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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 maggio 2014

Il golpe bianco di Edgardo Sogno


Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi

Edgardo Sogno, partigiano liberale. Antifascista, antinazista ed anticomunista. Presidenzialista e gollista. Eroe della Resistenza contro fascisti e nazisti e fra i primi a denunciare le leggi Razziali in Italia arrivando persino ad appuntarsi una stella di David sulla giacca, nel 1938, pur non essendo ebreo.

Fu accusato ingiustamente di “golpismo”, assieme all'altro eroe della Resistenza antifascista Randolfo Pacciardi, repubblicano mazziniano, alla metà degli anni '70.

E non va dimenticato che, ad accusarli antrambi, assieme ad altri loro amici, fu Luciano Violante. Quel Luciano Violante prima magistrato e successivamente deputato comunista, passato dal Pci al Pds ai Ds sino al Pd. E divenuto addirittura Presidente della Camera (sic !).

Luciano Violante, grande accusatore di due eroi Medaglia d'oro alla Resistenza e già deputati all'Assemblea Costituente (Pacciardi, addirittura, fu Ministro della Difesa nel Governo De Gasperi; Edgardo Sogno fu, invece, Ambasciatore).

Ma perché tanto astio contro questi due eroi ?

Semplicemente perché, proprio in quanto antifascisti, non potevano non essere anche anticomunisti, ovvero sinceri democratici (altro che quelli che si camuffano da “democratici”, come i cattocomunisti “piddini”, che già nel 1948 misero in piedi lo stalinista Fronte “Democratico” (im)Popolare, ma, fortunatamente, furono sconfitti dal centrismo degasperiano, dai repubblicani, dai socialidemocratici e dai liberali.

Violante, dunque, mise in piedi un processo farsa che condusse Sogno e Pacciardi, nel 1976, in carcere, con l'accusa di cospirazionismo ai danni dello Stato e della democrazia, in combutta con il fascisti di Ordine Nuovo (loro che erano antifascisti...figuriamoci !). Assolti solo due anni dopo in quanto “il fatto non sussiste” (e per forza !).

Ma, andiamo con ordine. Da dove partiva la falsa accusa di “golpe bianco” (ovvero anticomunista) mossa dal magistrato comunista Violante contro Sogno e Pacciardi, ovvero i leader – rispettivamente - dei Comitati di Resistenza Democratica e dell'Unione Democratica per la Nuova Repubblica, movimenti politici entrambi contro gli opposti estremismi ai tempi degli Anni di Piombo ?

Riporto testualmente - a titolo di spiegazione riassuntiva dei fatti – parte di un mio articolo che scrissi nel giugno 2010, a proposito del presunto “golpe bianco” di Sogno e Pacciardi:

Allorquando l'Italia rischiò, alla metà degli anni '70, di finire nell'influenza della dittatura sovietica a causa dell'avvicinamento di ampi settori della sinistra democristiana e del Partito Comunista Italiano all'area di governo, Sogno e Pacciardi, presero contatti con settori chiave dell'esercito e con un nutrito numero di ex partigiani liberali, repubblicani, monarchici ed ex comunisti pentiti.
Il loro progetto consisteva nel tentare di creare le basi per un governo di alternativa al rischio dell'arrivo dei comunisti al governo.
Il governo che proponevano Sogno e Pacciardi doveva - secondo le parole dello stesso Sogno - "riportare il Paese alla visione risorgimentale", ovvero attuarsi per mezzo di un'alleanza fra laici occidentali, cattolici liberali e socialisti antimarxisti.
Un governo che promuovesse, poi, una legge elettorale presidenzialista, sul modello attuato dal già capo della Resistenza francese Charles De Gaulle, in Francia.

Dov'era il cosipiraziosnismo antidemocratico, in tutto ciò ? E' possibile processare delle persone solamente per le loro idee politiche, specie se queste idee sono a favore del rafforzamento della libertà e della democrazia sancite anche in Costituzione ?

Evidentemente, se a qualcuno certe idee di libertà danno fastidio...pare sia e sia stato possibile !

Al punto che da allora l'intellighenzia inculturale italica ha fatto strage della memoria di Edgardo Sogno e di Randolfo Pacciardi e solo qualche scribacchino, come il sottoscritto, ama spesso ricordarli.

Recentemente è stato pubblicato dall'ottima casa editrice LiberiLibri “Il golpe bianco di Edgardo Sogno”, di Pietro Di Muccio de Quattro, già deputato liberale e docente universitario. Il saggio, che, nell'intento dell'autore e dell'editore doveva essere la ripubblicazione de “Il golpe bianco” scritto dallo stesso Edgardo Sogno nel 1978, ove il partigiano raccontò l'incresciosa vicenda di malagiustizia che lo colpì, in realtà è un saggio incompleto.

Esso, infatti, raccoglie unicamente la prefazione di Pietro Di Muccio e, in appendice, gli atti del processo che vide imputati Sogno e Pacciardi ed il processo che Sogno intentò, successivamente, contro Violante, per “falso in atto pubblico”.

Perché “Il golpe bianco di Edgardo Sogno” è un saggio incompleto ?

La casa editrice LiberiLiberi aveva chiesto a Luciano Violante di scrivere una postfazione al saggio di Sogno, in modo che Violante potesse offrire la sua versione dei fatti, in risposta alle accuse di Sogno. Il magistrato, invece, ha pensato bene di non rispondere nemmeno alla gentile richiesta della casa editrice. In questo modo, onde evitare eventuali querele, la LiberiLibri, ha pensato di evitare di ripubblicare il saggio completo di Sogno in quanto, come scritto nell'introduzione, in Italia esiste ancora il reato di “lesa maestà” del magistrato, anche quando questi sbaglia.

Al danno, insomma, la beffa.

Ciò per far capire, in sostanza, in che razza di Stato antidemocratico viviamo, ove al diritto romano si è sostituito il manrovescio politico !

Ad ogni modo e comunque, ciò che ci preme ricordare è che, nel nostro recente passato, vi sono stato uomini che, sull'esempio degli Eroi del Risorgimento, si sono battuti per un'Italia diversa, libera e civile: Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi sono fra questi e nessuno, ma proprio nessuno, potrà ulteriormente infangarne la memoria.

E chi nel passato li ha accusati, farebbe bene magari a farsi un approfondito esame di coscienza, specie a distanza di oltre trent'anni.


Luca Bagatin



3 gennaio 2013

La ricetta per uscire dalla crisi economico-finanziaria: abolire la banca centrale USA !



Ron Paul già pluricandidato libertario alle primarie del Partito Repubblicano americano, ha pubblicato degli ottimi libri di cultura economica, editi in Italia dalla casa editrice Liberilibri di Macerata.
L'ultimo di questi "End the Fed - abolire la banca centrale" è illuminante, nel senso che offre una risposta esauriente alle cause della crisi economico-finanziaria mondiale e  relativamente al come uscirne.
La causa principale della crisi economico-finanziaria di questi anni è l'onnipresenza della banca centrale americana - la Fed (Federal Reserve) - sin dal 1913, che causò già una pesantissima crisi, quella del 1929, che portò al Secondo conflitto mondiale.
La Fed, nei fatti, stampa cartamoneta a tutto vantaggio del governo americano (quasi fosse un falsario), generando perdita di ricchezza, inflazione e dunque povertà. E' ed è stata la causa, nel 2007, della bolla immobiliare ed è da sempre causa principale di guerre finanziate, appunto, con cartamoneta stampata e inflazionata (si pensi alla Guerra di Corea, a quella del Vietnam ed ai recenti conflitti in Iraq ed Afganistan).
Ron Paul, nel suo saggio, fa presente al lettore che la stessa Costituzione degli Stati Uniti d'America, non contempla alcuna banca centrale, ma, diversamente, rafforza il "gold standard", ovvero il sistema aureo quale garante di un sano e stabile sistema monetario nazionale.
Un sistema totalmente distrutto dal governo presieduto da Franklin Delano Roosvelt (il quale nel 1933 confiscò l'oro ai cittadini) e dalle politiche keynesiane che Ron Paul definisce di "welfare-warfare", ove un benessere fittizio - pagato dall'inflazione - va di pari passo con un sistema USA militaristico e guerrafondaio, pagato anch'esso dall'inflazione e dalla moneta stampata dalla Fed. A vantaggio del governo, del sistema bancario e delle industrie belliche.
Attraverso la Fed, in sostanza, il governo USA ha rafforzato il suo controllo sull'economia, sottraendo libertà economica ai cittadini e rendendoli schiavi di un sistema monetario "controllato", a tutto vantaggio dei soliti burocrati, politici e banchieri al potere.
Oltretutto Ron Paul, membro del Congresso USA sin dal 1976, spiega come il sistema della Fed sia secretato e nessuno, nemmeno un membro del Congresso, possa averne informazioni o interferirvi. Ciò, nell'epoca della libertà di informazione ed in un sistema ad economia di mercato, è assolutamente vergognoso ed antidemocratico !
E' anche per questo che, sempre più cittadini, siano essi di tendenze progressiste o conservatrici, sostengono la battaglia di Ron Paul che, non a caso, passa spesso in sordina sul media nazionali ed internazionali.
Una battaglia di libertà e di libero mercato che già a suo tempo condussero gli economisti liberisti e libertari della Scuola austriaca (citatissimi dallo stesso Ron Paul nel suo saggio), quali Von Mises, Von Hayek e Rothbard, a criticare lo strapotere dei governi e delle banche.
Il futuro, per un'economia sana, stabile, di mercato, con governi leggeri e antimilitaristi, è dunque un futuro senza banche centrali. A cominciare dalla nefasta Fed.

Luca Bagatin



17 aprile 2012

"Semplicemente liberale" di Antonio Martino: un libro per uscire dalla crisi

Antonio Martino - figlio dell'illustre Ministro liberale Gaetano - nonchè egli stesso liberale e già deputato di Forza Italia e del Popolo delle Libertà, nonchè già a sua volta Ministro degli Affari Esteri nel '94 e successivamente, nel 2001, della Difesa, è certamente uno dei rari politici italiani che si caratterizzano per chiarezza, onestà intellettuale e morale.
Economista specializzatosi presso la University of Chicago, ha insegnato presso le Università "La Sapienza" e "Luiss" di Roma, oltre che nelle Università di Messina, Napoli e Bari ed ha pubblicato un ottimo ed esaustivo libro edito da Liberilibri (www.liberilibri.it) dal titolo "Semplicemente liberale".
Un ottimo compendio di economia e politica liberale, adatto in particolare ai tempi che stiamo vivendo, ove, come illustra lo stesso Martino, hanno completamente fallito tutte le politiche stataliste e keynesiane proposte in questi anni da burocrati e politicanti.
Il vero liberale, infatti, non difende la libertà di mercato solo per mere ragioni economiche, bensì perché esse sono conseguenza diretta delle libertà politiche e civili.
Martino, innanzitutto, illustra il fallimento delle politiche stataliste, costruttiviste e socialiste, le quali, anche se animate da "buoni propositi", in realtà hanno ottenuto risultati deludenti che, nei fatti, hanno impoverito i cittadini-contribuenti a causa dell'esosità dell'imposizione fiscale e della presunzione di poter controllare ogni settore dell'attività economica.
Antonio Martino pone come esempio la disoccupazione, la quale dovrebbe essere risolta a livello microeconomico e, ad oggi, colpisce in particolare i giovani, ovvero coloro i quali fanno più fatica ad inserirsi in un mercato del lavoro spesso frenato dallo Stato.
Pensiamo, infatti, a quella che Martino definisce ottimamente "penale" che il datore di lavoro deve pagare allo Stato italiano per ogni individuo che assume, ovvero i vari oneri sociali, fiscali e para-fiscali, che spesso incidono doppiamente rispetto alla retribuzione del lavoratore stesso ! E che, in questo senso, scoraggiano le assunzioni. Senza contare poi una legislazione che rende difficilissimo il licenziamento e spesso obbliga gli imprenditori ai cosiddetti "reintegri", in luogo di una ben più congrua e meno umiliante montetizzazione in favore del lavoratore.
Inoltre, Antonio Martino, spiega come il mercato e la libera concorrenza siano anche l'unico antidoto al formarsi di monopoli e fa l'esempio dell'Ibm, la quale, da monopolio del computer negli anni '80, oggi non è più un colosso e deve competere con aziende dei personal computer molto più potenti e creative.
La stessa cosa è accaduta anche con la televisione e qui, Martino, spiega come siano coercitive e dannose eventuali norme antitrust, le quali sarebbero persino antidemocratiche, in presenza di un libero mercato ove ciascun telespettatore-consumatore, può scegliere il canale che più gli aggrada di vedere e tale "gradimento" sia misurato dal famoso share.
Purtroppo, afferma Martino, è vero che il XX secolo è stato il secolo dello statalismo, così come profetizzato ed auspicato da Mussolini, il quale parlava di un secolo autoritario, di destra, fascista e statalista.
Infatti, il XX secolo è stato il secolo dei Mussolini, Hitler, Stalin, Pol Pot, Keynes e Roosvelt, con l'estensione dell'assistenzialismo di Stato di tipo bismarkiano, delle illusioni programmatorie e della politicizzazione e burocraticizzazione della società e della vita dei cittadini...resi sudditi.
E' il momento, spiega Antonio Martino, di un nuovo umanesimo liberale, il quale dipende unicamente dall'individuo.
L'Autore è illuminante persino allorquando spiega come non sia assolutamente vero che i Paesi con maggiori risorse naturali e giacimenti, oppure Paesi ex potenze coloniali, siano necessariamente i più ricchi. Anzi. Vediamo infatti come la Svizzera ed il Giappone, assolutamente privi di risorse, siano enormemente più ricchi di Paesi come Brasile o Argentina.
E ciò è dovuto essenzialmente al fatto che questi Paesi sono diventati ricchi grazie al loro sviluppo economico, ad una bassa tassazione ed all'investimento di capitali e di risorse umane al fine di produrre ricchezza ed innovazione.
E qui Martino spiega anche come siano totalmente improduttivi ed inutili, oltre che potenzialmente dannosi, gli stanziamenti economici in favore deiPaesi cosiddetti poveri, i cui fondi spesso andranno a beneficio dei governi, spesso tirannici, o comunque senza alcuna volontà di sviluppo.
La ricchezza, dunque, è un prodotto dell'ingegno umano e non di fantimatiche politiche interventiste, come invece riteneva l'economista Keynes.
In questo senso possiamo anche notare come i Paesi più sviluppati siano anche quelli in cui, oltre alla bassa tassazione, è ridotta anche la spesa pubblica e, dunque, gli interventi assistenziali. Questi ultimi pressochè sempre a vantaggio di burocrazia, propaganda politica e classe politica corrotta.
Non a caso, lo stesso Antonio Martino, ricorda che la massima cara agli economisti liberali è sempre stata "il commercio unisce, la politica divide" ed è per questo che i commerci sono sempre stati un ottimo strumento, sia in termini di sviluppo economico, che in termini di diplomazia internazionale. Gli scambi commerciali, infatti, non conoscono nè frontiere nè razze, nè differenze religiose, sessuali oppure di idee politiche. In particolare, poi, se pensiamo che ogni singolo prodotto che acquistiamo, esso è costituito da componenti provenienti dai più disparati Paesi del globo terrestre !
Il liberalismo, secondo Martino, dunque, non sarà garanzia sufficiente per il mantenimento della pace, ma certamente - come affermava Bastiat - ove passano le merci non passano gli eserciti. E si noti come sia stato da sempre il protezionismo e mai il liberalismo, a causare conflitti armati.
E, forse non è un caso se i peggiori regimi dittatoriali del Mondo, a destra a sinistra, siano e siano stati regimi statalisi, marxisti, fascisti o comunque burocratici ed autarchici.
Antonio Martino affronta poi il tema del cosiddetto Welfare State, che andrebbe completamente smantellato o, comunque, riformato in modo da garantire solamente chi ne ha realmente necessità.
Egli dimostra infatti - dati alla mano - come l'assistenzialismo universale abbia in realtà aumentato il numero di poveri anzichè ridurlo. Ed ha totalmente lasciato scoperti settori ormai completamente ridotti all'indigenza.
E ciò in quanto si sono spese risorse pubbliche a totale beneficio della burocrazia e di programmi inefficienti e causa primaria di spreco.
Ne è un esempio lampante il Welfare State italiano ed il sistema pensionistico "a ripartizione", ormai al collasso, che andrebbe - secondo Martino - sostituito con un sistema a capitalizzazione, permettendo ai lavoratori di optare per fondi pensionistici privati, con un rendimento maggiore.
L'ottimo Antonio Martino torna poi sull'argomento occupazione e disoccupazione e spiega come "essere occupati" non significhi "percepire un reddito", bensì produrlo. In questo senso dimostra come i tanti cosiddetti lavori socialmente (in)utili non siano altro che escamotage ideati dalla classe politica parassitaria al fine di garantire un reddito sicuro a determinati settori sociali a scopo propagandistico e...a spese del contribuente !
E' l'ennesimo esempio di come l'aumento della spesa pubblica improduttiva sia conseguenza della distruzione di posti di lavoro produttivi e dunque dell'impoverimento dell'intera società, costretta a doversi sobbarcare interamente tale spesa che, nei fatti, avvantaggia solamente burocrati e classe politica.
Un intero capitolo, atto anche a rafforzare quanto già scritto, Antonio Martino lo dedica alle critiche all'economia keynesiana ed alle cosiddette politiche di "deficit spending", le quali prevedono buchi di bilancio statale al fine di coprire l'aumento della spesa pubblica.
Tali politiche, pur fornendo immediati benefici, sono totalmente dannose nel lungo periodo poiché le generazioni future saranno costrette a pagare per i debiti contratti da quelle precedenti...ovvero, più precisamente, dallo Stato assistenziale e burocratico.
Ultimamente, in Italia, si parla molto di inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione della Repubblica. Antonio Martino spiega come questo proposito fosse già stato avanzato, anni or sono, dal politico liberale Luigi Einaudi,
Il pareggio di bilancio, infatti, sarebbe l'unico strumento in grado di obbligare la classe politica a limitare le spese pubbliche e, conseguentemente, ad abbassare le imposte, in modo tale da aumentare la base imponibile e garantire maggiore benessere e sviluppo economico. In questo senso, Martino, ritiene prioritario giungere ad un vero federalismo fiscale, sull'esempio della Svizzera e degli USA, abolendo dunque gli enti politici intermedi, Province in primis ed accorpando i piccoli Comuni, e, dunque, snellendo il livello di burocrazia locale e premettendo così alle singole realtà territoriali di gestire, responsabilmente, il pubblico danaro.
Il sesto capitolo di "Semplicemente liberale" è particolarmente gustoso e di scottante attualità, in quanto parla delle spese della "casta" ed avanza delle pragmatiche proposte.
Antonio Martino, infatti, spiega come, al fine di evitare l'assenteismo parlamentare, i regolamenti prevedano che, ogni assenza del parlamentare dalle sedute di Camera o Senato, nonchè ogni astensione dalle votazioni, gli sia decurtata dallo stipendio. Ciò produce un eccesso di votazioni (ed il pessimo costume dei cosiddetti "pianisti") tali da aver reso l'Italia il Paese dalle oltre 200.000 leggi.
Pertanto Martino propone un sistema esattamente opposto, ovvero il pagamento di un "tot" per ogni votazione del parlamentare, in modo da far sì che lo stesso si rechi alle votazioni unicamente di effettivo interesse per il Paese.
Altra proposta, a tratti paradossale, è l'introduzione di elezioni a sorteggio, fra tutti gli elettori italiani, in modo da avere un Parlamento di cittadini, senza più partiti e candidati che spendono e spandono risorse pubbliche al fine di garantirsi un posto in Parlamento !
Proposta paradossale, forse, ma sicuramente democratica se è vero che la democrazia è rappresentanza del popolo.
I capitoli finali sono dedicati alla lotta al proibizionismo ed al paternalismo di Stato, ovvero in favore della legalizzazione delle droghe, unico strumento per combattere la criminalità organizzata ed il mercato illegale di sostanze stupefacenti, oggi, "grazie" al proibizionismo di Stato, totalmente fuori controllo e contro quel paternalismo statale che, persino negli USA, vorrebbe imporre ai cittadini una vita più sana, persino con speciali diete per combattere l'obesità !
Misure coercitive ed assolutamente illiberali, secondo Martino, in totale contrasto con i principi democratici e costituzionali dei Paesi civili.
L'ultimo capitolo è dedicato all'immigrazione, ove Antonio Martino, spiega come essa è fenomeno necessario e da incoraggiare, tutt'altro che dannoso. Fenomeno utile allo sviluppo economico, in particolare in settori produttivi abbandonati da persone con alta qualificazione scolastica e professionale.
Il razzismo e la xenofobia, assieme alla criminalità dunque, sono i veri nemici da combattere in uno Stato liberale.
"Semplicemente liberale" è, come dicevo all'inizio dell'articolo, un ottimo libro che affronta i problemi dell'oggi e fornisce quelle chiavi di lettura laiche e sensa pregiudizi, in grado di uscire dall'attuale crisi nazionale e mondiale.

Luca Bagatin



9 aprile 2012

"Lettere dalla Terra" di Mark Twain: un saggio umoristico anticlericale



Ancora una volta, con la pubblicazione di "Lettere dalla Terra" di Mark Twain, la casa editrice Liberilibri (www.liberilibri.it) si caratterizza per il suo spirito libero e libertario. Si tratta infatti di un rarissimo libro che raccoglie gli scritti irreligiosi e scettici del noto romanziere americano.
Mark Twain, infatti, è noto in Italia principalmente per i suoi romanzi dedicati alla letteratura d'infanzia ed invece egli fu anche e soprattutto acceso polemista, umorista ed anticlericale e già seppe dimostrarlo con il suo "Lo straniero misterioso", nonchè con "Il diario di Eva" e "Viaggio in Paradiso", veri e propri racconti filosofici e sui quali meditare, oltre che ridere a crepapelle.
Mark Twain, che conosceva bene la Bibbia e l'aveva interamente letta e studiata sin da quando aveva quindici anni, seppe coglierne tutte le contraddizioni che -  in "Lettere dalla Terra" - illustrerà con il suo proverbiale sarcasmo. Sarcasmo ed irriverenza talmente pungenti da convincerlo a non farlo pubblicare in vita, temendo di perdere gran parte del suo pubblico e da fargli scrivere, in una lettera ad un amico: "Domani ho intenzione di dettare un capitolo che condannerà al rogo i miei eredi e aventi diritto, se oseranno stamparlo prima del 2006 d.C., e non penso lo faranno".
In realtà, "Lettere dalla Terra", sarà pubblicato per la prima volta nel 1962 per volontà della figlia e, di recente, è stato ripubblicato solamente da Liberilibri.
In questo libro il protagonista è Satana, un arcangelo burlone, il quale si fa beffe della Creazione e del suo...Creatore.
Satana, esiliato per l'ennesima volta, decide di visitare la Terra e mantiene una fitta corrispondenza con San Michele e San Gabriele. Scrive infatti loro numerose lettere nelle quali si fa beffe della stupidità umana e delle sue tante contraddizioni ed iporcisie.
Satana, infatti, osserva come l'uomo preghi il suo Dio, anche se questi continua a mandargli innumerevoli punizioni. Si fa beffe dei dogmi cristiani, i quali prevedono Comandamenti in totale contraddizione con la natura umana e racconta di come l'uomo si immagini un Paradiso bruttissimo, fatto di individui che passano il loro tempo a pregare e cantare, ovvero due cose che sulla Terra non sono propriamente tenute in alta considerazione, visto che nessun individuo sano di mente passerebbe l'eternità a pregare e cantare !
Satana, nella fattispecie, si chiede come mai, mentre sulla Terra la cosa più piacevole che gli individui desiderano fare è "fare sesso"...nel Paradiso immaginato dagli uomini stessi, questa pratica sia del tutto proibita ed impensabile !
Inoltre, egli si chiede come mai, mentre sulla Terra i pregiudizi razziali abbondano e l'odio fra le nazioni sia all'ordine del giorno...ciò sia impensabile in Paradiso, ove tutti si amano, come per incanto !
Tanto varrebbe che gli individui cercassero di amarsi anche sulla Terra, osserva infatti Satana.
Ma l'apoteosi del sarcasmo e dell'analisi delle assurdità umane, Satana-Twain, la raggiunge allorquando analizza la religione cristiana e rileva che gli abitanti cristiani della Terra ritengono che la Bibbia contenga la "Parola di Dio".
Un libro che, come osserva Satana-Twain, contiene piuttosto un'innumerevole quantità di violenza gratuita, spesso perpetrata da Dio ai danni dell'uomo. E, pergiunta, prevede anche un luogo terribile che prende il nome di "Inferno".
E, dunque, nelle sue lettere a San Michele e San Gabriele, descrive il contenuto della Bibbia, partendo da Adamo ed Eva e raccontando come loro vennero a conoscenza di quel "Senso Morale" che la Chiesa esalta da secoli...ma che sarà la vera dannazione del mondo !
Adamo ed Eva, infatti, saranno eslulsi dal Giardino dell'Eden e tutti i loro discendenti saranno puniti...solo perché avevano mangiato una mela e scoperto i piaceri del sesso, oltre che rendersi conto di essere nudi...così come peraltro Dio stesso li aveva creati !
La raccolta di lettere di Satana-Twain, prosegue poi con la descrizione dell'Arca di Noè e di come questi radunò quantità impossibili di animali fra i quali...le mosche. Ovvero quegli insetti che poteranno le peggiori malattie infettive sulla Terra !
Il libro è dunque un crescendo di parabole e vicende della Bibbia, analizzate dall'occhio innocente dell'umorista americano e dimostrano lampanti incongruenze e contraddizioni fra la presunta volontà del Dio biblico e quello immaginato dagli uomini.
Certamente il più bel libro umoristico mai scritto dal sapore anticlericale, utilissimo per tutte le menti che amano riflettere ed andare oltre i dogmi e le apparenze.

Luca Bagatin



23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini