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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.

Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.

Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.

Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.

Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !

Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.

Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.

A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.


Luca Bagatin



28 aprile 2015

"Democrazia è Populismo. Populismo è Amore. Amore è Libertà". Aforismi by Luca Bagatin

Come Abbie Hoffman, ho sempre ritenuto che ai bambini bisognerebbe insegnare a diffidare e a contestare l'autorità, perché questa stride con il concetto di democrazia intesa come "forza di popolo". E ciò in modo che possano diventare persone autorevoli, autonome e autogestite.

L'unico liberoscambismo che riconosco è quello fondato sul dono reciproco, LIBERO da interesse economico.

Secondo l'ennesimo studio di cotanti cervelloni, la prima causa della depressione nel mondo sarebbe l'aver subito maltrattamenti da bambini.
Non, quindi, il fatto che il mondo fa schifo in quanto oggetto di secoli di maltrattamenti da parte dell'essere umano.
Certo che certi psicologi farebbro meglio a cambiare mestiere.

Ho sempre pensato una cosa: che la politica sia utile solo quando tutte le persone hanno la pancia piena, studiano, lavorano, vivono in armonia.
Quanto ai conti pubblici, lasciamoli agli stupidi burocrati ed ai repressi.
Questo è populismo, certo !
Ovvero politica in favore dei popoli !



26 marzo 2015

Riflessione di "Amore e Libertà" sull'economia capitalistica

“Amore e Libertà” - pensatoio (anti)politico e (contro)culturale che ho fondato ben due anni fa richiamando nel simbolo e nel Manifesto gli ideali e le battaglie di Anita, oltre che di Giuseppe Garibaldi e di molte altre eroine ed eroi, intellettuali e liberi pensatori - ritiene che la prima vera forma di prostituzione sia lo sfruttamento del corpo e della mente e dunque ritiene forme di prostituzione: la pubblicità commerciale, la quale induce nell'individuo bisogni altrimenti superflui; il cosiddetto “libero commercio”, che nei fatti è condizionato dalla pubblicità, dai mercati internazionali e dal sistema capitalista, che è un sistema fondato sull'egoismo e sull'accumulazione, anziché sulla condivisione e sull'amore fraterno.

La prostituzione dei corpi, poi, non è che una conseguenza di tale stato di cose e potrebbe essere completamente debellata attraverso una sana educazione sentimentale e sessuale, che vada a superare ogni forma di egoismo/possessivismo/repressione, tipiche dell'individuo senza alcuna aspirazione spirituale, senza alcuna coscienza umanitaria e sociale.

Ed in questo senso è assolutamente necessario ribaltare la storica massima dell'economista scozzese Adam Smith nei seguenti termini, ovvero: "Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti dell'umanità affamata.
Noi ci rivolgiamo alla loro umanità ed al loro amor proprio, e parliamo loro delle necessità della Donna e dell'Uomo, ovvero del loro/nostro bisogno di dare e ricevere Amore".

Una Civiltà dell'Amore possibile può essere fondata solo su queste basi, ovvero su una riflessione profonda delle abitudini socio-economico-politiche degli individui e su un loro radicale cambio di rotta.

Credere che astrusi sistemi politico-economici di “destra” o di “sinistra”, “capitalisti” o “comunisti”, possano farci uscire dalla crisi - che prima di tutto è umana - è assolutamente fuorviante e ridicolo.


Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it



12 febbraio 2015

Su Chavez e dintorni



Alcuni giorni fa ho ricevuto dalla Redazione del quotidiano con cui collaboro, ovvero "L'Opinione delle Libertà", una lettera di protesta relativa ad un mio articolo - apparso sul medesimo quotidiano -  relativo alla figura ed alla storia politica dell'ex Presidente del Venezuela Hugo Chavez e sul Socialismo del Ventunesimo secolo.
Il mio articolo lo potete reperire a questo link: http://www.opinione.it/politica/2015/02/05/bagatin_politica-05-02.aspx
La persona che ha inviato la lettera non ha voluto accettare la mia proposta di un confronto pubblico, ad ogni modo ritengo utile comunque pubblicare la mia lettera di risposta che, comunque, mi è costata del tempo.
Dell'universo chavista, così come il mondo latinoamericano in genere ed il fenomeno del Socialismo del Ventunesimo secolo (che molto, a parer mio, avrebbe da insegnare allo pseudo-socialismo di casa nostra, che ha perduto ogni collegamento con la Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata, fra gli altri, da Garibaldi e Mazzini, che per me sono e rimangono dei punti di riferimento politico-intellettuale e spirituale imprescindibili) in Italia si parla davvero molto poco e davvero molto male, per cui ogni occasione di confronto può risultare positiva.
Del resto lo scontro, in luogo del confronto, specie in un'epoca che necessita di un autentico superamento dell'ideologia per approdare ad un recupero dell'idea, non ha mai scaturito alcunché di buono.

L.B.



Sono felice di poter rispondere a chi ha inviato una lettera di critica relativa al mio articolo che spiega, per filo e per segno, pur nella doverosa stringatezza giornalistica, le politiche adottate dal Presidente Hugo Chavez in Venezuela ed il Socialismo del Ventunesimo Secolo.

Ne sono felice per due ragioni. La prima è che il confronto è sempre positivo. Esso contribuisce alla riflessione e denota rispetto nei confronti dell'interlocutore, pur nella differenza di opinioni.

La seconda ragione è che mi permette di ringraziare il quotidiano L'Opinione per lo spazio che sempre concede ai miei articoli, proprio in quanto organo liberale, ovvero non servile nei confronti di qualsivoglia padrone o ideologia precostituita e proprio per questo concede spazio anche a chi, anziché seguire la corrente della cultura mediatica dominante, preferisce approfondire e permettere ai lettori di farsi un'opinione che possa andare al di là di quanto i media tradizionali propinino quaotidianamente loro.

Si possono avere opinioni di pregiudizio nei confronti dello chavismo, certo, ma non si può dare del dittatore a chi è stato eletto democraticamente, come lo fu Chavez a suo tempo (dal 1998 sino alla sua morte, nel 2013) oppure al Presidente Maduro.

Il Venezuela, in sostanza, non ha nulla a che vedere con la dittatoriale e sanguinaria Corea del Nord paventata dalla persona che ha inviato la lettera e pur difesa da più di qualche nostro parlamentare (sic !).

Personalmente non sono fra coloro i quali nutre dei pregiudizi, specie non prima di aver approfondito una realtà. E, da quando ho iniziato ad approfondire la realtà latinoamericana – che con la nostra Storia risorgimentale e garibaldina ha molti punti in comune, per non parlare delle comuni radici - debbo riconoscere che essa ha molto da insegnarci. Sia in termini di democrazia partecipativa – come ho scritto anche nel mio articolo – che di prospettive sociali.

E lo dico da persona che non ha nulla a che spartire con il comunismo, ma che trova parimenti interessanti e di rottura, tanto le prospettive offerte dal Socialismo del XXIesimo secolo, ovvero una vera Terza Via fra capitalismo e comunismo, che il libertarianesimo proposto da Ron Paul negli USA, il primo a denunciare le politiche truffaldine della Federl Reserve.

Prospettive che, per quanto riguarda la fattispecie del mio articolo riguardante il Venezuela, pur fra mille difficoltà hanno dato i loro frutti.

Non ho affatto negato che la criminalità non sia dilagante, così come ho parlato di un'alta inflazione. Purtuttavia il tasso di povertà è stato ridotto, per non parlare dell'analfabetismo.

Non risulta, ad ogni modo, che la situazione precedente all'avvento di Chavez al governo, fosse così rosea, al punto che la corruzione era di molto superiore a quella attuale ed alle classi meno abbienti, oltre che alle periferie, non pensava davvero nessuno.

Sulla nazionalizzazione del petrolio posso dire: è meglio che le risorse siano sfruttate da una multinazionale, oppure è meglio che a gestire il tutto sia uno Stato ? Meglio sarebbe che a gestire le risorse di una nazione siano i cittadini/lavoratori medesimi, direi io.

Purtuttavia se queste risorse sfruttate dallo Stato possono dare benefici ai meno abbienti, ben venga che ciò accada. Ben venga che siano avviate delle Missioni sociali, piuttosto che inseguire la fredda legge del mercato che da tempo immemorabile ci sta rendendo tutti quanti schiavi.

Possiamo semmai riconoscere che il Venezuela, a differenza di Bolivia o Brasile ha incentrato quasi esclusivamente le sue politiche sociali solo sugli introiti derivanti dal petrolio. E ciò è stato un errore, certo.

Ci sono luci e ombre in Venezuela, come ve ne sono in tutti gli Stati. Ma dobbiamo tenere presente che quel Paese, come tutta l'America Latina, ha vissuto una storia di sfruttamento. Prima coloniale e successivamente dittatoriale o semi dittatoriale. Da qualche decennio qualche spiraglio di luce si è visto. E si è visto in tutto quel continente, dal quale da noi provengono notizie solo parziali. Viene visto come una “realtà lontana” quando in realtà le radici sono comuni. E sono latine. Noi siamo latini, non anglosassoni, nonostante la cultura che nei secoli ci è stata imposta dalla politica e dall'economia e ci ha voluto rendere eguali agli anglosassoni, con tanto di politiche speculative importate da quelle realtà. Politiche speculative che sono all'origine della crisi economica mondiale.

Una crisi che però è prima di tutto umana.

Il Socialismo del Ventunesimo Secolo – slogan ideato dal sociologo Dieterich, che ne spiegò il fenomeno in un saggio purtroppo non pubblicato in Italia – ed avviato con la prima elezione di Chavez (e con le successive elezioni di Lula in Brasile, dei Kirchner in Argentina, di Morales in Bolivia, di Mujica in Uruguay ecc...), ha offerto per la prima volta ad un continente sfruttato una via di liberazione.

Una via di liberazione nazionale e non globalista, ovvero che non è detto possa andare bene per tutte le realtà mondiali, che non vuole essere necessariamente esportata, come avvenuto sia per l'imperialismo sovietico che per quello capitalistico. Una via di liberazione che affonda le sue radici non nel comunismo – come i media e la vulgata dominante vorrebbero farci credere - bensì nel socialismo libertario, nel cristianesimo delle origini, persino nelle influenze che il nostro Garibaldi ebbe in quelle terre, al punto che l'Eroe dei due Mondi è l'eroe simbolo dell'America Latina ed è secondo solo a Simon Bolivar.

Ora, non so e non posso sapere se il quotidiano “L'Opinione” deciderà di non pubblicare più le mie “falsità”, come le ha chiamate qualcuno, che ha peraltro deciso di non accettare alcun confronto pubblico. “Falsità” comunque di studioso appassionato che ha trovato in quella realtà così apparentemente lontana, ma così culturalmente vicina, l'unica reale prospettiva per uscire dalla crisi attraverso la ricerca del sentimento umano, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, pur fra mille difficoltà e limiti causati dai meccanismi del potere politico stesso.

Sinceramente mi auguro che “L'Opinione” possa essere e rimanere la voce di tutti le voci. Della mia, come di coloro i quali la pensano diversamente da me. E me lo auguro anche perché oggi, al pensiero “eretico” e libertario – che non vuole essere né collocarsi a sinistra o a destra e che è disgustato dagli pseudo-movimenti alla Grillo – non viene data più alcuna voce.


Luca Bagatin



16 dicembre 2014

L'inutilità clericale delle "Sentinelle in piedi" e la società dei consumi

Francamente non comprendo le cosiddette “battaglie” delle cosiddette “Sentinelle in piedi”.

Non comprendo perché ce l'abbiano con le coppie omosessuali che desiderano – legittimamente – veder riconosciuto il loro amore di fronte alla legge. Non comprendo la loro idea di “famiglia naturale”, quasi che esistessero forme di “famiglia innaturale”. Al massimo esistono famiglie snaturate, come quelle che maltrattano i propri figli (talvolta li uccidono anche...sic !), oppure sono fondate sul mero interesse economico. Ma su questo, a quanto pare, le “Sentinelle” rimangono sedute e silenti.

Non comprendo, poi, perché ad una coppia o ad un singolo individuo – indipendentemente dal sesso, perché il sesso non dovrebbe essere superiore ai sentimenti, all'amore, anche per un ipotetico figlio – dovrebbe essere negata l'adozione di un figlio.

Non comprendo nemmeno che cosa interessi a queste “Sentinelle in piedi” se una persona – preda di indicibili sofferenze fisiche e/o morali - decide di farsi praticare l'eutanasia, oppure decide di farsi praticare il suidicio assistito, come dignitosamente avviene nella civilissima Svizzera. Tutte cose, precisiamo – come per quanto concerne il matrimonio omosessuale e l'adozione a single o a omosessuali – peraltro non possibili in un Paese illiberale ed incivile come l'Italia !

Illiberale ed incivile perché lede la libertà di coscienza individuale del singolo.

Per cui, francamente, non comprendiamo queste “Sentinelle”, così come, parimenti, non comprendiamo i loro aggressori.

Tutti hanno il diritto di manifestare, anche la cosa più sciocca possibile ! Anzi, se la manifestazione è ritenuta sciocca, tanto vale ignorarla allora !

E' davvero triste pensare a quanto sia mutato il costume italiano al punto che le battaglie civili e libertarie dei nostri Anni '60 e '70 siano scomparse per lasciare spazio a ideologie clericali da una parte – quelle delle “Sentinelle” appunto - e ad ideologie commercial-consumistiche dall'altra.

In questo bailamme assistiamo a coppie che si sposano presto e presto divorziano (il famoso consumismo usa-e-getta dei prodotti viene quindi applicato anche alle persone ed ai sentimenti). Magari nel frattempo hanno anche figliato e quindi i loro bambini si trovano nella triste condizione di vedersi sballottare da un genitore all'altro !

Di questo, però, nessuno parla. Nessuno mette bocca, nessuno dice: ma prima di formarvi una famiglia sarete in grado di amarvi e onorarvi per tutta la vita, oppure lo fate solo per colmare la vostra vanagloria di persone insoddisfatte e bisognose di far credere a voi stesse che, con un matrimonio e figliando, le cose andranno meglio?

Il nocciolo della questione non è tanto il matrimonio omosessuale o meno, ma la capacità o meno di una coppia di amarsi nel lungo periodo. Ed è un problema sociologico e sentimentale, oltre che politico. E' un problema che nasce e si sviluppa anche e proprio in presenza di un sistema economico consumistico-pubblicitario, fondato sui cosiddetti “bisogni indotti” e sull'assenza di relazioni autentiche, siano esse relazioni sentimentali, amicali, famigliari...che magari vadano oltre l'utilizzo degli idioti e limitanti “social-network”.

Di questo, ad ogni modo, le cosiddette “Sentinelle in piedi”, che pur si autoproclamano paladine della “famiglia naturale composta da un uomo e una donna”, non parlano.

E non ne parlano nemmeno i cosiddetti “laici”, i cosiddetti “liberali”, i cosiddetti “socialpappisti all'italiana” venduti al renzismo imperante e dimentichi della spiritualità gandhiana, degli insegnamenti di Mario Pannunzio, di Ernesto Rossi e finanche di Moana Pozzi e di Roberta Tatafiore.

Ne scriviamo noi, per quel che può servire.


Luca Bagatin



19 agosto 2014

L'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla realpolitik fondata sull'economia e sul potere dei governi. Gli esempi di Bolivar, Garibaldi, D'Annunzio, Peron e Chavez

In un articolo di luglio focalizzammo l'attenzione sulla questione latinoamericana, contrapponendola a quella europea. Scrivemmo, in particolare: “Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi”. E, a proposito dell'Europa scrivevamo: E” vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile”.

In questo senso, volendo parlare dell'epopea di Bolivar e Garibaldi, ci rendiamo conto che questi eroi erano eroi (anti)politici. Non dimentichiamo mai che Giuseppe Garibaldi, prima di abbandonare per sempre il suo seggio al Parlamento italiano, per tornarsene nella sua Caprera a fare il contadino, schifato dalla politica post-risorgimentale dell'epoca, dichiarò: “Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca”. Così come (anti)politici – ma ingiustamente definiti in senso spregiativo “populisti” - furono il Generale Juan Domingo Peron ed il Comandante Hugo Chavez.

Figure del nostro recente passato, Peron e Chavez offrirono tanto al popolo argentino quanto al popolo venezuelano, una prospettiva “terzista”, alternativa rispetto al Potere statunitense e sovietico, alternativa alla destra ed alla sinistra, attraverso una chiave terzomondista ed umanitaria. Peron e Chavez, in sostanza, stavano, almeno idealmente, dalla parte dei poveri e dei diseredati sfruttati dalla corruzione e dalla politica-partitica e pseudo-democratica che, allontanatasi dall'Agorà greca, ha costituito una nuova oligarchia.

L'oligarchia dei Roosvelt che fecero uscire gli USA dal sistema aureo, ovvero vietarono la conversione del dollaro in oro, costringendoci all'attuale signoraggio bancario (consideriamo che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta non corrisponde affatto alle riserve auree possedute da ciascuno Stato e ciò a tutto vantaggio delle Banche Centrali e dei Governi); l'oligarchia dei Truman e dei Kennedy, noti guerrafondai ed imperialisti, colonizzatori di Stati indipendenti; l'oligarchia dei Clinton e dei Bush, altrettanto guerradondai, come i loro precessori, che contraddissero l'esempio libertario e umanitario dei Padri Fondatori degli USA quali George Washington e Thomas Jefferson, i quali affermavano che la nazione americana avrebbe dovuto basarsi sul non interventismo, secondo il motto di Jefferson: “Pace, commercio e amicizia tra tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”.

In questo senso, il XX ed il XXIesimo secolo hanno visto il consolidarsi negli USA - che di fatto condizionano l'economia e la politica europea e mondiale - di un'alleanza fra liberal e neocon. Fra Partito Democratico in salsa roosveltian-fascio-kennedyana e destra neofascista in salsa famiglia Bush. Un'alleanza anti-libertaria smascherata solamente da personalità quali Barry Goldwater e Ron Paul e dagli antimperialisti quali Peron prima e Chavez, Lula, Morales e Kirchner negli ultimi anni. Per non parlare del Vate italiano Gabriele d'Annunzio nei primi anni del '900, il quale non solo non lesinò critiche alla casta politica (“Veramente sembra che l'Italia non possa assistere allo spettacolo che dà la casta politica se non con le narici turate, come quei cavalieri dei suoi vecchi affreschi fermi davanti ai cadaveri verminosi nelle bare senca coperchio”), ma lanciò invettive anche contro l'economia come mera fonte di accumulazione della ricchezza: “Dovunque la lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”.

Il libertarismo e l'(anti)politica, dunque, smascherano la realpolitik e la costringono ad un confronto mediatico, per quanto i media tendano ad oscurare ed a mascherare l'(anti)politica, il libertarismo classico, il socialismo libertario, le posizioni terziste, oltre la destra e la sinistra, le posizioni che, di volta in volta, saranno bollate come “populiste”, “fasciste”, “comuniste”, “golpiste” o “reazionarie”.

Juan Peron era un Giustizialista. Hugo Chavez un Bolivariano.

Il limite dei due fu, semmai, un certo attaccamento al potere. Perché il potere è seduttivo e finisce per fagocitare gli uomini di contro-potere. Quando si scende nell'arena politica, nella competizione elettorale, si finisce spesso per perdere per strada gran parte delle buone intenzioni originarie.

Purtuttavia, ciò che ci interessa qui analizzare, sono le prospettive. Le prospettive di un Chavez che, nel 1992, si ribella alla corruzione che dilaga nel suo Paese, il Venezuela. Alla corruzione dei partiti e della politica e progetta un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe (anti)politico e libertario dell'America Latina.

Allorquanto Hugo Chavez lancia, fra il 1994 ed il 1995, la sua campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compie un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.

E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela, guidato oggi dal Presidente Nicolas Maduro - evoluzione del Movimento Quinta Republica – ha nuovamente la maggioranza dei seggi, pur con risultati non sempre soddisfacenti.

Il potere, ad ogni modo, è un brutto cancro e Maduro dovrebbe ricordarselo, così come tutti noi dovremmo sempre aver presente l'esempio di Bolivar, Garibaldi e del D'Annunzio dell'impresa di Fiume. Eroi con risultati alterni, grandi condottieri, ma animati unicamente dalla ricerca dell'amore per la libertà e della libertà come visione d'amore per l'umanità.

In questo senso l'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla politica, sulla realpolitik fondata sull'economia, sul mercimonio, sul potere dei governi e delle banche centrali, ovvero su un debito pubblico che, ogni economista serio sa bene, è impagabile ed è fonte unicamente di sfruttamento dell'individuo.

Il lungo ragionamento che abbiamo fatto potrebbe riassumersi in un'unica frase che, forse, potrebbe essere un piccolo incentivo all'uscita dalla crisi (che prima di tutto è umama, di valori, di mancanza d'amore fra gli individui): i popoli, anziché continuare ad eleggere e/o a seguire pedissequamente i propri rappresentanti, dovrebbero raggiungere un livello di evoluzione umana tale da imparare ad autogestirsi e ad auto-governarsi.

Questa è l'essenza dell'insegnamento dei nostri Padri storici e degli Eroi di un passato che è lì, pronto per essere riscoperto.


Luca Bagatin




3 aprile 2014

Civiltà dell'Amore contro società del piacere

La differenza fra la Civiltà dell'Amore e la società del piacere è essenziale.

Nella prima vi è totale assenza di rapporti economici, a cui, diversamente, si sostituiscono i rapporti umani.

Allorquando i rapporti di una società sono regolati dall'economia in luogo dell'umanità, dell'amore, del buonsenso, non vi può essere alcuna civiltà.

Men che meno una Civiltà dell'Amore.

I rapporti economici sono essenziali, si dice, in una società che vuole progredire. Certo, ma progredire in quale senso ? Nel senso della cosiddetta “crescita economica”, non certo nell'ambito dello sviluppo del potenziale umano.

La crescita economica, invero, porta spesso a crisi economiche - come sappiamo bene - ed a conseguenti decrescite, che si traducono in chiusura di aziende, disoccupazione, ormai persino morti per suicidio. Diversamente, il potenziale umano non conosce crisi, bensì continuo progresso, apprendimento, sviluppo.

I rapporti economici, in questo senso, sono unicamente introdotti nella nostra società al fine di “regolare” la vita dei cittadini. Imponendo loro un lavoro, uno stile di vita, uno stile di consumi, un sistema di tassazione, che non necessariamente i cittadini stessi avrebbero per forza scelto se fossero stati autenticamente liberi, ovvero liberati dai rapporti economici medesimi.

Oggi sappiamo – anche se non tutti ne sono edotti – che la crisi economico-finanziaria che ci ha colpiti negli ultimi anni è causa dell'immissione indiscriminata – voluta dai Governi e dalle Banche Centrali - di moneta nel circuito economico. E consideriamo che tutto ciò avviene senza che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta corrisponda alle riserve auree possedute da ciascuno Stato ! In particolare la moneta in circolazione non funge da base gestionale di un'economia che soddisfa bisogni reali, bensì è unicamente funzionale al controllo dei Governi e delle Banche (FED-Federal Reserve e BCE-Banca Centrale Europea in primis) sulla vita, sul lavoro e sul consumo di beni e servizi dei cittadini.

Tornando all'inizio del nostro ragionamento, forse, la nostra società economica “avanzata”, per così dire, può essere considerata una società del piacere, ove ciascuno crede di poter liberamente acquistare questo o quello (in realtà pagando un alto prezzo in termini di libertà e potenziale umano), ovvero è una società ove i rapporti sono regolati dalla mercificazione e dal sistema mediatico-pubblicitario (che non ha alcun aggancio con la bontà stessa del bene o del servizio acquistato e/o venduto).

Diversamente, una sana Civiltà dell'Amore non necessita di rapporti economici, in quanto si fonda sulla potenzialità dell'essere umano e non sulla sua capacità di mercificare tutto e tutti con l'unico scopo di accrescere il proprio ego ed il proprio cinico edonismo.

In questo senso, i promotori della Civiltà dell'Amore possono benissimo capovolgere la teoria dell'economista liberale Adam Smith, riscrivendola in questo senso: “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti dell'umanità affamata. Noi ci rivolgiamo alla loro umanità ed al loro amor proprio e parliamo loro delle necessità della Donna e dell'Uomo, ovvero del loro/nostro bisogno di dare e ricevere Amore”.

Quando parliamo di umanità affamata, non ci riferiamo solo a quell'umanità che si trova nel bisogno di nutrirsi di cibo, ma anche a coloro i quali sono affamati d'amore, di affetto, della necessità di essere cittadini pensanti assieme ad altri cittadini pensanti che, anziché lottare fra loro per la pagnotta o per imbrogliarsi l'un l'altro, lottano assieme per vivere. Per garantire e garantirsi una vita dignitosa, senza infastidirsi, senza entrare nella sfera privata dell'altro, senza necessità di chiedergli danaro, interessi, vendergli merci o servizi, privandolo della sua libertà di scegliere liberamente se farlo o meno.

In questo senso, per quanto possa sembrare utopistico, un ritorno alla riconsiderazione del baratto quale forma base per una possibile Civiltà dell'Amore, potrebbe essere interessante.

Baratto di beni e di servizi. Nessuna moneta, solo volontà di donare e ricevere.

In questo senso, già un anno fa, sono nati dei supermercati che permettono a chi vuole acquistare i prodotti in esso contenuti di pagare attraverso una prestazione di lavoro nel supermercato stesso.

Oltre a ciò è nato il cosiddetto “Arcipelago SCEC” (www.scecservice.org), che appare come una nuova forma di baratto, moderna ed atta a restituire “sovranità” ai cittadini sotto il profilo sociale e umano, attraverso una nuova forma di economia auto-responsabilizzante e solidale.

Primi passi per una Civiltà dell'Amore ? Forse.

Una Civiltà dell'Amore, ad ogni modo passerà certamente attraverso la consapevolezza di singoli cittadini pensanti, liberi da ogni tipo di ideologia precostituita (oppure forse per una sintesi solo apparentemente ossimorica fra il socialismo libertario, il comunismo anarchico ed i liberalismo classico, condendo il tutto con una buona dose di sentimento e di cuore).

Cittadini che hanno compreso che, la società del piacere, ovvero quella regolata dai rapporti economico-politico-finanziari, è una truffa buona solo per coloro i quali reggono i fili del Potere e che solo una sana Civiltà dell'Amore, libera dalla mercificazione, dalla politica e dalla finanza, può permettere ai cittadini stessi di mettersi in gioco e di mettere a frutto il proprio potenziale umano.


Luca Bagatin
Presidente di Amore e Libertà
www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



29 marzo 2014

Amarcord Bagatin: dai Verdi, passando per i radicali, il liberalsocialismo, il repubblicanesimo ed il rilancio politico di Cicciolina

Ho iniziato a fare politica molto presto, ovvero a 17 anni.
Pià che fare politica direi che ho sempre cercato - attraverso la politica ed il linguaggio della comunicazione - di fare cultura, arte, trasgressione.
Sono stato attivista di numerosi partiti, ma le mie idee sono sempre rimaste le medesime.
Non ho mai creduto nel "feticismo di partito", quanto piuttosto in ciò che, attraverso questi "contenitori" chiamati partiti, potevo esprimere.
E' per questo che ho attraversato la stagione verde-radicale-liberalsocialista-liberalrepubblicana, rimanendo me stesso, ovvero un attivista alternativo e per l'alternativa ambientalista, libertaria, eretica, erotica, massonica, onesta al limite dell'ingenua genuinità.
In casa ho un archivio sterminato di articoli, comunicati stampa, materiale vario che illustra la mia stagione politico-culturale dal 1996 sino ad oggi. Purtuttavia, qui di seguito, mi limito a pubblicarne solo alcuni. Ripromettendomi, forse, quando avrò voglia di rovistare meglio fra scatoloni, dox, box, cartacce, libri e soprattutto quando avrò uno scanner in luogo di una semplice fotocamera, di pubblicare anche il resto.

L. B.



FONTE IL GAZZETTINO 16 giugno 1999


FONTE IL GAZZETTINO 16 giugno 1999


FONTE MESSAGGERO VENETO 21 agosto 1999


FONTE MESSAGGERO VENETO 6 ottobre 2005


FONTE MESSAGGERO VENETO 1 gennaio 2006



FONTE MESSAGGERO VENETO 29 gennaio 2006


FONTE MESSAGGERO VENETO 1 marzo 2006


FONTE MESSAGGERO VENETO 7 aprile 2013


FONTE MESSAGGERO VENETO 11 aprile 2013



24 marzo 2014

Cari liberali, o abbracciate la linea extraparlamentare oppure siete destinati all'oblìo. "Amore e Libertà" ve ne offrirebbe la possibilità...