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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 maggio 2015

Un ricordo di Peter Boom (31 marzo 1936 - 26 maggio 2011), attore, cantante, militante per i diritti civili degli omosessuali, scrittore, teorico della Pansessualità e collaboratore di questo blog






8 luglio 2014

"La mia idea di AMOR": monologo by Baglu

Che strana città quella in cui mi sto trasferendo, più che strana direi triste.

Non che al nord le cose vadano meglio, ma da una metropoli che ha conosciuto l'Impero ti aspetteresti quantomeno qualche cosa di diverso.

Penso che con il crollo del celebre Impero sia crollata anche la sua Capitale. La qualità dei suoi abitanti, poi, lascia alquanto a desiderare nonostante io ne faccia parte a pieno titolo da quasi quarant'anni.

“La Grande Bellezza”. Chi ha visto e compreso quel film avrà compreso anche che la vera bellezza sta negli sprazzi, non nel chiacchiericcio e non certo nella Capitale o nel portafoglio o capitale – che dir si voglia - di quelli che alle feste ci vanno solo perché vogliono farsi notare e non hanno un cazzo da fare.

Alle feste ci vado anch'io, ma almeno ho la decenza di presentarmi per ciò che sono. Piacere, Baglu, professione disilluso.

Curioso il fatto che qui le cose, da almeno trent'anni, non siano mutate. L'urbanistica è rimasta quella della fine degli Anni '70, primi '80. Per un nostalgico come me fa quasi tenerezza.

Quando mi parlano di raccolta differenziata, infatti, faccio sempre notare che a cavallo fra gli Anni '70 ed '80 era un concetto che non esisteva. Che, o radi al suolo la città, come fece Nerone e magari la fai ricostruire dal Signor Ikea, oppure stai fresco.

Mi incuriosisce notare che le periferie non sono mutate, che i ragazzini portano ancora i calzoncini corti e giocano con un pallone semiusurato in improbabili parrocchie/chiesuole assolate, che esistono ancora le feste rionali e le fanno ancora lì, dove le facevano negli Anni '70/'80.

Solo le persone sono mutate, nel senso che oggi hanno gli smartphone e usano uozzapp, quella roba che non sai nemmeno che cappero voglia dire quando la pronunci (uozzapp, infatti, sospetto significhi: che cazz'è ?...ah, la mia scarsa considerazione per gli anglo-barbari fa sempre maggiori progressi).

Mi dicono che nelle università, qui, spopola un partito che non sapevo nemmeno esistesse più che si chiama Sinistra Critica. Vedo molti ragazzi che parlano di fascismo e comunismo e cercano di venderti un giornale che credevi ormai esistesse solo nei film vintge di Nanni Moretti: Lotta Comunista. Stranamente la cosa non mi rende nostalgico. Mi fa incazzare e pensare che le idee sono rimaste le stesse, che circolano, sì, ma qui le cose non si muovono affatto. Il malgoverno permane, la burocrazia disorganizzata impazza tanto quanto il traffico, la monnezza affolla le piazze ed i vicoli tanto quanto la paraculaggine, che è l'hobby più diffuso fra la ggente. L'Impero è come se non fosse mai esistito.

Mi fa anche incazzare che chi parla di comunismo non abbia mai letto Marx. Io l'ho letto a sedici anni e per questo sono diventato anticomunista, ovvero per il superamento del capitalismo, ma senza passare né per la struttura né per la sovrastruttura. Sono per l'approfondimento dell'essere umano. Per la sua valorizzazione.

Mi mettono molta inquietudine i pellegrini religiosi. Specie quelli della Scalasanta. Penso che la Scalasanta sia il trionfo dell'ipocrisia tanto quanto le chiese che sovrappopolano questa città.

Penso che siano un insulto a Cristo, a Dio, all'Amore Universale che i pellegrini fottono ogni giorno sotto forma di preghiere vuote allorquando nella vita di tutti i giorni insultano il prossimo, lo vilipendono, lo maltrattano, se ne fregano dell'ambiente, degli animali, dei propri vicini di casa, delle persone che dovrebbero – per pura umanità – rispettare.

Il trionfo dell'ipocrisia para-religiosa, ovvero para-cula mi disgusta tanto quanto il trionfo dell'ipocrisia politica, dei convegni, dei congressi ove si sprecano parole al vento.

Penso che questo popolo sia fatto per essere gestito, prima ancora che di-gestito e di-gerito.

Mi chiedo se davvero sia mai esistito un Impero oppure non sia tutto frutto della fantasia di Valerio Massimo Manfredi. Per decenza del pueblo che quell'Impero dovrebbe oggi rappresentre, mi auguro che sia stato così. Che sia tutto un immenso racconto di fantasia, come la storia dello sbarco sulla luna.

Mi auguro sia solo un grande spot pubblicitario offerto da quelli della Vodafone con il loro pinguino-cretino che ha convinto persino Elio a farsi prestare la voce. Ah, che cosa non fa il danaro e lo showbusiness ove di show non vi è proprio nulla ed il business riescono a gestirlo solo quattro bestie da prima elementare ! Magari anglo-barbare (ma l'Impero non li aveva sconfitti ?) !

Ma perché non ve ne andate tutti quanti affanculo ?

Non vi chiedo il suicidio di massa, come forse meritereste, ma solo un leggero affanculo.

Fra dieci o quindici anni, ad ogni modo, per me, sarete solo un triste ricordo. 




15 febbraio 2014

"Non lo so ". Monologo by Baglu

Non lo so.

Non so capire le persone e capire perché la gran parte delle persone sia pervasa da egoismo e menefreghismo che le porta, di volta in volta, a fregarsene unicamente degli affari propri.

Ma, in particolare, posso dire che quest'ultimo viaggio a Roma mi ha insegnato - semmai non mi fosse stato abbastanza chiaro - che la gran parte dei cosiddetti "amici" sono amici interessati o occasionali, un po' come certi fugaci rapporti sessuali nei quali, purtuttavia, non ho mai creduto (e mai ho voluto praticare).

Sono stanco di cercare le persone. Persone a cui non frega assolutissimamente nulla di me. Sarei più felice, dico sul serio, se me lo dicessero almeno in faccia.

E sono stanco di dover dare corda alle persone che mi si appiccicano come il miele se hanno bisogno di un'intervista, salvo poi disconoscerne il contenuto ed impedirne la pubblicazione allorquando sono diventate famose (magari anche grazie al sottoscritto).

Sono stanco della falsità e per questo non sono mai stato simpatico a nessuno. Perché se sei uno stronzo o una stronza io te lo dico in faccia e te ne dimostro le ragioni con dovizia di particolari.

Ma, per lo più, preferisco lasciar correre salvo gustarmi successiva vendetta se la cosa si fa oltremodo pesante.

Mai provocare un depresso cronico che, pergiunta, non ha nulla da perdere. Quante volte l'ho detto e ripetuto ?

Qualche giorno fa mi sono trovato a piangere e non per una solitudine imposta dagli anni, dalle persone inutili che sovrappopolano questo ingiusto mondo. Mi sono commosso nel leggere la notizia del suicidio di Amnesia, una ragazzina di Padova di quattordici anni. Amnesia si era già da tempo praticata tagli alle braccia.

Mi ha ricordato i miei quattordici anni. Ancora porto le ferite delle mie di lesioni alle braccia. Anche nel mio caso si trattava di un rifiuto d'amore, ma, forse, si trattava anche della percezione che in questo mondo l'amore è solo uno spot pubblicitario. Mercificazione economica spacciata per sentimento ove ragazze e ragazzi fingono di volersi bene, per un periodo, sin tanto che dura.

Ho sempre creduto nell'assoluto. E quindi anche nell'amore assoluto. E penso che Amnesia fosse solo una ragazzina sensibile, alla ricerca dell'amore.

Dubito che fosse depressa. La depressione non esiste. E' solo bisogno d'amore. Quello vero. Non le cretinate che spacciano per amore ogni tre per due nei media o nelle soap e, spesso, purtroppo, anche nella vita reale.

Amnesia si è rifugiata così nel web, cercando aiuto, cercando comprensione. E ricevendone solo ulteriori cretinate di utenti virtuali che la invitavano a morire. Nel giornale ho letto e ho ancora sotto gli occhi frasi quali: "Ti tagli solo per farti vedere", oppure "Secondo me tu stai bene da sola...fai schifo come persona".

Non vorrei mai augurare alle persone che hanno scritto queste frasi di trovarsi nella condizione in cui si è trovata Amnesia. E' vero, forse lo meriterebbero. Ma non è una cosa che vorrei augurare loro. La sofferenza emotiva è un abisso dal quale non ci risolleva facilmente. Perché no, non si fanno certe cose perché si vuole apparire, bensì si vorrebbe scomparire. Per sempre.

Non si vorrebbe essere mai esistiti e tale consapevolezza ti rimane, volente o nolente, per tutta la vita.

Orde immonde di psicologi, commentatori televisivi, criminologi, puttane delle carta stampata da sempre si prodigano nell'elargire la loro insipienza non richiesta sull'argomento. Ma stessero un po' zitti !

Abbracciassero le loro figlie, i loro figli, le loro mogli, compagne, mariti, compagni, fratelli, sorelle, genitori. E facessero sentire loro il bene che hanno da dare e che desiderano ricevere.

Non so se ci sia altro da aggiungere.

Mi viene in mente solo che, anche il prossimo libro che pubblicherò, come fu per il primo, lo pubblicherò unicamente perché con esso sarà pubblicata anche la dedica che ho scritto nel frontespizio.

La dedica che pubblicherò, anche questa volta, sarà più importante del contenuto del libro. Perché è importante, per me, la persona a cui è rivolta.



7 gennaio 2014

"Parodia". Monologo by Baglu

Fingo semplicemente di non pensarci, ma in realtà non riesco a dimenticarla.

Succede, capita.

Però l'importante è fingere.

Fingere quantomeno di non pensarci.

Così come non voglio pensare ad altri aspetti. Tipo a Blondie che mi ha scritto che posso considerarla unicamente per affari e/o per un rapporto lavorativo.

Non è per presunzione, è solo che non faccio affari con nessuno. Credo ad aspetti desueti, o forse utopistici come l'amicizia e l'amore. Anche con le persone con cui decido, eventualmente, di collaborare.

Non amo le etichette, così come non amo che mi si dica che fisicamente (o moralmente) sono così o colà. Di voi potrei dire molto peggio e dimostrare, dati alla mano, ciò che affermo.

Ho un pessimo rapporto con il mio fisico e, credo, a ragion veduta. A differenza di voi, faccio autocritica (la mia è una formazione marxista, rammentatelo).

Non sono narcisista, al massimo ne sono la studiata parodia.

Perché tutto ciò che ci circonda, in realtà, è una grande, immensa parodia di una cosa che chiamiamo - per convenzione (e purtroppo, spesso, per convinzione) - vita.

Che posso dire ancora ?

Che mi piacerebbe conoscere meglio una persona. Una donna. Di cui in realtà so molto poco e ne so volutamente poco (forse le reticenze a farsi conoscere sono più da parte sua, credo per carattere), perché non è il caso che alla mia età e con le mie esperienze pregresse, me ne innamori. E, poi, sarebbe un innamoramento a senso unico, figuriamoci.

Le fiabe sono molto, molto belle. Sono la parodia di un ipotetico Paradiso che sappiamo tutti non esistere.

Occorre razionalizzare ed avere altre priorità. Anche a costo di sembrare freddi e distaccati. Oppure di apparire fastidiosamente ironici.



13 novembre 2013

"La mia vita è stata una Grande Bellezza": Quattro anni fa...

Domani, 14 novembre 2013, saranno passati esattamente quattro anni da quando tornai a Roma, dopo quasi diciassette anni di assenza.

Tornai per te, che conobbi via web. Io leggevo il tuo “bel blog alla lavanda” e tu, con il tempo, iniziasti a leggere il mio.

Ricordi quando facevamo le quattro o le sei del mattino, scrivendoci su Messenger, un programma che nemmeno conoscevo prima che le nostre vite si incrociassero ?

Ricordi la nostra canzone, “Sogno”, di Gianna Nannini ? I tuoi occhi viola mi sono rimasti dentro.

Ricordo quando, alla stazione Termini mi venisti incontro, con il tuo foulard viola. Avevi una camicietta un po' scollata ed eri vestita di nero. Ti presi la mano e te la baciai. Istintivamente.

Poi, dopo esserci appartati, ti regalai degli orecchini fatti a mano, unici.

Avevi vent'anni ed io trenta. Oggi, che sono passati appena quattro anni, dici che “eri giovane” e la cosa mi fa un po' sorridere.

Forse ero anch'io giovane, forse, allora, fu anche l'ultima volta che mi innamorai davvero.

La sera facemmo l'amore in un letto che avevamo improvvisato, fra le note della Nannini e di Renato Zero in sottofondo. Ricordo quei momenti come fossero ieri.

Ricordo le nostre passeggiate per Roma, tenendoci per mano. Io accaldatissimo, abituato al freddo nord e tu appena appena scollata, con il tuo foulard al collo.

Ricordo il tuo profumo. Ricordo la prima sera, assieme, a casa tua, con i tuoi in viaggio a Lisbona, ignari di tutto. Era emozionante.

Ricordo le tue magliette con i rebus, tipo “Amore a prima vista”...

Ricordi quando cucinavo per te ? Bistecche alla salvia che, forse, tu nemmeno amavi (non so cucinare bene e poi allora non sapevo che la carne non era il tuo forte), ma non me lo dicesti per non deludermi. Dicevi che ero un bravo uomo di casa e che era come se fossimo sposati.

Ti baciai (con te che, mi dicesti dopo, messaggiavi di continuo con una tua amica chiedendoti con ansia: “Ma Baglu quando mi bacerà ?”).

Non ti avrei lasciata più. Non me ne sarei più andato da Roma. Anche oggi, Roma, mi ricorda te.

Ci saremmo rivisti altre volte, ma mai abbastanza nell'anno e mezzo in cui siamo stati assieme.

Anche oggi, che non stiamo più assieme, sono felice di vederti. E di abbracciarti, come allora.

Ho ancora, nella memoria del cellulare, tutti i messaggi che mi inviasti. Ero il tuo principe Baglù...

Chi leggerà queste righe potrebbe pensare ad una cretinata, forse anche tu, oggi, che dici di “non essere più giovane”, lo pensi. Per me, invece, non è così. Anche oggi considero tutto ciò le cose più toccanti della mia vita.

Ogni mattina guardo il quadretto che mi regalasti per Natale 2009 e che realizzasti con le tue mani.

Inseristi, scrivendole di tuo pugno, le parole di quella canzone di Fiorella Mannoia:

se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
.

Forse sono un cretino, forse sono un vecchio romantico visionario e utopista. Forse, guardando questo quadretto pieno di fiori, nostre foto, cuori, stelle, canzoni, baci e buddypoke, riesco ancora a vedere qualche cosa di buono nel mondo.

Forse ti amo, ma l'amore non credo sia di questo mondo. Come non lo sono l'onestà e la purezza. Però voglio crederci e lottare per ciò. Perché sì, sono un visionario utopista. Forse romantico. E vorrei rimanere così per sempre.




15 ottobre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Fumetto a tinte fosche". Monologo by Baglu

Ormai ho smesso di stupirmi del mio prossimo.

Ci sono amici che credevo amici ed invece.

Invece mi ero, mi sono illuso.

Del resto mi è sempre capitato anche nelle storie d'amore.

Ah no, non credo di essere necessariamente sfortunato io. Penso invece, piuttosto, di essere uno che cerca sempre di andare al di là delle apparenze.

Mi bastano piccoli gesti perché questi mi creino disappunto. E mi offendano.

Conoscendo il mio pessimo carattere, solitamente, cerco di andare oltre e tendo a giustificare sempre l'altra persona.

Potrei fingere, così, un rapporto per anni. Ma a che pro ?

La cosa che più mi dispiace, alla fine, è che le mie storie sono finite non per colpa mia.

La verità è che sono un entusiasta deluso. Deluso da cose in cui ho creduto e che oggi mi creano solo disgusto e, spesso, rabbia.

So ciò che voglio dalla vita, per carità, ma so anche che, per arrivarci, devo percorrere strade che non mi va di percorrere.

Non sono il tipo dei compromessi, delle menzogne, della superficialità. Per questo, a tutto ciò, preferisco una vita di disillusioni, pensando a quel suicidio che medito da anni.

Eppure sono ancora convinto, dentro di me, che la vita sarebbe molto più semplice. Peccato che gli esseri umani non ne ne rendano conto. L'orgoglio è una puttanata. Così anche come l'amor proprio. Per vivere consapevolmente bisognerebbe arrivare ad odiarsi. Forse, allora, si odierebbe meno il prossimo.

Un amico mi ha chiesto perché ho deciso di rimanere single. Gli ho risposto che non sono più disposto a scendere a compromessi con la vita. Perché essa stessa sento che non mi appartiene.

Sono passati quattro anni da quando la conobbi. Non credevo avrei mai potuto innamorarmi così. Da allora non mi mai più successo. Con il tempo, mi dicono, le cose cambiato, megliorano, passano. Per me questo assioma non vale né funziona. 



11 ottobre 2013

Aforismi e riflessioni politicamente scorrette (ma è davvero così ?) by Luca Bagatin



Al governo dei mona preferisco il governo della mona !

Emendatelo a quel Paese ! (a proposito di Beppe Grillo, favorevole al reato di immigrazione clandestina)

L'Italia è un gran bordello ? Magari lo fosse, almeno sarebbe un Paese tollerante.

I diritti civili, oggi, sono difesi solo da un gruppo di eroine, nude e inermi, ovvero da Femen. Pochi maschi, oggi, avrebbero il coraggio di difendere qualche cosa e di mettersi in gioco. E' questa la vera fine dell'uomo moderno.

Impara un'arte ed evita di giocartela a carte.

Vorrei che la vera amicizia, a questo mondo, esistesse davvero. Così come vorrei che esistesse il vero amore.
Non avrei fatto o scritto ciò che ho fatto e scritto sin da quando avevo quattrodici anni, se non fosse così.
Se sono diventato cinico è perché a certe cose non credo più.
Anche se continuo a scriverle.




27 settembre 2013

"Habemus Papam" di Nanni Moretti e un ricordo di Peter Boom attraverso la sua testimonianza e le recensioni di Ladymarica e Luca Bagatin

Sabato 28 settembre in prima serata Rai Uno trasmetterà, in prima visione televisiva, il bellissimo affresco cinematografico di Nanni Moretti, "Habemus Papam".

Sono molto legato a questo film non solo in quanto Moretti è, in assoluto, il mio regista preferito.

In "Habemus Papam" recitò infatti anche il caro amico fraterno Peter Boom, al quale questo blog è molto legato per il prezioso contributo politico e culturale che Peter seppe infondervi.

A Peter ero personalmente molto legato, così come oggi lo sono ad Ilona Staller. Peter ed Ilona sono per me le uniche due personalità storiche contemporanee che hanno lottato per la liberazione individuale, attraverso molteplici strumenti comunicativi. Per me è un onore, dunque, aver collaborato con Peter per tre proficui anni.

E' per questo che, di seguito, per omaggiare la memoria di Peter Boom, desidero riproporre due recensioni al film "Habemus Papam", una di Ladymarica (del 5 maggio 2011) ed una mia (del 21 aprile 2011), oltre che riportare una testimonianza dello stesso Peter.

Mi tocca ancora molto il cuore rammentare che, poche settimane dopo la proiezione cinematografica del film, Peter morì, passando all'Oriente Eterno, colto da un improvviso infarto.

Ciao Peter !

L.B.


Michel Piccoli, Nanni Moretti e Peter Boom

Una partita a pallavvelenata: Habemus Papam

di Ladymarica

Immaginate un mondo in cui il papa, appena eletto, si scopra ateo.

E non avrete il film di Moretti ma avrete un mio personalissimo sogno del film.

Perché se si può sopportare che il papa sia uomo e debole nel dio che lo perdona, forse non si può sopportare che il papa non abbia dio. Se dio sceglie il papa (nell’assurdo di un suo eventuale esistere dico) come gli viene in mente di scegliere un ateo?

 

A questo pensavo mentre guardavo l’inizio del film di Nanni Moretti.

Arrivo tardi, lo so, ma infondo non scrivo per Repubblica e mi posso permettere di essere l’ultima a trattarne.

 

L’inizio è lento, bisogna ammetterlo. Per questo ho potuto pensare. Uno dei meno coinvolgenti che si ricordi. O che io mi ricordi, al massimo.

Il papa è morto, lunga vita al papa.

E’ che il vero problema, arriva dopo! Arriva se il papa non è morto. E non per me, non faccio la solita atea, arriva per la Chiesa.

Converrebbe munirsi di una rivoltella per certe partite matte, per certe palle avvelenate. Sono certa che più di qualcuno, se lo strano mondo del film, fatto di sicari della fede, burocrati di dio e amministratori delle croci, esistesse, lo avrebbe pensato.

Ma il papa è morto, lunga vita al papa.

Conclave, fumate e campane.

Lento come sul ritmo della chiesa.

 

E’ all’urlo straziante del nuovo eletto papa che si apre veramente il film.

Dovessi scegliere il momento più evocativo, per fare un favore riassuntivo al prossimo mio almeno, sceglierei proprio quello. Quel grido che si alza nel silenzio di una cerimonia che come sempre stava risultando precisa.

Mi ha colpito la risata generale che si è diffusa nella sala.

Io l’ho trovata una scena straziante: questo povero vecchio, canuto, buono, dall’accento incredibilmente pacifico che trema, che si sente addosso una responsabilità troppo grande. Io, nella mia infinita presunzione, credo di capirlo il senso di quel grido. Un uomo che non vede in se stesso la capacità, la forza di guidare la chiesa intera, si chiede come mai il suo dio (che per lui esiste) gli faccia questo, come mai lo scelga per un compito più adatto agli sciacalli che a un uomo buono, si sente perso, mancando la onniscienza del suo dio. Il grido rappresenta il sentirsi spaccato tra il non sapere quanta colpa abbia l’uomo-papa, senza forza sufficiente, senza coraggio sufficiente, e tra il sentire un dio che ha fatto una scelta sbagliata. E un dio onnipotente e onnisciente non sbaglia. Il grido è il frutto del dubbio, l’espressione dolorosa dell’aver perso, almeno un po’, il senso. E proprio per questo drammatico.

 

Il papa, il nuovo papa, soffoca nei suoi vestiti, che sono tutto meno che bianchi, che sono tanti, pesanti, nevrotici, isterici, orrendi. Si sente l’oppressione fino al sedile da dove lo guardo io. Codardia e umiltà si sovrappongono tanto che anche lo spettatore, un certo spettatore, si sente spazziato, non sa se condannare l’uomo che scappa o se salvare l’uomo che sceglie. Finalmente.

Io, personalissimamente, forse, lo salverei. Ma questo perché se avere dubbi, in generale, è intelligente averli nella chiesa, se sei il papa soprattutto, è anche meglio. E lo salverei perché mi piace pensare che non sia mai tardi per levarsi la veste, anche bianca, e fare, boh, l’attore per esempio.

 

La realtà, che pareva tanto normale nel conclave e nelle fumate, nei giornalisti poco svegli e nelle facce dei cardinali, diventa sempre più assurda. A questa realtà possibile nella partenza ma sempre più incomprensibile, stravagante, sempre più tendente all’assurdo, si mischia, come ingrediente separato all’inizio, altro assurdo. La realtà diventa assurdo, già detto, ma parallelamente l’assurdo, un altro assurdo, diventa reale. L’assurdo portato sulla scena, come preso per i capelli, repentino e visibile, dall’analista Moretti.

  

Moretti porta sulla scena i problemi e i caratteri fissi della psicologia, la gioia della cultura (c’è una scena meravigliosa in cui l’analista Moretti rintraccia nella bibbia -l’unico libro che ha trovato lì-  “segni della depressione”), porta sulla scena i problemi dello psicologo che superano e travolgono i problemi dei cardinali-pazienti.

 

Ma più di tutto Moretti porta sulla scene il dramma di una partita di pallavolo senza finale.

Eccolo l’assurdo, che parte assurdo e che subentra ad una realtà che invece diventa assurda più lentamente: i cardinali non finiscono il torneo che Moretti aveva organizzato per loro attendendo che il papa finisse le bizze.

 

E il punto, che io evidenzierei anche un paio di volte, è proprio questa relatività del dramma. E’ un dramma che il papa non voglia far il papa? Ma perché dovrebbe essere un dramma meno grave un torneo di pallavolo interrotto a metà? Chi stabilisce quale sia il dramma maggiore? O anche solo se ce ne sia uno maggiore.

Il dramma di Moretti è una scelta di libertà, fatta dai cardinali, sulle priorità, proprio come il dramma del mondo cattolico con un papa scappato/perduto è per il papa stesso una scelta di libertà, di rimescolamento delle priorità.

 

Proprio questo mi ha affascinata del film, questo mescolamento delle cose importanti alle cose non importanti, in un modo che alla fine dimostri come le une e le altre siano ribaltabili e incredibilmente relative alle esistenze singole.

 

Peccato che la scelta del papa, alla fin fine, non venga rispettata perché, come sempre, come nell’attualità, come nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici, quello che la chiesa non riesce a sistemare con la scusa della fede e l’indottrinamento, lo sistema con forza e imposizione. Ma il finale, fortunatamente, è poco prevedibile. Non lasciatevelo anticipare da me!

 

Nonostante io da piccola giocassi a palla avvelenata nel film si dice che è da cinquant’anni circa che non esiste più.  Quanto vorrei, tra cinquant’anni, che si dicesse la stessa cosa della chiesa cattolica! Forza e coraggio, dovevamo iniziare ieri.

Peter rispose, in un commento, alla nostra Lady e le scrisse:

Cara Marica, complimenti per la Tua recensione bellissima. Hai colto proprio nel segno! Peter Boom (ex-cardinale dell'Oceania).
http://www.pansexuality.it


Habemus Papam: un film non antireligioso, bensì umano

di Luca Bagatin


Ho visto in questi giorni, per la prima - e spero non ultima - volta l'atteso film di Nanni Moretti "Habemus Papam", con Michel Piccoli e, fra gli altri, con il mio caro amico Peter Boom, che da anni cura sul mio blog la rubrica sulla Pansessualità ed i diritti civili.
Conoscevo già il contenuto di alcune scene perché proprio Peter me le aveva sommariamente raccontate lo scorso anno, quando mi trovavo a Roma e lui recitava sul set.
"Habemus Papam" è un film semplice, ma profondamente significativo e che merita assolutamente di essere visto più e più volte.
Michel Piccoli è straordinario nella sua verve tragicomica: mostra un Papa dei cattolici per la prima volta umano, denudato dell'ipocrisia del suo ruolo.
Piccoli - Papa dei cattolici
, incarna infatti l'attore che dismette il suo ruolo, per tornare a quello di semplice essere umano.
"Habemus Papam" di Moretti è la rappresentazione cinematografica della realtà dei ruoli pubblici, siano essi quelli di Papa, di politico, di presentatore televisivo: in pubblico fingono come gli attori più consumati, sino a snaturare sè stessi, la loro umanità, per diventare come degli automi nelle mani di altri automi (i Cardinali, il Potere Vaticano, nella fattispecie dei Papi dei cattolici).
Michel Piccoli - Papa
non si sente a suo agio nel ruolo che è stato chiamato a ricoprire. Non sopporta il peso delle sue responsabilità papali, di capo supremo della Chiesa cattolica e, quindi, cade in depressione sino a fuggire, aggirandosi per le vie di Roma.
Lo psichiatra Nanni Moretti, ateo dichiarato, costantemente giudicato ed osservato dal Potere Vaticano dei Cardinali, difficilmente riuscirà a guarirlo. Glielo impediranno proprio loro: gli automi.
Durante la fuga del Papa, purtuttavia, riuscirà ad umanizzare persino i Cardinali, organizzando un grottesco e giocoso torneo di pallavolo. I Cardinali torneranno ad essere bambini ed i bambini, come ricordava Maria Montessori, sono i padri degli uomini.
Da Cardinali seri, grigi, impettiti e persino abusatori di psicofarmaci, tornaranno alle loro origini umane.
Ho amato molto il ruolo interpretato dall'amico Peter Boom: il Cardinale neozelandese O'Neil. Ironicissimo e apparentemente ingenuo nella gestualità e nel modo di porsi. Encomiabile la sua interpretazione durante la partita di pallavolo (nella squadra dell'Oceania, inventata su due piedi dallo psicanalista Nanni).
Non voglio purtuttavia svelarvi il finale del film: il Papa Michel Piccoli, accetterà il suo ruolo di automa fra gli automi, o si avvicinerà a Dio nel modo più naturale possibile, ovvero tornando uomo fra gli uomini ?




HABEMUS PAPAM, una bella avventura

di Peter Boom

Ho vissuto nella parte di un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima avventura, ricca di un'autentica e sentita interpretazione artistica e professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. Il primo ciak per me era per esprimere la paura e la disperazione di venir eletto. E certamente non era per l'enorme responsabilità che in fondo nessun papa è in grado di affrontare e questo si è visto nella storia della chiesa di Roma, ma laddove i cardinali godono ancora di certe libertà i papi sono troppo esposti a controlli e critiche dal interno e da tutta la società.

Il personaggio del papa eletto, interpretato in modo splendido da Michel Piccoli, invece sente profondamente questa responsabilità e non sa come affrontarla in modo giusto e cristiano. Pensiamo ad una morale veramente cristiana, che parla di povertà, di non giudizio e già ci si convince che non è per niente in sintonia con una chiesa che si è dimostrata agli opposti. Il Vaticano infatti non sa affrontare nemmeno un dibattito per un eventuale cambiamento nel senso puramente cristiano e rimane arroccato su politiche anticristiche.

Habemus Papam viene accusato di essere una offesa alla fede cristiana. Sarà un mio parere personale, ma sono proprio i papi ad offendere la figura di un Gesù Cristo, esistito realmente o invece no.

Zeffirelli, che ho conosciuto dai tempi di Rocco e i suoi fratelli (1960) del grande Visconti, parla di un insulto alla fede dei cattolici ed al papa e di un'arruffianata di un regista (Moretti) di sinistra. Ha dimenticato tutto d'un botto che a destra ci stanno molti laici, come a sinistra ci stanno molti cattolici (finti o meno). Visconti era coraggiosamente omosessuale, questo vale anche per Zeffirelli ed io stesso sono un fervente attivista gay o meglio detto “pansessuale” e mi chiedo come faccia Franco Zeffirelli a rispettare una chiesa che lo accusa per omosessualità e blatera a destra e a sinistra allucinanti e fuorvianti giudizi sulla sessualità in genere. Un teologo tedesco ha parlato apertamente dell'omosessualità di papa Ratzingher.

Ho letto l'interessante giudizio del nobile Sforza Ruspoli che dichiara che è lo spirito santo a scegliere i pontefici, dimentico forse che allora le crociate, la caccia alle streghe, l'inquisizione, le atroci torture, il rogo di Giordano Bruno, lo IOR, l'imposizione del segreto sulla pedofilia dei preti e molte altre cose carine sarebbero state ordite ed inspirate in origine da questo loro spirito santo.

Un'altra illuminante esternazione dice che “non è la psicanalisi che salva l'uomo”. Infatti, nel film anche Moretti prende un po' in giro la psicanalisi che invece può aiutare ad approfondire la condizione psichica dell'uomo senza mettere regole o dogmi asfissianti. Pericolosa è invece l'affermazione “gioca con i fanti e lascia stare i santi”, proprio in vista della santificazione di un papa che per diventare santo non avrebbe dovuto sapere niente di ciò che avveniva dentro il Vaticano (IOR, pedofilia, etc., etc.). Forse papa Luciani è morto proprio perché si sentiva più responsabile e volle cambiare certi comportamenti.

Giusta infine la risposta di Nanni: “Vedete prima il film, poi giudicate liberamente!” L'auspicato boicottaggio del film ricorda soltanto il rogo dei libri effettuata dai nazisti nel 1933.




19 settembre 2013

A proposito del discorso di Silvio-Mao Tse-Tung-Berlusconi

Per dovere d'ufficio mi sono sorbito l'ennesimo grottesco videomessaggio di Silvio Berlusconi.

L'unica cosa che ricordo distintamente, oggi, è la faccia del Cavaliere, ovvero sempre più simile al dittatore comunista Mao Tse-Tung. Del resto Berlusconi - come Mao - rappresenta l'involuzione culturale di un intero Paese, fatta passare per rivoluzione.

Involuzione illiberale, giacché, sin dal 1994, ci fece credere che sarebbe riuscito a mettere mano alla macchina amministrativa statale, a diminuire le tasse, a snellire la pubblica amministrazione, a creare un milione di posti di lavoro. Ad oggi, nonostante i vent'anni dell'Era berlusconiana (con tanto di appoggio della "sinistra" che con il Cavaliere - oggi palesemente e ieri occultamente - governa il Paese) queste semplici riforme sono rimaste del tutto inattuate.

La macchina statale è più forte di prima, le imposte sono aumentate e rischiamo anche un ulteriore aumento dell'IVA, la pubblica amministrazione è più parassitaria di prima e di posti di lavoro se ne sono perduti a milioni.

Spiace che, anziché il solito grottesco messaggio, Silvio Berlusconi non abbia chiesto scusa all'intero Paese per ciò che non ha fatto, per le amicizie scomode con i peggiori dittatori islamo-comunisti da Gheddafi a Putin passando per Lukashenko, per le frodi fiscali e politiche che ha commesso.

Spiace davvero, perché avrebbe potuto uscire di scena da signore. Ed invece no. Alla soglia degli ottant'anni, novello Dottor Sottile Amato, ce lo ritroviamo ancora lì, tronfio, a prendere in giro ancora gli elettori, trasformatisi in vent'anni in telespettatori coccolati da mamma tivù.

Spiace che anche a "sinistra" non facciano ammenda, non ammettano di essere da trent'anni in combutta in il Cavaliere, sin dai tempi di Milano 3 (si veda "Il Baratto" di Michele De Lucia e la biografia di Paolo Guzzanti su Berlusconi). Spiace che tutti quanti non chiedano scusa e si chiuda, finalmente, una brutta pagina del nostro Paese che dura dal 1993, ovvero da quando gli sconfitti dalla Storia e gli imprenditori senza scrupoli hanno preso d'assalto le Istituzioni con il concorso di quella magistratura che, oggi, dicono di voler abbattere.

Purtuttavia, facciamo notare che separazione delle carriere dei magistrati, spoliticizzazione del CSM e responsabilità civile dei giudici, in vent'anni di governi di Centro-Destra-Centro-Sinistra, non sono mai state introdotte. Forse perché faceva e continua a far comodo così.

Commedianti in Parlamento, oggi fintamente sbeffeggiati da quei grillini comandati a bacchetta da un ex comico prezzolato dalla Rai Tv di democristiana gestione. Sic !

Giù la maschera e scenda il sipario su questo circo, please. E l'elettorato nel suo complesso, si svegli un pochino, che sarebbe ora.


Luca Bagatin

Il video-messaggio di Amore e Libertà in risposta al videomessaggio di Silvio Berlusconi: John e Yoko nudi e sorridenti, che mostrano i loro sederi.
Nudità & Verità. Contro odio e menzogna.



9 settembre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna alla Lavanda (il passato ci accompagna)". Monologo by Baglu

Sono passati quattro anni da quando ci sentimmo al telefono per la prima volta.

Oggi, invece, stai con uno che passa il suo tempo a fare le classifiche del fantacalcio.

Vabè, del resto l'indole masochista l'hai sempre avuta, mentre io con il sadomaso non ho mai avuto nulla a che spartire, a parte qualche racconto erotico scritto per il piacere di scrivere.

No, non sto recriminando, figurati. Al massimo mi sfogo un po' scrivendo, ma, infondo, mi sento solo ferito.

Non da oggi, certo. Mi sento ferito da almeno due anni.

Per questo mi piace ricordare e ricordarti quando dicevi che "eri giovane".

Allora ero geloso di te anche quando non ti conoscevo ancora, anche quando mi bastava leggerti. Anche oggi lo sono, però evito spesso di lasciarmi prendere dalle passioni perché, nel momento in cui ci si lascia prendere da esse, si rischia di perdere qual poco di buono che ci/mi/ti rimane.

Ricordo quei primi di settembre del 2009, la tua voce sensuale, quando mi dicevi che il tuo nome - M. - non ti piaceva, ma che ti piaceva come io lo pronunciavo. "Ciao M. un bacio". "A domani, piccola M.".

La prima cosa che ti scrissi quando lessi la prima volta il tuo blog fu che era "un bel blog alla lavanda". Da allora ogni qual volta vedo un campo di lavanda o ne sento il profumo non riesco a non pensare a te. A dire il vero non ho mai smesso di pensare a te e a volte non so nemmeno io il perché.

Mi hai fatto soffrire e molto. Mi hai fatto perdere ogni fiducia nell'universo femminile. Mi hai spesso messo paura e non posso non pensare a questo ogni qual volta avrei voglia di corteggiare sul serio una donna. Che poi, forse, mi è capitato una sola volta da quando mi lasciasti.

Ci intendevamo molto bene e tu mi facevi sorridere. Adoravo la tua ironia, che è una delle cose che più mi affascinano in una donna.

Dicevi di avere un "difetto molto grande", ma io non lo vedevo. Anche se tu non mi hai mai creduto.

Volevo proteggerti  - anche e soprattutto da te stessa - e forse questo "difetto" mi spronava ancor di più a farlo.

C'è chi ha detto che ti vedevo come una figlia, una bambina. A volte sì, lo ammetto. Eri la mia bimba. Eri la donna con cui avrei voluto passare il resto della vita e l'unica dalla quale avrei voluto un figlio. E mi commuovo ancora nel leggere i messaggi che mi scrivevi, a proposito del futuro assieme che avresti voluto con me (mi dicevi anche che secondo te sarei stato un padre fantastico e qui sì, una lacrima mi cola sulla guancia).

Anche quando mi lasciasti, un anno dopo, scrivesti che ero l'unico uomo che avresti sposato e che nessuno ti avrebbe mai amata come ti amavo io.

E' così, ma che ci vuoi fare ?

E' andata diversamente e, come alcuni mesi fa mi dicesti, avrei dovuto aspettarmelo. "Eri giovane", "eravamo distanti" in tutti i sensi...

Forse l'unico giovane ero e sono io, nonostante abbia dieci anni esatti più di te. Forse l'unico a non capire che "l'amore non esiste" (cosa che hai sempre sostenuto e che sostiene anche la donna che ho di recente corteggiato e che precisava  "non credo nell'amore"), che è un'illusione.

E' che le illusioni aiutano a vivere in un mondo di totale inconsapevolezza e di totale inconsistenza.

Sino all'anno scorso penso che mi sarei sciolto in lacrime, distrutto dal dolore, nello scrivere righe come queste.

Oggi sembro quasi sereno, ma sono convinto che ciò sia dovuto al fatto che le ferite, dentro me, sono sempre più profonde. Quando ti abitui al dolore diventi, apparentemente, quasi insensibile. Non riesci più a piangere, anche se l'equilibrio rimane precario. La testa ti gira e, se sei soggetto a crisi epilettiche, hai qualche piccolo attacco che ti riporta all'incoscienza.

Riesci a pensare alla vita e alla morte quasi con distacco, come se non ti riguardassero. E i ricordi non ti fanno più soffrire, ma ti accompagnano per mano sino a volerti dissolvere in essi.
Non ti odio, anzi. Vorrei che vivessi felice, almeno tu che puoi.

Non vorrei o, meglio, non voglio sapere con chi stai o con chi esci. Se sei sposata o hai dei figli. Questo no. A questo non reggerei davvero. O forse sì, reggerei.

Del resto ho deciso di reggere almeno per i prossimi quindici anni, ma, senza di te accanto, non voglio superare la cosiddetta mezza età. Questo mondo di merda non merita la saggezza della mia futura età matura.

E nessuna donna che non sappia guardare oltre la punta del proprio naso, merita un Marito Perfetto.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini