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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 gennaio 2016

"Amore è libertà. Libertà è amore. Libertà è nudità. Nudità è verità". Riflessioni di Luca Bagatin

La nudità, essendo la massima espressione della verità, non andrebbe mai coperta.
Figuriamoci poi quando si tratta di arte.


Non ci si rende conto che la prostituzione è già stata legalizzata. Si chiama "libero commercio" ed é la peggiore forma di pornocrazia.


Proporrei l'impossibilità di ritorno in patria per gli imprenditori che delocalizzano le loro imprese all'estero. Ovviamente è anche la ragione per la quale vorrei che il capitalismo fosse superato e che non vi fosse alcuna unione economica europea, che ha avvantaggiato e avvantaggia solo i ricchi.


L'unica religione che potrei professare è quella che che predichi la nudità dei corpi e delle menti. Perché solo la nudità può rappresentare la verità.
Il resto è solo ipocrisia, menzogna e stupidità.


La chiave di lettura del mondo è il sesso. Per conoscere a fondo una persona, devi scoparla.


In un Paese nel quale si uccidono fidanzate e mogli non mi stupisce che in molti vogliano negare ad altri il diritto di amare.
L'Italia, del resto, è il Paese dei mammoni e dei papponi.
Un Paese di merda, ve ne siete mai resi conto ?


L'utero in affitto, in una società non capitalistica, semplicemente non esisterebbe.
Il problema è il "libero commercio" non l'utero in affitto.


Secondo me un parlamentare, un politico e un capo di stato e governo dovrebbero lavorare gratuitamente o quasi. Dovrebbe essere riconosciuto loro solo un rimborso spese simbolico relativo al vitto e all'alloggio in una piccola pensione o in un albergo con massimo una o due stelle.
Mi si dirà che allora nessuno avrà interesse a diventare capo di stato, di governo o parlamentare ed allora io risponderò: tanto meglio !


Quando si insulta il prossimo è sempre perché non si hanno argomenti di discussione con cui ribattere.
Agli insulti non risondo mai, ma archivio, come sempre.
Mai mettersi contro una persona che non dimentica, nemmeno dopo anni.


La mania di attribuire etichette e appartenenze ad altri genera sempre equivoci.
La stupidità umana non ammette che una persona possa essere libera dalle etichette e dalle appartenenze.
Per quel che mi riguarda ho fatto parte di molte organizzazioni in passato, ma ciò non significa che io abbia mai avuto una appartenenza.
La mia personale militanza ha dimostrato infatti il contrario, ovvero che ho tentato di influenzare, con le mie idee e prospettive, quei movimenti.
Al punto che, compreso il fallimento delle organizzazioni, istituzioni, partiti ecc... ho deciso quasi tre anni fa di fondare un pensatoio, ovvero AMORE E LIBERTÀ.




19 dicembre 2015

E' l'ora dei popoli affamati dalla globalizzazione e dal capitalismo

Lo diciamo e lo scriviamo da tempo, da molto tempo: è l'ora dei popoli. Dei popoli affamati e affratellati.

Qualsiasi sia stato l'esito elettorale, è l'ora dei Podemos e di Marine Le Pen e di tutti coloro i quali si battono contro un'Europa oligarchica, globalista e capitalista. L'Europa del debito pubblico impagabile.

E' l'ora di Pablo Iglesias, leader dei Podemos spagnoli, che si è da sempre ispirato alla Rivoluzione Bolivariana e democratica di Hugo Chavez e dei leader dell'emancipazione dell'America Latina e che, come vado affermando anch'io nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (in merito al quale ho scritto un recente saggio, con prefazione di Antonio Tiberio Dobrynia), sono alla base di una nuova idea di democrazia: partecipativa, nazionale, popolare, socialista libertaria e umanitaria.

E' l'ora, dunque, di mettere da parte le vecchie etichette destra-sinistra; di decretare uno “Stato di felicità permanente”, rispolverando un vecchio slogan degli Indiani Metropolitani; è l'ora di smetterla di credere ai falsi profeti alla Grillo, già stipendiati dalla Rai-Tv; di smetterla di sostenere figure autoritarie come Matteo Renzi o come quel Berlusconi che ripropone una nuova accozzaglia di moderati oppure quegli pseudo-estremisti che già hanno mal governato questo Paese come la Meloni e Salvini e che, peraltro, quando erano al governo, hanno fatto esattamente l'opposto di quanto vanno predicando oggi.

E' l'ora della partecipazione attiva delle intelligenze stanche di subire un'inutile austerità che ingrassa unicamente il sistema capitalista speculativo e finanziario ed i politicanti di turno.

E' l'ora di abolire – di comune accordo – il debito pubblico, come afferma l'intellettuale francese Alain De Benoist, in quanto impagabile anche con misure di austerità che stanno uccidendo letteralmente il cittadino. Pensiamo ai numerosi casi di suicidio di piccoli imprenditori o di coloro i quali hanno perduto il posto di lavoro.

E, anche se può sembrare una provocazione, sarebbe l'ora che la BCE diventasse, più che un istituto di credito (di quale credito gode poi ?), un istituto di beneficenza, in grado di regalare danari agli Stati ed ai cittadini che ne hanno bisogno. Che sono tanti e troppi, a differenza dei pochi banchieri e dei pochi politicanti di Bruxelles, Washington, Mosca o Pechino, che si crogiolano da sempre nel loro gioco preferito: il Risiko. Sulla pelle dei lavoratori, dei poveri, degli oppressi costretti a migrare a causa di guerre da loro non volute, non cercate, non certo finanziate.

Questa è la Civiltà dell'Amore che sogniamo. Una civiltà libera da povertà e oppressione. Una Civiltà contrapposta, dunque, alla società del piacere effimero e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Una Civiltà che vada oltre la destra e la sinistra e che sappia coniugare la laicità con la spiritualità. Spiritualità che, lo ricordiamo, non ha nulla a che vedere con qualsivoglia dogma religioso che da secoli opprime le menti ed è spesso all'origine di violenza e di prevaricazione.


Luca Bagatin



12 dicembre 2015

Marine Le Pen: la nuova Marianna di Francia che piace agli sfruttati, ai laici, ai libertari e a tutti gli oppositori della globalizzazione e del capitalismo

A temerla sono, in sostanza, gli euroburocrati, i finti socialisti come Valls e Hollande – venduti al capitale e al Fondo Monetario Internazionale, già diretto dal finto socialista Dominique Strauss-Kahn, già noto per i suoi numerosi e vergognosi scandali a sfondo sessuale – e gli pseudo-repubblicani alla Sarkozy, già noti per aver bombardato la Libia sovrana di Gheddafi e la sua popolazione inerme, consegnandola, di fatto, ai terroristi di Daesh.

Stiamo parlando della nuova Marianna di Francia, ovvero di Marine Le Pen.

Marine, come scrivemmo già in altri articoli, guida un Front National completamente rinnovato che, se definire “di destra” è errato, definirlo “xenofobo” è totalmente fuorviante.

Il Front National di Marine Le Pen è infatti un partito sovranista, laico, repubblicano e persino socialista, visto che guarda alle politiche sociali e degli alloggi molto più che gli esponenti del PS francese, tutti presi nel non contraddire le politiche di austerità imposte dalla BCE e dal FMI.

Certo, Marine pone al primo posto l'identità, la nazionalità e la meritocrazia, ovvero tutte cose che hanno sempre sostenuto nei tempi d'oro della Francia i De Gaulle ed i Mitterrand, ovvero l'esatto opposto dei sedicenti “repubblicani” e dei sedicenti “socialisti” della Francia odierna.

La stessa Flavia Perina, qualche giorno fa sull'Huffington Post, ricordava come Marine Le Pen si definisca “né di destra né di sinistra”, sino al punto di scrivere, sulla sua pagina Facebook alla voce tendenza politica “altro”. E la stessa Perina afferma come il Front National, checchè ne pensino i vari Salvini, Meloni e Berlusconi di casa nostra, non ha nulla a che vedere con il clericale e sfascista centrodestra italiano, al punto che la Le Pen ha scelto, come suo vice, Florian Philippot, omosessuale dichiarato (oltre che già simpatizzante del Front de Gauche di Jean-Luc Mélenchon) e come lei stessa sia favorevole alla legge sulle unioni civili.

Marine Le Pen fa dunque breccia fra vittime della globalizzazione e del capitalismo: sui giovani, sugli abitanti delle periferie e delle banlieue, sugli anziani, sulle donne. Su coloro i quali, in sostanza, sono stati snobbati sia dalla destra di Sarkozy che dalla sinistra di Hollande.

E si oppone fortemente al TTIP, ovvero al trattato di libero scambio USA-Unione Europea, che di fatto ingloberebbe l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente e i diritti dei lavoratori.

Da notare, peraltro, che la Le Pen è una lettrice ed estimatrice di Antonio Gramsci e che ai suoi comizi, spesso, si sono viste bandiere ed effigi raffiguranti Che Guevara, Mu'Ammar Gheddafi e Hugo Chavez, ovvero i leader storici del socialismo libertario e nazionale.

Come ha giustamente scritto Flavia Perina, infatti, Marine Le Pen ha conquistato il Quarto Stato della Francia. Quello che, nel mondo (in)globalizzato, non ha più una voce. Un mondo (in)globalizzato che infatti ha generato povertà e nuovo sfruttamento anche e soprattutto in quel Terzo Mondo preda delle ruberie delle multinazionali ed i cui conflitti hanno generato un'immigrazionismo utile solo alle grandi imprese sfruttatrici.

Sono dunque assoluamente sciocchi ed irresponsabili le dichirazioni del premier francese Valls quando afferma che una vittoria di Marine Le Pen segnerebbe una guerra civile in Francia. La guerra civile rischia di essere generata dalle politiche globaliste, fallimentari e di sfruttamento portate avanti proprio da Valls, Hollande e prima di loro da Sarkozy e Chirac.

Confidiamo, dunque, in una ventata nazionale e popolare che porti prossimamente Marine Le Pen all'Eliseo e che il Front National prosegua nella sua evoluzione storico-politica, magari comprendendo davvero che i Matteo Salvini capital-fascisti (che hanno già mal-governato l'Italia), non hanno davvero nulla a che vedere con la politica portata avanti da Marine e dai suoi sostenitori.


Luca Bagatin



9 ottobre 2015

Quando mi candidai alle Amministrative di Roma con la Staller e contro Marino e Alemanno

Nel 2013 mi candidai, repubblicano mazziniano, libertario, chavista e peronista, nelle liste del Partito Liberale Italiano, rilanciando la figura di Ilona Staller in politica, alle elezioni Amministrative di Roma.

Lo feci perché Ilona era un'amica che stimavo da sempre e mi intrigava l'idea di rilanciare l'area laica con un programma "radicale" e di "estrema sinistra", che solo Ernesto Nathan avrebbe potuto portare avanti e mi intrigava farlo con un'icona hippie e fricchettona come Cicciolina, così simile al mio modo di vedere la vita e la politica.

Con Ilona, per tutta la campagna elettorale, dicemmo e scrivemmo: "Dobbiamo impedire a Marino ed Alemanno - ovvero i riferimenti romani dell'inciucio nazionale - di vincere queste elezioni comunali (...). All'antipolitica dell'inciucio destra-sinistra, contrapponiamo le politiche in favore di disabili, degli anziani, dei bambini, degli omosessuali, delle prostitute, delle donne sole, dei senzatetto e degli animali. All'antipolitica dell'inciucio, contrapponiamo gli ultimi, i più bisognosi, che necessitano di strutture socialmente utili, parchi, asili nido sempre più insufficienti, reddito di cittadinanza, trasporti efficienti e meno costosi. Tutte cose che potrebbero essere attuate abbattendo del 50% gli stipendi di Sindaco, Assessori, consulenti e funzionari pubblici".

Lo dicemmo, pur inascoltati anche dagli stessi compagni di lista.

Oggi assistiamo alle dimissioni di Marino, che, secondo noi, non avrebbe dovuto nemmeno essere eletto.

Così come non doveva essere eletto, a suo tempo, Gianni Alemanno.

I romani facciano ammenda. La causa del loro mal sono i politici, certo, ma anche loro stessi che li hanno eletti.

Si diano da fare, cambino mentalità. Siano più solidali, puntino all'autogestione delle imprese pubbliche ATAC e ACEA. Siano rivoluzionari, così come cercammo di fare noi nell'ambito di quella folle campagna elettorale.

Non ci illudiamo, certo.

La Roma di oggi è e rimane una città servile, lontanissima dai fasti dell'Impero Romano e dai tempi di Ernesto Nathan. Occorrono spiriti liberi e coraggiosi. Altrimenti continuerà ad essere la Capitale, sì, ma dello sfacelo di questo Paese.


Luca Bagatin (nella foto con Ilona Staller)



30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin



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