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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 maggio 2013

Recensione di "Universo Massonico" di Luca Bagatin redatta da Marcella Andreini per "Officinae" del marzo 2013

Per la Befana 2013, mi trovavo sul sito di Luigi Pruneti, stavo per inviare il mio 3° messaggio nell’arco degli ultimi 3 o forse 4 anni, quando mi accorgo che anche i due precedenti, li avevo mandati nei giorni di festa: Pasqua, di non ricordo quale anno, e l’Epifania del 2012. Mi sono chiesta perché nei giorni di festa mi ritrovassi casualmente (esiste la casualità? esiste un richiamo? sento il respiro delle costellazioni?) ad inviare messaggi proprio in quel sito. E così, per la Befana 2013, mi ritrovo il libro “Universo Massonico” di Luca Bagatin, consegnatomi, non da una gobba vecchietta a cavallo di una scopa, ma da un corriere: si sa, con il tempo si sono accorciati i tempi. Ma i regali arrivano ancora. E la prefazione scritta da Luigi Pruneti inizia con un ricordo personale di Pruneti con l’immagine di una gerla che conteneva i regali portati, rieccola di nuovo lei, dalla Befana a Luigi Pruneti bambino.

Era inevitabile che accettassi di scrivere questa recensione, la Befana lo pretende, mi ha inviato troppi segnali che non posso certo ignorare.

Come ci dice l’autore, Luca Bagatin, nella nota introduttiva all’opera Universo Massonico (Bastogi editore), il volume raccoglie i suoi scritti pubblicati dal 2005 in riviste che affrontano tematiche massoniche ed esoteriche e nel suo blog (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Bagatin non scrive tenendo per mano il lettore, non lo coccola, non lo guida, piuttosto lo trascina in un viaggio che lo porta dalle Radici gnostiche della Massoneria, con cui si apre il primo capitolo, per arrivare alle interviste attuali a chi la Massoneria la vive e ne porta avanti gli ideali nella propria quotidianità, ricoprendo ruoli di dignitari di loggia come Gabriella Bagnolesi Gran Maestra della Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia; storici della Massoneria come il Prof. Aldo A. Mola; e, tra gli altri, l’articolo-intervista al Prof. Luigi Pruneti Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli ALAM; la Prof.ssa Francesca Vigni che ha rilasciato un’interessante intervista sulla questione femminile in Massoneria; e, da non dimenticare, Nathan Gelb autore del thriller Delitti sotto la cenere che vede come protagonista il Gran Maestro della Massoneria partenopea, Raimondo de Sangro.

Da mettere in evidenza il terzo capitolo, dedicato ai ritratti di grandi iniziati, partendo da Cagliostro (…l’emblematica figura del Gran Cofto Alessandro Cagliostro, dimostra, insieme a quella dell’altrettanto misterioso Conte di Saint Germain e dei fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, come il Secolo dei Lumi non fu solamente mera ragione e mero materialismo, bensì diede l’impulso per una rinnovata apertura verso gli antichi concetti Ellenistici, Ermetici e dunque Gnostici del Vero, del Bello e del Buono. Che sono anche alla base di ogni Civiltà degna di questo nome.); Luca Bagatin ci ricorda poi le figure del conte di Saint Germain di Helena Petrovna Blavatsky fondatrice della Società Teosofica (a cui ho aderito nel 2001, condividendone totalmente i principi: Fratellanza Universale dell’Umanità senza alcuna distinzione; studio comparato delle fedi, delle filosofie e delle scienze; ricerca dei poteri latenti dell’individuo.); e poi la figura di Saverio Fera a cui si deve la fondazione della Gran Loggia d’Italia (Il Fera, in linea con lo spirito originario della Massoneria, non potendo sopportare la politicizzazione dell’Istituzione, ovvero la sua trasformazione in vero e proprio partito politico, ricostituì – nel 1908 – la Massoneria Scozzese con buona parte del Supremo Consiglio di cui faceva parte e, nel 1910, diede vita alla Serenissima Gran Loggia d’Italia, poi Gran Loggia d’Italia degli ALAM); seguono i profili di Giordano Gamberini, Lino Salvini e Giovanni Ghinazzi.

Interessante, a mio avviso, il quarto capitolo Letteratura e Massoneria. Ancora un viaggio. La letteratura permette un’infinità di viaggi: tra le righe, tra le parole spesso sacre e quasi sempre un simbolo; un viaggio nel profondo e poi verso la cima “a riveder le stelle”; un viaggio letterario esoterico è anche, spesso in orizzontale, quanti personaggi vanno alla ricerca, nelle loro avventure, della risoluzione di se stessi e delle loro vite, succede nelle Avventure di Pinocchio, succede nel Decameron, succede un po’ dovunque lo si voglia trovare. Ecco che Luca Bagatin ci presenta un esempio di quel viaggio “V.I.T.R.I.O.L”, dedicando ampia analisi al Viaggio al centro della terra di Jules Verne, in quel centro terrestre da identificare con il nostro io interiore, dove troviamo la nostra vera pietra, il nostro oro interiore; è in quelle viscere terrestri che Guenon ne Il Re del mondo, come ricorda Luca Bagatin, colloca l’Agarthi. Si giunge al più recente (2009) Il sentiero del bosco incantato di Luigi Pruneti, un viaggio esoterico nella letteratura partendo dall’opera di Apuleio, fino a giungere alla modernità del fumetto, non tralasciando la fiaba che, di quel bosco incantato e luogo di sacralità segreta, è la protagonista assoluta.

Universo Massonico, di pagina in pagina, ci porta a spaziare in un mondo che sempre ha affascinato l’uomo desideroso di conoscenza; libro che si pone come punto di partenza per chi è ancora nella fase di curioso che di conoscitore; ma anche un libro di grande interesse, per le sorprese che rivela - in quanto Bagatin ha potuto attingere da fonti non a tutti note – per coloro che già sono profondi conoscitori dell’universo massonico.


Marcella Andreini

www.orlando-kokoro.blogspot.it



25 gennaio 2013

"Tarli senza cornici" di Marcella Andreini: un romanzo sulla follia e l'emarginazione

Il Sig. L., attore in pensione, sessantenne, una famiglia a carico che non ricorda nemmeno di avere.
Vittoria, barbona per scelta o, meglio, poetessa per vocazione. Sessantenne anche lei, con un figlio che l'ha abbandonata.
Lui è o, meglio, diventa Giuseppe, mentre Vittoria diventa Vittorina e, dopo aver conosciuto lui, sceglie di essere Luce e, infine, Maria.
Giuseppe e Maria, due emarginati che decidono di ricostruire - al giorno d'oggi - la Sacra Famiglia.
Giuseppe, figura da sempre di secondo piano dell'iconografia cristiana, alla ricerca di un figlio che ha perduto, che non è mai stato "suo" nel senso naturale del termine.
Maria, madre di un figlio morto sulla croce, che vuole scrivere al Papa per essere ricevuta ed accettata per quello che è oggi: vecchia e brutta.
Giuseppe e Maria o, meglio, i protagonisti di "Tarli senza cornici", secondo romanzo di Marcella Andreini, decidono di andare a Firenze in treno - agli Uffizi - per osservare le varie esposizioni delle Sacre Famiglie. In treno incontrano Valerio, 11 anni, genitori separati, che va da solo a Pisa dal padre. Giuseppe e Maria gli chiedono di diventare, per finta, il loro unico nipote e così il piccolo incarnerà una sorta di Gesù che si affezionerà più ai suoi presunti nonni che ai genitori, i quali non si amano più.
Valerio, come è logico che sia, non recandosi più a Pisa, bensì a Firenze, sarà dichiarato scomparso e la vicenda sarà seguita, oltre che dalle forze dell'ordine, dalla televisione e dai media.
Giuseppe e Maria, o, meglio, il Sig. L. e Vittoria, intanto, vivono la loro finzione di impersonare i veri Giuseppe e Maria. Osserveranno, nei dipinti, un Cristo biondo e con gli occhi azzurri, anziché un galileo, con occhi e pelle bruni. Osserveranno una Madonna giovane e bella, lontana dalla figura di una vera madre. Ed un Giuseppe marginale, quasi inutile.
La finzione è veramente loro o, piuttosto, quella di un'iconografia cristiana che ha alterato la realtà ? La finzione è veramente di questi due folli emarginati o, piuttosto, quella dei mass media che seguono le loro vicende, con feticistica morbosità ?
Valerio, infondo, non è stato realmente rapito. Valerio vuol bene a Giuseppe e Maria che, purtuttavia, una volta intercettati dai Carabinieri, finiranno in manicomio. "Sani nell'arte e pazzi per la gente".
Un romanzo suggestivo, quello di Marcella Andreini, che già con il suo "Volevo solo essere adorata" ha affrontato il tema scottante del suicidio. Con "Tarli senza cornici" affronta così l'altra tematica tabù della società moderna, ovvero la follia e l'emarginazione. In un affresco dai contorni laico-religiosi, spirituali, filosofici che rapisce anche il lettore meno sensibile.

Luca Bagatin



23 gennaio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "Meccaniche celesti". Dialogo by Baglu & Emilia

Guardo le foto di Lei e mi emoziona.

Mi emoziona rivedere ancora il suo sorriso ed i suoi occhietti. "Occhietti", la chiamavo

spesso, infatti.

Ha anche un bellissimo abito, nero e a quadretti, con gonne svolazzanti e stivali ai

piedi. Quanto mi eccita vederla, con i suoi capelli lisci e violetti !

Mi piacerebbe starle vicino, magari poterla anche aiutare a risolvere ed a farle superare

le cose che la inquietano...ultimamente e non solo.

E' giovane ed ha tutta la vita davanti. Certo. Cadrà e si rialzerà da sola. Certo. E' che

forse avrei la pretesa di evitare che si facesse male. Anche se Lei preferisce cadere.

Poi ho anche il timore di fare peggio...

Non lo so, Emilia, tu che dici ?


Essere o non essere, ossia muoversi o non muoversi. Ma non è un problema, si può

sbagliare pensando di fare bene e pensando di far male. Le buone intenzioni…quello

che per noi sono buone intenzioni arrivano agli altri, a volte, come azioni che mirano ad

altri scopi.


Mi sento un po' come il palloncino di cui parli tu. O forse un palloncino vorrei esserlo

davvero. Rosso, leggero, che vola via, in alto, dopo che è stato usato da un bambino,

per gioco, oppure è stato perduto. Per disattenzione, incuria oppure per semplice caso.

Un palloncino che sale, sale, sale sino a scoppiare e la cui aria/anima si disperde

nell'infinito.

Infondo essere come un palloncino è come non essere mai esistiti per davvero.


Oh, no ! Essere un palloncino significa proprio il contrario: significa avere visto il mondo dall’alto. Essere stato unito al dito di un bambino e pensa la fiducia che quel bambino ripone in quel palloncino: rimarrà con lui, il vento lo porterà via ? O sarà il palloncino a voler scappare ? Il palloncino vola via e si porta con sé lo sguardo di quel bambino. Cosa vedrà il palloncino adesso che non è più qui ? Per il bambino vive ancora. Il palloncino vola in alto sempre più sù, il bambino rimane sulla terra; è così che s’impara a guardare il cielo, a rivolgere lo sguardo in alto quando intorno non vediamo niente. La forza di rivolgersi al cielo dipende da quanti palloncini sono volati via e quanto noi abbiamo desiderato che tornassero. Se penso a questo, direi di non essere atea. Il Dio Palloncino…pensi che possa esistere ? E Lei ? Aveva gli “occhietti” perché li stringeva a cercare il palloncino volato via ?


No. Lei il palloncino l'ha solo fatto volare via, direi. Ma di questo non vorrei parlare. Dio Palloncino ? Io non sono ateo, ma lo vorrei. Vorrei sperare che lassù non esista nessuno, che noi non siamo stati prodotti da nulla se non dal caso. E che, una volta morti, scompariremo per sempre.
E' vero, il palloncino significa vedere o aver visto il mondo dall'alto. Io il mondo avrei voluto non vederlo. Perché è malvagio. Anzi no, non è il mondo ad essere malvagio. Lo sono i suoi squinternati abitanti e ciò che è grave è che non ci fanno nemmeno caso, pensano che la malvagità alberghi altrove. Si sono creati, nel corso dei secoli, persino dei mostri immaginari, popolandone la mitologia, le fiabe, i racconti e, oggi, persino i film horror.

Penso che l'amore sia un sentimento troppo nobile per essere sporcato dalla sofferenza. Credo nell'amore e, poiché ho sofferto e soffrirei per averlo, vorrei scomparire in esso. Scomparire per esso.

Vorrei essere un palloncino che scoppia o, meglio, l'aria del palloncino che si disperde nel mondo. Che, detto così, può sembrare anche un preservativo che si buca, per errore o per incuria, ove il seme che conteneva si effonde.

Forse avrei voluto fecondare il mondo, per renderlo migliore. Ergermi a Dio che si è fatto carne e che ha vissuto nella carne. Un Dioniso che l'ha conosciuta. O forse avrei voluto essere un padre e non solo biologico. Che di questi tempi significherebbe anche moltissimo.




21 dicembre 2012

Buon Solstizio ! Buon Inizio ! Buone Feste (anche con, se vorrete, "Universo Massonico")

Eccoci arrivati al consueto messaggio augurale di questo blog.
Se lo state leggendo significa che il mondo non è ancora finito. O, quantomeno, non in questa frazione di secondo ;-)

Come ogni anno, arrivati a questo punto (fine del mondo permettendo), desidero farVi gli auguri per un Buon Solstizio d'Inverno e di un 2013 ricco di approfondimenti, curiosità, sessualità consapevole, viaggi astrali, mentali, psicodinamici, o puramente fisici.
E, come ogni anno, desidero rammentarVi il significato profondo della festività nella quale stiamo entrando, ripulita dalle astrusità delle Religioni Monoteiste Istituzionalizzate, foriere di menzogna e malafede.
Fra il 21 ed il 25 dicembre, anticamente, si festeggiava il "Natale del Sole Invincibile" o "Sol Invictus", mutuato successivamente anche dalla religione cristiana come data convenzionale della nascita di Gesù detto "Il Cristo".
Anche oggi, gli gnostici, festeggiano la "Festa della Luce" o "Natale del Sole invincibile" in quanto astronomicamente - nell'emisfero nord - il sole sembra fermarsi in cielo ed inverte il proprio moto.
Il buio della notte raggiunge dunque la sua massima estensione e la luce del giorno, la minima.
Subito dopo il Solstizio, la luce del giorno torna ad aumentare ed il buio della notte si riduce sino al solstizio d'estate.
Il sole, dunque, non sprofonda nelle tenebre, ma "rinasce" e diventa "invincibile".
Ecco perché il 25 dicembre è la festa di tutta l'Umanità e di tutte le culture e civiltà del mondo: in Egitto si festeggia la nascita del Dio Horus, in Persia il Dio Mitra, nella cultura vedica la nascita di Krishna e così via Zaratustra, Attis, Adone, Freyr....e dunque Gesù.
E questo da secoli prima del primo Natale cristiano, imposto (in malafede, appunto) dall'Imperatore Costantino nel 330 d.C.
Il 25 dicembre ha dunque un profondissimo valore simbolico e spirituale che abbraccia - forse per la prima volta - tutte le Culture e le Tradizioni del globo, all'insegna dell'Illuminazione esteriore ed interiore.
E' dunque Natale ed occorre vesteggiare la nascita, ovvero la rinascita del Divino in ciascuno di Noi che, anche se non ne siamo consapevoli, siamo il Cristo Cosmico apparso in carne ed ossa su questa Terra e no, non ci lascieremo crocifiggere dai beoti, bensì cercheremo di crocifiggere il nostro ego.
Questo messaggio non smetterò mai di trasmetterlo e di trasmettervelo, perché, altrimenti, nulla avrebbe senso.
E, come ogni anno, desidero fare auguri speciali e ringraziamenti, alle persone che hanno in qualche modo caratterizzato questo mio 2012 e che lo hanno arricchito.
Quest'anno desidero ringraziare Luigi Pruneti; Aldo A. Mola; Lavinia Guglielman; Nathan Gelb (che mi auguro si manifesterà presto, perché lo sto cercando spasmodicamente); Ilona Staller (alla quale faccio i migliori auguri per la sua lista "Democrazia Natura Amore", che questo blog sta sostenendo, alla faccia di tutti i pregiudizi, le ipocrisie ed i clericalismi sessuofobici); Andrea Galatà e Chiara De Caroli e Marcella Andreini. E, un augurio e ringraziamento speciale, voglio farlo anche a Marco Pannella, che, ancora una volta, sta combattendo una battaglia di diritto per tutti noi, novello Gesù, anche se nessuno sembra rendersene conto (e questa è la cosa grave).
Non dimentico poi l'amico Peter Boom, il cui augurio di buon Solstizio d'Inverno, mi manca immensamente.
Anche Baglu vorrebbe dire qualcosa, ma una certa malinconia e nostalgia di chi scrive gli impedisce al momento di esprimersi.

E ora, dopo i discorsi seri, passiamo a quelli feceti.
Si da il caso sia uscito
da qualche giorno il mio libro “Universo Massonico” (Bastogi editrice), con prefazione del prof. Luigi Pruneti, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, una fra le maggiori Obbedienze massoniche in Italia.


Il libro tratta di tutto lo scibile massonico: dalle origini ai giorni nostri, con ampi capitoli dedicati a figure di Grandi Iniziati; alla massoneria nella letteratura e nella cultura ed alle nefaste inchieste antimassoniche degli anni '80 e '90 del '900 (falso scandalo P2 ed inchiesta Cordova).

Il libro si conclude con una serie di interviste ad esperti del settore.

Ora, trovandoci in periodo di festività, non mi sembra fuori luogo chiedervi di regalarvelo e di regalarlo ;-)

Fra l'altro notate bene che il libro è stato pubblicato nel dicembre 2012 e forse questo non è propriamente un caso... ;-)

Beh, insomma, intanto che meditate, io vi fornisco gli estremi per ordinarlo e riceverlo, direttamente a casa al modico prezzo di copertina di 15 euro la copia (non vi rovinerete, credetemi, l'ho acquistato anch'io ;-)):


Per ricevere il volume direttamente a casa potete dunque effettuare il pagamento alle seguenti coordinate, intestando il tutto a BASTOGI EDITRICE ITALIANA (specificando, nella causale "RICHIESTA DEL VOLUME "UNIVERSO MASSONICO" DI LUCA BAGATIN):


BANCOPOSTA
IBAN : IT 44 U 07601 1
5700 000011133717


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11133717

Appena effettuato è IMPORTANTE, per evitare ritardi o disguidi, che inviate copia della ricevuta del pagamento al numero di fax 0881/728119 oppure all'indirizzo mail bastogi@tiscali.it
Per eventuali contatti con il sottoscritto, potete scrivermi all'indirizzo mail burroughs279@yahoo.it


BUON SOLSTIZIO E BUON INIZIO !



17 dicembre 2012

"Le nostre vite sono un Caos Calmo": racconto by Baglu & Emilia

Che poi è strano, ti svegli la mattina con il freddo, molto freddo perché è dicembre (ma potrebbe essere anche novembre o gennaio, oppure persino febbraio) e decidi di uscire di casa. Lo fai non per vizio, ma perché senti che devi farlo. Sono venti mesi circa che lo faccio. Da quando Lei mi ha lasciato. No, dicevo che è strano, perché in venti mesi non ho mai trovato la panchina sulla quale mi siedo ogni giorno, occupata.

C'è una donna, seduta, che sta leggendo un libro. La saluto, accennando un sorriso, anche se non ne avrei voglia. Fa freddo, sono ancora molto assonnato e non avrei voglia di salutare nessuno. Lei risponde al saluto, con una certa diffidenza. Vorrei aprire il giornale che porto sotto al braccio, per leggere notizie che non mi riguardano, che non mi interessano e così finisce che mi presento. Anzi, ci presentiamo.

Lei è Emilia e mi dice che sta leggendo "Volevo solo essere adorata". "Di Marcella Andreini", mi dice annuendo. Poi Emilia prosegue: "E' la mia storia, racconta del mio suicidio".
"Allora è anche la mia", le rispondo, sorridendo, ma in realtà sento che mi viene da piangere.

Vuoi sapere quando muoio ?", mi chiede lei e poi prosegue: "Da pagina 61, perché a pagina 60 era maggio, l’inizio dell’odiata estate".

Io sorrido, imbarazzato. In realtà fingo imbarazzo perché la capisco. Capisco Emilia e non so nemmeno perché mi stia venendo un nodo alla gola, ma non voglio piangere, almeno non in pubblico, perché non è il caso e, anche se lo fosse, non vorrei piangere.

Vedo però, che non sei morto…a meno che non siamo morti tutti e due e questa sia una panchina di sosta al Purgatorio. Non mi dire che alla fine siamo riusciti ad ucciderci ?”

Accenniamo ad un sorriso; la tragedia di un possibile suicidio appare quasi comica se la si racconta ad un altro, su una panchina fredda per la temperatura ma calda per come sa accoglierti.


"Sai cos'è, Emilia ? E' che io vorrei anche chiamarLa, ma ho paura di star male. E poi nemmeno Lei mi chiama. Lo so, è finita, e allora ? Mi dicono che le cose finiscono, ma nessuno dice mai se questo è giusto. O, meglio, se questo è accettabile. In generale non mi è mai piaciuto piangere, ma non perché, si diceva "non è da uomo", perché non è vero. E' che poi ti senti così svuotato dentro...”

Emilia interviene: “Lo so, svuotato come un palloncino volato via, che ha volato da solo, ha visto il mondo dall’alto da solo, forse ha anche sorriso da solo, poi è caduto svuotato con nessuno intorno. Vale la pena volare ? O è meglio rimanere legati e fermi ? Non lo so. Anche a me dicono che le cose finiscono, ma la gente è cinica, non guarda il mondo come lo guardano i palloncini”. Tra tutte le visioni filosofiche, preferisco quelle dei palloncini.”

Mi chiedo se sia possibile che sia la mia panchina ad attirare persone così strampalate (che poi Alessandra, la ragazza che passava di qui ogni tanto, sino a qualche mese fa...era strampalata ? No, non credo). Mi piace l'espressione che Emilia usa. La “visione filosofica dei palloncini”. Sembra dare un senso di leggerezza. Proseguo, poi, il mio discorso:

Sai cos'è ? Che al suicidio ci ho pensato anch'io. Anzi, potrei dire che uno dei motivi per i quali vengo qui, tutti i giorni, ha a che vedere anche con questo. Temo che, se rimanessi a casa, prima o poi finirei per fare quella domanda a Dignitas, quella clinica svizzera, molto civile. In Svizzera sono civili. Forse per stare un po' meglio basta solo pensare, solo pensare, dico, al fatto che in Svizzera sono civili e ti permettono di morire quando e come vuoi, senza soffrire, senza pena, senza doverti per forza gettare dalla finestra, oppure fare come Roberta Tatafiore - te la ricordi ? - che ha ingurgitato un miscuglio di alcol e barbiturici".

Emilia mi ascolta, poi interviene:

Ricordo, li ricordo tutti i suicidati dalla vita. Ma qui non ti aiutano da vivo, non aiutano i malati mentali, non aiutano i malati inchiodati ad un letto e poi hanno l’ipocrisia della morale cattolica che ti vuole tenere in vita e non ti aiuta nemmeno a morire, anzi se ti uccidi ti giudica. Eppure deve essere bello essere aiutati a morire. Scegliere come morire o come essere sepolti corrisponde alla nostra visione della vita e vedere che alcuni accettano la tua scelta di morte significa che in quel momento accettano tutta la tua vita, i tuoi pensieri, il tuo modo d essere…ehm…di essere stato. Ti senti accettato per come sei, finalmente rispettato. Ma qui non succede…”

Io mi limito a proseguire il mio discorso, che sembra quasi il solito monologo: “…Anche queste cose mi fanno star male. In Italia non siamo civili. Siamo cretini. Anzi, sono cretini quei politici che permettono che le cose rimangano così. E il mio non è il solito discorso qualunquista, credimi. Un tempo la politica l'ho fatta anch'io. Un tempo...".

Un tempo…venti mesi…dicembre…era maggio, l’inizio dell’odiata estate. Emilia si allontana, il libro rimane sulla panchina.

Che strano, penso, non ci siamo nemmeno salutati. Non l'ho nemmeno salutata. Forse è da troppo tempo che non frequento anime vive (tranne qualche telefonata, telefonata appunto, a Francesco, quel mio amico di Buffalora, che ha in comune con me la passione per il modellismo. Per natale dovrei spedirgli un modellino di galeone spagnolo del XVIII secolo della Revell...).

Dicevo, sì, è da parecchio che non frequento esseri umani. Forse non ci sono nemmeno più abituato e così...così chissà che avrà pensato questa Emilia...Ho fatto un soliloquio. Però mi ha fatto bene parlare con lei. E questo libro ? "Volevo solo essere adorata, di Marcella Andreini"...

"15.40". Una buona ora per iniziare a leggere, direi.

(se vuoi leggerlo anche tu....http://orlando-kokoro.blogspot.it/p/volevo-solo-essere-adorata-e-su-lulucom.html)



11 dicembre 2012

"Volevo solo essere adorata" di Marcella Andreini: un libro che racconta l'anima inquieta di una studentessa



"Volevo solo essere adorata" (Edizioni L'Autore Libri - Firenze), scritto da Marcella Andreini, cara amica laureata in lingue e letterature straniere nonché blogger (www.orlando-kokoro.blogspot.it), è la storia di due studentesse che abitano nella stessa strada.
Meglio ancora, il libro di Marcella Andreini, è la storia di Emilia, la cui storia è raccontata dall'amica, in prima persona.
Emilia, anima fragile, enigmatica, profondamente riflessiva. Anima fragile non in quanto debole, tutt'altro. Anima fragile in quanto, piuttosto, capace di andare al di là delle apparenze, dei meri rapporti umani, spesso vuoti e fatti di "normalità".
Quella "normalità" che vede nelle sorelle e nella madre. Nella sorella che sta per sposarsi e vuole dei figli. Emilia no. Non li desidera. Lei ama dipingere e vuole andare a Capo Nord.
Lei ama "auto-intervistarsi". E' un modo per riflettere su sé stessa. E' un modo, come il suo dipingere, per far sì che l'artista prevalga sulla persona, altrimenti la realtà prenderà il sopravvento, come lei stessa afferma.
Una realtà, quella che la (ci) circonda, che Emilia non accetta. Dentro di lei si sente profondamente sola, è come ...essere strigliati da una spazzola di metallo sotto la pelle, aghi che ti percorrono le ossa, le vene...tutto il corpo.... Emilia non ama la vita e vuole farla finita. Lo confessa alla sua amica, dicendole che la sua vuole essere una scelta di coerenza con sé stessa, ponderata e preparata da anni.
E così avverrà. Del resto Emilia all'amica diceva cose come: Forse è qui il segreto della mia apparente serenità: sapere che volendo uno può farla finita. Emilia si toglierà la vita, senza che la sua amica abbia potuto fare nulla per lei, se non ascoltarla, in vita, così come Emilia le chiedeva. In verità Emilia non ha mai chiesto niente a nessuno. E' volata via, in punta di piedi. Lucidamente e razionalmente.
"Volevo solo essere adorata", io credo, è un piccolo romanzo per andare al cuore, all'anima della sua protagonista, che può essere anche l'anima di ciascuno di noi. Un'anima spesso inascoltata, tormentata, bombardata e violentata da miriadi di informazioni, personalità, affetti passati che forse non torneranno più. Oppure affetti presenti, che sono lì, silenti, in attesa di riunirsi alla nostra anima, ancora confusa, ancora preda di futili attaccamenti.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini