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9 luglio 2012

"Novità storiche nel museo della Gran Loggia d'Italia" di Aldo A. Mola

NOVITA’STORICHE NEL MUSEO DELLA GRAN LOGGIA D’ITALIA

di Aldo A. Mola

Nella foto, a sinistra, il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia prof. Luigi Pruneti e, a destra, particolare della sala del Tempio della GLDI


Paolo Thaon di Revel, ministro della Marina nei primi anni del governo Mussolini e Duca del Mare, cinse ai fianchi il grembiulino di massone e, col 33° grado, fu membro del Supremo Consiglio del Rito scozzese antico e accettato. E’ una delle rivelazioni offerte dal Museo della Massoneria, aperto da martedì 10 luglio in Roma, a Palazzo Vitelleschi (via S. Nicola de’ Cesarini 3), sede della Gran Loggia d’Italia, che in questi giorni ospita l’Associazione internazionale dei musei massonici. Oltre a cimeli, libri rari, diplomi, un ritratto autografato da “Joseph Mazzini” e molti gioielli di loggia, il Museo anticipa alcuni dei ventimila e più nomi elencati in registri matricolari tra il 1915 e il 1925. Il Piemonte vi ha parte di spicco. Tra gli affiliati alla Gran Loggia figurano infatti Vittorio Valletta, che per decenni fu lo stratega della Fiat e rimase al suo comando anche quando, su istigazione di Giorgio Amendola, i “partigiani” volevano ammazzare sia lui sia Giovanni Agnelli, “epurato” dal rango di senatore ed estromesso dall’impresa da lui stesso fondata. Era un’Italia difficile quella: va ricordato in tempi nei quali si rischiano risparmi e proprietà, ma almeno la vita pare ancora al sicuro.

Tra altri massoni iniziati o regolarizzati nelle file della Gran Loggia, di orientamento monarchico e “istituzionale”, figura il poi Maresciallo d’Italia Ugo Cavallero, di Casale Monferrato: una terra che dette molti militari, da Tancredi Saletta a Pietro Badoglio (massone secondo Dunstano Cancellieri, ma senza prova documentaria) e Angelo Gatti (iniziato alla “Propaganda massonica”). In una loggia di Torino entrò Italo Balbo, che poi passò alla “Savonarola” di Ferrara, alla quale aderì Edmondo Rossoni, massimo sindacalista mussoliniano, massone all’indomani della dichiarazione di incompatibilità tra Logge e Partito nazionale fascista. Della “Cavalieri di Scozia” di Torino fece parte Matteo Ceirano, pioniere dell’industria automobilistica, come suo fratello Giovanni Battista (che invece fu membro della “Giordano Bruno”). Tante storie diverse, perché così è degli uomini: puntini nello Spazio.

Fortemente voluto da Luigi Pruneti, gran maestro della Gran Loggia, e arricchito con la sciarpa massonica di Ernesto Nathan, sindaco di Roma, lettere di Pietro Nenni, Filippo Turati, Carlo Rosselli e una miriade di documenti, il Museo della Gran Loggia non ha certo la dotazione dell’Archivio Segreto Vaticano, però, grazie ad Annalisa Santini, presenta tutte le bolle di scomunica della massoneria, da Clemente XII a Benedetto XIV, da Pio VIII a Leone XIII: umori antichi, lontanissimi dalla serenità espressa da papa Benedetto XVI all’ascolto della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven, la “più massonica” tra le opere del grande compositore.

Questi cimeli illustrano quasi tre secoli di massoneria in Italia, un Paese su questa frontiera un po’ attardato rispetto a Gran Bretagna, Francia e alla stessa Spagna che conta una banca dati perfettamente ordinata, un Museo virtuale e un corso di laurea in storia della massoneria presso l’Uned (Università nazionale di educazione a distanza).

Iniziative culturali di questo taglio diffondono tolleranza in un Paese nel quale qualcuno ancora sospetta che i massoni abbiano volto di capro e coda di Belzebù. L’antimassonismo – ricorda Daniel Pipes in Il Lato oscuro della storia (Lindau) - è sempre stato il balsamo di chi crede al “grande complotto” quale motore della storia. Quando le cose vanno male si cerca un capro espiatorio anziché domandarsi chi dove come e quando ha sbagliato. Credere nel Maligno è più comodo che capire e fare con senso di responsabilità. E’ quanto insegna questo Museo. Esso non impone, propone. Non detta ma dialoga e auspica il concorso di chi serba documenti e voglia valorizzarli. La storia d’Italia è fatta anche di queste carte, di simboli, gioielli indossati da persone che dettero via alla grande Italia, dal Settecento di Vittorio Alfieri all’Ottocento di De Sanctis Carducci e Pascoli, al Novecento di Quasimodo, Totò, Claudio Villa ( affiliato alla P2 di Licio Gelli!) e tanti altri come il saluzzese Nino Bolla, scrittore e sceneggiatore, monarchico tutto d’un pezzo, affiliato alla Loggia Nazionale, o Curzio Malaparte. Quanto ne traluce, anche da una visita sommaria, dice che questo Museo non è sepolcreto di anticaglie ma vita.


Aldo A. Mola



3 maggio 2011

La R.L. Quatuor Coronati 1166 e le sue ottime attività culturali



La R.L. Quatuor Coronati 1166 all'Oriente di Perugia (www.quatuorcoronati.it), prestigiosa Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia, ogni anni propone ai suoi affiliati ed agli affiliati al Suo Circolo di Corrispondenza, delle ottime Tavole di approfondimento culturale ed esoterico.
Tutto ciò grazie all'amico fraterno Raffaele Stoppini, già Venerabile della Loggia ed oggi Presidente del Circolo di Corrispondenza.
Alle Tavole ho avuto la possibilità di collaborare anch'io con un lungo articolo sulle origini gnostiche della Massoneria, pubblicato nel 2009 e ho già preparato degli altri articoli di prossima pubblicazione.
Le Tavole del 2010 sono dedicate agli atti del Secondo Seminario di Studi Massonici che si è tenuto a Perugia a maggio 2010.
Nella foto qui sotto, Raffaele Stoppini ed il Gran Maestro del GOI, Avv. Gustavo Raffi.




17 agosto 2010

"Antoine Marcas: un Ispettore di polizia massone protagonista dei romanzi di Eric Giacometti e Jacques Ravenne": articolo tratto dal nr. 4 di "Secreta Magazine" Aprile 2010. Di Luca Bagatin

Antoine Marcas: un Ispettore di polizia massone protagonista dei romanzi di Eric Giacometti e Jacques Ravenne

di Luca Bagatin


Sono decisamente gli autori di thriller massonici più preparati e coinvolgenti.

Il loro primo romanzo - "Il rituale dell'ombra" – ha letteralmente spopolato in Francia (pubblicato da Fleuve Noir) ed anche in Italia ha avuto un ottimo successo pubblicato dalle edizioni Piemme.


Jacques Ravenne e Eric Giacometti

Sto parlando del giornalista d'inchiesta Eric Giacometti - che fra l'altro ha denunciato nel suo Paese numerosi scandali legati alla malasanità - e del Maestro massone Jacques Ravenne.

Insieme, prima di scrivere "Il rituale dell'ombra", non si erano mai occupati di Massoneria. A questo romanzo se ne sono poi succeduti altri come "I Fratelli Oscuri" ed il recentissimo "La congiura Casanova".

E tutti con protagonista l'Ispettore parigino e Maestro massone affiliato al Grand Orient de France Antoine Marcas.

Questi, almeno, i thriller pubblicati in lingua italiana sino ad oggi.

In Francia sono già usciti anche "La Croix des Assassins" ed "Apocalypse", dall'anno prossimo disponibili anche in Italia e sempre editati dalla Piemme. E hanno già in serbo un'altra chicca....."Il simbolo ritrovato", una sorta di risposta francese ad "Il simbolo perduto" di Dan Brown !

Cominciamo con il dire che la differenza fra i romanzi di Giacometti e Ravenne con quelli di Dan Brown è abissale.

Innanzitutto nello stile: decisamente meno puerile quello del duo francese, che peraltro forniscono al lettore - in appendice - un'accurato glossario massonico ed un'accurato profilo dei personaggi storici appartenenti alla Massoneria ai quali, di romanzo in romanzo, fanno riferimento.

Per quanto anche nei thriller di Giacometti e Ravenne ci sia ampissimo spazio per la fantasia degli autori, non viene mai meno il preciso riferimento alla storia dell'Istituzione massonica ed ai suoi rituali.

Riferimenti ai quali è peraltro legatissimo il protagonista - Antoine Marcas - il quale, pur laico e razionalista convinto, trae vera ispirazione dal simbolismo massonico e dalle Tornate di Loggia che frequenta.

Si noti bene che Giacometti e Ravenne si sono avvalsi peraltro – nello scrivere le loro opere - della consulenza dell'ex Gran Maestro del Grand Orient de France Jean-Michel Quillardet, il che contribuisce a rafforzare l'autorevolezza delle fonti e dei temi trattati.

Ed hanno anche messo in piedi due bellissimi siti web in lingua francese: www.polar-franc-macon.com e www.giacometti-ravenne.fr, molto curati sotto il profilo grafico e dei contenuti.

Nell'ultimo thriller, "La congiura Casanova", l'Ispettore Marcas si trova ad indagare in merito a delle morti bizzarre causate da ancor più bizzarre "estasi sessuali" indotte da particolari rituali ritrovati in un antico manoscritto (attribuito a Giacomo Casanova) dai membri di una setta che si rifà al controverso mago vittoriano Aleister Crowley (che si autonominò La Grande Bestia 666).

Antoine Marcas si troverà così a difendere Anais, una giovane donna che il capo della setta, Dioniso, cercherà di rapire in tutti i modi ed al contempo dovrà difendere la sua stessa Obbedienza massonica nella quale si sono infiltrati membri della setta al fine di screditarla.

Fra la Sicilia, Parigi, Granada e Venezia, erotismo, esoterismo, magia ed alchimia, riuscirà Antoine Marcas a prendere in mano la situazione anche con l'aiuto dei suoi Fratelli massoni che sono sempre disponibili ad aiutarlo nei momenti del bisogno ?

I thriller di Giacometti e Ravenne sono decisamente delle opere raffinate, dirette sia ad un pubblico massonico che profano. Romanzi dunque non banali e scontati, ricchissimi di simbolismo ed avventura e che fanno anche comprendere al lettore quanto il senso di fratellanza massonica sia qualcosa di veramente profondo ed incomunicabile.

Decisamente nulla a che vedere con le fantasie da cinematografo di Dan Brown.

Luca Bagatin



29 luglio 2010

Articolo-intervista di Luca Bagatin allo scrittore Nathan Gelb: tratto dal numero 2 di "Secreta Magazine" del luglio 2009

Vi propongo, qui di seguito, l'intervista che ho realizzato per "il numero due di Secreta Magazine" all'amico Nathan Gelb, autore dei romanzi noir che vedono protagonista Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero.

L.B.



Imbattersi nella figura di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero - se non ti occupi o sei appassionato di Alchmia e/o Esoterismo - non è certo cosa ordinaria.
Personalmente, la prima volta che mi imbattei nelle opere dedicate a codesto alchimista, massone, inventore, letterato ed accademico vissuto nella Napoli del XVIII Secolo, fu alcuni anni fa in una polverosissima e particolarissima libreria di Venezia, bagnata dall'acqua e nota a pochi intimi, nella quale si possono trovare testi specifici che raramente le librerie ordinarie sono solite tenere fra i loro scaffali.
Inutile dire che subito me ne innamorai e la prima cosa a colpirmi fu la poliedricità del personaggio: celebre per le curiose sculture ricche di simbolismo conservate nella Cappella Sansevero - come il “Cristo velato” e il “Disinganno” - e che diede vita ad affascinanti invenzioni talvolta ancora oggi in uso come i primi prototipi di robot meccanici (all'epoca definiti “automi”); una macchina idraulica; una carrozza marittima capace di muoversi sull'acqua e moltissime altre ancora.
Di Raimondo de Sangro parla, nell'introduzione, anche un bellissimo romanzo esoterico uscito l'anno scorso per la A &B editrice e scritto da un amico Maestro Massone di Napoli che vuole essere conosciuto solamente con il suo pseudonimo: Martin Rua. E fu proprio Martin ad incuriosirmi e ad avvicinarmi all'interessante simbolismo celato dentro la città di Napoli stessa ed in molti suoi monumenti. Una città nella quale è peraltro ambientato uno dei più bei romanzi sui Rosa Croce mai scritti: “Zanoni” dell'inglese Bulwer-Lytton.
Ed è così che mi sono imbattuto anche in “Delitti sotto la cenere”, raffinatissimo thriller storico edito di recente dalla Sperling & Kupfer e scritto da Nathan Gelb, scrittore amiricano di Chicago nato da un'antica famiglia ashkenazita di Dresda ed il cui vezzo è di scrivere direttamente in italiano (che conosce alla prefezione peraltro !).
“Delitti sotto la cenere”, la cui verità storica è rispettata sin nei minimi dettagli, ha per protagonista proprio il Principe di Sansevero nelle vesti di detector, il quale si troverà appunto a dover indagare su due misteriore morti avvenute nel suo Tempio massonico..
Raimondo de Sangro è infatti Gran Maestro della Massoneria partenopea e Venerabile della Loggia Rosa d'Ordine Magno. E' malvisto sia dalla Chiesa che dal Re del Regno delle due Sicilie, Carlo di Borbone, il quale ha messo fuorilegge le Logge. Egli ed i suoi Fratelli sono dunque costretti a svolgere i loro lavori esoterici in clandestinità. Il Principe, come se non bastasse, è considerato ufficialmente come una sorta di demonio proprio a causa dei suoi studi ritenuti eretici e delle sue invenzioni.
E' in questo contesto che il suo domestico Leonardo ed una giovane donna vengono trovati morti nel Tempio: posti davanti alle colonne, denominate massonicamente Boaz e Jakin, risultano inceneriti, tranne i volti e le gambe. Accanto a loro un anacronistico granchio fellone. Perché? A quale espediente è ricorso l'assassino?
Nel Settecento era d'uso credere all'autocombusione dei corpi ma..... i sottili ragionamenti del Principe riusciranno ben presto a smontare tale tesi.
E sarà proprio per mezzo del suo nobile e sopraffino intuito e della sua capacità di analisi ch'egli perverrà alla soluzione degli enigmi,  via via sempre più intricati , mentre i morti ammazzati, purtroppo per loro, aumenteranno. Il Nostro, assieme all'inseparabile amante Duchessa Mariangiola Ardinghelli, scienziata dell'epoca (anch'ella realmente esistita), ed al giovane pescatore Nicola detto O'Rancio (in quanto pescatore di granchi !) riuscirà a venire a capo della mente diabolica che muove i fili  celati dietro ai delitti.
La trama è certamente appassionante, ma la lettura lo è ancor di più e trascinerà il lettore in questo affresco d'epoca sino all'ultima pagina. Affresco verosimilissimo peraltro e sono pronto ad affermare che Nathan Gelb ha fotografato il de Sangro come pochi sarebbero riusciti a fare in un romanzo.
Le pagine dei “Delitti”, poi, sono impreziosite da finissime stampe d'epoca che ritraggono ora le invenzioni del Principe, ora il suo Palazzo, ora il Teatro San Carlo di Napoli e molto altro ancora e la sensibilità di Gelb ha fatto sì che l'appendice fosse corredata da note che ci permettono di comprendere meglio il come ed il dove si è potuto documentare per mettere in piedi un'opera letteraria che non esito a definire perfetta. La grande disponibilità di quest'autore mi ha concesso, inoltre, l'intervista che segue, alla quale vi lascio non senza prima segnalarvi l'accattivante sito web di Nathan Gelb www.nathangelb.com ove troverete maggiori ragguagli su questo e sul precedente romanzo che ha sempre per protagonista Raimondo de Sangro Principe di Sansevero.

1) Luca Bagatin: Certo non è facile far “recitare” la parte del detector ad un alchimista di 300 anni fa, considerato purtroppo figura minore del panorama culturale italiano ed europeo. Che cosa ti appassiona ed affascina di più della figura storica di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero ?

Nathan Gelb: Le paradossali mistificazioni con cui è stata tramandata la sua figura, sempre in bilico fra l'essere demoniaco e il genio incompreso. Affidandogli il ruolo di detector (detective) ho ritenuto di strappargli la maschera di assassino (creatagli dall'immaginario collettivo), per renderlo un acuto investigatore, volto a combattere proprio il crimine. Una sorta di contrappasso.


 
2) Luca Bagatin: Pensi che il Principe di Sansevero, storicamente, meriti maggiore attenzione ? E, se sì, in che senso ?

Nathan Gelb: Certamente. Molto di lui c'è ancora da verificare. Le sue scoperte ed intuizioni meriterebbero maggior approfondimento da parte di specialisti.


3) Luca Bagatin: Il “tuo” Principe di Sansevero, quando sorpreso e/o infuriato, utilizza la tipica affermazione: “Coda de Cifero !”. Che cosa significa e come ti è venuto in mente di metterla in bocca al Nostro ?
 
Nathan Gelb: L'espressione "coda de Cifero" è spiegata nel mio precedente romanzo "Il quadro dei delitti": si tratta di un semplice intercalare "coda di Lucifero", suggeritomi da un gentile esperto in antico vernacolo napoletano.

 

4) Luca Bagatin: Nella prefazione al tuo romanzo, che nei fatti è un dialogo fra te e la tua editor Edi Vesco, dici di credere nella magia sin da quando eri bambino. Puoi spiegarci meglio che cosa intendi per magia ?

Nathan Gelb: Magia, per me, è tutto ciò che è oscuro e necessita d'essere illuminato.
 

5) Luca Bagatin: Da ciò che scrivi sembri un appassionato di esoterismo ed uno studioso di Massoneria. Qual è il ruolo che secondo te potrebbe ricoprire oggi la Massoneria ?

Nathan Gelb: Rispondo con una metafora: essa è un ponte sospeso fra le acque-superiori e le acque-inferiori, tra l'enigmatica Sfinge e l'inquietante Chimera.
 

6) Luca Bagatin: Da quanto scrivi si evince che ti affascina molto la città di Napoli:  che cosa ti ha spinto a documentarti sulla sua storia e cultura e come sei riuscito a caratterizzare così bene i personaggi tipicamente partenopei del tuo romanzo ?

Nathan Gelb: Il fascino di Napoli consiste nell'essere una città mutante. E' la sirena ammaliatrice, che non può essere mai sepolta; è -in abbinata- un'enorme camera funebre come quella di Tutankhamon, la caverna "trogloditica" spalancata nel tufo, che fa pensare a un'antropologia le cui radici affondano nella preistoria. Queste,dunque, le premesse per creare i miei personaggi.
 


7) Luca Bagatin: Pensi che vedremo ancora il Principe di Sanservero indossare i panni del detector in qualche tuo prossimo romanzo ?

Nathan Gelb: Non amo fare progetti. L'idea mi cattura all'improvviso..


8) Luca Bagatin: Che cosa ne pensi del futuro della cultura ed in particolare della letteratura, oggi ?

Nathan Gelb: E' talmente vasto e variegato il panorama sia europeo sia statunitense, e le logiche del mercato sono così diverse, che non riesco a individuare una prospettiva ben definita.


Nel ringraziare Nathan, non posso concludere senza un ricordo alla sua encomiabile editor, nonché scrittrice: Edi Vesco.

Personalmente mi ha emozionato e mi emoziona molto il dialogo fra lui e lei, riportato quale “prefazione” al romanzo dei “Delitti sotto la cenere”, e soprattutto ciò che Nathan scrive, relativamente alla sua tragica dipartita.

Le sue dolcissime parole la ricordano con profonda tenerezza ed è proprio con esse che vorrei concludere:

"Edi Vesco ha collaborato a questo romanzo. Lei e io non eravamo nuovi a queste scaramucce, e pensavo - anzi volevo - continuassero all’infinito. Poi l’inquietante transitorietà terrena si è rivelata all’improvviso. Non annunciata. Però io, nel pieno rispetto per il suo amore verso gli uccelli, preferisco visualizzarla in questa immagine: Edi, poco tempo fa, ha approfittato di una migrazione delle gru di Ibico.. Esse l'hanno accolta nelle loro schiere, ed è volata via. Il mio primo e più intenso ringraziamento lo rivolgo quindi a lei, come se fosse ancora in vita. Edi vive infatti in questo libro che tanto ha amato e nel quale ha profuso talento, creatività, verve, senza la minima presunzione. Trasmettendomi il suo cristallino entusiasmo. Edi, grazie. Non solo per il tuo aiuto, ma per essere oramai residente nel mio cuore. Ciao"

Luca Bagatin



1 novembre 2009

Solidarietà all'Assessore Ezio Gabrielli della Giunta comunale di Ancona



Mi unisco alla solidarietà espressa da Giuseppe Gambioli. Segretario regionale del Pri delle Marche, sulle pagine de La Voce Repubblicana del 30 ottobre scorso nei confronti dell'Assessore Ezio Gabrielli della Giunta comunale di Ancona, che ha dichiarato la sua appartenenza ad una Loggia massonica del Grande Oriente d'Italia.
La Massoneria, in particolare quella del GOI, è un'istituzione nobile (tanto che il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi la definì "grande istituzione Umanitaria"), che ha contribuito nei secoli all'edificazione della democrazia (l'ONU ed i suoi organismi, ad esempio, sono emanazioni di ispirazione massonica) ed in Italia all'indipendenza ed alla sovranità dello Stato.
La Massoneria è stata ed è ancora vilipesa e condannata nei Paesi totalitari ed antidemocratici, siano essi di ispirazione fascista o comunista (tranne a Cuba, ove l'eroe nazionale Che Guevara fu massone dichiarato), proprio per i suoi valori umani e civili improntati al trinomio coniato dal conte Alessandro Cagliostro: "Libertà, Uguaglianza, Fratellanza".
Libertà dal bisogno e dai condizionamenti. Uguaglianza dei diritti e dei doveri. Fratellanza dell'Umanità, senza distinzione alcuna.
Leggi antimassoniche e dunque contro la libertà di associazione e di riservatezza sono già state condannate dalla Corte Europea ed ogni istanza di discriminazione nei confronti dei massoni è da ritenersi di stampo profondamente squadrista ed antidemocratico.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini