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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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27 dicembre 2009

Romeo Battistig: irredentista, mazziniano, massone ed anticlericale friulano


La Sezione "Luciano Bolis" dell'Associazione Mazziniana Italiana di Udine ha orgnizzato - venerdì 18 dicembre 2009 presso l'Hotel Ramandolo di Udine - una conferenza a ricordo di Romeo Battistig: irredentista, patriota repubblicano, mazziniano e massone friulano.
La conferenza è stata tenuta dall'amico, nonché storico, Carlo A.R. Porcella, dopo una breve nota introduttiva del Presidente dell'AMI friulana Edi Daniele Moroso.
Carlo Porcella ha introdotto l'argomento raccontando brevemente la storia del movimento irredentista friulano, risalente al 1882, animato - fra gli altri - dal garbaldino Giusto Muratti.
Successivamente ha descritto la vita, le gesta e le opere di Romeo Battistig, nato a Venezia nel 1866 da nobile famiglia goriziana successivamente trasferita a Udine, il cui padre fu cospiratore con i fratelli Bandiera.
Il Battistig manifestò sin da giovanissimo simpatie irredentiste ed a 18 anni si arruolò volontario nei bersaglieri partecipando alla spedizione in Eritrea.
Politicamente fu repubblicano mazziniano, anche se riconobbe l'importanza della monarchia sabauda al fine di giungere al compimento dell'unità nazionale con l'annessione di Trento e Trieste.
In tutta la sua vita fu generoso e prodigo verso gli indigenti e gli afflitti e si fece iniziare anche alla Massoneria.
Il suo primo apporto alla causa irredentista lo diede nel 1903, rimanendo in fitto collegamento con il condottiero Ricciotti Garibaldi, figlio di Anita e Giuseppe Garibaldi. E sino al 1915 animò il Comitato Irredentista Orientale.
Nel 1915 partì dunque volontario nelle file dell'esercito italiano e combattè durante il primo conflitto mondiale contro l'Impero Austro-Ungarico, rimanendo ucciso dal fuoco nemico il 16 giugno di quell'anno, guidando un servizio di esplorazione sul ponte di Sagrado. Come ci ha ricordato infine Porcella, Romeo Battistig fu fra i promotori del Museo del Risorgimento, nonché fra i più attivi soci della sezione di Udine della Dante Alighieri (nel 1905 fu sede del Congresso con la partecipazione dell'indimenticato sindaco Repubblicano di Roma e Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Ernesto Nathan). Fondò inoltre il ricreatorio Carlo Facci (garibaldino dei nove di Porta San Paolo del 1867) e diede vita a diverse Associazioni di Libero Pensiero come la XX Settembre e la Giordano Bruno, tutte entità che ebbero una lunga durata, nonché un ruolo importante per educare la gioventù ed i cittadini ai principi di libertà, laicità, giustizia ed emancipazione. Il Battistig, oltre all'aver fondato - nel 1914 - il primo organo di stampa irredentista, scrisse un'opera letteraria in lingua friulana in versi, il cui titolo è “Une Visite ai Piombi”, in cui descrive tutti i personaggi del tempo che frequentavano il noto locale. Una figura storica, dunque, quella del Battistig, da non dimenticare. Una figura di Libero Pensatore ed anticlericale che il "pretume romano" - come amava lui stesso definirlo - non impedì di cancellare al punto che diversi comuni della Regione Friuli Venezia Giulia gli dedicarono numerose strade, piazze e lapidi alla memoria.
Le ceneri di Romeo Battistig riposano oggi nel cimitero monumentale di Udine.


Luca Bagatin



18 aprile 2009

Parliamo di Europa con le ragazze del Movimento Federalista Europeo di Udine

Articolo-intervista di Luca Bagatin



Chissà chi immagina o chi si ricorda che i primi a parlare di un'Europa unita e federale furono gli eroi del Risorgimento italiano Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.
Il primo mise in piedi anche un'associazione clandestina - giudicata dai monarchici, dai clericali e dagli austriaci “sovversiva” -  ovvero la Giovine Europa (il cui simbolo fu l'Edera), la quale mirava ad un'Europa unita, federata, affratellata e repubblicana. Il secondo, non a caso, parlava delle Nazioni come “sorelle” le quali avrebbero duvuto unirsi per emanciparsi socialmente e combattere la tirannide.
Si dovrà tuttavia aspettare sino agli anni '40 del '900 allorquando dei lucidi sognatori antifascisti di estrazione politico-culturale liberalsocialista e repubblicana, come Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni – nel loro confino di Ventotene – elaboreranno il famoso “Manifesto” che getterà le basi per il Movimento Federalista Europeo.
Il MFE è dunque un'associazione politica indipendente dai partiti che mira – tutt'oggi - ad una piena integrazione politica e federale europea al fine di superare i conflitti fra i singoli Stati e tentare di risolvere, dunque, ogni tipo di crisi economica e sociale.
E così, con le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo alle porte, abbiamo deciso di intervistare tre giovani attiviste del Movimento Federalista Europeo della Sezione di Udine che è  sorta storicamente nel 1943.
Parliamo di Diana Coseano, Segretaria del MFE di Udine, di Greta Facile, Vicesegretaria e della Tesoriera Giulia Tasso. Tre venticinquenni laureate in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il polo goriziano dell'Università degli studi di Trieste.


Il Direttivo del MFE di Udine. In piedi a partire da sinistra: Giulia Tasso (Tesoriera); Gianfranco Cosatti (Presidente, già Presidente dell'Associazione Mazziniana Italiana sezione friulana "Luciano Bolis"). Sedute: Greta Facile (Vicesegretaria) e Diana Coseano (Segretaria)

Luca Bagatin: Che cosa vi ha spinte, così giovani, ad occuparvi di Europa ?

Giulia Tasso:
Posso parlare della mia esperienza. Sin da ragazzina mi sono interessata d’Europa e degli aspetti pratici che la riguardano: i confini aperti fra i diversi stati nazionali, la moneta comune, la possibilità di spostarsi da un paese all’altro con la sola carta d’identità per studiare, lavorare o anche per turismo. Il fatto di nascere e crescere in una regione come il Friuli Venezia Giulia, ha poi sicuramente facilitato lo sviluppo del mio sentimento di curiosità verso l’Europa, proprio per la sua posizione geografica a stretto contatto con altri Stati europei. E proprio negli ultimi anni con l’ingresso della Slovenia nel Trattato di Schengen e l’arrivo della moneta unica, ho potuto assistere ad una parte di quello che l’Europa fa quotidianamente per i propri cittadini. Cose che spesso vengono date per scontate nonostante i sacrifici fatti per raggiungerle.


Luca Bagatin: Come mai avete scelto di associarvi proprio allo storico Movimento Federalista Europeo ?

Diana Coseano:
Abbiamo iniziato a conoscere il MFE al primo anno d’Università a Gorizia grazie ad un corso sulle Istituzioni europee e poi, nel 2005, grazie al supporto di Gianfranco Cosatti Simon (attuale Presidente del MFE udinese ed ex Presidente dell'Associazione Mazziniana Italiana sezione friulana “Luciano Bolis” n.d.r.), abbiamo rifondato la sezione di Udine da un anno inattiva. Ciò che ci ha spinto verso il MFE è stato senza dubbio il nobile scopo del movimento al di sopra delle fazioni e del “tifo politico” così comune nel nostro Paese. E poi la concretezza di questo ideale e la passione che abbiamo visto in chi, per anni, ha lavorato e lavora nel sogno di vedere un giorno l’Europa unita.


Luca Bagatin
: Perché è importante, secondo voi, giungere alla Federazione degli Stati europei ?

Greta Facile:
Perché la  dimensione nazionale dello Stato ha dimostrato di essere ormai inadeguata non solo per affrontare i grandi problemi contemporanei (crisi economica e finanziaria, problematiche ambientali, terrorismo, criminalità organizzata internazionale, etc) la cui dimensione è mondiale, ma anche per garantire un'effettiva partecipazione dei cittadini alla “cosa pubblica” ed un'efficace programmazione del territorio. Il federalismo consente infatti di organizzare democraticamente i rapporti fra differenti comunità territoriali, dal livello più basso - come quello regionale - a quello  più alto come quello continentale.
Non dimentichiamo inoltre che lo Stato federale non è solo una nuova forma di governo, ma è anche una nuova forma di organizzazione internazionale: la sola in grado di realizzare pienamente la pace, perché sottrae agli Stati il potere di dichiarare guerra, trasformando i rapporti di forza internazionali in rapporti basati sul diritto; il nazionalismo ha invece dimostrato di essere l'ideologia politica che ha condotto l'Europa ed il mondo al tragico epilogo del nazi-fascismo e della guerra totale.


Luca Bagatin
: Siamo faticosamente, dopo anni, giunti all'unità economica dell'Europa.
Pensate sia stato – per così dire – saggio, per i Paesi fondatori, puntare prima all'unità economica e solo poi, all'unità politica dell'Europa ?

Greta Facile:
Pensiamo che a quel tempo (i primi accordi comuni riguardanti la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, risalgono ai primi anni ’50) non si presentavano le condizioni per un'immediata integrazione politica e quindi i Paesi fondatori non ebbero altra alternativa che dare inizio al processo di unificazione attraverso accordi economici e commerciali. Non dimentichiamo, infatti, che sino a pochi anni prima, gli Stati europei, stavano combattendo una guerra fratricida che aveva lasciato grossi traumi nella psiche collettiva delle popolazioni europee. E’ però noto a tutti che i fautori dei primi accordi degli anni ‘50 avevano già chiaro nella loro mente l’obiettivo finale dell’unificazione politica e sociale. Conseguire questo risultato sarà compito della nostra e delle generazioni future.


Luca Bagatin: Attualmente l'Unione Europea ed il suo Parlamento hanno obiettivamente pochi poteri concreti. Una vera Federazione di Stati europei è ancora al di là da venire.
Quali sono, secondo voi, gli strumenti ed i meccanismi che possono essere messi in atto affinché ciò possa avvenire il più rapidamente possibile ?

Diana Coseano:
Oggi non sono moltissimi i poteri concreti dell’Unione Europea, anche se sono maggiori di quello che comunemente si pensa. Questo soprattutto a causa degli Stati nazionali che temono di perdere, oltre che parte della loro sovranità, anche parte della loro identità.
Per giungere ad una forma federale dell’Europa, ad oggi, di certo si deve agire potenziando il ruolo del Parlamento Europeo, magari ripensando all’assetto comunitario attuale e sensibilizzando l’opinione pubblica. Mi soffermo su quest’ultimo punto: la società civile è mediamente poco informata su tutto ciò che riguarda l’Europa. Si lascia pertanto “ingannare” dalla tendenza dei vari governi di prendersi il merito dei risvolti positivi di talune politiche e scaricare la colpa sull’UE quando qualcosa non funziona. Risulta dunque fondamentale - e per noi è un vero e proprio dovere - informare e sensibilizzare circa questi temi.


Luca Bagatin
: In tutto ciò, il MFE, che cosa fa ?

Giulia Tasso:
Il ruolo del Parlamento Europeo - privo di reali poteri decisionali rispetto agli altri organi dell’Unione - è da sempre al centro di accesi dibattiti all'interno del Movimento Federalista Europeo. Il principale obiettivo del MFE è infatti quello di avere, per l’Europa, un Parlamento realmente rappresentativo della volontà dei propri cittadini e che sia in grado di legiferare a livello sovranazionale per attuare una politica da Stati Uniti d’Europa e non frammentaria, ovvero fatta di rivendicazioni nazionali. Ricordo poi che già nel 1943, anno della sua fondazione, il Movimento Federalista Europeo ha sostenuto che non è possibile sostenere la creazione degli Stati Uniti d’Europa senza la partecipazione del popolo.


Luca Bagatin
: Secondo voi l'Italia ha attualmente una politica estera aperta all'Europa ?

Diana Coseano:
E’ importante dire che oggi non è più la politica estera di un Paese ad avere il monopolio delle relazioni con l’Europa. Negli ultimi anni sempre più politiche sono regolamentate e discusse a livello comunitario e diversi soggetti interagiscono direttamente ed abbastanza autonomamente a più livelli con l’Europa. Si pensi ai singoli Ministeri o alle Regioni. Più che parlare di una politica aperta all’Europa, sarebbe il caso di parlare, oggi, di una politica di fatto necessariamente europea sempre facendo attenzione a chi auspica passi indietro.


Luca Bagatin
: Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sono imminenti.
Qual è per voi il valore delle elezioni europee di fronte ad un Parlamento che, obiettivamente, è assai poco incisivo nella politica dei singoli Stati europei ?


Giulia Tasso
:
E’ purtroppo innegabile che il Parlamento Europeo svolge un ruolo di secondo piano a livello di politiche generali dell’Unione. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo  rispondono comunque al criterio democratico di rappresentanza per ogni singolo cittadino. E’ dunque indispensabile che il valore delle elezioni europee non venga ulteriormente svalutato perché, nonostante lo scarso potere che traspare dalle attività del PE, questo specifico organo è posto a rappresentanza e servizio di ogni singolo cittadino dell'Unione.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensate dello sbarramento al 4% introdotto recentemente nella legge elettorale italiana per le Europee ?

Greta Facile:
Osserviamo innanzitutto che l'introduzione di una soglia di sbarramento è presente nella legge elettorale nazionale fin dal 1993 e in leggi elettorali europee di molti Paesi e che spesso, nel passato, un'eccessiva frammentazione della rappresentanza politica aveva costituito un disvalore al pari di una sua eccessiva compressione, sacrificando importanti espressioni del pluralismo politico. Si tratta di una delicata composizione fra esigenze diverse che dovranno necessariamente trovare un accordo che permetta di tutelare gli interessi di tutta la collettività politica.
Ciò che però a noi sta più a cuore è che queste elezioni non si riducano ad essere l’ennesimo teatro di scontro e di polemica tra fazioni politiche nazionali. Noi intendiamo, anzi, lanciare un appello ai candidati alle europee perché si impegnino a presentare ai propri elettori un programma specifico volto alla soluzione delle grandi sfide che l’Europa dovrà affrontare. In questo modo le elezioni diventeranno l’occasione per accorciare la distanza tra partiti europei e cittadini e per superare il divario comunicativo  tra  cittadini e istituzioni europee. Rilanciando così il processo costituente europeo su rinnovate basi democratiche.


Post Scriptum:
Scusate ma, la foto è troppo "giotta" & simpatica......per non essere giocosamente segnalata (le altre componenti del Direttivo mi perdoneranno...spero)

Diana Coseano che si pappa una fetta di torta !!!!
A parer mio una foto davvero ben riuscita.



16 marzo 2009

L'Associazione Mazziniana friulana ricorda a Udine i 137 anni della morte di Giuseppe Mazzini


Da sinistra: Gianfranco Cosatti (ex Presidente della "Luciano Bolis"); Greta Facile; Diana Coseano; Edi Daniele Moroso (Presidente in carica della "Luciano Bolis"); Carlo Porcella ed il sottoscritto

Martedì 10 marzo scorso, la Sezione friulana “Luciano Bolis” dell'Associazione Mazziniana Italiana, presso i Giardini Ricasoli di Udine, ha commemorato il 137esimo anniversario della morte di Giuseppe Mazzini di fronte al monumento a lui dedicato.
Nutrita la presenza dei mazziniani friulani fra cui la discendente diretta del medico Antonio Andreuzzi di Navarons di Meduno (Pordenone), propugnatore dei moti mazziniani e garibaldini del 1864 in quelle zone, e le ragazze del Movimento Federalista Europeo di Udine Diana Coseano e Greta Facile.
Il nuovo Presidente dell'Associazione Mazziniana del Friuli, Edi Daniele Moroso, nella sua relazione introduttiva, ha ricordato il pensiero di Giuseppe Mazzini, profeta dell'Unità d'Italia, noto per i suoi principi finanche mistici e spirituali, propugnatore dell'idea di Repubblica Universale, nonché anticipatore degli eventi futuri.
Il Presidente Moroso ha ricordato come il Mazzini sia stato fra i primi, nell'800, a parlare di emancipazione interclassista, di libertà nella responsabilità e si sia giustamente contrapposto ai liberali monarchici - inizialmente poco convinti del progetto di un'Italia unita e comunque ostili a qualsiasi idea di Repubblica - ai clericali dell'epoca seguaci di Papa Pio IX, amici dell'Austria e nemici del popolo italiano ed al nascente socialismo marxista.
Giuseppe Mazzini, come ha giustamente ricordato Moroso, teorizzò infatti - un secolo prima - il fallimento dell'ideologia comunista ed il suo sostanziarsi in dittatura e totalitarismo sanguinario, come è nei fatti accaduto con l'Urss ed i suoi “satelliti”.
Il dottor. Carlo Porcella, storico e studioso del movimento mazziniano, ha approfondito invece l'ideale di democrazia nel pensiero di Mazzini.
Giuseppe Mazzini fu fra i pochi, nell'800 a considerare la piena parità dei diritti fra uomo e donna.
La relazione di Porcella ha approfondito il pensiero di Mazzini alla luce delle teorie politiche di Bentham, di Saint Simon e di quella comunista.
Di Bentham criticò il pensiero esclusivamente utilitaristico, promuovendo – invece -  una vera riforma morale attraverso l'educazione degli individui, i quali avrebbero così potuto partecipare alla vita politica e scardinare ogni forma di tirannide e privilegio.
E qui entra in gioco il Mazzini religioso ed antimaterialista, che ricorda ai cittadini del tempo che di fronte a Dio tutti gli uomini sono fratelli e non possono pertanto essere ineguali di fronte ai propri simili.
Anche del Sansimonismo il Mazzini criticò il prevalere nella loro dottrina politica del concetto preminentemente utilitaristico. Per lui era la terra che doveva essere innalzata al cielo e non viceversa, come Saint Simon andava predicando.
Ma è contro il Comunismo che Giuseppe Mazzini si scaglia con maggiore determinazione. Il Comunismo, per Mazzini, è infatti il sistema più iniquo che possa esistere in quanto non permette alcuna proprietà individuale ed il lavoratore è costretto a lavorare per lo Stato ricevendone un compenso pari ai suoi bisogni, quali che essi siano. Il Comunismo nega la virtù dell'individuo ed il suo ingegno, non garantendogli alcuna possibilità di elevarsi economicamente nemmeno nel futuro.
Il Mazzini propone dunque un concetto di democrazia per tutti a partire dal rispetto dei doveri di ciascuno che permetta a chiunque di conseguire e conquistare i propri diritti.
Il pensiero democratico di Mazzini – come evidenziato dal dott. Porcella – si basa dunque su tre concetti: tradizione, associazione e progresso.
Tradizione intesa come tradizione universale del genere umano e dunque rispetto della famiglia, della nazione e quindi dell'umanità. Che sono i tre elementi cardine per il perfezionamento morale dell'individuo.
Associazione è per Mazzini il mezzo politico con cui conseguire piena fratellanza e piena libertà fra gli individui.
Il concetto di progresso, nella dottrina mazziniana, è da intendersi come vera e propria legge morale che permette all'individuo di evolvere il suo pensiero, a partire dall'istruzione.
Il dott. Carlo Porcella ha dunque concluso la sua nota con le parole dell'anarchico Camillo Barbieri in memoria di Mazzini, pronunciate nel 1934: …L’apostolo profeta scrive pagine che non muoiono. Va al di là del suo tempo, parla a tutti gli uomini della terra. E’ vincitore perché è stato vinto. Non è l’uomo politico ma è l’uomo della polis: l’uomo che vive ed pronto a morire per essa. Non è Alcibiade ma Socrate. Egli lavora nel presente, ma pensa all’avvenire; vede i cittadini ma non dimentica l’uomo; è il tribuno ma non il retore, può essere uomo di stato.
E, nei fatti, il pensiero di Giuseppe Mazzini è forse più attuale oggi di ieri: ha vinto su tutte le altre ideologie (quelle totalitarie, ma anche quelle confessional-popolaristiche e socialdemocratiche) proprio in quanto è alla base dell'emanzipazione individuale. E quindi collettiva, senza dogmi e/o settarismi di sorta.


Luca Bagatin (a destra, che regge il labaro della "Luciano Bolis")


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini