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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 settembre 2012

"Viaggio nella notte": uno spaccato dell'alienazione vissuta e subita nel Nord Est italiano



"Viaggio nella notte" (Hacca edizioni), è il quinto romanzo dell'amico Massimiliano Santarossa, che è stato presentato in conferenza stampa a Pordenonelegge 2012.
Massimiliano, che peraltro conosco personalmente da almeno quindici anni e che so bene non essere un radical-chic, ma persona che conosce bene ciò di cui racconta, per averlo vissuto sulla sua pelle, ripercorre ancora una volta il rapporto "lavoro di fabbrica-periferia-Nord Est italiano".
Un filone alienante ed angosciante quello raccontato da Massimiliano, che narra di un periodo che va dagli anni '80 sino ai giorni nostri. Di un Nord Est che ha conosciuto un grande sviluppo economico, che però ne è stato anche la principale ragione del suo degrado: urbanistico ed umano in primis.
In nome di questo fantomatico "sviluppo" si sono cementificate le periferie, si è costretto i contadini ad abbandonare montagne e campagne, si è urbanizzato e omologato tutto quanto. In nome della cultura del "lavoro ad ogni costo", tipica della mentalità veneto-friulana, si sono persi i contatti con le tradizioni, si sono persino rifiutate le stesse, si sono ricercati piuttosto i "paradisi artificiali", lo sballo del sabato notte, al fine di dimenticare le dieci/dodici ore di lavoro in fabbrica.
Massimiliano Santarossa è assolutamente convinto che "lo sviluppo fine a sé stesso non basta più". E ricorda un'affermazione dell'ex Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, il quale si è letteralmente preso la "colpa generazionele" di aver pensato poco allo sviluppo del territorio in termini turistico-paesaggistici e di aver invece contribuito a cementificarlo.
"Viaggio nella notte" racconta la storia vera delle ultime tredici ore di vita di un ragazzo trent'enne della periferia del Nord Est. Operaio colto, il nostro protagonista, il quale incarna la metafora della perdita: perdita del lavoro inteso come mondo della fabbrica, alinenante, che si sta sgretolando. Perdita della famiglia, in quanto il padre morirà di crepacuore dopo una vita di lavoro e perdita della fede, intesa come visione di un Dio nel quale credere e sperare.
Il romanzo di Massimiliano Santarossa è dunque assente di ogni speranza, crudo come lo è la vita stessa. Vita che il protagonista del racconto deciderà di togliersi in quanto vuole fare "del suo corpo barriera", moderno Cristo, immolato affinché la sua morte sia di avvertimento e monito per la sua generazione e per le persone della sua terra, le quali, ingannate dallo "sviluppo facile" e dal "lavoro ad ogni costo" si sono trovate imbrigliate in una spirale disumanizzante senza fine.
E' forse anche una riflessione sul suicidio, che in Italia è ritenuto tabù, chissà mai perché, forse perché si è incapaci di andare oltre al pensiero della vita o, forse, perché non se ne comprendono taluni stati di alienazione.
Massimiliano Santarossa, ad ogni modo, è ottimista per il futuro e ritiene che le nuove generazioni, a differenza di quelle precedenti, siano molto più consapevoli della loro condizione e possano essere pronte a generare un nuovo cambiamento, con maggiore attenzione per il territorio e per la cultura.

Luca Bagatin (nella foto con Max Santarossa)



7 giugno 2008

Antiproibizionismo In/Coscienza



Sabato 26 luglio 1997: si parte con la fondazione del comitato In/Coscienza per l'uso legale della canapa indiana, ovvero della Cannabis !
Pordenone è una città notoriamente bigotta e storicamente clericale. Oggi come ieri.
I primi tavoli di raccolta firme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati li ho organizzati a 17 anni, assieme ad alcuni radicali del Club Pannella Riformatori. Pochi, pochissimi risultati allora.
Ci voleva quindi un'idea nuova, trasversale, che coinvolgesse il mondo della cultura oltre che quello della politica.
Così, nell'estate del '97 ho avuto l'idea, assieme ad altri amici, di fondare un comitato antiproibizionista per diffondere proprio la cultura della regolamentazione delle non-droghe.
Era un pomeriggio dal sole cocente. Era appunto il 26 luglio 1997 quando il sottoscritto, allora portavoce dei Giovani della Federazione dei Verdi (quando i Verdi non erano rossi, bensì liberali), il radicale John Fischetti (oggi nel direttivo nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca scientifica), l'allora Presidente della Sinistra Giovanile pordenonese Massimiliano Santarossa (che oggi ha abbandonato la politica e ha recentemente dato alle stampe un libro sull'emarginazione giovanile a Pordenone. Peraltro da me recensito per l'Opinione delle Libertà) e l'indipendente Andrea Satta (di cui si sono perse le tracce...) ci siamo riuniti nell'allora sede provinciale dei Verdi per gettare le basi dell'associazione. Il nome fu scelto da John: In/Coscienza, ovvero un gruppo di "coscienti incoscienti" capaci di sfidare, mettendosi in gioco, il bigottismo locale raccogliendo adesioni trasversali.
Il tutto con il principale scopo di spiegare i motivi del perché oggi si muore di proibizionismo sulle droghe e sulle non-droghe. Un proibizionismo antiscientifico che genera scippi, rapine, carcere, prostituzione, mafia, criminalità d'ogni genere.
Dopo qualche settimana dalla fondazione di In/Coscienza, ricevemmo la chiamata da parte di una rete televisiva locale, "Canale 55", per un'intervista concordata: il velo d'indifferenza era rotto !
Nei mesi successivi organizzammo tavoli di raccolta firme a sostegno della proposta di legge antiproibizionista depositata alla Camera dall'allora Sottosegretario verde Franco Corleone, osteggiata dalla destra, dal centro cattolico e dalla sinistra più retrograda (oggi diremmo dal Partito Democratico). Nonché dall'allora Presidente del Consiglio Mortadellone-Prodi (di cui oggi, per fortuna, non sentiamo più parlare).
Con i nostri tavoli scendemmo in piazza, ma anche ai concerti locali, alle feste paesane ecc...e raccogliemmo, in poco tempo, oltre che adesioni trasversali di cittadini (ma anche di politici da Rifondazione Comunista sino a Forza Italia), anche fondi per le nostre campagne politico-culturali: 300.000 lire in tutto in neanche una settimana.
Nei mesi successivi fummo invitati a dibattiti pubblici e televisivi a "Canale 55" "contro" i giovani di AN, proibizionisti ed oscurantisti da sempre. Ricordo ancora quando io, emozionatissimo e visibilmente paonazzo in volto, assieme ad Andrea Satta, in diretta, tenevamo testa con umiltà alle argomentazioni prive di fondatezza scientifica dei giovani aennini. Noi non contrapponevamo lo "spinello libero" all'ordine costituito come spesso faceva la "sinistra de noantri", assolutamente no ! Contrapponevamo invece lo spinello LEGALE all'illegalità politica e comune di un proibizionismo che si fonda solo sulla morale individuale, che, appunto, in quanto individuale, è opinabile e non può essere fatta valere indiscriminatamente per tutti. Inoltre affermavamo che proprio l'Unione Europea stanziò fondi per la coltivazione di cannabis ad uso industriale per la produzione di carburanti meno inquinanti dei derivati del petrolio, di cordami, saponi, fibre sintetiche come avviene in Svizzera e in Olanda e poi, come dimenticare i malati di tumore che alleviano le loro sofferenze attraverso l'uso della canapa indiana? E lo fanno anche in Italia. Illegalmente: come sempre.
Le nostre battaglie giunsero sino ai banchi del Consiglio Comunale attraverso una mozione che avrebbe impegnato il Comune di Pordenone a farsi portavoce in Parlamento della proposta di legge per la regolamentazione delle non-droghe. Una mozione libertaria e liberale, presentata proprio dall'allora liberale Sergio Bolzonello (oggi Sindaco di Pordenone nella giunta di centrosinistra, che tuttavia ha abbandonato ogni residuo di liberalismo approssimandosi invece al "democristianesimo"). Pochi i voti a sostegno, a dire il vero, ma, ce l'aspettavamo. L'obiettivo in ogni caso fu raggiunto: il voto favorevole di ben due leghisti (la Lega aveva la maggioranza assoluta del Consiglio Comunale!) e l'astensione del Presidente del Consiglio Comunale (leghista anche lui). Avevamo scovato qualche "anima laica" anche nella Lega, al punto tale che uno dei Consiglieri, il giovane Davide Scaglia, si iscrisse al nostro comitato.
Che fine ha fatto oggi il comitato In/Coscienza? I suoi quattro militanti-fondatori principali oggi hanno preso strade e percorsi diversi. Le battaglie proseguono in altri settori, in altri ambiti.
Fu una stagione assolutamente positiva, certo. Ahinoi non più ripetuta.
Ammetto che oggi, molto più di ieri, ho una sostanziale fiducia in Silvio Berlusconi e nel suo Governo.  Negli ultimi anni mi sono anche avvicinato ed oggi iscritto al Partito Repubblicano Italiano  - partito storico fondato nel 1895 e continuatore del Partito d'Azione di mazziniana memoria - che è suo laicissimo e fido alleato, pur con ampia autonomia di azione.
Ho fiducia, certo, visti i primi provvedimenti di stampo liberal-riformatore dei Ministri Sacconi e Brunetta ed in parte di Tremonti.
Però sono pronto subito a "bacchettare" Berlusconi per essersi chinato, come altri hanno fatto prima di lui, di fronte alle richieste del Papa dei cattolici: simbolo di quel clericalismo che ha ridotto l'Italia ad essere un Paese non ancora del tutto uscito dal Medioevo.
E' una vergogna che ancora la nostra legislazione sia proibizionista in tema di non-droghe (specie alla luce del fallimento della Legge Fini-Giovanardi e prima ancora della Iervolino-Vassalli). Lo è ancor di più il fatto che il Premier in carica rassicuri il Vaticano sullo stanziamento di fondi alle scuole private confessionali (un vero insulto in barba alla scuola pubblica ed autenticamente democratica di ispirazione repubblicana e mazziniana).
E ci auguriamo davvero che il sig. Ratzinger, Papa dei cattolici, non riesca ad influenzare così tanto la politica italiana da giungere ad una modifica della legge sull'aborto e che renda ancor più restrittiva la legge sulla procreazione assistita.
Sarebbe una sconfitta per lo stesso Berlusconi neo-riformatore. E l'Italia si renderebbe ancora una volta ridicola ed anacronistica di fronte all'Occidente democratico.
Anime laiche ed antiproibizioniste urgono, tanto al governo quanto all'opposizione, oltre che in tutto il Paese.




Luca Bagatin



19 dicembre 2007

"HENRY, ECSTASY. AMORE". Racconto by Massimiliano Santarossa



PREFAZIONE

Max Santarossa è un mio vecchio amico.
Lo conobbi facendo attività politica una decina d'anni fa circa.
Benché di idee politiche differenti (lui di sinistra, io liberale) abbiamo trovato subito un minimo comun denominatore nelle battaglie civili, specie in quelle legate all'emarginazione ed alla tossicodipendenza: entrambi ben conoscendo direttamente singoli casi legati a tali spinose questioni.
Oggi, abbandonata pressoché entrambi l'attività politica attiva, non avendo trovato sponde soddisfacenti nei partiti e negli schieramenti attuali, ci occupiamo d'altro. Io ho questo blog e collaboro con diverse testate d'area laica e liberale. Ma questo magari già lo sapete.
Max, invece, ha scritto e pubblicato da poco un libro sull'emarginazione a Pordenone dal titolo "Storie dal fondo", che ho avuto l'onore di recensire per l'Opinione delle Libertà e per il presente blog.
Quello che vi propongo di seguito è un racconto in forma "poetica" (come mi suggerisce l'autore stesso) che Max mi ha proposto in questi giorni in esclusiva per il mio blog (e che fra l'altro uscirà prossimamente in forma narrativa nel seguito di "Storie dal fondo" che pare sia in fase di ultimazione e di prossima pubblicazione.)
Non è certo un racconto per "mammolette", né è "roba da ridere": è un immersione in un "universo di scottante attualità" e soprattutto di "scottante umanità".
Perché l'umanità non ha nulla a che vedere con la "bellezza" in sé, ma essa è la vita stessa: nei suoi "up" e nei suoi "down".


Luca Bagatin


«La mia generazione
è nata nel mondo contadino,
è cresciuta nel mondo operaio,
oggi vive nel mondo tecnologico.
Uno su dieci ce l'ha fatta,
io racconto gli altri nove».

Massimiliano Santarossa





HENRY, ECSTASY. AMORE


Universo.
Guardo giù.
Ecco il pianeta Terra.
Guardo più giù.
Il continente Europa.
Mi sforzo e guardo giù giù.
Paese Italia.
Tiro gli occhi e guardo giù giù giù.
La regione Friuli.
Adesso strizzo le cornee come il limone.
Compare la città Pordenone.
Forte tiro di brutto la vista.
E vedo il quartiere Villanova. Un fiume. Campi. Un ufficio. Una sedia. Un tizio che scrive.
Sono io. Bummmm, mi sveglio di soprassalto.  Aaaaaaaah!
Il solito incubo. Per fortuna, è solo il solito incubo.

Vuoi tu Henry prendere la qui presente Ecstasy come tua sposa?
Si, lo voglio!
E vuoi tu Ecstasy prendere il qui presente Henry come tuo sposo?
Silenzio. Le pastiglie non parlano.
Allora, non osi l'uomo separare quello che Dio ha unito.

Quella notte, in riva al Meduna, arrivò Henry.
Era affezionato ai rave party e conosceva benissimo chi li organizzava e dove si tenevano.
Henry, quella notte, sposò Ecstasy.
Amore vero. Amore cercato e costruito.
Notte dopo notte.
Ma quella era una notte speciale. Un matrimonio. Per sempre.
Non c'era posto migliore del rave party per festeggiare l'avvenimento.
Alla grande!
Decise di strafare. Cercava lo sballo e voleva esagerare.
Nella sua testa una voce si fece spazio, e come un tamburo ripeteva «Brucia Henry, brucia. Non preoccuparti, prendi con te Ecstasy. Prendila una, due, tre, quattro volte. E brucia felice Henry».
Tempie che scoppiavano, pulsazioni nel cranio, vene grosse. Sangue che pompava nel cervello. Dolore.
Dolore e basta.
Si prese a pugni la testa per farla smettere, ma nulla.
La voce era lì, continuava quella stramaledetta cantilena metallica, «Brucia Henry, prendi Ecstasy e brucia, brucia felice».
Vuoi tu Henry prendere la qui presente Ecstasy come tua sposa?
Si, lo voglio!
Era più forte di lui e non riuscì a resistere.
La voce lo chiamava. E lui cominciò a scendere i gradini della scala che porta agli inferi. Uno alla volta, gradino per gradino, Ecstasy dopo Ecstasy, scendeva sempre più giù seguendo la voce.
Ogni quaranta minuti la baciava, con la lingua, per poi annegarla di tequila. La guardava come si guardano i miracoli, stava sul palmo della sua mano e un secondo dopo la mordeva, fino in fondo allo stomaco.
Sballo, e amore, e sballo. Era tutto per lei.
«Bravo, prendi Ecstasy e brucia felice Henry. Brucia felice».
Sentì il fuoco dentro, come le fiamme dell'inferno.
Si faceva spazio in lui. Lei entrava, entrava dentro, in fondo.
Dalla bocca allo stomaco. Dallo stomaco al sangue. Dal sangue all'anima.
Il cuore iniziò a battere che pareva spaccargli il petto.
Gli mancò il respiro.
Volò a terra.
Cadeva, cadeva di sotto. E volando giù vide tra gli alberi nascere un¹alba stupenda. Poi, buio.

Gente attorno.
Quanta gente attorno!
Guardavano Henry, che sudava un liquido puzzolente.
Guardavano Henry, che tremava.
Guardavano Henry, che non rispondeva più.
E tanti ballavano, come niente. Lo sballo comandava. E non si accorsero di nulla.
Da diverse ore, tutti dentro una realtà loro.
Ma il samaritano era sveglio. E forte, e con due braccia di buona volontà.
Le mani strinsero Henry e lo tirarono nella quattroruote.
L'ospedale passò veloce a lato, senza entrare.
Lo scarico avvenne davanti casa, come per la spazzatura.
Un dito sul campanello e via.
Il sole era bello tondo in cielo.
La mamma sentì il clinn clonn.
«Quel disgraziato di Henry che rientra sempre col sole alto».
La tenda si aprì, ecco due occhi di madre sopra il figlio disteso. Davanti al cancello del giardino. Spazzatura!
La paura. Il presentimento. Le gambe di madre corsero verso il corpo immobile. Spazzatura d'oro! Nove mesi per crearla. Un amore per finirla.
L'urlo, a pieni polmoni. Un urlo che non si dimentica più. Dolore profondo. Madre disperata.
Prese il suo oro, lo strinse forte, a sé.
Iniziò a sbattere. Continuò a scuotere. Poi sberle, tante sberle, ma niente, la testa del figlio morta sulla spalla.
Occhi vitrei, luce andata.  Per sempre.

Due medici. Un bisturi affilato per tagliare la pelle bianca, che non regala più sangue.
«Eccolo lì, povera bestia, è il blocco del cuore, la colpa».
Aveva ceduto all'amore di Ecstasy. Troppo amore.
Davvero troppo amore.

Che mondo, ragazzi!
E' meglio tornare nell'incubo.
Una sedia. Un ufficio. Campi. Un fiume. Il quartiere Villanova.
E salgo su.
Pordenone, che piccola.
E salgo più su.
Il Friuli intero.
E vado in alto.
L'Italia a forma di stivale.
E vado su su su. Tanto su.
Ecco il pianeta Terra. Tondo. Celeste.
Mi guardo attorno.
Solo stelle. Silenzio.
Universo.
Pace.



Massimiliano Santarossa



28 novembre 2007

La situazione di mia sorella non è buona, ma, a dire il vero non ho sorelle: solo una sorellastra e due fratellastri in quel di Roma


Mi è giunta voce che nel web più di qualcuno pensa che
io sia stato a letto con   Veronica Li Gresti, in arte Sbriciolina, nota sosia di Ambra Angiolini e autrice di racconti erotici per Radio Veronica.
Smentisco categoricamente l'internettica illazione aggiungendo che Valentina tiene a precisare che ella:

1) non fuma
2) non si droga
3) non è una ragazza facile
4) non è sua abitudine andare a letto con uomini maturi come il sottoscritto, quantomeno non prima di aver visto "Otto e Mezzo" di Giuliano Ferrara,

ma soprattutto promette di realizzare un video musicale cantando: "T'
appartengo ed io ci tengo e se prometto poi mantengo m'appartieni e se ci tieni tu prometti e poi mantieni...prometto, prometti", come suggeritole dal sottoscritto per rilanciare la sua immagine.
Chi non ha bisogno di rilanciare la sua immagine è invece   Lucia "Rehab" Conti, vocalist fuck'n roll dei Betty Ford Center e mia musa ispiratrice imbattuta con la quale ho anche scritto dei raccontini horror-noir niente male.
Non vi nascondo che ho un debole per le donne come
lei: oniriche, cadaveriche, noir, quantomeno artisticamente parlando e qui mi farmo altrimenti poi mi tocca aprire un'altra parentesi chiamata Heather Graham e sarebbe davvero troppo e rischiereste di finire come    Bazardelleparole, al secolo Dario Marini, classe 1957, sociologo e scrittore oltre che mio vecchio compagno di merende (merengue ? Sì, una volta, ad una festa brasiliana, ma più che altro trattavasi di salsa: io ballavo in pista e lui la mangiava al tavolo) al Bar Woody di Via XXX Aprile.
Ecco, proprio qui vi volevo !
Bazar, oggi ibernato in quel di Svanito al Tegumento, sorridente cittadina friulica molto distante da casa mia, è rimasto con il cervello fossilizzato ancora al Woody ed ai suoi vecchi fasti. Ovvero a quando passavamo intere mattinate a: scrivere (io); leggere i quotidiani (lui); fumare (io); corteggiare le cameriere russe (lui); chiacchierare ed inventarci progetti cultural-creativi (io e lui, lui ed io: alternandoci).
Ora, il tempo è passato e, come è noto, il passato è di verdure, in amore vince chi frigge e francamente sia io che Bazar siamo eterosessuali e quindi non ce ne andammo a vivere felici e contenti, bensì incazzati (con il mondo e i suoi deTrivati) e dormienti (soprattutto lui, ma solo grazie alle pastiglie di melatonina).
Ora, un talento lo scoprimmo e ci rimase nel cuore:
. Era l'estate teatrante del 2006, in Via Abba che vuol dire "padre" in ebraico, ma che per noi significò molto di più.
Ma, il passato è passato ed allora mi viene in mente un tizio al quale Bazardelleparole è sempre stato sulle balle benché non lo conosca neanche di persona. Parlo di  Max Santarossa
che, quando mi telefona per chiedermi improbabili interviste in improbabili Centri Commerciali in quel di Sacile (Pn), mi tiene al telefono per ore raccontandomi del suo ultimo ed unico (per ora ?) libro. Che sia un uomo di parola non saprei francamente dirlo. Sicuramente è persona di parole. Molte. Al punto che mi ricorda Mina Mazzini, che a sua volta mi ricorda Benedetta Mazzini che, solo molto dopo, mi ricorda Giuseppe Mazzoni, avo di Stefano Magni dell'Opinione delle Libertà.
Quando Max
leggerà che sto scrivendo di lui mi chiederà l'ennesima intervista (ed io non gliela negherò....per stanchezza !).
Il SUO primo libro, dico. Non certo IL primo libro edito dalla SUA casa editrice.
Poiché è uomo di mondo, vorrei rilanciare chiedendogli e chiedendo a voi che fine abbia fatto
Roberta Carrano, classe '73 ed ex ragazza di "Non è la Rai".
Vedete, sto facendo una ricerca su "Non è la Rai", così come a suo tempo ne ho fatta una su Mark Twain.
Dov'è il nesso ? Ve lo spiego subito.
Anzi, ve lo faccio spiegare direttamente dal Calendario di Wilson lo Zuccone: "Sappiamo tutto sulle abitudini della formica, sappiamo tutto sulle abitudini dell'ape, ma non sappiamo nulla sulle abitudini dell'ostrica. Sembra accertato che abbiamo scelto il momento meno adatto per studiare le ostriche".
Stando così le cose, da parte mia, ritengo di gran lunga più sicuro e produttivo, in questo momento, studiare "Non è la Rai" e Mark Twain.

Luca Bagatin



24 settembre 2007

STORIE DAL FONDO di Massimiliano Santarossa ovvero le storie degli "ultimi" del Nordest


La copertina del libro, l'autore e, a destra, veduta delle cosiddette "case rosse" dei quartiere Villanova di Pordenone

"Storie dal fondo", ovvero storie di periferia di una ricca città del Nordest italiano: Pordenone.

Il quartiere Villanova è quello in cui è nato e vissuto Massimiliano Santarossa, giovane
scrittore in erba che ha curato per le Edizioni Biblioteca dell'Immagine questa "antologia
di storie", "Storie dal fondo", appunto.
Il quartiere Villanova non è propriamente un quartiere tranquillo. E' lì che a cavallo fra
gli anni '70 e '90 si concentrava il maggior numero di tossicomani e relativi spacciatori.
Banditi di strada, emarginati, ma anche individui dotati di grande umanità e sensibilità
proprio in quanto hanno toccato con mano le innumerevoli difficoltà della vita. Nonché l'immancabile "male di vivere"
narrato anche dal poeta Eugenio Montale.
Massimiliano Santarossa, nel suo libro, ha voluto dare voce non solo agli ultimi di
Pordenone e più in generale delle periferie urbane di ogni città ("la periferia di Pordenone
non è diversa da quella di Torino, Milano..." mi ha raccontato lo stesso Santarossa),
ma anche dar voce alla sua generazione, quella dei trentenni che è nata alla fine del
mondo contadino e si è trovata ad affrontare in pochi anni una nuova dimensione
ipertecnologica, scandita dai mass media, i quali spesso hanno dato e danno un'immagine
a tratti distorta e lontana dalla realtà quotidiana.
Una realtà, quella del Nordest d'Italia, ricco ma di una ricchezza materiale tutt'altro che
diffusa.
Massimiliano mi ha fra l'altro raccontato che: "Raramente ho trovato veri maestri di vita
fra i ricchi pordenonesi. Quasi sempre l'ho trovata fra gli ultimi, gli emarginati, i drogati,
gli alcolizzati". Non a caso mi ha riportato quest' esempio: "Era un sabato mattina e
dovevo andare a Treviso per lavoro (Massimiliano lavora per una casa editrice e spesso
si trova ad organizzare mostre di libri fuori provincia. N.d.A.). Mi sono fermato in un bar,
qui nel quartiere, ed un signore che conoscevo, alcolista da tempo, mi ha apostrofato
dicendomi che - il sabato non si lavora, si sta a casa con la famiglia -. La qual cosa
mi ha colpito e fatto riflettere molto. Quel tizio mi aveva dato un gran bell'insegnamento
di vita ".
Poiché conoscevo Massimiliano quale attivista politico (fu Segretario provinciale della
Sinistra Giovanile pordenonese) negli anni a cavallo fra il '97 ed il 2003, gli ho chiesto
il motivo per cui ha abbandonato la politica e lui, con un velo di tristezza, ha risposto
che mentre sperava di cambiare le cose, si è reso conto che in realtà stava cambiando
solo sé stesso. E a fare il burocrate di partito, per garantire la poltrona a qualcun altro
che non ha mai fatto nulla di concreto per "gli ultimi" salvo riempirsi la bocca di parole
vuote quali "sviluppo", "crescita"...lui non ci sarebbe stato.
E così, eccolo qui, a 33 anni, felice con sua moglie ed il piccolo Giacomo a presentare
il suo primo libro con queste toccanti parole: "La mia generazione è nata nel mondo
contadino, è cresciuta nel mondo operaio, oggi vive nel mondo tecnologico. Uno su
dieci ce l'ha fatta: io racconto gli altri nove".


Luca Bagatin
 
PS: conosco Max Santarossa dal '97 e, benché di opinioni politiche diverse, abbiamo
più volte lavorato a campagne politiche comuni.
Assieme a lui e altri amici fondammo il Comitato In/Coscienza per l'uso legale della
Cannabis che, fra le altre cose, trattava anche il tema dell'emarginazione dei
tossicodipendenti.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini