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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 luglio 2009

Blogger e ddl Alfano: perché non passare dalla protesta alla proposta ?


Questa cosa della protesta relativa al DDL Alfano che introduce, fra le altre cose, l'obbligo di rettifica di inesattezze o diffamazioni entro 48 ore per i siti web ed i blog, pena una multa dai 7 ai 12 mila euro, mi lascia un po' perplesso.
Non che il DDL, in sé, non lasci perplessi, ma semplicemente ritengo che il punto sia un altro.
Innanzitutto sarebbe bene rettificare ogni qual volta richiesto - e se tecnicamente ciò non è possibile in 48 ore, si conceda pure un tempo maggiormente dilazionato - se quanto scritto può offendere chiunque sia chiamato in causa. Magari però evitando spiacevoli querele, chiudendo bonariamente la questione quasi fosse una "constatazione amichevole" automobilistica.
Ad ogni modo i protestatari tuonano affermando che così si equiparano i blog ai giornali ed ai mezzi di informazione.
Beh, e allora ?
Lo scandalo mi appare un altro. Ovvero la mancanza della possibilità per i blogger che fanno informazione di essere iscritti di diritto e con tutti i privilegi di casta nell'Ordine dei Giornalisti (istituito ai tempi del fascismo, guarda caso) e la conseguente possibilità, per i suddetti blogger, di usufruire dei contributi previsti dalla Legge sul finanziamento pubblico all'editoria.
Ad un preciso dovere (quello della responsabilità relativa a ciò che si scrive) dunque, si preveda un sacrosanto diritto come per tutti coloro i quali nel nostro Paese si ritengano atti a fare informazione (chi scrive la pensa diversamente, nel senso che nei fatti non occorrerebbe essere titolare della tesserina dell'Ordine - e dunque di relativi privilegi - per scrivere con competenza, ovvero fare informazione. E parimenti chi scrive dovrebbe farlo in primis con la passione dello scrittore e del creativo e non con quella di portarsi a casa la pagnotta. Assoggettandosi così ad un qualsivoglia padrone/editore).
La protesta, al massimo, andrebbe indirizzata in tal senso, ma a quel punto non sarebbe più una protesta strumentale, bensì diventerebbe una proposta.
Provocatoria sin che si vuole, ma anche no.
Da blogger (di cultura più che di informazione, in quanto ritengo ben più utile la formazione, rispetto all'informazione, con quanto ne consegue in termini di giudizio, pregiudizio, pettegolezzo) quale sono da cinque anni, dunque, non parteciperò alla protesta on-line indetta il 14 luglio prossimo da taluni blogger e giornalisti.
Mi limito a proporre, nel maremagnum, qualche cosa di forse un po' più concreto, meno impositivo, ma, ritengo, più positivo e costruttivo anche e soprattutto per i blogger.
E che metta in evidenza le contraddizioni del sistema corporativo italiano. Da riformare, quello sì, dalla radice.


Luca Bagatin



6 luglio 2009

La Teoria Liberale della Lotta di Classe del prof. Luigi De Marchi


La copertina dell'ultimo libro del prof. Luigi De Marchi e, a destra, il prof. De Marchi ad un convegno alla fine degli anni '60

Il prof. Luigi De Marchi, psicologo, politologo, già editorialista di Radio Radicale, del quotidiano L'Opinione delle Libertà ed autore di numerose opere in Europa ed America, protagonista di numerose battaglie per i diritti civili, ha sempre la capacità di illuminare.
La sua Teoria Liberale della Lotta di Classe è assolutamente perfetta e capace di fotografare l'attuale realtà italiana e, per molti versi, anche internazionale.
Egli parte unicamente da concetti psicologici applicati alla politica e così ha fatto per l'elaborazione della sua Psicologia Politica Liberale o Psicopolitica (mi ricorda assai la Neuropolitica, elaborata in un testo da un altro psicologo, Timothy Leary, ispiratore del movimento hippye statunitense negli anni '70), che è l'essenza degli studi che egli ha compiuto dagli anni '60 - con i suoi primi testi sulla sessualità - sino ad oggi.
La Psicopolitica di De Marchi, in sostanza, ci spiega come "le ideologie sono maschere, le economie sono macchine, mentre ciò che veramente conta, nella realtà sociale e politica, è la struttura psicologica, insomma la mentalità, degli individui e dei gruppi che stanno dietro alle maschere e sopra alle macchine".
Ecco che egli dunque individua negli opposti estremismi di Destra e Sinistra (e dunque nei relativi totalitarismi da essi prodootti) le personalità autoritarie, represse sessualmente, foriere di dogmi e tabù.
Nonché individua come uno dei drammi della nostra epoca sia la crescita esplosiva della popolazione mondiale nell'ultimo secolo, con tutte le sue vittime per fame, malnutrizione, epidemie, fenomeni immigratori incontrollobili e forieri unicamente di povertà.
Nel suo ultimo saggio "Svolta a Destra ? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori", il prof. De Marchi, oltre a rimarcare questi concetti, elabora e chiarisce nella fattispecie la sua Teoria Liberale della Lotta di Classe, scaturita proprio dalla sua Psicologia Politica Liberale.
Egli infatti spiega come sia arcaica ed errata la vecchia concezione marxista di lotta di classe: padroni contro operai (che nell'800 non a caso - lo diciamo per inciso - fu fortemente contestata da Giuseppe Mazzini finanche in sede di fondazione della Prima Internazionale, alla quale egli partecipò attivamente).
Oggi, la nuova lotta di classe, si sostanzia nella contrapposizione fra il Popolo dei Produttori (dipendenti del privato, commercianti, artigiani, lavoratori parasubordinati) e quello dei Burocrati (pubblici dipendenti, classe politica, sindacatocrazia).
Il prof. De Marchi, come già espose nel testo "La rivolta blu, contro i miti dello Stato sociale" Alberto Pasolini Zanelli negli anni '80 (testo che recensii alcuni anni fa), dimostra come la cosiddetta "svolta a destra" che negli anni '80 portò al governo degli Stati Uniti il repubblicano Reagan ed in Gran Bretagna la conservatrice Tatcher, fu una svolta liberale e per molti versi libertaria, che mise in crisi la socialburocrazia europea basata fondamentalmente sull'intervento statale in economia e sul ricorso, spesso incontrollato, al prelievo fiscale.
Oggi, in tutta Europa, sta avvenendo la stessa cosa con la leadership affidata in Francia a Sarkozy, con l'attuale maggioranza affidata in Italia a Berlusconi, con l'arretramento dei laburisti di Gordon Brown (lontanissimo anni luce dalle riforme liberali di Balir), con quello dei socialisti in Spagna e nel resto del continente.
Parimenti, come affermato dal De Marchi sondaggi alla mano, ciò non significa che la popolazione stia diventando conservatrice nei diritti civili. Anzi ! Così come avvenne anche durante la presidenza Reagan, la popolazione si è pubblicamente espressa a maggioranza per maggiori riforme civili sulla procreazione assistita, la ricerca, una maggiore presa di distanza dal Vaticano (73,4% degli elettori di Centro-Destra in Italia lo affermano), per una legge a favore dell'eutanasia (69% degli elettori di Centro-Destra in Italia la vorrebbero) e per introdurre l'educazione sessuale nelle scuole.
Ecco dunque come la maggioranza del Popolo dei Produttori (che coincide con la maggioranza degli elettori), oggi affida il governo alle forze che maggiormente lo garantiscono per mezzo dello snellimento della burocrazia e del regime fiscale.
L'ultimo saggio di De Marchi spiega dunque come in Italia, dopo le elezioni politiche del 2008, il governo Berlusconi IV (con all'interno importanti figure della galassia liberalsocialista quali Renato Brunetta e Maurizio Sacconi) sia riuscito ad attuare una politica progressista, introducendo ammortizzatori sociali, bonus famigliari, riformando scuola e pubblica amministrazione.
Tutte cose che la compagine cattocomunista pareva sempre annunciare, salvo poi comportarsi diversamente.
De Marchi fa notare anche come in Italia la magistratura sia stranamente e pericolosamente da sempre politicizzata e vicina ad ambienti comunisti sin dalla fine degli anni '60 che, sostenuti dalla grande stampa e da certi Poteri Forti, non perdano occasione per tentare di delegittimare l'attuale maggioranza democraticamente eletta.
La parte a mio avviso più interessante del saggio è quella relativa alle indicazioni che De Marchi dà all'attuale maggioranza al fine di realizzare quella Rivoluzione Liberale di cui questo Paese ha urgente necessità.
Egli dà una tiratina d'orecchi al dirigismo statalista del Ministro Tremonti, invitandolo piuttosto a comprimere la spesa pubblica piuttosto che a dilatarla; invita ad un Fisco più snello per chi rischia il proprio capitale in attività economiche (piccoli imprenditori, artigiani, Partite IVA in genere), e ciò proprio perché non ha un guadagno sicuro; invita dunque ad uno snellimento della pubblica amministrazione giungendo finalmente a licenziare gli esuberi (proprio in quanto esuberi !); plaude dunque alle riforme del Ministro Brunetta improntate al merito, ovvero al premiare i meritevoli ed a cacciare gli incompetenti; invita a riformare la Scuola sviluppando nei govani la passione per la cultura e la ricerca, passando dunque dalla scuola dell'obbligo alla scuola dell'entusiasmo; invita a rivedere in senso restrittivo le leggi sull'immigrazione, senza essere né razzisti né buonisti, ricordando anche agli imprenditori che non è possibile continuare ad importare manovalanza non qualificata dall'estero solo perché a basso costo e senza alcuna vera garanzia per il futuro di queste popolazioni in sempre maggiore espansione demografica.
Espansione demografica purtroppo incoraggiata dalle Religioni Istituzionalizzate, fuor d'ogni logica umanitaria.
Il saggio è breve, condensato, ma ribadisco, assolutamente illuminante, come dicevo.
Si sofferma anche a parlare di una riforma della legge psichiatrica 180, in senso umanitario e che venga incontro alle esigenze delle famiglie (come previsto anche dalla Proposta di Legge dell'On. Paolo Guzzanti, citato peraltro nel testo).
Gli argomenti trattati, dunque, sono molti. E per la prima volta si fa anche in Italia una riflessione politica a partire dalla psicologia. Unico vero approccio credibile in ogni settore, sia esso pubblico che privato, lavorativo e/o informale.

Luca Bagatin (nella foto con Mirtillo)



30 giugno 2009

MASSIME ED AFORISMI (custici) by Luca Bagatin

La peggior destra, in Italia, è senza dubbio la sinistra.

(con segnalazione editoriale che sottintende il motivo per il quale
credo nella Teoria Liberale della Lotta di Classe)




Svolta a destra? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori un libro di Luigi De Marchi "Questo libro insegna che, oggi, la Destra è la Sinistra, e la Sinistra è la Destra". Così tredici anni fa un critico definì un'altra opera di Luigi De Marchi. Con un'analisi fondata sulla sua Teoria Liberale della Lotta di Classe, il politologo evidenzia quello che lo stesso Berlusconi ha riconosciuto, dichiarando che il suo governo sta facendo "una politica di Sinistra, decisamente di Sinistra". È un'affermazione legittima, perché il Berlusconi IV ha già varato alcune provvidenze sociali che la Sinistra ha spesso annunciato anche se mai realizzato, e addirittura doverosa quando si scopre, come l'autore fa in questo libro, che la Destra sta difendendo gli sfruttati dagli sfruttatori e la Sinistra sta invece tutelando i privilegi degli sfruttatori e derubando gli sfruttati. Una via d'uscita esiste, ma è necessario interpretare il futuro analizzando un presente svincolato dalle categorie concettuali del passato (dal retro di copertina).



17 giugno 2009

Perché suggerisco di andare a votare al referendum del 21 giugno e di votare per il SI


Ho sempre avuto forti perplessita, se non contrarietà, relativamente all'esistenza del quorum per quanto concerne i referendum.
Lo trovo una vera e propria presa in giro nei confronti degli elettori-contribuenti e poco importa se è previsto dalla Costituzione.
Intendiamoci: che cosa si direbbe se si introducesse un quorum per le elezioni politiche ? Se non si raggiungesse la metà più uno degli aventi diritto al voto che cosa si farebbe ? Elezioni annullate ? L'anarchia ? Il caos ? La dittatura ?
Non è serio e stupisce davvero che, quando si parla di riforma della Costituzione, non si pensi mai all'unica cosa veramente da abolire in quanto indecorosa: la presenza del quorum nei referendum.
O una persona vota per il SI o vota per il NO. Altre scappatoie sono mere furbate della classe politica nazionale. E' sempre stato così in questi ultimi anni e, personalmente, a questo gioco non ho mai accettato di starci.
Mi dispiace che moltissimi esponenti politici a me vicini - persone preparatissime e che stimo profondamente - dell'area liberale e repubblicana e relativi partiti, preferiscano aggregarsi in un comitato unitario per battere il referendum del 21 giugno- come affermano loro – mediante il non voto.
Si può essere o meno d'accordo sui singoli quesiti, ma il voler far fallire un referendum significa aver buttato danari pubblici dalla finestra. Specie se a vincere saranno i SI: indipendentemente dal numero degli elettori.
E' già successo con il referendum sulla procreazione assistita, allorquando la Chiesa cattolica ed i suoi accoliti fecero campagna per l'astensione e mi ricordo gli amici repubblicani, liberali e radicali (ed io con loro) schierati a dire che no, chi faceva campagna elettorale per l'astensione rifiutava il confronto aperto.
Ora sono io che affermo: cari amici e compagni, ora siete voi che temete l'esito delle urne !
E francamente non capisco nemmeno perché, visto che non è l'attuale legge elettorale che riuscirà mai a rappresentarvi in Parlamento.
E non è nemmeno vero che i tre questiti referendari del 21 giugno peggioreranno la situazione, in sé.
I primi due quesiti stabiliscono semplicemente che alla Camera ed al Senato vincerà il partito che ha raccolto più voti. Non mi pare ci sia nulla di scandaloso in sé, visto che ciò accade già nei Paesi anglosassoni. Posso contestare al massimo la presenza comunque degli sbarramenti – 4% per la Camera e 8% per il Senato – ma essi esistono anche nell'attuale legge elettorale.
Il problema dell'attuale legge elettorale e che il referendum vuole cancellare, è che favorisce due soli partiti: la Lega Nord ed il partito di Di Pietro. Due partiti populisti ed estremisti che condizionano pesantemente le
coalizioni (avrei capito se si fosse trattato di partiti liberali o moderati....ma così evidentemente non è).
In particolare, se passasse il SI ai due quesiti referendari, la Lega Nord vedrebbe definitivamente sbarrarsi il passo e non sarebbe più legittimata a governare e dunque a bloccare le riforme dell'attuale governo come quella dell'abolizione degli enti inutili. Province in testa.
E' a quel punto che dal PdL, partito che rimarrebbe in sella a lungo vista l'incapacità del Pd a progettare riforme credibili, potrebbe ridisegnarsi il nuovo bipolarismo per mezzo di una spaccatura costruttiva al suo interno. Da una parte potremmo così avere i Liberali (Renato Brunetta in testa seguito da Antonio Martino e con un ruolo da protagonisti di tutti i repubblicani, radicali e socialisti sparsi) e dall'altra i Conservatori (fra i quali potrebbero anche aggregarsi Rutelli e Franceschini che vedrei benissimo accanto a Maurizio Lupi ed a Bocchino).
Quanto al terzo quesito referendario, esso non prevede altro che una cosa sacrosanta e tanto invisa alle forze politiche attuali (fra cui i radicali che anche a queste ultime elezioni europee ne anno abusato): l'abolizione delle candidature multiple. Ovvero la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni e quindi frodare implicitamente l'elettorato (un po' come la candidatura di Berlusconi in tutte le circoscrizioni italiane, quando si sapeve peraltro benissimo che egli non avrebbe potuto fare il Parlamentare europeo ! Sic !).
Ordunque non mi scandalizzerei più di tanto per i tre quesiti referendari del 21 giugno.
Mi scandalizzano ben di più il quorum e queste forze politiche, che dagli anni '90 ad oggi hanno prodotto leggi elettorali assolutamente scandalose, ovvero veri e propri scippi nei confronti degli elettori, al punto che oggi molti di loro non si recano nemmeno più alle urne.
Certo, nessuno dei quesiti referendari prevede il ritorno alle preferenze e questo è l'ennesimo scandalo italiano (anche qui lo zampino della Lega Nord c'è tutto) al quale andrà presto posto rimedio.
Ad ogni modo ciò che temo è che questi referendum andranno disertati e gli italiani si ritroveranno ancora una volta con una legge elettorale
ad hoc per il partito localista di Bossi e Calderoli. Il che, scusate, non è né il massimo né il minimo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini