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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 novembre 2010

Costituiamo l'Unione Democratica Liberale ed alleiamoci ai finiani: per la Nuova Repubblica




E' necessario, oramai, organizzarsi.
Le elezioni potrebbero essere alle porte e non dobbiamo farci trovare impreparati. Non come al solito, quantomeno.
"Uniamoci a coorte, siam pronti alla morte. L'Italia chiamò", dovrebbe essere, dunque, il nostro risorgimentale motto. Un'Italia laica, liberale, libertaria.
Occorre mettere infatti in piedi un'aggregazione politica che metta assieme laicità, libertà economiche ed individuali e diritti civili.
Occorre dunque sciogliere o federare in un un'unica formazione: Repubblicani, Liberali e Radicali (se lo vorranno).
Occorre mettere in piedi una nuova "cosa", ovvero una nuova "casa" con la quale puntare almeno al 4 % dei consensi.
Occorre mettere in piedi un soggetto unitario di tutti i laici-liberaldemocratici-liberalsocialisti da chiamare, magari, Unione Democratica Liberale.
Un'aggregazione che possa parlare di unioni civili, diritti di cittadinanza, legalizzazione di marjiuana e hashish, testamento biologico ed eutanasia, ricerca scientifica, diritti degli omosessuali, oltre che di abolizione delle Province, riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte.
Un'aggregazione - questa possibile Unione Democratica Liberale - capace di coalizzarsi su pochi ma concreti punti programmatici con Futuro e Libertà di Fini (che già al suo interno gode di associazioni culturali laiche come "Libertiamo", "GayLib" e "Socialismo e Libertà"), con l'Udc e con tutti coloro i quali vogliono puntare all'alternativa tanto a Berlusconi quanto ad una sinistra cattocomunista e giustizialista.
Terzo Polo ? Giammai !
Secondo o primo polo al massimo. Ovvero garantire un'alternativa a Berlusconi ed ai suoi alleati di estrema destra per mezzo di una nuova coalizione capace di attrarre laici e cattolici oltre la destra e la sinistra.
Ove i laici facciano davvero i laici in Parlamento ed ove al governo si occupino di pochi ma concreti punti programmatici e di riforma.
Per una Nuova Repubblica. Per una Terza Repubblica.
I punti programmatici da mettere sul tappeto sono presto detti: abolizione delle Province; privatizzazione della Rai; riduzione della spesa pubblica improduttiva; progressiva riduzione delle imposte sino ad arrivare - possibilmente - ad un'aliquota unica; separazione delle carriere dei magistrati; spoliticizzazione del CSM; politica estera filo occidentale e filo israeliana con conseguente chiusura dell'amicizia politica berlusconiana con la Russia di Putin, la Bielorussia di Lukashenko e con la Libia di Gheddafi. No, dunque, all'amicizia fra Italia ed i Paesi dittatoriali.
Tutti punti sui quali nè Pd nè PdL sono d'accordo, ma sui quali, in Italia, i consensi raggiungono vette elevate e che saranno capaci di restituire credibilità al nostro Paese a livello internazionale.
Armiamoci e partiamo, dunque. Le elezioni sono più vicine di quanto non possiamo nemmeno immaginare.

Luca Bagatin



22 luglio 2009

Pronto il ddl per liberalizzare le professioni

E così, quelli di Coalizione Generazionale e di Libertiamo, in collaborazione con il quotidiano liberale "L'Opinione delle Libertà", partono dalle libere professioni.
Checché se ne dica, l'Italia, è un Paese culturalmente arretrato sotto ogni punto di vista. L'imprinting catto-comun-clerical-fascista si fa sentire ancora oggi, se pensiamo anche che la breve parentesi liberal-risorgimentale - unica ventata di modernizzazione che l'Italia abbia conosciuto anche con le aperture alle fascie più deboli del primo ministro Giovanni Giolitti, a tratti finanche più avanzate delle proposte dell'allora nascente partito socialista - è stata, appunto, spazzata via da tempo.
Dal Fascismo prima e dal Cattocomunismo dopo. Le due ideologie di massa e quindi di classe che hanno da sempre denigrato il mercato e le libere professioni.
Uniche alternative alla miseria, perlatro, visto che se l'economia non gira saremmo tutti più poveri e meno liberi.
Oggi si riparte. Con il governo meno peggiore che l'Italia abbia avuto negli ultimi anni e, forse, speriamo, in grado di recepire queste proposte "sovversive" come definito anche nel documento qui sotto riportato.
"Sovversive" in quanto liberali. Non piazzaiole e nemmeno pizzaiole da festa dell'Unità o del Piddì -  che dir si voglia - de noantri.
Un'alternativa agli Ordini professionali, ovvero alle baronie ed al privilegio corporativo e dunque di casta.
Ed era ora.

Luca Bagatin




Care amiche, cari amici,
  
si riparte. O, meglio, si continua. Giovedì 23 luglio 2009 depositiamo alla Camera dei Deputati il primo disegno di legge del gruppo “Io non voglio il posto fisso”. E quello stesso giorno, alle ore 16.30 presso la sede del quotidiano L’Opinione (Via del Corso, 117 – Roma), lo presentiamo pubblicamente, insieme ai deputati che in queste ore lo stanno firmando e alle associazioni che copromuovono l’incontro: Libertiamo e Coalizione Generazionale (in attesa che altre aderiscano).
 
Partiamo dalle libere professioni. Coerentemente con quanto ci siamo detti nell’incontro del 21 marzo a Milano, il nostro obiettivo è quello di permettere una vera liberalizzazione di tutte le professioni, che non preveda l’abolizione degli Ordini ma che impedisca a chiunque di imporre resistenze alla concorrenza e alla possibilità dei giovani meritevoli di competere nel settore in cui sognano di svolgere la loro attività libero-professionale.
  
Alcune misure del nostro disegno di legge sono “sovversive”: vera abolizione delle tariffe, possibilità di iniziare il praticantato durante gli ultimi mesi di università, piena possibilità di pubblicizzare i servizi offerti, abrogazione del minimo contributivo previdenziale, possibilità di avere anche in Italia vere società interprofessionali, anche con il concorso di soci di mero capitale.
 
Nella relazione introduttiva del disegno di legge, si spiega espressamente che questa proposta "nasce" su Facebook, da una discussione ampia che ormai ha diversi mesi di anzianità. Presentato il ddl, ci impegneremo per diffonderlo e per chiedere a gran voce che il Parlamento lo discuta.
 
Vi aspettiamo giovedì 23: come sempre apriremo un bel dibattito…
  
Luca Bolognini (Coalizione Generazionale)
Piercamillo Falasca (Libertiamo)




26 aprile 2009

Roberta Tatafiore: un ricordo



Ricordo che la prima volta che ho sentito parlare di lei è stato......
Avevo 17 anni ed allora ero un verde militante. Fu così che conobbi i primi radicali storici, quelli che avevano vissuto i mitici anni Sessanta, Settanta ed Ottanta con le loro lotte per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza alla leva militare, voto ai diciottenni, liberazione sessuale, omosessuale, transessuale, antiproibizionismo su droghe, non droghe, ricerca scientifica, ambientalismo laico, autogestione del proprio corpo e della propria mente....).
Frequentavo la sede dei Verdi di Pordenone, allora sita in Via Rovereto, ove oggi c'è un call center per immigrati. Mi avevano lasciato una copia delle chiavi ed allora mi dilettavo a riordinare il polverosissimo archivio fatto di vecchi numeri di Quaderni Radicali (ne conservo a casa ancora un sacco di copie), di Frigidaire (con un poster di Ilona Staller, al secolo Cicciolina), di Radicalchic (una rivistina radicale di satira che usciva nei primi anni '80), de Il Male, dei vecchissimi numeri di Lotta Continua e.....Lucciola, il giornale dei diritti delle prostitute diretto da lei: Roberta Tatafiore.
Non so perché, ma sono sempre stato attratto dai diritti degli “sconciati”, dei “diversi”, degli “emarginati”. Forse perché, sin da ragazzino, sono sempre stato un tipino abbastanza stravagante, poco incline al conformismo (nei comportamenti, nel modo di vestire, nelle abitudini, nel modo di pensare....), ontologicamente controcorrente.
Per me l'amore per tossici, puttane, disabili, froci e lesbiche e chi più ne ha più ne metta è stato dunque naturale. Più che amore è stata empatia, comprensione. Fra anticonformisti ci si riconosce a pelle.
E' così che ho iniziato a leggere quel vecchio numero di Lucciola, gli articoli della Tatafiore e ricordo persino un buffissimo quanto emblematico fotoromanzo a tema prostituzione con protagonisti la stessa Tatafiore ed un giovanissimo Chicco Testa.
Ma chi era Roberta Tafafiore ? Una femminista, proveniente dal quotidiano “Il Manifesto” e poi una militante radicale in prima linea per i diritti civili delle prostitute e dunque per la loro autogestione.
Ironia della sorte, nel 1999, collaborerò io stesso – lavorativamente parlando, pur per un breve periodo – con il Comitato dei Diritti Civili delle Prostitute, fondato anche con il contributo di quelle battaglie libertarie e con sede nazionale proprio a Pordenone.
Ormai abbandonata la militanza sinistrorsa nei Verdi (che stava diventando sin troppo sinistrorsa ed ideologizzata per un individialista liberale e libertario come me) e anche quella nella Lista Emma Bonino per la quale avevo comunque condotto – con nessun mezzo ed assieme alla radicale storica Paola Scaramuzza – la campagna elettorale per le europee in città (secondo partito a Pordenone con il 14% dei voti: ci dedicarono anche la prima pagina de “Il Gazzettino"), mi sono per molti versi avvicinato al progetto del Polo Laico e poi della Casa Laica. Per un'area libertaria nel centrodestra.
Il Polo Laico era animato da persone che culturalmente e politicamente stimavo molto: Givanni Negri, Arturo Diaconale, Luca Barbareschi e.....Roberta Tatafiore appunto !
Eccola che ritorna. Ascoltai su Radio Radicale anche il suo intervento di fondazione di quel progetto che pur ebbe vita breve.
Come poteva una femminista ex di sinistra avvicinarsi ad un progetto nell'alveo del centrodestra ? Poteva eccome, se era sufficientemente laica e libertaria da rendersi conto che dall'altra parte – nei salotti buoni della gauche au caviar - i “diversi” sono sempre stati trattati come degli appestati (personalmente ricordo che allora, solo con i giovani di Alleanza Nazionale riuscivo a parlare apertamente, in dibattiti pubblici e televisivi, di legalizzazione della cannabis e di somministrazione controllata di eroina ai tossicomani. Io a favore e loro contro. Con i “sinistri” era impensabile, tanto erano attenti a mantenere buoni rapporti con i loro amici cattolici).
Non a caso, lo storico leader del Partito Repubblicano Italiano, Randolfo Pacciardi, preferendo l'alleanza con i clericali piuttosto che quella con i comunisti, affermava: “Meglio una messa al giorno che una messa al muro”. Come non dargli torto !
Ma ecco che comunque, anche lì, fra quegli ingenui clericaloni e parrucconi del centrodestra berlusconiano, i laici, liberali e libertari duri e puri davano fastidio. Solo qualcuno si è salvato quà e là. Mi pare che la stessa Tatafiore abbia aderito ai Riformatori Liberali di Della Vedova e Taradash, ma, ad ogni modo.....non c'è stata trippa pè gatti !
Negli ultimi anni Roberta Tatafiore curava una rubrica  - Thelma e Louise - su “Il Secolo d'Italia”, in cui continuava a parlare libertariamente di femminismo con Isabella Rauti.
In un recente articolo su “La Voce Repubblicana” l'ho persino citata come rappresentante di quei radicali dalla mente libera (come anche Adele Faccio, Angelo Pezzana, Giovanni Negri....), che non hanno chinato la testa di fronte ai deliri pannelliani che hanno portato quella tradizione alla totale distruzione politica e culturale.
In questi giorni, per mezzo di un bellissimo articolo dell'amico Vittorio Lussana su “L'Opinione delle Libertà” (che con la Tatafiore per un periodo ha anche convissuto), vengo a sapere che ella si è tolta la vita all'età di 66 anni. Mi scende una lacrima, poi comprendo e rispetto.
Rispetto una scelta consapevole e rifletto. Rifletto sul fatto che – come andiamo ripetendo da anni - solo noi siamo i padroni della nostra esistenza, solo noi siamo in grado di gestirci ed autogestirci, perché noi siamo “il pilota” della nostra vita, della nostra mente, della nostra coscienza. E' un discorso filosofico, ma anche eminentemente politico. E forse Roberta Tatafiore ha così compiuto il suo ultimo, estremo, atto politico di un'esistenza profondamente coerente, liberale e libertaria.
Penso quindi ad Alex Langer. Poi a Piero Welby ed infine a Beppino Englaro ed a Eluana.
Esperienze che non c'entrano assolutamente nulla fra loro. Non le giudico, sorrido, e penso a quanto sia fortunato ad aver potuto comprendere ed apprendere – nel mio piccolo – qualche cosa dalle loro esistenze.

Luca Bagatin

Su youtube si può trovare questo bel video fotografico in ricordo di Roberta, al link
http://www.youtube.com/watch?v=x2vq7wDy28Q



26 marzo 2009

Per Antonio Martino il PdL non è un partito liberale


Sono d'accordo con il condirettore de “La Voce Repubblicana” Italico Santoro quando, nel suo articolo di fondo del 18 marzo scorso sul nostro giornale di repubblicani storici, afferma che al convegno di fondazione dell'Associazione Libertiamo – per un'anima libertaria nel PdL – ha avuto ragione Antonio Martino.
Antonio Martino è un liberale della prima ora, figlio del grande ministro del PLI Gaetano Martino.
Antonio Martino è stato fra i fondatori di Forza Italia ed ha tentato in tutti i modi di dare a quel partito un'anima liberale, libertaria e liberista. Con rislutati – invero – sostanzialmente deludenti.
Martino, allo stesso convegno organizzato da Benedetto Della Vedova – come correttamente riportato da Italico Santoro - ha infatti rilevato come il PdL partito unico che sta per nascere: “somiglia al colbertismo, al fascismo, al socialismo, ma non al liberalismo”.
Le prese di posizione del Premier Berlusconi e di suoi Ministri - francamente insospettabili - come Maurizio Sacconi sul “caso Englaro”, e più in generale sui diritti civili sui quali al momento il governo non ha fatto nulla (ancora sulla carta la proposta di Brunetta e Rotondi sulle coppie di fatto ribattezzata “Didore”), ma anche le posizioni di scarsa liberalizzazione del mercato del lavoro e dell'impresa, ci fanno infatti ritenere che la dose di libertà individuali ed economiche del e nel PdL siano scarsissime.
Ci attendiamo, non a caso, più che un Partito Unico, una scissione che porti ad una fuoriuscita dei liberali doc. Lo stesso Della Vedova  dovrebbe cominciare ad aprire gli occhi.
Leader e cervelli liberi e pensanti, in quello che oggi è il PdL, sembrano infatti non mancare. Oltre al critico Gianfranco Fini, oggi si aggiunge anche Antonio Martino.
E chissà che finalmente non ne nasca – nel prossimo futuro - un nuovo, autentico, Partito Liberaldemocratico di massa. Né di destra né di sinistra: semplicemente per le libertà degli individui.

Luca Bagatin



14 marzo 2009

Nasce "Libertiamo" per dare un'anima libertaria al Popolo della Libertà


Sabato 14 marzo, dall'Assemblea dei Riformatori Liberali che si terrà al Boscolo Exedra Hotel di Piazza della Repubblica 47 a Roma dalle 14.30, il deputato del PdL Benedetto Della Vedova, promuoverà l'Associazione Libertiamo (sito web: www.libertiamo.it).
I Riformatori Liberali sanciranno così il loro scioglimento e l'entrata ufficiale nel partito unico del PdL alla Costituente del 27 e 28 marzo prossimi.
L'Associazione Libertiamo, sarà, dunque, un luogo di aggregazione di laici, liberali, libertari e liberisti per contrastare la linea clericale del PdL, abbracciata ultimamente anche dal Premier Berlusconi.
Benedetto Della Vedova, già con il "caso Englaro", ha dichiarato che il PdL non può essere il partito del Papa, bensì un''aggregazione più ampia che assicuri una polarità liberale al centrodestra.
Chi scrive plaude all'iniziativa, ma con tutte le perplessità del caso.
L'operazione di Della Vedova non è nuova: già si provò nel 2000 con il Polo Laico di Giovanni Negri, Diaconale ed altri di costituire un'anima libertaria nel centrodestra. La stessa cosa la tentarono gli stessi Riformatori Liberali con Taradash e Della Vedova nel 2005. Oggi - con Taradash e Diaconale fuoriusciti dal PdL per approdare al Partito Liberale Italiano - ci riprova Della Vedova.
Certamente non con un partito ma con una lobby interna al PdL.
Chi scrive, come Della Vedova, del resto, ritiene che non vi sia al momento altro spazio al di fuori del PdL.
Solamente lì sono valorizzate le forze ed i contributi laici, liberali e libertari. Non certamente in un Pd in caduta libera e con una cultura impenetrabile e fortemente cattocomunista.
Posto questo, si tratta di capire che cosa vuole diventare il PdL: partito liberale di massa o partito conservatore ?
Una parte di risposta è già data nel momento in cui questo partito (che, ricordiamolo, non ha alcun ancoraggio con la Storia e la cultura italiana, allo stesso modo del Pd) ha deciso di collocarsi nel Ppe. Ovvero la casa dei conservatori e dei confessionali in Europa.
Certo, un partito che richiama nel suo nome il valore della "Libertà" e che pone come suo obiettivo le libertà stesse....avrebbe dovuto naturalmente collocarsi fra i Liberali Europei dell'Eldr.
Ed invece è andata diversamente.
Ora, come un Della Vedova possa collocarsi nel Ppe, non ci è dato di sapere. Chi scrive ha peraltro scritto un'e-mail direttamente al deputato europeo Jas Gawronski, noto repubblicano e liberale oggi collocato nelle medesime posizioni, per chiedergli se lui si trovi a suo agio nelle file del Popolarismo europeo.....ma sino ad ora non ha ricevuto alcuna risposta.
Se poi pensiamo alle posizioni assolutamente composite all'interno del PdL, viene un tantino da mettersi le mani nei capelli.
E, poi, a parte i temi economici e la politica estera.....sulla questione dei diritti civili ed individuali non ci siamo proprio.
La politica non può permettersi di ascoltare discorsi confessionali e "di parte". Se così fosse perderebbe la sua autonomia e soprattutto il rispetto di tutte le sensibilità presenti sul territorio nazionale.
Uno Stato liberale non può permettersi di fare un passo indietro e tornare ad una condizione di Stato etico (come fu durante il fascismo).
Un partito che mette al centro dei suoi valori la Libertà, non può negarla ad alcuno.
E' per questo che, se proprio si vuol costituire un Partito unico delle Libertà, è opportuno che questo sia inequivocabilmente: laico, liberale, libertario, liberista ed antistatalista e sia collocato nell'alveo della Liberaldemocrazia europea ed internazionale.
Diversamente è bene che cambi nome ed anche valori di riferimento.
Se la neonata Associazione Libertiamo si farà promotrice di ciò, allora avrà reale senso di esistere come lobby laica del PdL.
Diversamente è bene andare oltre e ripensare  - ovvero ridisegnare - l'attuale bipolarismo italiano.
Puntare a separare i Liberali del PdL dai Conservatori. Puntare alla costruzione di due poli a partire da una spaccatura costruttiva dello stesso PdL: da una parte i difensori delle libertà (individuali, civili, economiche) e dall'altra i custodi della tradizione (anche confessionale, se lo riterranno opportuno).
Lo spazio - in questo momento  - ci sarebbe affinché ciò accadesse.
Il Pd di Franceschini & Co. ed i loro progetti di "centrosinistra" non sono infatti minimamante credibili per continuare a rappresentare la metà degli elettori italiani.
Oggi è il momento del Partito Liberaldemocratico di massa, progressivo, libertario, democratico in quanto laico. Per i diritti di ciascuno, nel rispetto dei doveri civici.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini