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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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8 novembre 2014

Il demone di Casanova

Contemporanei ed entrambi massoni, oltre che dediti a pratiche esoteriche e talvolta occulte, purtuttavia così diversi.

Da una parte Alessandro conte di Cagliostro (1743 - 1795), il nobile amico del popolo e dei filosofi, il guaritore degli afflitti, il dispensatore dell'Antica Spienza Gnostica. Dall'altra Giacomo Casanova (1725 - 1798), il conservatore amante dell'Ancien Regime, il fautore del dispotismo illuminato, il nemico giurato di Voltaire e Rousseau, il libertino tollerante nei confronti dell'ateismo.

Due figure emblematiche di quel Secolo dei Lumi diviso fra fede nella Ragione - propugnata dagli Illuministi - e ricerca di quell'antica sapienza che troverà la sua massima sintesi nella fondazione della Massoneria Speculativa, che all'epoca ospitava spesso, nelle Logge, maghi, alchimisti ed occultisti di vario genere.

Di Alessandro conte di Cagliostro ci hanno parlato numerose opere, da noi in passato lungamente recensite, redatte da Pier Carpi, da Marc Haven e da numerosi altri memorialisti.

Di Giacomo Casanova ci parla, invece, con grande acume e proprietà di lunguaggio, il saggio “Il demone Casanova” del giornalista e scrittore Angelo Mainardi, edito dalla Tre Editori.

“Il demone Casanova”, che vanta un'ampia ed approfondita bibliografia, trae in particolare linfa dalla monimentale opera del libertino veneziano, ovvero “La Storia della mia vita”, scritta negli ultimi anni di vita - pubblicata postuma, quasi duecento anni dopo - , quando il Nostro si trovava nel Castello del conte di Waldstein a Dux, in Boemia, ove morì riuscendo a trovare conforto solo nella scrittura, ormai vecchio, stanco e preda delle angherie dei servitori del conte stesso.

L'opera di Mainardi è certamente completa e priva di quelle censure tipiche dei memorialisti casanoviani, i quali hanno preferito non scalfire troppo la figura del Veneziano, ricordandolo solo quale mito immortale.

Mainardi, diversamente, attraverso l'analisi delle Memorie casanoviane, ne traccia un profilo autentico. Appassionato di magia sin dalla tenera età, ovvero sin da quando una fattucchiera riuscì a guarirlo dai numerosi malanni causati da una salute cagionevole, Giacomo Casanova è figura singolare del XVIII secolo. Di umili natali, figlio di due attori, si farà presto strada nel gran mondo proprio grazie alla consapevolezza di “non essere nessuno”.

Uomo fra i più colti del suo tempo, come lo definiscono i suoi stessi memorialisti contemporanei, fu scrittore, filosofo, occultista, massone, diplomatico e spia al servizio delle grandi potenze dell'epoca.

In particolare divenne celebre per essere un grande seduttore, ma pochi ricordano o vogliono che – come scrive Mainardi, riferendosi a ciò che scrive lo stesso Casanova nelle sue Memorie – amava sedurre anche bambine, religiose compiacenti, oltre che non disdegnava i rapporti incestuosi, al punto da giudicarli del tutto naturali.

Altro aspetto curioso e per molti versi controverso del Casanova è il suo rapporto con l'occulto. Da una parte egli conosceva alla perfezione la sapienza antica della Cabala ebraica e se ne serviva per fare oracoli; dall'altra non vi credeva troppo, al punto da utilizzare detti oracoli o dette pratiche per imbrogliare il suo prossimo e trarne vantaggio, talvolta seduttivo – se su donne – talvolta pecuniario, se trattavasi di persone di sesso maschile.

Interessante, invece, il rapporto con l'esoterico ed in particolare con la Massoneria.

Iniziato massone nel 1750 nella Loggia di Lione “Amicizia”, le sue Memorie ci riportano la seguente frase, a proposito del cosiddetto “segreto massonico”, che denota – a dispetto del personaggio – una profonda cultura esoterica: Coloro che entrano nella Massoneria solo per carpirne il segreto possono ritrovarsi delusi: può infatti accadere loro di vivere per cinquant'anni come Maestri Massoni senza riuscirvi. Il mistero della Massoneria è per sua natura inviolabile: il Massone lo conosce solo per intuizione, non per averlo appreso. Lo scopre a forza di frequentare la Loggia, di osservare, di ragionare e di dedurre. Quando lo ha conosciuto, si guarda bene dal far parte della scoperta a chicchessia, sia pure il miglior amico Massone, perché se costui non è stato capace di penetrare il mistero, non sarà nemmeno capace di profittarne se lo apprenderà da altri. Il mistero rimarrà sempre tale. Ciò che avviene nella Loggia deve rimanere segreto, ma chi è così indiscreto e poco scrupoloso da rivelarlo non rivela l'essenziale: come potrebbe, se non lo conosce ? Conoscendolo, non lo rivelerebbe”.

La cultura, fosse essa esoterica, occultistica, oppure libresca, non mancò mai al Nostro, il quale, durante il corso della sua vita, dette alle stampe diverse opere letterarie, spesso pubblicate a sue spese, ad ogni modo. Oltre al celebre “Il duello”, ove racconta del suo duello vittorioso con il conte polacco Branicki, ricordiamo l'opera in cinque volumi “Icosameron”, ovvero il primo romanzo di fantascienza mai apparso nella Storia. Angelo Mainardi, nel suo “Il demone Casanova”, a tal proposito, ci presenta l'opera come la storia di un rapporto incestuoso fra fratello e sorella e del loro viaggio al centro della Terra che, per molti versi, anticipò l'opera di Jules Verne. Da notare che nell'”Icosameron” - che pur non ebbe alcun successo letterario al punto dall'indebitare l'autore stesso – sono prefigurate invenzioni avvenieristiche quali l'automobile, i gas asfissianti, l'aereo, il telegrafo e la televisione.

Grande viaggiatore e avventuriero, Giacomo Casanova frequentò tutte le corti d'Europa e divenne intimo del "Re Filosofo", ovvero Federico II di Prussia, il quale purtuttavia lo deluse, in quanto gli offrì un umile posto quale precettore dei cadetti dell'esercito. Impiego che rifiutò sdegnato.

Conobbe inoltre Voltaire con il quale si confrontò spesso con un certo astio, non condividendo con il filosofo l'idea che tutti gli uomini fossero eguali, in quanto il Nostro - figlio del suo tempo ed amante dell'Ancien Regime, come abbiamo detto - riteneva che la libertà di pensiero potesse essere concessa solo alle classi agiate e che il popolo, in buona sostanza, non fosse in grado di ragionare se non per il proprio tornaconto personale, al punto che egli scrisse: “Quanto al popolo, esso è dovunque della stessa natura: date sei franchi a un facchino perché gridi “Viva il Re”, egli vi farà questo favore, e per tre lire griderà un momento dopo “Che egli muoia”. (…) Esso non ha né leggi, né ordine, né religione; le sue divinità sono il pane, il vino e la poltroneria; crede che libertà voglia dire impunità, che aristocrazia significhi tigre, che demagogo stia per pastore amorevole del suo gregge. (...)”.

Misera, come abbiamo detto, la fine del Nostro, il quale, purtuttavia, mai si pentì dei suoi eccessi e della sua condotta tutta dedita esclusivamente al piacere, più che all'amore.

Questo in sostanza il “demone di Casanova” che lo rende inquieto, al punto che, ad un certo punto del saggio, lo stesso Mainardi si chiede se, in realtà, questa fuga continua del Nostro, ovvero questa ricerca del piacere effimero, del rincorrere incessantemente ogni donna, non voglia, in realtà, nascondere la ricerca della Donna Ideale ed al contempo un luogo ideale e perfetto. Un luogo ed un tempo così diverso dal Secolo dei Lumi, teatro dell'effimero e talvolta delle contraddizioni (Fede/Ragione/Spiritualità/Esoterismo).

Un'opera che getta nuova luce, quella del Mainardi – che recentemente ha pubblicato sempre per la Tre Editori “Casanova l'ultimo mistero” e che sarà nostra cura prossimamente recensire - e che va accompagnata alla lettura delle Memorie di Casanova che, chi vi scrive, lesse per intero alla sola età di quindici anni, con l'animo di un ragazzino curioso ed al contempo ammirato nei confronti di un personaggio unico nel suo genere. Comunque lo si voglia giudicare.


Luca Bagatin



9 maggio 2011

Gli "Annali" della Gran Loggia d'Italia degli ALAM


Da alcune settimana ho per le mani un volumone che consta di oltre 600 pagine.
Sto parlando degli "Annali" della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, editi da Giuseppe Laterza e curati dal Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Luigi Pruneti e dallo storico della Massoneria Aldo A. Mola.
E' un libro che mancava nel panorama libero muratorio, per quanto esso sia un volume più utile allo storico che al massone.
Gli "Annali" sono infatti, se escludiamo la ottima prefazione del prof. Mola, una vera e propria cronistoria non tanto e non solo della Gran Loggia d'Italia (che ha avuto, fra i suoi affiliati, personalità del calibro di Gabriele D'Annunzio, Totò, Enrico Fermi, Aldo Fabrizi, Hugo Pratt), quanto piuttosto delle vicende che hanno visto protagonista la Massoneria italiana dal 1908 al 2010.
La Gran Loggia d'Italia, ad ogni modo, è sicuramente maggiormente approfondita.
Dalle sue origini nel 1908 con il pastore protestante Saverio Fera, che compì la scissione dal Grande Oriente d'Italia in nome della libertà religiosa dei suoi affiliati ed in nome della lotta alla deriva ateistica dell'allora Gran Maestro del GOI Ettore Ferrari; passando per il discusso e discutibile Raoul Palermi, il Sovrano Gran Commendatore che purtroppo fiancheggiò il fascismo, nonostante il regime condannasse i massoni e bruciasse le Logge; sino alla rinascita della Gran Loggia d'Italia con il Generale Giovanni Ghinazzi che diede nuova linfa culturale ed esoterica a tale Obbedienza, iniziando anche le donne. E per finire la storia e le iniziative della Gran Loggia d'Italia oggi, rigorosamente di Rito Scozzese Antico ed Accettato, guidata da Luigi Pruneti, scrittore e storico.
All'interno del volume possiamo trovare anche l'elenco delle Logge oggi attive in Italia, con tanto di foto dei bellissimi e decoratissimi Templi.
E' un volume molto curato sotto il profilo della rilegatura e dei fregi di copertina. Spiace solo che, purtroppo, sia scarsamente diffuso e poco reperibile nelle librerie.
Meriterebbe infatti di essere quantomeno presente nelle maggiori biblioteche italiane e regalato ai maggiori storici e giornalisti del nostro Paese.
Magari eviterebbero più spesso di scrivere strafalcioni e profonde imprecisioni relativamente alla Libera Muratoria.

Luca Bagatin



9 aprile 2010

ALESSANDRO CAGLIOSTRO contro GIUSEPPE BALSAMO

ALESSANDRO CAGLIOSTRO CONTRO GIUSEPPE BALSAMO

articolo di Luca Bagatin tratto da

YR MAGAZINE NR. 4

RIVISTA UFFICIALE DELL'ARCO REALE IN ITALIA - RITO DI YORK

Un Grande Iniziato, contro un vile ciarlatano prezzolato ad hoc per screditare il primo, interpretando la sua parte.

La rilettura della vita e dell'insegnamento del Gran Cofto a partire dalle opere di Pier Carpi, Marc Haven, Carlo Gentile e Giuseppe Abramo: studiosi di esoterismo e misteriosofia



Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro, di origini portoghesi, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

Questo è l'autentico Cagliostro: magistralmente descritto in particolar modo da Pier Carpi, studioso di misteriosofia, regista, romanziere e fumettista italiano, che ne realizzò anche un film del '74, tratto dall'omonimo saggio “Cagliostro il Taumaturgo” (rieditato dalle Edizioni Mediterranee, nel '97, con il titolo “Cagliostro il Maestro sconosciuto”) e la cui sceneggiatura fu scritta in collaborazione con un'insospettabile Enrica Bonaccorti e l'allora compagno Daniele Pettinari.

Giuseppe Balsamo, palermitano e di umilissime origini, fu invece un pretesto dei nemici di Cagliostro per incastrarlo e farlo passare per ciarlatano, imbroglione, imbonitore. E lo stesso Balsamo rimase egli stesso vittima peraltro giungendo ad autoconvincersi di possedere poteri taumaturgici !

E di nemici, fra i potenti del Secolo dei Lumi, Cagliostro ne ebbe molti.

La Chiesa in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia “La Saggezza Trionfante” all'Oriente di Lione, ed il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay ed al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine tutte ritenute in contrasto con il dogma cattolico.

Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.

Fra i nemici dell'Iniziato abbiamo poi la Regina Maria Antonietta di Francia, alla quale aveva predetto la triste fine se non avesse posto rimedio alle sofferenze del popolo francese e così tutti i nobili europei che temevano la grande popolarità di cui godeva Cagliostro fra gli umili ed i semplici, che curava grazie alle sue mistiche facoltà.

Da non dimenticare la graziosissima figura di Serafina (che i nemici di Cagliostro faranno passare per la sgualdrina Lorenza Feliciani, moglie di Giuseppe Balsamo), sua fedelissima compagna, il cui incontro, Pier Carpi, descrive in un capitolo ricchissimo di suggestioni e dall'emblematico titolo “La Via Iniziatica”.

Un capitolo nel quale è presente l'Iniziazione di Cagliostro agli Antichi Misteri della Tradizione per mezzo del mistico Althotas, suo Maestro Spirituale, che lo introdurrà nell'universo dell'Alchimia e della Teurgia: spiegandogli il significato simbolico della Tradizione Egizia, Rosacrociana e Templare.

La sua Serafina è, invece, Iniziata Gran Sacerdotessa, come indica questo bellissimo passo del capitolo che vorrei riportare: La giovane era come quel giorno nella grotta delle rocce rosse, teneva in mano un calice fumante di verde, presiedeva i lavori sacerdotali del Tempio. Le sue parole erano incomprensibili, mentre il verde fumoso del suo calice saliva verso la statua incarnata di Iside.

[….] Serafina depose il calice, avvolgendosi nel verde a spirale.

- A me il pugnale allora, perché non dovranno avermi ed il segreto del Tempio dovrà perire con me - .

Il volto della Sfinge si rischiarava, il sole dentro di esso ora aveva meno luce, era meno rosso, e la scena che Cagliostro sentiva di vivere si svolgeva nel volto freddo e impenetrabile della Sfinge.

Serafina prese il pugnale che la sacerdotessa gli porse, senza un grido lo portò al petto, dove lo affondò dolcemente. Serafina crollò a terra e la scena disparve. Cagliostro chiuse gli occhi. Era tranquillo, perché sapeva che l'avrebbe ancora incontrata.

Chi muore nel segreto del Tempio, con nel cuore il segreto del Tempio, vive.

E così, terminata l'onirica iniziazione, i due si rincontreranno nel mondo fisico allorquando Cagliostro scorgerà, a Roma, ad un funerale, un carro trainante una bara. Nella bara vi era proprio Serafina, che riconobbe come la compagna iniziata con lui nel Tempio e la risvegliò con un bacio sugli occhi. La fece uscire dalla bara e da allora rimasero alchemicamente uniti sino alla morte.

Pochi altri testi trattano con congizione di causa e documenti alla mano la realtà storica ed esoterica del conte Alessandro Cagliostro.

Penso al volume del martinista ottocentesco Marc Haven (pseudonimo di Emmanuel Lalande), amico di Papus, che scrisse “Cagliostro il Maestro sconosciuto – Studio storico e critico sull'Alta Magia”) ed al ben più recente “Il mistero di Cagliostro ed il sistema egiziano” (Bastogi Editrice) di Carlo Gentile, già Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia e che ricoprì anche importanti incarichi nell'Ordine Martinista.

Per concludere, vorrei segnalare la bellissima ed approfondita analisi curata sul numero 1 del 2009 della rivista ufficiale del GOI, “Hiram”, dal Gran Segretario Giuseppe Abramo.

Nel suo articolo “Cagliostro” (la cui bibliografia si rifà in toto ai volumi precedentemente citati, più altri testi minori), Abramo, oltre a confutare la tesi Balsamo uguale a Cagliostro, ne analizza la dottrina ed il credo, riassumento la dotta analisi che ne fece il Fratello massone Arturo Righini nella rivista di Studi Iniziatici “Ignis” nel 1925.

Il tutto a partire dagli scritti e dalle affermazioni che lo stesso Cagliostro ci ha lasciato a partire da quella che ritengo la più significativa: Non sono di alcun epoca, né di alcun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza, e se immergendomi nel mio pensiero risalgo il corso delle età, se distendo il mio spirito verso un modo di esistenza lontano da quello che voi percepite, divengo colui che desidero. Partecipando coscientemente all'essere assoluto, regolo la mia azione secondo l'ambiente che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è quello in cui fìsso momentaneamente i passi.
Datatevi, se lo volete, da ieri, rialzandovi con l'aiuto degli anni vissuti da antenati che vi furono estranei; o da domani, per l'orgoglio illusorio di una grandezza che non sarà mai la vostra.

Spiace che la notissima e clikkatissima enciclopedia multimediale on-line Wikipedia non citi minimamente né l'opera di Pier Carpi né quella di Haven e sposi invece la tesi dei nemici di Cagliostro, non permettendo così al vasto pubblico di internet di approfondire l'autentica versione.

Ad ogni modo, l'emblematica figura del Gran Cofto Alessandro Cagliostro, dimostra, assieme a quella dell'altrettanto misterioso Conte di Saint Germain e dei fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, come il Secolo dei Lumi non fu solamente mera ragione e mero materialismo, bensì diede l'impulso per una rinnovata apertura verso gli antichi concetti Ellenistici, Ermetici e dunque Gnostici del Vero, del Bello e del Buono.

Che sono anche alla base di ogni Civiltà degna di questo nome.




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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini