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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 agosto 2014

Il "Manuale del Rivoluzionario" di Gabriele D'Annunzio

La fantasia al potere, attraverso una critica del potere stesso, la porterà certamente Gabriele D'Annunzio (e non certo i figli di papà del '68 italiano), il Vate della letteratura italiana per eccellenza, il poeta armato, l'eroe dell'impresa di Fiume e che fece della città di Fiume – occupata con soli 1500 uomini e senza sparare un colpo – una città libera, liberata e libertaria.

Gabriele D'Annunzio fu, secondo le parole di Lenin, l'unico rivoluzionario dell'Italia dei suoi tempi e da molti fu considerato un novello Giuseppe Garibaldi, per il suo ardimento e per la sua portata socialisteggiante, dagli echi mazziniani e garibaldini.

Ce ne ha parlato a lungo lo storico Giordano Bruno Guerri, ma ce ne parla diffusamente – proprio attraverso gli scritti ed i discorsi di D'Annunzo stesso – il “suo” “Manuale del Rivoluzionario”, a cura di Emiliano Cannone ed edito dalla Tre Editori (www.treditori.com). Un bellissimo saggio che abbiamo scoperto e che desideriamo far conoscere e diffondere.

Un Manuale che, non a caso, reca in copertina un D'Annunzio nei panni di Lenin, contornato da bandiere rosse nell'atto di prendere d'assalto il Palazzo d'Inverno.

Il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu il potere, la casta politica, il governo di Nitti, di Vittorio Emanuele Orlando e di Giolitti, ovvero dei parrucconi della sua epoca. Ma il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu anche l'avanzante fascismo e quel Mussolini che cercò, in tutti i modi ma senza riuscirvi, di zittire il Vate della Nuova Italia.

Nel Manuale è rappresentata tutta l'anima anarchica, socialisteggiante, libertaria, antiparlamentare ed internazionalista del Nostro. Un D'Annunzio che, non a caso, dichiara che egli aspira ad un “comunismo senza dittatura” e che – ben prima e meglio di altri – lancerà invettive contro la “casta politica”, dichiarando, fra le altre cose: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.

D'Annunzio, in questo senso fu un eroe (anti)politico e, dunque, un eroe della vera democrazia, contro i soprusi e le ruberie del potere ed in questo senso non mancherà mai in D'Annunzio il suo appello all'Antica Grecia, al mito greco, all'arte ed alla bellezza in tutte le sue forme, quale valori fondanti per l'emancipazione umana. In questo senso – lo si evince dal Manuale stesso – egli scorgerà la natura della crisi dei suoi tempi, che poi è anche la natura della crisi economica e sociale dei nostri, ravvisando l'origine del problema nell'espansionismo capitalistico e nell'imperialismo anglosassone e statunitense, ovvero di coloro i quali egli definisce i “divoratori di carne cruda”. In questo senso D'Annunzio scrive: “La lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”. Ora sappiamo che fu profetico e nelle sue parole non possiamo non scorgere quanto avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda e, oggi, nel Medioriente martoriato ed ove non vi sono eroi, bensì criminali che uccidono, in ogni dove, vittime innocenti.

Ricchezza e potere all'origine della morte dell'umanità stessa, dunque.

Con l'impresa di Fiume possiamo dire che il D'Annunzio concretizzerà i suoi ideali ed i suoi principi. Nel 1919, infatti, in opposizione al Trattato di Versailles che negava la città di Fiume all'Italia, D'Annunzio - alla testa di un drappello di legionari - la occupò e ne fece una città libera in tutti i sensi, al punto che a Fiume erano tollerate e praticate le libertà sessuali, nonché era tollerata l'omosessualità e, grazie al contributo dell'aviatore Guido Keller e dello scrittore Giovanni Comisso, fu fondato il gruppo Yoga – avente per simbolo la svastica di origine vedica (che nulla aveva a che spartire con il nazismo, anzi !) ed una rosa a cinque petali - e che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà.

Non solo, in collaborazione con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, D'Annunzio redasse la famosa Costitituzione di Fiume o Carta del Carnaro, la quale fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio e altro ancora che, peraltro, non fu mai garantito nemmeno dalla Costituzione della Repubblica italiana partitocratica, fondata nel 1948 e nella quale viviamo tutt'oggi. Una Costituzione tanto decantata, ma assai poco approfondita e che poco aveva a che spartire con la vera democrazia della Repubblica Romana del 1849 e con la Carta del Carnaro, fondata da spiriti rivoluzionari e non già da canuti uomini politici, servi dei partiti e delle ideologie e che il potere ha reso schiavi.

Un'impresa unica nella Storia, dunque, quella di Fiume, purtroppo soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano di Giovanni Giolitti (tutt'altro che un liberale, bensì un famoso Ministro della malavita come lo soprannominò Gaetano Salvemini !) che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari.

Da non dimenticare frasi come queste, contenute nel “Manuale del Rivoluzionario”, che D'Annunzio lancia quali invettive ai governanti dell'Europa e del mondo di ieri, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.

Il “Manuale del Rivoluzionario”, che raccoglie gli scritti anarco-libertari, socialisti, internazionalisti ed umanitari di D'Annunzio è certamente una fortunata opera editoriale ed il merito va certamente all'ottimo Emiliano Cannone, giovane dottore di ricerca in italianistica, per averlo curato con, peraltro, un'ottima nota introduttiva e precise note a piè di pagina.

La veste editoriale del saggio, poi, curata dalla Tre Editori, è elegantissima, anche a dispetto dell'economico prezzo di copertina. Da notare che, la fine di ogni capitolo del Manuale, reca il simbolo della bandiera della Reggenza del Carnaro: un uroboro – ovvero un serpente che si morde la coda – antico simbolo esoterico e gnostico a rappresentare la natura ciclica delle cose, ovvero simbolo di immortalità (si rammenti che Gabriele D'Annunzio fu peraltro iniziato alla Massoneria della Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM e non ne fece mai mistero), con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.

Ulteriori spunti su cui riflettere ed approfondire attorno ad un personaggio poliedrico quale fu Gabriele D'Annunzio, troppo frettolosamente relegato fra i “poeti del nostro Paese”, senza rammentarne (o preferendo piuttosto oscurarne) la portata rivoluzionaria, libertaria ed eminentemente (anti)politica e (contro)culturale.


Luca Bagatin



21 ottobre 2012

Angelica Balabanoff: rivoluzionaria intransigente

Non si sa bene quando sia nata, forse nel 1878, poiché preferiva nascondere la sua età, ciò che si sa di lei è che fu una donna tenace, una rivoluzionaria tutta d'un pezzo, una marxista pura, senza compromessi, dalla fede incrollabile in un socialismo democratico e dal volto umano.
Angelica Balabanoff è figura purtroppo dimenticata, forse volutamente, persino dagli stessi socialisti, i quali non le perdonarono, probabilmente, i suoi screzi con Nenni e con i comunisti, che Angelica aveva conosciuto bene ai tempi della Rivoluzione russa e già allora aveva capito quanto erano simili ai fascisti.
Angelica abbandonò presto gli agi della casa materna e dunque la Russia zarista ed a soli diciannove anni, sul finire del XIX secolo, si trasferirà a Bruxelles, ove si laureerà in lettere e filosofia, divorando letteralmente le opere di Marx ed Engels. Viaggerà moltissimo durante la sua giovinezza: in Svizzera, Germania, ma soprattutto in Italia, ove scoccherà l'amore per il Partito Socialista Italiano ed i suoi esponenti dell'epoca e ad esso si iscriverà.
Il Psi di allora era già percorso dalle lotte intestine fra i riformisti di Turati e della Kuliscioff ed i massimalisti e, ben presto, Angelica Balabanoff, diverrà esponente di spicco di quest'ultima corrente.
Massimalista ed intransigente. Marxista ortodossa, senza compromessi nei confronti della borghesia e della monarchia italiana. Sarà, chi l'avrebbe mai detto, la prima insegnante di socialismo di Benito Mussolini, allora poverissimo, goffo ed incolto.
Dalla Balabanoff Mussolini attingerà tutto quanto gli servirà, per poi voltare le spalle al socialismo massimalista e fondare il fascismo. Il suo tradimento sarà tale che perseguiterà sempre la Balabanoff, nel suo esilio francese, infiltrando spie fasciste nei movimenti socialisti all'estero e, dunque, controllandone sempre l'attività.
E pensare che fu proprio Angelica a volere Mussolini alla direzione dell'antico organo del Psi, L'Avanti!, affiancandolo in un primo tempo.
Ma, ben presto, il volto totalitario dell'ex socialista, si mostrerà per quel che era sempre stato. Al punto che il regime fascista, in un primo tempo apprezzato persino dagli Stati Uniti d'America per mezzo del loro Presidente Franklin Delano Roosvelt (chi l'avrebbe mai detto !) e dalla gran Bretagna di Churchill, sarà il primo a riconoscere la Russia bolscevica di Lenin e Stalin.
Ma, andiamo con ordine.
Angelica Balabanoff, infaticabile rivoluzionaria, oltre a rivitalizzare la corrente massimalista del Psi in Italia, contribuì attivamente alla Rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, sino a raggiungere ruoli dirigenziali nel Partito Comunista Russo, a fianco di Lenin e Trotzky.
L'idillio bolscevico, ad ogni modo, durò sin che durò. Angelica, socialista umanitaria, mal sopportava il nascente totalitarismo comunista, che, anziché emanciparlo, affamava il popolo, riducendolo ad una miseria non dissimile rispetto a quella patita durante l'Impero zarista.
Angelica, dunque, dopo Mussolini, ruppe anche con Lenin e con Trotzky, il quale si renderà purtroppo molto tardi che la deriva totalitaria di Lenin stava spalancando le porte allo stalinismo.
Angelica fu avveduta e, ben presto,fuggendo alla Russia, approderà negli Stati Uniti d'America, accolta dai socialisti statunitensi. Imparerà a sue spese, dopo anni di rinunce e patimenti, oltre che di tradimenti politici, che il socialismo, per vivere, può essere solo e solamente democratico, ovvero anticomunista.
Scriverà dunque le sue memorie, pubblicando "La mia vita da rivoluzionaria", "Ricordi di una socialista" ed "Il Traditore", ove racconterà il vero volto del Duce, querelando peraltro tutti coloro i quali le attribuirono una relazione sentimentale con lui.
Nel primo dopoguerra, una volta tornata nella sua amata Italia, si renderà conto di quanto il Ventennio fascista avesse inculcato nelle masse l'idea dell'"uomo e dell'ideologia forte". Con rammarico si renderà conto di come le masse, anche socialiste, simpatizzeranno per quel Partito Comunista d'Italia che, come Angelica stessa sosteneva, non era "né proletario, né democratico".
Criticata da Pietro Nenni, il quale, anziché cercare di rendere il Psi, autenticamente democratico, finirà per fonderlo con i comunisti nel Fronte Popolare, ad Angelica Balabanoff non rimarrà che aderire al Partito Socialista del Lavoratori Italiani (Psli) di Saragat, dal quale, ad ogni modo, rimarrà comunque delusa.
Angelica auspicava un Psli sì anticomunista, ma anche anticlericale e marxista. Si troverà invece di fronte ad un partito troppo filo governativo, troppo filo democristiano.
Nonostante i suoi inviti a creare un movimento socialdemocratico per l'emancipazione femminile, sarà sostanzialmente snobbata dal Psli, successivamente diventato Psdi. Bollerà dunque Tanassi, Cariglia, Ippolito, Righetti e Nicolazzi, ovvero i dirigenti del Psdi, come "la banda del buco", ovvero corrotti e venduti al Vaticano.
A lei, oltretutto, non interessano affatto né il potere né la scalata al Quirinale di Giuseppe Saragat. Tornerà dunque all'estero fra Svizzera ed Austria e, nel 1959, darà alle stampe "Lenin visto da vicino" e continuando a scrivere poesie.
Morirà ultra ottantenne nel 1965, con sulle labbra le parole: "Mamuska, Mamuska", a ricordo della madre e sarà seppellita nel cimitero acattolico della Piramide, a Roma.
Al suo funerale solo i socialdemocratici del Psdi, molti, probabilmente, presenti ipocritamente.
Angelica Balabanoff è l'esempio della militante intransigente, senza compromessi con il potere. Come forse era raro trovare anche ai tempi nei quali ella stessa visse, con fatica e sacrifici, in nome di un'ideale di emancipazione sociale.

Luca Bagatin



1 luglio 2012

Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)



Casini: alleanza dei cattocomunisti è strada del futuro (sic !)


Vendola: alleanza con il Pd solo se c'è Di Pietro.

Via libera, dunque, al fasciocomunismo (sic !)


Maroni - Alfano: prove di alleanza.
Ecco a voi il ladrocomunismo (sic !)



Al centro, a sinistra, a destra, il Comunismo non è morto !
VIVA MARX - VIVA LENIN - VIVA SAN-DRO-BONDI !



16 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "MERAVIGLIOSO" cortometraggio by Baglu



E se andassi ad abitare nella stessa città in cui abita Lei ?
Potrebbe capitare, in effetti. Potrebbe accadere.
E' strano, ma, dopo tanto tempo, avrei paura persino di incontrarla. Ho fondamentalmente paura dei miei sentimenti. Ho paura che...
E' passato molto tempo e lei potrebbe avere o avere avuto altre storie. Non ci posso pensare. Non voglio saperlo. Solo il pensiero mi fa stare già abbastanza male.
Anche se mi dicono che non è possibile, io lo so che non mi innamorerò più. Non potrei e, comunque, non voglio. E non sarebbe nemmeno giusto.
Forse mi sarebbe piacuto che anche per Lei fosse stata la stessa cosa.
Ma va bene così, nel senso che mi sono rassegnato.
Non mi piacciono le "dinamiche dei sentimenti". Non mi sono mai piaciute.
Vabè, che stavo dicendo ?

Mi trovo a S., un quartiere periferico di Roma. Sto passeggiando su un campo immenso, pieno d'erba che mi arriva quasi alle ginocchia. Sto chiacchierando con Bruno, un ragazzone dai capelli lunghi e ricci, con la barba folta ed una maglietta con su scritto "Avanti popolo !". Con Bruno, quando eravamo ragazzini, facevamo politica assieme.
Camminiamo, con lui che guarda a terra, con l'aria fiera ma incazzata ed io che lo osservo.
"Baglu, occorre fà a rivoluzzione ! Nun s'ariva alla fine daa terza settimana der mese ! Er turbocapitalismo ce stà a rovinà ! Bisogna tornà a Marx, a Lenin. Se er padrone sfrutta er salariato nun ce stanno cazzi pennessuno ! E' la dinamica der capitale, delle forze lavoro che devono prenne coscienza, fà autocritica..."
"Bruno, ma no, non è così. Cioè, il mondo è cambiato, il comunismo ha fallito. Marx era un frustrato patologico..."
"A Baglu, a te t'hanno fregato le donne. Tu stai sempre a pensà alle donne !"
"Ma che dici ? Perché dici 'ste cose ?"
"Perché dici cazzate e questo perché pensi alle donne ! Lo sanno tutti !"
"Ma tutti chi ? Perché generalizzi , adesso ? Ma che ne sai tu di me ? Che ne sai tu di certe cose ? Che ne sai se mi sono mai innamorato ?"
"A Baglu, mo nun rompe ancora er cazzo co 'sta storia ! Ciao !".
"Cia..." e Bruno se ne va, verso l'orizzonte.

"Ciao Franco"
"Ciao Baglu"
Franco era un amico di vecchia data. Oggi quasi sessantenne. Una volta facevamo meditazione assieme.
"Lui chi è, tuo figlio ?" dico, indicando un ragazzo sui vent'anni, capelli rasati, giubbotto in pelle e cintura firmata (credo).
"Sì, ti presento Micheal !"
"A papà, chi è 'sto sfigato ?"
"..."
"Tieni cento euro, perché non vai un po' a divertirti, Micheal ?"
Ed il ragazzo se ne va.
Dall'orizzonte arriva una ragazza bionda, tutta curve e seno.
"Baglu, ti presento Tania, la mia...ragazza"
"Ma Franco, ma tu non eri sposato ?"
"Lo sono e allora ?"
"Ah. Piacere, Baglu"
"Piacere, Tania"
"Ma...lo so, non è elegante dire queste cose ma...la signorina avrà l'età di tuo figlio"
"E allora ?" e la bacia, appassionatamente.
Mi piego in due e mi accascio a terra, fra l'erba alta, in preda alle convulsoni.
"Baglu, stai male ? Ti porto da un dottore !"
"Franco, ti prego, stammi lontano. Siamo a neanche un metro di distanza e già mi fai schifo così".

Sono seduto su una panchina, in mezzo al campo d'erba alta. Sto leggendo "Vartàn", un fumetto un po' scollacciato degli anni '70. Sulla copertina la protagonista, Vartàn, appunto, un'indiana bianca, bionda e a seno nudo, legata ad un palo di legno. Il titolo del numero 133 è, infatti, "Impalata".
E' un western vagamente erotico, ma non volgare. La storia è abbastanza noiosa, ma la cosa che mi attira è la rubrica alla fine del giornaletto, dal titolo "Segnali di fumo". Raccoglie le lettere dei lettori a Vartàn e la cosa che mi incuriosisce di più è che le lettere sono scritte soprattutto da lettrici e le risposte di "Vartàn" sono sempre intelligenti, mai sciocche, mai banali come le risposte di psicologi o sociologi delle rivistine idiote di oggi.
Erika di Rapolano Terme scrive, ad esempio: "Ho preso una gran cotta ma lui mi ignora. Ho cercato di farmi notare ma con vani risultati. Una volta ho finto di cadere davanti alla sua vespina ma quello non mi ha neppure notata e pensare che mi ero slogata davvero la caviglia ! A lui piace una mia amica ma lei lo respinge. Vorrei sapere se..."
Vartàn le risponde che dovrebbe farsi notare in modo meno pericoloso. "Invece di gettarti davanti alla sua vespa prova a farti trovare seduta sopra di essa mentre lui l'ha parcheggiata. Al suo ritorno, trovandoti sopra di essa, non potrà investirti. Al massimo potrai chiedergli di farti fare un giro insieme. Attenzione però a non cadere !"
Lelly di Vigevano, scrive invece che ha necessità di un piccolo corredino in quanto orfana e sua sorella ha quattro bambini e vive con gli zii e non può lavorare per un problema ai reni.
E Vartàn le risponde con grande sensibilità ed umanità, auspicando che qualcuno la possa aiutare.
Poi c'è Epifanio di San Giminiano. Ha vent'anni ed è in carcere e chiede di corrispondere con qualche ragazza e, puntualmente, sul giornaletto, il suo indirizzo è pubblicato.
Oggi questi lettori avranno cinquanta, cinquantacinque, forse sessantanni. Dove siete ? Fatevi vivi ! Siete rimasti i sognatori di allora ? Se sì fatevi sentire, ve ne prego. Avete attraversato i decenni senza finire prede delle mode, delle chiururgie plastiche, delle cure ringiovanenti, delle musiche assordanti ?
Mentre grido questo mio appello a piene mani, verso l'orizzonte, si avvicina Bruno e si siede sulla panchina. Ha un rosario in mano, una crocifisso attorno al collo. Prega. Poi si rivolge a me: "Baglu, tu stai sempre a pensà alle donne ! La salvezza è solo in Cristo nostro Signore !"
"Bruno, la smetti ?!"
"Ma nun me rompe er cazzo ! E prega !" Si alza e se ne va, verso l'orizzonte, continuando a pregare.

Passeggiavo per l'immenso campo d'erba del quartiere romano di S., con le braccia dietro la schiena e lo sguardo perso, verso l'orizzonte, quando, d'un tratto, sento una voce che mi intima: "Ricordati che devi morire ! Ricordati che devi morire !".
E' un frate francescano, con tanto di chierica e saio.
"Buongiorno, lei chi è ?"
"Buongiorno, mi scusi, stavo recitando. Sono Pietro Brook, detto anche Brook Farm. Sono un attore olandese, piacere".
"Piacere, io sono Baglu, scrittore", gli sorrido e tendo la mano. "Ma...che di fa qui, da queste parti ? Qui non c'è niente, solo erba...Io, sa, sono qui perché penso al mio passato e lei ?"
"Io sono qui per recitare, cantare, a volte ballare"
"Lei sembra una persona saggia, lo sa ?"
"La ringrazio. Sì, forse ha ragione, negli anni '60 ho fatto anche il guru di una piccola comunità trascendentale"
"Interessante... Allora, scusi, mi posso permettere una domanda ?"
"Certo, la prego"
"No è che io mi sono sempre chiesto, ma, se due persone sono innamorate o lo sono state...perché non possono esserlo per sempre ? Perché l'amore deve finire...le storie sentimentali devono finire....? Mi può rispondere, per favore ?"
Pietro Brook mi guarda, annuendo e sorridendo. Poi noto che guarda dietro di me.
"Mi scusi signor Baglu, vede quella nuvoletta ? Devo raggiungerla, altrimenti è un casino. Devo tornare a casa. Infondo sono morto l'anno scorso...".
Rimango interdetto, lo osservo mentre sale sulla nuvola e vola in cielo.
La telecamera inquadra l'intero campo dall'alto, con me al centro. Io alzo la testa al cielo, in favore della telecamera, che si abbassa, a farmi un primo piano.
Parte la musica: "Meraviglioso" cantata da Mimmo Modugno.
Ondeggiando a destra e sinistra, inizio a cantare...

E' vero
credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardando l'acqua scura
con la dannata voglia di fare un tuffo giù...



30 dicembre 2011

L'oligarchia partitocratica e le riforme che il governo Monti non riesce ad attuare



Oligarchia partitocratica. Di questo soffre il nostro Paese.
Lo vediamo da parecchi anni, ovvero da quando siamo abituati al balletto "destra-sinistra", che, nei fatti, sono in realtà due blocchi statalisti ed alquanto "sinistri" entrambi.
Il governo Monti potrà fare qualche cosa in questa situazione di precarietà, visto che è retto proprio da quelle forze politiche che oggi sì e domani pure gli correggono e gli rispediscono al mittente delle ottime riforme di rilancio dell'economia e del mercato del lavoro ?
Mah.
Sull'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori - che già i radicali tentarono di abolire con il referendum le cui firme raccolsero nel '99 - le forze politiche nicchiano, ovvero si rifiutano di abolirlo. E così condannano le aziende alla loro bella crisi e a non assumere più nessuno.
Sulle liberalizzazioni ? Apriti cielo ! Nessuno vuole attuarle ! E così siamo l'unico Paese occidentale a mantenere Ordini professionali e Corporazioni volute ed imposte dal Fascismo.
Monti ed il suo governo sarebbero gli unici, oggi, in grado di dare una sferzata liberale all'economia ed al mercato italiani. Glielo lasciassero fare !
E invece no: tutti (con l'esclusione del Terzo Polo che è l'unico a sostenere responsabilmente questo governo) si comportano come gli "utili idioti" (per usare un'espressione cara a quel Lenin da cui questi neocomunisti derivano) della Lega Nord e dell'Italia dei Valori. Con l'unica differenza che, mentre Lega ed IdV fanno opposizione dura a Monti, loro, il Pd ed il PdL, lo sostengono, ma gli cassano tutte le riforme liberali !
E quindi: niente abolizione delle Province; niente abolizione dell'articolo 18; niente liberalizzazioni e niente rilancio liberale dell'economia.
Pd e PdL avrebbero fatto la gioia di Lenin, ma anche di Mussolini, infatti.
I controriformatori parlano del governo Monti come di un governo di "banchieri", quando invece è un governo composto da persone di alto livello che nella loro vita hanno sempre vissuto del loro lavoro e non meramente di politica. Oltre che trattasi di figure che, a differenza di moltissimi parlamentari, sanno parlare correttamente l'italiano.
Dal Pd al PdL passando per Lega Nord ed IdV, le forze politiche, pensano invece alle prossime elezioni, ovvero a come lanciare nuovi slogan per tentare di recuperare i consensi inevitabilmente perduti.
Ma l'Italia non sarà certo così fessa dal votarli ancora.

Luca Bagatin



1 settembre 2011

Intervista esclusiva allo Storico della Massoneria Aldo Alessandro Mola firmata da Luca Bagatin

Il prof. Aldo A. Mola in un disegno di Franco Bongiovanni

Il prof. Aldo Alessandro Mola, nato a Cuneo nel 1943, è il maggior storico della Massoneria e del Risorgimento in Italia. Dal 1980 Medaglia d'Oro di benemerito della scuola e della cultura, è direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano e della sezione “Urbano Rattazzi” (Alessandria) del Centro “Mario Pannunzio”.

E' stato fondatore del Centro per la Storia della Massoneria e, dalla metà degli anni ’70, collabora con le maggiori Obbedienze massoniche quali il Grande Oriente d'Italia e la Gran Loggia d'Italia degli ALAM. E' infatti componente del Comitato di Redazione delle riviste “Hiram” e “Officinae”, rispettivamente del GOI e della GLDI.

Autore di numerosissimi saggi storici su Giolitti, Garibaldi, Mazzini, il Partito d'Azione, la Monarchia italiana, Silvio Pellico, Giosue Carducci e, recentemente, ha pubblicato un saggio su Licio Gelli e la P2, nonchè – proprio in questi giorni – stanno andando in libreria i suoi ultimi quattro volumi: “Italia. Un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell'Unità” (Edizioni del Capricorno - Torino).

Oggi abbiamo l'amichevole possibilità di intervistarlo.




Luca Bagatin: Prof. Mola, come nasce il suo interesse per la Massoneria ?

Aldo A. Mola: Nacque nel periodo del liceo e degli studi universitari.

Negli anni 1965/1967 scrissi i miei primi libri sul Partito d'Azione (pubblicati con prefazione di Ferruccio Parri) e sulle figure di Mazzini e Garibaldi e la Storia dell’Amministrazione provinciale di Cuneo (1971). Nel loro corso mi imbattei nelle figure di molti massoni e mi resi conto che in Italia non vi era nessuna pubblicazione che parlasse di storia della Massoneria. Mi adoperai, dunque, per colmare questa lacuna. Presi contatti con il Grande Oriente d'Italia; Lino Salvini, Gran Maestro di allora, e il suo predecessore Giordano Gamberini, letti i lavori da me già pubblicati, mi aprirono gli archivi, che confrontai con i fondi dell’Archivio Centrale dello Stato, studiati con la guida della prof. Paola Carucci, ora Sovrintendente all’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica. Dopo anni di ricerche scrissi la “Storia della Massoneria italiana”, pubblicata nel novembre 1976, che poi ebbe due edizioni aggiornate, nel 1992 e nel 1994, e molte ristampe .


Luca Bagatin: Giordano Gamberini, già Vescovo della Chiesa Gnostica, fu un Gran Maestro lungimirante sotto il profilo iniziatico ed esoterico. Che cosa può dirci di lui ?

Aldo A. Mola: Giordano Gamberini fu il più lungimirante fra tutti i Gran Maestri del Grande Oriente d’Italia dal 1943 ad oggi, per ben tre motivi: mirò al riconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra; rese nuovamente protagonista la Massoneria grazie al dialogo con la Chiesa cattolica e tutte le altre confessioni; ottenne il riconoscimento pubblico della Massoneria nella vita istituzionale italiana e l’attenuazione dell’ostilità da parte di partiti che tradizionalmente le erano avversi o addirittura nemici. I frutti dei nove anni della sua gran maestranza vennero raccolti durante quella del suo successore, Salvini (a sua volta di grande merito): lo scambio dei garanti d’amicizia con la GLU d’Inghilterra; la lettera del cardinale Seper, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che dichiarò compatibili logge e sacramenti cattolici e la presenza del GOI in iniziative pubbliche.


Luca Bagatin: Lei fu, peraltro, negli anni '80, il fondatore del Centro per la Storia della Massoneria, comprendente studiosi sia massoni sia profani. Ci racconti la sua personale esperienza.

Aldo A. Mola: Con il Gran Maestro Armando Corona, fondai il Centro per la Storia della Massoneria (CeSM) che esiste tutt'ora. Il successore di Corona, Giuliano Di Bernardo tentò di estromettermi per farne uno strumento suo perché del resto concepiva lo stesso Grande Oriente come uno strumento al proprio servizio. Il tempo mi dette ragione. Nel 2008 mi venne proposto un colloquio per superare l’impasse; ma le cose sono come erano e debbono essere: se vogliono essere davvero scientifici, gli studi sono e debbono essere liberi.

A prescindere dall’episodio Di Bernardo, molto più devastante di ogni altro per la storia del Grande Oriente come istituzione iniziatica, ho ottimi rapporti con i massoni del Grande Oriente d’Italia.


Luca Bagatin: Che cosa pensa del Gran Maestro attuale del GOI, l'Avvocato Gustavo Raffi ?

Aldo A. Mola: Ha dovuto e deve affrontare gravi difficoltà. Dopo il disconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (capolavoro di perfidia ai danni della Massoneria italiana: basta andare a rileggerne le motivazioni: addussero persino le mie lettere di direttore del CeSM a storici del Grande Oriente di Francia), il Grande Oriente d’Italia finì in un tunnel, al di fuori dei circuiti massoni internazionali (la GLU da un canto, le Obbedienze in relazioni fraterne con il Grande Oriente di Francia dall'altro). Il GOI puntò molto sulla GL Nazionale Francese la cui vicende non sono edificanti, tanto che, caso unico nella storia delle massoneria dei Paesi occidentali, è stata “commissariata”. In molti casi il GOI risultò sovraesposto sul terreno partitico, con dichiarazioni poco opportune. Infine venne e viene ostentato un anticlericalismo arcaico, di maniera, come se la Chiesa cattolica fosse ancora ferma al Sillabo e al potere temporale d’antan.

Gli osservatori constatano che il Gran Maestro Raffi non ha avviato un dialogo con l'altra Obbedienza massonica legittima e regolare italiana, cioè la Gran Loggia d'Italia, quasi che i suoi affiliati non siano anch’essi Fratelli massoni ! Il Sovrano e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, Luigi Pruneti, ha pubblicato gli Annali della Gran Loggia d’Italia, 1908-2010: cinquecento pagine di date, fatti, profili biografici, informazioni statistiche. E’ infantile fingere che la realtà non esista.


Luca Bagatin: La Gran Loggia d'Italia, peraltro, a differenza del Grande Oriente d'Italia, inizia anche le donne alla Massoneria. Che cosa pensa dell'Iniziazione femminile ?

Aldo A. Mola: In origine, è vero, le donne furono escluse dall'accettazione. Sappiamo bene, però, che all’origine le Logge britanniche praticavano molte altre forme di esclusione e che, a lungo preclusi in quelle degli USA i neri organizzarono una loro massoneria di colore. Non è mai stata fornita una motivazione chiara dell’esclusione delle femmine dall’accettazione in loggia, né quindi si comprende per quale motivo la Massoneria debba ancora attenersi a tale vincolo. La Massoneria non conosce dogmi; le sue norme possono essere modificate. Le Costituzioni di Anderson sono documento di un’epoca, ma come tutte le leggi umane sono soggette alle decisioni sovrane di quanti le hanno accettate e che, nella loro sovranità di persone libere, possono modificarle. La Massoneria non si fonda su una Rivelazione ma su una Convenzione, su Regole deliberate e condivise sino a quando non se ne decida la modifica.

Il Grande Oriente di Francia, che abolì l’obbligo della formula iniziatica AGDGADU (un passo molto più audace rispetto alla preclusione dell’iniziazione femminile), sino allo scorso anno escluse l’iniziazione delle donne, ma ora la ammette.


Luca Bagatin: Lei è stato fra i pochissimi, assieme allo scrittore Pier Carpi, a “sdoganare” la figura controversa di Licio Gelli e la P2 e lo ha fatto con tanto di prove documentate pubblicate nel suo ultimo saggio, edito dalla Bastogi: “Gelli e la P2 fra cronaca e Storia”.

Che cosa l'ha portata a parlare, senza pregiudizi, di Gelli e della P2 ?

Aldo A. Mola: Ho scritto quel libro perché, a trent'anni di distanza dal falso scandalo P2, non c'è stato un solo convegno scientifico nel quale si sia discusso criticamente che cosa fu la P2, l’uso (e abuso) che se ne fece. Né si parla delle vite spezzate con l’accusa, in sé inconsistente, di “piduismo”: un modo come un’altro per continuare a diffondere il mito del complotto ai danni dello Stato, della democrazia, tutte fiabe che oggi lasciano indifferenti i cittadini.

Il mio libro, peraltro, venne recensito con molto favore dal periodico “Humanisme” del Grande Oriente di Francia, ora è tradotto in romeno con prefazione di Constantin Savoiu, gran maestro della Gran Loggia Nazionale di Romania“1880”, una Obbedienza legittima e regolare, che continua coraggiosamente la tradizione dei massoni fondatori della moderna Romania.

La P2 non fu un'associazione segreta. Non organizzò complotti militari o politici. Lo stabilirono, sentenze passate in giudicato.

Il falso scandalo P2 fu, invece, il preludio a Tangentopoli: esso consistette nella criminalizzazione da parte del Partito Comunista Italiano delle forze politiche e di governo di ispirazione risorgimentale e atlantica. Tale criminalizzazione colpì, infatti, gli aderenti alla P2 che appartenevano a tali forze politiche (repubblicani, socialdemocratici, socialisti, liberali e la componente “occidentale” della Democrazia cristiana, tollerante, dialogante).

I partiti democratici e di governo, dunque, vennero screditati e, con Tangentopoli, negli anni '90, subirono il colpo finale. Da allora furono elevate agli onori quelle forze politiche ed i politici di ispirazione antiliberale e antiatlantica, come i comunisti ed i democristiani di sinistra, oggi componenti del Partito Democratico. La convivenza tra ex comunisti e sinistra democristiana nel partito democratico è una coabitazione basata su ambiguità e baruffe. I primi tentarono di incriminare persino l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga “reo” - così dissero – di non aver mai condannato la P2 e la Massoneria. I cattolici del PD chiesero che venisse formalmente decretata l’incompatibilità tra iscrizione al partito e logge, come già avevano fatto Mussolini e Lenin. Chissà come finirà…


Luca Bagatin: Ma Raffi dice che la Gelli e la P2 stanno alla Massoneria come le Brigate Rosse al Partito comunista….

Aldo A. Mola: Appunto. Il Partito comunista (ex Partito comunista d’Italia, membro della Terza Internazionale di Lenin e Stalin ) ebbe sempre al proprio interno nuclei rivoluzionari. Del pari il Grande Oriente d’Italia ebbe dal 1877 la ”Propaganda Massonica”, una loggia “di élite”, sintesi di un possibile, auspicabile “partito dello Stato” in un Paese nel quale lo Stato rischiò troppe volte di ridursi a zerbino strumento dei partiti.

Così essa venne concepita da Adriano Lemmi e così venne pensata da Gamberini, Lino Salvini e da Licio Gelli, creato Maestro Venerabile della loggia Propaganda Se si legge senza preconcetti il Piano di Rinascita della P2 si deve constatare che esso mirava a consolidare la democrazia e a conciliare i cittadini.


Luca Bagatin: Quale futuro può avere, a suo giudizio, la Massoneria in Italia?

Aldo A. Mola: Per molti aspetti la vera vita della Massoneria in Italia può cominciare ora. Il nostro è un Paese di formazione recente ma ormai è abbastanza solido, Ha retto ai totalitarismi ideologici catto-comunisti e, recentemente, ai borbottii di partiti regionali che addebitano a complotti massonici internazionali la loro incapacità di proporre un discorso filosofico e civile da Terzo Millennio.

La Massoneria ha ottenuto ragione dalla Storia con il riconoscimento dell’Unità come valore da parte della Santa Sede. Perciò ora è libera da quel passato. A cospetto dell’eclissi di partiti e sindacati e mentre le istituzioni attendono interventi restaurativi urgenti, in presenza del tracollo delle Università (parlo delle Facoltà umanistiche), la Massoneria può essere laboratorio di pensiero libero. La maggiori Obbedienze dovrebbero però dare qualche segnale preliminare. Per esempio il riconoscimento della propria storia recente da parte del Grande Oriente (ma qualcuno vanta invece di aver azzerato tutti i grandi maestri da Gamberini a Salvini, da Battelli a Corona) e un incontro pubblico tra le Obbedienze.

Il peggior segnale è invece un’anacronistica adunata a Porta Pia come se a Roma vi fossero ancora Pio IX e il generale Kanzler. In questo modo ci si fa contare e si fa constatare che non si conta nulla. Ma, come dicevano i latini, ognuno è fabbro della propria sorte. Se vuol essere davvero scuola di libertà la Massoneria deve liberarsi dai fantasmi del passato, incluso quello dell’antimassonismo.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini