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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 maggio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "FAVOLE": monologo by Baglu



Mi ricordo Marco Pannella, magro, emaciato, sorridente, con al collo una collana con il simbolo della pace, il fucile spezzato in due e con indosso una semplice maglietta con stampata la rosa nel pugno e quella scritta: "Cambiamo la vita".
Quella foto mi commuove sempre.
Saranno stati i primi Anni '70 e tutti volevano cambiare il sistema, cambiare il mondo, mentre Marco voleva...cambiare la vita. Che è una cosa ben più profonda.
Che poi mi dispiace invece che da tutti i recenti volumi sui Radicali siano stete rimosse le foto con Cicciolina. Ho sempre avuto un debole per Cicciolina che, più e meglio di...Francesco Rutelli e Gaetano Quagliariello (pernacchie di sottofondo), seppe rappresentare il pensiero Radicale.
Qualcuno, negli Anni '70 ed anche oggi era comunista. Lo diceva Giorgio Gaber che ha sposato una che è finita nelle liste di Berlusconi. Sì, qualcuno era comunista e quindi era di destra. Anzi, di centro-destra ed infatti è finito con Berlusconi come Ferrara, Bondi, Cicchitto e anche Piergigi Bersani ed Enrico di Letta a di Governo.
Qualcuno era comunista ed era di destra, mentre io che sono sempre stato di sinistra, anzi, di estrema sinistra, sono sempre stato anticomunista.
Qualcuno diceva "cos'è la destra cos'è la sinistra" ed è finito per diventare la grancassa di Adriano Celentano, quando questo parlava contro le cellule staminali e contro la procreazione assistita.
Qualcuno è comunista ed è di destra, anzi, di centro-destra. Qualcuno è di centro-sinistra e quindi è ancor più a destra di quelli di destra.
Qualcuno si chiede perché esistano gli speed date e gli annunci per fare sesso a pagamento o anche gratis.
Qualcuno si chiede perché, nel mondo o forse solo in Italia, ci sia così tanta frustrazione oppure così tanta voluta confusione.
Qualcuno si chiede perché sia così difficile anche solo pensare di amare una sola persona per tutta la vita, farci dei figli e viverci felici e contenti.
E' un pensiero semplice, ma quando lo esprimo vengo guardato strano. Anzi no, non vengo nemmeno guardato. C'è chi si gira dall'altra parte e magari continua a parlare dei suoi poliamori.
Che poi io sono perché ciascuno si faccia i fatti propri e non voglio giudicare, però questa cosa dei poliamori mi lascia molto perplesso. A volte mi fa pure incazzare, diciamolo.
E allora mi giustifico, sorridendo, dicendo che sono bigotto e dogmatico, che poi magari non è nemmeno vero, ma è più facile a dirsi.
Qualcuno era di destra e non lo sapeva. Pochi erano di sinistra e infatti il mondo va a rotoli. Anzi, va a farsi fottere, anche fisicamente ma senza godere.
Qualcuno diceva anche di essere stato socialista, ma lombardiano e quindi di destra, conservatore come Befano che dalla Cgil è passato al Piddì.
Una volta l'Epifania era una cosa che da bambino aspettavi e la mattina ne ricevevi una bella calza piena di dolciumi ed io ricevevo anche un fumetto natalizio. Una volta Topolino Speciale Natale e un'altra persino Alan Ford.
Oggi mi chiedo chi legga ancora Alan Ford. Forse io, ma solo i numeri arretrati, acquistati alle fiere del fumetto.
Un giorno una ragazza mi ha detto "a te le donne piacciono molto, ma spero che tu non sia di bocca buona perché lo detesterei".
No, non sono di bocca buona, ma soprattutto sono molto selettivo a livelli quasi snob. E soprattutto guardo molto i dettagli comportamentali.
Non bacio una donna che non amo. Non faccio sesso con una donna che non amo.
Anzi, io non faccio mai sesso. Faccio l'amore, alla faccia di quelli che mi dicono che è sdolcinato dire così e cosà (fanculo !).
Non sono innamorato o forse sì, ma sicuramente è un'informazione che tengo per me.
Ieri pomeriggio in libreria ho visto un libro di foto relativo alla televisione dagli Anni '80 alla fine del Mondo, ovvero al 1994, quando il mondo morì ucciso da Di Pietro, Bossi e Berlusconi, i tre che oggi hanno non pochi guai con la giustizia. Allora Dio esiste, anche se arriva spesso in ritardo.
Enrica Bonaccorti era bellissima e raggiante e così tutti gli altri. Negli Anni '80 c'erano tre donne che a noi bambini piacevano molto: Lory Del Santo, Sabrina Salerno e Cicciolina. A me le prime due non interessavano molto. Non avevo occhi che per Cicciolina.
Quando oggi parlo con Ilona e le dico che allora pensavo di sposarla, ridiamo a crepapelle.
Poi, con gli anni, il mito della donna nordica biondissima occhi azzurri e bianchissimi mi è passato. Non ho un tipo di donna. O forse uno sì, una che mi sappia amare e non è poco.
Una che mi voglia sposare e che voglia un figlio da me e vivere felici e contenti.
Ma alle favole non ho mai creduto. Nemmeno da bambino.



9 agosto 2012

Otto anni di blog.

  • Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva ogni volta che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande
  • (Jack Kerouac)
  • Non ti preoccupare della morte, quando ci arrivi, perché non lascia impronte (Jack Kerouac)



Quando mi feci crescere la barba e scelsi di usare occhiali dalla montatura ben visibile, mi dissero che così rischiavo di creare una sorta di barriera fra me e gli altri.
Alzai le spalle e me ne fregai altamente.
Barba e baffi me li disegnavo sin da bambino, con penne e matite e, quanto agli occhiali, non metterei le lenti a conttatto nemmeno se mi offrissero un milione di dollari in contanti (odio i corpi estranei).
Quando mi feci crescere la barba era il 2004 o forse prima. Barba e occhiali, nel corso degli anni, sono diventati due segni distintivi per me irrinunciabili. Ed anche il portare sempre con me una borsa a tracolla zeppa di libri, riviste, appunti, profilattici, sigarette, a volte anche una macchina fotografica che mi ha regalato una donna speciale.
Nel 2004 nacque questo blog, alla fine di uno dei tanti, troppi, periodi difficili della mia vita.
Era il 9 agosto ed avevo voglia di un luogo in cui raccogliere le mie esperienze, i miei racconti, le mie poesie.
Avevo venticinque anni ed avevo passato i miei anni precedenti dividendomi fra attività politica, prima in gruppi di estrema sinistra e poi libertari e liberali. Avevo letto tutto Marx a quindici anni, preferendo ad ogni modo, Engels. Poi ero passato a Tocqueville, Adam Smith, ma soprattutto Giuseppe Mazzini e non dimenticandomi delle lezioni di Ernesto Rossi e Filippo Turati (e nessuno mi chieda, per favore, con faccia ebete, "chi cazzo sono ?").
Fra i miei venti e venticinque anni avevo letto tutti gli autori della Beat Generation e praticato diverse discipline orientali: buddhismo (essendo certo che l'unico autentico buddhismo, se proprio ne esiste uno, è quello Zen); induismo, frequentando Hare Krishna, commentando la Bhagavad Gita (rimanendo letteralmente innamorato della figura di Krishna che sì, cazzo, è Dio, ma anche noi lo siamo proprio perché lo è lui, che è blu come la nostra anima); frequentando teosofi e devoti di Sai Baba.
Ho studiato un po' di Freud. Ma soprattutto Jung.
Ero animato unicamente da un'ancestrale spirito di ricerca e non certo perché qualcuno me lo aveva inculcato nel cervello o perché mi avesse spinto la mia famiglia, visto che non ho mai avuto una famiglia, nel senso più tradizionale del termine (e questo fu un bene).
A venticinque anni avevo deciso di mettere su pixel queste mie esperienze, per mezzo di racconti, barzellette, koan zen e altro. Alla fine www.lucabagatin.ilcannocchiale.it è diventato molto di più e molto altro.
Su questo foglio elettronico pixellizzato (io che di tecnologia non ci ho mai capito nulla e che mi innervosisco perché non so inviare sms con telefonini di nuova generazione che, per fortuna, non ho mai acquistato...ma mi viene l'ansia se penso che ne sarò, presto o tardi, costretto), messomi di buzzo buono ad imparare i rudimenti dei blog e dei siti web (fra le altre cose ero anche reduce da un corso di realizzazione di siti web finalizzati al marketing), ecco che ho dato vita a questo piccolo luogo.
Che oggi è visitato da 300 persone e passa al giorno e sul quale sono accadute le cose fondamentali della mia vita.
Qui mi sono innamorato, per la prima volta. Qui ho conosciuto amici fraterni, che hanno collaborato con me (o dato suggerimenti che si sono rivelati utili) a progetti culturali importanti: Bazar, Peter Boom, Nathan Gelb, Andrea G. Pinketts, per citarne alcuni.
Qui ho dato vita a storie nelle quali i miei alter ego quotidiani hanno preso vita: Dylan Dog, Frencesco Dellamorte, Michele Apicella. Racchiusi in Baglu: eroe/antieroe alla ricerca di una libertà che non trova in questa vita e che si illude di trovarla nell'altra, dalla quale, peraltro, proviene.
Qui ho scritto un sacco di articoli, che mi hanno aperto la strada alle prime collaborazioni professionali. Ho scritto sempre senza peli sulla lingua, attirandomi anche le critiche e le diffamazioni di qualche stronzo malcagato (che per sua fortuna non mi ha conosciuto personalmente, con tutta la mia impazienza e rabbia in corpo, tale da poter stendere un elefante furioso). Ma, si sa, la cacca rimane per terra. E non è il caso di schiacciarla.
Qui ho combattuto le mie battaglie contro i fighettini (specie "de sinistra", senza che sapessero che cazzo volesse dire) ed i figli di papà; contro la pubblicità e le mode, ovvero la corruzione della mente. L'ho fatto qui ed ho potuto farlo perché non ho mai avuto nulla da perdere, né nulla da guadagnare.
E non si può abbattere chi non ha mai avuto paura di morire. Perché ha compreso il sottile filo che lega la vita alla morte.
Dovrei parlare della crisi economica, forse. No, non mi va di parlare di crisi, proprio io che sono in crisi da vent'anni buoni. Alla ricerca di un significato da dare al Tutto (per fondersi e confondermi in esso ? No, per me è una cazzata !).
Bando ai discorsi seri e veniamo alla facezie.
Facciamo un bilancio di quest'anno bloggifero e scritturifero: nuove collaborazioni interessanti a riviste e realtà editoriali prestigiose quali "Officinae" e "Palazzo Vitelleschi", organi della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (e tutto il mio ringraziamento va al Gran Maestro Luigi Pruneti, anche per avere avuto il coraggio di linkare questo blog sul suo sito web ;-)); "Le Città", nuovo e ottimo freepress romano diretto da Daniele Priori; "Lamescolanza", il sito di Cesare Lanza, che è diventato un amico e che ha dato vita ad un progetto per il ritorno al merito.
Fra le altre cose devo ringraziare Aldro Gritti, giovane sacerdote e ricercatore, che mi ha dato la possibilità - in esclusiva e solo per questo blog - di intervistarlo a proposito delle sue ricerche relative al Manoscritto Voynich.
Questo piccolo luogo, se lo vorrete, continuerà ad esistere. Continuerà ad offrire punti di vista non scontati, a volte difficili da sostenere, ma profondamente autentici.
Continuerà a promuovere idee, laboratori, talenti. Progetti, pur in questa crisi che è prima di tutto crisi di valori, di identità e di affetti.
Chi scrive lo sa bene.
Ed ora le promesse per il nuovo anno: una nuova intervista al prof. Aldo A. Mola; una all'attrice Lavinia Guglielman ed un'altra all'attrice Ilaria Drago. Nuove avventure di Baglu; nuovi aforismi di Paolo Bianchi; nuove battaglie politico/culturali per i diritti individuali e le libertà economiche, contro la partitocrazia e lo Stato criminale.
In pieno stile beatnik.



19 aprile 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Onda su Onda" monologo by Baglu



Oggi sono un po' triste. Penso...
No, non penso.
Non mi và n'è di pensare, nè di dire.
Mi va di tacere e nemmeno poi troppo.
Poco fa parlavo di un film, di un film su Enzo Tortora con un'attrice che l'ha interpretato. Una piccola parte, certo, ma io me la ricordavo.
Sono passati anni ed il mio amico Baz sostiene che per me il tempo non passi mai. Che viva in una sorta di distorsione spazio-temporale che mi permette di far sì che le cose, per me, rimangano immutabili.
L'immutabilità delle cose. Già.
Non mi và di pensarci. Non mi va di pensare che "questo è sano", "questo è malato"..."questo è giusto" oppure "questo è sbagliato".
Non mi và, in questo momento, di classificare cose che sì, è giusto classificare.
Chi parla male, pensa male. E chi pensa male, vive male. E' così.
Le cose non sono mai il risultato della casualità, poichè spesso o quasi sempre, necessitano di volontà ed impegno. Anche in dosi minimali, interiori, misconosciute.
Non lo so e dico che "non lo so" quando non mi va di dire troppo o tutto, oppure le parole non mi sovvengono.
Ed allora mi va di riportare la poesia della madre di una mia amica, che è molto bella, e non dire altro.

MIRACOLO IN CUCINA

di Tiziana Marini

UNA TORTA

DI CIOCCOLATO AMARO

CON GOCCE

DI LACRIME CANDITE

UN CUORE

DI PANNA SMONTATA

E CREMA PASTICCIONA

D’UN TRATTO RICOPERTA

DI POLVERE DI STELLE.

STELLINE BELLE

PIETOSE

ZUCCHERO A VELO,

NEVE AL PROFUMO DI VANIGLIA,

VI DONATE

AD UNA CUOCA

IMPERFETTA.



28 marzo 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Il monologo degli amori perduti" monologo by Baglu



Due rarissime foto di Baglu bambino, con il suo primo fratellino Fulmine


Qualche settimana fa sono rimasto colpito da una frase che un certo Sergio NonSoCheCosa mi ha scritto su un forum su internet. Mi ha scritto una cosa tipo che io faccio "propaganda frocista".
Ecco, io di solito i forum ed in gruppi sul web non riesco a seguirli. Mi fanno innervosire, perché sono persuaso che lì si annidi tutta la frustrazione e la stupidità umana, già scarsamente repressa nella vita di tutti i giorni.
Era il 1986, allora avevo 7 anni e nella mia classe, nella scuola elementare G. Garibaldi di .... tutta la 2A o quasi, si faceva beffe di un ragazzino rom, della nostra età, che era finito nella nostra classe in quanto il circo della sua famiglia era di passaggio nel paese.
Lo schernivano, gli dicevano che era diverso, che era scuro e parlava una lingua strana. Fu la prima ed ultima volta che feci a botte con un gruppo. Le diedi, ma, ovviamente, soprattutto le presi.
Da allora iniziarono a trattarmi come un tipo strano, anzi no, in qualche modo già lo facevano perché, a differenza degli altri, non ho mai avuto un padre (io ovviamente consideravo gli altri strani...e assai poco raccomandabili, specie dopo la vicenda del ragazzino rom).
Dal 2001 al 2003 ho frequentato gli Hare Krishna ed ho anche praticato diversi tipi di buddismo. Portavo i capelli un po' più lunghi di oggi e persino la mia barba era più lunga di oggi. Leggevo Kerouac e Burroughs. Ascoltavo mantra vedici e i Beatles ed anche i Grateful Dead. Avevo un passato di giovanissimo militante di estrama sinistra prima e poi nel Partito Radicale e nei movimenti ambientalisti, liberali e libertari. Avevo persino organizzato raccolte di firme e manifestazioni in solitaria.
Rovistando nei miei cassetti ho ritrovato delle vecchie lettere che Alice mi scriveva. Mi scriveva cose tipo "mi scopo il tuo cervello ogni volta che ti leggo e poi in testa giro filmini degni di Liala". Era il 2004 e, allora, Alice era una dei miei pochi lettori di allora.
Poi mi scriveva anche di non arrendermi e mi chiamava "Uomo", quello che in 28 anni di vita non aveva mai incontrato.
Mah...Mi stupiva allora, mi stupisce oggi. E mi commuove.
Sfogliando le cose che mi scriveva trovo anche parole tipo: "Gli uomini che catturano il mio interesse sono pochi. O meglio nulli. Banali, ripetitivi, volgari e maleodoranti. Epperò... tu, mi sembri l'opposto".
E concludeva con: "Mi piace il tuo cervello. Ecco, tu non sei un uomo. Sei un'essenza velata di cose, ideali, sogni e lotte. Tutto ciò per cui io vivo e ansimo".
Ancora oggi quelle parole mi emozionano. E non so nemmeno se davvero merito.
So che questi miei ideali, sogni e lotte mi hanno fatto molto soffrire nel corso della vita. E scavato voragini profondissime, che so per certo non si rimargineranno.
Alcuni giorni fa ho trovato un gattone nero. Ero convinto fosse mio fratello Mirtillo ed invece...ed invece si trattava di un altro gatto che, inizialmente pur non sapendolo, ho portato a curare dal veterinario.
E' stata la prima volta, per me, da un veterniario. Non voglio più tornarci. Ho avuto le vertigini nel vedere gattini, cagnolini e persino un coniglio sofferenti. Pensavo avrei vomitato l'anima e non ero nemmeno provvisto di sigarette per...sfogarmi un po'.
Non sono riuscito a piangere. Il mio sguardo era perso nel vuoto.
Al "mio" gatto è stato diagnosticato un trauma cranico, con totale lesione al sistema nervoso.  A rischio morte o paralisi.
Nel tornare a casa è stata grande la mia gioia nel trovare il mio Mirtillo a casa, festoso. Il gattone che avevo portato dal veterinario era un suo perfetto sosia.
L'ho curato per due giorni, senza alcun risultato. Le sue condizioni già gravi, sono peggiorate, con emorragia interna. Questa notte è spirato.
Ciao, piccolo gattone nero.
Ho pianto. Forse per la prima volta dopo molto tempo.
C'è una cosa che non riesco a sopportare e a superare: la morte delle persone care. La perdita delle persone a me care.
E' una cosa che non supererò mai ed alla quale penso da almeno 25 anni. Lasciamo perdere le teorie sulla vita e la morte. Posso crederci anche, ma non posso accettare.
Al massimo, posso solo rassegnarmi.
Come per la fine del mio rapporto con Lei. Spesso ci penso e rimango completamente muto, silente, solo con il mio cuore.
E' ormai passato quasi un anno...ma so che la ferita non si rimarginerà mai. Come quelle che porto sul mio corpo: al massimo si tramutano in cheloidi.
Alcune settimane fa un killer ha ucciso dei bambini. A Tolosa. In una scuola ebraica. Ancora odio, ancora odio razziale. Ma come si fa, dico io. Possibile che nessuno si renda conto di come l'uomo sia l'unico essere vivente che nasce stupido e spesso rimane tale per tutta la vita ? E che spesso rifiuta ogni tipo di educazione, di approdondimento, di...amore ?
Non posso accettare l'odio razziale. Non posso accettare l'uccisione di dei bambini. Non posso accettare chi abusa di bambini. Non posso accettare chi commette violenza su soggetti più deboli.
Penso commetterei una pazzia se fossi presente ad atti di questo tipo. Ma sono presuaso anche che non si tratterebbe di pazzia, bensì di reazione. Legittima.
Mi dicono che in Italia i partiti politici stanno completamente perdendo ogni tipo di fiducia da parte del loro elettorato. Mi dicono anche che, per le prossime elezioni amministrative, stanno fioccando le liste civiche...ove sicuramente si nasconderanno i soliti politici impuniti, vecchi, stantii, con le loro proposte vuote e la loro bramosia di potere.
Non sono mai stato d'accordo con quella norma che prevede, a livello amministrativo, di dare più potere ai Sindaci. Ci sono Sindaci che stanno depredando i loro Comuni e che li stanno impunemente distruggendo. Senza che nessuno dica nulla, anzi, pare che questa sia la legge.
Ed io mi chiedo se ciò sia giusto e mi dico che no, non lo è.
Ma nessuno si ribella. In Italia nessuno lo farà mai e, se qualcuno lo farà, lo farà solo perché indottrinato da qualche astrusa teoria fondamentalista. E pericolosa.
Non sopporto, poi, la gente che sale sul carro del vincitore. E di questa gente ne è pieno lo Stivale. Ipocrisia...bugie...ecco i nuovi reati da perseguire. Le situazioni artefatte, ovvero fatte ad arte.
Una volta si sono rifiutati di farmi entrare ad un convegno in quanto mi mancava la "tessera associativa". Quella è stata la prima volta in cui mi sono sentito davvero discriminato ed ho capito quanta ipocrisia ci possa essere in certe parole altisonanti che vengono ripetute in maniera vuota e senza essere interiorizzate.
Concetti come "Fratellanza" prima si interiorizzano e poi, forse, solo molti decenni dopo (o molte vite dopo, chissà), possono essere proferiti. Ma nessuno vuole comprenderlo.
Non lo so. Temo di aver parlato troppo. Di aver annoiato qualcuno ed anche me stesso.



12 gennaio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Rimorsi e rimpianti" monologo by Baglu



Un giorno, era periodo di campagna elettorale, quando mi capitò fra le mani un volantino di un candidato sindaco del mio paese e nel quale, sfogliandolo, trovai questa frase: "Preferisco avere rimorsi piuttosto che rimpianti". Fui certo che io, un tizio così, non solo non l'averi mai votato, ma ne provai addirittura vergogna: per lui e per tutti i suoi elettori.
Che frase schifosa.
Ma come si fa, io dico, a preferire i rimorsi ai rimpianti ! E la cosa triste è che la maggioranza di voi, lettori di questo post, magari dirà che sì, è giusto così, che la vita va vissuta a fondo, che sì, si può anche passare sopra al prossimo pur di non negarsi la propria felicità... Massì, dai, avete ragione: facciamo le scarpe al nostro collega, fottiamoci la ragazza del nostro amico, giustifichiamo il pedofilo che, sì, adesca e violenta i ragazzini, ma lo fa per non avere rimpianti ! Poi chissenefrega se ha dei rimorsi, vero ? Se commetterà questo crimine.
Giustificiamo i ladri e gli assassini, ma no, perché non diventiamo anche noi ladri ed assassini ? Non avremo il rimpianto di non essere diventati ricchi rapinando una banca o, perché no, ucciso il nostro peggior nemico !
Massì, evviva i rimorsi, abbasso i rimpianti !
Pensate che sia giusto ? Che sia positivo tutto ciò ? Pensate che io sia un moralista ?
Eh no, cari amanti del rimorso, ma non del rimpianto. Cari amanti della "felicità ad ogni costo" pur di non avere rimpianti.
Sapete che anch'io ho un rimorso ? Una cosa se volete sciocca, ma che mi rode ancora la coscienza e che ancora oggi, nonostante la cosa fosse sciocca e sia stato perdonato dalla persona interessata, no, non riesco ancora a perdonarmi ?
Guardate che non dovete nemmeno giustificarvi con me, che sto qui, seduto su questa panchina e, pergiunta, sono un personaggio di fantasia. Sì, voi che non la pensate così mi fate un po' schifo, ma il problema non è certo mio. Ma vostro.
Magari, chissà, sono proprio la vostra Coscienza. Magari una Coscienza l'avete ancora, nonostante abbiate buttato una vita a credere di fare gli edonisti, sempiterni ragazzini deficienti rottinculo, abbiate insegnato persino ai vostri figli o ai figli dei vostri figli che sì, "meglio avere rimorsi che rimpianti".
Tanto...la vita è una sola, no ?
Con tutto il mio più profondo disprezzo umano ed i miei più sentiti calci nel deretano.




27 dicembre 2011

"Le armonie dei quadrati": commento alla poesia di Luca Bagatin by Marica Bonaiuti


Poesia di Luca Bagatin

Al chiaro di luna

ho scritto per te questo messaggio

affinché il tuo cuore si apra

alla gioia delle Feste.

Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti

iluminano il tuo viso riflesso in un sorriso

di un bimbo che suona la sua arpa d’oro

e ti dona l’armonia di una nuova Alba.

Alba di loto,

fiore di loto,

sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,

sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.


LE ARMONIE DEI QUADRATI

Commento alla poesia di Luca Bagatin

di Marica Bonaiuti


Nonostante, come si sa, la mia inclinazione poetica sia piuttosto inesistente, apprezzare e saper cogliere i tratti distintivi dei testi poetici è attività di prosatori. E pertanto m’accingo.

Si noti la poeticità della formulazione delle intenzioni prima ancora della breve analisi di cui sotto presentiamo.

La poesia, che si apre come un allegro e invitante augurio per le feste, raccoglie, a uno sguardo non viziato dalla banalità di un complimento, notevoli immagini evocative.

Di particolare interesse è, per iniziare, il verso sei.

In questo compare l’espressione centrale, per posizione ma anche per contenuto, “il tuo viso riflesso in un sorriso”. E’ un’espressione giocata in aperta opposizione col verso finale ed esprime, in una brevità di non facile realizzazione, il concetto articolato dell’espressività di certi tratti specifici piuttosto che del tutto. Ci sono alcuni sorrisi, sembra volerci comunicare l’autore, che fanno cogliere l’interezza delle “efficacia” visiva, che fanno cogliere quello che solo un intero volto potrebbe mostrare. Sono sorrisi particolari, non banali e nemmeno di facile realizzazione: si ha l’impressione che arrivino, senza annunci, pretese e sforzi, in particolarissime occasioni.

Ed è forse l’occasione che fa, come parlassimo di un romanzo in versi, da ambientazione alla poesia ad offrirci quello che l’autore descrive.

E l’occasione è non un banale Natale di panettoni e bambinelli ma una festa di luce: è il sole il divino di cui festeggiamo la nascita.

L’autore fornisce una semplicità estetica notevole a un concetto, nelle sue intenzioni, almeno secondo la mia interpretazione, molto più raffinato. Infatti il termine “Alba”, che compare al verso ottavo, ha, come si sa, grande eco popolare: l’alba è qualcosa che rumorosamente “i più” conoscono e ricercano nelle romanticherie banali. Nelle intenzioni dell’autore invece Alba è usato come richiamo alla vera festività, occasione del sorriso, a cui l’autore di rivolge: la festività del Sol Invictus. E il maiscolo è volutamente usato per sottolineare come il termine popolare abbia in realtà grandi risvolti mistici.

Non è, pertanto, affatto marginale il riferimento al fiore di loto presente nei versi successivi. E’ un riferimento di tutta una tradizione che già nell’antico Egitto fa la sua prima comparsa: il fiore di loto è un fiore di luce, simbolo di luce, immagine di luce; infatti, secondo l’antica cosmologia egizia, Ra (divenuto poi Aton –disco solare) nacque proprio dal bocciolo di un fiore di loto.

E tutto ciò è, a mio avviso, ben reso, nella espressione “Alba di loto”. Espressione che mi ha particolarmente colpita e che perfettizza il termina Alba già incontrato.

E’ un’espressione particolarmente ben resa: innovativa, inusuale, incisiva e sembra il perno dell’intera poesia.

Al verso undici compare un malcelato (volutamente) riferimento al sesso. Forse, inconsciamente o meno, per quanto l’amore, il sesso, le nascite siano, indissolubilmente, anche morte, l’autore non sa abbandonare l’idea, che fa trapelare un genuino ottimismo, di una vita completa e che “si illumina” (mantenendo l’idea centrale) solo con l’Amore.

E’ un amore fisico e carnale, quello a cui il poeta accenna, e che offre, proprio per questa fisicità, un bell'equilibrio al testo. Così come la festa della luce è, per stessa ammissione fisica (la luce ha prevalentemente effetti ondulatori, non materiali), intoccabile, così il corpo e le labbra della donna, illuminata dai fiori di loto (e questa è una bella improprietà mia, lo so), sono tangibili, reali, visibili, toccabili.

Meno convincente appare invece il verso sette in cui vi è l’immagine del bimbo che suona l’arpa. Infatti nonostante l’arpa dorata dia ancora il senso di questa festa della luce, tema centrale della poesia, l’immagine del bambino, molto popolare forse, suona, agli occhi di noi cinici commentatori, piuttosto stonata.

I bambini nell’immagine collettiva sono il bene, l’innocenza e la giocosità mentre in alcuni autori, filosofi soprattutto, e nella personalissima visione di chi scrive il commento, sono esseri umani con il potenziale al bene (se educati a questo) ma non con l’inclinazione naturale a farlo o pensarlo.

Non ci sembra fuori luogo, a questo punto, citare De Andrè “c’è un bambino che sale un cancello/ ruba ciliegie e piume di uccello/ tira sassate, non ha dolori”.

In poche parole, e a gusto personale, quel bambino con l’arpa, richiamo di qualche angioletto da fontanella, sarebbe preferibile lasciasse il posto a una simbologia forse più complessa.

Non vogliamo, noi poveri prosatori andati in fissa col plurale maiestatis di questi “noi”, suggerire di che entità popolare le sue poesie al poeta, ma ci permettiamo, in occasione di questo commento, una “fuga fantasiosa”: il bambino e il suono della sua arpa possono diventare il rumore del fuoco in cui una fenice si è appena accesa per ritornare, dalla cenere, alla vita.

Abbiamo scelto l’immagine di una fenice e il rumore del suo fuoco perché questo sembra offrirci la vera armonia. L’arpa offre un’armonia facile a morire, fatta di accordi e sinonimi mentre solo qualcosa di meno addomesticato, come il rumore, magari di un fuoco, offre l’armonia articolata e durevole di contrasto e opposizione.

Un’armonia, se così vogliamo sintetizzare, di quadrati e non di facili tondi.



14 dicembre 2011

"AL CHIARO DI LUNA": vecchia poesia bagatiniana con dolce iniziale



Al chiaro di luna

ho scritto per te questo messaggio

affinché il tuo cuore si apra

alla gioia delle Feste.

Luci, colori, profumi di caldi fiori appena colti

illuminano il tuo viso riflesso in un sorriso

di un bimbo che suona la sua arpa d’oro

e ti dona l’armonia di una nuova Alba.

Alba di loto,

fiore di loto,

sulla tua bocca, sul tuo cuore, sul tuo corpo,

sul tuo sorriso riflesso nel tuo viso.



12 dicembre 2011

"Bianca" di Nanni Moretti: un film psicologico su cui poter riflettere


"Bianca" di Nanni Moretti e Sandro Petraglia è un film del 1984, ma sembra stato scritto ieri.
E' un film struggente, divertente, triste, a tratti grottesco, molto malinconico. E' una storia d'amore, ma anche un giallo. Un giallo a sfondo psicologico.
Una storia, quella del professor Michele Apicella (il giovane Nanni Moretti), complessa ma anche profondamente semplice.
Chi è Michele Apicella ? Un insegnante deluso dal mondo, dalla maggior parte dei comportamenti umani. Deluso dai rapporti sentimentali altrui, in primo luogo, che proprio non riesce a comprendere.
Come mai le coppie si sfasciano così facilmente ?
Questo proprio il nostro Michele non riesce ad accettarlo.
Perché un uomo ed una donna che si amano, si vogliono bene, non possono vivere felici per tutta la vita ?
Michele non sa darsene una spiegazione. Fa di tutto affinchè i suoi amici si riappacifichino, continuino ad amarsi, ma senza grande successo.
Ed allora ? Ed allora decide di eliminarli. Anche fisicamente, sì, avete capito bene.
Sin tanto che incontra Bianca, interpretata dalla bravissima Laura Morante, un'insegnante anche lei, un po' introversa forse, enigmatica. Che lo proteggerà sino alla fine.
Con Bianca, Michele troverà per un po' quell'equilibrio psicologico e sentimentale che non ha mai conosciuto, ma, invero, non vi riuscirà completamente. Sarà sempre preoccupato che la loro storia possa finire da un giorno all'altro, che lei possa stancarsi di lui, possa lasciarlo.
E così è Michele a lasciarla per primo.
Michele che nasconderà il suo bisogno di affetto rifugiandosi nei dolci, nei gelati (ma non dai gusti troppo misti perché non stanno bene assieme), nella emblematica Sacher Torte - icona dei film di Moretti - inzuppata nella panna e nel barattolone di Nutella, altra immagine tipicamente morettiana.
Michele, che si veste sempre allo stesso modo per non uscire mai dalla sua quotidianità, dalle sue sicure insicurezze, dalla voglia che avrebbe di evadere; Michele con la fissazione per le calzature, in particolare femminili; Michele che è disgustato dagli uomini anziani che vanno dietro alle ragazze giovani.
Michele sembra quasi il ritratto della perfezione, di quell'utopia che Nanni Moretti ricerca in tutti i suoi film. Persino nell'ultimo “Habemus Papam”, ove immagina un Papa dubbioso e lontano anni luce dalla bramosia del potere. E' il Moretti che vorrebbe una sinistra diversa, coerente, una sinistra veramente "di sinistra", lontana da certo bigottismo. Pensiamo ad esempio alle sue vecchie glorie: "Io sono un autarchico", "Palombella Rossa" ed "Aprile".
Michele Apicella-Nanni Moretti è il Don Chisciotte alla ricerca dell'anima gemella, l'anima pura di una donna che possa contenere le sue frustrazioni. Una donna che, quando però riesce a trovare, rifiuta: perché l'utopia è assoluta, così come la felicità e la coerenza. Persino politica.
Una felicità che, forse, non è di questo mondo e la cui ricerca porta e comporta molto, molto dolore. La ricerca di una dimensione, di un mondo migliore, ideale, come quello sognato dalle avanguardie libertarie, dai trotzkisti, dai socialisti libertari degli anni '60, dai "porci con le ali".
O, più semplicemente, dai sognatori di ogni tempo e di ogni epoca che, forse, esistono anche oggi - fra una pubblicità del rolex ed una del telefonino, fra una porcata del “Grande Fratello”, di “Uomini e Donne” e di “Amici” (il cui regista, curiosamente, era quel Paolo Pietrangeli del canto sessantottino “Contessa”...sic !) - ma che sono nascosti, in attesa di riemergere.


Luca Bagatin



16 agosto 2009

"MICHELE PALOMBELLA, QUASIOCCUPATO": cortometraggio by Luca Bagatin

Michele Palombella era dedito al fumo.
Fumava, fumava, pareva che la cosa che al mondo lo interessasse di più fosse fumare.....
Fumare incessantemente, ma non solo. Anche pensare...ricordare...vivere....




Mi chiamo Michele Palombella, ho quarant'anni e sono un quasioccupato.
Non mi chiedete che significa perché non lo so. E nemmeno mi interessa poi tanto dirvelo, visto che non mi ascoltate mai.
Quantomeno non mi ascoltate da venticinque anni.
Avevo quindici anni quando qualcuno di voi mi mise con la testa dentro al cesso ed in quel cesso ci sono rimasto per i successivi venticinque anni.
Il problema....il problema....ma perché mai dovrebbero esservi problemi.
Una quasifamiglia, una quasicasa, una quasirelazione, una quasiautomobile.
Prima dei diciannove anni stavo meglio. Anzi no, prima dei venti. Non è che stavo bene, questo no. Però stavo meglio.
Allora militai anche nelle file del partito...... Non che fossi realmente convinto delle idee di quel partito, però lì trovai qualcuno che mi faceva sentire parte....
Sentire parte.....
Che bello il verbo "sentire". Ai ventenni d'oggi interesserà veramente "sentire" qualcosa ?
E poi "parte"...essere parte....parteggiare...farsi le canne in compagnia....
I tagli che porto sul corpo non sono "ferite di guerra". Me li sono fatti io attorno ai ventidue anni. Due sul petto, un paio sulle braccia.....qualche mozzicone di sigaretta spento sul braccio.....
Ecco, ora voi pensate che io pensi ad alta voce.....e invece no. E INVECE NO ! Sto URLANDO ad alta voce.
Ma che ne sapete voi che cosa significhi non ridere mai, non ricordarsi come si piange, non riuscire a proferire parola con i vecchi amici perché.....perché sono vecchi e voi vi sentite ancora giovane.
Ma che ne sapete voi che pensate solo a scopare virtualmente, a crearvi per anni una vita virtuale e poi magari anche a scopare oltre lo schermo senza "vedere" chi vi sta attorno.
Chi vi sta attorno....che continua ad osservarvi, ad amarvi - per quella merda che siete - ....ma rimane in silenzio.
Ed in silenzio rimarrà per sempre.
Ma che ne sapete voi che significa passare una vita a smistare ricordi.
............
Il mio più grande difetto è quello di non saper comunicare. Cioè, è uno dei difetti. L'altro è l'avere un pessimo carattere.
Con gli anni ci si abitua. Voglio dire: con gli anni mi sono abitiato anche a me stesso. MI SONO ABITUATO A QUESTA VITA VUOI CHE NONMIABITUIAMESTESSO ?????
Una volta mi piaceva una ragazza e, come al solito, le ho chiesto se potevo innamorarmi di lei.
Ora, sembra che non sia possibile esternare così apertamente i propri sentimenti.
Sembra che non sia possibile.....
Sembra che tutto ti sfugga....come il fumo di una sigaretta.....
Sembra che la cosa più naturale del mondo tu debba complicarla.
Ma che ne sapete voi che vi vantate di sapere tutto perché l'avete visto in televisione a Uominiedonne.
Che ne sapete voi di che significa non temere la morte perché si è già morti e non si può morire due volte, no.
No, non si più.
Ora, c'è questa domanda che io vi faccio - sapendo che non potete sentirmi ovviamente - che cos'è un uomo senza una donna ?
No perché una donna senza un uomo sta benissimo, è assodato.
Ma viceversa.....?
...............



Michele Palombella, quarant'anni, quasioccupato.
Trovato morto il 15 agosto 200... con un colpo di pistola alla tempia.
Non ha lasciato messaggi.
Non ha lasciato nessuno.
Forse, è solo un eroe di "carta".

Igienica.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini