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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 gennaio 2013

Appello per Marco Pannella alla Presidenza della Repubblica

A maggio 2013 sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica italiana.
Il Presidente della Repubblica dovrebbe, o, quantomeno, avrebbe dovuto rappresentare il garante massimo della Costituzione repubblicana, oltre che figura imparziale della politica italiana. Dal 1948 non lo è pressoché mai stato.
E' per questo che, a maggio 2013, vorremmo che le cose andassero diversamente e che fosse eletto un Presidente della Repubblica espressione degli alti valori ispirati dal Risorgimento e dalla Resistenza.

Valori di onestà, laicità, rigore morale, trasparenza, spirito di abnegazione.
E' per questo che vorremmo proporre la figura dell'On. Marco Pannella, quale candidato ideale alla Presidenza della Repubblica.
Le battaglie civili, democratiche, liberali e nonviolente dell'On. Pannella, condotte - spesso a rischio della sua stessa vita ed incolumità fisica - con rigore morale e passione civile, senza alcun tornaconto personale, ce lo rendono candidato ideale a garantire una Costituzione repubblicana - spesso violata, in passato, anche dalle stesse Istituzioni - conquistata con il sangue dei martiri del Primo e del Secondo Risorgimento.
Le denunce al sistema dell'illegalità partitocratica e della mancanza di informazione plurale nel nostro Paese, rendono l'On. Marco Pannella personalità ideale a garantire il corretto svolgimento di un'attività politico-istituzionale, improntata a valori di onestà e trasparenza, ai quali tutti gli attori in campo dovrebbero attenersi ed uniformarsi.
E' per questo che, attraverso il mio blog politico e culturale - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it - vorrei lanciare tale appello, affinché possa essere diffuso, letto e sottoscritto da tutti coloro i quali - personalità pubbliche o della società italiana nel suo complesso - lo condividono e desiderano dunque appellarsi a partiti ed Istituzioni, affinché sappiano accoglierlo pienamente ed eleggano l'On. Marco Pannella nuovo Presidente della Repubblica italiana.

Luca Bagatin

scrittore, autore e collaboratore di testate giornalistiche

Per aderire inviatemi una mail all'indirizzo: burroughs279@yahoo.it autorizzandomi ad apporre il vostro nome in calce all'appello.



9 gennaio 2013

Mia intervista ad Ilona Staller in arte Cicciolina su "Le Città" di oggi (scaricabile in download su www.lecitta.it e distribuito a Roma e nel Lazio)





12 ottobre 2010

"133018/P/10 – 017351/10" articolo di Peter Boom dalla parte dei diritti dei disabili

    QUANDO E' L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE AD ESSERE INVALIDA
(e andrebbe mandata a casa "de facto" senza passare per nuove elezioni)
presentazione di Luca Bagatin

Facendo seguito all'articolo pubblicato su questo blog il 23 settembre scorso dal titolo "Quando l'Amministrazione Comunale non rispetta gli invalidi", l'amico Peter Boom mi ha inviato questa nuova denuncia-scandalo.
Denuncia che lo riguarda in prima persona, ma che non fa certo onore all'Amministrazione Comunale di Viterbo che si riconferma irrispettosa nei confronti dei portatori di handicap.
Chiunque volesse aggiungere qualche cosa su questo argomento e/o volesse denunciare mancanze o iniquità del proprio Comune relativamente ai diritti dei disabili può farlo inviandomi una mail all'indirizzo: burroughs279@yahoo.it
Perchè queste abnormi vergogne non possono sussistere in un Paese civile.

Luca Bagatin

133018/P/10 – 017351/10

di Peter Boom


Questo numero vuol dire che non potrò più andare con la macchina nel centro storico di Viterbo, nemmeno con il mio contrassegno di handicappato bene esposto sul parabrezza. Ero andato al concerto di Harold Bradley dentro il bellissimo cortile del Comune, i posti per gli handicappati erano tutti occupati ed ho parcheggiato accanto alla macchina dell'organizzazione dell'evento che sul parabrezza teneva esposta l'autorizzazione del Comune. Alle 21.50, come sta scritto sulla multa, l'A.P.L. il signor M.G. ha fatto la multa a me e anche agli organizzatori, i quali gentilmente hanno preso la multa mia dicendomi che l'avrebbero fatta levare dal sindaco Marini. Già martedì 21 settembre, esterrefatto dal trattamento riservato agli invalidi in questa città, scrissi un lungo articolo pubblicato su alcuni quotidiani e su una dozzina di siti internet. Soltanto la dittà Stannah indignata mi ha telefonato da Milano, ma l'indifferenza degli amministratori, forse impegnati in ben altri affari, è enorme. Ho chiesto al sindaco di farmi annullare la multa, altrimenti l'ingresso in città per fare compere nei negozi, che già stanno in crisi, diventerebbe troppo rischioso ed oneroso, come per andare allo Schenardi (dove ho saltato la presentazione del libro “L'ho buttato giù con un pugno” degli scrittori Emanuela Moroni e Roberto Pomi; volevo andare ad altre manifestazioni, ad una libreria e ad un negozio di articoli sanitari per il mio handicap. Potevo andare a rischiare un'altra volta? NOOOOOOOOOO!!!
Si può anche fare ricorso contro la multa ma già una volta l'ho fatto e costa moltissimo tempo e noie e malgrado il mio handicap ho ben altro da fare. Una multa, anzi una multona, la farei al Comune di Viterbo che è gravemente carente ed incapace per quanto riguarda il controllo sui posti riservati agli handicappati; ho diverse volte ribadito il pericolo a causa delle tante macchina senza alcun permesso parcheggiate, di giorno e di notte, nel centro storico di Bagnaia che impediscono il passaggio di Vigili del Fuoco, ambulanze, Polizia e Carabinieri. Ho fatto notare tante volte che le strisce pedonali non si vedono più (vedasi articolo del 23 settembre).
Vorrei far presente agli amministratori che la parola Comune (di tutti) vuol dire agire nell'interesse di tutti, appunto della Comunità e non contro la Comunità. Il Sindaco deve vigilare sui vigili come in questo caso. Se ci sono enti che non funzionano a dovere come l'Enel (continui black out), come certe compagnie telefoniche e/o di internet che lasciano per mesi persone e addirittura ditte senza telefono (dopo anni di lamentele Bagnaia è ancora senza ADSL che forse tra pochi mesi arriverà), come le Belle Arti che hanno reso quasi impossibile alle produzioni cinematografiche di girare a Villa Lante da dove hanno fatto scappare anche la bellissima mostra “La conserva della neve”.
Ora ho appreso che il Festival Barocco non si fa più. Tutto questo con gravi danni per l'economia locale. Dello scandaloso malfunzionamento della ASL pure ho parlato e scritto ampiamente.
Il sindaco di tutta la COMUNITA', magari in collaborazione con la Prefettura, dovrebbe chiamare i dirigenti di questi Enti per farli funzionare in modo più efficiente e comunque nell'interesse di tutta la Comunità. Altri Comuni hanno dimostrato che questo è possibile e allora perché a Viterbo no? Oggi ho pagato la multa! Ma che “guadagno” è???

Peter Boom
http://digilander.libero.it/pboom - http://www.pansexuality.it



9 ottobre 2010

"Mario Pannunzio da Longanesi al Mondo" presentato a Pordenone con il contributo del Partito Repubblicano Italiano alla presenza del prof. Pier Franco Quaglieni del Centro Pannunzio di Torino


A sinistra: il Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello
A destra: Luca Bagatin ed il prof. Pier Franco Quaglieni

Venerdì 8 ottobre scorso alle ore 19.00 - presso la saletta incontri dell'ex convento di San Francesco a Pordenone - il Partito Repubblicano della provincia di Pordenone ha organizzato la presentazione del saggio curato dal prof. Pier Franco Quaglieni: "Mario Pannunzio da Longanesi al Mondo" edito da Rubbettino.
La presentazione, curata da Luca Bagatin collaboratore de "La Voce Repubblicana", ha visto la partecipazione stessa del prof. Quaglieni, docente di Storia risorgimentale presso l'Università degli Studi di Torino e Presidente del Centro Pannunzio che fondò, nel 1968, assieme a Mario Soldati e ad Arrigo Olivetti.
L'evento ha ricevuto spontaneamente il Patrocinio da parte dell'Amministrazione Comunale di Pordenone ed è intervenuto, con un breve saluto introduttivo, lo stesso Sindaco Sergio Bolzonello.
Bolzonello - già in passato iscritto al Partito Liberale Italiano e quindi vicino all'ideale pannunziano - si è rammaricato di come oggi si senta la mancanza di una scuola di pensiero politico e di come il Paese sia totalmente allo sbando e ciò a causa tanto del "berlusconismo", che dalla mancanza di un "disegno organico" da parte del Pd al quale egli stresso appartiene.
Luca Bagatin ha dunque brevemente presentato la figura di Pannunzio, già sceneggiatore cinematografico, giornalista e poi politico liberale nato a Lucca nel 1910. Ha fatto un excursus della carriera dell'intellettuale lucchese dagli anni '30, passando per l'antifascismo liberale e democratico e per l'anticomunismo raccontato anche per mezzo del foglio clandestino legato al PLI "Risorgimento Liberale". E poi il dopoguerra, la fondazione de "Il Mondo": settimanale laico e liberaldemocratico che gettò le basi per una Terza Forza da contrapporsi alle "chiese" clericale e comunista. Terza Forza che sarà poi il Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che, in chiave progressista, si alleerà al Partito Repubblicano Italiano di La Malfa e Pacciardi.
Bagatin ha in particolare ricordato le battaglie politiche, civili ed economiche de "Il Mondo": contro i monopoli, la speculazione edilizia, l'influenza del dogma ecclesiastico nelle leggi dello Stato, i privilegi delle corporazioni e dei Poteri Forti.  Ed ha ricordato di come Pannunzio ed i suoi collaboratori volessero "superare a sinistra" persino i comunisti e dunque la celebre frase di Pannunzio:

“Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.


Il prof. Pier Franco Quaglieni ha dunque presentato il saggio che vede avvicendarsi contributi, oltre che suoi, anche di Pierluigi Battista, Marcello Staglieno, Carla Sodini, Girolamo Cotroneo, Guglielmo Gallino, Mirella Serri, Angiolo Bandinelli ed uno scritto inedito di Mario Soldati.

Quaglieni ha quindi ricordato il Pannunzio inizialmente disinteressato alla politica, ma successivamente, nel corso degli anni '40, fervente antifascista ed antitotalitario. Collaboratore di Longanesi ad "Omnibus" prima ed allievo di Benedetto Croce e fondatore del crociano, appunto, "Il Mondo" poi.

Ed ha ricordato di come moltissime generazioni di giovani anche non provenienti dall'area liberaldemocratica, si formarono intellettualmente sulle pagine de "Il Mondo" che - ha affermato Quaglieni - era letto anche da giovani democristiani e comunisti, di nascosto dai loro "apparati" di partito.

Il prof. Quaglieni, ad ogni modo, è pessimista relativamente al fatto che oggi, un'esperienza esaltante culturalmente e politicamente come quella de "Il Mondo", possa rinascere. Le cause - ha detto - sono varie: l'imbarbarimento del linguaggio, dei media stessi e della politica: tutti presi piuttosto dal gossip che dalle problematiche contingenti. E poi la mancanza di una cultura liberale maggioritaria nel nostro Paese.

Il Centro Pannunzio, ad ogni modo e come ha affermato il prof. Quaglieni, è un punto di riferimento per tutti coloro i quali vogliono dare testimonianza di ciò che è stato il liberalismo di Pannunzio, che poi era quello del conte di Cavour e che successivamente giunse a confrontarsi con il repubblicanesimo mazziniano e con il socialismo autonomista, che sono poi le grandi culture laiche del nostro Paese.

Degno di nota, fra il pubblico, la presenza di ex militanti dell'area liberale e repubblicana che si formarono politicamente negli anni '80 e '90. Nessun reduce, molti quaranta-cinquantenni che, dopo la caduta del Muro di Berlino, credevano in una grande rivoluzione liberale e libertaria che avrebbe potuto giungere anche in Italia, sull'onda anche della parabola pannunziana. Così, purtroppo, non fu.

Giunse invece Tangentopoli e, come detto anche dal prof. Pier Franco Quagliani, fu una siagura per tutti a cominciare dai partiti che avevano fatto dell'Italia un Paese moderno e democratico.

Morì così, un grande sogno di libertà.

Luca Bagatin

I PREPARATIVI.....E LA CENA FINALE

Da sinistra: Valentino Bertoli, il prof. Pier Franco Quaglieni, il sottoscritto, Andrea Collesan Segretario provinciale del PRI




30 settembre 2010

Presentazione saggio su Mario Pannunzio a Pordenone venerdì 8 ottobre 2010 alle ore 19.00



Il Partito Repubblicano Italiano della provincia di Pordenone

in occasione del Centenario della nascita del grande giornalista liberale, laico, antifascista ed anticomunista

MARIO PANNUNZIO (1910 - 1968)

invita la S.V.

VENERDI' 8 OTTOBRE 2010 alle ore 19.00

alla presentazione del saggio

MARIO PANNUNZIO: da Longanesi al “Mondo””

Rubbettino editore

a cura del prof. Pier Franco Quaglieni


PRESSO LA SALETTA DELL'EX CONVENTO DI SAN FRANCESCO IN PIAZZA DELLA MOTTA A PORDENONE

L'incontro sarà presentato da

Luca Bagatin

collaboratore de “La Voce Repubblicana”

Relatore

Pier Franco Quaglieni

Presidente nazionale del “Centro Pannunzio” di Torino

L'evento è Patrocinato dal Comune di Pordenone ed è previsto un saluto introduttivo del

Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello



2 agosto 2010

Per il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, un nuovo saggio a cura del prof. Pier Franco Quaglieni


Di questo 2010 saranno in pochi a ricordare il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, grande giornalista liberale lucchese.
Saranno in pochi perché purtroppo - o per fortuna - Pannunzio è la figura più scomoda del panorama politico e culturale del '900 italiano.
Scomodo a destra perché antifascista della prima ora, sin da quando collaborava con il pur conservatore Leo Longanesi ad "Omnibus".
Scomodo a sinistra perché anticomunista sino ad essere il primo a denunciare, sulle colonne del suo "Risorgimento Liberale", il dramma delle foibe e poi i crimini dei gulag sovietici, nei quali finì anche suo padre, pur militante comunista.
Scomodo a quel centro clericale democristiano che fu, nei fatti, il continuatore di certa politica conservatrice e fascista.
Mario Pannunzio, fra i fondatori del Partito Liberale Italiano, se ne discostò allorquando il partito di Cavour, Benedetto Croce e Luigi Einaudi, preferì l'alleanza con qualunquisti e monarchici.
Fu allora che Pannunzio fondò, nel 1949, il settimanale "Il Mondo": espressione della cultura e della politica laica e liberaldemocratica italiana.
A "Il Mondo" collaborò la crème del giornalismo, della politica e della cultura del dopoguerra: da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini; da Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini, a Luigi Einaudi, a Bendetto Croce, raccogliendo così gli ex azionisti non giacobini, i liberali, i repubblicani, i socialisti autonomisti e tutti coloro i quali ritenevano possibile uno spazio politico capace di contrapporsi alle due "Chiese" autoritarie: marxista e cattolica.
Sarà dunque "Il Mondo" ed il successivo Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici, fondato dalla stesso Pannunzio e dalla "sinistra liberale", a lanciare le prime battaglie contro la speculazione edilizia, contro i monopoli, la devastazione del paesaggio, a favore del divorzio e dei diritti delle minoranze e a denunciare il dilagante malcostume politico che nacque all'indomani della fondazione della Repubblica italiana.
Tutto ciò e molto altro ancora è raccontato fra le bellissime pagine di rievocazione del saggio curato dal prof. Pier Franco Quaglieni: "Mario Pannunzio. Da Longanesi al Mondo", edito da Rubbettino.
Si alternerano, qui, interventi di Pierluigi Battista, Marcello Staglieno, Carla Sodini, Girolamo Cotroneo, Guglielmo Gallino, Mirella Serri, Angiolo Bandinelli, Mario Soldati e dello stesso Quaglieni, che è Presidente del Centro Pannunzio di Torino e che oggi è il depositario di quanto ci è rimasto di Mario Pannunzio e della sua opera.
Un saggio fra i pochi, purtroppo, assieme a quelli di Massimo Teodori e di Mirella Serri che sono stati pubblicati in questi ultimi anni.
Un saggio di rievocazione storica e giornalistica, di un giornalismo di denuncia e di proposta politica che non c'è più, ma del quale si sente assolutamente necessità in un'Italia per nulla moderna.
Un'Italia che, come scriveva lo stesso Pannunzio, ha purtroppo da sempre espresso il proprio voto per partiti "indigeni" e conservatori: fossero essi comunisti, cattolici e persino fascisti o monarchici.
"Su un elettorato di trenta milioni di individui" - scriveva Pannunzio nel 1966 - "ventitue milioni vanno a partiti diciamo così indigeni che, ad esempio, in Inghilterra e in America, in Scandinavia in pratica neppure esistono".
Gli Amici de il Mondo ed i pannunziani si sentivano invece rappresentati dai partiti della cosiddetta "Terza forza": liberali, repubblicani, radicali e socialisti, i quali in Occidente erano infatti il sale della democrazia e si contrapponevano all'oscurantismo clericale, marxista o conservatore in genere.
Partiti che, al governo dell'Italia, argineranno sino al 1992 il clericalismo ed il conservatorismo della Dc, ma che fondamentalmente non riusciranno mai a costruire un'alternativa di governo alla stessa a causa della loro esiguità e delle loro divisioni interne.
E' così che il sogno di Mario Pannunzio rimarrà incompiuto. Interrotto,  alla sua morte, dal sessantottismo, successivamente dal nascente comporomesso storico fra le "Chiese" Dc e Pci ed ucciso del tutto dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli che, anziché moralizzare la vita pubblica, condannò a morte sicura i partiti democratici e consegnò l'Italia alle mezze calzette della politica d'oggi.

Luca Bagatin



2 giugno 2010

Radicali riforme per l'Italia nel solco del dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali (a trovarne)

Alcide De Gasperi (DC); Luigi Einaudi (PLI); Carlo Sforza (PRI); Randolfo Pacciardi (PRI); Giuseppe Saragat (PSDI); Ugo La Malfa (PRI)

Non c'è più tempo per stare a guardare il lento declino di un Paese come il nostro, nel 64esimo anniversario della Repubblica italiana.
E' indispensabile rimboccarsi le maniche e darsi da fare, senza credere ai facili ottimismi di governanti che pensano che sia sufficiente tagliare la spesa pubblica un po' quà ed un po' là. Mantenendo inalterati il grosso dei privilegi.
Dall'altra parte poi, il carro cattocomunista, propone un vero e proprio ricatto di Stato nei confronti delle aziende: tasse zero per i primi due anni se assumerete a tempo indeterminato !
Figuriamoci se un'azienda in crisi può permettersi di sottostare a determinati diktat e assumere personale a vita e riceverne come "premio" tasse zero....ma solo per i primi due anni !
Diciamolo subito: i tagli che sta attuando il Ministro Tremonti alla spesa pubblica sono necessari. Il problema è, semmai, che sono pochi.
E’ ridicolo tagliare del solo 10 % lo stipendio di manager pubblici e politici. Andrebbero tagliati almeno del 30 % ed estesi a Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali E poi c’è il discorso dell'abolizione delle Province, che come repubblicani proponiamo dagli anni ’70 e che a Pordenone rilanciammo con una lista civica "ad hoc" nel 2004.
Poi, ancora, c’è il discorso dei Comuni inferiori a 20.000 abitanti che costano ed andrebbero accorpati. Ed ancora: è possibile che vi siano regioni in Italia che spendono e spandono sulla sanità senza rendere conto a nessuno ? E dei “progettini comunali” socialmente inutili o, meglio, utili ai soliti noti, vogliamo parlarne ?
Una volta introdotti seri e drastici tagli alla spesa pubblica improduttiva allora si può pensare – non già a ricattare cattocomunisticamente le aziende – ma a ridurre il carico fiscale a due, massimo tre aliquote e ad innalzare la soglia della no tax area.
Riducendo così le imposte, l’hanno dimostrato gli anni di Reagan e della Thatcher e noti esperti economici come Oscar Giannino, si amplia ben presto la base imponibile. E l’evasione si riduce automaticamente (senza sguinzagliare costosi ispettori della guardia di finanza) per effetto della famosa “curva di Laffer”.
Sarebbe bene dunque che la classe politica odierna, pur nella sua mediocrità, prendesse spunto dai migliori governi che la Repubblica abbia mai avuto. Quelli dell'asse De Gasperi-Einaudi-Carlo Sforza-Pacciardi-Saragat-La Malfa.
Governi che seppero ricostruire l'Italia dopo la piaga fascista, collocarla all'interno del Patto Atlantico e quindi annovararla fra le Democrazie occidentali. Governi che portarono, in pochi anni, al boom economico degli anni '50. Governi intransigentemente anti-cattocomunisti, fondati su un franco dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali.
Nel 64esimo anniversasio della Repubblica italiana dovremo non solo onorare la memoria di quei governi, ma finanche auspicare che qualche politico illuminato d'oggi ne recuperasse l'identità e le prospettive.

Luca Bagatin



11 aprile 2010

"Pannunzio, quella lapide negata nel centro storico di Roma": da Il Velino del 9 aprile 2010

 
Pannunzio, quella lapide negata nel centro storico di RomaPannunzio, quella lapide negata nel centro storico di Roma

Roma, 9 apr (Il Velino) - È considerato tra i più fini intellettuali del Novecento italiano. A Roma, dove visse per quasi mezzo secolo e dove rischiò di finire alle Fosse Ardeatine, fondò la sua “creatura” più illustre: il giornale “Il Mondo”. Oggi, a Mario Pannunzio, mentre si celebra il centenario della nascita, la Capitale non trova modo di dedicare una targa commemorativa. È la paradossale vicenda denunciata da Pier Franco Quaglieni, presidente del Centro Pannunzio da lui fondato a Torino assieme ad Arrigo Olivetti nel 1968. “Lo scorso anno proponemmo al sindaco di Roma l'apposizione di una lapide per ricordare Pannunzio nel centenario della nascita – racconta Quaglieni al VELINO -. La Sovrintendenza ai Beni culturali, con grande rapidità e spirito di collaborazione, accolse la proposta e definì un testo bipartisan che avesse un valore eminentemente storico, come è giusto che sia per una lapide da apporre su un edificio nel centro storico di Roma”. Come luogo si pensò alla facciata di via Campo Marzio 24, angolo via dei Prefetti, dove Pannunzio nel 1949 fondò “Il Mondo” e dove il settimanale ebbe la sua prima redazione. La Sovraintendenza richiese il necessario nulla osta all’amministrazione condominiale del palazzo. Ma il via libera, dopo parecchio tempo di attesa, non è arrivato. Lo scorso 22 marzo il Pio Sodalizio dei Piceni, proprietario dell’edificio in questione, ha espresso parere negativo all’affissione della lapide motivando che in nessuno dei suoi palazzi “sono state apposte targhe commemorative di eventi che possano essere ricollegati alle attività degli inquilini occupanti”.

È la considerazione di Pannunzio come un “inquilino” qualsiasi ad amareggiare profondamente Quaglieni. “Non è colpa assolutamente della Sovrintendenza e non è neanche colpa del Pio Sodalizio dei Piceni che è proprietario dell'edificio e quindi titolare di diritti indiscutibili – osserva il presidente del Centro torinese -. Ma il problema sorge nel momento in cui si considera Pannunzio uno dei tanti inquilini e ‘Il Mondo’ non viene considerato come la rivista storica italiana più importante del secolo scorso”. E pensare che solo un mese fa Poste italiane ha dedicato a Pannunzio un francobollo commemorativo per il centenario riconoscendone la “storicità” del personaggio. Un valore che i dirigenti del Pio Sodalizio non hanno ritenuto di considerare. “A Roma Pannunzio visse ed operò a partire dagli anni Venti fino alla morte – ricorda Quaglieni -. Nella Capitale fondò due giornali importanti, venne arrestato, rischiò di finire alle Fosse Ardeatine ed è ricordato come uno dei padri fondatori della democrazia repubblicana”. Il presidente del Centro Pannunzio si chiede: “Può considerarsi la facciata di un edificio nel centro storico di Roma proprietà esclusiva del padrone dell'edificio? Il centro capitolino è un bene culturale e storico di per sé che appartiene ai romani e a tutti coloro che vedono Roma come capitale d'Italia e come concentrato di una storia unica e importante per l’intera l'umanità”.

Che la Sovraintendenza ai Beni culturali del Comune di Roma abbia le mani legate sulla vicenda, dal momento che il parere dei proprietari dell’edificio è vincolante, lo ribadisce Umberto Broccoli. “La legge è questa e non si può modificare – spiega al VELINO il sovraintendente -. Di mezzo ci sono innanzitutto il Codice civile e poi quello penale che vieta le affissioni sugli edifici. Nel caso specifico del palazzo di via Campo Marzio, si tratta di un edificio privato, non di un luogo pubblico e di conseguenza non possiamo attaccare targhe e lapidi senza il consenso dei proprietari, cioè del Pio Sodalizio dei Piceni”. Aggiunge Broccoli: “Purtroppo la regola è questa. Dico purtroppo perché Pannunzio è uno dei capisaldi del Novecento italiano assieme a Longanesi e Flaiano. Ho fatto spesso trasmissioni radio-televisive con materiali di Pannunzio e in passato ho pure vinto il premio a lui intestato. Figurarsi se avrei potuto essere contrario all’iniziativa pensata da Quaglieni. Anzi, mi piace ricordare che quando in commissione discutemmo la proposta, questa passò all’unanimità”.

Riguardo le considerazioni di Quaglieni sulla peculiarità di alcuni edifici del centro di Roma che per la loro storia dovrebbero appartenere a tutti, Broccoli commenta: “Sono d’accordo che a Roma tutto è storico. Però c’è anche da considerare l’altra faccia della medaglia. Perché ad esempio il proprietario di una casa a Trastevere, che già ora è quotata a prezzi stratosferici, nel momento in cui questa venisse qualificata come bene storico potrebbe vendersela come un pezzo di Colosseo. Lo stesso potrebbe accadere anche nel caso l’affittasse. Insomma ci sono mille sfumature da tenere in considerazione. Capisco, quindi, l’amarezza di Quaglieni che è la stessa che provo io. Però bisogna fare attenzione perché di ogni situazione bisogna vedere anche l’altra metà del cielo”. Broccoli lascia comunque una porta aperta. “La questione non finisce qui e vorrei risolverla – dichiara il sovraintendente -. Sicuramente eserciterò almeno un minimo di moral suasion sul Pio Sodalizio. Già ho dato disposizione ai funzionari della Sovraintendenza in questo senso. L’augurio è che si possa trovare una soluzione bonaria”.

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20 marzo 2010

Le mie indicazioni di voto per le amministrative del 28 e 29 marzo



Beh, se proprio vi venisse la voglia di disertare vi capirei. Anzi, forse un po' vi incoraggerei pure. Per quel che mi riguarda, lo faccio già da tempo.
Come ha scritto nell'editoriale del 13 marzo scorso sul "Corriere della Sera" Sergio Romano, a proposito delle amministrative del 28 e 29 marzo, di fronte a partiti che si occupano di tutto fuorché di programmi e di questioni amministrative, "anche le astensioni, in questo caso, avranno un significato".
Ad ogni modo e comunque, penso che in Lazio un voto alla radicale Emma Bonino si possa anche dare. Come anche un voto alla sua lista Bonino-Pannella che trovo andrebbe sostenuta anche e soprattutto laddove si presenta quel geniaccio goliardico di Tinto Brass (Lombardia e Veneto, se non vado errando) che è forse l'unico che - di fronte alla bramosia di potere dei "comitati d'affari Pd-PdL" - li irride con un bel sederone sui manifesti e con una politica - come recita il manifesto del suo blog tintobrassblog.blogspot.com - contro la partitocrazia, le ingerenze del Vaticano, lo scippo di legalità e laicità, il politically correct ed il bigottismo di chi lancia il sasso - o il sesso - e poi nasconde la mano.



Altra regione interessante sotto il profilo elettorale è la Campania, ove l'unico candidato progressista e liberale è il socialista Stefano Caldoro, sostenuto dal centro-destra. Per battere i "furbetti del quartierino" Bassolino e Jervolino.
E nello specifico voglio seguire l'indicazione dell'amico repubblicano Carmine Pezzullo (candidato peraltro alla carica di Consigliere comunale di Frattamaggiore), invitando a votare per la lista Nuovo Psi-MpA-Partito Repubblicano con preferenza per il repubblicano Geppino Capasso, che sostiene - appunto - Stefano Caldoro Presidente.



Nei Comuni e nelle Regioni ove è presente l'Edera del PRI, ovviamente, il consiglio che vi do è di votarlo e sostenere questa isola felice di Storia, libertà e laicità.
Altrove astenetevi pure o, quantomeno, al nord, votate ovunque contro i candidati  della Lega Nord, che è la principale responsabile dell'aumento della burocrazia, dei costi e delle baronie a livello locale.
Dite dunque NO alla PADANIA LADRONA.



17 marzo 2010

Aldo Busi lascia l'Isola dei Famosi mostrando tutta l'ipocrisia dei reality......e dell'Italia d'oggi


Aldo Busi, l'unico scrittore e personaggio pubblico italiano che ha avuto il coraggio di smascherare in televisione l'ipocrisia diffusa ad ogni livello in questo nostro povero Paese, ha lasciato l'Isola dei Famosi.
Sì, infatti lui, al reality condotto da Simona Ventura che l'ha visto protagonista (fra gli altri) per tre settimane, si è "prestato" proprio per questo.
Per smembrare pezzo per pezzo questo perverso meccanismo mediatico che vede accapigliarsi personaggi più o meno noti (spesso meno), con poca parte e ancor meno arte: tronisti, poltronisti, estetiste, vecchie glorie del Belpaese a caccia dei loro "minuti di celebrità".
Aldo Busi, durante la puntata andata in onda su Rai Due mercoledì 17 marzo, dimettendosi dal suo ruolo di "naufrago", ha peraltro denunciato apertamente il clericalismo della sinistra italiana, l'omofobia del Vaticano, la vergogna dell'impossibilità - in Italia - che un single possa adottare un bambino, l'ipocrisia dell'italiano medio, la mancata riforma fiscale promessa dall'attuale governo (pagare meno, pagare tutti) e ha persino zittito Mara Venier ed il suo finto buonismo.
Mai, in una rete televisiva nazionale, si era assistito alla sistematica "messa a nudo" della triste realtà italiana.
Una realtà deformata dai reality, dalla mediaticità, dalla mediocrità di una classe di "pseudo-artisti" e di "pseudo-politici", che da troppi anni bada più all'"apparire" che all'"essere" ed al fare (ed al saper fare qualcosa).
E a denunciare con forza, ma anche con simpatia tutto ciò, è Aldo Busi, uno dei più grandi scrittori e traduttori del nostro Paese, che mai si è sottratto alle critiche ed ha fatto del suo libero pensiero una autentica bandiera sin da quando era adolescente.
Lui, a differenza dei molti paraculi, ha iniziato a lavorare a quattordici anni come cameriere e la sua vita non è certo stata comoda (raccontata, per sommi capi, nel suo "Seminario sulla gioventù" del 1984).
Personalmente lo conobbi nel 2003, ad una festa gay-lesbo-simpatizzanti e successivamente lo rividi nel 2007, presso il Teatro Verdi di Pordenone, ove inaugurò una delle edizioni di Pordenonelegge, la kermesse del libro di Pordenone.
Ricordo che lì si spogliò, rimanendo in slip, ed a ruota libera smontò - pezzo per pezzo - la classe politica del nostro Paese: nazionale e finanche locale.
Scoppiò un putiferio "bipartisan". Da destra e sinistra arrivarono fior fior di critiche all'indirizzo di Busi e di chi decise di invitarlo.
Anche allora - il "Re Nudo" - ovvero la nuda verità, diede fastidio (ed io colsi l'occasione per scrivere un comunicato stampa tutto a sostegno di Aldo Busi, che fu pubblicato nella prima pagina del Messaggero Veneto).
"Il vero criminale non è chi commette il crimine, ma chi lo denuncia", ha affermato Busi durante la puntata dell'Isola dei Famosi nella quale ha deciso di abbandonare il gioco.
Mai massima è e fu più adatta: chi mette a nudo l'ipocrisia di fondo di questa nostra società italidiotica, mignottocratica, clericale, illiberale, antilaica, omofoba e anche un po' razzista, è ritenuto un criminale.
A allora siamo con Busi ancora una volta.
Hai fatto bene a lasciare quel reality, caro Aldo, che peraltro senza di te perderà inesorabilmente spettatori.
Eri l'unico capace di renderlo frizzante con le tue battute al fulnicotone, i doppi sensi intelligenti e stuzzicanti, persino irriverenti.
Un'irriverenza comunque capita dai più. Ma odiata dagli sciocchi che non amano sentirsi dire la verità in faccia.
Hai raggiunto il tuo scopo. Hai vinto l'Isola.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini