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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 novembre 2013

"Ricordati di vivere": l'autobiografia civile e politica di Claudio Martelli

Non si tratta della solita autobiografia, bensì della storia di un'epoca, di una stagione.

Una stagione laica, liberale, libertaria, liberalsocialista. Una stagione che, molto probabilmente, in Italia non tornerà mai più.

La stagione di sapeva forse poche cose, ma le ricorda benissimo. La stagione di chi si ricorda di vivere e che del “Primum vivere” di nenniana memoria, ha fatto la sua bandiera.

“Ricordati di vivere” è l'autobiografia di Claudio Martelli edita in questi giorni da Bompiani.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Martelli ne diventerà Vicesegretario Nazionale e ricoprirà anche importanti cariche istituzionali quali la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1989 e diverrà Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991.

Un uomo tutt'altro che di potere, Claudio Martelli, e lo dimosterà sia la sua vita personale e politica, sia il fatto di essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.

Giovane militante, a soli tredici anni, del Partito Repubblicano Italiano e dunque della Federazione Giovanile Repubblicana, come il fratello Antonio, sarà ispirato per tutta la vita dalla figura di Giuseppe Mazzini e dai suoi “Doveri dell'Uomo”, saggio che invita gli operai italiani all'emancipazione ed alla ricerca dell'unità fra capitale e lavoro, in antitesi rispetto al materialismo marxista.

Lascierà il PRI di Ugo La Malfa ai tempi dell'Università, una volta stretta l'amicizia con Ugo Finetti, giovane studente come lui, che aveva lasciato da poco il PCI in quanto mal sopportava il “centralismo democratico”. Con Ugo Finetti – oggi fine storico e giornalista – lo studente Martelli e molti altri giovani repubblicani mazziniani e comunisti di ispirazione riformatrice, approderà al PSI di Pietro Nenni, con un obiettivo preciso: quello di unificare le forze laiche e riformatrici della sinistra italiana.

Si sposerà giovane il Nostro, a soli vent'anni, con Daniela Maffezzoli di soli sedici anni, ma il loro matrimonio durerà poco. Anni dopo intraprenderà la carriera di studente e poi professore di Filosofia e qui incontrerà l'altro amore della sua vita, Annarosa, sua allieva con la quale si sposerà e dalla quale avrà Giacomo, il primo figlio tanto amato.

Amore e passione politica saranno il binomio che condurrà Claudio Martelli durante tutto il corso della sua vita e che sono racchiuse nella sua autobiografia. Amore per le donne, per la filosofia laica, libertaria e libertina, per il teatro e la politica, intesa come servizio e modernizzazione della società.

Di qui il sodalizio con i radicali di Marco Pannella, oltre che con i repubblicani, i liberali e, negli Anni '80, anche con i socialdemocratici con i quali costituirà una sorta di federazione laica che vide uniti, in alcuni collegi al Senato, PSI, PSDI e Radicali.

Il sodalizio con Pietro Nenni, colonna portante del socialismo italiano e con Bettino Craxi, nacque subito, negli Anni '60. Li legava la volontà di modernizzare il Paese, smarcarsi dalla Democrazia Cristiana con la quale pur erano al governo, cercare un'intesa con gli altri partiti laici e contrastre l'avanzata di un Partito Comunista sorretto dalla dittatura sovietica.

Con Craxi, infatti, Martelli aderì subito alla corrente riformista ed autonomista di Nenni, in contrapposizione alla sinistra lombardiana che voleva mantenere un rapporto privilegiato con il PCI. Sin da ragazzo fu, infatti, intransigentemente anticomunista in quanto non poteva sopportare le angherie dell'URSS nei confronti di ungheresi e cecolsovacchi, aspetti che denunciò immediatamente nei congressi dell'Internazionale Giovanile Socialista (IUSY).

Oltre a partecipare con Bettino Craxi, agli incontri con i più grandi esponenti del Socialismo europeo quali Willy Brandt e François Mitterrand, farà in modo di costruire una piattaforma interna al PSI che da una parte recuperava il liberalsocialismo di Turati e dei Rosselli e dall'altra guardasse al futuro, auspicando un Partito Socialista moderno, alleato ai partiti laici e, in questo senso, tentò di ammodernarlo, promuovendo la democrazia interna e tentando di combattere il carrierismo ed il malcostume delle “tessere fittizzie”. Purtuttavia, per sua stessa ammissione, non vi riuscì.

Claudio Martelli, in “Ricordati di vivere”, ripercorre la sua battaglia politica assieme a Craxi nel 1976, ai tempi del Midas, ovvero allorquando la corrente autonomista conquistò il Partito e lo rinnovò nei contenuti e nelle proposte politiche.

Racconta di come Craxi fu il primo a proporre una riforma dei partiti e del sistema politico in senso “americano”, proponendo di introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e di un Parlamento forte ma più snello, con meno esponenti, ed eletto con il sistema uninominale.

In questo senso Martelli elaborò quella che egli definirà la vera “terza via”, lontana e diversa dalle prospettive di Berlinguer e dei comunisti, ovvero la piattaforma per una sinistra di governo socialista e liberale al contempo, che parlasse soprattutto di meriti e di meritocrazia, oltre che di bisogni. In questo senso riuscì a costruire ottime sinergie anche con esponenti dell'ex sinistra extraparlamentare, libertaria e verde-ecologista quali Franco Piro (poi deputato PSI), Adriano Sofri, Alex Langer e Michele Boato (che diverranno, successivamente, deputati Verdi).

Una piattaforma che, del resto, lo porterà a sostenere i referendum Radicali, Verdi e Socialisti sulla giustizia giusta per la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile del giudice ed il referendum sul nucleare.

Martelli elaborò dunque, prima del crollo della Prima Repubblica, l'idea di un Partito Democratico all'americana che nelle sue intenzioni poteva nascere dalla sinergia fra Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, Radicali, Verdi e post-comunisti di estrazione migliorista e riformista.

Un'idea che, sotto la spinta della clava giustizialista di Tangentopoli, soccomberà e condurrà l'Italia nella sua prima svolta a destra, con Berlusconi al governo e con la nascita di un PD conservatore, ondivago, inciucista (non a caso oggi al governo con la destra). Ovvero l'esatto opposto di quello che avrebbe potuto diventare il partito democratico di ispitazione liberalsocialista ideato da Martelli.

“Ricordati di vivere” racconta anche delle lotte di potere fra Craxi e De Mita, ovvero fra visioni contrapposte della società: fra un socialismo democratico ed un conservatorismo vecchia maniera.

E racconta degli ottimi risultati ottenuti dal Governo Craxi in soli quattro anni: pareggio di bilancio, riduzione a due cifre dell'inflazione, avvio delle prime liberalizzazioni e credibilità internazionale.

Ed il saggio di Martelli restituisce nuova luce – semmai ve ne fosse bisogno – alla figura del giudice Giovanni Falcone, grande amico del Nostro e grande collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia ai tempi del dicastero Martelli. Falcone, eroe dell'antimafia ingiustamente attaccato (e solo successivamente e tardivamente beatificato) da Leoloca Orlando e dai comunisti. Falcone che, attaccato da una certa sinistra, finirà trucidato, come il giudice Borsellino, in un tragico attentato mafioso.

Claudio Martelli, inoltre, ricorda l'introduzione della legge che porterà il suo nome, ovvero la prima che regolerà l'immigrazione, garantendo da una parte i diritti umani degli immigrati e dall'altra una certa sicurezza, poi del tutto disattesa dalle successive leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Senza contare il racconto del sistema delle tangenti, da sempre esistente, nel bene o nel male, che purtuttavia oggi, in assenza della democrazia dei partiti ed in presenza, invece – parole di Martelli – di un'oligarchia al potere, si è triplicato, come i fenomeni di spreco di danaro pubblico e di clientelismo.

Un racconto franco, quello di Martelli, raccolto in “Ricordati di vivere”. Un documento storico prezioso per ricordare, non dimenticare e tramandare ai giovani un'epoca ormai lontana dalla nostra. Fatta di passione civile e politica autentica.


Luca Bagatin



18 ottobre 2008

RAI: privatizziamola una volta per tutte (anche) per toglierla al controllo della politica



Ancora fumata nera per quanto concerne l'elezione del 15esimo giudice della Corte Costituzionale e del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai.
I radicali fanno lo sciopero della fame e a noi rode lo stomaco, nonostante sia discertamente pieno.
Ci rode perché ne abbiamo ben d'onde dei ricatti politici fatti passare per "dialogo fra maggioranza e opposizione" - come ha giustamente rilevato l'opinionista Davide Giacalone su "Libero" del 16 orrobre scorso: io voto per Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza se tu mi voti Gaetano Pecorella alla Corte Costituzionale.
Ma stiamo scherzando ?
E poi questi qui sono quelli che denigrano la Prima Repubblica e.....l'hanno financo distrutta portando via anche ciò che di buono essa aveva prodotto in termini di successo dell'Italia nello scenario internazionale !
Ci rode anche perché, francamente, siamo stanchi di sentir parlare di organismi inutili quale la Vigilanza Rai: orpello del monopolio pubblico radiotelevisivo controllato dai partiti e dalla politica.
Ciò, peraltro, la dice lunga sul carattere pseudo liberale di questo nostro Paese e la sua radicatissima (in)cultura cattocomunista e clericofascista e che tanto lo hanno reso l'ultima ruota del carro in Occidente.
La questione è seria, ma anche molto semplice: la Rai è un carrozzone costoso ed inutile. Non svolge servizio pubblico né accresce la cultura del Paese ("Super Quark" e "Voyager" sono rarissimi "raggi di sole" fra le "tenebre" della rincorsa all'audience). Serve unicamente per giustificare l'introito dell'ingiusto ed iniquo canone di abbonamento (spesso peraltro sempre più "eluso" dai nuovi utenti della televisione che preferiscono - e non li biasimiamo - non dichiarare di possedere un apparecchio televisivo), nonché per piazzare i soliti "amici degli amici" e - come dicevamo prima - per garantire un controllo politico e partitico del palinsesto.
E' così dai tempi della Prima Repubblica ed è uno scandalo senza eguali nel mondo civile.
Mi fanno sorridere i socialisti di Nencini oggi: fanno lo sciopero della fame imitando Pannella perché le loro proposte di legge non vengono fatte conoscere dai mass media. Ma si ricordano lor signori quando Rai Due era lottizzata al Psi (come Rai Uno lo era alla Dc e Rai Tre al Pci) e non c'era spazio per gli altri ? I radicali già allora denunciavano questo scandalo ! Ma i socialisti zitti !
E' un probelma annoso quello della "parzialità dell'informazione", della "mediaticizzazione" ovvero della non-informazione, della non-comunicazione. In Rai.....ma anche negli altri mezzi di comunicazione di massa ove si tende a far passare ciò che conviene di più in quel preciso momento.
Nel silenzio più totale - peraltro - della casta denominata Ordine dei Giornalisti istituita durante il fascismo ed assente in tutti i Paesi civili....guarda caso !
La Rai è un carrozzone inutile, dicevamo. La si privatizzi allora, come peraltro previsto dal Referendum del 1995 che abrogò la norma che definisce pubblica la Rai.
Referendum che raggiunse il quorum e vinto con il 55 % dei voti. Referendum tradito dalla classe politica di allora: che poi è quella di oggi e che meriterebbe davvero di essere delegittimata dall'elettorato e bollata come antidemocratica (ri-eletta, invece, anche "grazie" all'abolizione delle preferenze sulla scheda elettorale....sic !).
Si privatizzi il carrozzone ed il gioco è fatto: niente più controllo politico sulla televisione, apertura al mercato, ampliamento dell'offerta radio-televisiva e abolizione del canone annuo sulla possessione degli apparecchi televisivi.
Ovviamente si preferisce mantenere tutto com'è e puntare a Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza per dare maggior spazio mediatico al partito di Di Pietro. Oppure darla a qualcun altro, ma sempre per il medesimo motivo in barba al pluralismo ed alla libertà d'informazione !
Se proprio si vogliono lasciare le cose così come sono (in barba ai cittadini, lo ribadiamo), almeno si cerchi di limitare i danni e l'intrusione "politica" nei palinsesti.
Si nomini un presidente della Commissione indipendente dai partiti, ma autenticamente competente nel settore. Anche un emerito sconosciuto, va benissimo e forse è anche meglio.
La stessa cosa la si faccia con il Consiglio di Amministrazione e la Presidenza della Rai: stop a nomine politiche e partitiche, sì a incarichi dati a professionisti della comunicazione e della cultura indipendente.
Mi viene in mente - or ora - un bravissimo giornalista, comunicatore nonché docente universitario: Alessandro Cecchi Paone.
Uno che sì, ha fatto anche politica, ma lo ha fatto sempre dalla parte dei cittadini e senza alcun tornaconto "di parte".
Ora, io butto lì questa bellissima utopia...concreta.
Siamo purtroppo in pochi a sollevare la questione di cui sopra e la cosa stupisce ancor di più. O forse è l'ennesima conferma che i cittadini sono stanchi della "politica politicata e dell'informazione massmediatica che favorisce solo i soliti noti".
Una questione purtuttavia - questa sì - che riguarda la democrazia e la libertà del nostro Paese.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini