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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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21 dicembre 2014

Perché in questo mondo triste, violento e grigio occorre porre al centro del dibattito pubblico/politico/sociale l'Amore e l'affettività

Colgo l'occasione per riportare, qui di seguito, due articoli pubblicati oggi sul web.
Ritengo sia utile in quanto mai come in questi tempi di profonda crisi umana, sociale e politica, occorre porre al centro del dibattito pubblico/politico/sociale l'Amore e l'affettività, tematiche che già trattiamo da tempo nell'ambito del pensatoio "Amore e Libertà" per la Civiltà dell'Amore.
Il primo articolo è la risposta del sig. Luca Rampazzo - per il sito www.lacritica.org  - al mio pezzo relativo alle cosiddette "Sentinelle in Piedi", il quale mi "accusa" - direi in modo gratuito e privo di argomentazioni serie - di "magistrale banalità" oltre che di "nullismo" (sic !).
Per correttezza e completezza riportiamo per intero il suo articolo qui di seguito:

LE SENTINELLE IN PIEDI CONTRO I MILITI DEL NULLA . Storia di una lotta di libertà

Questo articolo nasce in risposta a mille articoli uguali tra loro ed ugualmente vuoti, ultimo dei quali è il magistralmente banale pezzo di Bagatin su l’Opinione.it. Sono tutti articoli che, con stupore tipico di chi non sa cosa sia la libertà, si meravigliano del fatto che noi Sentinelle non ci siamo ancora suicidate in massa. Sì, il loro problema non è cosa noi pensiamo. Siamo ad un passo precedente. Si stupiscono che noi esistiamo. Il problema va quindi affrontato partendo dalle basi, perchè la malafede dei nostri avversari va esposta senza concedere sconti:

1) Non è vero che il matrimonio, per il Diritto, si basa sull’affettività. Non è mai stato così in 25 secoli. E meno male, dico io. Ve lo vedete uno Stato che decide quanto amate davvero il vostro partner? No, il matrimonio serve a sanzionare un particolare tipo di convivenza, quella aperta alla Vita. E sì, la possibilità di procreare, per lungo tempo, ha definito la validità stessa del vincolo. Oggi abbiamo deciso di far a meno di controlli formali, ma questo non vuol certo dire che la ratio sia cambiata. Il matrimonio è quello. Fatevene una ragione.

2) Se il matrimonio fosse un diritto, cosa che non è, chi sarebbe il soggetto destinatario del dovere corrispondente? Sì, perchè non esistono diritti senza doveri corrispondenti…Anche se vogliamo essere magnanimi, c’è sempre il problema che mi si vuole forzare a riconoscere qualcosa che non voglio riconoscere. Quindi quelle unioni toccano anche me. Non è vero che non siano fatti miei, sono ESATTAMENTE fatti miei. La convivenza non lo è. Il matrimonio sì, perchè mi si impone il riconoscimento. Questo, ovviamente, si aggiunge al piccolo dettaglio che altri soggetti privi di difesa, come i minori abbandonati, potrebbero essere forzati ad un inserimento in qualcosa che famiglia non è…

3) Per chi crede nel welfare, si crea una pericolosa concorrenza tra entità molto diverse che competono per le stesse misere risorse.

4) Qualcuno sta tentando di sanzionarmi per quanto scritto sopra. E’ in discussione un Ddl per cui io rischio la prigione per istigazione a delinquere per la seguente frase: “Chiedo con forza che il mio Sindaco non includa tra le giovani coppie destinatarie di sconti sul costo dei servizi anche quelle omosessuali”. Questa volontà di sterminio intellettuale non è solo demenziale, è direttamente intollerabile.

Come è palese qui ci sono due piani: i punti da 1 a 3 riguardano ragioni sulle quali dissentire è lecito, apprezzabile e sostanzialmente democratico. Il quarto è un punto per il quale si dimostra la vera natura dei Militi del Nulla: incapaci di prevalere con la razionalità, si fanno scudo della forza e del rancore costruito in decenni di propaganda e di semina di odio contro chi non si allinea, contro il diverso, contro chi non si arrende alla loro visione della società e procedono allo sterminio delle libertà dell’avversario. A partire da quella di dissentire. Continuando con quella di esistere liberamente. Non male per i presunti difensori della libertà, vero?

Luca Rampazzo (http://www.lacritica.org/politica-2/le-sentinelle-in-piedi-contro-i-militi-del-nulla-storia-di-una-lotta-di-liberta/)


Il mio commento di risposta - al momento in cui pubblico questo post è ancora in attesa di moderazione - non si è fatto attendere ed è stato il seguente:

La ringrazio per il “magistralmente banale”. Detto da lei è certamente un complimento.
No, non mi stupisco che le Sentinelle esistano, perché il mondo è pieno di persone, ciascuna con una visione differente. Semmai mi sono chiesto a che cosa servano, in un mondo che ha seri problemi di socializzazione e che manca sempre di più d’umanità, ad esempio.
Malafede ? Ah sì ? Mi accusa di malafede ? Uhm…interessante.

Assai triste la sua visione di matrimonio, che, fortunatamente, non è quella delle persone che – pur in un mondo assai triste, violento e gretto – si amano. E magari decidono anche (per quanto purtroppo sia raro), di amarsi per tutta la vita. E decidono, liberamente, di sposarsi.

Uno Stato fatto di persone che amano non si pone nemmeno la questione del welfare o meno: il welfare è semplicemente PANE QUOTIDIANO.
Perché chi ha fame è giusto che sia sfamato.
Ma, purtroppo, viviamo in uno Stato che delle persone non ha alcuna cura. Salvo curarsi di tartassarle.

Io non la odio affatto, al massimo dissento con lei e un po’ mi intristisce pensare che c’è chi esclude l’affettività e l’amore dal dibattito pubblico/politico/sociale.
Se la visione delle Sentinelle è rappresentata da questo suo articolo mi appare assai fredda, una volta di più.

Cordialità.

Luca Bagatin


Il secondo articolo invece è mio ed è stato pubblicato dal quotidiano nazionale per il quale collaboro, ovvero L'Opinione delle Libertà, diretto da Arturo Diaconale.
Nella Roma della Grande Schifezza, della decadenza dei costumi, della perdita di ogni memoria relativa alla grande Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria, ecco una nuova ricerca della luce, ovvero un nuovo discrimine: la Roma degli onesti da una parte, ovvero quella dei radicali storici (non pannellian-mediatici, infatti !) Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi e del Partito dell'Amore di Moana Pozzi e dall'altra parte quella dei politicanti corrotti, degli affaristi, dei cooperativisti per modo di dire, senza umanità né dignità:

La Roma degli onesti e quella dei corrotti

di Luca Bagatin

21 dicembre 2014POLITICA

 

C'è chi, ancora oggi, si stupisce della corruzione presente nella Capitale, delle infiltrazioni mafiose, della commistione malavitosa fra vip, imprenditori e politici di destra e sinistra. C'è chi, purtuttavia, in tempi non sospetti, quel malaffare lo denunciava già.

Parliamo degli “Amici de Il Mondo”, ovvero dei radicali di Mario Pannunzio – Ernesto Rossi in primis - che, sin dagli Anni '60, denunciavano la speculazione edilizia e la commistione fra politica, criminalità ed imprenditoria. La stessa cosa fece Moana Pozzi alla guida del Partito dell'Amore – unico partito totalmente autofinanziato - allorquando nel 1993 si candidò a Sindaco di Roma. Ancora oggi, su youtube, su Radio Radicale e sul sito www.partitodellamore.it è possibile ritrovare i filmati ed i documenti relativi alle conferenze stampa di quel periodo (una fra queste moderata dal direttore de L'Opinione Arturo Diaconale), ove Moana denunciava e proponeva una sistematica lotta al malaffare, alla corruzione politica ed alla criminalità organizzata infiltrata nella città, oltre che proponeva un progetto per rilanciare le attività culturali romane; proponeva – già vent'anni fa – di chiudere al traffico il centro storico ed iniziative su come rilanciare l'occupazione giovanile e risolvere il problema dei parcheggi.

Moana la pragmatica, ma anche l'inascoltata che, all'epoca, prese solamente lo 0,52% dei consensi e che morì l'anno successivo, pur indimenticata dalle persone che l'hanno seguita ed amata. Il Partito dell'Amore - che non smetteremo mai di dire che non era il partito delle pornostar, bensì il partito delle persone comuni, al punto che l'unica persona popolare in lista era Moana, mentre tutti gli altri candidati erano persone provenienti dalla cosiddetta società civile, fra cui un'insegnante di lettere ed un postino – fu la prima lista civica italiana. Una lista civica che, non avendo rendite di posizione né posti di potere da garantire e/o da auto-garantirsi, andava al cuore dei problemi.

E candidava Moana – simbolo-icona del Partito stesso - che, abbandonata definitivamente la carriera di pornodiva, pur senza rinnegarla, accettava di entrare seriamente in politica, con determinazione e lanciando lo slogan “Governare con più Amore”, ovvero stare più vicino ai problemi della gente comune, come lei stessa ricordava in una video-intervista dell'epoca. La Roma di Moana e del Partito dell'Amore, così come quella degli intellettuali del settimanale “Il Mondo” e del primo Partito Radicale guidato da Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, sarebbe stata certamente molto diversa.

Per uscire dal pantano occorre ripartire da lì.

http://www.opinione.it/politica/2014/12/21/bagatin_politica-21-12.aspx



21 luglio 2014

In difesa del matrimonio omosessuale, dell'eutanasia e del suicidio assistito. Ovvero in difesa dell'Amore

Mi lascia davvero perplesso e basito leggere che addirittura c'è chi scrive libri e fonda circoli per proibire cose che già di fatto in questo retrogrado e corrotto Paese sono proibite, ovvero il matrimonio omosessuale, il suicidio assistito e l'eutanasia. E vuole addirittura proibire ogni forma di aborto, costringendo la società, di fatto, al ritorno all'aborto clandestino, con tutto ciò che ne conseguirebbe.

Personalmente ho sempre pensato che la mentalità proibizionista sia il prodotto della mancanza d'amore, ovvero di profonde ferite psichiche e dell'anima della persona proibizionista. E' in effetti assurdo che una persona possa imporre la sua personale visione della cose ad altre persone, attraverso la promozione di leggi punizioniste/proibizioniste.

Tanto più se a proporlo sono magari persone divorziate e che in passato hanno persino ammesso di essersi innamorati di persone diverse dal proprio partner !

La fedeltà e l'impegno coniugale – indipendentemente dal sesso dei contraenti – riteniamo sia un valore umano molto profondo. E chi non lo rispetta, beh, affar suo, ma sappia che qualche problemino in ambito sentimentale e umano ce l'ha.

Vi sono coppie omosessuali che questo problema non l'hanno mai avuto e sono sentimentalmente stabili da anni. Perché negare loro l'adozione di un figlio che sono in grado di accudire ed amare ?

I politicanti pensano mai al concetto di “amore” allorquando propongono e talvolta impongono le loro leggi al popolo inconsapevole e inerme ?

Verrebbe davvero da chiederselo.

Verrebbe da chiedersi perché due persone non possono liberamente amarsi, convivere e vedere i loro diritti legalmente riconosciuti. Verrebbe da chiedersi perché una persona che soffre non può avvalersi dell'eutanasia o del suicidio medicalmente assistito con tanto di consulenti psicologici di supporto.

Verrebbe da chiedersi, in sostanza, se l'Italia sia un Paese civile e democratico e la nostra risposta è da sempre la medesima: non lo è.

E, se a ciò aggiungiamo il fatto che vi sono attivisti invasati ed ideologizzati (figli di una cattiva interpretazione del messaggio del Cristo, che non conoscono punto, in quanto non in grado di amare il prossimo) che si accaniscono contro aspetti che già nel nostro Paese non sono legali, allora c'è davvero di che preoccuparsi.

Quando fondammo “Amore e Libertà”, oltre un anno fa, pensammo anche a questo. A quanta strada il nostro Paese debba fare prima di potersi dire progredito, civile, umano. Siamo forse diversi sall'Iran o da molti altri Paesi proibizionisti e teocratici ? L'unica strada, l'unica via d'uscita dalla società proibizionista e teocratica è la diffusione di una cultura umanitaria e sentimentale. Legata al diritto di ogni singolo individuo di autogestirsi e di autodeterminarsi secondo le leggi della natura e non già secondo quelle dell'autoritarismo, della religione, dell'economia e del Potere.

La strada è ancora lunga, certamente, ma non smetteremo di batterci in ogni luogo sia possibile farlo.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà” (nella foto con Debdeashakti)
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it



30 luglio 2013

Per il ciclo CINICO BAGLU...aforismi scelti in salsa black humor

L'innamoramento è una cosa bellissima...quando capita a qualcun altro, meglio se nei film.

Vivere di ricordi è il miglior metodo per evitare di pensare al presente e, meglio ancora, al futuro.

Vivi come se dovessi morire domani, e, se dovessi morire domani, non fartene cruccio. Non te ne renderesti nemmeno conto.

La fortuna aiuta gli audaci, ma non tutti. Noi Acquario abbiamo Saturno contro da quel dì.

Non credo al matrimonio, ma ai contratti prematrimoniali.

Non fare affidamento sul prossimo, a meno che non si tratti del tuo dolcissimo animale domestico.

Francamente non comprendo perché, ancora una volta, in Italia se la prendono con chi non c'entra nulla.
Nella fattispecie il Ministro Kyenge che - a differenza di Prodi, Berlusconi, Bersani, Letta e Alfano - non ha alcuna responsabilità politica oggettiva.
Sarà forse che è più facile tirare le banane a chi non c'entra nulla piuttosto che andare al cuore del problema ?
Il cretinismo italico dilaga.




16 maggio 2011

Lotta all'omofobia, promozione di una sessualità consapevole: le sfide per il Paese del domani


E' incredibile come, proprio a distanza di pochi giorni dal 17 maggio - giornata mondiale contro l'omofobia - si sia scatenata un'ondata di casi di inciviltà omofobica gratuita.
Vediamoli nell'ordine.
Il rappresentante friulano del movimento politico neofascista La Destra, Ernesto Pezzetta, dichiara di voler oscurare i 15.000 manifesti contro l'omofobia promossi da Arcigay e da quindici associazioni.
Un ragazzo omosessuale triestino è stato aggredito a Lubiana.
A Brindisi è stata rifuitata la patente ad un ragazzo in quanto omosessuale. La stessa medesima cosa era peraltro già accaduta a Catania.
Vicende di ordinaria inciviltà, di ordinaria incultura, i cui responsabili andrebbero sanzionati con pene severe.
Sarebbe già un primo passo verso la civiltà, in un Paese come il nostro che, purtroppo, civile non lo è mai stato completamente.
Arcigay, Arcilesbica, GayLib e numerose altre associazioni per i diritti civili, sono da tempo impegnate in campagne di sensibilizzazione sulla questione omosessualità, anche nelle scuole.
E' fondamentale che ciò sia fatto: in ogni città, in ogni Comune, in ogni quartiere.
L'omofobia non è che frutto della non conoscenza del fenomeno. Un fenomeno del tutto naturale, visto che, l'omosessualità, è un orientamento sessuale assolutamente normale.
Rimango spesso stupito quando sento dire, anche da qualche rappresentante di partiti laici (a me è capitato con un amico, ad esempio), che "l'omosessualità va accettata quando non è ostentata".
Posso garantire che nessun omosessuale al mondo "ostenta" la sua omosessualità. E che la maggioranza degli omosessuali non è come è dipinta dall'immaginario collettivo: una macchietta effemminata.
L'omosessuale sei tu, sono io, siamo tutti noi. Persone qualsiasi.
E questo, a chi non conosce la questione, fa paura. Fa paura perché è molto facile associare l'omosessuale all'esibizionista, a colui che può mettere le mani addosso a chiunque. All'effemminato sculettante.
E' facile farlo perché molti non riescono a pensare ad altro che al sesso come ad una cosa morbosa.
Sono assolutamente scandalizzato quando sento persino dire che le Veline del programma satirico e di approfondimento "Striscia la Notizia" mercificano il loro corpo. Mai sciocchezza mediatica fu più grande.
Il punto è sempre quello: il corpo altrui, il corpo di una bella ragazza non ammiccante, visto semplicemente come aspetto morboso.
Penso sia il momento di educare le nuove generazioni ad una sessualità sana, a partire dalle scuole. Ove insegnare ai ragazzi che del proprio corpo non ci si deve vergognare, che sono belli tutti i corpi e che la morbosità è una cosa da malati di mente.
Che l'omosessuale è la variante dell'eterosessuale e che entrambi concorrono a costruire la nostra variegata società. Una società ove ciascuno vive appieno la propria sessualità, nel pieno rispetto gli uni degli altri.
Poi c'è l'aspetto squisitamente politico.
Perché devono esistere coppie di serie A e coppie di serie B ?
Perché due uomini o due donne che si amano debbono avere meno diritti rispetto ad un uomo e ad una donna ?
Perché dobbiamo lasciare che i sessuofobi ed i morbosi continuino a legiferare in maniera così scriteriata ?
Occorre il registro delle unioni di fatto. Direi di più: occorre garantire i medesimi diritti a tutte le coppie che decidono di contrarre un vincolo di amore reciproco. Anche nelle adizioni, certo.
Perché è assurdo pensare che due donne o due uomini non siano in grado di fornire un'esistenza sana ad un bambino.

Poi c'è la questione dei Parchi dell'Amore: perché non aprirne uno in ogni città ove ciascuno, in totale sicurezza ed igiene, possa appartarsi con il/la proprio/a partner ?
Ci arriveremo anche in Italia ?
La sfida è dunque fra rimanere un Paese che guarda al medioevo o va incontro alla civiltà.
Alla civiltà dell'amore e della sessualità consapevole.

Luca Bagatin



5 marzo 2011

L'ennesima boutade (questa volta in salsa omofoba) di Mario Adinolfi

Tralasciamo qui, per decenza, quanto il "cattocom" Adinolfi ha affermato all'indirizzo del giornalista Alfonso Signorini. Pubblichiamo il resto, non meno imbarazzante.



«Ragiono sulla questione dei figli, sul matrimonio omosessuale e le conseguenti genitorialità 'inventate' contro ogni legge di natura e mi continuo a chiedere perché venga considerata tanto 'de sinistra' l'artificialità di rapporti generati solo per soddisfare un egoismo...è più di sinistra considerare il diritto di ogni bambino a avere una madre e un padre, non due che si possono stufare della 'macchina nuova'»
«e poi, co' 'sta storia degli orfanotrofi...ma per fare del bene a un bambino orfano, sicuri che il modo migliore sia travestirsi da papà e mamma quando si è Gino e Gabriele? I bambini orfani si possono amare concretamente anche senza inventarsi una finta genitorialità contronatura».

Mario Adinolfi




Ogni qual volta ho frequentato il suo blog (www.marioadinolfi.ilcannocchiale.it) mi sono sempre messo le mani nei capelli e vergognato per lui. Per ogni sua opinione (e non sono mai mancati i miei argomentati commenti, che mai hanno ricevuto da lui una risposta. Ho anche smesso di scriverli).
Con le recenti dichiarazioni omofobe di oggi, Mario Adinolfi, più che aver toccato il fondo, ha iniziato a scavare sotto terra.


Baglu
Libero Marinaio dell'Inferno Virtuale (oltre che, naturalmente e talvolta con rammarico, di quello reale)

OMOSESSUALE E' NATURALE !!!!!!



25 luglio 2008

CAPPIO, COPPIE, CAPPI: Crudités ou Cruauté ?

CAPPIO



COPPIE




CAPPI (Andrea Carlo)





21 maggio 2008

FROCIE ! Crudités ou Cruauté ?




15 marzo 2008

Massime e risposte individualiste sulla vita, sulla morte, sul Paradiso e sull'Inferno: ovvero sull'esistenza. By Luca Bagatin



SBRICIOLINA: confondo ancora il sesso con l'amore.
LUCA: non penso sia grave. Figurati che io confondo il sesso con l'amore, con la vita e con la morte.
Del resto Inferno e Paradiso non sono che i due pilastri dell'esistenza, ovvero della nostra interiorità.

Vedi che l'avevo detto io che il matrimonio rovina tutto quanto !
Il matrimonio è la tomba dell'individuo e, lasciamelo dire con franchezza, è la sua intima negazione.
Siamo nati individui e rimarremo individui. Ogni possibile vincolo contrattuale che attiene ai sentimenti non è che un prodotto di una mente distorta che mira al controllo dell'individuo stesso.

Per carattere, indole e scelte personali, sono spiccatamente un'individualista ed un propugnatore dell'individualismo anche nelle sue forme più edonistiche.
Ritengo infatti che l'individuo, financo e specie nella sua più intima essenza, sia la più alta forma di Divinità adorabile sulla terra.

Non vi rammaricate se la società non vi accetta per quello che siete.
Il vero problema nasce quando iniziate voi ad accettare la società per quel che è e non vi accorgete quanto sia piena di idioti che non riescono a vedere al di là delle proprie convenzioni o elucubrazioni mentali.

Non so se esiste l'Inferno, non so se esiste il Paradiso. Quasi sicuramente essi sono un prodotto della nostra immaginazione.
Ciò che esiste, nonché è sperimentabile da ciascuno in ogni momento della sua vita è la sua interiorità, con i suoi alti e i suoi bassi: ovvero con i suoi Paradisi ed i suoi Inferni.



22 gennaio 2008

"SABRINA", racconto surRenale by Luca Bagatin


Sabrina era una ragazza siciliana: e vi ho detto tutto.
Focosa, premurosa, gelosa e financo sin troppo religiosa.
Ella era una credente.
L'essere "credenti", in sé, mi ha sempre lasciato assai perplesso. Personalmente vi dirò che non lo sono mai stato.
Non che io sia ateo (per carità !), solamente, piuttosto che credere, preferisco sperimentare.
Sono uno sperimentatore e sono giunto alla conclusione che non c'è alcuna differenza fra Dio e me stesso.
Oh, intendiamoci: non è che io sono convinto di essere Dio. Tutt'altro !
Sono sicuro che lo siamo tutti quanti !
Noi tutti, infatti, viviamo, pensiamo, cogitiamo, siamo capaci di amare e peraltro viviamo proprio in funzione dell'amore al punto da sentirci onnipotenti (e forse lo siamo !) quando ci troviamo a sperimentare l'apice di codesto sentimento.
Il punto è che non siamo affatto consapevoli della nostra Divinità.
Sabrina non mi capiva affatto e, nonostante mi amasse, mi giudicava blasfemo.
In realtà (ma questo lo scoprirò solo parecchi anni dopo), ero solo uno gnostico. Il che non equivale ad avere una malattia infettiva (la gnosi), ma diciamo che aiuta a comprendere meglio diverse assurdità dell'esistenza.
Amavo Sabrina, ma non tanto per le sue qualità, quanto piuttosto per il suo naso.
Ella aveva un naso così perfettamente aquilino da rendermi davvero fiero d'averla sposata.
Nonostante tutto ella non mi capiva, né tantomeno io intendevo capire lei.
Fu così che decidemmo (o, meglio, fu lei a decidere per tutti e due !) di divorziare. Da allora non la rividi più.
Per lunghi anni la pensai e ripensai ancora e pensai anche che avrei voluto credere tanto quanto lei.
Credere in un Dio lassù nei cieli. Credere, più che in un Padreterno, in un Padre Terno: Padre, Figlio e Spirito Santo; Padre Terno nel senso di Uno, ma anche di Trino (ma non necessariamente trinariciuto....che è un'altra cosa !).
Credere che esistesse un luogo ove ci si potesse redimere dai peccati commessi sulla Terra e così via.
Mah.
Quali peccati avrò commesso mai io ?
E, poi...quale grave peccato avranno mai commesso i nostri progenitori Adamo ed Eva, se non quello di essersi cibati di una misera mela ?
Essi scoprirono così di essere nudi ? E allora ? Che sarà mai !
Tutti noi nasciamo nudi e, quando siamo bambini, non ce ne vergognamo minimamente.
Solamente quando cresciamo insorge la malizia e con essa financo la paura del sesso !
Ed allora, una volta divenuti grandi, grossi ed istruiti, comprendiamo che quella mela che Adamo ed Eva mangiarono non era altro che una metafora per indicare il loro amore fisico.
Può un dio condannare l'amore fisico ?
Un dio pazzo e morboso certamente sì. Financo un dio represso ed in cattività. Certamente, non vi è alcun dubbio !
Ma un Dio equanime, consapevole di sé e dell'Amore che irradia, non può che gioire e sorridere di fronte ad esso.
Ecco perché sono convinto che coloro i quali sono ossessionati dalla religione e quindi dalla figura che questa fornisce di Dio, siano inevitabilmente ossessionati anche dal sesso.
Atei e clericali (Dio non ce li conservi affatto !) lo sono ed io con loro non sono mai stato neanche un pochettino tollerante.
Essi sono così noiosi che preferisco lasciarli nel loro brodo a....scuocere !
Quanto a Sabrina....ora non penso più a lei come prima.
Continuo tuttavia ad amarla nel silenzio del mio cuore e sono sicuro che verrà un giorno in cui ci fonderemo ancora. E questa volta per sempre.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini