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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 novembre 2015

La nostra unica religione è l'Amore / Notre seule religion est l'Amour (tratto da www.amoreeliberta.blogspot.it)



11 gennaio 2015

"Non so se sono Charlie. Posso solo dire che sono triste. Perché a prevalere è sempre la stupidità degli uomini" Monologo by Baglu

Sulla questione ho preferito non scrivere nulla e nemmeno dichiarare "Io sono Charlie" o, appunto, "Je suis Charlie".

Io, Charlie Hebdo, sino all'altro giorno, nemmeno lo conoscevo, così come immagino molti altri non ne avessero mai sentito parlare, nel nostro Paese e/o altrove. Mi sarebbe sembrato ipocrita associarmi ad un coro che ho trovato e trovo assai mediatico.

Mi sono sentito vicino alla moglie del direttore ucciso, Stéphane Charbonnier. Mi sono commosso quando lei ha pianto, in televisione. Così come mi sento vicino al dolore di tutte le famiglie che hanno perduto i loro cari a causa di un gesto di profonda violenza e stupidità perpetrato da due balordi in nome di un Dio che credevano, così, di onorare.

Il dolore è intimo e va pertanto rispettato.

Così come va rispettata la satira, che è spesso più seria della cronaca, del mero giornalismo mediatico d'accatto. La satira, lo si è visto, come il dolore, fa riflettere e va sempre a segno.

Ho visto le vignette di Charlie e francamente non solo le condivido, ma mi piace il loro spirito libertario e graffiante. E, una volta di più, penso che le tre Religioni Monoteiste Istituzionalizzate siano da sempre foriere di stupidità, ignoranza, violenza intima. Perché vilipedono lo stesso Dio che dicono, ma solo a parole, di onorare. 


Baglu



6 ottobre 2011

Addio Padre Anthony Elenjimittam, possa il Tuo Spirito unirsi all'Eterno


Ho appreso appena in questo momento che Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo del Mahatma Gandhi ed amico di Papa Giovanni XXIII, si è spento.
Conobbi Padre Anthony Elenjimittam anni fa, a Pordenone, a casa di amici (Gerarda Cesarini ed Oscar Martino, teosofi, fondatori del primo Centro Sai Baba in Italia) che lo ospitarono e ascoltai diverse sue conferenze sulla spiritualità, il karma, Dio, Gesù, Krishna, Buddha, Maometto, l'unità delle religioni e la reincarnazione. Non ho molto altro da dire se non che era una persona speciale, in un mondo spesso triste e materiale e così lontano da ogni meditazione interiore, pur necessaria all'Evoluzione umana.
Possa il Suo Spirito unirsi con l'Eterno. 
OM SAI RAM.




24 maggio 2011

Il Viaggio Iniziatico - ovvero - I 33 Gradi della Saggezza

Il 33, nella Tradizione esoterica, è il numero sacro per antonomasia.
33 è, ad esempio, il numero delle vetrebre che sostengono il corpo umano ed è il numero che, convenzionalmente, è stato scelto per indicare l'età della morte di Gesù detto Il Cristo.
Ma è anche il numero del Salmo che ci rivela che Dio è Tutto in Tutti.
Inoltre assume un numero illimitato di significati spirituali che non sto qui ad elencare (e che comunque può essere ritrovato in numerose pubblicazioni a tema).
33 sono i gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Tradizione libero muratoria e, significativamente, lo scrittore francese Christian Jacq ha dedicato ad esso un agile volume edito recentemente in Italia per le Edizioni L'Età dell'Acquario: "Il Viaggio Iniziatico ovvero I 33 Gradi della Saggezza".
Ne "Il Viaggio Iniziativo", Jacq, racconta il suo incontro con un Maestro spirituale - Pierre Deloeuvre (Pietro Dell'Opera...guarda caso) - presso la Cattedrale di Metz.
Qui, il Maestro, introduce lo scrittore nel simbolismo della cattedrale e glielo esplica, passo per passo.
Dal primo al settimo grado troviamo infatti la Regina seduta su un trono che respinge un servitore, ovvero il servo fellone che la tradisce. Il servo è colui il quale respinge l'Iniziazione spirituale e, così facendo, si perde completamente.
Il primo ostacolo all'Iniziazione - come spiega Deloeuvre - è infatti l'infedeltà.
Il secondo ostacolo è il suicidio, ovvero il respingimento della vita, l'accettazione di una volontà negativa.
La vita dell'Iniziato, dunque, non và subita, ma affrontata con tutti i suoi irti ostacoli e senza avarizia alcuna.
Altro simbolo che i Nostri trovano nella Cattedrale è l'Albero secco, che rappresenta l'inizio del viaggio esoterico. Da un Albero secco, inteso sotto il profilo spirituale, possono germogliare infatti i frutti utili alla presa di coscienza dell'Iniziato.
Sarà poi il simbolo dell'Aquila a mostrare la luce interiore al postulante, che è anche simbolo dell'Apostolo Giovanni, il prediletto da Cristo.
Pierre Deloeuvre, mostra poi a Jacq il simbolo del Toro e gli ricorda che è durante l'Era del Toro che prosperarono le grandi civiltà apparse sulla terra: Egizia, Babilonese, Vedica, Cinese.
Sarà così che l'aspirante Iniziato potrà dialogare con i personaggi delle Maschere, ovvero la dualità presente nel mondo terreno al fine poi di poter lottare contro il Drago che protegge tesori nascosti, sgomina i codardi e può essere domato solo dai giusti.
Una volta superato l'ostacolo del Drago ecco presentarsi alla vista dei Nostri amici, il bassorilievo del Delfino, ovvero del re dei pesci, il quale conduce l'aspirante Iniziato alla purificazione per mezzo delle acque dell'Oceano primordiale.
Al quattordicesimo gradino troviamo ad attenderli la Colomba, portatrice della sostanza divina in quanto essa stessa aspetto femminile del Creatore, secondo gli gnostici. La Colomba propone dunque al postulante una dura prova: uscire dall'oceano dei pensieri pur senza perderli di vista.
Giunti a questo punto si è quasi alla metà del cammino. Ove Deloeuvre mostra a Jacq il simbolo dell'Elefante, la cui intelligenza ricettiva è una sorta di battesimo per l'aspirante Iniziato.
Il Serpente, invece, lungi dall'essere l'incarnazione del simbolo del male, rappresenta l'intelligenza attiva, ovvero la volontà del singolo di "riunire ciò che è sparso", conoscere senza pregiudizio alcuno.
Ma ecco attenderli la Spada, ovvero il gladio che rappresenza la giustizia, ovvero il "raggio di luce" indispensabile al Cavaliere per proseguire il suo cammino.
Al diciottesimo grado, i Nostri, incontreranno il tempio della Luna, la quale è simbolo legato al dio Thot degli Antichi Egizi. La Luna ha dunque il significato di giuramento per l'aspirante Iniziato.
Dalla Luna egli passerà successivamente al Sole, il punto più critico, ovvero il passaggio da una condizione ad un'altra.
E qui si chiude il ciclo del cosiddetti Piccoli Misteri.
Da qui in avanti, Pierre Deloeuvre mostrerà a Christian Jacq il cammino del Grandi Misteri, ovvero quelli che vanno dal ventesimo al trentatreesimo grado.
Qui, oltre al Sole, troviamo il simbolo della Temperanza, la quale permette al postulante di superare la dualità Luna-Sole, ovvero notte e giorno.
Ma eccoli giunti di fronte al simbolo dell'Uomo bendato, il quale contempla il suo mondo interiore, alla ricerca della Divinità, insita entro sè stesso ed in ogni essere. Bendato, peraltro, è anche l'aspirante massone prima di ricevere la completa Iniziazione, ovvero il battesimo della Luce, che lo porterà ad una nuova rinascita.
E successivamente incontrerà - al ventitreesimo grado - il Pellicano, simbolo esoterico per antonomasia, che racchiude le tre virtà di Fede, Speranza e Carità.
Successivamente incontreranno la Fenice, la quale è destinata sempre e comunque a rinascere dal fuoco, essendo essa simbolo di rigenerazione spirituale degli esseri.
Altro simbolo fondamentale nel cammino dell'Iniziato è l'Aquila, la quale possiede l'energia dell'origine del mondo. Essa, come fa con i suoi piccoli, mette alla prova i novizi e li espone ai raggi del Sole: se non sopportano il "fuoco celeste", li getta nel vuoto.
Una volta superata questa prova, l'aspirante Iniziato si troverà dinnanzi al Leone: la saggezza terrestre. Grazie ad esso il costruttore impara a comprendere la saggezza celeste, ovvero il simbolismo dell'Aquila.
Dal ventisettesimo al trentesimo grado, il Maestro d'Opera, mostra al Nostro i quattro uomini con l'anfora.
Il primo ha un atteggiamento rilassato, incurante. Egli è colui il quale desidera acquisire conoscenza spirituale per sè, senza condividerla con gli altri.
Anche il secondo uomo lascia cadere l'acqua dall'anfora e sembra incurante di ciò che fa. Egli non ha compreso il simbolismo dei rituali poichè difetta di attenzione. Si aggrappa alla forma esteriore, senza coglierne la sostanza.
Il terzo personaggio tiene l'anfora in maniera sin troppo salda e sicura ed ha un atteggiamento autoritario e dottrinale. Egli è privo di umiltà e crede ti trasmettere all'esterno grandi verità. Ma in realtà è semplicemente un erudito che conosce il significato dei simboli solo in apparenza.
Il quarto personaggio, invece, simboleggia la "trasmissione dello spirito" in quanto raggiunge il cuore di ciascuno. Tiene saldamente l'anfora, regola il flusso dell'acqua ed il suo volto esprime serenità. Egli è un vero Maestro d'Opera, un massone perfetto.
Eccoci giunti dunque al trentunesimo grado, quello del Leone alato, ovvero l'unione dei due Regni: quello della Terra e quello del Cielo.
Il trentaduesimo grado ci presenta dunque l'Angelo, ovvero l'uomo a immagine di Dio. L'Angelo, infatti, è inviato da Dio sulla terra per ricondurre l'uomo al Principio che l'ha generato.
Il Trentatreesimo grado - l'ultimo gradino che l'aspirante Iniziato dovrà salire - non è altro che la consapevolezza che l'Albero fiorito, ovvero l'obiettivo ultimo, è la Comunità dei costruttori. La Confraternita di Maestri d'Opera perfetti che hanno compiuto un lungo viaggio di perfezionamento interiore per giungere ad avvicinarsi alla Divinità.
Christian Jacq, con questo libro ricchissimo di simbolismo gnostico, massonico ed esoterico che in questa recensione ho solo brevemente cercato di spiegare, è giunto dunque all'essenza del simbolismo e del significato più puro della Massoneria.
La ricerca di Dio in tutti gli esseri.

Luca Bagatin



6 agosto 2010

"Sai Baba: un Maestro spirituale dei nostri giorni". Articolo di Luca Bagatin tratto da "Secreta Magazine" del Marzo 2010

Per il numero 3 del mese di Marzo 2010 della rivista "Secreta Magazine" (Editoriale Olimpia), ho realizzato un interessante ed approfondito articolo sul Maestro spirituale Sai Baba, che vorrei qui di seguito riproporvi.






Sai Baba: un Maestro spirituale dei nostri giorni


Sai Baba e Krishna, il principale Dio della trazione Vedica.
Sai Baba ne è l'attuale incarnazione ?

Chi è Sathya Sai Baba ?
Un mistico ? Un santone ? Un guru ?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continiente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.

Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana).
"Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".
Questo, in sintesi, il messaggio che Sai Baba vuole trasmettere a chi lo ascolta.
Ho avuto la fortuna, fra il 2002 ed il 2005, di frequentare settimanalmente la casa di due anziani coniugi, da anni abitanti a Pordenone: la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, ed il napoletano verace Oscar Martino. Entrambi citati anche in numerose opere dedicate a Sai Baba, in primis quelle dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del fenomeno Sai Baba.
Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto. Questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro.
Oggi i Centri Sai Baba in Italia - peraltro tutti senza scopo di lucro e senza alcuno spirito di proselitismo - sono centinaia e nel mondo i devoti del Maestro, sono milioni.
Dal Maestro, sì, perché infondo Sai Baba non è che un Maestro spirituale il cui messaggio va ben oltre i suoi miracoli, per così dire, ed il cui messaggio mira sempre a trasformare il cuore umano.
Sai Baba, come dicevamo, è solo nato in un contesto indù, ma il suo insegnamento - che fonda le sue radici nella concezione gnostica ed esoterica delle Sacre Scritture di tutte le fedi e tradizioni, i Veda in primis e che Baba invita a studiare, a partire dal concetto di Reincarnazione - si basa sulla ricerca della Divinità insita in ciascun individuo per mezzo del canto devozionale, i Bahjan, della ripetizione dei mantra vedici ed in particolare per mezzo del rispetto quotidiano di cinque valori umani: Verità, Amore, Pace, Rettitudine e Nonviolenza.
Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi, magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina: "Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura.

Sai Baba distribuisce la vibhuti (leggi più sotto) ai devoti

Sai Baba, lungi dall'essere un fenomeno da baraccone o un santone mediatico, è universalmente noto per la sua opera umanitaria e nel campo del sociale: dalla costruzione di ospedali nei quali si eseguono interventi sofisticatissimi e a titolo completamente gratuito (come il Super Speciality Hospital di Puttaparthi e quello di Whitefield, entrambi inaugurati alla presenza del Primo ministro dell'India) a scuole, centri di accoglienza per indigenti, e numerosi progetti finalizzati a rendere potabile l'acqua nei villaggi rurali e nelle regioni limitrofe ove vi è siccità.

Dagli anni '60 ad oggi, numerosissimi studiosi, abbiamo detto, hanno cercato di approfondire la realtà di Sai Baba.

Su di lui sono stati scritti numerosissimi testi e notiamo come anche gli studiosi più critici, alla fine, si sono convinti che questo curioso Maestro indiano ha qualche cosa di profondamente mistico.

Pensiamo ad esempio al prete cattolico Don Mario Mazzoleni che, partito per Puttaparthi per fare un inchiesta per conto dell'Osservatore Romano, finì per convertirsi al credo di Sai Baba, tanto che venne scomunicato.

Oppure al già citato psicologo Giancarlo Rosati, forse il più prolifico nello scrivere e nel descrivere il fenomeno Sai Baba, tanto che egli lo accosta al Cristo Cosmico annunciato da Gesù nel Vangelo di Giovanni, ma anche al Kalki Avatar, l'ultima incarnazione divina descritta dai Veda.

Invero, Rosati, porta a sostegno di queste affermazioni una serie di coincidenze: il Vishnu Purana annuncia che il Kalki Avatar nascerà nell'India del Sud, in un territorio bagato da tre mari, nel villaggio dei coni o termitai (e Puttaparthi corrisponde esattamente a questa descrizione n.d.a.) e vivrà sino a 95 anni (Sai Baba ha annunciato che vivrà sino a quell'età).

Inoltre nell'Apocalisse di Giovanni il Cristo Cosmico è chiamato “Fedele” e Verace. E guarda caso il nome di nascita di Sai Baba è Satya Narayana, che in sanscrito significa appunto “Fedele” e “Verace”.

Andando oltre, possiamo notare cone il grande mistico indù Sri Aurobindo, il 24 novembre del 1926, un giorno dopo la nascita di Sai Baba, fece l'annuncio che quella notte il Divino si era incarnato portando con sé tutti i poteri divini: l'Onnipotenza, l'Onniscenza e l'Onnipresenza.

Maometto, il fondatore dell'Islamismo, fra le sue profezie, fece la descrizione di quello che chiamò El Mahdi Maoud o il Maestro del mondo. E lo descrisse distintamente: “La sua chioma sarà folta, i capelli neri giungeranno fino alle spalle. Le sopracciglia si uniranno al centro della fronte, che apparirà ampia. Il naso sarà dritto e avrà un infossamento alla radice. Avrà un neo sulla guancia e non porterà mai la barba. I denti centrali saranno separati e allontanati tra di loro. I suoi occhi saranno neri e pungenti. Il suo corpo sarà minuto e le sue gambe saranno quelle di un adolescente. Indosserà due abiti color fiamma, l'uno sopra l'altro (....). Materializzerà piccoli oggetti con la mano (…). Egli vivrà fino a 95 anni.”

Qui, guarda caso, la descrizione fisica è addirittura soprendentemente identica a quella di Sai Baba: dalla chioma sino ai tratti somatici, passando per la bassa statura (Baba è alto all'incirca 150 centimentri) e la materializzazione di oggetti.


Sai Baba, materializza, in primis, una curiosa cenere profumata, chiamata vibhuti.

La vibhuti, secondo l'iconografia indù, è attribuita al Dio Shiva, che la porta sulla fronte e su altre parti del corpo a rappresentare l'immortalità dell'anima.

Sai Baba ne materializza in quantità, unicamente per mezzo del palmo della sua mano che agita in senso orario, così, dal nulla. La dona ai devoti più bisognosi ed essa ha proprietà spesso miracolose, per così dire.

Ora, sappiate che chi scrive – per indole caratteriale – è a prescindere uno scettico. Purtuttavia ho avuto modo di applicare una sola volta della vibhuti sulla zampina malata della mia gattina, che anni fa soffriva di un incurabile tumore, visibilissimo e purulento. Dopo un paio di giorni il tumore le si era completamente riassorbito e quindi scomparso, con grande sorpresa mia e del veterinario.

Questo è solo un banalissimo caso accadutomi personalmente, ma nelle pubblicazioni dedicate a Sai Baba (edite in Italia dalle Edizioni Milesi) se ne trovano a bizzeffe e di molto toccanti.

Ganesh e Sai Baba di Shirdi (reincarnazione dell'attuale Sai Baba)

Sai Baba ha fatto inoltre numerose profezie per gli anni a venire, come quella che - a partire dal 2015 – ci sarà un ritorno all'Età dell'Oro, di pace e prosperità, che dovrebbe avere il suo apice attorno al 2021, anno della morte prevista per Sai Baba stesso.

Numerosissime altre cose ci sarebbero da dire su questo Maestro spirituale che afferma con candore: “Io sono Dio, ma lo sei anche tu”, ma, forse, l'unico modo per comprendere davvero la sua realtà spirituale è quella di accostarsi al Divino, nella forma in cui ciascuno si riconosce maggiormente e continuare a ricercare, entro sé stessi, quella scintilla divina che rende ciascuno di noi – quotidianamente - davvero speciale.


Luca Bagatin



20 settembre 2008

FEDE e LIBERTA': dibattito politico-culturale a Pordenonelegge



Ferdinando Adornato, Khaled Fouad Allam e Younis Tawfik, relatori al convegno "Fede e Libertà" organizzato nell'ambito dell'edizione di Pordenonelegge di quest'anno.

Fede e libertà. Che implicazioni e connessioni vi sono fra fede e libertà nel mondo globalizzato ?
Questo è il quesito al quale hanno tentato di rispondere il direttore della rivista "Liberal" Ferdinando Adornato, il sociologo Khaled Fouad Allam ed il giornalista e scrittore iracheno Younis Tawfik, nel corso della tavola rotonda dal titolo appunto "Fede e Libertà" nell'ambito della manifestazione letteraria Pordenonelegge tenutasi dal 19 al 21 settembre nella città di Pordenone.
Tawfik ha esordito ricordando la morte violenta di suo fratello avvenuta in Iraq due settimane fa a causa del suo essere libero pensatore dissidente nei confronti del fondamentalismo islamico. Un fondamentalismo fortissimo nonostante la presenza di istituzioni più democratiche e della presenza statunitense.
Le autorità, per intenderci, fanno molta fatica a contenere un fenomeno che fa sempre più presa sulle masse, spesso povere ed incolte, che trovano nella fede l'unico mezzo a cui aggrapparsi.
Purtuttavia, prosegue Tawfik, in Iraq, si vive nella precarietà della vita: oggi ci sei, domani non si sa. Specie se sei dissidente. Anche perché purtroppo l'Occidente, nonostante tutto, non si è mai posto veramente il problema dell'aiutare direttamente i dissidenti politici di quelle realtà offrendo loro una sponda.
Purtuttavia vi sono da diversi anni nel mondo musulmano delle confraternite gnostiche e misteriche come i Sufi, i quali si rifanno al Neoplatonismo, che stanno cominciando a prendere piede - specie in Marocco - proprio per arginare il fondamentalismo e dare vita ad un Islam democratico e civile. Confraternite ancora una volta perseguitate.
Fouad Allam, anch'egli di cultura musulmana e anch'egli naturalizzato italiano, nonché ex parlamentare della Margherita e presto consulente del Presidente della Camera Gianfranco Fini, ha svolto un'analisi storica e sociologica dell'Islam sin dai tempi di Maometto ed ha insistito sulla mancanza di un vero modello culturale di riferimento da parte dei muslumani oggi, nel mondo moderno e globalizzato.
L'Islam è quindi in crisi, dice Fouad, e ciò lo rende fortemente ideologico, diventando così preda di una teologia fondamentalista e quindi violenta. E' necessario quindi spezzare tale meccanismo perverso per mezzo della cultura e dell'educazione. Anche partendo dai musulmano presenti qui in Europa, perché si integrino pienamente e contribuiscano a creare un'"Islam europeo", capace di accettare la democrazia e la libertà individuale.
Ferdinando Adornato, autore assieme a Monsignor Rino Fisichella anche del libro "Fede e libertà. Dialoghi sullo spirito del tempo", punta invece alla superiorità della religione sulla politica.
E, nella fattispecie - secondo Adornato - è necessaria una ripresa dei valori cristiani nell'Occidente in quanto la democrazia è nata proprio grazie alla religione cristiana.
"Cristo fu un rivoluzionario"  - afferma il direttore di "Liberal" -  "il quale a differenza di Maometto non si pose il problema di unificare lo Stato e di costruire le sue leggi, bensì quello di contestare la religione degli Scribi e dei Farisei".
Gesù, quindi, secondo Adornato, gettò le basi per la libertà del singolo individuo. Così come prima di lui fece il filosofo graco Socrate.
Ferdinando Adornato crede quindi nella democrazia liberale, ma ritenendo che essa derivi direttamente dalla religione cristiana.
E' qui che Fouad Allam, ben più laico, ha i suoi dubbi ritenendo infatti che la democrazia e la libertà sono valori fondamentali che fanno parte dell'Umanità intera indipendentemente dal credo o dall'etnia di provenienza. E che proprio la separazione di questi valori dalle religioni sono una garanzia di rispetto reciproco. E qui cita Rousseau affermando appunto che "l'individuo è nato libero e, ove incatenato, deve cercare di emanciparsi". Magari proprio per mezzo della cultura e dell'educazione (come peraltro insegnavano Giuseppe Mazzini ed il Mahatma Gandhi) e con una grande fiducia nel futuro.
E così, assistito al dibattito, possiamo candidamente concludere affermando che Fede e Libertà possono anche essere connesse, certo. Specie se abbiamo una smodata fede nella libertà dei singoli individui e nelle loro capacità creative.
Che ciò riguardi Gesù, Maometto o qualche altra figura religiosa, abbiamo comunque forti dubbi. Infondo l'Occidente liberale e democratico si fonda più sulla cultura greco-romana, platonica e socratica, che su quella giudaico-cristiana, sopravvenuta secoli dopo e per certi versi imposta.
Il futuro ed il presente, ad ogni modo, ci attendono. Forti dei nostri principi eterni ed universali che partono dallla fiducia nel singolo e quindi nell'Umanità.

Luca Bagatin (nella foto con Khaled Fouad Allam, per gli storici i vicoli di Pordenone)

PS: dopo il dibattito ho avuto il pacere e l'onore di pranzare con Khaled Fouad Allam, che è un vecchio amico dai tempi in cui militavamo entrambi nella Federazione dei Verdi, quando i Verdi non erano ancora "rossi" ed attaccati alla cadrega.
Ricordo che lo conobbi nel 1999 quando era candidato alle Elezioni Europee. Cenammo assieme a Udine e ricordo che anche allora, nonostante io fossi un "dissidente" e conducevo la campagna elettorale per la Lista Emma Bonino-Radicali, avevamo una perfetta identità di vedute.


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