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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 luglio 2014

Perché tifiamo per le squadre Latinoamericane. Una riflessione socio-politica per l'emancipazione dell'America del Sud e dell'Europa

Francamente di calcio ci disinteressiamo, purtuttavia questa storia del Mondiale è sulla bocca di tutti da settimane.

In Italia si fermerebbe anche l'economia pur di parlare di calcio. E' il trionfo dell'assurdo, ma tant'è.

Da qualche giorno sentivamo parecchie persone tifare per l'Olanda. Ora, non ne comprendiamo il motivo. Noi, diversamente, preferimmo l'Argentina e per ragioni storico-politiche, che la maggior parte dei profani ignorano, purtroppo.

L'Argentina fu la patria di José de San Martin (1778 - 1850), il liberatore della sua terra dall'oppressione spagnola, tanto quanto lo fu Simon Bolivar (1783 - 1830) nell'America Latina (si pensi ad esempio alla liberazione del Venezuela, del Perù, della Bolivia, della Colombia e non solo) e tanto quanto lo fu il nostro Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882) sia in America Latina che in Italia.

L'Argentina è ed è stata una terra oppressa e sfruttata, come lo furono pressoché tutte le terre dell'America del Sud, ricche di risorse e depredate da quella che definiamo l'incultura barbarico-teutonico-anglofona.

E non a caso ci siamo dispiaciuti della sconfitta calcistica del Brasile contro la Germania. La ricca, la tronfia Germania guidata dalla burocrate Angela Merkel, negazione del mito della Donna Selvaggia in quanto donna di mero Potere e di un'austerità senza sentimento, senza amore, senza umanità.

Il nostro è un discorso socio-politico, filosofico se vogliamo e che ben poco ha a che vedere con il calcio, che continuamo a non ritenere affar nostro in quanto sostenuto da logiche mediatico-pubblicitarie, che di sportivo hanno ben poco.

Purtuttavia, attraverso il pretesto di queste partite di fine Mondiale, vogliamo porre l'attenzione sulla cultura latina che è parte della nostra cultura e che nulla ha da imparare dalla cultura barbarico-teutonico-anglofona, che ha preso il sopravvento e depredato gran parte dell'Umanità sin dalla caduta dell'Impero Romano ai giorni nostri.

Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi.

E vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile.

Un sistema destinato unicamente a sfruttare l'individuo.

La via d'uscita è e sarebbe molto semplice e la nostra Storia è lì ad indicarcela. Purtuttavia occorre studiare, tornare alle origini. Capire il rapporto fra Potere, economia e media e stravolgerlo. Occorre comprendere che la vera democrazia è finita con l'abbandono dell'Agorà greca, con il trionfo delle monarchie e con la nascita di regimi dittatoriali (di destra e sinistra) e/o di pseudo-repubbliche partitocratiche. La vera democrazia è finita con il trionfo dei media e della pubblicità commerciale in luogo della libera scelta dei cittadini.

Occorre sanare le divisioni e recuperere gli ideali ed i principi della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 e costituire la Prima Internazionale dell'Amore e degli Individui.

Siamo ancora molto lontani, ma, nel nostro piccolo, cerchiamo di gettare il nostro piccolo seme di riflessione.


Luca Bagatin



19 aprile 2014

Buona Pasqua di insurrezione con Amore e Libertà, Anita Garibaldi e "Ritratti di Donna" !

Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio conosciuta come Anita Garibaldi, simbolo di Amore e Libertà, di emancipazione e giustizia sociale che - oggi - fa e farebbe ancora impallidire i tanti politicanti, burocrati internazionali, operatori della pubblicità commerciale, del marketing e della finanza, che tengono schiava l'umanità intera.



Buona Pasqua di Resurrezione dello Spirito e di Insurrezione dell'Anima.
All'insegna dell'Amore e della Libertà !



www.amoreeliberta.altervista.org



E non perdetevi il mio nuovo saggio, in cui si parla di donne, cultura, controcultura, erotismo, esoterismo e archetipi junghiani



15 aprile 2014

"Per un pugno di simboli" di Gabriele Maestri in questi giorni in libreria !

L'amico Gabriele Maestri, giornalista, da noi recentemente intervistato (http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/04/05/intervista_esclusiva_di_luca_b.html), sta per dare alle stampe, in questi giorni, un ottimo saggio dal titolo "Per un pugno di simboli" (Aracne Editrice), con prefazione di Filippo Ceccarelli.
E' un saggio che raccoglie, come dicevamo nell'intervista, la storia dei simboli dei partiti e dei movimenti politici italiani dal 1948 ai giorni nostri.
La particolarità, che mi riguarda personalmente peraltro, è che "Per un pugno di simboli" avrà un capitolo ad hoc dal titolo "Voti, amore e libertà", nel quale - oltra a raccontare la storia dell'elezione di Ilona Staller Cicciolina nelle file del Partito Radicale negli Anni Ottanta e la storia del Partito dell'Amore di Riccardo Schicchi, Mauro Biuzzi e Moana Pozzi negli Anni Novanta - racconta anche la mia avventura politica con la stessa Staller alle amministrative romane del 2013, nonché la storia del mio movimento-non-movimento (anti)politico e (contro)culturale "Amore e Libertà, fondato circa un anno fa (www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it).
E' dunque con immenso piacere che desidero qui di seguito presentarvi in anteprima la copertina del volume, consigliandovene la lettura.
Un libro storico, eretico e inusitato che non può certo mancare nella vostra biblioteca personale !

L. B.



13 aprile 2014

Lilli Gruber, Roberto d'Agostino e la Massoneria

Mi è stato segnalato che, alcuni giorni fa, Lilli Gruber, nel suo "Otto e Mezzo" su La 7 del 7 aprile scorso, ha intervistato Stefano Bisi, ovvero il nuovo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, nota Obbedienza massonica italiana.

Ora, non conosco Stefano Bisi personalmente, ma è casualmente - fra le altre cose e sia detto per inciso - anche direttore di una delle riviste massoniche con cui collaboro da qualche anno, “YR Magazine”.

A parte ciò, spalleggiata dal "tuttologo" Roberto d'Agostino, la Gruber ha dimostrato di non sapere nulla di Massoneria e, fra una risata e l'altra, fra un frizzo ed un lazzo alle spalle del povero Bisi, assieme a d'Agostino ha voluto far prevalere la solita tesi antimassonica (tanto cara al vecchio regime fascista che, non a caso, proibì l'esistenza di logge massoniche), che la Massoneria reggerebbe i fili del Paese e che essa è un centro-occulto nevralgico delle alte sfere del Potere.

Ora, anche volendo, sarebbe ben difficile visto che di Obbedienze massoniche, in Italia, ne esistono a centinaia ! Ma tant'è.

Tant'è al punto che la Gruber crede - e lo dice pure - che la Massoneria sia rappresentata dal solo Grande Oriente d'Italia, ignorando l'esistenza della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, che è Obbedienza ben diversa per Storia, cultura e tradizione e che oggi è retta dal Gran Maestro Antonio Binni, che è un caro amico e che nelle prossime settimane intervisterò in esclusiva.

E la Gruber crede anche che, in quanto il GOI non permette alle donne di essere iniziate in massoneria, allora ciò significa che le donne sono bandite della logge !

Mai scempiaggine fu più grande, visto che la Gran Loggia d'Italia degli ALAM, che ha un consistente numero di affiliati e che ha sede nel pieno centro di Roma, a Largo Argentina, ha anche un numero crescente di donne massone !

Ma lasciamo stare, visto che la Gruber ed il d'Agostino affermano un'altra insulsaggine, ovvero che la Loggia P2 fu una loggia criminale ! Ah sì ? Peccato che le sentenze della Corte d'Assise di Roma del 1994 e del 1996 abbiano assolto tutti i suoi componenti, visto che non hanno mai commesso alcun reato.

Componenti fra i quali spiccava anche il cantante Claudio Villa...criminale Claudio Villa ? Ma dai, Gruber e d'Agostino, siate seri una buona volta e smettetela di fare satira solo perché in televisione non vi fila più nessuno !

A proposito di P2, poi, anni fa, recensii anche un pamphlet dal titolo "28 anni dopo. Diario di un piduista" (Ipertesto edizioni) del Generale in pensione Umberto Granati, che, oltre ad essere stato un "piduista" è un mio carissimo amico. Una delle persone più squisite di questa terra, al punto che fu il primo a dichiarare - appena scoppiò il falso scandalo P2 - "se ho commesso qualche reato, arrestatemi !".

La recensione al suo saggio, assieme alla storia della Massoneria, dei suoi riti, delle sue influenze nella Storia e nella letteratura, oltre che delle inchiste antimassoniche, è peraltro contenuta nel mio libro "Universo Massonico", che diedi alle stampe un anno fa per la casa editrice Bastogi e per il quale fui anche intervistato da Radio Radicale.

Nel mio libro è peraltro dimostrato come, in Italia, sia stata la Massoneria ad essere vittima del Potere politico-economico e di come i partiti, supportati dai media nostrani, abbiano fatto ricadere sulla Massoneria italiana nefandezze unicamente attribuibili alla politica ed ai partiti stessi (anche perché la Massoneria non ha nulla a che vedere con la politica in senso stretto !)

Lilli Gruber (che scopriamo anche essere membro del Gruppo Bilderberg...quello sì in odor di Potere, altro che la Massoneria !) e Roberto d'Agostino non hanno che da leggere ed informarsi, pertanto.

Magari anche rispolverando qualche saggio del prof. Aldo A. Mola e di Pier Carpi e cercando di comprendere perché lo scrittore Pier Carpi - il primo a spiegare che cos'era la P2 - morì povero e dimenticato da tutti, nel 2000, a soli sessant'anni.

Un'inchiesta in merito, forse, toglierebbe molti dubbi alla rossa-nazionale.


Luca Bagatin



15 novembre 2012

Lucide utopie politiche che, temiamo, non si realizzeranno



Volendo fare una disamina dell'attuale situazione politica, non se ne uscirebbe tanto facilmente.
La partitocrazia sta facendo di tutto per recuperare credibilità, pur arrancando, proponendo fantomatiche primarie che ci chiediamo se, almeno questa volta, saranno vere ed autentiche.
Osserviamo cinque candidati nel Pd e cinque candidati nel PdL e dobbiamo ammettere che, anche noi, pur non avendo mai votato e/o sostenuto né il Pd né il PdL, abbiamo le nostre preferenze.
Preferenze dettate sempre dalla necessità di una radicale riforma liberale del nostro sistema politico-partitico-economico ed istituzionale.
Se fossimo del Pd, in sostanza, sosterremmo Matteo Renzi; se fossimo del PdL, in sostanza, sosterremmo Giancarlo Galan.
Entrambi presentano programmi riformatori e liberali, oltre che sarebbero gli unici candidati in grado di "rottamare", nel primo caso l'establishment cattocomunista e, nel secondo caso, quello clericofascista, ovvero i peccati originali sia del Pd che del PdL.
Non siamo degli illusi e sappiamo molto bene - salvo miracoli - che le cose non andranno così: in sella al groppone partitocratico torneranno Bersani ed Alfano, ovvero Prodi e Berlusconi, i due maggiori responsabili del disastro italiano degli ultimi vent'anni.
Sul fronte grillesco (non grillino, mi raccomando, sennò Giuseppe Piero Grillo si incazza !), ovvero sul fronte del clan "Grillo-Casaleggio-Il (mis)FattoQuotidiano", lungi dal rappresentare un'alternativa democratica alla partitocrazia, ancora una volta fioccano espulsioni, critiche e scomuniche, come ai tempi della Santa Inquisizione.
Un giorno scrissi sullo stesso blog del Giuseppe Piero (in arte Beppe) una proposta (che mi pare fu censurata, ma bisognerebbe ricontrollare meglio), che qui vorrei rilanciare.
Suggerivo ai militanti non irregimentati del Movimento 5 Stelle di ribellarsi ai Capi, ovvero fondare il Movimento 6 Stelle, su base civica, indipendente dal duo Grillo-Casaleggio. Un movimento che potrebbe chiamarsi per esteso così: "Movimento 6 Stelle: Civici e Indipendenti", fondato su comitati locali, comunali e cittadini, che si occupi di tematiche locali e che decida - antonomamente - le alleanze locali su base civico-programmatica.
Questa, in sostanza, la democrazia dal basso che il Giuseppe Piero (che non ci faceva ridere nemmeno negli anni '80, quando eravamo pischelli), non sa nemmeno dove sia di casa.
Altra cosa che mi viene in mente è sul fronte strettamente liberaldemocratico.
Occorre una sinergia fra le forze liberali, liberiste e libertarie, ovvero fra Radicali Italiani, Fermare il declino di Oscar Giannino e Democrazia Natura Amore di Ilona Staller.
Una lista unitaria ed indipendente da tutti gli schieramenti, sarebbe quantomeno prioritaria.
Detto ciò sarebbe opportuno addentrarsi nella questione della legge elettorale.
Tutte le leggi elettorali presentate dalla partitocrazia in questi anni  (non ultima quella del solito pasticcione Calderoli, che sarebbe bene la smettesse di cogitare leggi elettorali) non solo non garantiscono la governabilità, ma nemmeno la rappresentanza massima. Con leggi elettorali di questo tipo, di fatto, è praticamente inutile andare a votare ed io credo che, finalmente, gli italiani lo abbiano compreso.
Vi è una sola legge possibile, in grado, in un sol colpo, di garantire governabilità e rappresentanza, ovvero la seguente: il partito che ottiene più voti, automaticamente, governa ed ottiene il 51% dei seggi. Non sono previste coalizioni. Non sono previsti sbarramenti. Tutti gli altri partiti ottengono seggi in proporzione al numero dei voti ottenuti.
In tal modo, non solo sono evitati gli accordi clientelari fra partiti, ma il voto di ogni singolo elettore ha un senso. Ha un senso il voto di coloro i quali votano il partito che prenderà la maggioranza assoluta, ma ha un senso anche il voto di un partito che otterrà solo l'1% dei consensi ed andrà, giustamente, all'opposizione.
In tal modo, in particolare, si otterrà una maggioranza stabile, come avviene nelle maggiori democrazie occidentali.
Una siffatta legge, ad ogni modo, non è conveniente alla partitocrazia che da decenni lucra sugli accordi sotto e sopra banco ai danni dell'elettorato e del Paese.
Purtroppo siamo ancora una volta in un vicolo cieco, temo.

Luca Bagatin



30 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: una sconfitta della partitocrazia

I risultati delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana potevano dirsi una sorta di test nazionale.
Per molti versi così è stato e, queste elezioni, hanno fornito un dato inequivocabile: il 53% dei siciliani si è astenuto, ovvero non ha accettato di scendere a patti con questa partitocrazia che, in Sicilia, rappresentava - a destra come a sinistra - la continuità con le politiche nefaste di Raffaele Lombardo.
Tale partitocrazia, ricordiamolo, ha peraltro escluso dalla competizione la lista civica "LeAli alla Sicilia" - guidata da Davide Giacalone - con accuse infamanti, affermando che un candidato della civica aveva la fedina penale sporca, salvo poi scoprire che si trattava di un caso di omonimia !
Gli indagati, infatti, erano altrove. E, il 53% degli elettori, non li ha votati.
A questo dato, possiamo aggiungere l'exploit del Movimento 5 Stelle che, candidando il trentasettenne Giancarlo Cancelleri, persona pulita e che non ha mai fatto politica in vita sua e proponendo una riduzione degli sprechi e dei privilegi, si è guadagnato il 14% dei consensi, superando il duopolio Pd-PdL.
La partitocrazia, in Sicilia, ma probabilmente anche nel resto d'Italia, appare alla frutta.
E questa non è antipolitica. Precisiamolo.
L'antipolitica è rappresentata dalle facce di bronzo come quella di Angelino Alfano che, nonostante una gestione totalmente fallimentare di quanto resta del PdL, si candida alle primarie, anziché, più seriamente, ritirarsi per sempre dalla vita pubblica.
E dalle facce di bronzo di Bersani e Casini, i quali, assieme, in Sicilia, hanno a malapena raccattato il 30% dei consensi. E, per favore, la smettano di parlare di alleanza fra "progressisti e moderati", perché, a quanto ci risulta, il partito di Bersani è tutto fuorché progressista (si confronti con il Partito Socialista francese e con il Labour Party inglese e poi ci si renderà conto di quanto il carro cattocomunista appartenga ad una storia e ad una cultura completamente diverse e profondamente conservatrici).
Ne escono con le ossa rotte i neo-comunisti di Vendola, i dipietrini e quelli di FLI, che non potevano scegliere candidato peggiore: Gianfranco Miccichè, sul quale evitiamo di fare ulteriori commenti.
Se questo è un test elettorale nazionale, si vede bene come a perdere consensi sia tutto il centrodestra, che ormai ha perduto ogni credibilità ed ha perduto tutto il suo elettorato originario di matrice liberale.
Il centrodestra, ormai, o decide di puntare su personalità credibili quali Oscar Giannino e manda in pensione i vari clericali e statalisti alla Quagliariello, Cicchitto ed Alfano, oppure è destinato a cedere il passo al Movimento 5 Stelle che, per quanto non abbia nulla di liberale, punta ad un programma di riduzione degli sprechi e di lotta alla partitocrazia. In questo senso, in sostanza, risulta molto più credibile, serio ed incisivo.
Il carro cattocomunista, diversamente, continua a non superare il suo storico 30%, con o senza comunisti duri e puri e dipietristi. L'unica carta che rimane loro è dunque una vittoria di Renzi alle primarie ed una svolta del partito in senso democratico (non solo nel nome, ovviamente).
Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta.
Purtroppo, temiamo di no.

Luca Bagatin



29 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: HA VINTO L'ASTENSIONE ! Viva l'onestà intellettuale dei siciliani !



Alle elezioni regionali siciliane ha VINTO L'ASTENSIONE contro la mafiosità partitocratica !

Si sono astenuti il 53% degli aventi diritto al voto.
Un ottimo segnale contro "questa" politica.
Adesso occorre organizzarsi e riorganizzarsi, con Davide Giacalone, con Oscar Giannino, con le persone oneste e di buona volontà  di questo Paese !



23 maggio 2012

Una tassa da far pagare a chi ci governa male (per un ritorno alla responsabilità individuale ed alla meritocrazia)


C'è una cosa che mi sono sempre chiesto, ovvero come mai, in Italia, nessuno - ai "piani alti" - sia mai responsabile di nulla.
Pensiamo ad esempio ai magistrati i quali, nonostante un referendum vinto a maggioranza, infatti, non sono responsabili del loro operato. Se un magistrato, nell'esercizio delle sue funzioni, ad esempio, sbaglia, condannando un innocente, non è affatto responsabile. A pagare, al massimo, è lo Stato, ovvero il cittadino.
Non è strano tutto ciò ?
Poi, c'è un'altra irresponsabilità endemica, che è quella del politico, nella fattispecie dell'amministratore pubblico, sia egli Sindaco, Presidente di Regione, di Provincia, Presidente del Consiglio o Ministro.
L'amministratore pubblico è sempre e comunque irresponsabile di fronte al cittadino che, peraltro, è chiamato ad eleggerlo.
Da qualche tempo sono persuaso che andrebbe introdotto un sistema atto ad ovviare ai seri danni economici e non solo, perpetrati nelle pubbliche amministrazioni.
Non è possibile, insomma, che a pagare ed a ripianare i bilanci pubblici, debbano essere sempre i cittadini italiani, per mezzo dei loro danari frutto di risparmi e onesto lavoro.
Le imposte sono un bene, ma solo se sono poche ed atte a finanziare precisi servizi pubblici essenziali. In Italia, purtroppo, non è mai stato così ed il bilancio dello Stato è sempre stato oggetto della peggiore demagogia e del peggior populismo di gran parte della classe politica, in particolare negli ultimi vent'anni.
Per ovviare a ciò, posto che è stato approvato il sacrosanto pareggio di bilancio (utile ad evitare che le successive generazioni continuino ad indebitarsi, alla faccia di burocrati e politicanti spendaccioni), sarebbe opportuno stabilire che, una volta eletto (e chi scrive auspica che sia eletto direttamente dai cittadini, a turno unico, meglio se slegato dai partiti e dal Parlamento, il quale dovrebbe solo avere funzioni di controllo e legislative), il governo in carica, esso, per mezzo del Presidente e dei suoi Ministri, stilasse un programma, con tanto di bilancio di previsione, con relative entrate e relative coperture finanziarie.
Una volta terminato il mandato, dopo cinque anni, se gli obiettivi stilati nel programma e nel bilancio saranno raggiunti, tale governo potrà anche ripresentarsi agli elettori, diversamente, se vi saranno buchi di bilancio o le aspettative programmatiche saranno disattese, il Presidente ed i suoi Ministri, avranno l'obbligo di pagare di tasca propria una "tassa di scopo", con il preciso "scopo" di ripianare il bilancio.
Tale proposta potrà sembrare provocatoria, ma, pensateci bene. Non sarebbe un modo per ovviare allo promesse a vanvera dei politicanti ? Non sarebbe un modo per evitare sprechi di danaro pubblico e finanze allegre, prive di coperture ? Non sarebbe un modo per rispondere direttamente agli elettori, rimettendoci, eventualmente, del proprio ?
Ricordiamo che la parola "Ministro" deriva da "servo", ovvero egli è o dovrebbe essere "servo del popolo", ed una proposta di questo tipo servirebbe, appunto, a ripristinare la funzione originaria dei Ministri, a cominciare dal Primo Ministro, anche a livello locale nella persona del Sindaco e dell'Amministratore Pubblico.
Chiunque avrà il coraggio di introdurre una norma di questo tipo, io credo, riceverà certamente il plauso da parte di un'opinione pubblica la cui fiducia nei confronti di "questa" politica è ormai, e giustamente, sotto le scarpe.

Luca Bagatin



8 maggio 2012

Analisi delle amministrative 2012 e proposte per un vero Partito per le Libertà (civili, economiche, sociali, sessuali)


Sensibile calo dell'affluenza alle urne, pieno successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e disfatta del PdL.
Questa la fotografia delle amministrative 2012.
Una fotografia che, invero, era non solo prevedibile, ma persino auspicabile.
Auspicabile in quanto monito per una classe politica incapace, corrotta, tartassona, burocratica e partitocratica.
Una classe politica che, negli ultimi vent'anni, ha lanciato slogan e promesse a vanvera, senza riformare alcunchè.
Anzi: tale classe politica ha esautorato i cittadini del loro diritto al voto per mezzo di leggi elettorali "ad hoc" per favorire questo o quel candidato scelto dalle Segreterie nazionali; ha scippato agli elettori i risultati dei referendum su abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione della Rai, nonché ha disatteso l'abolizione delle Province, come richiesto dalla maggioranza degli elettori italiani.
Elettori in particolare liberali e moderati che, giustamente, oggi non si riconoscono più nel PdL, ormai diventato un comitato d'affari ad uso e consumo degli accoliti di Berlusconi, peraltro con evidenti tendenze stataliste e burocratiche. Gli elettori liberali e moderati, hanno ormai dimostrato che preferiscono o non andare a votare, oppure scelgliere il partito di Grillo.
Ora, io non sono d'accordo con moltissimi punti programmatici di Beppe Grillo, purtuttavia riconosco una profonda validità di ciò che afferma, quando si propone di contrastare la partitocrazia e la corruzione dilagante. E' vergognoso, infatti, candidare inquisiti e corrotti. E' altrettanto vergognoso che i partiti si facciano le leggi a loro esclusivo uso e consumo ed a diretto danno dei cittadini-elettori.
E' quanto è accaduto ed, in questo senso, Beppe Grillo ha ragione da vendere. Oltretutto ha il grandissimo pregio di presentarsi al di fuori di qualsiasi schieramento e logica politica "destra-sinistra".
E' questione annosa, quella della lotta alla partitocrazia. Una lotta che, in tanti anni, hanno combattuto i soli Radicali di Pannunzio e successivamente di Pannella ed il movimento Unione Democratica Nuova Repubblica, fondato dal repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi, negli anni '60.
Oggi è una battaglia più che mai prioritaria e necessaria, poichè, la vera antipolitica, è quella che portano avanti il Pd ed il PdL, in primis, da troppi anni. Ed i risultati, in termini di sfacelo economico-politico, si sono visti.
Occorre ridare voce ai liberali ed ai moderati italiani, che oggi non hanno più una casa. Occorre dare voce alle partite IVA, alle piccole e medie aziende soffocate da debiti ed imposte elevatissime. Occorre dare voce ai laici, che mal sopportano le elucubrazioni religiose del Vaticano, le quali impediscono all'Italia una seria e sana ricerca scientifica e che impediscono alle coppie di fatto di avere i medesimi diritti delle coppie sposate.
Occorre un nuovo, vero, Partito per le Libertà. Civili, economiche, sociali, sessuali. Un partito che sappia dialogare anche con Beppe Grillo e che prenda dal Movimento 5 Stelle, quanto di meglio ha da dare in termini di onestà morale ed intellettuale.
Un partito che parli un linguaggio non ideologico, leggero, antipartitocratico. Che non parli ai soliti "accoliti", ma alle persone comuni e che si contrapponga ad un carrozzone cattocomunista "centrosinistro" che, se tornasse al governo, saprebbe riportare in auge solamente tasse, burocrazia e vantaggi per i soliti noti.
Se non ora, quando ?
Diversamente, a noi liberali, moderati e libertari, non rimarrà che un arma. Civile e nonviolenta: l'ormai consueto sciopero del voto.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini