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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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12 luglio 2014

"Riflessioni garibaldine e non solo" by Luca Bagatin


Anita e Giuseppe Garibaldi visti da Milo Manara
Per esistere è necessario resistere (l'avevano compreso quelli di Giustizia e Libertà e del Partito d'Azione). Diversamente sei già morto senza averne contezza, senza rendertene conto (un po' come i politicanti di oggi, ma non solo).
Sono assolutamente convinto che la mancata instaurazione della Dittatura garibaldina, ovvero l'instaurazione di una Repubblica del Sud di matrice socialista umanitaria con a capo lo stesso Giuseppe Garibaldi - con pieni poteri - sia stato l'unico errore del Generale. L'aver consegnato il Mezzogiorno ai Savoia, così, senza condizioni, fu una sconfitta sociale. Peraltro costò, pochi anni dopo, allo stesso Garibaldi, il piombo savoiardo...
Ormai tutti scriviamo libri. Pur sapendo che quasi nessuno ci leggerà.
La mia donna ideale è un'eroina, come Anita Garibaldi, come la Donna Selvaggia dei miti junghiani. Una donna che non si piega alla realtà dei fatti, bensì è in grado di plasmare - attraverso i miti del passato che si porta dentro -  il suo presente. E quindi il suo futuro. 



15 febbraio 2014

"Non lo so ". Monologo by Baglu

Non lo so.

Non so capire le persone e capire perché la gran parte delle persone sia pervasa da egoismo e menefreghismo che le porta, di volta in volta, a fregarsene unicamente degli affari propri.

Ma, in particolare, posso dire che quest'ultimo viaggio a Roma mi ha insegnato - semmai non mi fosse stato abbastanza chiaro - che la gran parte dei cosiddetti "amici" sono amici interessati o occasionali, un po' come certi fugaci rapporti sessuali nei quali, purtuttavia, non ho mai creduto (e mai ho voluto praticare).

Sono stanco di cercare le persone. Persone a cui non frega assolutissimamente nulla di me. Sarei più felice, dico sul serio, se me lo dicessero almeno in faccia.

E sono stanco di dover dare corda alle persone che mi si appiccicano come il miele se hanno bisogno di un'intervista, salvo poi disconoscerne il contenuto ed impedirne la pubblicazione allorquando sono diventate famose (magari anche grazie al sottoscritto).

Sono stanco della falsità e per questo non sono mai stato simpatico a nessuno. Perché se sei uno stronzo o una stronza io te lo dico in faccia e te ne dimostro le ragioni con dovizia di particolari.

Ma, per lo più, preferisco lasciar correre salvo gustarmi successiva vendetta se la cosa si fa oltremodo pesante.

Mai provocare un depresso cronico che, pergiunta, non ha nulla da perdere. Quante volte l'ho detto e ripetuto ?

Qualche giorno fa mi sono trovato a piangere e non per una solitudine imposta dagli anni, dalle persone inutili che sovrappopolano questo ingiusto mondo. Mi sono commosso nel leggere la notizia del suicidio di Amnesia, una ragazzina di Padova di quattordici anni. Amnesia si era già da tempo praticata tagli alle braccia.

Mi ha ricordato i miei quattordici anni. Ancora porto le ferite delle mie di lesioni alle braccia. Anche nel mio caso si trattava di un rifiuto d'amore, ma, forse, si trattava anche della percezione che in questo mondo l'amore è solo uno spot pubblicitario. Mercificazione economica spacciata per sentimento ove ragazze e ragazzi fingono di volersi bene, per un periodo, sin tanto che dura.

Ho sempre creduto nell'assoluto. E quindi anche nell'amore assoluto. E penso che Amnesia fosse solo una ragazzina sensibile, alla ricerca dell'amore.

Dubito che fosse depressa. La depressione non esiste. E' solo bisogno d'amore. Quello vero. Non le cretinate che spacciano per amore ogni tre per due nei media o nelle soap e, spesso, purtroppo, anche nella vita reale.

Amnesia si è rifugiata così nel web, cercando aiuto, cercando comprensione. E ricevendone solo ulteriori cretinate di utenti virtuali che la invitavano a morire. Nel giornale ho letto e ho ancora sotto gli occhi frasi quali: "Ti tagli solo per farti vedere", oppure "Secondo me tu stai bene da sola...fai schifo come persona".

Non vorrei mai augurare alle persone che hanno scritto queste frasi di trovarsi nella condizione in cui si è trovata Amnesia. E' vero, forse lo meriterebbero. Ma non è una cosa che vorrei augurare loro. La sofferenza emotiva è un abisso dal quale non ci risolleva facilmente. Perché no, non si fanno certe cose perché si vuole apparire, bensì si vorrebbe scomparire. Per sempre.

Non si vorrebbe essere mai esistiti e tale consapevolezza ti rimane, volente o nolente, per tutta la vita.

Orde immonde di psicologi, commentatori televisivi, criminologi, puttane delle carta stampata da sempre si prodigano nell'elargire la loro insipienza non richiesta sull'argomento. Ma stessero un po' zitti !

Abbracciassero le loro figlie, i loro figli, le loro mogli, compagne, mariti, compagni, fratelli, sorelle, genitori. E facessero sentire loro il bene che hanno da dare e che desiderano ricevere.

Non so se ci sia altro da aggiungere.

Mi viene in mente solo che, anche il prossimo libro che pubblicherò, come fu per il primo, lo pubblicherò unicamente perché con esso sarà pubblicata anche la dedica che ho scritto nel frontespizio.

La dedica che pubblicherò, anche questa volta, sarà più importante del contenuto del libro. Perché è importante, per me, la persona a cui è rivolta.



16 gennaio 2013

E l'allodola disse al gufo: "Io sono sveglia e tu ?" (Sprazzi e Spritz di una storia d'amore): il nuovo libro di Andrea G. Pinketts e Laura Avalle

Lui è un uomo della notte; lei una donna che ama il giorno.
Lui è un quarantenne che vive con la madre ed il suo cane Benvenuto; lei una studentessa che vive con la sorella, ex Miss Muretto di Alassio.
Lui è un'ex promessa della boxe, poi diventato scrittore di una certa fama; lei un'aspirante giornalista.
Lui ama il fumo e la birra; lei detesta entrambi.
Lui ostenta smodata sicurezza ed egocentrismo; lei ostenta una certa insicurezza, per molti versi, tipicamente femminile.
Lui è un patito della soap opera "Vivere"; lei un'adoratrice del "TG5".
Lui ama il cinema, in particolare gli horror ed i b-movie; anche lei ama il cinema, ma rigorosamente storie d'amore strappalacrime. Ma entrambi amano i cartoni animati.
Lui è Andrea G. Pinketts, celebre scrittore di noir, lei è Laura Avalle, ribattezzata da Pinketts "Laura Downvalley", giornalista piemontese e direttrice di diverse testate della Guido Veneziani editore.
La loro è una storia d'amore. Vissuta dieci anni fa, ma raccontata solo oggi in un bellissimo libretto che si legge d'un fiato. Adatto per le coppie male assortite, quelle in crisi, ma anche e soprattutto per quelle che - nonostante l'amore sia finito - continuano a volersi bene.
"E l'allodola disse al gufo: "Io sono sveglia e tu ?" (Sprazzi e Spritz di una storia d'amore)"
è il lunghissimo titolo di questo breve ma intenso ed appassionato libro-verità edito dalla Europa Edizioni e scritto, a quattro mani, da Pinketts e dalla Avalle.
Un libro, per l'esattezza, scritto a metà: cinquanta pagine di racconto della loro storia d'amore scritte da Pink e cinquanta scritte dalla Downvalley.
L'idea nacque a lei, la Avalle, allorquando propose al suo ex fidanzato Pinketts di scrivere un diario - ciascuno per conto proprio - della loro storia d'amore, per poi rileggerlo assieme e rivivere le loro emozioni passate.
Alla fine ne è nato questo bel libro, in un'elegante veste editoriale illustrata da intriganti vignette curate da Elena Cesana, illustratrice in particolare di noir, che ritrae Pinketts e la Avalle come se fossero Humphrey Bogart ed Ingrid Bergman in Casablanca.
Un libro da non perdere, che vi farà sicuramente sorridere, appassionare ma anche riflettere sull'amore. E sul come vi possano essere coppie apparentemente mal assortite, i cui componenti hanno abitudini, stili di vita ed interessi opposti, ma legate da un sentimento che supera ogni possibile barriera. E, per dirla con Pinketts, ogni possibile birreria.

Luca Bagatin

PS: Andrea G. Pinketts è un amico che non ha mai amato le confidenze. Da quando lo conosco non ha mai raccontato nulla delle sue ex e questo libro, debbo sottolinearlo, mi ha fatto scoprire un lato "meno duro" e più "sensibile" del Pink Nazionale.
In compenso, da quando lo conosco, gli ho confidato molte delle mie storie passate, presentandogli anche una mia “ex ex”. Ma soprattutto sono riuscito a contagiare tutte le mie ex con i suoi libri.
E, anche per me, come per Pink, non tutte le ex vorremmo che fossero ex e rimpiangiamo "quel" fatidico giorno in cui fummo lasciati.
Fu per entrambi "un duro colpo per l'arte". 



Una foto d'annata datata aprile 2005



28 gennaio 2012

Marco Pannella. Biografia di un irregolare



Sarà anche sin troppo elogiativa, ma, la biografia di Marco Pannella scritta dal giornalista Valter Vecellio, "Marco Pannella. Biografia di un irregolare", edito dalla Rubbettino, è indubbiamente il primo ed unico documento che racconta per filo e per segno chi è e chi fu il leader radicale.
Potrebbe apparire strano che una biografia sia scritta prima della dipartita dell'attore principale, ma ciò non fa che renderla contemporanea, attuale.
Come attuali sono le battaglie che conduce il Partito Radicale o come cavolo si chiama di volta in volta (Lista Pannella, Lista Bonino, Rosa nel Pugno...).
Il Partito Radicale di Pannella, come ci racconta lo stesso Vecellio, può dirsi continuatore, per molti versi, di quel Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che fu messo in piedi gli intellettuali laici che, negli anni '50, si raccolsero attorno al settimanale liberale "Il Mondo": Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Niccolò Carandini, Leopoldo Piccardi, Ugo La Malfa e molti altri.
Il "primo" Partito Radicale, era forse un po' più "austero", ma aveva gli stessi caratteri di lotta ai privilegi ed alle corporazioni del partito radicale pannelliano.
L'avventura degli Amici del Mondo si concluderà presto e quei radicali finiranno chi nel Partito Repubblicano (la maggioranza), chi nel Partito Socialista, chi fonderà il Partito Radicale che erediterà Pannella.
La biografia di Vecellio parte dalle origini del Nostro: abruzzese di Teramo nato il 2 maggio 1930, battezzato Giacinto in ricordo dello zio ma chiamato dalla madre, Andrea Estechon, di famiglia svizzera francese, Marco. Sarà dunque la madre ad iscrivere il figlio in una delle tre scuole Montessori d'Italia, prima che siano bandite dal fascismo, assieme alla sua fondatrice.
Nel 1938, il bambino Pannella, seguirà corsi di scherma e violino, sotto l'insegnamento del professor Righetti, antifascista e repubblicano, e sarà proprio da lui che inizierà a respirare la prima aria liberaldemocratica.
Pannella, di quegli anni, come racconta a Vecellio, ricorda ancora la sua prima fidanzatina, Adria, che un giorno però non incontrò più e scoprì in seguito che se ne era dovuta andare con la famiglia perché ebrea: erano gli anni delle leggi razziali e quell'episodio fu decisivo per Pannella e per le battaglie per i diritti umani che intraprenderà negli anni a venire.
Un altro episodio segnerà la sua futura connotazione politica, ovvero quando fu ospite di una coppia, nell'alta Savoia, ove era stato spedito dalla famiglia per studiare. La coppia era così mal assortita che litigava tutte le sere e fu allora che iniziò a sentir parlare di divorzio e poi persino di obiezione di coscienza perché, in quegli anni, il figlio della coppia era partiti militare e temava lo scoppio della Guerra.
E' così che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Marco inizia a leggere "Risorgimento Liberale", il foglio clandestino antifascista del Partito Liberale Italiano, fondato e diretto da Mario Pannunzio.
Marco Pannella si sente dunque un liberale, in particolare ricordando che l'Unità d'Italia l'hanno fatta i liberali, mentre l'altro punto di riferimento dell'epoca, ovvero il comunismo, non lo attira a causa della dittatura bolscevica.
Il giovane Pannella matura anche l'idea di andare a parlare con il filosofo Benedetto Croce, per convincerlo ad appoggiare la marcia per Trieste italiana e liberale e ci riesce. A Napoli, a casa di Croce, scopre persino di essere legato a lui da lontana parentela.
Da allora, Pannella, inizierà la militanza nel PLI, ovvero nella Giovane Sinistra Liberale e nell'Unione Goliardica Italiana, che allora raccoglieva laici, liberali, socialisti e repubblicani nelle Università.
Sono gli anni '50 e di qui all'incontro con gli Amici del Mondo e dunque alla fondazione del Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici (che comprenderà liberali di sinistra ed ex del Partito d'Azione), il passo è breve.
Non manca, nella biografia di Vecellio su Pannella, un capitolo dedicato agli amori del Nostro.
Pannella ne ha avuti molti, vista anche la sua prestanza fisica ed i suoi occhi azzurri. Affascina, con il suo sguardo, persino Paola Fallaci, sorella di Oriana, la giornalista Natalia Aspesi e Sabina Ciuffini, allora valletta di Mike Bongiorno. Ma l'amore della sua vita è e rimane Mirella Parachini, di ventisei anni più giovane di lui, con la quale ha vissuto sempre un rapporto franco ed aperto.
E poi, ma chi l'avrebbe mai detto che Marco Pannella, abituato agli scioperi della fame, fosse in realtà un abile cuoco ? Fra i radicali sono ancora molti, come documenta Vecellio, che ricordano i suoi conditissimi ed abbondanti piatti di spaghetti. Cucinati anche quando lui faceva i digiuni.
Digiuni di dialogo, a sentire Pannella. Mai ricattatori. Digiuni che hanno origine con i famosi Sathyagraha di Gandhi, per lottare in maniera nonviolenta contro gli inglesi oppressori.
Il primo digiuno Pannella lo portò avanti a Parigi, negli anni '60, quando era corrispondente del quotidiano "Il Giorno", per la libertà dell'Algeria.
In Francia diverrà così popolare che persino il celebre scrittore e drammaturno Eugnène Ionesco ne diverrà amico e si iscriverà al Partito Radicale.
Saranno, del resto, moltissimi gli intellettuali che daranno fiducia a Pannella ed al PR: Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Vladimir Bukowskij e numerosi altri. Sciascia sarà persino eletto deputato radicale in Parlamento ed a lui, così come ad Enzo Tortora, Pasolini, Pannunzio e Rossi sarà dedicato un capitolo a parte.
Pannella non è dunque solo il paladino dei diritti civili, del divorzio, dell'aborto, del voto ai diciottenni, delle primissime lotte per gli omosessuali con il FUORI! e quelle femministe, ma anche colui il quale, attraverso il determinante contributo di Luca Coscioni, negli anni 2000, porrà al centro della politica la libertà di cura per i malati. Malati di sclerosi laterale amiotrofica come Luca, e non solo.
Luca Coscioni, ricordano Pannella e Vecellio, fu censurato dalla classe politica italiana: a sinistra non vorranno candidare Liste Luca Coscioni, mentre a destra, non vorranno parlare di libertà di cura.
Però quella battaglia, quelle battaglie, non sono mai morte, al punto che oggi, in Parlamento, siede la vedova di Luca: Maria Antonietta Farina Coscioni, una fra le parlamentari più presenti e produttive.
Nelle biografia scritta da Vecellio, di Pannella c'è molto, molto altro: c'è il rapporto con i socialisti di Craxi, ma anche quello con i comunisti.
L'utopia pannelliana era e forse sarebbe quella di rinnovare la sinistra, o, meglio, di democratizzarla. Ci provò persino con Berlusconi, nel '94, quando sembrava l'erede di quella destra storica, che in realtà è la sinistra liberale. Ci ha provato con Bersani, tentando di democratizzare il Pd, anche qui, fallendo.
Il Partito Radicale sopravviverà a Pannella, si chiede l'ultimo capitolo della biografia ? Mah, chissà.
La cosa fondamentale e prioritaria è, ad ogni modo, quella di conoscere la storia, le storie radicali, così vilipese e nascoste dalla vulgata partitocratica e mediatica.
Storie di un'Italia libera e democratica, che, purtroppo, è inconsapevole di sè stessa.

Luca Bagatin



4 novembre 2011

"Parliamo di Massoneria": un volume dell'ex Gran Maestro Armando Corona


Armando Corona (1921 - 2009), personalità di spicco del Partito Sardo d'Azione e successivamente del Partito Repubblicano Italiano, nel 1993, tre anni dopo aver retto il Supremo Maglietto del Grande Oriente d'Italia di cui fu Gran Maestro dal 1982 e tre anni prima di fondare la Gran Loggia d'Italia UMSOI, diede alle stampe un ottimo manuale di esoterismo dal titolo "Parliamo di Massoneria", edito dalla Bastogi con prefazione del prof. Aldo A. Mola con il quale fondò, peraltro, il Centro per la Storia della Massoneria.
L'introduzione del prof. Mola ci riporta indietro nel tempo, ovvero nell'epoca in cui i Gran Maestri della Massoneria erano soliti pubblicare dei "memoriali", specie in terra di Francia (pensiamo ad esempio ai Gran Maestri del Grand Orient de France che tutt'oggi pubblicano importanti scritti e discorsi).
Il prof. Mola, ricorda dunque gli scritti del Gran Maestro Giordano Gamberini, uno fra i pià grandi iniziati della Libera Muratoria italiana e le "balaustre" del suo successore, Lino Salvini, Gran Maestro dal 1970.
Ed ecco Armando Corona che, partendo dalle sue umili origini sarde in un piccolo paese di 3.000 abitanti, Villaputzu, racconta il suo percorso professionale di medico e spirituale di massone.
Racconta ai profani ed agli iniziati il significato profondo della Massoneria, la quale affonda le sue radici nell'Umanesimo e nell'interconfessionalismo. Ne percorre le tappe storiche, approfondendo la storia della Massoneria italiana, le sue scissioni, la clandestinità durante il fascismo, la sua evoluzione dal dopoguerra all'età moderna.
Offre poi ai lettori i rudimenti della ritualità massonica e del simbolismo: la base per la ricerca della via iniziatica entro sè stessi. La via della conoscenza, dell'antica gnosi, della levigazione delle pietra grezza sino all'edificazione del cosiddetto "Tempio interiore".
Parla di laicità e del rapporto fra scienza e fede e fra Massoneria e religioni. La necessità di un cammino comune fra fedi diverse alla ricerca della pace e del superamento degli steccati ideologici all'insegna della lotta contro il materialismo.
Il volume è completato da approfondite note del massonologo Luigi Troisi ed impreziosito da immagini e fotografie di simboli e documenti massonici.
"Parliamo di Massoneria" è, dunque, un'opera completa. Le memorie di un Gran Maestro del nostro recente passato.

Luca Bagatin



2 giugno 2011

"Randolfo Pacciardi": una raccolta di scritti curata da Renato Traquandi


Randolfo Pacciardi fu il più combattivo fra i repubblicani italiani.
Nato nel 1899 a Giuncarico (Grosseto), Pacciardi, fu massone, mazziniano ed antifascista della primissima ora.
Fu eroico combattente e condottiero della Brigata Garibaldi nella Guerra di Spagna contro il regime franchista e proseguì poi l'attività antifascista all'estero.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953 nei governi centristi (DC, PSDI, PRI, PLI) presieduti da De Gasperi. Si oppose alla formula di Centro-Sinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Questa, in estrema sintesi, la vita politica di Randolfo Pacciardi, ma, perché mai si è voluto cancellarne la memoria storica ?
Basta leggere la sua vita, per comprendelo, infondo.
E basta leggere l'unico libro a lui dedicato, pubblicato proprio quest'anno da Albatros e curato dall'amico repubblicano Renato Traquandi, che fu per lungo tempo collaboratore di Pacciardi.
"Randolfo Pacciardi" è infatti l'unica raccolta di scritti, discorsi ed articoli del Nostro, che parlano nel concreto della sua attività politica: una vita basata sugli ideali di emancipazione sociale propugnati da Giuseppe Mazzini, ovvero in totale concorrenza – a sinistra - con i socialisti, i quali, a parere di Pacciardi, inseguivano le masse, ma raramente pensavano ai problemi della collettività.
Fu per questo che Pacciardi avversò sempre la formula dei governi di Centro-Sinistra, nei quali i socialisti facevano il bello ed il cattivo tempo, pensavano ad accaparrarsi posti di potere, strizzavano l'occhio ai comunisti ed all'Unione Sovietica ed aumentavano burocrazia e tasse.
Nel libro curato da Traquandi vi è questo e molto altro: vi è l'epopea del giornale repubblicano fondato da Pacciardi "Etruria Nuova", quello di "Nuova Repubblica" e, per finire, il periodico “L'Italia del Popolo”.
Si potrà dunque scoprire che Randolfo Pacciardi fu il primo politico – peraltro totalmente isolato – che si battè contro la dilagante partitocrazia ed il sistema delle tangenti che egli, già alla metà degli anni '60, denunciò: inascoltato da tutti, persino da una magistratura che pensava ad insabbiare...piuttosto che ad indagare (mentre negli anni '90 utilizzò la clava giudiziaria per colpire solo una parte – quella democratica ed occidentale – della classe politica).
Pacciardi nella lotta al potere dei partiti giunse dunque decenni prima dei radicali di Pannella che, chissà perché, lo ignorarono totalmente.
E Pacciardi arrivò prima persino di Bettino Craxi, proponendo, nei primi anni '70, una Grande Riforma di stampo presidenziale: Presidente della Repubblica con funzioni di governo eletto direttamente dal popolo e Parlamento - con funzioni di organo legislativo - eletto su base proporzionale. Nonchè magistratura con carriere separate ed intipendente dal potere politico ed eletta dal popolo.
Tutto questo gli causò, purtuttavia, solamente grane: espulsione dal PRI di Ugo La Malfa ed accusa di cospirazione politica da parte del magistrato comunista Luciano Violante.
Accusa che finì con un nulla di fatto, visto che nè Pacciardi nè Edgardo Sogno, suo amico liberale, volevano realizzare un golpe, bensì propugnavano una Repubblica presidenziale, ove i partiti non fossero comitati d'affari, ma tornassero alla loro funzione rappresentativa.
Ovviamente ciò dava fastidio alla sinistra comunista, ai socialisti ante-Craxi - amici dei comunisti - ed al centro democristiano in particolare la corrente di sinistra, che, con Moro e Fanfani, aveva fatto del Potere la sua arte.
Renato Traquandi con il suo "Ranfolfo Pacciardi" colma dunque una lacuna nel panorama politico dell'Italia repubblicana e del Partito Repubblicano Italiano.
Racconta - per mezzo dei suoi stessi scritti - le vicissitudini di un combattente antifascista, anticomunista ed antipartitocratico che morì nel 1991 senza alcun rimpianto ed in piena onestà intellettuale e morale.


Luca Bagatin



19 gennaio 2008

Dal "Calendario di Wilson lo Zuccone"


Sforziamoci di vivere in modo tale che quando moriremo perfino il becchino ne sia addolorato.

L'abitudine è l'abitudine, e nessuno può buttarla dalla finestra; si può, semmai, spingerla giù dalle scale un gradino alla volta.



12 gennaio 2008

Dal "Calendario di Wilson lo Zuccone"




"Perché ci rallegriamo a una nascita e ci addoloriamo a un funerale ? Perché non siamo noi la persona in questione"


"La sacra passione dell'amicizia è di natura così dolce e salda e leale e duratura che può resistere tutta una vita se non le si chiede danaro in prestito"


"Tutti dicono - Che disgrazia dover morire ! - : strana lagnanza da parte di gente che ha dovuto vivere"




8 settembre 2007

"DIALOGHI DICIASSETTE" un romanzo in dialoghi da non perdere !

 

E' in uscita in questi giorni il romanzo in dialoghi "Dialoghi diciassette" scritto dal Prof. Gianni Di Fusco, edito dalle Edizioni "L'Omino Rosso" di Pordenone e per il quale ho curato la prefazione che vi riporto in questo post.
In questi giorni lo potete trovare anche presso la Multifiera di Pordenone allo stend delle Edizioni di cui sopra sino al 16 settembre.
Poiché sarà in distribuzione solamente in città, chinuque desideri acquistarlo e non si trovi in loco, può sempre richiederlo scrivendo una mail a edizioni@ominorosso.it al modico prezzo di 10 euro per un centinaio di pagine dialoganti (più mia prefazione annessa !).
Non voglio darvi altre anticipazioni in quanto tutto è scritto nella prefazione, a parte il segnalarvi la breve biografia dell'autore:

Gianni Di Fusco è nato a Pordenone nel 1935 ove attualmente vive.
Dopo aver atteso a studi umanistici si è laureato in Filosofia a Trieste e, successivamente, ha assunto l'insegnamento di Lettere nella scuola media superiore.
Sue poesie ed interventi critici sono sovente apparsi in molte riviste letterarie specializzate. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti fra cui il premio "Monte di Procida" nel 1979.

Vi dirò che, nonostante io tenga testé una copia sulla scrivania, non avendo (almeno per ora) i mezzi tecnici per mostrarvi qui la copertina del volume, ho optato per l'immagine dialogante del mitico Platone tratta da un'opera di Raffaello.
Per ora vi lascio quindi alla prefazione che, mi auguro, possa invogliarvi alla lettura di questa piccola opera che, credetemi, potrebbe esservi sicuramente d'ispirazione. Anche artistica.

Luca Bagatin


PREFAZIONE by Luca Bagatin

Il dialogo è spesso confronto, ma può diventare anche scontro. Altre volte, tuttavia, diventa financo conforto e supporto per affrontare meglio le contingenti vicissitudini della vita.
Il dialogo non è mai un mezzo inutile, tutt'altro. E' spesso la sua assenza, ovvero la mancanza di comunicazione fra due o più persone che si traduce in impoverimento dell'anima. Individuale e collettiva.
E così, il libro di Gianni Di Fusco è una vera e propria immersione nei dialoghi.
Diciassette dialoghi a due.
Dialoghi di vita e di vite.
Dialoghi che vedono, di volta in volta, di capitolo in capitolo, protagonisti: un ragazzo ed una ragazza, un marito ed una moglie, due amanti, un adulto ed un ragazzo, un adulto e una ragazza, nonna e nipote, madre e figlio… Scambi di battute a due in cui i personaggi sono spesso legati da un affetto, o comunque dal profondo bisogno di comunicare con l’altro.
"Dialoghi diciassette" è un libro che accompagnerà il lettore nelle storie dei suoi protagonisti, nella complessità dei loro molteplici punti di vista e del loro sentire. Perché è il sentimento il vero filo conduttore dei dialoghi che ci propone il prof. Di Fusco.
Il sentimento dei due giovani innamorati al loro primo intimo approccio; il sentimento della figlia per sua madre; il sentimento dei due amanti adulti che tradiscono i rispettivi consorti. Non per vizio o per noia, ma solo ed unicamente per amore.
Per quell'amore che muove il mondo e che è l'essenza stessa della vita.
Ed è la vita ad animare la comunicazione fra i personaggi dei diciassette brevi capitoli. Una vita che è appunto "raccontata" dalle parole stesse dei personaggi che si raccontano e ci raccontano. Che si incontrano casualmente o di proposito e le loro parole non sono mai banali.
Perché il sentimento, l'amore e la vita, non hanno mai nulla di banale.
Il lettore non avrà difficoltà nel riconoscersi in molti dei personaggi dei "Dialoghi". Persone comuni che conversano fra loro e che ci mostrano, nel modo più naturale possibile, una piccola parte della loro esistenza. Che potrebbe essere la nostra.



21 luglio 2007

"Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry"

Pur con questo caldo e con la grande mole di lavoro scribacchesco che mi attende e che mi terrà occupato praticamente sino a settembre (week end compresi) come rinunciare a dei brevi ma intensi squarci di lettura ?
Poiché evidentemente non sono soddisfatto nel leggere libri di volume inferiore alle 500 pagine ho deciso di immergermi in un tomo (comunque diviso in tre agili volumi) di oltre 700 pagine: "Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite of Freemasonry", ovvero "Morale e Dogma del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Massoneria" scritto dal Sovrano Gran Commendatore Albert Pike e pubblicato per la prima volta nel 1871.

Ovviamente, non conoscendo pressoché una parola di inglese ho acquistato l'edizione italiana (Bastogi editrice) dei primi due volumi: "Morals and Dogma - i primi tre gradi massonici" e "Morals and Dogma - dal Maestro Segreto al Principe di Rosacroce".
Confesso che mai mi sarei aspettato una lettura più scorrevole e comprensibile anche ai "profani".
Naturalmente non è certo mia intenzione scrivere qui una prefazione su dei volumi di alta filosofia massonica, per quanto scritti da uno spirito schietto e genuino quale quello del Pike, bensì semplicemente invogliare il lettore ad immergersi in un'universo apparentemente lontano, quello massonico, che nei fatti non è altro che una filosofia di Vita, ovvero di un'Umanità alla continua ricerca del proprio Tempio interiore da edificare nel corso dei secoli per mezzo dello studio e dell'utilizzo di simboli ed allegorie.
"La Massoneria è un sistema di regole etiche velate in allegorie ed illustrate da simboli da cui si possono attingere lezioni di moralità e filosofia". Questo è ciò che si può leggere all'inizio del secondo volume di "Morals and Dogma" e mi pare un'ottimo sunto sia della filosofia esoterica quanto del volume stesso che tratta dei vari gradi (dal primo sino al trentatreesimo) del Rito Scozzese Antico ed Accettato, uno dei più prestigiosi riti massonici di tradizione anglosassone.

Come possiamo leggere sul retro di copertina dell'edizione curata dalla Bastogi, "Albert Pike fu iniziato nella Western Star Lodge N. 1 di Little Rock nel 1850 e divenne massone a quarant’anni di età. Per le sue qualità morali e culturali giunse in breve tempo a conseguire il grado di Maestro Massone.
Nel 1852, assieme ad altri sedici fratelli, fondò una loggia-figlia della Western Star di cui divenne due anni dopo Maestro Venerabile. 
Del 1854 è il manoscritto di oltre 400 pagine, in cui Pike rielaborò i rituali di tutti i gradi che gli erano stati fino a quel momento conferiti. Intanto, nel 1855 il Supremo Consiglio di Washington istituiva una Commissione per curare un’edizione "riveduta e corretta" dei Rituali dal 4° al 32° grado e chiamava anche Pike a farne parte. 
Un tale compito, che comportava un’immensa mole di ricerche, fu portato a termine dal solo Pike, che sintetizzò nei suoi Rituali (editi nel 1866) undici anni di intenso lavoro. 
Fu eletto nel 1859 Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio del R.S.A.A. della Giurisdizione Sud degli Stati Uniti d’America. 
Le nuove responsabilità nel frattempo intervenute sollecitano il Pike ad altre più impegnative prove. Nel 1868 consegna al Supremo Consiglio per l’imprimatur il libro che lo renderà famoso, osannato e criticato, quel Morals and Dogma of the Ancient and Accepted Scottish Rite che aveva cominciato a scrivere nel 1855 come note ai Rituali dei Gradi dal 4° al 32° e che, riveduto e rielaborato più volte, vide la luce nel 1871".
Personalmente consiglio a tutti i liberi pensatori come me, agli appassionati di filosofia, nonché a tutti i denigratori della Massoneria (che evidentemente ne sanno poco o nulla) ed ai Massoni che non ne conoscevano l'esistenza (ed ahimé sono molti) la lettura.
Ne trarranno certamente illuminazione per un'esistenza da vivere con maggiore pienezza all'insegna del trinomio Fratellanza (universale e senza distinzione alcuna), Uguaglianza (da non intendere come mero livellamento, bensì come riconoscimento dell'"altro come un proprio simile, come un proprio specchio") e Libertà (dalla paura, dai dogmi, dalle costrizioni, dall'autorità) il tutto alla Gloria dell'Essere Supremo nella forma in cui ciascuno preferisce credere.

 
Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini