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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 dicembre 2015

"Pensieri di lotta e di non-governo": aforismi libertari e antimperialisti by Luca Bagatin




Il pensiero si evolve. La cultura, invece, ha radici antiche.


Se Colombo non avesse scoperto l'America, oggi i Nativi sarebbero vivi.


Chi è a favore del capitalismo o è ricco o è ingenuo. E l'ingenuo è sempre più pericoloso.


Al capitalismo di sinistra preferisco il socialismo di destra.





31 marzo 2015

"Politica VS Sensualità": riflessioni (anti)politiche e (contro)culturali by Luca Bagatin

"Ragazzo e ragazza, l'uno tra le braccia dell'altra, Maggie e Jack, nella triste pista da ballo della vita, già demoralizzati, gli angoli della bocca pieni di rinuncia, le spalle che si afflosciano, accigliati, le menti prevenute - l'amore è amaro, dolce è la morte"

(Jack Kerouac)
Viviamo in un'epoca di apparente ricchezza e di reale povertà (interiore, economica...). Questa la conseguenza della globalizzazione e del capitalismo. Ovvero dell'egoismo.
Un tempo si chiamavano usurai e falsari. Oggi si chiamano banchieri.
L'alternativa alla crisi economica mondiale può essere l'esproprio e la conseguente nazonalizzazione/socializzazione del sistema bancario privato.
Prima lo si comprende meglio è.
Ogni qual volta sento proferire dalla bocca di un politico o di un imprenditore le parole "crescita", "innovazione" e "competitività" dalla mia bocca fuoriesce un rutto.
Le battute a sfondo sessuale non hanno mai fatto male a nessuno. Anzi.
E' la malizia che fa male, tanto quanto l'ipocrisia umana.
Due aspetti che rifuggo il più possibile.
Barack Obama paragonò il Colosseo di Roma ad un campo da baseball.
Questo il livello culturale del Presidente di una Repubblica federale che con la cultura ha sempre fatto a cazzotti.
Perdendo inesorabilmente.
Più conosco "sexy star" e più mi rendo conto di quanto siano interessanti e diverse dagli "stereotipi", dalla "vulgata" che le vorrebbe tutte corpo e nulla di più.
La parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) è l'anima.
Ed è la parte che mi piace sempre scoprire...di più.




11 gennaio 2015

La "Dottrina Peronista"

“La Dottrina Peronista”, oltre ad essere il testo fondamentale del Peronismo, fu la raccolta principale degli scritti e dei discorsi del Presidente e Generale Juan Domingo Peron (1895 - 1974), il quale governò democraticamente l'Argentina dal 1946 al 1955, prima di essere defenestrato ed esiliato dai regimi dittatoriali successivi.

“La dottrina peronista”, testo pubblicato nel 1947 e poi ripubblicato a più riprese anche dopo il ritorno di Peron in Argentina (1973) dopo il suo esilio forzato ed imposto dai dittatori che lo defenestrarono, durato ben 18 anni, è oggi testo purtroppo di difficile reperibilità nel nostro Paese (ma scaricabile in lingua originale nel sito ufficiale del Partito Giustizialista argentino: http://www.pjbonaerense.org.ar/archivos/doctrina%20peronista%20anaseb%2015%20jun%202014.pdf)

Tale testo, che consta di ben 670 pagine nella sue prima edizione, illustra la visione politica, sociale ed umanista di Juan Peron, il quale fonde in sé dottrine e suggestioni di ispirazione socialista, nazionalista, cristiana ed anarchica, dando così vita ad una nuova dottrina ideale di “terza posizione”, come egli stesso l'amava definire, né di destra né di sinistra, che supera tanto la visione capitalista del mondo e dell'economia, che quella tipicamente marxista/comunista.

Già ne “Le venti verità del giustizialismo peronista”, Peron enuncia la sua visione di democrazia, ovvero dichiara che “la vera democrazia è dove il governo fa ciò che il popolo vuole e difende un solo interesse: quello del popolo”, sgomberando così il campo da ogni possibile equivoco su ciò che rappresentava e rappresenta il Peronismo, che è stato l'esatto opposto di una dittatura totalitaria ed oligarchica.

Per Peron ed il Peronismo, esiste una sola classe di individui: quelli che lavorano e che producono, per il bene della nazione e dunque a beneficio del popolo medesimo ed in questo senso promuove – come peraltro fece il nostro Giuseppe Mazzini nel suo “Doveri dell'Uomo” (1860) - l'unione fra capitale e lavoro, ovvero un'alternativa reale al capitalismo, pur senza sfociare nel livellamento collettivista. In questo senso Peron, nella sua “Dottrina”, promuove il ruole del sindacato e del sindacalismo attivo e pone una critica alla società capitalista definendola “né cristiana né civile” ed a quella comunista affermando che l'unico scopo del comunismo è quello di “dominare il popolo” ed è per questo che il suo ideale si riassume nel trinomio: “Vogliamo un'Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana”, ciò che infatti egli riuscirà ad ottenere durante i suoi dieci anni di governo, realizzando un giusto equilibrio fra diritti degli individui e quelli della comunità.

Pur essendo laico, al punto che durante il suo mandato soppresse l'educazione religiosa nelle scuole, introdusse il divorzio e legalizzò la prostituzione – tutte cose che gli costarono una scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII – la sua visione rimase sempre cristiana, al punto da enunciarlo nei suoi discorsi, che concorreranno a formare la sua “Dottrina”. Il Presidente Peron riteneva infatti che solo una visione “cristiana e profondamente umanista” potesse contrastare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo tipico del capitalismo ed al contempo lo sfruttamento dell'uomo da parte dello Stato tipico del comunismo, ovvero solo una visione basata sulla “giustizia” e sull'”amore”, valori cardine del Giustizialismo peronista, inteso appunto come dottrina di “giustizia sociale” e di “aiuto sociale”.

Ridicole poi le accuse mosse a Peron da parte dei suoi nemici di xenofobia o di filo-nazismo, al punto che egli scrisse e dichiarò, l'8 dicembre del 1945: “Non abbiamo pregiudizi razziali. Gli uomini decenti e di buona volontà saranno sempre accolti in questa patria generosa e buona”.

Interessante poi la promozione del cooperativismo da parte della “Dottrina” di Peron, che apriva all'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, oggi una realtà in molti Stati dell'America Latina.

In attesa della pubblicazione in lingua italiana di una nuova edizione dellla “Dottrina Peronista”, non possiamo non notare delle similitudini fra il pensiero mazziniano e quello peronista. Entrambi di matrice laica e cristiana al contempo. Entrambi di matrice nazionalista nel senso di esaltazione dei valori specifici di ciascuna nazione e di ciascun popolo sovrano. Entrambi rivolti appunto ai popoli, spesso oppressi, tanto dal giogo straniero quanto dagli opposti imperialismi.

Si pensi che fu Peron a definire “Terzo Mondo” i cosiddetti “Paesi non allineati”, invitandoli ad emanciparsi – come aveva fatto l'Argentina – e ad opporsi democraticamente all'oppressione ed all'influenza statunitense e sovietica, così come Mazzini invitò i popoli di tutta Europa a ribellarsi ai loro sovrani e, tanto Peron quanto Mazzini invitarono gli operai, i lavoratori tutti ad associarsi in libere cooperative ed a concorrere alla formazione di una Patria giusta, libera e sovrana.

Interessanti tali similitudini e francamente mi stupisce che nessuno storico serio – tranne il sottoscritto che è uno storico per passione, ma non certo un cattedratico - le abbia mai notate.

Sarebbe interessante, oggi, viste le similitudini fra Argentina ed Italia, proporre agli studenti dei due Paesi uno studio comparato della “Dottrina Peronista” e dei “Doveri dell'Uomo” mazziniani.

Sono certo che, quantomeno la Presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner, erede diretta della tradizione peronista, la quale, assieme al defunto marito Néstor ha – pur fra molte difficoltà – risollevato le sorti del suo Paese (riducendo la povertà, la fame, l'analfabetismo), sarebbe certamente favorevole.

E sono parimenti certo che i nostri studenti imparerebbero finalmente e davvero i valori della giustizia, della libertà, della tolleranza e della fratellanza fra i propri simili. Aspetti di cui, mai come oggi, abbiamo urgente necessità.


Luca Bagatin



21 dicembre 2014

Perché in questo mondo triste, violento e grigio occorre porre al centro del dibattito pubblico/politico/sociale l'Amore e l'affettività

Colgo l'occasione per riportare, qui di seguito, due articoli pubblicati oggi sul web.
Ritengo sia utile in quanto mai come in questi tempi di profonda crisi umana, sociale e politica, occorre porre al centro del dibattito pubblico/politico/sociale l'Amore e l'affettività, tematiche che già trattiamo da tempo nell'ambito del pensatoio "Amore e Libertà" per la Civiltà dell'Amore.
Il primo articolo è la risposta del sig. Luca Rampazzo - per il sito www.lacritica.org  - al mio pezzo relativo alle cosiddette "Sentinelle in Piedi", il quale mi "accusa" - direi in modo gratuito e privo di argomentazioni serie - di "magistrale banalità" oltre che di "nullismo" (sic !).
Per correttezza e completezza riportiamo per intero il suo articolo qui di seguito:

LE SENTINELLE IN PIEDI CONTRO I MILITI DEL NULLA . Storia di una lotta di libertà

Questo articolo nasce in risposta a mille articoli uguali tra loro ed ugualmente vuoti, ultimo dei quali è il magistralmente banale pezzo di Bagatin su l’Opinione.it. Sono tutti articoli che, con stupore tipico di chi non sa cosa sia la libertà, si meravigliano del fatto che noi Sentinelle non ci siamo ancora suicidate in massa. Sì, il loro problema non è cosa noi pensiamo. Siamo ad un passo precedente. Si stupiscono che noi esistiamo. Il problema va quindi affrontato partendo dalle basi, perchè la malafede dei nostri avversari va esposta senza concedere sconti:

1) Non è vero che il matrimonio, per il Diritto, si basa sull’affettività. Non è mai stato così in 25 secoli. E meno male, dico io. Ve lo vedete uno Stato che decide quanto amate davvero il vostro partner? No, il matrimonio serve a sanzionare un particolare tipo di convivenza, quella aperta alla Vita. E sì, la possibilità di procreare, per lungo tempo, ha definito la validità stessa del vincolo. Oggi abbiamo deciso di far a meno di controlli formali, ma questo non vuol certo dire che la ratio sia cambiata. Il matrimonio è quello. Fatevene una ragione.

2) Se il matrimonio fosse un diritto, cosa che non è, chi sarebbe il soggetto destinatario del dovere corrispondente? Sì, perchè non esistono diritti senza doveri corrispondenti…Anche se vogliamo essere magnanimi, c’è sempre il problema che mi si vuole forzare a riconoscere qualcosa che non voglio riconoscere. Quindi quelle unioni toccano anche me. Non è vero che non siano fatti miei, sono ESATTAMENTE fatti miei. La convivenza non lo è. Il matrimonio sì, perchè mi si impone il riconoscimento. Questo, ovviamente, si aggiunge al piccolo dettaglio che altri soggetti privi di difesa, come i minori abbandonati, potrebbero essere forzati ad un inserimento in qualcosa che famiglia non è…

3) Per chi crede nel welfare, si crea una pericolosa concorrenza tra entità molto diverse che competono per le stesse misere risorse.

4) Qualcuno sta tentando di sanzionarmi per quanto scritto sopra. E’ in discussione un Ddl per cui io rischio la prigione per istigazione a delinquere per la seguente frase: “Chiedo con forza che il mio Sindaco non includa tra le giovani coppie destinatarie di sconti sul costo dei servizi anche quelle omosessuali”. Questa volontà di sterminio intellettuale non è solo demenziale, è direttamente intollerabile.

Come è palese qui ci sono due piani: i punti da 1 a 3 riguardano ragioni sulle quali dissentire è lecito, apprezzabile e sostanzialmente democratico. Il quarto è un punto per il quale si dimostra la vera natura dei Militi del Nulla: incapaci di prevalere con la razionalità, si fanno scudo della forza e del rancore costruito in decenni di propaganda e di semina di odio contro chi non si allinea, contro il diverso, contro chi non si arrende alla loro visione della società e procedono allo sterminio delle libertà dell’avversario. A partire da quella di dissentire. Continuando con quella di esistere liberamente. Non male per i presunti difensori della libertà, vero?

Luca Rampazzo (http://www.lacritica.org/politica-2/le-sentinelle-in-piedi-contro-i-militi-del-nulla-storia-di-una-lotta-di-liberta/)


Il mio commento di risposta - al momento in cui pubblico questo post è ancora in attesa di moderazione - non si è fatto attendere ed è stato il seguente:

La ringrazio per il “magistralmente banale”. Detto da lei è certamente un complimento.
No, non mi stupisco che le Sentinelle esistano, perché il mondo è pieno di persone, ciascuna con una visione differente. Semmai mi sono chiesto a che cosa servano, in un mondo che ha seri problemi di socializzazione e che manca sempre di più d’umanità, ad esempio.
Malafede ? Ah sì ? Mi accusa di malafede ? Uhm…interessante.

Assai triste la sua visione di matrimonio, che, fortunatamente, non è quella delle persone che – pur in un mondo assai triste, violento e gretto – si amano. E magari decidono anche (per quanto purtroppo sia raro), di amarsi per tutta la vita. E decidono, liberamente, di sposarsi.

Uno Stato fatto di persone che amano non si pone nemmeno la questione del welfare o meno: il welfare è semplicemente PANE QUOTIDIANO.
Perché chi ha fame è giusto che sia sfamato.
Ma, purtroppo, viviamo in uno Stato che delle persone non ha alcuna cura. Salvo curarsi di tartassarle.

Io non la odio affatto, al massimo dissento con lei e un po’ mi intristisce pensare che c’è chi esclude l’affettività e l’amore dal dibattito pubblico/politico/sociale.
Se la visione delle Sentinelle è rappresentata da questo suo articolo mi appare assai fredda, una volta di più.

Cordialità.

Luca Bagatin


Il secondo articolo invece è mio ed è stato pubblicato dal quotidiano nazionale per il quale collaboro, ovvero L'Opinione delle Libertà, diretto da Arturo Diaconale.
Nella Roma della Grande Schifezza, della decadenza dei costumi, della perdita di ogni memoria relativa alla grande Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria, ecco una nuova ricerca della luce, ovvero un nuovo discrimine: la Roma degli onesti da una parte, ovvero quella dei radicali storici (non pannellian-mediatici, infatti !) Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi e del Partito dell'Amore di Moana Pozzi e dall'altra parte quella dei politicanti corrotti, degli affaristi, dei cooperativisti per modo di dire, senza umanità né dignità:

La Roma degli onesti e quella dei corrotti

di Luca Bagatin

21 dicembre 2014POLITICA

 

C'è chi, ancora oggi, si stupisce della corruzione presente nella Capitale, delle infiltrazioni mafiose, della commistione malavitosa fra vip, imprenditori e politici di destra e sinistra. C'è chi, purtuttavia, in tempi non sospetti, quel malaffare lo denunciava già.

Parliamo degli “Amici de Il Mondo”, ovvero dei radicali di Mario Pannunzio – Ernesto Rossi in primis - che, sin dagli Anni '60, denunciavano la speculazione edilizia e la commistione fra politica, criminalità ed imprenditoria. La stessa cosa fece Moana Pozzi alla guida del Partito dell'Amore – unico partito totalmente autofinanziato - allorquando nel 1993 si candidò a Sindaco di Roma. Ancora oggi, su youtube, su Radio Radicale e sul sito www.partitodellamore.it è possibile ritrovare i filmati ed i documenti relativi alle conferenze stampa di quel periodo (una fra queste moderata dal direttore de L'Opinione Arturo Diaconale), ove Moana denunciava e proponeva una sistematica lotta al malaffare, alla corruzione politica ed alla criminalità organizzata infiltrata nella città, oltre che proponeva un progetto per rilanciare le attività culturali romane; proponeva – già vent'anni fa – di chiudere al traffico il centro storico ed iniziative su come rilanciare l'occupazione giovanile e risolvere il problema dei parcheggi.

Moana la pragmatica, ma anche l'inascoltata che, all'epoca, prese solamente lo 0,52% dei consensi e che morì l'anno successivo, pur indimenticata dalle persone che l'hanno seguita ed amata. Il Partito dell'Amore - che non smetteremo mai di dire che non era il partito delle pornostar, bensì il partito delle persone comuni, al punto che l'unica persona popolare in lista era Moana, mentre tutti gli altri candidati erano persone provenienti dalla cosiddetta società civile, fra cui un'insegnante di lettere ed un postino – fu la prima lista civica italiana. Una lista civica che, non avendo rendite di posizione né posti di potere da garantire e/o da auto-garantirsi, andava al cuore dei problemi.

E candidava Moana – simbolo-icona del Partito stesso - che, abbandonata definitivamente la carriera di pornodiva, pur senza rinnegarla, accettava di entrare seriamente in politica, con determinazione e lanciando lo slogan “Governare con più Amore”, ovvero stare più vicino ai problemi della gente comune, come lei stessa ricordava in una video-intervista dell'epoca. La Roma di Moana e del Partito dell'Amore, così come quella degli intellettuali del settimanale “Il Mondo” e del primo Partito Radicale guidato da Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, sarebbe stata certamente molto diversa.

Per uscire dal pantano occorre ripartire da lì.

http://www.opinione.it/politica/2014/12/21/bagatin_politica-21-12.aspx



3 settembre 2014

Juan Domingo Peron, il giustizialismo, il socialismo nazionale, l'umanitarismo in favore dei popoli

Juan Domingo Peron (1895 – 1974) - Presidente della Repubblica Argentina dal 1946 al 1955 - fu personaggio senza dubbio emblematico nel panorama geopolitico della Guerra Fredda ed il suo pensiero giustizialista, ovvero socialista nazionale, fu ed è tutt'ora un pensiero di scottante attualità, specie dopo l'avvento della globalizzazione e della conseguente crisi economico-sociale che attanaglia il mondo ormai da parecchi anni.

Iniziamo con il dire subito che Juan Peron non fu un populista nel senso spregiativo del termine. Egli fu uno dei pochi politici nella Storia ad essere dalla parte del popolo ed a servirlo, offrendo allo stesso una prospettiva umanitaria.

Eletto democraticamente, alla guida dei descamisados, ovvero dei più poveri dei poveri argentini, e sostenuto dalla moglie Eva Duarte (1919 - 1952), soprannominata affettuosamente dal popolo Evita - la quale si occuperà per tutta la sua pur breve vita di diritti delle donne e degli anziani - l'allora Colonnello Peron divenne Presidente della Repubblica Argentina e fondò, poco tempo dopo, il Partito Giustizialista, ovvero un partito socialista, nazionale e cristiano, ma di matrice anticlericale, come egli stesso amava definirlo.

La dottrina sulla quale Peron fondava la sua politica era una chiara ed inequivocabile terza posizione: alternativa al capitalismo borghese ed al marxismo comunista. Ovvero alternativa ai due imperialismi: quello statunitense e quello sovietico.

Il suo governo – che mai accettò aiuti, prestiti o investimenti stranieri - fu caratterizzato sin da subito da politiche in favore del popolo, dell'alfabetizzazione dello stesso e dello sviluppo del lavoro e riuscì, attraverso la nazionalizzazione delle imprese pubbliche, in pochi anni, a ripianare la totalità del debito pubblico che i governi dittatoriali precedenti avevano accumulato, ottenendo una bilancia dei pagamenti in attivo e riuscendo ad accumulare un'ampia riserva aurea. Sotto il profilo della laicità, inoltre, il governo Peron fu avanzatissimo per l'epoca, al punto che introdusse la legge sul divorzio, soppresse l'educazione religiosa nelle scuole e legalizzò la prostituzione e ciò gli costò peraltro la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Nel settembre 1955, un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio. Un esulio che durò sino al 1973. In Argentina, peraltro, il Partito Giustizialista fu dichiarato illegale e per quasi vent'anni l'Argentina ed il suo popolo subirono un lungo susseguirsi di dittature militari e di violenze, oltre che di pesantissime crisi economiche e di ruberie di Stato, che non permisero più al Paese di risollevarsi come aveva fatto, invece, durante il decennio peronista.

Juan Domingo Peron, ad ogni modo, nel suo esilio di Madrid, scriverà, nel 1967, una sorta di testamento politico, di documento storico e di esortazione al popolo ed ai popoli e lo intitolerà, emblematicamente, “L'ora dei popoli”. In tale testo, che anticiperà il suo ritorno trionfale in patria nel 1973, oltre a denunciare i suoi nemici in patria, denuncerà il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense, e l'avanzare dell'imperialismo sovietico e comunista. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

Peron nel suo “L'ora dei popoli”, a proposito del giustizialismo e delle sue prospettive scrive infatti: Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Peron. La sua terza posizione, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato da Stati Uniti ed Unione Sovietica ed in tal proposito scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia.

Socialismo nazionale, integrazione storica del Terzo Mondo e dell'America Latina, sovranità popolare, tutti aspetti che gli imperialismi non potevano e non possono tollerare.

Juan Domingo Peron, nonostante il ritorno trionfale in patria nel 1973 e la sua successiva rielezione, lasciando presto il governo nelle mani della seconda moglia Isabelita - che certo non aveva il piglio e l'anima sociale di Evita - non riuscì, causa anche la sua morte avvenuta nel 1974, ad impedire l'avvento di nuovi golpe militari che soffocarono ogni possibile riforma in Argentina.

Oggi, nel 2014, forse, avremmo necessità di un nuovo Juan Domingo Peron. L'avrebbe l'America Latina, ancora non unificata ed ancora attraversata da una grave crisi socio-economica. E l'avrebbe l'Europa, unita solo dall'economia e dal continuo sfruttamento monetario e tartassatorio che noi cittadini subiamo ogni giorno, peraltro soggetti alle scelte di politica internazionale dei soliti USA e del solito Fondo Monetario Internazionale.

Una terza posizione di carattere umanitario, socialista libertario e nazionale sarebbe utile all'uscita della crisi.

Ma, per ora, possiamo solo guardare agli esempi del passato. Agli esempi di personalità che, da Simon Bolivar a Giuseppe Mazzini, dai coniugi Garibaldi (Anita e Giuseppe), passando per i coniugi Peron (Evita e Juan) e per il socialismo libertario di Hugo Chavez, hanno offerto al mondo prospettive diverse e alternative. Prospettive oltre le divisioni e le ideologie di destra e/o di sinistra, bensì sempre dalla parte dei popoli e degli oppressi.


Luca Bagatin



24 aprile 2014

"Riflessioni politiche flash (parte seconda)" by Luca Bagatin

Sandro Bondi, già sindaco comunista di Fivizzano ed oggi esponente di un partito che si chiama Forza Italia, afferma che Renzi sarebbe come Blair, mentre Berlusconi sarebbe come la Thatcher.
Peccato che Blair sia l'erede del liberalsocialismo inglese e non del cattocomunismo demitiano e - oltretutto - non abbia mai fatto il gioco delle tre carte con i cittadini britannici.
E peccato che la Thatcher non abbia mai avuto pendenze con la giustizia, abbia attuato politiche liberiste e non corporative e, oltretutto, non abbia mai strizzato l'occhio ai dittatori comunisti (da Lukashenko a Putin), bensì li ha sempre combattuti.


Anziché dare solo un contentino di 80 euro (peraltro solo a coloro i quali un lavoro già lo hanno !), Matteino Renzi avrebbe potuto abbassare drasticamente l'IVA di 5 punti percentuali.
Una boccata di aria fresca per tutti i consumatori !
Dove trovare la copertura finanziaria ? Da una riduzione del 50% sullo stipendio di parlamentari e funzionari pubblici.


Tutti a criticare il qualunquismo ed il populismo, ma nessuno che conosca o si ricordi davvero che cos'è stato il Fronte dell'Uomo Qualunque, poi ribattezzato Fronte Liberale Democratico dell'Uomo Qualunque, fondato dal repubblicano mazziniano Guglielmo Giannini.

Se così fosse ci si ricorderebbe che l'Uomo Qualunque propugnava il liberismo economico, la lotta al capitalismo della grande industria, la limitazione del prelievo fiscale e l'abolizione della presenza statale nella vita sociale dei cittadini.

In sostanza fu, dopo il Partito d'Azione di Giuseppe Mazzini, il primo movimento politico organizzato dalla parte del cittadino e contro il malaffare politico.

E ci si ricordi che, il cosiddetto e tanto vituperato “populismo”, è sempre preferibile al “papponismo” di Stato.



7 novembre 2013

Claudio Martelli: la mia icona laica !



In questi giorni è uscita in libreria "Ricordati di vivere" (Bompiani), l'autobiografia di Claudio Martelli, uno fra i politici riformatori e liberalsocialisti più grandi che l'Italia abbia mai conosciuto e che mai più - ne siamo certi - conoscerà.
In attesa di recensire il volume per questi schermi telenettici, desidero riproporvi l'articolo che scrissi l'11 novembre 2006 a celebrazione dell'"icona-Martelli", che per me in particolare è sempre stato un faro politico in tutti gli anni della mia militanza laica e libertaria.

L.B.



Claudio Martelli : la mia icona laica !
di Luca Bagatin
(articolo dell'11 novembre 2006
)



La scuola elementare che ha ospitato le mie giovani membra di studente pseudo-diligente oggi è stata completamente abbattuta: la Scuola Elementare "Giuseppe Garibaldi" (e chi se no !) di Cecchini di Pasiano provincia di Pordenone che frequentai dal 1985 al 1990 oggi è un cumulo di macerie. E così, dopo essersene andati i mitici anni '80 che non ritorneranno più (la Storia per me è finita con i primi anni '90 per poi dissovversi del tutto negli anni '00), se ne è andato anche un pezzo della mia vita. Ora però posso sempre dire
di essere più giovane di cinque anni.
Ripensando agli anni '80 ed ai primi '90 mi tornano alla mente i miei miti. Al di là di Gigi & Andrea nonché Zuzzurro & Gaspare e la sex symbol Ilona Staller in arte Cicciolina (alla quale dedicai un anno fa un intero post), il mio mito politico era Claudio Martelli.
Era e rimane dovrei dire, anche se da diversi anni Martelli è più defilato: cornuto, mazziato e deluso da una politica (con la P maiuscola) che non esiste più. Oggi si dedica infatti al giornalismo.

Ma, andiamo con ordine e soprattutto cerchiamo di far conoscere questa storica figura di colui che per me incarna il politico ideale, nel bene o nel male.
Alla voce Martelli Claudio, Wilkipedia, l'enciclopedia di internet ci dice: Claudio Martelli (Gessate, MI, 24 settembre 1943) è un uomo politico italiano, esponente storico del Partito Socialista Italiano. Ha frequentato il noto liceo classico Giosuè Carducci di Milano, lo stesso frequentato da Bettino Craxi. Laureato in lettere e filosofia, ha lavorato come assistente nella stessa facoltà di Filosofia dell'Università di Milano.
Ha lavorato come giornalista e preso parte come conduttore a programmi televisivi.
BIOGRAFIA Aderisce all'unità socialista nel 1966 e comincia la carriera nei quadri locali milanesi socialisti. Viene chiamato a Roma da Bettino Craxi nel 1976, lascia la carriera accademica ed entra nella direzione nazionale del Partito Socialista Italiano. Viene poi eletto deputato nel collegio di Mantova e Cremona. In occasione del congresso del PSI a Palermo (1981) diviene uno dei due vicesegretari del partito accanto a Valdo Spini.
Nel 1984 al congresso di Verona diviene vicesegretario unico. È eletto al Parlamento Europeo nel collegio di Roma, Firenze, Perugia, Ancona. È nuovamente rieletto deputato nel 1987 sia nel collegio di Mantova e Cremona, sia in quello di Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta.
Nel luglio 1989 diviene vicepresidente del Consiglio dei Ministri del governo Andreotti, e nel 1991 ministro di Grazia e Giustizia. Durante Tangentopoli, nel 1993, è candidato ad assumere la guida del PSI, ma a seguito di un avviso di garanzia sul 'conto protezione' abbandona la carriera politica. Dopo la sua traumatica vicenda giudizaria, fonda l'associazione umanitaria Opera e quella civile Società Aperta nel 1996. Diventa direttore di Mondoperaio nel 1997.
Nel 1998 è consulente del Ministro Livia Turco nella commissione per le politiche d'integrazione degli immigrati e della consulta degli immigrati, incarico da cui si dimette a seguito di divergenze politiche con il governo. È eletto eurodeputato nel 1999 per lo SDI nella circoscrizione Marche-Umbria-Toscana-Lazio. Esce dallo SDI nel 2000 e successivamente aderisce al Nuovo PSI. È espulso di conseguenza dal gruppo socialista al Parlamento Europeo ed entra in quello liberaldemocratico. Nel 2001 fonda assieme a Gianni De Michelis e Bobo Craxi il Nuovo PSI, di cui diventa portavoce. Abbandona la politica ancora una volta nel 2005, stavolta definitivamente. Nel 2005 conduce i programmi televisivi Claudio Martelli racconta e L'incudine su Italia 1.
CURIOSITA': Giovanni Botero, il protagonista de Il portaborse, il film di Daniele Luchetti interpretato da Nanni Moretti, è stato giudicato una sintesi delle personalità di Claudio Martelli e Gianni De Michelis. (FU CON QUESTO FILM CHE LUCA BAGATIN SMISE DI STIMARE NANNI MORETTI LE CUI FAZIOSITA' POLITICHE DEGLI ANNI SUCCESSIVI - SALVO IN "LA STANZA DEL FIGLIO" - LO INCORONANO SENZA MEZZI TERMINI QUALE "MAITRE A' PENSER DE LA GAUCHE AU CAVIAR").

Wilkipedia dimentica solo la militanza repubblicana di Claudio Martelli prima di approdare al Psi di Bettino Craxi.
Quel Psi che diede nuovo lustro all'Italia nel Mondo attraverso la promozione del Made in Italy, l'abbassamento dell'inflazione attraverso anche l'abolizione della scala mobile e confermò l'Italia fra le maggiori potenze Atlantiche d'occidente.
Quel Psi che mirò da sempre all'unità laica delle forze laiche: Psdi, Pri e radicali e che con la caduta del Muro di Berlino propose l'Unità Socialista al Pds, il quale invece gli scatenò contro le Procure (neanche i postcomunisti fossero onesti e non avessero preso finanziamenti "in nero". Tanto più da una dittatura straniera: l'Urss).
Claudio Martelli ebbe così anch'egli i suoi guai giudiziari durante la "falsa rivoluzione giustizialista di Tangentopoli" montata principalmente dai postcomunisti e dalle loro Procure amiche con il concorso dei soliti Poteri Forti antilaici: Banche, Fiat, De Benedetti, Cgil....
Ciò che ne seguì è storia recente: il Psi e gli altri partiti laici scomparvero dalla scena politica italiana; Bettino Craxi fu costretto ad andare in esilio ad Hammamet ed in Italia nacque un'alleanza pseudo progressista capitanata da Occhetto e dall'altra parte scese in campo un imprenditore parvenu privo di qualsiasi cultura politica: Silvio Berlusconi. La politica non era più in mano ai partiti, bensì alle lobby economiche. Ciò che è ancora oggi con questo bipolarismo all'italiana con all'interno tutto ed il contrario di tutto e ove i due grandi poli sono nei fatti privi di prospettive politiche di lungo termine ed autenticamente riformatrici.
Toranando al mio mito, Caludio Martelli, debbo dire che sin da ragazzino l'ho seguito ed apprezzato. Fu il primo a proporre un'alleanza fra tutti i laici e a portarla avanti con una certa determinazione anche in questi ultimi anni. Da sempre garantista ed antiproibizionista consumatore (fu anche beccato con del "fumo" in Kenya), Martelli rappresenta quella frangia socialista che si contrappone al vecchiume proibizionista dei craxiani doc.
E poi come non dimenticare il Martelli "viveur" in compagnia della soubrette Yvonne Sciò (allora starlette del programma tv "Non è la Rai" di
cui il sottoscritto fece proficua indigestione).
Ora, come sopra scritto, il Nostro, arrivato alla "veneranda" età di 63 anni ha smesso con la politica (a differenza di incapaci politici cammelloni come De Michelis, Signorile, Boselli, Benvenuto ed altri che hanno ucciso definitivamente il socialsimo italiano) per dedicarsi al giornalismo televisivo e carteceo.
Il buon Martelli (che ebbi modo di conoscere personalmente a Pordenone nel 1998 per una comune campagna politica) rappresenta per me un po' un ideale: un frammisto di socialismo liberale, competenza ed amore per la vita ed il giornalismo. Un'icona che, nella mia spiritualità laica pongo a fianco di un altro grande politico ed intellettuale di quell''epoca: Carlo Tognoli ex sindaco Psi di Milano della fine degli anni '70 alla metà degli anni '80.

Luca Bagatin

"L'amore di cui parlo è eros ma non solo, è amore di quel che ci manca e senza il quale non possiamo stare; è anelito a una donna, desiderio di comunione e di fusione, voluttà ma dello scambio totale, tra pari".

(Claudio Martelli, "Ricordati di vivere" pagg. 14-15)



19 gennaio 2013

Bettino Craxi: a tredici anni dalla scomparsa



Bettino Craxi, statista, Segretario socialista, ex Presidente del Consiglio italiano, tredici anni fa moriva ad Hammamet, il 19 gennaio, solo e lontano dal clamore mediatico.
Bettino Craxi moriva dopo una persecuzione giudiziaria che gli aveva attribuito le peggiori nefandezze, come se la colpa delle ruberie di Stato fosse sua o solo sua.
Quale la colpa principale di Craxi ? Di aver scelto di finanziare il Psi attraverso finanziamenti privati, in nero, è vero, ma pur sempre privati, come avviene in tutte le maggiori democrazie occidentali. Non certo come avveniva per la Dc ed il Pci, che si facevano finanziare dal sottogoverno, dalle industrie di Stato o parastato e, nel caso dei comunisti, addirittura dalla dittatura sovietica.
Del resto la politica costa, ma, almeno, ai tempi di Craxi, le idee contavano ancora qualcosa. Contavano le culture e le storie politiche e persino il benessere dei cittadini.
Oggi contano i personalismi, ovvero gli arricchimenti personali - che sono aumentati esponenzialmente dal '92 ad oggi -, contano i mass media ed i magistrati che si candidano in politica. Contano gli arrivisti come Berlusconi ed i conservatori postcomunisti come Bersani e Vendola. Contano i parolai come Maroni e Grillo. Conta l'illegalità diffusa ed un sistema bancario centralizzato, ove la banca centrale americana può stampare cartamoneta a suo piacimento, in barba ad ogni regola di libero mercato.
Craxi è morto e nemmeno i suoi figli si sono rivelati suoi degni eredi. Bobo è esponente del microscopico partitino socialdemocratico di Nencini, sempre a fianco dei cattocomunisti. Stefania, invece, dopo essere stata fedelissima di Berlusconi ha fondato un micro partito chiamato Riformisti Italiani, candidando alle prossime elezioni addirittura un personaggio impresentabile e lontano da ogni cultura politica come Luciano Moggi.
Povero Bettino !
Ad ogni modo, per fortuna che esistono ancora storiche riviste socialiste come "Critica Sociale" - diretta dall'amico Stefano Carluccio - a ricordarlo ed a riportare i suoi articoli e discorsi.
E' proprio in questi giorni uscito il nuovo numero della "Critica", che riporta una notizia molto interessante, ovvero la dimostrazione di come Tangentopoli fu una "falsa rivoluzione" orchestrata ad arte attraverso un intreccio fra finanza, mafia e procure deviate.
In un articolo della "Critica" , riportato in prima pagina, si legge di "Proposta Nuova" (con tanto di documenti allegati), ovvero una lobby segreta promossa negli anni '90 dall'andreottiana Ombretta Fumagalli Carulli, dall'immobiliarista Radice Fossati e dall'allora magistrato Antonio Di Pietro. Lobby che, pare, avesse lo scopo di infiltrare propri affiliati nei partiti e nelle Istituzioni al fine di - si legge - "disarticolare ed egemonizzare la vita interna dei partiti e della loro posizione nella pubblica amministrazione".
Sarebbe peraltro ora, in questo Paese ove si è indagato più volte su falsi scandali e falsi misteri, di far luce vera almeno su questo aspetto.
La memoria del socialista Bettino Craxi e la scomparsa - unica al mondo - di un'intera classe politica "manu militari", avvenuta in Italia fra il '92 ed il '93, ce lo chiedono. E con loro l'onestà intellettuale dell'Italia intera.

Luca Bagatin



19 maggio 2012

Randolfo Pacciardi: profilo politico dell'ultimo mazziniano



Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi.
Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo degasperiano, in veri e propri centri di potere, talvolta palese, talvolta occulto.
Di Randolfo Pacciardi si ricorda poco, in quanto l'intellighenzia culturale partitocratica, cattocomunista e clericofascista, fecero di tutto per offuscarne la memoria e le battaglie politiche e culturali.
A un anno dalla bellissima raccolta di scritti e discorsi curata dall'amico repubblicano Renato Traquandi, già stretto collaboratore di Pacciardi, ed edita da Albatros, ecco approdare in libreria, per i tipi della Rubbettino, "Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell'ultimo mazziniano", del prof. Paolo Palma.
Una biografia completa e corredata anche da rarissime foto in appendice del leader politico repubblicano, durente la Guerra di Spagna; la lotta al fascismo; nei primi comizi ed assieme a Capi di Stato e di Governo italiani e stranieri.
Paolo Palma, che Pacciardi conobbe bene, tratteggia il profilo del leader grossetano di Giuncarico, nato nel 1899, interventista della prima ora a fianco delle forze dell'Intesa e contro gli Imperi Centrali, al fine di completare l'Unità d'Italia, sull'esempio del suo maestro Arcangelo Ghisleri, uno dei padri del repubblicanesimo mazziniano.
E fu così, con l'ideale di Giuseppe Mazzini nel cuore, che Pacciardi, appena quindicenne, si iscriverà al Partito Repubblicano Italiano e successivamente sarà iniziato alla Massoneria e, nel 1917, si arruolerà nell'esercito italiano e sarà inviato al fronte, ove brillerà per ardimento, in particolare collaborando con le truppe anglo-francesi e sarà decorato con la Military Cross e della Croix de guerre avec palme.
A guerra terminata, nonostante i fascisti lo corteggino affinchè passi nelle loro fila, Pacciardi sarà fra i primi a rifiutare tali tendenziosi inviti e a denunciare il pericolo totalitario e filo-monarchico del nascente movimento mussoliniano.
Fonderà dunque giornali antifascisti della primissima ora (cosa assai rara, per quei tempi, se pensiamo che numerosi comunisti e socialisti passeranno presto nelle file del Duce e che lo stesso Giovanni Spadolini, successivamente Segretario del PRI, sarà collaboratore dell'organo antisemita "La Difesa della Razza") e ben presto fonderà il primo movimento antifascista denominato "Italia Libera",  su principi mazziniani, repubblicani, contro ogni tipo di lotta di classe e per l'esaltazione del socialismo etico e dell'insurrezionalismo risorgimentale.
Rondolfo Pacciardi, infatti, fu Repubblicano che seppe rivalutare il pensiero liberalsocialista di Giuseppe Mazzini, contrapposto al nascente bolscevismo e, ovviamente, al fascismo nazionalista.
Fu così che, nel 1925, partecipò ad un tentativo insurrezionale per rovesciare il regime fascista, che, purtroppo, fallì e fu così che, nel 1926, Pacciardi, sarà affidato al confino, ma riuscì a fuggire in Svizzera, rimanendo in contatto con il movimento antifascista "Giustizia e Libertà" e gli anarchici e tentando, nel 1931, di organizzare un'attentato dinamitardo contro Mussolini, anch'esso fallito.
Nel 1936 parteciperà alla Guerra civile spagnola, al comando della celebre e prestigiosa Brigata Garibaldi, contro le truppe nazifasciste e franchiste ed opponendosi persino ai tentativi dei comunisti di annientare socialisti ed anarchici.
Pacciardi, da buon mazziniano, fece poi di tutto per fondere il PRI al Partito d'Azione ed attestando il movimento repubblicano nel solco del socialismo non marxista e liberale e questo sarà il suo obiettivo per tutto il dopoguerra, ove, nel frattempo, fu eletto più volte Segretario del PRI.
Sarà dunque chiamato da Alcide De Gasperi alla Vicepresidenza del Consiglio e successivamente a presiedere il Ministero della Difesa sino al 1953, nei primi governi centristi DC-PRI-PSLI-PLI.
Fu, assieme a Sforza ed Einaudi, fra i più accesi sostenitori del Piano Marshall per la ricostruzione e del Patto Atlantico, anche in funzione anticomunista.
Priorità di Pacciardi fu sempre, infatti, quella di arginare un nuovo pericolo totalitario, nel dopoguerra proveniente dall'URSS e dal suo partito satellite, il PCI.
Fu così che Pacciardi iniziò a sviluppare la sua idea presidenzialista, sull'esempio dell'antifascista francese De Gaulle, e a sviluppare le sue idee federaliste in funzione anti-separatista ed anti-nazionalista, anche sull'esempio della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Feroci furono le critiche al sistema partitocratico, ovvero a quella che Pacciardi definiva una nuova dittura dei partiti, fatta da interessi di retrobottega ai danni dei cittadini. Ed in questo fu il primo a denunciare il sistema diffuso delle tangenti, della corruzione e delle correnti nei partiti.
Il suo anticomunismo lo porterà ad esaltare il centrismo degasperiano e a diffidare dei socialisti di Nenni, i quali erano ancora troppo vicini al PCI ed al marxismo. Fu così che egli votò contro il primo governo di Centro-Sinistra allargato al PSI.
Pacciardi avrebbe preferito infatti la costituzione di una Terza Forza laica, comprendente repubblicani, socialdemocratici e liberali, da contrapporre, con il tempo, sia alla DC che al PCI.
Il suo voto contrario al Centro-Sinistra, oltre che le critiche alla partitocrazia, ad ogni modo, gli costò l'espulsione dal PRI di Ugo La Malfa e l'ostracismo di gran parte dell'arco parlamentare che, da allora, lo bollerà come fascista e da allora sarà persino fatto seguire dal servizio segreto italiano, il Sifar.
Pacciardi, ad ogni modo, non si perderà d'animo e nel 1964, fonderà il movimento d'ispirazione gollista, nè di destra, nè di sinistra, Unione Democratica Nuova Repubblica, recante per simbolo una primula stilizzata, il quale, pur avendo vita breve e scarsi risultati elettorali, porrà le basi per una nuova battaglia politico-culturale ancora oggi di strettissima attualità: la proposta di far eleggere il Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti, da parte dei cittadini.
Randolfo Pacciardi, richiamava così l'antica battaglia di Mazzini per una Repubblica democratica di popolo, lontana dai giochi di potere e restituita ai cittadini.
Ciò, ad ogni modo, gli costerà nuove diffidenze, in particolare quando alla battaglia presidenzialista si unirà l'ambasciatore Edgardo Sogno, liberale e già eroe antifascista, ingiustamente accusato di golpismo solo perché aveva dichiarato che avrebbe arginato, assieme a Pacciardi, ogni tentativo di presa del potere da parte del PCI, allora finanziato dalla dittatura sovietica, ed auspicato un governo di emergenza presieduto dallo stesso Pacciardi.
L'ultima battaglia presidenzialista ed antipartitocratica di Pacciardi e Sogno, ad ogni modo, si terrà nel 1975, al Teatro Adriano di Roma, dal titolo "Una soluzione democratica alla crisi di regime", con i giovani del Partito Liberale, pronti ad ostacolare la polizia qualora avesse tentato di far arrestare Sogno.
Randolfo Pacciardi, ad ogni modo, rientrerà nel PRI nel 1980, per morire, ultra noventenne, nel 1991.
La sua idea di riforma presidenziale sarà ripresa dal socialista Bettino Craxi, il quale, confiderà proprio di essersi ispirato a Pacciardi.
Tutto ciò e molto altro è scritto e documentato dal prof. Paolo Palma nell'agile biografia che abbiamo, testè, tentato di riassumere.
E' un testo, assieme a quello dell'amico Traquandi, pubblicato lo scorso anno, da leggere e diffondere in quanto di strettissima attualità.
Probabilmente se oggi, in luogo dei Beppe Grillo, ci fosse un Randolfo Pacciardi, ovvero una personalità di questo tipo, con solide radici culturali e democratiche, forse, una reale speranza di rinascita onesta, civile e democratica per l'Italia, ci sarebbe davvero.
Occorre dunque ai nuovi mazziniani e presidenzialisti, riprendere questa battaglia non ancora vinta.

Luca Bagatin



1 gennaio 2012

Bentornato AVANTI!





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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini