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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 luglio 2015

La Revolucion Ciudadana in Ecuador ed il Primer Taller de Verano a Roma



Rafael Correa, Presidente dell'Ecuador

L'Ecuador è un piccolo grande Paese. Un piccolo grande Paese che, dal 2007 sta avanzando sotto il profilo socioeconomico grazie all'avvento del primo Presidente autenticamente democratico ed inclusivo che l'Ecuador abbia mai conosciuto, ovvero dell'economista Rafael Correa con suo movimento Alianza PAIS (Patria Altiva i Soberana) (www.alianzapais.com.ec), il quale ha avviato una vera e propria Rivoluzione Civile, la cosiddetta Revolucion Ciudadana.

Una Rivoluzione democratica e civile, che ha portato il Paese a rinegoziare il debito, a ridurre l'influenza straniera (in particolare dei rapaci USA), a ridurre la provertà, l'analfabetismo ed a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.

Di tutto questo e di molto altro si è parlato nel “Primer Taller de Verano – Buen Vivir y Revolucion Ciudadana” organizzato a Roma dal 23 al 25 luglio scorsi, presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi Roma Tre, in collaborazione con l'Ambasciata dell'Ecuador in Italia ed il Ministero ecuadoriano degli Affari Esteri e della Mobilità.

Un workoshop al quale io stesso ho partecipato e che ha visto come relatori, fra gli altri, l'Ambasciatore della Repubblica dell'Ecuador in Italia Dr. Juan Fernando Holguin, la Dr.ssa Federica Zaccagnini, il prof. Salvatore Monni e molti altri.

Si è parlato del Buen Vivir equadoriano, ovvero il nuovo modello di sviluppo, ispirato al “buon vivere” tipico dei popoli andini indigeni. Un modello che pone al centro del progetto politico-economico l'essere umano, anziché inseguire modelli edonisti che producono ricchezza effimera o comunque detenuta nelle mani di pochi.

L'Ecuador, come gli altri Paesi dell'America Latina, proviene da secoli di sfruttamento coloniale, da successive dittature militari, da pseudo-democrazie autoritarie che hanno distrutto l'economia del Paese e creato fortissimi squilibri e disparità sociali.

Con l'avvento del cosiddetto Socialismo del XXIesimo Secolo - un'alternativa sia al socialismo reale novecentesco che al liberalismo - al quale si ispirò anche Rafael Correa, anche l'Ecuador, come già avvenuto per il Venezuela di Chavez, per l'Argentina di Kirchner e per la Bolivia di Morales (e successivamente l'Uruguay di Mujica), iniziò a cambiare marcia.

Iniziò così ad attuare finalmente politiche alternative alla corruzione dilagante, politiche di rinnovata ricerca della sovranità nazionale, politiche di inclusione sociale e di lotta alla povertà ed all'analfabetismo, oltre che politiche di inclusione dei cittadini nel processo politico.

Un nuovo modello, dunque, che potrebbe essere di assoluta ispirazione per un'Europa nella quale è completamente fallito sia il modello liberal-democratico che social-burocratico.

Un'Europa che per secoli ha sfruttato il Terzo Mondo e che ne ha ancora per molti versi paura. Un'Europa che conosce benissimo quella che io definisco la “società del piacere” effimero, dell'edonismo egoista, della dittatura del danaro, ma che non conosce un'alternativa possibile, quella che nell'ambito del movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org www.amoreeliberta.blogspot.it) ho definito “Civiltà dell'Amore” e di cui parlo nel mio ultimo saggio sociopolitico.

Una Civiltà dell'Amore che è totalmente in linea con la Rivolucion Ciudadana di Correa e degli altri leader dell'America Latina che hanno avviato questo processo. Un processo che ricerca – forse per la prima volta nella Storia – un modello di sviluppo nel quale la popolazione, le persone economicamente più disagiate in particolare, sono poste al centro della visione politica.

Purtuttavia l'Ecuador del Presidente Correa, così come altre realtà affini e che abbiamo già sopra citato, sono sempre a rischio di colpo di Stato da parte dell'opposizione, appoggiata molto spesso da nazioni straniere che hanno tutto l'interesse nel far prevalere interessi particolari e tutt'altro che popolari.

La Revolucion Ciudadana, la Rivoluzione Civica Equatoriana è ad ogni modo avviata e merita di essere conosciuta e diffusa in tutto l'Occidente cosiddetto “democratico”.

Perché mai come in questo preciso momento storico necessitiamo di una seria Rivoluzione Civica sul modello del “Buen Vivir”.


Luca Bagatin


Foto realizzata da Maddalena Celano



15 maggio 2015

Risveglio delle anime, risveglio dei popoli



"Ricordo nitidamente la tristezza provata nello scoprire che nel mondo c'erano i poveri e i ricchi; e la cosa strana è che non mi addolorava tanto l'esistenza dei poveri quanto il fatto di sapere che, al tempo stesso, esistevano i ricchi"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"...ho capito che non deve essere molto difficile morire per una causa che si ama. O più semplicemente: morire per amore"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"La religione è l'oppio del popoli, ma la spiritualità è il risveglio dell'anima e del cuore"

(Luca Bagatin)




31 marzo 2015

"Politica VS Sensualità": riflessioni (anti)politiche e (contro)culturali by Luca Bagatin

"Ragazzo e ragazza, l'uno tra le braccia dell'altra, Maggie e Jack, nella triste pista da ballo della vita, già demoralizzati, gli angoli della bocca pieni di rinuncia, le spalle che si afflosciano, accigliati, le menti prevenute - l'amore è amaro, dolce è la morte"

(Jack Kerouac)
Viviamo in un'epoca di apparente ricchezza e di reale povertà (interiore, economica...). Questa la conseguenza della globalizzazione e del capitalismo. Ovvero dell'egoismo.
Un tempo si chiamavano usurai e falsari. Oggi si chiamano banchieri.
L'alternativa alla crisi economica mondiale può essere l'esproprio e la conseguente nazonalizzazione/socializzazione del sistema bancario privato.
Prima lo si comprende meglio è.
Ogni qual volta sento proferire dalla bocca di un politico o di un imprenditore le parole "crescita", "innovazione" e "competitività" dalla mia bocca fuoriesce un rutto.
Le battute a sfondo sessuale non hanno mai fatto male a nessuno. Anzi.
E' la malizia che fa male, tanto quanto l'ipocrisia umana.
Due aspetti che rifuggo il più possibile.
Barack Obama paragonò il Colosseo di Roma ad un campo da baseball.
Questo il livello culturale del Presidente di una Repubblica federale che con la cultura ha sempre fatto a cazzotti.
Perdendo inesorabilmente.
Più conosco "sexy star" e più mi rendo conto di quanto siano interessanti e diverse dagli "stereotipi", dalla "vulgata" che le vorrebbe tutte corpo e nulla di più.
La parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) è l'anima.
Ed è la parte che mi piace sempre scoprire...di più.




27 gennaio 2015

Più che un Tsipras ci vorrebbe un Mujica

Non sappiamo se esultare o meno per la vittoria di Alexis Tsipras alle elezioni politiche greche.

Tsipras non ci entusiasma granché e la sua amicizia e vicinanza con molti politici del conservatore Partito Democratico italiano certo non ce lo rendono troppo convincente.

Interessante, ad ogni modo e comunque, il fatto che la stragrande maggioranza del popolo greco abbia espresso il suo voto favorevole nei confronti di un leader anti-Fondo Monetario Internazionale ed anti-Banca Centrale Europea, che, peraltro, ha deciso di allearsi con il partito dei nazionalisti greci, altrettanto se non ancor più anti-Troika.

Non è un caso, dunque, se un leader anti-europeista ed anti-capital-globalista come Tsipras venga elogiato tanto dalla pasionaria Marine Le Pen quanto dai movimenti dell'ultra-sinistra, oltre ad essere stato votato dalla stragrande maggioranza dei liberali e moderati greci.

Ed è interessante anche un'astensionismo del 36%, che indica comunque una sfiducia importante nei confronti della politica e, forse, anche nei confronti di un sistema socio-economico che ha fatto il suo tempo. E che andrebbe superato.

Sistema politico e socio-economico purtuttavia non messo in discussione da Tsipras, così come non è messo in discussione da nessun politicante europeo. Purtuttavia i limiti della politica, ovvero di questa politica fondata sulla divisione fra fazioni, sulla ricerca del potere, del consenso a tutti i costi e dunque sul danaro e sulla società mediatica dei bisogni e consumi indotti, è proprio questo.

E' il limite di coloro i quali pretendono di rappresentare un popolo senza in realtà farlo. Poiché il popolo è e rimane soggiogato dal sistema monetario internazionale, da un debito pubblico impagabile e contratto dai politici attraverso le banche e dai cittadini attraverso l'accensione di mutui ed il tutto ad interessi altissimi e a tutto vantaggio del sistema bancario. Un sistema che, da tempo immemorabile, è peraltro non più legato alle riserve auree ed ai beni e servizi effettivamente prodotti, bensì fondato su regole materialistiche, consumistiche, egoistiche, illiberali, come denunciato da diverso tempo dal nostro movimento-pensatoio “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelibertalblogspot.it).

Per questo, ben vengano le critiche e le prospettive anti-europeiste ed anti-Troika di Tsipras o della signora Le Pen, purtuttavia questa dovrebbe essere l'ora dei popoli sovrani, affratellati fra loro, alla ricerca di prospettive simili a quelle concretamente realizzate da José “Pepe” Mujica in Uruguay, da Chavez in Venezuela, da Evo Morales in Bolivia, dal peronismo dei Kirchner in Argentina. E' dunque l'ora dei popoli consapevoli che non è e non sarà questo sistema politico, economico, anti-sociale ed egoistico a poterli/poterci far uscire dalla crisi e dallo sfruttamento sociale.

La prospettiva dovrebbe essere dunque la ricerca di una Civiltà dell'Amore alternativa ad una società del piacere effimero e dello sfruttamento dei molti a scapito dei pochi.

La vera crescita dovrebbe essere dunque umana, spirituale, sociale. Lasciando la fredda economia e la fredda politica ai frustrati ed ai repressi di sempre.


Luca Bagatin



11 gennaio 2015

La "Dottrina Peronista"

“La Dottrina Peronista”, oltre ad essere il testo fondamentale del Peronismo, fu la raccolta principale degli scritti e dei discorsi del Presidente e Generale Juan Domingo Peron (1895 - 1974), il quale governò democraticamente l'Argentina dal 1946 al 1955, prima di essere defenestrato ed esiliato dai regimi dittatoriali successivi.

“La dottrina peronista”, testo pubblicato nel 1947 e poi ripubblicato a più riprese anche dopo il ritorno di Peron in Argentina (1973) dopo il suo esilio forzato ed imposto dai dittatori che lo defenestrarono, durato ben 18 anni, è oggi testo purtroppo di difficile reperibilità nel nostro Paese (ma scaricabile in lingua originale nel sito ufficiale del Partito Giustizialista argentino: http://www.pjbonaerense.org.ar/archivos/doctrina%20peronista%20anaseb%2015%20jun%202014.pdf)

Tale testo, che consta di ben 670 pagine nella sue prima edizione, illustra la visione politica, sociale ed umanista di Juan Peron, il quale fonde in sé dottrine e suggestioni di ispirazione socialista, nazionalista, cristiana ed anarchica, dando così vita ad una nuova dottrina ideale di “terza posizione”, come egli stesso l'amava definire, né di destra né di sinistra, che supera tanto la visione capitalista del mondo e dell'economia, che quella tipicamente marxista/comunista.

Già ne “Le venti verità del giustizialismo peronista”, Peron enuncia la sua visione di democrazia, ovvero dichiara che “la vera democrazia è dove il governo fa ciò che il popolo vuole e difende un solo interesse: quello del popolo”, sgomberando così il campo da ogni possibile equivoco su ciò che rappresentava e rappresenta il Peronismo, che è stato l'esatto opposto di una dittatura totalitaria ed oligarchica.

Per Peron ed il Peronismo, esiste una sola classe di individui: quelli che lavorano e che producono, per il bene della nazione e dunque a beneficio del popolo medesimo ed in questo senso promuove – come peraltro fece il nostro Giuseppe Mazzini nel suo “Doveri dell'Uomo” (1860) - l'unione fra capitale e lavoro, ovvero un'alternativa reale al capitalismo, pur senza sfociare nel livellamento collettivista. In questo senso Peron, nella sua “Dottrina”, promuove il ruole del sindacato e del sindacalismo attivo e pone una critica alla società capitalista definendola “né cristiana né civile” ed a quella comunista affermando che l'unico scopo del comunismo è quello di “dominare il popolo” ed è per questo che il suo ideale si riassume nel trinomio: “Vogliamo un'Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana”, ciò che infatti egli riuscirà ad ottenere durante i suoi dieci anni di governo, realizzando un giusto equilibrio fra diritti degli individui e quelli della comunità.

Pur essendo laico, al punto che durante il suo mandato soppresse l'educazione religiosa nelle scuole, introdusse il divorzio e legalizzò la prostituzione – tutte cose che gli costarono una scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII – la sua visione rimase sempre cristiana, al punto da enunciarlo nei suoi discorsi, che concorreranno a formare la sua “Dottrina”. Il Presidente Peron riteneva infatti che solo una visione “cristiana e profondamente umanista” potesse contrastare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo tipico del capitalismo ed al contempo lo sfruttamento dell'uomo da parte dello Stato tipico del comunismo, ovvero solo una visione basata sulla “giustizia” e sull'”amore”, valori cardine del Giustizialismo peronista, inteso appunto come dottrina di “giustizia sociale” e di “aiuto sociale”.

Ridicole poi le accuse mosse a Peron da parte dei suoi nemici di xenofobia o di filo-nazismo, al punto che egli scrisse e dichiarò, l'8 dicembre del 1945: “Non abbiamo pregiudizi razziali. Gli uomini decenti e di buona volontà saranno sempre accolti in questa patria generosa e buona”.

Interessante poi la promozione del cooperativismo da parte della “Dottrina” di Peron, che apriva all'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, oggi una realtà in molti Stati dell'America Latina.

In attesa della pubblicazione in lingua italiana di una nuova edizione dellla “Dottrina Peronista”, non possiamo non notare delle similitudini fra il pensiero mazziniano e quello peronista. Entrambi di matrice laica e cristiana al contempo. Entrambi di matrice nazionalista nel senso di esaltazione dei valori specifici di ciascuna nazione e di ciascun popolo sovrano. Entrambi rivolti appunto ai popoli, spesso oppressi, tanto dal giogo straniero quanto dagli opposti imperialismi.

Si pensi che fu Peron a definire “Terzo Mondo” i cosiddetti “Paesi non allineati”, invitandoli ad emanciparsi – come aveva fatto l'Argentina – e ad opporsi democraticamente all'oppressione ed all'influenza statunitense e sovietica, così come Mazzini invitò i popoli di tutta Europa a ribellarsi ai loro sovrani e, tanto Peron quanto Mazzini invitarono gli operai, i lavoratori tutti ad associarsi in libere cooperative ed a concorrere alla formazione di una Patria giusta, libera e sovrana.

Interessanti tali similitudini e francamente mi stupisce che nessuno storico serio – tranne il sottoscritto che è uno storico per passione, ma non certo un cattedratico - le abbia mai notate.

Sarebbe interessante, oggi, viste le similitudini fra Argentina ed Italia, proporre agli studenti dei due Paesi uno studio comparato della “Dottrina Peronista” e dei “Doveri dell'Uomo” mazziniani.

Sono certo che, quantomeno la Presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner, erede diretta della tradizione peronista, la quale, assieme al defunto marito Néstor ha – pur fra molte difficoltà – risollevato le sorti del suo Paese (riducendo la povertà, la fame, l'analfabetismo), sarebbe certamente favorevole.

E sono parimenti certo che i nostri studenti imparerebbero finalmente e davvero i valori della giustizia, della libertà, della tolleranza e della fratellanza fra i propri simili. Aspetti di cui, mai come oggi, abbiamo urgente necessità.


Luca Bagatin



20 dicembre 2014

Aforismi e riflessioni garibaldine, chaviste, peroniste, (anti)politiche. By Luca Bagatin

Ridicole le varie sigle politiche della nostra "gauche au caviar", fra vari comunismi, pseudo socialismi e fantomatiche "liste Tsipras"....E poi non ci si lamenti se abbiamo un politicante autoritario come Renzi al governo !
Occorre, semmai, una lista Garibaldi, una lista Chavez, una lista Peron !
Ma non sulle schede elettorali (con le quali possiamo anche pulirci il didietro), bensì nel cuore di ciascuno !
Se la politica è mafiosa allora significa che ad essere mafiosa è anche la società medesima, le persone nel loro complesso. E' aspetto sul quale non si riflette mai e ciò spesso per mera ipocrisia.
Quando e se pubblicherò mai un nuovo saggio, questo avrà fra le sue eroine-protagoniste anche Evita Peron.
Trovo che Raul Castro sia da sempre inconsistente.
Quanto a Obama e Mr. Bergoglio, trovo che siano due starlette televisive da quel dì.
Non riesco a "gioire" per questo disgelo mediatico. Hasta Siempre Comandante !
L'Italia è una Repubblica affondata sul jobs act.
Francamente non comprendo coloro i quali, a Roma, pretendono che vi siano nuove elezioni.
Altro che elezioni: COMMISSARIAMO I POLITICI ! AUTOGESTIAMO LE CITTA' !
Sono disgustose le strumentalizzazioni della figura di Evita Peron da parte della destra fascista italica.
Evita, come Peron, non sono MAI stati né a destra né a sinistra, ma sempre e solo dalla parte del popolo!
Politicanti italici: fatevene una ragione e vergognatevi, visto che il popolo non siete mai stati in grado di rappresentarlo, né lo rappresenterete mai!!!



28 novembre 2014

Non sciocchi libri complottisti, ma un libro che parli - con il cuore - di Donne. Al cuore delle Donne e degli Uomini che le amano. Ritratti di Donna (Ipertesto Edizioni)








Per leggere alcuni stralci di "Ritratti di Donna" ed acquistarlo, visita il link:

http://www.iperedizioni.it/dettaglio.aspx?l=253&h=1



29 ottobre 2014

Evo Morales ed il sogno boliviano


A sinistra: il Vicepresidente della Bolivia Alvaro Garcia Linera ed il Presidente Evo Morales
A destra: il saggio biografico di Martin Sivak edito dalle edizioni Alegre

Ha trionfato per la terza volta alle elezioni presidenziali lo scorso 13 ottobre, ottenendo il 60% dei consensi. La crescita economica – da quando governa il suo Paese, ovvero dal 2006 – è arrivata al 5% annuo; i prezzi delle materie prime del suo Paese hanno aumentato di nove volte i proventi delle esportazioni nazionali; il suo Paese ha un surplus fiscale ed ha accumulato 15,5 miliardi di dollari in riserve internazionali; è riuscito a far uscire mezzo milione di persone dalla povertà; ha garantito sussidi per bambini e anziani ed il suo Paese è stato dichiarato dall'Unesco libero dall'analfabetismo.

Chi sarà il leader politico che è riuscito ad ottenere, in così pochi anni, risultati così straordinari ? Stiamo parlando di Evo Morales, Presidente della Bolivia e leader del Movimento per il Socialismo (MAS) che, con il suo programma di nazionalizzazioni nel settore degli idrocarburi, l'aumento del controllo statale nel settore delle risorse naturali ed una loro razionalizzazione finalizzata a rendere i massimi benefici per la società boliviana, l'approvazione di una nuova Costituzione che oggi garantisce maggiori autonomie locali e maggiore rappresentanza a tutte le etnie boliviane, oltre che un programma di austerità statale e di indipendenza dall'estero, è riuscito – in pochi anni – a trasformare completamente il volto di questo fiero Stato sudamericano.

Evo Morales è ed è stato, peraltro, il primo Presidente indigeno - di etnia aymara - a guidare il suo Paese, oltre ad aver designato un Gabinetto con il 50% di presenza femminile ed aver stabilito che, i principi guida della sua azione politica, si sarebbero poggiati sulle antiche regole insegnate dagli Inca: “ama sua” (non rubare), “ama llula” (non mentire), “ama quella” (non essere pigro).

Pigro certamente Evo Morales non è, visto che la sua attività inizia alle cinque del mattino e termina la notte molto tardi, al punto dal non avere una vera vita privata, ed avendo costretto i suoi più stretti collaboratori a mutare stile di vita, spesso peraltro invitandoli a giocare ad appassionanti partite di calcio, sport che il Presidente ama molto.

Un ottimo profilo biografico del Presidente Morales è tracciato dal giovane giornalista argentino Martin Sivak, classe 1975, nel suo “Evo Morales – ritratto intimo di un presidente”, edito in Italia dalle edizioni Alegre.

Martin Sivak ha infatti avuto la possibilità di seguire, passo passo, ogni attività di Evo Morales, diventandone anche molto amico ed il suo saggio – che ci ha aiutato molto nella redazione di questo articolo, ovvero nella ricostruzione della vita del Presidente Morales - è, pertanto, un resoconto completo e talvolta molto dettagliato dell'attività di questo inaspettato ed umano leader boliviano.

Nato in una famiglia povera di agricoltori dell'Altopiano boliviano, ex pastore di lama, contadino e coltivatore di coca egli stesso, Morales – i cui studi si fermano alle scuole superiori – divenne prima leader sindacale e successivamente, negli Anni '90, attivista politico anche in opposizione alla politica dell'Amministrazione USA guidata allora da Bush padre, che voleva lo sradicamento totale delle coltivazioni di coca, principale fonte di guadagno dei contadini boliviani e coltivata da millenni dai popoli andini, oltre che utilizzata anche per produrre farmaci ed infusi.

Fu così che Morales iniziò a simpatizzare per la politica antimperialista di Fidel Castro, che ebbe modo di conoscere in uno dei suoi viaggi a Cuba e che, nel 2003, gli consigliò caldamente di evitare l'utilizzo della forza o della lotta armata per raggiungere il potere dicendogli, testualmente, come riportato nel saggio di Sivak: “Non fate quello che abbiamo fatto noi: fate una rivoluzione democratica. Siamo in altri tempi e i popoli vogliono trasformazioni profonde senza guerre”. Fidel, peraltro, gli consigliò anche di ricercare intese con i Presidenti di Argentina, Venezuela e Brasile, tutti eredi della tradizione del Libertador Simon Bolivar, di Juan Domingo Peron e di una trasformazione in senso socialista democratico dell'America Latina.

Fu così che, nel 1997, Evo Morales fu eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nelle fila del Movimento per il Socialismo (MAS), fondato nel 1987 da una frangia sinistra della Falange Socialista Boliviana, ovvero un movimento che fondeva in sé il socialismo classico, il nazionalismo ed il katarismo, ovvero una corrente che si ispirava alle gesta del leader indigeno Tupac Katari, ribellatosi ai colonizzatori nel 1781.

Da allora la sua carriera sarà in ascesa: unico leader ad opporsi all'oligarchia dei partiti tradizionali, servili nei confronti delle politiche degli USA e delle multinazionali straniere, oltre che moralmente corrotti, Morales diverrà anche leader del movimento per l'emancipazione degli indigeni e, coadiuvato dal professore in sociologia Alvaro Garcia Linera - che diverrà suo vice alla Presidenza – riuscirà a vincere le elezioni del dicembre 2005 con quasi il 54% dei consensi e, dunque, a diventare Presidente per la prima volta, carica successivamente riconfermata nel 2009 con il 61% dei consensi ed infine confermata una terza volta il 13 ottobre scorso, come abbiamo già scritto all'inizio del nostro articolo.

Gli ottimi risultati dell'Amministrazione Morales sono, del resto, sotto gli occhi di tutti e i più possono anche essere stupiti del fatto che un ex pastore, contadino e sindacalista non laureato, sia riuscito ad ottenere ciò che molti altri cosiddetti “leader mondiali” - plurilaureati e/o pluridecorati – non sono mai riusciti nemmeno lontanamente a sognare. Forse la differenza sta proprio nell'impegno e nella dedizione di leader sudamericani ed autoctoni come Morales, ovvero nell'amore per una patria e per un popolo che ha subìto secoli di violenze, depredazoni, saccheggi e razzìe: prima da parte dei colonizzatori, poi da parte dei vari dittatori militari sostenuti dagli USA e dei politicanti corrotti ed infine da parte delle multinazionali straniere.

Una patria ed un popolo fiero, quello della Bolivia, ormai proiettato verso un presente ed un futuro di emancipazione sociale ed individuale.


Luca Bagatin



17 settembre 2014

Aforismi e riflessioni per la Rivoluzione dell'Amore. By Luca Bagatin



Ciò che non hanno mai compreso gli economisti ed i politici, è che - per uscire dalle crisi (economiche, civili, umane, sociali) - è necessario sostutuire i rapporti economici, di classe, geopolitici e politici, con rapporti d'amore, sentimentali e sessuali.
Questo governo è così poco credibile che, per ogni atto che fa, è costretto ad inserire la parola "buona": "svolta buona", "buona scuola"...
Ma dubito che i cittadini italiani siano così cretini dal lasciarsi abbindolare.

Matteo Renzi che parla di meritocrazia mi pare più che un ossimoro.

Solo chi ha conosciuto davvero l'Inferno può pensare di aspirare al Paradiso.
L'unico mistero sulla vita e sulla morte di Moana è che i media, il giornalismo (ed il giornalettismo) d'accatto, non l'hanno mai amata né compresa.
A differenza delle persone comuni.
Le regole servono a chi non sa regolarsi. Per tutti gli altri valga il motto: Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge.



15 settembre 2014

Finalmente il PSE (ed i suoi rappresentanti) se ne va dall'Internazionale Socialista. Il Socialismo, infatti, vive nell'amore e nella libertà dei popoli !


Il volto triste dei paraculi del socialismo europeo


Il volto sorridente degli eredi della tradizione Socialista libertaria, umanitaria e nazionale di Simon Bolivar, Giuseppe Garibaldi, Juan Domingo Peron:
Kirchner, Morales, Lula, Chavez


Il PSE, ovvero il partito che da decenni usurpa e sporca il termine “socialista” in Europa, finalmente decide di uscire dall'Internazionale Socialista.

Un'Internazionale, peraltro, che già aveva accolto nel suo seno, vent'anni fa ed impunemente, gli eredi del comunismo sovietico...sic !

L'Internazionale, secondo il Generale Giuseppe Garibaldi, era il Sol dell'Avvenire. Questi “para-socialisti”, ovvero paraculi del “socialismo au caviar”, venduti alla Banca Centrale Europea, alla Federal Reserve ed al Fondo Monetario Internazionale (il fedifrago Dominique Strauss-Kahn, già direttore generale dello stesso, insegna), diversamente, con l'Internazionale dei Lavoratori non avevano nulla a che vedere.

Parliamo di personaggi quali Martin Schulz, François Hollande (altro noto fedifrago e chi è infedele con chi ha scelto di amare...non può che esserlo anche con il suo popolo !), Matteino Renzi (noto democristiano demitiano, peraltro !), Ed Milliband eccetera...

Parliamo di personaggi per nulla eroici e noti più per le politiche rigoriste applicate nei loro rispettivi Paesi, che per le inesistenti politiche sociali, in favore dei lavoratori e dei meno abbienti.

Oggi questi signori vogliono far parte di una fantomatica Alleanza Progessista, che in Italia ricorda tanto la sfigatissima “gioiosa macchina da guerra” messa in campo da Occhetto nel '94, alleata ai Poteri Forti ed al sistema bancario ed industriale italiano. Ed infatti siamo lì.

Ora, l'Europa si sa, ha rinunciato da tempo alla sua indipendenza e sovranità. Almeno dagli Anni '50 e '60, ovvero sin da quando si rifiutò di accettare la sfida anti-imperialista lanciata dal Generale Charles De Gaulle, alternativa al blocco statunitense e sovietico.

Come scrivevamo in un articolo di luglio: la nostra Europa non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile.

E' l'Europa di questi falsi socialisti, ovvero di questi veri politicanti venduti alle banche ed alle elite.

Nel medesimo articolo e in un articolo successivo, ponevamo l'attenzione sui possibili Stati Uniti dell'America Latina. Stati che hanno e si stanno via via emancipando dal Fondo Monetario Internazionale e dalla criminale ed imperialistica politica Statunitense (che ha dimenticato la lezione dei suoi nobili Padri fondatori, da Washinghton a Jefferson).

Gli unici veri leader del Socialismo mondiale, libertario ed umanitario, infatti, sono altri e spesso vivono proprio in America Latina. Sono gli eredi di Juan Domingo Peron, gli eredi di Hugo Chavez, gli Evo Morales, i José Mujica – Presidente dell'Uruguay che ha deciso di vivere in povertà - e tutti coloro i quali da decenni si oppongono ad una globalizzazione che ingloba l'individuo, anziché emanciparlo. Che lo costringe ad un nuovo sfruttamento del lavoro e/o alla disoccupazione endemica. Eredi di una tradizione che va da Simon Bolivar passando per Giuseppe Garibaldi e che nasce proprio in luoghi e territori sfruttati, vilipesi, ove i diritti e la dignità dei lavoratori e dei popoli venivano e continuano ad essere calpestati. Parliamo di Argentina, Bolivia, Uruguay, Venezuela ecc...

E non conta la destra o la sinistra, visto che gli eredi di questa gloriosa tradizione andavano e vanno ben oltre le ideologie. La loro unica ideologia era ed è il benessere del popolo ed il governo del popolo.

Aspetti che questi sedicenti “socialisti europei”, neo regressisti pseudo progressisti, conservatori e reazionari da sempre – ovvero gli Schulz, i Renzi, gli Hollande - non hanno mai voluto comprendere e fare propri. Costoro, per nulla in sintonia con l'anima profonda dei loro popoli, seguitano ed hanno seguitato nella loro realpolitik fatta di tasse, austerità, tagli, a tutto vantaggio dei loro amici e sodali banchieri.

Costoro, infatti, rappresentano – assieme ai loro sodali “popolari” e “liberali” (per nulla popolari e/o liberali, nei fatti) – il volto triste di un'Europa delle elite, che sta condannando noi europei alla povertà e ad una nuova forma di sfruttamento.


Luca Bagatin



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini