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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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27 ottobre 2012

L'invito di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it al NON voto in Sicilia



Di fronte alla presenza di 32 indagati in pressoché tutte le liste (salvo il M5Stelle di Grillo) presenti alle elezioni amministrative siciliane di domani; di fronte ad un fronte unico, da destra a sinistra, di continuità con le politiche nefaste di questi anni attuate da Raffaele Lombardo ed infine, di fronte alla ingiusta mancata presentazione della lista civica "LeAli alla Sicilia" guidata dal giornalista Davide Giacalone , il presente blog invita TUTTI gli elettori onesti della Sicilia a NON ANDARE A VOTARE.
Al fine di non essere complici di questo sistema di illegalità e di omologazione a volontà oligarchiche.
Riportiamo di seguito anche le dichiarazioni di Società Aperta, il movimento politico-culturale guidato da Enrico Cisnetto ed un articolo di Davide Giacalone.
Buon NON voto, nel segno della trasparenza e del coraggio.

L.B.

Da Terzarepubblica, organo di Società Aperta

A proposito di Sicilia, due parole sono dovute per quel tentativo – la lista “LeAli alla Sicilia” capitanata da Davide Giacalone – che Società Aperta ha condiviso e sottoscritto con entusiasmo, e che non ha nemmeno varcato la soglia del voto. La lista non è stata ammessa: per la presenza di un candidato con la fedina penale sporca – salvo aver scoperto dopo che trattavasi di un clamoroso caso di omonimia – e per un ritardo nella presentazione delle firme raccolte, segno di un deficit organizzativo e di risorse che certifica come in queste circostanze la buona volontà non sia sufficiente. Giacalone ci ha provato a combattere a mani nude contro chi le aveva piene di soldi, ed ha comunque vinto – anche senza essere presente al voto – per essere riuscito a marcare la differenza tra chi è portatore di idee e di progetti e chi, invece, sguazza in quel potere che ha portato la Sicilia al disastro. È poco e molto, nello stesso tempo. Dopo il voto, che sarà comunque significativo per quanto potrà poi accadere in Lombardia e nel Lazio e quindi a livello nazionale, sarà il caso di ripartire da quel “tanto” senza per questo dimenticare le ragioni di quel “poco”.



Domenica si aprono le urne, intanto hanno chiuso, chiudono e chiuderanno le aziende. Da ultimo quelle edili, che hanno deciso di fermare tutti i cantieri pubblici, perché la regione, in Sicilia, è già fallita e non paga. Né pagherà. Farà solo crescere il debito. Per avere un’idea della campagna elettorale, nell’isola, basterà osservare che di questo, vale a dire del problema più grosso e pressante, neanche s’è parlato. Quando si conteranno i voti ci saranno due sconfitti, un profittatore e un vincitore.

1. Il centro destra ne uscirà sconfitto perché c’è entrato spappolato. I vertici nazionali hanno sperato di evitarlo, piegandosi a candidare Gianfranco Micciché. Lo annunciarono ufficialmente, dimostrandosi incapaci di capire che un pezzo del loro mondo non lo avrebbe mai digerito e che lo stesso Micciché era ormai preso nel gioco di Raffaele Lombardo. Eppure hanno sperato di tenerlo, accettando che fosse Micciché a indicare la seconda scelta: Nello Musumeci. Non è bastato, la rottura s’è consumata. Così non hanno l’unità, non hanno una candidato forte, non hanno una linea politica. Dietro Musumeci c’è il vuoto. Accanto a Musumeci c’è un Angelino Alfano che spera di vederlo vincere, in modo da trovare la forza per affermare la propria leadership, anche in vista delle primarie. Mentre Musumeci è un galantuomo figlio di una cultura estremista, la cui campagna elettorale (come anche quella della sinistra) s’è ridotta a fare il verso alle cose più scialbe e insignificanti dell’antipolitica. Sono onesto, dice di sé. Bella cosa, ma gli servirà a nulla con la regione in deafult e privo di maggioranza.

2. Il centro sinistra perderà le elezioni, perché anche su questo fronte la spaccatura è insanabile: in Italia il Pd è alleato di Sel e diviso dall’Udc, in Sicilia è alleato dell’Udc e diviso da Sel. Se vincessero non sarebbe una vittoria della linea della segreteria nazionale e se perdessero sarebbe una sua sconfitta. Non una bella prospettiva. Se Rosario Crocetta dovesse prendere un voto più di Musumeci si troverebbe a governare con i lombardiani. Se ne prenderà uno in meno si verificherà la rottura con i casiniani. Un obbrobrio trasformista. Dietro Crocetta ci sono liste più solide di quelle che accompagnano Musumeci, anche perché il mondo degli affari ha guardato più a sinistra che a destra. L’ex sindaco di Gela si fa un vanto della propria esperienza amministrativa, ma il posto dove lo voteranno meno è proprio la sua citta. Lo conoscono. In un dibattito pubblico disse che i dipendenti regionali in esubero potrebbero essere assunti nei comuni. Delirio, unito alla consapevolezza che ragionare seriamente non porta voti.

3. I lombardiani osservano la campagna dei due perdenti che si contendono la falsa vittoria, e si fregano le mani. A guidare la terza compagine c’è un Micciché pronto a dire qualsiasi cosa, compreso lisciare il pelo all’indipendentismo. Ma rischia: la trattativa di potere, una volta chiuse le urne, tornerà nelle mani di Lombardo. Posto che Lombardo e Micciché, alleati, si disprezzano con sicula passione. Il presidente uscente, che intanto piazza il figlio, ha una posizione forte: l’Udc è il suo partito d’origine; il Pd è quello che lo ha appoggiato; il Pdl quello che lo ha portato alla presidenza. O fanno un accordo fra di loro, assai improbabile, o uno di loro deve mettersi d’accordo con lui. Intanto si toglie uno sfizio: mentre gli altri negano il default, bollandolo come persecuzione delle demoniache forze nordiche (lo dissero anche a me, che sono siciliano), lui fa dire ad un suo assessore (Armao) che è imminente. Ma per colpa degli altri. Fossimo al circo, non resterebbe che applaudire il giocoliere. Purtroppo è il circo ad essere in noi.

4. Il vincitore delle elezioni è Beppe Grillo, che ha fatto una campagna perfetta. Ha saputo parlare alla pancia degli elettori di destra, che considerano ripugnante questa politica. S’è rivolto a quelli di sinistra, dimostrando facilmente che non sono i loro beniamini gli antagonisti dell’affarismo e del malgoverno, posto che alcuni ne sono i protagonisti. Ha fatto un fischio alla marea di elettori che non provano alcun gusto a votare, invitandoli a portare il pernacchio nell’urna. Si dice: non ha proposte e programmi. Ne ha più degli altri, se è per questo. Ma è una discussione inutile: vince perché dimostra che gli altri sono in stato confusionale, nonché di saper sfruttare la confusione. Per il resto, Parma docet: mica vuol governare.

Leggo analisti e politici che dicono: attendiamo le elezioni siciliane, per capire e orientarci. Ma che minchia ci dovete capire? Un’accozzaglia di perdenti popolerà un Parlamento regionale senza sapere cosa fare e lasciando affondare l’economia. Leonardo Sciascia vedeva avanzare la “linea della palma”. Qui una politica agonizzante vedrà dilagare la linea della salma.



10 ottobre 2012

"ELEZIONI DA CANI": Davide Giacalone (purtroppo e furbescamente escluso dalla competizione elettorale) interviene a proposito delle imminenti elezioni amministrative siciliane



Stefano potrebbe ben figurare nel caravanserraglio della prossima Assemblea regionale siciliana. E’ vero, è un cane. E allora? Non è il solo candidato dotato di guinzaglio. Intanto è francese ed è molto giovane, il che lo rende estraneo alla colpa dei favoriti: non ha mai fatto comunella con Raffaele Lombardo, oramai divenuto incarnazione (oltre i suoi meriti e demeriti) di una classe dirigente dissennata, profittatrice, cieca e responsabile del fallimento siculo. Molti cittadini di Favara, nell"agrigentino, gli hanno attrezzato un comitato elettorale e hanno preparato i manifesti. La sua espressione spicca per lo sguardo penetrante e il piglio combattivo. Che manca alla gran parte di quelli che hanno buttato milionate per appicciare il proprio faccione in ogni dove.

Non è un cane l’ottimo Antonio Paladino, candidato nelle liste Udc che appoggiano Rosario Crocetta, ma anche in quelle di Grande sud, che appoggiano Gianfranco Micciché. Lo hanno preso variamente in giro, ma il nostro uomo ha una sola faccia (tanto che i due manifesti sono fatti con la medesima foto) e anche una certa coerenza: nei due schieramenti ci sono gli amici di Raffaele Lombardo. L’Udc lo fece nascere, il Pd lo tenne al governo, ora Grande sud ne ospita la famiglia. Peccato Paladino non si sia candidato anche nel centro destra, appoggiando equanimemente Nello Musumeci, scelto da Micciché dopo che il Pdl aveva scelto Micciché. Posto che il centro destra è responsabile di avere portato Lombardo alla presidenza. Un Paladino diverso da quelli dell’epica cavalleresca, ma pur sempre pupo capace di restituire l’assurdità delle elezioni siciliane. E Paladino previdente, perché nessuno avrà la maggioranza e i competitori odierni saranno alleati domani.

Straordinaria la performance di Micciché: il presidente devo farlo io perché ho amici in Europa e mio fratello in Banca Intesa. Impareggiabile il resoconto del suo dialogo con i potenti del Pdl, nel quale fino a ieri mattina si trovava: gli inceneritori si devono fare, ma non con la mafia. Sarebbe come dire che Lombardo (suo alleato) li fermò per osteggiare i picciotti. Salvo il fatto che un assessore della giunta Lombardo, Marco Venturi, va ripetendo (tardivamente) di avere trasmesso alla procura le prove della lunga, ripetuta e collaudata collaborazione fra Lombardo e la mafia. Sicché la domanda è: ma se si esclude di collaborare con la mafia è perché qualcuno lo sta già facendo o proposto? Nel qual caso, anziché mandare messaggi trasversali, incombe un solo dovere: fare denuncia.

Il governo centrale ha concesso a quello siciliano di derogare al patto di stabilità. Chi ha vinto? La paura. Quella di vedersi precipitare addosso un debito nascosto e negato, enormemente più grande di quello contabilizzato. Ma la deroga copre le necessità di poche settimane, passate le quali si torna al punto di prima. Più poveri. Si naviga a vista, guadagnando ore all’inabissamento.

Nel mentre va in scena tale grottesco contendere, si viene a sapere che la Corte d’Appello ammise liste totalmente irregolari. Non dietro le quinte, ma direttamente in piazza si accapigliano soggetti secondo cui da questo o quel listino il Tizio o la Caia sarebbero stati esclusi o inclusi all’ultimo minuto. C’è anche una quantificazione: 45 minuti prima della presentazione. Straordinario, nel qual caso sono false firme e autenticazioni. Alla Corte dovrebbero fare caso a un dettaglio: se l’autentica di accettazione del candidato è successiva a quella dell’elettore che lo sostiene è probabile che qualche pubblico ufficiale stia attestando il falso. Ma alla Corte sono distratti, talora. Posso affermarlo per esperienza diretta: presentammo liste disallineate e pisacanesche, prontamente fatte fuori da una Corte occhiuta e fedele al proprio lavoro (servivano 900 firme e ne raccogliemmo 950, ma pasticciando nella presentazione: bene, giusto, l’ho già detto), salvo il fatto che nel rigettarle scrisse che fra i candidati di quella lista (LeAli alla Sicilia) c’era un condannato, per delitto doloso, a tre anni e mezzo di carcere. Volevo buttarmi da un ponte. Che vergogna.

Vabbe’ essere dilettanti, ma anche criminali. Poi, però, abbiamo accertato che la Corte ha scritto il falso. Quel signore non è mai stato condannato, né si apprestano a farlo. Semplicemente non era lui. Peccato che quel falso ha funzionato da intimidazione, nei nostri confronti. Qui qualcuno deve pagare.

Stefano non è l’unico cane, in questa vicenda. La Sicilia ha imboccato una deriva da sobborgo colombiano. Vorrei fare osservare che da queste colonne denunciammo la follia di far entrare la regione anche in una compagnia aerea (non bastando gli altri sprechi). Confindustria ci ha messo una decina di giorni, per dire la stessa cosa, mentre i candidati della corresponsabilissima trinità non lo hanno ancora fatto. Che aspettano, la carta d’imbarco? E ricordo che non sussurrando in un orecchio, ma scrivendo qui abbiamo invitato le autorità a indagare sulla regolarità delle spese elettorali: fatturazioni, pagamenti, afflusso del denaro e sue fonti. Noi siamo dilettanti, e lo abbiamo dimostrato, ma se qualcuno pensa che lo stretto farà da cordone sanitario nel fermare l’infezione siciliana si sbaglia. Alla grande.

Davide Giacalone



11 settembre 2012

CHI E' GIANFRANCO MICCICHE' ? di Paolo Bianchi

Amiche e amici visitatori del blog di Luca Bagatin, il mio nome è Paolo Bianchi e sono un cittadino italiano (e qui parlo da semplice cittadino italiano); in quanto tale sono interessato (e spesso preoccupato) per le sorti dell'Italia, di tutta l'Italia.  

Si presentano imminenti le elezioni in Sicilia: una regione critica da sempre per le tante ragioni tristemente note.
Tra i candidati alla presidenza della Sicilia c'è anche l'on. Miccichè, appoggiato da una lista comune composta dal Partito Liberale Italiano e da Futuro e Libertà per l'Italia. 
Io, pur essendo anche il Commissario Nazionale della Gioventù Liberale Italiana (GLI), che è la sezione giovanile del Partito Liberale Italiano (PLI), ho esplicitato liberamente, rivolgendomi ai massimi dirigenti del partito, la mia più assoluta contrarietà a tale scelta politica. I motivi di questa mia posizione non c'è bisogno che ve li spieghi, si desumono facilmente dal breve articolo (una semplice nota biografica, ma totalmente attendibile) che ha trovato accoglienza qui, sul blog dell'amico e autentico liberale Luca Bagatin, che ancora ringrazio.
Perché, qualunque sia la nostra opinione, è sempre bene esprimerla; per dirla con Martin Luther King: "Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste".
"Buona" lettura,

Paolo Bianchi

Chi è Gianfranco Miccichè?
di Paolo Bianchi




L’on. Gianfranco Miccichè, attuale leader di “Grande Sud”, nasce a Palermo il 1° aprile del 1954.
È stato due volte sottosegretario, una volta vice ministro del Ministero dell’Economia e delle Finanze e,
tra 2005 e 2006, Ministro dello Sviluppo e Coesione territoriale. Tutte le volte sotto la presidenza di Silvio
Berlusconi.
Nato da un’agiata famiglia della borghesia palermitana; si attiva politicamente negli anni ’70, aderendo
alla formazione extraparlamentare di orientamento comunista rivoluzionario “Lotta Continua”, per poi
cominciare nel 1993, con l’adesione a “Forza Italia”, il lungo connubio berlusconiano.
Nell’estate del 2006 viene eletto Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Da Presidente della “Fondazione Federico II” nomina direttore generale l’ex deputato Alberto Acierno, che
sarà arrestato tre anni più tardi dalla Guardia di Finanza per aver usato le carte di credito della Fondazione per pagare bollette Sky ed Enel, viaggi e scommesse effettuate su casinò on line.
Nel 1988 Micciché, che all’epoca lavorava presso “Publitalia ‘80” (grazie alla conoscenza di Marcello
Dell’Utri), è stato interrogato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico di droga a Palermo, in quanto
sospettato di spaccio. La risposta dell’onorevole è stata: “Non sono uno spacciatore, ma solo un assuntore di cocaina”.
Alcune sue dichiarazioni hanno, negli anni, creato scalpore: nel 2001 dichiarò che “se per fare gli appalti
dovessimo aspettare che finisca la criminalità mafiosa allora non partiremmo mai”; lo disse in difesa di
Pietro Lunardi , il quale aveva precedentemente affermato che “con mafia e camorra bisogna convivere”.
Nell’ottobre 2007 Micciché ha criticato l’intitolazione dell’aeroporto di Palermo ai giudici Falcone e
Borsellino; poiché tale titolo sarebbe causa di un’immagine negativa.
Di questi giorni è la notizia che il Partito Liberale Italiano e Futuro e Libertà per l’Italia sosterranno, con liste comuni, la candidatura di Gianfranco Micciché a Presidente della Regione Sicilia.



22 dicembre 2010

La Casa dei Moderati italiani (Nostra Casa URSS)




Nota bene: il "Manifesto del Partito Comunista" del duo Marx-Engels edito da
SILVIO BERLUSCONI EDITORE


Moderato, evidentemente, oggi, in Italia, è sinonimo di comunista, paracomunista, putiniano, paraculista, ditomedista, lukashenkista, gheddafista.
Con profondo godimento di Vendola, Bersani, Di Pietro, Bindi, Finocchiaro e compagnia cattocomunista.



15 aprile 2008

ELEZIONI. RISULTATO SCONTATO: PREMIATA L'ITALIA DEL GRANDE FRATELLO E DINTORNI



Il risultato delle elezioni del 13 e 14 aprile era più che scontato.
Berlusconi ha vinto grazie ai disastri del Governo Prodi ed a quelli dell'impresentabile coalizione veltronian-dipietrista buonista e buonina a presentarsi nei salotti buoni. Un po' meno di fronte agli elettori nel loro complesso. Una coalizione con al suo interno i cattocom e i giustizialisti di sempre; i radicali "ultimi giapponesi a sostegno di Prodi" (come amavano definirsi - contenti loro - loro stessi); i Bassolino-Iervolino alla monnezza e le varie clientele "democratiche" nelle amministazioni locali (e non solo nelle Regioni "rosse").
Berlusconi non ha grossi meriti suoi a parte una timida riduzione delle imposte nei cinque anni in cui ha governato.
L'astensionismo al 4 %, del resto, è lì a dimostrarlo: non ha vinto il migliore. Al massimo il "meno peggio" (ovviamente per chi ritiene che ci possa essere un "meno peggio" al "peggio").
Spazzata via l'estrema destra e l'estrema sinistra. Il voto identitario ai neo-democristiani ed ai socialisti boselliani non è premiato dagli elettori che, evidentemente, ormai sembrano gradire solo ed unicamente i "partiti Dixan" che li hanno malgovernati in questi quindici anni.
Tanto fumo e niente arrosto: sia al governo che all'opposizione, miei cari elettori. Del resto le elezioni fotografano molto probabilmente il volto della società attuale: quello del Grande Fratello e del "Tirapacchi" di Rai Uno (programmi tv da sempre seguitissimi).
Che dire: ben vi sta !
Personalmente, per quanto concerne i miei amici Liberali del PLI, mi spiace che non vadano oltre lo 0,3 %, ma ahinoi, l'Italia non ha mai avuto una grande tradizione liberale ed infatti ne paghiamo le conseguenze in termini economici (siamo il Paese ove lo Stato è onnipresente sotto e sopra le lenzuola dei cittadini e financo nelle loro tasche) e nell'ambito dei diritti civili.
Pazienza.
Purtuttavia non si smetta di fare gli ottusi liberali e libertari. Anzi.
Si parta da questo identitario zoccolo duro dello 0,3 % (che poi sono quasi 104.000 elettori, mica bruscoletti !) e si sia fieri dei tre repubblicani eletti in Parlamento nelle file del PDL (Nucara, La Malfa, Del Pennino).
Ci si prepari dunque alle Elezioni Europee dell'anno prossimo e si insista ancora caparbiamente nella Costituente di una forza Laica-Liberaldemocratica-Liberalsocialista nell'Eldr, ovvero il Partito Liberaldemocratico e Riformatore Europeo.
Si dialoghi poi con i tanti senza tessera e i delusi dalla politica di oggi.
Si crei una "rete" anche con il contributo di Società Aperta di Enrico Cisnetto ed i suoi "Circoli per l'Altra Italia" che si battono da anni per arrestare il declino del nostro Paese con ricette squisitamente liberaldemocratiche.
Abbiamo in ogni caso necessità di far passare pochi ma incisivi punti programmatici: flat tax al 20 %; abolizione delle provincie, delle comunità montane ed accorpamento dei piccoli Comuni; piena attuazione della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali su un modello di welfare anglosassone; ritorno al nucleare; introduzione delle unioni civili senza distinzioni di orientamento sessuale; legalizzazione delle non-droghe e introduzione della sperimentazione controllata di eroina sul modello svizzero; legalizzazione dell'eutanasia.
Punti programmatici concreti: laici, liberali, libertari e liberisti per chi ancora non vuole vendersi o svendersi come un fustino di detersivo.



Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini