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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 novembre 2014

Stato dell'arte dei rapporti fra Chiesa cattolica e Massoneria: intervista esclusiva di Luca Bagatin al saggista Guglielmo Adilardi

Guglielmo Adilardi, giornalista, saggista e scrittore veneziano, collaboratore delle maggiori riviste italiane di cultura massonica e risorgimentale, oltre che autore di numerosi saggi sul Risorgimento ed in particolare sul rapporto fra Chiesa cattolica e Massoneria e che ho peraltro citato anche in un mio recente articolo sull'argomento, ha accettato di essere intervistato in esclusiva dal sottoscritto, proprio per approfondire meglio i rapporti spesso altalenanti fra la Chiesa cattolica e Massoneria, in particolare italiana.



Nella foto, secondo da sinistra, Guglielmo Adilardi. Accanto a lui l'attuale Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Stefano Bisi

Luca Bagatin: Dunque Guglielmo, per i cosiddetti “addetti ai lavori”, ovvero per coloro i quali hanno – negli anni – approfondito i rapporti fra Chiesa e Massoneria, è noto che tu sei uno dei massimi esperti italiani dell'argomento. Quando hai iniziato ad occuparti di tale fenomeno ?

Guglielmo Adilardi: Direi l’8 marzo 1976 al mio ingresso nella Libera Muratoria. Una laurea in Diritto Ecclesiastico, ma ancor più un’educazione “di tipo ottocentesco” presso il collegio delle Scuole Pie fiorentine dirette dagli Scolopi, con don. Ernesto Balducci, prima, e successivamente presso il Collegio alla Querce retto dai Barnabiti, hanno stimolato in me l’approfondimento di questa secolare lotta fra la Chiesa cattolica e la massoneria.


Luca Bagatin: Il primo e forse anche unico uomo di Chiesa ad aprire i rapporti con la Massoneria italiana fu Padre Rosario Esposito, negli Anni '60 e che tu hai anche avuto modo di conoscere personalmente. Che cosa puoi dirci di lui ?

Guglielmo Adilardi: Don Rosario F. Esposito lo conobbi personalmente nel 1989, quando pubblicai dopo anni di studio Un ‘antica condanna. Le origini di un conflitto tra Chiesa Cattolica e Massoneria ( Bastogi ED. 1989), in cui per la prima volta riportavo alla luce la storia del primo martire massone: Tommaso Crudeli. Per l’occasione organizzai a Prato un convegno con il Centro per la Storia della Massoneria di Roma, diretto da Aldo A. Mola, in coincidenza anche del ventennale dell’incontro di Savona fra don Esposito ed il Gran maestro Giordano Gamberini (1969).

Don Rosario Esposito fu l’artefice non soltanto dell’apertura di un dialogo fra le due Istituzioni, cosa che per allora sembrava un ‘eresia per ambedue le parti, ma fu anche pioniere, insieme a Carlo Francovich e Aldo A. Mola, nel far prendere coscienza ai cattedratici di materie storiche della connessione fra la Massoneria e la società civile in tutti i tempi, fino allora quasi pressoché trascurata. Questi tre storici aprirono un filone di studi che diede in seguito molti succedanei.
Esposito, oltre ad essere stato uno studioso serio della materia – consideriamo anche la scarsità dei documenti che allora si potevano rinvenire - fino al punto di ritrattare coraggiosamente le sue prime tesi avverse sulla massoneria del 1956 (La massoneria e l’Italia dal 1800 ai nostri giorni. Ed. Paoline) nelle successive edizioni, per giungere a scrivere il saggio: Le Grandi concordanze tra Chiesa cattolica e Massoneria (Nardini ED. 1987Ed.) e La riconciliazione tra la Chiesa e la Massoneria ( Ed. Longo, 1979).

In don Esposito vi erano due direttive che lo spingevano ad approfondire tale argomento: la ricerca della verità epurata dai pregiudizi secolari e lo spirito missionario tipico della sua formazione di sacerdote paolino. Per il resto era un uomo molto coraggioso e aperto alla società in divenire, molto critico con alcuni suoi correligionari con cui combatteva la sua battaglia che era poi in definitiva la nostra, cioè tendente a togliere le maschere che denigravano ingiustamente la massoneria fuorviandone gli studi seri sulla stessa. Di ciò abbonda il mio archivio, geloso custode delle Sue corrispondenze, alcune delle quali, dopo la sua dipartita nelle Valli Celesti, pubblicate nei miei saggi sull’argomento.

Al di là della facile retorica per me fu un maestro di vita oltre che un esempio di studioso da imitare. Questo il suo insegnamento che ho fatto mio fin dal principio: “Guglielmo ricordati di non fare lo spazzino della storia”, volendo significare di andare a trovare anche il bene (il bello, la verità platonica) ove questa vi fosse, senza tesi preconcette od ideologiche.

Comunque non dobbiamo dimenticare che don Esposito non fu solo nel perseguire la conoscenza dei fatti sulla materia, in quanto ebbe a suo fianco don Giovanni Caprile (S.J.) scrittore de “La Civiltà Cattolica” e don Vincenzo Miano, segretario generale del Segretariato per i non credenti, più altri che riservatamente ne condividevano gli studi seri sulla materia e le iniziative pacificatorie, uno per tutti José Ferrer Benimeli (S.J.), docente emerito presso l’Università di Saragozza, direttore per circa un ventennio di un Istituto di Storia massonica, il primo in Europa di matrice Universitaria.


Luca Bagatin: Il primo Gran Maestro della Massoneria italiana, parimenti, a cercare un dialogo con la Chiesa cattolica è stato il già Vescovo Giordano Gamberini. Che cosa puoi dirci di lui ?

Guglielmo Adilardi: Giordano Gamberini, fu Vescovo di una Chiesa gnostica, della quale ho rintracciato con qualche incertezza e non poche difficoltà l’origine. Un’ ampia notizia si trova nella nota 192 pag. 275 del mio saggio: Chiesa Cattolica e Massoneria: antiche lotte nuovi orizzonti. (Bastogi, 2009) che è una continuazione, venti anni dopo, di Un’antica condanna… . E’ una Chiesa che discende da Jean Bricaud con deviazione verso Gerard Encausse “Papus”, fino alla sua chiusura dopo la fucilazione il 22 marzo 1944 del patriarca Costantin Chevillon ad opera dei nazisti nella Francia occupata. Alla liberazione la Chiesa gnostica, ebbe vari patriarchi; ne raccolse l’eredità Robert Ambelain con la sua Chiesa Gnostica Apostolica, di cui Gamberini ne divenne vescovo. Quindi una matrice, se vogliamo, Martinista – Martinezista. Questo percorso mistico-religioso fece di Gamberini un cultore delle discipline teologiche cristiane tanto da partecipare alla composizione della “Bibbia concordata” (Edizioni Mondadori) quale traduttore ed esegeta del Vangelo di Giovanni, quello che i massoni dovrebbero ben conoscere essendo obbligatoriamente sempre aperto durante i lavori di Loggia ordinari. In tale Bibbia concordata egli vi figura con la doppia appartenza, sia come Vescovo sia come Gran Maestro del GOI. Ricordiamo, per chi non ne fosse a conoscenza, che tale libro collettaneo fu voluto e partecipato sopratutto dalla Chiesa cattolica; addirittura la prima edizione fu pubblicata dalle Edizioni Paoline e, nonostante il successo, mai più ristampata; per fortuna ora la si trova nei Meridiani Mondadori; con buona pace del Fratello dott. Lucio Lupi (Segretario della Camera dei Deputati) con due lauree (Lettere e Filosofia), anticlericale d’antan, pessimo massonologo a giudizio de “La Civiltà Cattolica” che commentava, alla nomina di Gamberini quale Gran Maestro, che costui avesse soltanto un semplice diplomino chimico conseguito in Svizzera: “ausiliario preparatore di laboratorio”.

Un Gran Maestro che rimarrà nella Storia anche per questi suoi studi, nonostante il processo massonico subito per opera dei vertici del GOI una volta che ne era andato in sonno, non avendo condiviso che nei Landmarks il Grande Architetto dell’Universo fosse fatto retrocedere da Verità Rivelata, come testimonia da secoli la Sacra Bibbia in Loggia, a semplice simbolo. Un processo massonico che ricorda tristemente il processo a papa Formoso, nel quale la Chiesa cattolica volle riesumare il cadavere per un’esemplare giudizio e condanna.
Ma Gamberini fu anche molto altro dal giorno in cui nel 1945 andò incontro alle truppe di liberazione alleate con il suo semplice grembiulino di stoffa da maestro Libero Muratore. Attivo nella vita politica come nella sociale attende ancora una biografia esaustiva sull’uomo, sul religioso, sul politico, sul massone. Qualche traccia si può trovare nel mio saggio: La massoneria di Lino Salvini (Ed. Pontecorboli, 2012).


Luca Bagatin: Nell'estate del 2013, in Francia, un sacerdote – Padre Pascal Vesin – ha dichiarato di appartenere alla Massoneria del Grande Oriente di Francia e si è detto desideroso di incontrare Papa Francesco al punto da aver percorso a piedi chilometri e chilometri per giungere sino a Roma. Personalmente ne fui talmente favorevolmente impressionato che gli dedicai un articolo. Tu che ne pensi del suo gesto ? In particolare, pensi che un gesto come il suo possa essere stato utile a far comprendere alle alte gerarchie ecclesiastiche che, di fatto, i valori propugnati dai massoni sono, di fatto, i medesimi di quelli propugnati dai cattolici, oltre che, ovviamente, da tutti i cristiani ?

Guglielmo Adilardi: Certamente il gesto eclatante, di poco successivo alla nomina di papa Francesco, ha destato l’attenzione non soltanto del mondo massonico. E’ stato un gesto alla Mazzini, i cui fallimenti ripetuti, le battaglie perse, avrebbero avvicinato la vittoria finale. Comunque quel gesto del Fratello Pascal Vesin, ora segregato in un convento francese per i consueti “rigorosi esercizi spirituali” riparatori ha segnato un punto a favore della Libera Muratoria, in quanto se la Chiesa cattolica considerasse ancora nemica la massoneria avrebbe dovuto, anche per il codice canonico del 1983, comminargli “l’interdetto” cioè la scomunica o sospenderlo a divinis , al contrario è stato soltanto rimosso dall’incarico e privato della congrua perché iniziato in una Loggia del Grande Oriente di Francia.

Similmente a ciò che accade ai Fratelli che si recano a confessarsi; non c’è sacerdote che ne impedisca la Comunione, previa qualche penitenziale, nonostante gli avvertimenti espressi da Ratzinger nel 1983 che vietava di ricevere la Comunione.


Luca Bagatin: L'attuale Papa dei cattolici Francesco si è espresso una sola volta sulla Massoneria, paragonando i massoni ad una lobby. Qual è lo stato dell'arte, per così dire, dei rapporti (se ci sono) fra la Chiesa di Papa Francesco e le maggiori Obbedienze massoniche italiane ?

Guglielmo Adilardi: Papa Francesco da fonti assai a Lui vicine deve confrontarsi con problemi giganteschi sia all’interno della Chiesa sia all’esterno (principalmente le persecuzioni dei cristiani e la scristianizzazione dell’Europa). La Libera Muratoria non è all’ordine del giorno, ma i rapporti con i sacerdoti di base ed i massoni sono ottimi e collaborativi su più fronti sociali.

La Chiesa cattolica ufficiale nei secoli ha avuto rapporti più vicini alla Libera Muratoria quando la stessa era un’entità sociale forte e determinante nella società. Senza entrare nella Storia del Settecento e nell’Ottocento, in cui la presenza degli ecclesiastici nelle logge era ben rappresentata, nello stesso Novecento, prima della vicenda P2, la Chiesa cattolica si dimostrò aperturista. Viene da riflettere come nella Storia la Chiesa cattolica ha dovuto fare i conti con chi “conta”, scusate il gioco di parole. Ad oggi perché dovrebbe riconsiderare la massoneria ? Ricordiamo che è sempre stata la Libera Muratoria a cercare la Chiesa cattolica, mai il contrario.
Pertanto alla Massoneria giova andare ancora a ricercare il dialogo con essa per due motivi. Il primo dei quali riguarda il cattomassone che vive questa esclusione con disagio (ripetiamo: è fatto divieto di ricevere la comunione almeno ufficialmente) non trovando nell’appartenenza alla massoneria alcun elemento che logicamente lo connoti quale “peccatore grave”. Il secondo punto riguarda più in generale tutta l’Istituzione massonica senza distinzione di appartenenze e cioè la diuturna diffamazione a mezzo media di alcune frange cattoliche che influenzano i fedeli, facendogli credere che i massoni siano gli adoratori di bafometto di taxiliana memoria e cose simili. In internet ve ne sono a schiere di tali aggregazioni cattoliche, più o meno aggressive. Tutto ciò getta una luce sinistra sulla massoneria in una nazione, ricordiamolo, è di base strutturalmente ed ipocriticamente cattolica.


Luca Bagatin: Oggi e ormai da parecchi decenni è la Gran Loggia d'Italia degli ALAM, più che il Grande Oriente d'Italia, ad avere un rapporto più morbido e conciliante con la Chiesa cattolica. Ricordiamo peraltro che lo stesso Padre Rosario Esposito fu iniziato – pochi anni prima della sua morte - alla Massoneria della Gran Loggia d'Italia, dall'allora Gran Maestro Luigi Danesin. Come è spiegabile, a tuo parere, questa cosa ?

Guglielmo Adilardi: Nel dopoguerra il dialogo con la Chiesa cattolica fu richiesto da varie componenti massoniche che avevano dimostrato anche con affermazioni scritte dei loro dirigenti la volontà di dialogo e pacificazione. Tutte le Obbedienze che richiedevano dei colloqui furono ascoltate ma “… I contatti principali – anzi esclusivi, a livello di gruppo – si ebbero con il Grande Oriente d’Italia (Palazzo Giustiniani ); ma quando esponenti di altre famiglie massoniche chiesero un incontro, sempre a livello individuale, questo non fu negato, anche se in pratica si rivelarono come casi sporadici ed isolati, senza seguito sistematico…( da Massoneria e Chiesa cattolica, ieri, oggi e domani. J.A. Ferrer Benimeli- Giovanni Caprile. Ed. Paoline)”. In pratica fu la determinazione di Giordano Gamberini e la continuità di Lino Salvini che crearono i presupposti di affidabilità per il dialogo.

Padre Esposito per dimostrare la sua autenticità e credibilità nella compatibilità fra massone e cattolico diverse volte aveva chiesto di essere iniziato, lo propose anche al sottoscritto in occasione della visita al Tempio di Prato e alla presenza di alcuni Fratelli (1989). Memore di tale atteggiamento e consapevole che alcuni Fratelli gli avevano chiesto più volte, per verificare l’attendibilità della sua tesi, perché non si facesse Fratello, egli con tale gesto, reputo, abbia voluto dare una testimonianza di veridicità e di amore fraterno col farsi uguale fra gli uguali. Fu così che il 2 dicembre 2006 don Esposito volle dimostrare con un gesto generoso presso gli ALAM che tutto ciò che aveva sostenuto in parole ed opere, circa la compatibilità fra massone e cattolico, era autenticamente veritiero. Il 23 novembre 2007 transitò per le Valli Celesti accolto dal Grande Architetto dell’Universo che è il Dio dei cattolici e parimenti il Dio dei Liberi Muratori, come attesta la Bibbia aperta al Vangelo di Giovanni.
 

Luca Bagatin



23 giugno 2014

Intervista di Luca Bagatin a Serena Marzucchi, avvocato, blogger ed ex concorrente di "The Apprentice"

Serena Marzucchi, classe 1979, toscana di Siena. Vive a Roma da dieci anni ed esercita la professione di avvocato nell'ambito di un'Autorità indipendente ove scrive norme a tutela dei diritti dei consumatori, oltre che gestisce l'ironico blog www.lifeacrobat.com (ove ultimamente parla con arguzia della vera o presunta tirchieria degli uomini...).

Serena è ormai conosciuta da molti per aver partecipato quale concorrente al programma televisivo “The Apprentice”, in onda su Sky e condotto da Flavio Briatore. Un vero e proprio colloquio di lavoro, con tanto di prove pratiche, attraverso le quali Briatore seleziona, fra i candidati, chi andrà a ricoprire la carica di suo collaboratore di fiducia nell'ambito della sua azienda, la Billionaire Holding.

Serena mi ha subito incuriosito per due motivi. E' una donna di ottima cultura ed il suo approccio e lavoro è orientato verso i sociale ed i diritti dei consumatori. Ciò la rendeva assolutamente alternativa rispetto agli altri concorrenti e per tale ragione le ho voluto proporre questa intervista.


Luca Bagatin: Innanzitutto mi piacerebbe sapere chi è davvero Serena Marzucchi. Come ti definiresti ?

Serena Marzucchi: E' sempre difficile definirsi, ma cercherò di riassumerti me stessa in tre parole: poliedrica, ottimista e orgogliosamente imperfetta !


Luca Bagatin: Orgogliosamente impertefetta ?

Serena Marzucchi: Certo ! Vorrei sempre fare tutto e di tutto, ho molti interessi e vorrei riuscire a fare tutto bene. Purtroppo spesso non ci si riesco. Sono una mamma, con due figlie e, oltre a loro ho un lavoro che mi impegna moltissimo. Faccio sempre i salti mortali e questo mi gratifica ! Non amo le “etichette”, i percorsi obbligati, il fatto che se sei madre e moglie ti debba per forza precludere il resto della vita.


Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinta a partecipare a “The Apprentice” ?

Serena Marzucchi: Ho avuto due gravidanze, una di seguito all'altra. Volevo andare oltre i miei limiti. Sono andata ai provini del programma e sono riuscita a far cadere una delle tante etichette che volevano affibbiarmi: sei madre e funzionario pubblico e quindi perché partecipi ad un programma televisivo ? Alle fine, contro ogni possibile previsione, sono stata presa ! E sono anche arrivata quasi in finale !


Luca Bagatin: Fra i concorrenti a “The Apprentice” tu eri decisamente la persona meno legata al mondo del “business”, ovvero – come abbiamo detto - con un approccio più orientato verso il sociale ed i diritti dei consumatori. Pensi che ciò ti abbia favorita o penalizzata ?

Serena Marzucchi: Il lavoro che svolgo, ovvero la policy maker presso un'Autorità indipendente, non è certamente orientato al business, anzi. La mia idea, infatti, era di portare la logica dei diritti del consumatore all'interno dell'azienda di Briatore, proprio perché i consumatori non sono dei fessacchiotti. Quando il prodotto che vendi è privo di qualità i consumatori finiscono per rivolgersi altrove, ovvero ad altre aziende. Sono per la sostanza, più che per l'esteriorità. Ciò, purtroppo, nella logica del programma non ha pagato. Ma sono orgogliosa comunque di averci provato.


Luca Bagatin: Flavio Briatore ti ha definita “fredda”, “poco sorridente”, che cosa rispondi in merito ?

Serena Marzucchi: L'ambiente di “The Apprentice” era troppo competitivo e poco rilassante. Io poi ero così concentrata sul lavoro che dovevo svolgere, ovvero sulle varie prove pratiche del programma, che non mi sembrava il caso di sorridere. In questo senso non sono stata “vittima” delle logiche televisive.


Luca Bagatin: Che cosa consiglieresti ad una persona giovane che oggi, per la prima volta, si affaccia al difficile mondo del lavoro (o, meglio, del sempre più diffuso “non-lavoro”) ?

Serena Marzucchi: Penso che il primo consiglio che potrei dare ai giovani sia quello di iniziare a lavorare il prima possibile ed accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche eventualmente umile. Anche lavorare durante gli studi può essere la cosa migliore. Io stessa ho iniziato a lavorare presto, a 22 anni. Trovo che il lavoro sia utile e gratificante, non tanto per una ragione economica, quanto piuttosto in quanto può essere uno dei modi per essere utili alla società. Vedo invece ragazzi che hanno 30 anni che non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro e rimango allibita. E' poi importante non trincerarsi dietro la scusa del “non trovo lavoro in quanto non sono raccomandato”. Certo, purtroppo è vero, le raccomandazioni ci sono. Però sono convinta che l'impegno premi sempre e comunque. E' necessario essere ottimisti. Quindi: niente scuse !


Luca Bagatin: Sei un avvocato che lavora per un'Autorità indipendente. In che cosa consiste, in concreto, il tuo lavoro ?

Serena Marzucchi: Lavoro come policy maker presso l'IVASS-Banca d'Italia. Ovvero scrivo norme e regolamenti nell'ambito del settore assicurativo a tutela dei diritti dei consumatori. Tutti pensano che le leggi si scrivano solamente in Parlamento ed invece talvolta se ne occupano anche le Authorities.


Luca Bagatin: In una delle prove che hai sostenuto in “The Apprentice” il giornalista economico Alan Friedman ha definito la categoria a cui appartieni, ovvero quella degli avvocati: “una lobby più potente dei tassisti di Roma”. Ti rispecchi in questa definizione ?

Serena Marzucchi: Gli avvocati sono una lobby, è vero. Ma ciò non ha nulla a che vedere con il mio lavoro. Le Authorities, infatti, dialogano con le lobby e con le associazioni di categoria. Il problema dei legislatori in Parlamento, in effetti, è che spesso non dialogano per nulla o non dialogano abbastanza con la società e/o con le associazioni di categoria. Cosa che cerchiamo, invece, di fare noi.


Luca Bagatin: Pensi di utilizzare la popolarità acquisita e, soprattutto, le tue competenze professionali, per progetti di rilevanza sociale e, perché no, magari anche culturale ? Quali sono le tue prospettive future ?

Serena Marzucchi: La politica è sempre stata, sin da giovanissima, il mio interesse più grande. Ero un'iscritta ai Democratici di Sinistra. Poi me ne sono distaccata in quanto non ero d'accordo con i vertici. Oggi, ad ogni modo, le cose stanno cambiando e ciò sta riaccendendo in me una certa passione politica. Mi auguro ad ogni modo che il diffuso malcontento nei confronti della politica si diradi. Mi soffermo spesso a pensare al fatto che il 60% delle persone vada a votare quasi a caso. Sarà che sin da ragazzina mi hanno insegnato ad avere una coscienza politica, ovvero a pensare che ogni atto, dall'andare al lavoro, dal portare i bambini a scuola, al chiacchierare sia, nel suo piccolo, un atto politico.


Luca Bagatin: Per concludere mi piacerebbe sapere com'è nata l'idea di Lifeacrobat, a partire proprio dal nome del tuo blog e quali sono le cose di cui, prevalentemente, ti piace scrivere.

Serena Marzucchi: Lifeacrobat, sin sal suo nome, vuole significare il fatto che le donne di oggi sono una sorta di acrobati che, come me, si trovano a dover gestire una vita famigliare ed al contempo lavorativa, oltre che sociale. Ed in tutto ciò ci rifiutiamo di avere etichette, ruoli precostituiti, imposti da chissà chi.

Il mio blog vuole, in questo senso, presentare la mia ottica. Io ho una vita normale, purtuttavia il mio approccio mi fa vedere la mia vita in modo eccezionale. Questo, insomma, il mio messaggio da inguaribile ottimista !


Luca Bagatin



19 gennaio 2013

Bettino Craxi: a tredici anni dalla scomparsa



Bettino Craxi, statista, Segretario socialista, ex Presidente del Consiglio italiano, tredici anni fa moriva ad Hammamet, il 19 gennaio, solo e lontano dal clamore mediatico.
Bettino Craxi moriva dopo una persecuzione giudiziaria che gli aveva attribuito le peggiori nefandezze, come se la colpa delle ruberie di Stato fosse sua o solo sua.
Quale la colpa principale di Craxi ? Di aver scelto di finanziare il Psi attraverso finanziamenti privati, in nero, è vero, ma pur sempre privati, come avviene in tutte le maggiori democrazie occidentali. Non certo come avveniva per la Dc ed il Pci, che si facevano finanziare dal sottogoverno, dalle industrie di Stato o parastato e, nel caso dei comunisti, addirittura dalla dittatura sovietica.
Del resto la politica costa, ma, almeno, ai tempi di Craxi, le idee contavano ancora qualcosa. Contavano le culture e le storie politiche e persino il benessere dei cittadini.
Oggi contano i personalismi, ovvero gli arricchimenti personali - che sono aumentati esponenzialmente dal '92 ad oggi -, contano i mass media ed i magistrati che si candidano in politica. Contano gli arrivisti come Berlusconi ed i conservatori postcomunisti come Bersani e Vendola. Contano i parolai come Maroni e Grillo. Conta l'illegalità diffusa ed un sistema bancario centralizzato, ove la banca centrale americana può stampare cartamoneta a suo piacimento, in barba ad ogni regola di libero mercato.
Craxi è morto e nemmeno i suoi figli si sono rivelati suoi degni eredi. Bobo è esponente del microscopico partitino socialdemocratico di Nencini, sempre a fianco dei cattocomunisti. Stefania, invece, dopo essere stata fedelissima di Berlusconi ha fondato un micro partito chiamato Riformisti Italiani, candidando alle prossime elezioni addirittura un personaggio impresentabile e lontano da ogni cultura politica come Luciano Moggi.
Povero Bettino !
Ad ogni modo, per fortuna che esistono ancora storiche riviste socialiste come "Critica Sociale" - diretta dall'amico Stefano Carluccio - a ricordarlo ed a riportare i suoi articoli e discorsi.
E' proprio in questi giorni uscito il nuovo numero della "Critica", che riporta una notizia molto interessante, ovvero la dimostrazione di come Tangentopoli fu una "falsa rivoluzione" orchestrata ad arte attraverso un intreccio fra finanza, mafia e procure deviate.
In un articolo della "Critica" , riportato in prima pagina, si legge di "Proposta Nuova" (con tanto di documenti allegati), ovvero una lobby segreta promossa negli anni '90 dall'andreottiana Ombretta Fumagalli Carulli, dall'immobiliarista Radice Fossati e dall'allora magistrato Antonio Di Pietro. Lobby che, pare, avesse lo scopo di infiltrare propri affiliati nei partiti e nelle Istituzioni al fine di - si legge - "disarticolare ed egemonizzare la vita interna dei partiti e della loro posizione nella pubblica amministrazione".
Sarebbe peraltro ora, in questo Paese ove si è indagato più volte su falsi scandali e falsi misteri, di far luce vera almeno su questo aspetto.
La memoria del socialista Bettino Craxi e la scomparsa - unica al mondo - di un'intera classe politica "manu militari", avvenuta in Italia fra il '92 ed il '93, ce lo chiedono. E con loro l'onestà intellettuale dell'Italia intera.

Luca Bagatin



24 febbraio 2010

La corruzione è aumentata all'indomani della falsa rivoluzione di Tangentopoli. Come previsto.



La corruzione è aumentata.
Abbiamo scoperto l'acqua calda.
In realtà non è mai diminuita, come invece certi media averebbero voluto farci credere all'indomani della falsa rivoluzione di Tangentopoli.
Ieri, i partiti - tutti i partiti - in realazione al loro peso elettorale ed alla loro penetrazione nelle amministrazioni locali, "estorcevano" tangenti.
Nei sistemi più vari e a tutti noti. Noti allora come oggi. Anzi, più di oggi: sia alla magistratura, sia agli imprenditori dell'epoca.
Fu un sistema costruito all'indomani della ricostruzione postbellica, nel 1946, e possibile solo in un Paese ad economia dirigista ed anti-liberale come il nostro.
Un Paese che mise in piedi le Partecipazioni Statali, una tv di Stato con ben tre reti televisive, un apparato sindacatocratico e burocratico pesantissimo e che permeava tutta la società italiana.
La corruzione nacque così, per volontà in particolare dei due partiti più forti: Dc e Pci. L'uno finanziato dagli USA, dal sistema delle Partecipazioni Statali e dal sottogoverno; l'altro dalla dittatura sovietica, dal sottogoverno locale e dalle cooperative rosse.
Il sistema radiotelevisivo, poi, fu letteralmente "lottizzato", come si diceva allora: un pezzo alla Dc, uno al Psi e l'altro al Pci.
L'egemonia culturale, editorale e cinematografica - come voleva Gramsci, del resto - fu occupata poi dal Partito Comunista Italiano, con il beneplacito della Dc.
E gran parte dei magistrati che si formarono negli anni '70, provenivano dalle file dello stesso Pci.
I partiti laici più piccoli, Psi in testa - certo - si industriarono a loro volta e a loro volta si insinuarono in quel sistema "corrotto".
Corrotto quanto si vuole, ma che riuscì a garantire la democrazia nel nostro Paese, una certa stabilità economica (persino un boom economico negli anni '50 e '60) e via via l'abbattimento dell'inflazione e il riconoscimento del Made in Italy nel mondo.
Un sistema abbattuto da inchieste a senso unico: molte delle quali finite in assoluzione (sono recenti le assoluzioni con formula piena dell'allora democristiano Calogero Mannino e del compianto Segretario socialdemocratico Antonio Cariglia).
Abbattuti così i partiti democratici: Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli; modificata la legge elettorale in senso maggioritario (andando contro la Costituziuone che prevede tutt'ora un sistema unicamente proporzionale con preferenze); abolita l'immunità parlamentare (anche qui, andando contro la Costituzione), ecco morta la democrazia in Italia.
L'Armata Brancaleone messa a punto da Achille Occhetto - sicura di vincere le elezioni del 1994 - si trovò invece sbaragliata da Silvio Berlusconi - un imprenditore capace ma estraneo alla Storia ed alla cultura politica italiana - che legittimerà l'avvento dei postfascisti (solo di recente ripuliti da Gianfranco Fini) e dei leghisti di Bossi.
Da un sedicennio viviamo l'alternarsi governativo di berluscones, leghisti, giustizialisti e cattocomunisti riuniti in calderoni - non già più partiti - che sono dei veri e propri comitati d'affari senza peraltro alcuna "magistratura interna" come invece prevedevano gli statuti dei vecchi partiti della Prima Repubblica.
Ecco dunque la penatrazione, a livello nazionale e locale, di personalità dalla dubbia moralità - senza storia né cultura politica - a destra come a sinistra. Con l'unico interesse di arraffare e lucrare: a livello locale, forse ancor più che a livello nazionale.
Il tutto reso possibile dal fatto che non esiste più alcuna mediazione dei partiti (visto che non esistono più) o dei leader, che nei fatti sono investiti del loro ruolo unicamente "a furor di popolo" e non più dalla democrazia interna dei partiti.
Lo stesso sistema delle Primarie non è che una bufala che non fa che slegare i leader eletti (a "furor di popolo") dalla democrazia interna del partito. Un sistema che rende dunque questi leader ricattabili da qualsiasi lobby economica del territorio capace di garantir loro l'elezione (un po' come il "televoto" dei reality ottenuto per mezzo del pagamento dei call-center).
Nel 1993, paradossalmente, chi smascherò quel sistema di corruzione, fu Bettino Craxi (ma già negli anni '70 lo andavano denunciando i Radicali di Marco Pannella). E fu egli stesso che propose una riforma radicale che mettesse a nudo "chi finanziava chi", sul modello della democrazia americana. Lo proponevano anche i Repubblicani di La Malfa ed i Liberali di Altissimo.
Non se ne fece nulla. Nelle file cattocomuniste si preferì utilizzare l'arma giudiziaria.
E ci si ritrova oggi in una situazione peggiore, che solo un ritorno all'etica pubblica ed alla democrazia dei partiti potrebbe sanare.
Dubito ciò sarà purtittavia possibile in tempi brevi e con gli attuali leader politici. Nazionali e locali.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini