi benedire e la prostituzione della mente e del corpo è all'ordine del giorno, in un mercato drogato dai bisogni indotti (e a scriverlo non è certo un marxista, tutt'altro).
Sin da bambini si cresce con il concetto di "mio", di un "mio" astratto. Spesso anche incoraggiato dagli stessi genitori (a loro volta indottrinati da disvalori più o meno indotti, da generazioni passate, magari sconfitte sotto il profilo storico).
Ma perché (cazzo !), non si va in profondità ? Perché non si sviluppano concetti più concreti, fatti di sentimenti, emozioni, profondità interiore.
Io questo non l'ho mai capito, ma forse è anche facile, per me, non averlo mai capito.
A sei anni leggevo Edgar Allan Poe e me ne stavo da solo su di un banco di scuola, possibilmente isolato dagli altri. Non mi interessava giocare con loro in una sorta di gioco del "mio".
A me interessava leggere, capire, approfondire. E mi piaceva anche una bambina che si chiamava Martina e con la quale a volte, alle feste di carnevale della scuola, riuscivo anche a ballare.
Avrei voluto baciarla. Non credo che sia successo. Non lo so, non mi ricordo.
Ma soprattutto gli altri mi prendevano in giro per questo, perché pensavano fosse più importante "possedere" le figurine Panini del tal calciatore oppure, le ragazzine volevano "possedere" l'ultimo modello di Barbie e Ken.
Ecco, io non volevo "possedere" nulla. Volevo solo un bacio. Da Martina.
Poi sono cresciuto ed è andata anche peggio.
Ma vabè, capita, se poi scegli di fare della tua vita la tua professione, ovvero scrivere ed approfondire e magari anche aprire uno studio da psicanalista associato.
Ed allora comprendi meglio le persone e, infondo, capisci che sono tutte uguali (non tutte tutte, intendiamoci !) e che non hanno, invero, nulla da raccontarti che tu già non sappia.
E che ti angoscia.
Però, ribadisco, non è sempre così, anche se la corruzione della mente è dietro l'angolo. Perché ecco arrivare le mode, ecco arrivare i modelli, ecco arrivare i nuovi (pseudo)valori che hanno sostituito la beat generation, le nugatine, Dylan Dog e persino le Esportazione senza filtro, che erano le prime sigarette che fumavo perché, allora, costavano appena tremila lire.
Una volta c'era chi era capace di morire per un ideale (sarà mai questa una delle ragioni per le quali il mio corpo è disseminato di ferite di arma da taglio ed il mio primo romanzo - mai pubblicato - ho scelto di terminarlo tragicamente ?). Oggi, al massimo, c'è chi muore in un incidente stradale per eccesso di velocità o perché si è impasticcato. Ci sono, ad ogni modo, anche vecchi porci - spesso (in)felicemente sposati - zeppi di Viagra che muoiono nel corso di forsennati amplessi con anonime troiette o con transessuali sfruttati da un mondo che non li ama, perché li considera "diversi" (sic !).
Già negli anni '80 c'erano i primi morti per overdose.
Bella fine (sic !).
Ecco perché allora penso che ci siano persone che hanno fallito e non vogliano ammetterlo. Soprattutto non vogliono ammettere di avere fallito con i priopri figli, generazioni vissute nella pseudo-illusione che avranno sempre il culetto coperto.
Ed invece non è né sarà così.
E a dirlo è anche uno che il culetto non lo ha mai avuto coperto, ma ha dovuto farselo a prezzo di vivere in case fatiscenti, fredde e umide, dovendosi rimboccare le maniche un giorno sì e l'altro pure.
Ma che ne so io, che in questo momento mi trovo su una panchina, direte. E infatti non lo so.
Non so nemmeno perché siamo al mondo, anche se (cazzo !), vorrei scoprirlo.
Non necessariamente stasera.



4 maggio 2012

"Selezioni" di personale discriminatorie o, quantomeno, arbitrarie



Da qualche tempo sono persuaso che dovrei scrivere un articolo lungo ed esaustivo, relativo alle "selezioni" di personale, in ambito lavorativo.
E come potrebbe essere diversamente visto che, molti, moltissimi, in particolare giovani, in questi ultimi anni, stanno disperatamente cercando (o perdendo) un'occupazione ?
Non è un discorso retorico e, se c'è una cosa che detesto, sono i discorsi retorici.
Non voglio, qui, soffermarmi sulle cause della disoccupazione, in particolare giovanile, che è spesso causata da una legislazione penalizzante per le aziende in termini di possibilità di assumere un giovane: troppi oneri fiscali e parafiscali in primis. Troppi vincoli ai lincenziamenti (il famoso e vetusto Articolo 18 !).
Vorrei qui soffermarmi, piuttosto, sulle troppe e nemmeno troppo celate discriminazioni di aspiranti lavoratori, fra richieste di foto da allegare ai curriculum, limiti di età e spesso anche differenze di genere sessuale (e questo non vale solo per le femminucce, anche i maschietti sono spesso discriminati).
Mi chiedo quale origine antropologica abbia la psicosi di coloro i quali sono deputati a "selezionare" in siffatto modo e che, per quanto mi riguarda, se fossi un imprenditore, potrebbero anche restarsene a casetta loro.
Non si comprende davvero perché discriminare in base all'aspetto fisico (non parlo di cura dell'aspetto fisico, bensì di semplice aspetto fisico), in base al sesso, in base all'età, un candidato ad un qualsivoglia impiego ed, invece, non si selezioni piuttosto in base alle capacità, al merito, al curriculum di studi, alle esperienze, sia lavorative, che formative, che culturali. Persino in base alle passioni ed alla creatività del candidato !
Se ci si sofferma a pensare, ad osservare tutto ciò, si scorge una realtà aberrante, che pure esiste ed è vicina, ed è aberrante proprio perché potenzialmente tocca tutti noi: alti, bassi, in sovrappeso, magri, presunti belli e/o presunti brutti, giovani, giovanissimi, non più giovani, maturi, quasi maturi, vecchi.
Tutte considerate "categorie" da "selezionare" in base ad arbitrarissimi criteri.
Andrebbe fatta una vera inchiesta approfondita, relativamente a ciò. A quanto accade in Italia e, magari, anche all'estero (ove mi dicono che, ad esempio, negli Stati Uniti d'America, nei curriculum non sia - fortunatamente - nemmeno richiesta l'età del candidato all'impiego).
Si potrebbero scoprire scenari davvero curiosi e, spesso, poco produttivi e poco meritorcatici.

Luca Bagatin



4 aprile 2012

Un nuovo progetto per l'Italia


Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera del 2 aprile scorso, ha ragione da vendere. L'Italia, per ripartire, ha bisogno di due cose: ridurre la spesa pubblica ed abbassare le imposte.
Due cose che nessun governo sino ad oggi - salvo qualche timido tentativo del Governo Monti - ha mai fatto. Anzi.
Due cose che, per poter essere attuate, necessitano di maggioranze compatte ed autentiche, non di pasticci partitocratici, come quello - l'ennesimo - che la classe politica italiana ci sta nuovamente per confezionare, fatto di nessun vincolo di coalizione e sbarramenti.
I pasticci partitocratici servono unicamente a dare la possibilità a più forze politiche di spartirsi la torta e, dunque, le risorse pubbliche che, diversamente, andrebbero ridotte. Lo spiega Panebianco nel suo editoriale, così come da decenni lo spiegano gli economisti liberali in tutto il mondo.
Occorrerebbe un'Italia nuova: presidenziale con un Presidente della Repubblica eletto, a turno unico, da tutti i cittadini e slegato dai partiti e - finalmente - con piene funzioni di governo. Occorrerebbe abolire del tutto il finanziamento diretto o indiretto ai partiti (i famosi rimborsi o rimborseggi che dir si voglia). Partiti che possono comunque essere liberamente rappresentati in Parlamento (monocamerale !), con sistema proporzionale puro, ma non possono interferire nell'attività di governo, bensì dovrebbero avere solo funzioni di discussione delle leggi e di controllo, così come avviene per il Congresso degli Stati Uniti d'America. E soprattutto devono reggersi su finanziamenti propri, privati e volontari.
Occorrerebbe, poi, un nuovo centrodestra: finalmente laico, liberale, libertario e liberista, che possa accogliere anche chi di centrodestra non è o non è mai stato, come quei liberalsocialisti che hanno storicamente occupato posizioni nobili nella sinistra, ma hanno abbandonato completamente lo statalismo.
Una base di partenza potrebbe essere la fusione, in un unico soggetto, di FLI, UDC, API, Partito Liberale, Partito Repubblicano, Radicali Italiani, Liberalsocialisti sparsi in questa o quella coalizione e l'area vicina a Montezemolo. Oppure la costituzione di una coalizione fra FLI, UDC, API ed un nuovo soggetto che raccolga Radicali, Repubblicani, Liberali, Liberalsocialisti e Montezemolo.
Una coalizione o un partito unico (meglio quest'ultimo), che parli, in primis, di riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte. Che riduca l'Iva anzichè aumentarla, che privatizzi la Rai, che abolisca le Province, che abolisca l'articolo 18 che è un disincentivo alle assunzioni, specialmente quelle dei giovani.
Una coalizione o un partito unico con all'interno anche posizioni diverse su temi etici e di coscienza, così come avviene anche nell'UMP frencese o nel Partito Repubblicano americano, ove convivono anime religiose e conservatrici assieme ad anime laiciste e libertarie.
Occorre, insomma, pensare al radicalmente nuovo...per l'Italia. Che poi è ciò che nell'Occidente democratico esiste lungo da tempo.

Luca Bagatin



23 agosto 2008

Ricette liberali per garantire un futuro al lavoro ed all'impresa



Parliamoci chiaro, l'innalzamento dell'età pensionabile è inevitabile e financo utile: ai lavoratori e all'econimia italiana.
Ben venga quindi il progetto del Governo di innalzare nuovamente l'età pensionabile così come avviene in tutta Europa: la vita media è aumentata e la crisi economica di questi anni ci impone di lavorare di più.
Giuliano Cazzola, economista e Vicepresidente della Commissione Lavoro, oltre a capirne di economia è anche un socialista ex sindacalista e da decenni propone l'innalzamento dell'età pensionabile anche per le donne, così come avviene in tutta l'Europa economicamente al passo con i tempi (a differenza di Italia, Austria e Grecia).
A tutti piacerebbe andare in pensione quanto prima, certo.
A tutti piacerebbe financo forse non lavorare e godere dei propri interessi personali.
Purtuttavia è necessario essere pragmatici: è economicamente insostenibile da parte degli istituti di previdenza e da parte dell'economia italiana nel suo complesso mantenere un'età pensionabile così bassa.
Per cui il "male minore" che possa in qualche modo mettere d'accordo tutti (anche se la "concertazione" è un aspetto non sempre così positivo per i lavoratori, specie per i precari, e per le imprese....lo abbiamo visto più e più volte) è l'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni o 35 anni di contributi.
L'attuale Governo propone una ricetta un po' più timida a dire il vero: 62 anni fermo restando i 35 anni di contributi.
Ad ogni modo queste sono le misure minime per garantire le generazioni future e per "salvare" gli istituti di previdenza dal tracollo.
Ovviamente si può essere più drastici, ma anche più liberali: abolire le pensioni del tutto e così gli istituti di previdenza, permettendo così al lavoratore di guadagnare di più in busta paga, ovvero fargli percepire il netto che non andrebbe più nelle casse dell'Inps, bensì direttamente nelle sue tasche. In tal modo sarebbe il lavoratore stesso a gestire i suoi soldi, ovvero a decidere come come investire il danaro da lui stesso guadagnato e conseguentemente di andare in pensione quando meglio crede.
Egli può decidere di investire in un'assicurazione previdenziale privata oppure risparmiare in proprio la quota che sarebbe dovuta andare all'Inps (e di cui attualmente il lavoratore non sa in effetti che fine fa....).
Questa, come ho detto, è una ricetta squisitamente liberale. Giusta sotto il profilo individuale (il lavoratore percepisce uno stipendio netto più alto che può gestire liberamente senza "furti" statali) e fruttuosa sotto il profilo economico (risolta la questione dell'età pensionabile in quanto il lavoratore troverà conveniente continuare a lavorare. Diversamente potrà sempre scegliersi di ritirarsi prima dal lavoro avendo guadagnato meno).
E' una ricetta che purtuttavia l'Italia difficilmente saprà applicare o vorrà applicare (ed in questo il PdL e il Pd sono equamente statalisti e antiliberali, nonostante gli illuminati liberali e liberalsocialisti Cazzola, Brunetta, Sacconi e Capezzone) in quanto in questo medievale Paese il concetto di responsabilità individuale (concetto ben noto alle culture anglosassoni protestanti e luterane) è del tutto sconosciuto....e questa è la principale causa del suo mal.




Luca Bagatin



19 ottobre 2007

20 OTTOBRE 2007: IN DIFESA DELLA LEGGE BIAGI



20 OTTOBRE 2007 - TEATRO CAPRANICA

Roma, Piazza Capranica 101

DARE VALORE AL LAVORO

Dal pacchetto Treu alla Legge Biagi

Ore 9.00 apertura di Giuliano Cazzola

Ore 9.45: Le nuove prospettive di un mercato del lavoro equo ed efficiente
Renato Brunetta, Piero Ichino, Alberto Mingardi, Nicola Rossi, Franco Debenedetti

Coordina: Paolo Reboani


Ore 11.00: Il ruolo delle parti sociali: dalla conflittualità alla collaborazione
Luigi Angeletti, Alberto Bombassei, Raffaele Bonanni, Gianni Bocchieri, Paolo Galassi, Giorgio Guerrini, Luigi Marino, Carlo Sangalli, Federico Vecchioni

Coordina: Enrico Cisnetto


Ore 12.15: Il compito dei riformisti
Gianni Alemanno, Daniele Capezzone, Pier Ferdinando Casini, Fabrizio Cicchitto, Natale D'Amico, Roberto Formigoni, Roberto Maroni, Marco Pannella, Antonio Polito, Lanfranco Turci

Coordina: Maurizio Sacconi

Conclude i lavori: Stefania Craxi


HANNO ADERITO ALL'INIZIATIVA:
2Antonio Abete96Raffaele Genovese Caserta
3Mario Adorante97Domenico Geraci
4Massimo Agrisani98Davide Giacalone
5Gianni Alemanno99Cinzia Giachetti
6Salvatore Amico100Carlo Giacometto
7Michele Amoroso101Maurizio Giandinoto
8Paolo Andriuoli102Diana Gilli
9Valentina Armillei103Rodolfo Giorgetti
10Virgilio Atzori104Gianalberto Giorgianni
11Erio Baccarani105Carlo Giovinchi
12Luca Bagatin106Lella Golfo 
13Maria Letizia Baldi107Francesco Gordiani
14Fabrizio Banterla108Ivan Goretti
15Carmelo Battiato109Fabrizio Goria
16Mircho Bellei110Anna Guarneri
17Michela Bettinelli111Ivan Guizzardi
18Franco Bevilacqua112Rolando Imperato
19Fabrizio Bianchi113Carlo Jean
20Alfredo Biondi114Raffaele La Morgia
21Francesca Boaretto115Giampaolo Lavagetto
22Gianni Bocchieri116Ignazio Locci
23Nicolò Boggian117Beatrice Lorenzin
24Renata Bonacci118Clemente Luciano
25Rosaria Bonincontro119Aurelio Luglio
26Emma Bonino120Enrico Lupardini
27Margherita Boniver121Giacomo Mancini
28Loredana Borgese122Alessio Maniscalco
29Giovanni Bottelli123Renzo Marangon
30Massimo Bragonzoni124Luigi Marcello
31Simone Bressan125Manuele Marcovecchio
32Renato Brunetta126Maurizio Marini
33Antonio Buonfino127Gregorio Marzano
34Stefano Caldoro128Anselmo Masala
35Cesare Romano Calvelli129Angela Maria Massimilla
36Antonio Cantalamessa130Altero Matteoli
37Daniele Capezzone131Renato Mauro
38Stefania Caprarella132Silvio Mazzoleni
39Gabriella Carlucci133Paolo Messa
40Renzo Casagrande134Giustina Mistrello Destro
41Pierferdinando Casini135Lorenzo Montemezzo
42Alessandro Caspani136Daniele Morisco
43Claudio Castiello137Erika Munaretto
44Maurizio Castro138Bruno Murgia
45Peppino Castro139Ilario Neri
46Venerio Cattani140Antonio Nisticò
47Domenico Cavallero141Michele Notarangelo
48Emanuela Cavedon142Alessandro Ortolani
49Nicola Centofanti143Angela Padrone
50Gianluca Cheli144Aurelio Pariali
51Francesco Chiamulera145Francesco Pasquali
52Bruno Chiavazzo146Francesco Pellicciari
53Fabrizio Cicchitto147Luca Peluso
54Alessandro Ciriani148Giuseppe Pennisi
55Daniele Cirioli149Gianfranco Perali
56Giambattista Clemente150Luigi Perna
57Stefano Colombini151Gilberto Pichetto Fratin 
58Antonio Conci152Mariella Pieri
59Nicola Corsi153Gianfranco Polillo
60Raffaele Costa154Alessandro Ramazza
61Rosalia Costa155Mauro Renato
62Ivo Costamagna156Donato Robilotta
63Daniele Costa Zaccarelli157Luca Rossi
64Luigi Covolo158Nicola Rossi
65Bobo Craxi159Raimondo Rossi
66Carlo Alberto Cremonini160Nicola Rubino
67Alessandro Giuseppe Crespi161Francesco Salvaggio
68Giuliano Da Empoli162Silvia Sardone
69Felice Massimo De Falco163Maria Sasso
70Alessio De Mitri164Ferdinando Scala
71Alfonso Maria de Nicola165Luigi Scrivani
72Carlo De Paoli166Remo Sernagiotto
73Sonia De Pergola167Alessandra Servidori
74Andrea De Vecchi168Marcello Signorelli
75Franco Debenedetti169Alfredo Silvestrini
76Mauro Del Bue170Rinaldo Sorgenti
77Benedetto Della Vedova171Giorgio Stalzer
78Paola Diana172Margherita Stefani
79Maria Didonna173Paolo Stern
80Biagio Dilillo174Serena Strata
81Alberto Di Lino175Giuseppe Tagliente
82Crescenzo Di Lorenzo176Marco Taradash
83Lello Di Somma177Roberta Tatafiore
84Sergio D'Onofrio178Rossella Testa
85Maurizio Facciuti179Ivano Tognassi
86Paola Fantoni Balduzzi180Giuseppe Triti
87Rosellina Fera181Marco Trombetta
88Massimo Ferlini182Antonio Valmaggia
89Erika Ferrigato183Claudio Valtorta
90Lodovico Festa184Antonio Vegna
91Roberto Formigoni185Alberto Vendrame
92Maurizio Fusco186Luigi Villani
93Franco Galli187Mauro Zanzi
94Massimo Gazzetta




16 ottobre 2007

Partito Democratico: cambia la carrozzeria ma il motore rimane rotto


Ci si chiede se, per un'auto con il motore rotto sia sufficiente riverniciarne
la carrozzeria. La risposta appare ovvia ed è evidentemente no. Ciò
che tuttavia appare logico a tutti noi, purtuttavia non lo è per il
"neonato" Partito Democratico: si è cambiato nome e simbolo (una
volta mandati "in pensione" Ds e Margherita e prima ancora Pds e Ppi
e prima ancora Pci e Dc), ma non si è cambiato il contenitore fatto
ancora della solita classe politica degli ultimi 15-20 anni: Veltroni (già
Vice di Prodi nel '96), Rosy Bindi, Ciriaco De Mita, D'Alema, Fassino...
E, quanto al contenuto (il programma), questo non ci è dato di conoscere
a parte la vaghezza del "tutto ed il contrario di tutto".
Il motore, ovvero la maggioranza di Governo di cui il Partito Democratico
fa parte, continua infatti ad essere, per così dire, "rotto", ovvero incapace
di affrontare seriamente ed efficacemente i problemi del nostro Paese.
Come si pensa infatti di farlo abbassando l'età pensionabile a 58 anni
(quando la media europea è tra i 62 ed i 65 anni) ?
Come si pensa di farlo aumentando le imposte sulle imprese e quindi
riducendone i margini di sviluppo e d'investimento ?
Come si pensa di farlo senza ridurre la spesa pubblica improduttiva ?
Come si pensa di farlo senza applicare pienamente la Legge Biagi
(anzi, volendo addirittura abolirla !) con adeguati ammortizzatori sociali
per i lavoratori temporaneamente senza lavoro ?
Come si pensa di farlo tutelando unicamente chi un lavoro già ce l'ha ?
Come si pensa di farlo continuando a sostenere l'immigrazione irregolare
senza far applicare le leggi ?
Come si pensa di farlo continuando a dare contributi alle parrocchie ed
alle scuole private ?
Come si pensa di farlo continuando ad essere proni di fronte ai voleri
del Vaticano per quanto concerne la ricerca scientifica e i diritti individuali,
in barba allo Stato laico ?
Potremmo continuare, ma ci fermiamo lasciando eventualmente ad altri di
proseguire nell'elenco delle domande senza risposta da porre al Partito
Democratico, espressione, nei fatti, del vecchio cattocomunismo degli ultimi
15 anni.
Nulla di nuovo, insomma. Per quanto i mass media vorrebbero farci credere
diversamente. Trattasi dell'ennesimo "specchietto per le allodole".
Ma, come si dice a Napoli:  "Ccà nisciuno è fesso" !

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini