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12 novembre 2015

Democrazia, libertà e giustizia sociale nelle parole di Mu'Ammar Gheddafi e Evita Peron



23 settembre 2015

"Fuga all'inferno e altre storie": la raccolta di racconti e parabole di Mu'Ammar Gheddafi

“Sono il leader dei leader arabi, il re dei re dell'Africa e l'imam del musulmani”, così si presentava il colonnello e Raìs libico Mu'Ammar Gheddafi ad Angelo Del Boca, massimo storico del colonialismo italiano.

Gheddafi il leader, il rivoluzionario capace – attraverso una rivolta incruenta e senza alcun spargimento di sangue – di abbattere, nel 1969, la monarchia nel suo Paese - asservita a statunitensi ed inglesi - e a far riappropriare il popolo libico delle sue risorse naturali ed energetiche.

L'autore del “Libro Verde”, pamphlet ideologico sulla Terza Via Universale oltre capitalismo e socialismo reale, per la democrazia diretta dei cittadini nella vita pubblica e l'autogestione delle imprese, fu anche autore, nel 1990, di “Fuga all'inferno e altre storie”, pubblicata per celebrare la vittoria delle truppe libiche su quelle italiane nel 1915, guidate dal colonnello Miani.

“Fuga all'inferno” è una raccolta di dodici racconti, che furono ripubblicati in Francia nel 1996 e successivamente, nel 1998, in Canada e Stati Uniti d'America. Curiosamente, in Italia, sono stati pubblicati solo nel 2006 e ad opera della piccola casa editrice del quotidiano “il manifesto”, la “manifestolibri”, con introduzione di Valentino Parlato il quale, non a caso, ne denuncia il ritardo di avvenuta pubblicazione in un Paese come il nostro, così vicino geograficamente alla Libia e per molto tempo in sintonia con il governo di Tripoli.

In questo testo il Raìs libico si propone nella veste di “re filosofo” o, come amava egli dire, di “pastore del deserto”. Si tratta infatti di una raccolta di riflessioni e parabole, scritte con linguaggio semplice e didattico, dal contenuto sociale, politico, antropologico, laico e spirituale al contempo.

Si parte da una critica serrata alle città, all'urbanizzazione, alla città come “tomba delle relazioni sociali”, alla necessità del contadino e del povero a trasferirsi in città per trovare un lavoro, sradicato dalla campagna, dalla vita semplice ed armoniosa del villaggio, travolto da una modernità senz'anima, spintonato a destra e a manca da altri poveri diavoli come lui, stipati nei mezzi pubblici o travolti dalla strada, dal traffico, dalla velocità imposta dall'urbanizzazione.

Gheddafi, diversamente, esalta la vita del villaggio, semplice, quella vita che egli stesso, figlio di beduini di Sirte ha vissuto sin da bambino. Una vita più solidale, non legata al superfluo ed all'accumulo della ricchezza.

Gheddafi esalta poi la ricchezza della terra e dell'ambiente, che va preservato dall'uomo e dal sistema capitalistico. Egli, dunque, rifugge il progresso, l'urbanizzazione e la tirannia della maggioranza per rifugiarsi in quello che definisce l'inferno, ovvero l'utopia. Egli ama le masse, ma al contempo le teme e teme che queste possano essere influenzate tanto dal progresso scientifico quanto dalla superstizione religiosa.

In alcune sue parabole, non a caso, critica le superstizioni religiose di alcuni gruppi musulmani e arabi, i quali preferiscono seguire e interpretare a loro modo le sacre scritture dell'Islam, finendo per generare fra loro guerre di religione senza fine, anziché ricercare l'unità dei popoli arabi ed islamici, contro i nemici colonialisti ed imperialisti.

Interessante è il racconto di Gheddafi sulla morte. La riflessione su di essa è un racconto intimistico, che ricorda le vicende di suo padre, soldato libico contro le truppe fasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. Gheddafi si chiede se la morte sia maschio o femmina, ovvero se essa è maschio è necessario combatterla, mentre se è femmina è necessario abbandonarvisi, sino all'ultimo respiro. E dunque protagonista del suo racconto è il padre, il quale considera la morte come principio maschile e quindi lotta contro di essa sul campo di battaglia, sfuggendo alle pallottole fasciste ed ai bombardamenti. Ma è costretto ad abbandonarsi ad essa nel momento in cui si ammala, esalando il suo ultimo respiro l'8 maggio 1985. Gheddafi a tal proposito scrive: “Dovete combattere contro la morte per prolungare la vostra esistenza (…). L'atteggiamento più giusto è la resistenza, perché la fuga, anche all'estero, non sottrae alla morte (…). Ma quando la morte si indebolisce, e si cambia in una femmina, né rivoluzionaria né occidentale, diventando una donna arrendevole (…), si deve solamente soccomberle, fino all'ultimo respiro.

Emblematico quanto scrive Valentino Parlato nell'introduzione al testo, che, come dicevamo, fu pubblicato nel 2006, a proposito di una possibile morte violenta del Raìs: “...se un giorno Gheddafi fosse travolto da una protesta popolare sono sicuro che non si stupirebbe. Il beduino del deserto sa più cose dell'intellettuale di città: sa che la politica non è solo, non può essere, calcolo politico dei politicanti, ma è fatta di passioni e di pulsioni di massa, che difficilmente un regista politico può orientare”.

Mu'Ammar Gheddafi fu barbaramente ucciso non già dalla protesta popolare, ma dal calcolo politico di francesi, statunitensi e dai loro alleati. Il leader e teorico della Jamahiriya, ovvero del governo delle masse, è stato ucciso dalla realpolitik e dai nemici del suo stesso popolo.

Oggi è bene ricordarlo non solo come leader, ma anche come autore di parabole e di racconti che possono illuminare le menti di un Occidente decadente e di un mondo islamico preda del fondamentalismo che si sta allontanando sempre più dalle sue antiche radici spirituali.


Luca Bagatin



21 settembre 2015

"Le mie verità": Mimesis pubblica il "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi

Fra le già molto interessanti proposte editoriali della casa editrice Mimesis, desideriamo segnalarne una particolarmente rara, ovvero la pubblicazione del “Libro Verde” di Mu'Ammar Gheddafi, saggio di cui parlammo già in altro articolo e che merita di essere presentato al lettore occidentale.

Il titolo dell'opera editata da Mimesis è, in realtà, “Le mie verità”, con commento dei giornalista Marco Marsili.

Al di là del commento di Marsili, che tende troppo frettolosamente a banalizzare il pensiero del Raìs libico ragionando in termini strettamente occidentalisti, l'opera di Gheddafi è certamente unica nel suo genere, anche perché di rara reperibilità editoriale.

Un saggio tutt'altro che liberticida quello di Gheddafi, troppo frettolosamente bollato in Occidente – sull'onda dell'influenza statunitense – come dittatoriale.

Si pensi infatti che il "Libro Verde", nella sua parte iniziale, muove una critica serrata ai sistemi elettorali, fatti di partiti e di parlamenti, che, nei fatti, non rappresentano affatto la reale volontà popolare ma unicamente quella del partito che ha raccolto più voti e che come tale non rappresenta di fatto il popolo, ma solo una parte ideologica, peraltro formata da una fetta esigua di rappresentanti, ovvero i parlamentari.

E propone un sistema fondato sulla democrazia diretta, chiamata da Gheddafi Jamahiriyya, ovvero governo delle masse, da attuarsi attraverso appositi comitati popolari spontanei.

Interessante anche l'analisi economica del Raìs e colonnello Gheddafi, il quale propone un sistema di autogestione delle imprese, ove il lavoratore non è più un salariato, ma proprietario dell'impresa medesima, richiamandosi, per molti versi, non già al marxismo come sostenuto da Marsili, bensì al pensiero mazziniano ove capitale e lavoro risiedono nelle stesse mani.

Un pensiero, quello di Gheddafi, a tratti forse un po' utopistico, come egli stesso rivelò allo storico Angelo Del Boca, affermando di essere rimasto un po' deluso nel non essere stato totalmente compreso dal suo popolo, il quale talvolta ha abusato del “potere delle masse” per diventare corrotto, indolende e consumista. Le parole di Gheddafi a Del Boca sono le seguenti: “(...) I principi contenuti nel Libro Verde sono, ovviamente, principi utopistici. Se però la mia gente li avesse adottati, oggi vivremmo in un mondo più felice, più verde. Ma è difficile, con la gente di oggi, conseguire tali risultati. Di conseguenza il nostro mondo è ancora, purtroppo, di colore nero”.

Quella che il Raìs di Tripoli chiama Terza Teoria Universale, oltre capitalismo e marxismo, è, nei fatti, una nuova visione umanista non sempre di facile attuazione.

Purtuttavia è innegabile che la Libia di Gheddafi, oltre ad essersi riappropriata dell sue risorse – petrolio in primis – strappate alle potenze colonialiste straniere, fece passi da gigante.

Come scrisse il giornalista Mario Vignolo nella sua biografia sul Raìs: "La Libia è un laboratorio sociopolitico fondato su un miscuglio di oligarchia e anarchia, democrazia diretta e guidata, consumismo e rigorismo morale. La spinta ideologica viene sempre da Gheddafi che si dedica ad organizzare l'anarchia. (...) Pensa che il suo compito sia di condurre il suo piccolo popolo a fare a meno di ogni guida.

(...) Audace e appassionato come quando era un ragazzo, Gheddafi non ama essere l'uomo politico che si arrangia nel campo del possibile. Si trova più a suo agio ai confini fra realtà e utopia. (...) Alcuni sogni sono rimasti tali: il popolo libico non è diventato produttore, l'unità araba è ancora un miraggio. (...), ma molti sogni si sono avverati: i libici hanno ritrovato orgoglio, dignità e un senso di identità; la Libia di cui si diceva "è un Paese che non esiste", ha un posto di rilievo nell'atlante geopolitico; i particolrismi regionali e tribali sono superati; i diseredati non sono più tali; la sfida contro le onnipotenti compagnie del petrolio è stata vinta e ha messo in moto un meccanismo destinato a modificare gli equlibri mondiali".

Una Libia che, purtroppo, oggi non esiste più, invasa prima dagli anglo-franco-statunitensi e dalle truppe della NATO che hanno consegnato Gheddafi nelle mani dei ribelli - che lo hanno barbaramento ucciso - ed oggi martoriata dai terroristi di Daesh, ovvero l'Isis.

L'utopia del colonnello Gheddafi è stata rasa al suolo dalla realpolitik dei nuovi barbari, dai nuovi colonizzatori. Ieri in Libia, oggi in Siria. In nome del dio danaro.


Luca Bagatin




8 settembre 2015

Il "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi

Il verde, nella cultura islamica, è il colore della conoscenza e dei santi. Il verde ricorda peraltro Al-Khidr, l'Uomo Verde protettore delle tribù nomadi, che incarna la provvidenza divina.

E proprio in una tribù di nomadi beduini è nato Mu'Ammar Gheddafi, colonnello e Raìs della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare e Socialista sino alla barbara morte che dovette subire nel 2011, complici gli anglo-franco-statunitensi.

E verde è il nome del testo pubblicato da Gheddafi stesso nel 1975 – il "Libro Verde", appunto – rivolgendosi al suo popolo e nel quale ha voluto fissare i punti salienti del suo pensiero.

Un pensiero tutt'altro che dittatoriale, tutt'altro che liberticida, tutt'altro che retrogrado come da troppo tempo creduto in un Occidente che poco ha voluto approfondire la figura del Raìs libico.

Il "Libro Verde", nella sua parte iniziale, muove una critica serrata ai sistemi elettorali, fatti di partiti e di parlamenti, che, nei fatti, non rappresentano affatto la reale volontà popolare ma unicamente quella del partito che ha raccolto più voti e che come tale non rappresenta di fatto il popolo, ma solo una parte ideologica, peraltro formata da una fetta esigua di rappresentanti, ovvero i parlamentari.

Il partito, per Gheddafi, è come una classe o una tribù: rappresenta solo una fazione e, se questa prevale sulle altre, allora questa di fatto rappresena un regime dittatoriale, non permettendo alle altre classi ed idee di essere rappresentate.

Gheddafi infatti scrive: "La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato che ha ottenuto il 51% dell’insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie di democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governoche non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura.

Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente. Ma, se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli "sconfitti", si avrebbe una schiacciante maggioranza".

E' peraltro di questi giorni l'uscita in Italia del saggio edito da Feltrinelli “Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico” del saggista belga David Van Reybrouck, il quale giunge alle medesime conclusioni del Raìs e ritiene che il sistema più democratico sia quello fondato sull'Agorà Greca, attraverso il sorteggio e la partecipazione popolare diretta.

Mu'Ammar Gheddafi, infatti, lungi dal propugnare un sistema dittatoriale, fonda la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari attraverso appositi Congressi e Comitati popolari di cui spiegherà nel "Libro Verde" la funzione.

Il Colonnello Gheddafi scrive in proposito: "In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall’insieme delle Segreterie si formano , in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l’insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l’amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l’esecuzione di tale politica. In questo modo sia l’amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari e si porterebbe così fine alla vecchia definizione di democrazia che dice: "la democrazia è il controllo del popolo su se stesso". Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione e per le lorofunzioni, a varie categorie o settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s’incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all’anno, è riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base. Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l’incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari. In questo modo il problema dello strumento di governo sarà di fatto risolto e si porrà fine ai regimi dittatoriali. Il popolo diverrà strumento di governo ed il problema della democrazia nel mondo sarà definitivamente risolto".

Si noti bene, dunque, come il modello della Jamahiriyya libica sia per molti versi ricalcato sul modello ateniese dell'Antica Grecia, culla della democrazia occidentale, ma che l'Occidente cosiddetto “democratico” ha abbandonato da tempo per sostituirlo con sistemi di governo basati su politici di professione che, teoricamente, dovrebbero rappresentare il popolo. Ma che, nei fatti, curano piuttosto i loro interessi e quelli delle loro lobby di riferimento.

Relativamente alle leggi, il Raìs libico ritiene che esse debbano ispirarsi alla natura ed alla religione del popolo. In questo senso vi è purtuttavia da dire che la sua visione dell'Islam non ha nulla di estremistico o di radicale, al punto che nessun tipo di legge del taglione è stata mai applicata nella Libia di Gheddafi.

Relativamente alla libertà di stampa, Gheddafi nel suo saggio muove una critica alla proprietà dei giornali da parte delle singole persone fisiche e giuridiche. Egli ritiene che la vera stampa libera sia unicamente quella redatta dai Comitati popolari, in quanto rappresentante di tutta la società e non solo di una parte.

Più interessante è la visione economica del Raìs libico, il quale nel “Libro Verde” enuncia i principi di quella che lui definisce Terza Teoria Universale, alternativa al capitalismo sfruttatore ed al comunismo ateo, materialista e ingannatore.

Egli ritiene innanzitutto che i lavoratori debbano essere considerati produttori, non più dei salariati e dunque ciò che loro producono deve essere di loro proprietà. Il salario, per Gheddafi, è indice di sfruttamento ed un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone, né privato né statale. Oltre a ciò, il Raìs, ritiene che nessuno possa possedere più di quanto gli sia necessario per vivere in quanto l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.

In questo senso nel “Libro Verde” è specificato che nessuno può possedere più di una abitazione e più di un mezzo di trasporto privato. L'affitto o il noleggio sono da considerarsi come fenomeno di sfruttamento del bisogno altrui e ove vi è bisogno non vi può essere, conseguentemente, libertà dell'individuo.

La Terza Teoria Universale – in pieno contrasto con la visione capitalistico-borghese e con quella collettivista-statalista-marxista - propone dunque che ciascuno lavori o per sé oppure in aziende socialiste autogestite dai lavoratori medesimi ove ciascuno è produttore e socio alla pari, oppure ancora che si lavori a beneficio della società e dei bisognosi.

In questo senso nel “Libro Verde” è scritto: "Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…) A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani".

Senza dimenticare il contesto nel quale è stato scritto, il “Libro Verde” pone la famiglia al centro della società e Gheddafi afferma che essa è molto più importante dello Stato in quanto culla, origine e riparo sociale dell'essere umano.

Contrariamente a quanto si tende a credere, Gheddafi è molto duro con i nazionalismi intesi come particolarismi che tendono a dividere e scrive: "(…) sono male e detrimento all’umanità il particolarismo nazionale e l’uso della forza nazionale contro le nazioni deboli; oppure il progresso nazionale conseguito appropriandosi di ciò che appartiene ad altra nazione. Però l’individuo forte, rispettoso di se stesso, consapevole delle sue responsabilità personali è importante ed utile alla famiglia; la famiglia rispettosa, forte, consapevole della sua importanza è socialmente e materialmente utile alla tribù; la nazione progredita, produttiva e civilizzata è utile al mondo intero. Per contro, la struttura (binà’) politica e quella nazionale si corrompono se scendono a livello sociale, cioè familiare e tribale, interferendo con esso e assumendone i punti di vista".

Un capitolo del “Libro Verde” è dedicato alla donna e la visione di Gheddafi, lungi da ogni maschilismo e pur essendo stato un emancipatore nel mondo islamico ed aver ammesso le donne nell'esercito ed aver costituito addirittura il corpo militare delle “Amazzoni”, la sua visione è piuttosto familista e la sua visione della donna è di moglie, madre ed “angelo del focolare”.

Egli sulla donna in particolare scrive: "E’ ingiustizia e crudeltà l’eguaglianza fra di loro in un lavoro sporco che sfigura la bellezza di una donna, privandola della sua femminilità. E’ anche ingiustizia e crudeltà addestrare la donna ad un programma che, di conseguenza la conduce allo svolgimento di un lavoro non confacente alla sua natura. Fra l’uomo e la donna non esiste differenza sul piano umano: a nessuno dei due è lecito sposare l’altro senza il suo libero consenso, né sciogliere il matrimonio senza un equo arbitrato che lo ratifichi, o senza l’accordo delle due volontà dell’uomo e della donna al di fuori dell’arbitrato".

Il “Libro Verde”, oltre a profetizzare la dominazione del mondo da parte dei neri, per secoli sfruttati, prosegue muovendo critiche alla coercizione del sistema educativo scolastico e ritenendo che le facoltà ed i corsi di studi dovrebbero comprendere ogni materia dello scibile umano, in modo che l'essere umano non sia privato di determinate conoscenze.

I capitoli finali riguardano la necessità che l'individuo ricerchi un'unica lingua per esprimersi in modo che tutta l'umanità possa dialogare e comprendersi, mentre l'ultimo capitolo riguarda la necessità che le masse pratichino lo sport anziché ne fruiscano passivamente.

Il “Libro Verde”, saggio breve e semplice, scritto per le masse incolte, ma con l'idea di essere diffuso anche in Occidente, pone ad ogni modo riflessioni interessanti. Riflessioni interessanti in ambito politico-elettorale in primis ed anche in ambito economico. Propone da una parte la partecipazione popolare in ambito politico e l'autogestione in ambito economico, muovendo critiche al dittatoriale sistema elettorale ed al sistema economico capitalistico e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Mu'Ammar Gheddafi, lungi dall'essere stato un dittatore, bensì capo di una rivoluzione incruenta – la Rivoluzione Verde del 1969, appunto – merita oggi di essere studiato. Personaggio storico che, non a caso, ha dato filo da torcere sia al fondamentalismo islamico che all'Occidente capitalista e sovietico, in quanto fieramente indipedente ed orgoglioso del suo modello.

Modello distrutto dalle sedicenti “primavere” arabe, ovvero dai colpi di Stato sostenuti anche da Francia, Usa, Gran Bretagna e dalla Nato intera. E che oggi ci hanno regalato Daesh, ovvero quell'Isis che avanza inesorabilmente indisturbato.


Luca Bagatin




2 settembre 2015

Il Socialismo Arabo di Mu'Ammar Gheddafi

Oggi sappiamo che quelle “primavere” erano delle estati torride, oppure dei freddi inverni.

Oggi sappiamo che quelle “primavere arabe” furono dei veri e propri Colpi di Stato sostenuti dalla NATO, da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d'America in primis e non hanno affatto portato democrazia, anzi, hanno completamente spazzato via - in Libia - la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari voluto dal Colonnello Mu'Ammar Gheddafi, barbaramente ucciso nel 2011.

Oggi Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Germania e compagnia triste, piangono per l'avvento di un'immigrazione incontrollata da loro peraltro causata, attraverso la destabilizzazione di Paesi sovrani, dalla Libia alla Siria, oggi in mano a Daesh, ovvero quell'Isis terrorista di cui sentiamo tanto parlare, per decenni peraltro finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America, come di recente raccontato dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita.

Ecco che cosa ci hanno “regalato” i nostri sedicenti governanti “democratici e liberali” che oggi si stracciano le vesti, come Obama – il quale farebbe bene ad iniziare ad accogliere un po' di profughi, viste le sue totali responsabilità belliche che meriterebbero un'incriminazione, assieme a Sarkozy e Cameron, per violazione dei diritti umani – come le varie Merkel, Hollande, Renzi...e quel Cameron che pensa che sia sufficiente chiudere, nazisticamente, le frontiere...sic !

Che tristezza questi “soloni” euro-yankee, i cui padri politici hanno per secoli sfruttato il Terzo Mondo, arricchendosi alle spalle dei poveri, sfruttando le loro risorse anziché insegnare loro ad usarle al meglio.

E' per questo che saggi come “Socialismo e Tradizione” di Mu'Ammar Gheddafi, edito dalla casa editrice Edizioni all'Insegna del Veltro (www.insegnadelveltro.it) aiutano a conoscere meglio un grande idealista e successivamente Capo di Stato, ingiustamente accusato di barbarie e di essere un vile dittatore.

Mu'Ammar Gheddafi, di cui ci ripromettiamo di parlare in diversi altri articoli, nato in una poverissima famiglia di beduini, fu un rivoluzionario incruento che, nel 1969 – a soli ventisette anni – rovesciò il regime monarchico di Re Idris I al-Senussi. Egli rovesciò quel regime corrotto senza alcun spargimento di sangue, solo con la forza della ragione, del carisma nel convincere le masse incolte, povere e sfruttate. Ed alle masse restituì il potere e la sovranità, in accordo con i principi del Socialismo Arabo enunciati da Gamal Abd el-Nasser, Presidente dell'Egitto negli Anni '50 e primi '60. Un socialismo – quello di Nasser e Gheddafi - alternativo rispetto al comunismo marxista ateo e materialista ed al capitalismo sfruttatore. Un socialismo che ricercava l'autogestione dei mezzi di produzione e l'inclusione delle masse nell'attività di governo, al posto dei partiti e dei parlamenti.

Un socialismo adatto ai Paesi non allineati e del Terzo Mondo, ma assolutamente esportabile in ogni Paese che volesse e voglia includere il popolo nelle decisioni politiche, in ogni Paese che abbia compreso che democrazia significa “forza di popolo” e non “forza di una parte del popolo”, ovvero delle oligarchie partitocratiche, delle sette, delle ideologie totalitarie o dei sistemi economici fondati sullo sfruttamento del lavoro salariato.

Di questo il Presidente Gheddafi parla diffusamente nel suo “Libro Verde”, nel quale enuncia i principi della sua rivoluzione sociale e di cui parleremo in successivi articoli.

Il saggio “Socialismo e Tradizione” è invece un raro testo, di piccole e maneggevoli dimensioni, presentato da Claudio Mutti, già presidente dell'Associazione Italia-Libia negli Anni '70.

Nell'introduzione Claudio Mutti spiega il ruolo strategico e geopolitico della Libia di Ghieddafi, la quale, con la “Rivoluzione Verde” del '69, è riuscita a liberarsi non solo della monarchia corrotta, ma anche e soprattutto dell'imperialismo statunitense e inglese, rilanciando il panarabismo ed il panafricanismo, ovvero ricercando l'unità – in pieno spirito di fratellanza - dei popoli arabi e africani. Tentativi, purtroppo, tutti falliti, ma che ricordano molto i tentativi del Presidente del Venezuela Hugo Chavez – ottimo amico di Gheddafi – di ricercare un'unità dei Paesi Latinoamericani e, nel passato, i tentativi del Presidente dell'Argentina Juan Domingo Peron, di ricercare l'unità dei Paesi non allineati e non asserviti né all'URSS, né agli USA.

Come ricorda Claudio Mutti, fu dal 1999 in poi che Gheddafi diventò in particolare “Ghieddafi l'Africano”, intervenendo spesso nella risoluzione di conflitti sul continente africano e fu anche forse l'unico ad arginare il fondamentalismo islamico, ricordando che l'Islam è fondamentalmente una religione di pace, che guarda all'emancipazione dei popoli.

Solo i governi dell'unico vero Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero i governi Craxi e Andreotti dialogheranno con questo leader africano e così farà - opportunisticamente e per un breve lasso di tempo - il solito Berlusconi che purtuttavia – con il sostegno dei cattocomunisti oggi al governo - tradirà Gheddafi ben presto e sosterrà anche lui la guerra contro la Libia a fianco delle potenze imperialiste e neo-colonialiste.

Nel saggio “Socialismo e Tradizione” troviamo dunque un'importante testimonianza di chi sia stato il Colonnello e Capo di Stato Mu'Ammar Gheddafi. Nel testo, infatti, sono riportati suoi importanti discorsi pronunciati nel corso degli Anni '70, che delineano le linee guida della Rivoluzione Verde Libica e dell'Unione Socialista Araba.

Mai come oggi è necessario comprendere chi sia stato questo uomo. Solo così possiamo capire le ragioni per le quali è stato barbaramente ucciso ed il drammatico presente che stiamo solo per iniziare a vivere. Un presente drammatico per il quale dobbiamo ringraziare solo i tanti sedicenti “democratici e liberali” di cui abbiamo già parlato, assetati di potere e di ricchezza. Da Obama a Cameron, da Hollande alla Merkel sino a Renzi e compagnia. Persone tutt'altro che amate dai loro stessi popoli, i quali, presto o tardi, dovranno iniziare a risvegliarsi.


Luca Bagatin



16 agosto 2015

Alcune massime di Mu'ammar Gheddafi tratte dal "LIbro Verde" sui partiti che tolgono potere ai cittadini e sull'economia autogestionaria. Prospettive attuali per nuovi orizzonti.

Quando il parlamento è il risultato della vittoria elettorale di un partito, è il parlamento del partito e non del popolo. Rappresenta il partito e non il popolo ed il potere esecutivo detenuto dal parlamento è il potere del partito vincitore e non del popolo.

(...)

Questo significa che i parlamenti sono divenuti uno strumento per usurpare e monopolizzare a proprio vantaggio il potere del popolo. Questo è il motivo per cui è divenuto, oggi, diritto dei popoli lottare, attraverso la rivoluzione popolare, per distruggere questi strumenti di monopolio della democrazia e della sovranità che si denominano parlamenti, i quali usurpano la volontà delle masse. E’ diritto dei popoli proclamare solennemente il nuovo principio: "Nessuna rappresentanza al posto del popolo".

(...)

Il partito è la dittatura contemporanea. E’ lo strumento di governo delle moderne dittature poiché rappresenta il potere di una parte sul tutto. E’ il più recente sistema dittatoriale. Poiché il partito non è un individuo, esso da luogo a un’apparente democrazia, formando assemblee e comitati senza contare la propaganda svolta dai suoi membri.

(...)

La domanda è: una volta che si verifica una deviazione della legge, chi controllerà la società per avvisarla di tale deviazione ? Democraticamente nessuna parte può, in nome della società, pretendere il diritto di controllo. Ciò significa che spetta alla società di controllare sestessa. E’ una dittatura la pretesa di una qualsiasi parte, sia essa un individuo o un gruppo di individui, di essere responsabile della legge, perché democrazia significa responsabilità della società intera e, pertanto, il diritto di controllo spetta a tutta la società.
E’ questa la democrazia, che si esercita attraverso lo strumento di governo democratico che è il risultato della organizzazione della società stessa nei congressi popolari di base.

(...)

Il sostentamento è una necessità assoluta per l’uomo. Non è ammissibile, in una società socialista, che per l’appagamento dei propri bisogni l’uomo debba dipendere da un compenso sotto forma di salario o di carità da qualsiasi parte essi vengano.
Nella società socialista non dovrebbero esserci salariati, ma  associati, poiché i proventi sono prerogativa personale dell’individuo, sia nel caso in cui li procuri da se stesso nei limiti delle sue esigenze, sia che detti proventi costituiscano una parte della produzione nella quale l’individuo stesso è un elemento fondamentale. In ogni caso i proventi non possono derivare da un salario percepito per una attività produttiva effettuata per conto di terzi.

Prossimamente sarà cura di questo blog parlare diffusamente della figura e delle prospettive politico-ideali del Presidente e Colonnello Gheddafi, ingiustamente e barbaramente ucciso a causa dell'invasione Occidentale (anglo-franco-statunitense in primis) della Libia.
Una storia che merita di essere conosciuta. Una storia di lotta agli opposti imperialismi (capitalista e comunista) durante la Guerra Fredda e successivamente all'Islam radicale. Una storia di indipendenza economica, alla ricerca dell'unione dei Popoli Africani, sfruttati da secoli di colonianismo. Una storia di democrazia partecipativa alternativa a quella conosciuta in Occidente, ma che merita di essere diffusa.





31 agosto 2010

Stop all'imbarazzante e pericolosa politica estera di Silvio Berlusconi



E dopo l'amicizia con i già comunisti ed antidemocratici Vladimir Putin e Alexandr Lukashenko (senza contare il patto di ferro al governo con il già comunista Umberto Bossi) ed oggi i rinnovati omaggi al dittatore libico Mu'ammar Gheddafi,
Silvio Berlusconi

si riconferma il leader europeo più antieuropeo, antiamericano ed antioccidentale della piazza.
Urge una sollevazione democratica di liberali, repubblicani, liberalsocialisti, atlantisti, amerikani col kappa, anticomunisti, antifascisti !!!!




Per una nuova, autentica, Rivoluzione Liberale


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini