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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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24 settembre 2009

Riccardo Finzi....praticamente detective


un paio di volumetti delle avventure di Riccardo Finzi e, al centro, l'autore Luciano Secchi in una foto di gioventù

L'ho scovato in una libreria veneziana che è un vero e proprio magazzino ove un libro non si trova...si "scova" letteralmente !
Riedizione polverosa, ovvio !
Riedizione del 2000 di un romanzo giallo pubblicato per la prima volta nel 1981 nella collana Scotland Yard della Max Bunker Press.
Vi dice niente ?
Beh, carissimi alanfordissimi come me o anche no, non avrei mai immaginato di "scovare" un romanzetto di Luciano Secchi fra incasinatissimi scaffali dell'Acqua Alta, la libreria di cui sopra incastonata fra le callette storiche di Venezia.
Luciano Secchi in arte Max Bunker, prolifico autore ed ideatore dei più scalcinati fumetti anni '60-'70-'80-'90 e 2000.
Noto ai più per essere il papà (nonché sosia) di Alan Ford, l'agente segreto più imbranato e belloccio del Gruppo TNT.
Il nostro caro Max-Secchi, classe 1939, è altresì noto per essere il padre di Riccardo Finzi, protagonista dell'omonima serie di brillantissimi romanzi gialli ancora oggi acquistabili al sito www.maxbunker.it.
Nella fattispecie, il libercolo che mi sono trovato fra le mani, si intitola "Fotofinish".
Un libercolo da edicola che si legge d'un fiato divertendosi ed avvincendosi (ma si può dire ?). Appassionandosi, insomma, nel racconto in prima persona dell'investigatore privato più balordo di Milano.
Riccardo Finzi è infatti un giovane investigatore diplomatosi per corrispondenza. Abbastanza imbranato e scalognato, ma sempre pronto a risolvere intricatissime situazioni anche quando un caso non gli è affidato direttamente. Il tutto con il supporto amichevole del carabiniere in pensione Ciammarica e dell'anziana vicina di casa Pina Parenti (cuoca e governante volontaria del Finzi).
In una Milano da bere & da mangiare, il Nostro, in "Fotofinish", si troverà ad avere a che fare con un caso di pedinamento apparentemente molto semplice, commissionatogli da una ricca signora borghese gelosa del marito, che si concluderà purtuttavia con l'assassinio dello stesso.
Ed in seguito....i cadaveri diventeranno molti di più !
Fra sosia, corse dei cavalli, amori fuggenti e sfuggenti, Riccardo Finzi si troverò persino accusato degli omicidi finendo in galera.
Riuscirà brillantemente a scagionarsi con l'arguzia e l'humor tipici di coloro i quali, pur non avendo nulla da perdere, hanno anche tutto da guadagnare.
A parer mio Riccardo Finzi è un po' il padre putativo di Lazzaro Santandrea, il protagonista dei noir dell'amico Andrea G. Pinketts. Eroi/antieroi urbani senza macchia ma qualche paura. Con l'unica differenza che il primo è completamente privo di vizi, mentre il secondo è un ricettacolo di Bacco, Tabacco e Venere (pur senza mai ridursi in cenere, anzi !).
Dalle avventure noir di Riccardo Finzi è stato tratto anche un divertente film cult, del 1979, con protagonista Renato Pozzetto: "Agenzia Riccardo Finzi, praticamente detective" per la regia e la sceneggiatura di Bruno Corbucci.
Un cult nel cult, insomma.
Dal genio di quel geniaccio di Luciano Secchi al quale molte generazioni come nostra devono la loro formazione, se non proprio culturale in senso stretto, quantomeno artistico-creativa.

Luca Bagatin



2 settembre 2009

Pier Carpi e il Venerabile

STORIA DI UN AUTORE TRISTEMENTE DIMENTICATO A CAUSA DI UNA TRAGEDIA SCRITTA DA GIGANTI, MA RECITATA DA NANI IMPAZZITI (come egli stesso ebbe a dire)
di Luca Bagatin

Ho scoperto Pier Carpi aggirandomi, come spesso mi accade, fra la sezione esoterismo di una nota libreria veneziana.
"Le profezie di Papa Giovanni XXIII" fu il primo suo libro che lessi d'un fiato. Fu solo poi che scoprii che Pier Carpi (pseudonimo di Piero Arnaldo Carpi), emiliano, classe 1940, era prima di tutto conosciuto - specie negli anni '60 '70 - come fumettista e finanche giallista, autore de "Il romanzo di Diabolik", di molte storie a fumetti di Topolino e finanche di qualche numero di "Martin Mystere" della Sergio Bonelli Editore, in collaborazione con l'ottimo Alfredo Castelli, con il quale fonderà anche la rivista "Horror" nel 1970.
Da allora ricercai tutto su di lui, ma trovai ben poco. Quasi tutte le sue opere sono fuori catalogo da tempo, forse finanche da prima della sua prematura morte, avvenuta nel giugno del 2000.
Approfondii sulle pagine da lui magistralmente scritte in “Cagliostro il Taumaturgo”, la figura del conte Alessandro Cagliostro (di cui realizzò anche un film, nel 1974, oggi pressoché introvabile, con la sceneggiatura anche di un'insospettabile Enrica Bonaccorti), scoprendo che egli era un autentico Grande Iniziato e non l'imbroglione Giuseppe Balsamo come l'Inquisizione avrebbe voluto far credere. Mi immersi nel mondo degli imbroglioni dell'occulto con "I mercanti dell'occulto" e consigliai quel libro, con ironia ed una punta di disprezzo, alle varie fattucchiere ed imbonitrici nelle quali - in occasioni sporadiche ed assolutamente accidentali - mi capitò d'imbattermi.
E poi approfondii la figura di Licio Gelli, di cui Pier Carpi fu amico per tutta la vita e che ebbe il coraggio di riabilitare nel saggio “Il caso Gelli”, del 1982, ove dimostrò come l'inchiesta sulla P2 non fosse che una bolla di sapone costruita ad arte dal Potere politico dell'epoca per nascondere le sue malefatte.
E proprio di recente ho avuto la fortuna di trovare ed acquistare uno fra gli ultimi romanzi-verità di Pier Carpi, scritto nel 1993, sulla figura di Gelli: "Il Venerabile", edito dal suo amico tipografo Ivo Zarotti con il quale collaborò in gioventù. Romanzo dal quale avrebbe voluto trarre una sceneggiatura per un film.
Ne "Il Venerabile" Carpi ricostruisce, a mò di romanzo, la biografia di Gelli, ma anche la storia della sua stessa vita. Ovvero di quando Carpi crebbe in un orfanotrofio, maltrattato e vilipeso, e successivamente cresciuto con amore dai frati benedettini. Del suo incontro, a sedici anni, con la moglia Franca Bigliardi che ancora oggi ne onora la memoria.
E poi della sua amicizia-inimicizia con il disegnatore Hugo Pratt, della sua carriera come fumettista, regista e ricercatore del mistero. E dunque le sue ricerche sulla Massoneria che lo portarono a collaborare direttamente con la Loggia P2 del Grande Oriente d'Italia ai tempi della Gran Maestranza di Giordano Gamberini. Loggia discreta, per nulla segreta, come fu erroneamente fatto credere. Visto che nell'Obbedienza di Palazzo Giustiniani non esistono, sino a prova contraria, Logge segrete o presunte tali.
A Pier Carpi capitò infatti di collaborare con la P2 quando ancora Licio Gelli era un Signor Nessuno, per così dire.
In qualità di giornalista, infatti, gli fu chiesto da alcuni membri della P2 di intervistare Vittorio Emanuele - il Re d'Italia in esilio in Svizzera - e Marina Doria. Vittorio Emanuele era allora membro di spicco della P2 e ben presto divenne molto amico di Pier Carpi e della moglie.
A Carpi venne dunque in mente di studiare la questione al fine di far concedere il riconoscimento del Grande Oriente d'Italia da parte della Gran Loggia Unita d'Inghilterra (fondatrice della Massoneria speculativa nel 1717). E pensò di farlo proprio per mezzo di Vittorio Emanuele che, essendo massone d'origine nobile, avrebbe potuto convincere il Duca di Kent, Gran Maestro della Gran Loggia inglese di diritto, a concedere il riconoscimento ufficiale al GOI.
Così puntualmente avvenne. E pochissimi sanno che fu proprio merito del nostro Pier Carpi (tale riconoscimento fu revocato nel periodo successivo al presunto scandalo P2).
Fu così purtuttavia che Pier Carpi si trovò inserito a sua insaputa (lo seppe solo tempo dopo) nelle liste della P2, pur non essendo mai stato iniziato regolarmente alla Massoneria.
Tempo dopo ebbe modo di conoscere Licio Gelli e fu in quell'occasione che diventarono molto amici.
Ne "Il Venerabile", appunto, Carpi ci mostra il Gelli dei tempi del Fascismo, ardito nella Guerra di Spagna e successivamente in Albania. Capo del Fascio di Pistoia, ma anche filantropo nei confronti dei molti ebrei e compaesani partigiani che salvò dalla deportazione nei campi di sterminio nazisti. Un Gelli sicuramente calcolatore, fascista convinto, ma anche umano. Come la Storia - scritta e spesso mistificata sempre dai vincitori - non ce lo ha mai presentato.
Fu allorquando scoppiò il presunto scandalo P2 che Pier Carpi si trovò seriamente nei guai, pur non avendo commesso nulla.
Come amico di Gelli ed iscritto nei registri della Loggia, si vide ingiustamente indagato, vilipeso e non riuscì neppure più a lavorare. Le sue condizioni di salute, peraltro, si aggravarono e lo porteranno, come sopra scritto, ad una prematura morte all'età di 60 anni.
In questo suo romanzo-verità, dunque, egli racconta tutto ciò, non risparmiando nulla. Chiarendo, come successivamente i fatti si incaricheranno di chiarire, che la P2 era una Loggia discreta, non segreta, che di massonico aveva ben poco, certo, ma che non aveva né intenzione di complottare contro lo Stato né altro illecito scopo.
Licio Gelli aveva unicamente in testa l'obiettivo di rendere la Massoneria italiana un'organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano di Rinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni '70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c'entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all'indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via....
Pier Carpi, sostanzialmente, queste cose le spiegò ne “Il caso Gelli” e successivamente le riprese nel romanzo-verità di cui stiamo parlando.
Libri che gli costarono davvero l'isolamento fisico e morale nel panorama culturale italiano d'allora, spesso monolitico, poco incline all'approfondimento, chino nei confronti del Potere (quello vero !).
E fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l'ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo.
Peccato purtuttavia che Licio Gelli, oggi completamente riabilitato, si sia totalmente dimenticato dell'amico Pier Carpi e della moglie, la scrittrice Franca Bigliardi (nota per aver scritto “Il ventre di Maria”) già sopra citata, che si trova oggi in condizioni economiche precarie al punto di essersi trovata costretta a vendere tutti i diritti del marito per pochi euro.
Oggi, di Pier Carpi, ci rimane dunque solo un piccolo Centro Studi (piercarpi.interfree.it) messo in piedi dalla stessa moglie e da Salvatore Vaglica, amico e procuratore dello scrittore, e che vorrei ringraziare per la collaborazione prestatami per la redazione di questo mio pezzo. Entrambi hanno annunciato che sarà presto ripubblicato di Pier Carpi il primo numero del “Romanzo di Diabolik”, nel '67 edito da Sansoni ed oggi curato dalla Larus Edizioni e che sarà distribuito in tutte le librerie.
E' volontà del Centro Studi intitolato a Pier Carpi, dunque, la ripubblicazione di tutte le sue opere, negli anni a venire.
Un primo importante passo per far tornare alla ribalta un grande maestro della letteratura, del cinema, del fumetto e dell'esoterismo serio e chi scrive è sin d'ora ben intenzionato a proseguire la collaborazione con il Centro Studi Pier Carpi per la promozione di tali opere, con profondo senso di gratitudine ed ammirazione.

Luca Bagatin

Un giovane Pier Carpi e, qui di seguito, alcuni dei suoi successi editoriali, fumettistici, cinematografici e saggistici fra gli anni '60 e gli anni '90




31 agosto 2009

A Venez(Z)ia !!! A Vene(Z)zia !!!



Una bella gitarella fuoriPorta fa bene anche agli orsi.
Se si tratta di Venezia poi.....
Lo ammetto: ho un debole per le città. Detesto abbastanza la campagna e vivrei per secoli fra colate di cemento e smog.
Direte che è strano per un beatnik psychedelico, per quanto orso, ma, dopo anni di vita a contatto con la Natura, sarebbe ora anche di cambiare musica.
Ho un debole in particolare per due città: Milano e Venezia.
E' che fondamentalmente amo il fresco ed aborrisco il caldo (che fisicamente mi fa anche stare parecchio male, al punto che ogni estate o ingrasso o dimagrisco in maniera non troppo salutare...quest'anno è toccato al dimagrimento ed è meglio così, una volta tanto, và !).
E' che Milano mi ricorda la Milano da bere e le bevute allo "Smouth" con Andrea G. Pinketts e le mie ex lombarde con le quali ero solito ballare la Lambada (sì, so ballare miei cari...perché ?)...TI...RA...RI...LALLA'.....(so anche cantare un po', ma su foglio elettrolitico non rende, come si può ben notare....).
Mentre Venezia non mi ricorda nulla, ma è per me un'immersione nella favola.
Una favola esoterica, esotica, fumettistica alla Hugo Pratt (l'unico che è riuscito a rendere - forse - il vero spirito di Venezia).
Venezia è per me il mistero, l'amore quello vero, sentito, percepito con ogni cellula del corpo.
Venezia è lo spirito di Giacomo Casanova, l'Iniziato, l'Amante, l'Avventuriero dal cuore d'oro.
Venezia è la terra dei miei avi, i Dogi Contarini, di cui si dice che la mia bisnonna materna fosse diretta discendente.
E così, ogni estate, mi reco in gita - per così dire-  a Venezia.
Da solo. Perché non amo visitare una città in compagnia.
Voglio percepirne tutta l'essenza, addentrarmi fra le calli, visitare librerie polverose e bancarelle.
Anche il sudore che affiora sulla mia pelle è benvenuto, frutto della calura e dell'umidità della laguna.



E così, pur volendo scrivere un post leggero, mi trovo a scriverne uno che ne è l'opposto.
Avrei voluto parlare della famiglia WASP che, una volta fermatomi a riposare in un baretto, mi si è letteralmente accalcata intorno: madre, padre (con patta dei pantaloni regolarmente aperta), figli e nonno... E il tutto nonostante fumassi animatamente una sigaretta SENZA FILTRO che evidentemente non li ha minimamente disturbati !
Avrei voluto parlare di quel prete vestito come piace a me, ovvero all'antica - con il clergyman - lungo, nero come un corvo gesuita dei tempi che furono, che si aggirava con passo spedito ed una valigia nera in mano per Piazza San Marco, fra ragazzine semi(S)vestite e turisti per caso come me.
Avrei voluto parlare anche del fatto che sono riuscito a trovare una ristampa del giallo-cult "Fotofinish" di Luciano Secchi, al secolo Max Bunker (o viceversa)....per i patiti dell'Agenzia Investigativa Riccardo Finzi e dei gialli d'autore.
Trovato ovviamente nella libreria "Acqua alta" (particolarissima, polverosissima, bagnata dall'acqua e piena zeppa di libri fuori catalogo....anche dell'amico Mauro Suttora - sia detto per inciso -) di cui ho anche accennato in un mio recente articolo su "Secreta Magazine" a proposito di un libro che vi trovai su Raimondo de Sangro.



Avrei voluto parlare anche della ragazza austro-ungarica che tentava d'adescarmi....ma io ero già perso nei miei pensieri (e poi sarò all'antica, ma quelle che fanno il primo passo mi smorbano del tutto)....



E così, sorseggiando una bibita ghiacciata vicino all'Hotel Belle Epoque, prima di tornare a casa, ho osservato la scena dei venditori ambulanti, dei saltimbanchi, delle attrazioni in abito Settecentesco.....un affresco quasi felliniano. Mi è venuta malinconia e poi mi sono anche commosso e poi, beh, sì, avrei voluto danzare anch'io....magari con la musica di Battiato come sottofondo o quella di Mozart, anche se poco c'entra con la città lagunare.
Venezia non è una città come le altre. E' onirica. Sospesa letteralmente fra la realtà ed il sogno. L'acqua la sostiene.
E ove c'è l'acqua, c'è l'essenza dell'Eros, della Vita.




1 maggio 2009

"LUI, LEI, CIOE' NOI": racconto surRenale by Luca Bagatin

Presentazione concludentemente sconclusionata
by Luca Bagatin

Non so preché, per questo racconto, ho utilizzato come titolo quello di un vecchio film (l'unico, se non erro !) di Luciano Secchi in arte Max Bunker.
Non so perché. Forse perché non sono mai riuscito né a vedere né a rintracciare una qualche copia di quell'introvabile film.
O forse perché Max Bunker mi ricorda la mia infanzia fatta di antieroi di carta che sognavo di emulare.
Antieroi più che supereroi. Perché, mentre i secondi già si sapeva che avrebbero sempre vinto (cheppalle !), ai primi era dato il beneficio del dubbio.
I primi saranno gli ultimi.
Ma, fra un piatto di pastasciutta al sugo ed un secondo, nel primo caso, non rischi di mangiarti il cadavere cotto di un animale che – tutto sommato – non ti ha fatto nulla.
I primi sono dunque sempre i primi.
E dunque....FUORI i secondo, cazzo !



LUI, LEI, CIOE' NOI
racconto surRenale by Luca Bagatin




Forse quella sera ero troppo stanco per rientrare a casa.
Anzi no, senza il forse.
Senza il forse, diciamo pure che: ero stanco per rientrare nella mia lercia casa vuota.
Fu così che feci una puntatina al Woody Speed Biliardo Bar.
Il Woody Speed, un tempo, era solo il bar Woody di Via XXX Aprile. Ora era un bar-salagiochi-biliardo, sito in Viale Treviso 1.
Inutile dire che non so giocare né a quelle dannate macchinette chiamate videopoRker, né tantomeno a biliardo. Al Woody ci andavo più per nostalgia (canaglia !), per noia e soprattutto per sport.
Per bar sport.
Ordinai un paio di birre gelate e fu lì che incontrai Giada Martinis Marinetti dei Colonnati. Adoro i nomi composti. Figuriamoci i congomi !
“Piacere Giada”
“Piacere Giuda”
“Giuda....?”
“Giuda e basta. Per gli amici Iscariota, ma non è il mio vero cognome”
“Io sono Giada Martinis Marinetti dei Colonnati”
“Marinetti il futurista ?”
“Quello era un mio pro-pro-pro zio”
“Prosit !”. Brindai con lei alla nostra reciproca conoscenza.
“Che fai nella vita, Giuda ?”
“Faccio libri e li vendo. Un po' come quel tal Dal Moro....che pubblicava anche una rivistina “Ellin Silae”, se non ricordo male”
“Ah ! Sei un intellettuale !”
“No, sono uno scrivano”
“Ma scrivano vuol dire anche parassita....”
“Ecco, Giada, vedo che capisci al volo !”
La ragazza mi guardò con stupore.
Ma....scusate. Ho dimenticato il più, ovvero di descrivervela: capelli fluenti di un biondo ramato (sicuramente tinti, ma non si dice !); altezza mediamente alta per uno come me che non arriva neanche al metro (sono 98 cm esatti); occhi cerbiattescamente azzurri; guance bambinescamente rosse; denti conigliescamente sporgenti.
Praticamente il mio tipo: un mostro di eccessi e vistosità (se sommati, poi, anche al cognome composito....).
Glielo dissi. Lei rise.
Immaginai di strangolarla. Lei mi prese in braccio....le sferrai un calcio sull'occhio (non dire braccio se non ce l'hai nel sacco !).
Urlò: “OrkoGiuda !”
Mi divincolai e caddi a terra con il sedere (AHIA ! Fottuta cervicale !).
La redarguii: “Vedi che sei stata tu a prendermi in giro !”
“Ma và ! Ridevo solo perché mi trovi attraente. Di solito mi giudicano eccessiva”.
“Vabé, e che cosa dovrei dire io che sono nano ?”, la guardai con disprezzo accendendomi una senzafiltro (al Woody mi hanno sempre lasciato fumare. Nella vecchia, come nella nuova gestione. Nella buona, come nella cattiva sorte. E poi ero incazzato becco !).
“Nano.... Tu sei solamente terribilmente permaloso !”
“Beh ? E allora, baby ?”. Rincarai con il mio sguardo incarognito (Urka ! Burka !)
“E allora non ti sei accorto che i due tizi che sedevano vicino a te ti hanno fottuto il portafoglio che avevi sul bancone”
“Orkogiudaikocretino che non sono altro ! Ma tu perché non mi hai avvertito ?”
“Stavo per farlo, ma tu mi hai sferrato quel calcione nell'occhio.....”
“Pardonne moi !”
“Figurati, dai. Come si dice....è acqua gassata ! Offro io le birre, non preoccuparti”
Finimmo la serata a tarallucci e vino nel suo letto a baldacchino.
Lei sopra io sotto.
Adoro le metafore sessuali se almeno si concretizzassero. Qui la vedevo dura per quanto io ami le dure.
Eravamo sbronzi entrambi ed entrambi non ci reggevamo in piedi.
Ordunque ci sedemmo. Entrambi sui rispettivi letti.
“Cazzo Giada, sembriamo allo specchio ! Tutti e due che facciamo gli stessi gesti !”
“Mmmm....non riesco a dormire. E' che penso che domani dovrò svegliarmi alle 7 per un ricevimento organizzato dai miei con parentado ed il Vescovo e non ho nessuna voglia di andarci !”
“Puff..... Vabé, dai, ti accompagno”
“Ma non hai neanche l'abito adatto !”
“L'abito non fa il monaco. E soprattutto, come dicono a Venezia, l'abito non fa il mona. Io sono sufficientemente affascinante da risultare elegante anche nudo. E tieni conto che il “fascino” non ha nulla a che vedere con la “bellezza” ! Che è come dire: sono un cesso, ma un cesso dell'Hilton Hotel ! La classe non è acqua, ma nemmeno vin brulé !”
“Ok, andremo assieme. Ma nudo no, Giuda, ti prego !”
“Non pregarmi, baby. Sono sempre Giuda. Mica Gesù, Buddha, Maometto, Krisha...o, che so, Renato Brunetta !”.
“Sei simpatico, Jude !”
“Hey Giada ! Non ti allargare. E soprattutto: non diciamo cazzate. Non sono simpatico, al massimo cerco di evitare le ostilità”.
Scesa dal letto, per mezzo della scaletta, Giada mi baciò sulle labbra, a bruciapelo (ma pungendosi con i MIEI di peli. Quelli della barba !).
“Urka ! Burka !”
“Hai un buon sapore, Giuda”
“Anche tu, Giada”
Facemmo l'amore per tutta la notte ed il giorno dopo ancora. Non ci recammo, dunque, al ricevimento, né rispondemmo al telefono che continuò a squillare per tutta la giornata.
Alla fine le feci una promessa solenne: “Non ti tradirò mai, baby”.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini