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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 maggio 2014

I moti mazziniani e garibaldini raccontati alle scuole medie

Era la prima volta che, dopo i miei trascorsi scolastici, entravo in una scuola media.

In particolare era la prima volta che intervenivo come relatore per parlare, ai ragazzi, di Risorgimento, moti mazziniani e garibaldini.

E' accaduto sabato 10 maggio – oggi per i lettori del mio blog – presso le scuole medie “Enrico Fermi” di Casarsa della Delizia (Pordenone), patria che peraltro fu di Pier Paolo Pasolini, cantore degli oppressi.

Accanto a me il componente dell'Associazione Mazziniana Italiana, sezione friulana, Sergio Cristante, che è un carissimo amico da molti anni e Loris Artuso, ex Presidente dell'Associazione Amici della Montagna.

Il pretesto era presentare ai ragazzi della terza classe di scuola media un video-documentario storico-naturalistico dal titolo “L'edera ed il maggiociondolo”, che, oltre a presentare la montagna friulana, ripercorre i moti mazziniani e garibaldini di Navarons di Meduno, piccolissimo ma importante Comune montano della provincia di Pordenone.

L'amico Cristante, infatti, fra gli applausi dei ragazzi, dopo un excursus storico relativo al periodo risorgimentale, ha così presentato l'impresa guidata dal medico affiliato alla Giovine Italia e amico intimo di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, Antonio Andreuzzi (1804 – 1874), il quale, nel 1864 guidò appunto i cosiddetti “Moti di Navarons” contro gli Imperiali austro-ungarici.

I Moti, come ricordato dal buon Cristante, fallirono, purtuttavia furono da stimolo per le genti friulane nel ribellarsi al dominio Asburgico e concorrere all'unificazione d'Italia..

Cristante, inoltre, ha presentato, con dovizia di particolari, il pensiero di Giuseppe Mazzini, che fu il primo a parlare di unificazione europea, di democrazia in Europa, di emancipazione dei lavoratori e dei fanciulli (allora costretti a lavorare, sfruttati nelle officine), giungendo persino a fare un parallelismo fra l'Italia e l'Europa dei tempi di Mazzini e quelle attuali.

L'intervento del sottoscritto, invitato in qualità di giornalista e studioso di Storia risorgimentale, è stato invece incentrato sull'attualità del pensiero e dell'azione mazziniana e garibaldina. Ho voluto infatti ricordare ai ragazzi della scuola media che, alla metà dell'Ottocento, era negata ai cittadini la libertà di parola, di associazione, di stampa e di culto e, chi si permetteva di esprimere le proprie idee, era condannato o alla prigione o addirittura alla forca !

Ho voluto in particolare soffermarmi sul più importante libro scritto da Mazzini - “Doveri dell'Uomo” - che si rivolge, non a caso, agli operai, ovvero agli oppressi e sulla successiva istituzione, da parte di mazziniani e garibaldini, delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso, ovvero le prime cooperative di lavoro, guidate unicamente da operai autogestiti, che non dovevano sottostare ad alcun padrone o potente di turno.

Ho colto altresì l'occasione per parlare di Garibaldi, ma, in particolare, della figura di Anita Garibaldi: una giovane brasiliana, di umili origini che già nell'America del Sud si era battuta per l'emancipazione degli oppressi. Una giovane brasiliana che, giunta con il marito in Italia, morirà sotto i colpi di fucile dei soldati francesi (venuti in aiuto del Papa), a soli 28 anni, per la libertà e la Repubblica Romana, nel 1849, ovvero la prima repubblica democratica che l'Italia abbia mai conosciuto.

Nel mio intervento ho in particolare voluto esortare i ragazzi a non abbassare mai la testa di fronte all'oppressione ed alle ingiustizie, di continuare a studiare, ad approfondire, ad emanciparsi sotto ogni punto di vista, ovvero seguire gli insegnamenti che hanno voluto lasciarci Mazzini e Garibaldi, con le loro lotte, che tanto mi appassionarono sin dall'età di tredici anni.

Le nostre relazioni si sono concluse con la visione del documentario storico-naturalistico ed una breve introduzione del sig. Artuso, utile anche a presentare i luoghi paesaggistici e naturalistici nei quali si svolsero le battaglie fra garibaldini e austriaci. Luoghi che, peraltro, gli stessi ragazzi visiteranno per la prima volta la settimana prossima, nell'ambito di una visita guidata organizzata dalla scuola stessa.

Una domanda di fondo, ad ogni modo, è rimasta. Perché mai dei Moti di Navarons nessuno parla mai nei libri di Storia ? Forse perché finirono male ed i “buoni” furono sconfitti.

Personalmente, come ho voluto ricordare anche ai ragazzi, ritengo che una, due o tre sconfitte, sui campi di battaglia, nelle idee, nella scuola o nella vita, non facciano testo.

L'importante è la perseveranza, ma, soprattutto, l'ideale per il quale ci si batte. Che, come fu per Mazzini e Garibaldi, fu prima di tutto un ideale di amore per l'umanità. Per gli oppressi, per coloro i quali, allora, non sapevano nemmeno di avere dei diritti e non conoscevano i loro propri doveri verso l'umanità medesima.

Il bilancio della giornata è stato assolutamente positivo. Contro ogni nostra possibile previsione i ragazzi della scuola media ci hanno ascoltati con passione ed attenzione, al punto che alla fine siamo stati sommersi dai loro applausi.

Magari in ogni scuola d'Italia e, perché no, d'Europa, si spiegasse ed attualizzasse il Risorgimento come abbiamo, umilmente, tentato di fare noi. Quando andavo a scuola io, francamente, questo non accadeva.


Luca Bagatin



16 marzo 2009

L'Associazione Mazziniana friulana ricorda a Udine i 137 anni della morte di Giuseppe Mazzini


Da sinistra: Gianfranco Cosatti (ex Presidente della "Luciano Bolis"); Greta Facile; Diana Coseano; Edi Daniele Moroso (Presidente in carica della "Luciano Bolis"); Carlo Porcella ed il sottoscritto

Martedì 10 marzo scorso, la Sezione friulana “Luciano Bolis” dell'Associazione Mazziniana Italiana, presso i Giardini Ricasoli di Udine, ha commemorato il 137esimo anniversario della morte di Giuseppe Mazzini di fronte al monumento a lui dedicato.
Nutrita la presenza dei mazziniani friulani fra cui la discendente diretta del medico Antonio Andreuzzi di Navarons di Meduno (Pordenone), propugnatore dei moti mazziniani e garibaldini del 1864 in quelle zone, e le ragazze del Movimento Federalista Europeo di Udine Diana Coseano e Greta Facile.
Il nuovo Presidente dell'Associazione Mazziniana del Friuli, Edi Daniele Moroso, nella sua relazione introduttiva, ha ricordato il pensiero di Giuseppe Mazzini, profeta dell'Unità d'Italia, noto per i suoi principi finanche mistici e spirituali, propugnatore dell'idea di Repubblica Universale, nonché anticipatore degli eventi futuri.
Il Presidente Moroso ha ricordato come il Mazzini sia stato fra i primi, nell'800, a parlare di emancipazione interclassista, di libertà nella responsabilità e si sia giustamente contrapposto ai liberali monarchici - inizialmente poco convinti del progetto di un'Italia unita e comunque ostili a qualsiasi idea di Repubblica - ai clericali dell'epoca seguaci di Papa Pio IX, amici dell'Austria e nemici del popolo italiano ed al nascente socialismo marxista.
Giuseppe Mazzini, come ha giustamente ricordato Moroso, teorizzò infatti - un secolo prima - il fallimento dell'ideologia comunista ed il suo sostanziarsi in dittatura e totalitarismo sanguinario, come è nei fatti accaduto con l'Urss ed i suoi “satelliti”.
Il dottor. Carlo Porcella, storico e studioso del movimento mazziniano, ha approfondito invece l'ideale di democrazia nel pensiero di Mazzini.
Giuseppe Mazzini fu fra i pochi, nell'800 a considerare la piena parità dei diritti fra uomo e donna.
La relazione di Porcella ha approfondito il pensiero di Mazzini alla luce delle teorie politiche di Bentham, di Saint Simon e di quella comunista.
Di Bentham criticò il pensiero esclusivamente utilitaristico, promuovendo – invece -  una vera riforma morale attraverso l'educazione degli individui, i quali avrebbero così potuto partecipare alla vita politica e scardinare ogni forma di tirannide e privilegio.
E qui entra in gioco il Mazzini religioso ed antimaterialista, che ricorda ai cittadini del tempo che di fronte a Dio tutti gli uomini sono fratelli e non possono pertanto essere ineguali di fronte ai propri simili.
Anche del Sansimonismo il Mazzini criticò il prevalere nella loro dottrina politica del concetto preminentemente utilitaristico. Per lui era la terra che doveva essere innalzata al cielo e non viceversa, come Saint Simon andava predicando.
Ma è contro il Comunismo che Giuseppe Mazzini si scaglia con maggiore determinazione. Il Comunismo, per Mazzini, è infatti il sistema più iniquo che possa esistere in quanto non permette alcuna proprietà individuale ed il lavoratore è costretto a lavorare per lo Stato ricevendone un compenso pari ai suoi bisogni, quali che essi siano. Il Comunismo nega la virtù dell'individuo ed il suo ingegno, non garantendogli alcuna possibilità di elevarsi economicamente nemmeno nel futuro.
Il Mazzini propone dunque un concetto di democrazia per tutti a partire dal rispetto dei doveri di ciascuno che permetta a chiunque di conseguire e conquistare i propri diritti.
Il pensiero democratico di Mazzini – come evidenziato dal dott. Porcella – si basa dunque su tre concetti: tradizione, associazione e progresso.
Tradizione intesa come tradizione universale del genere umano e dunque rispetto della famiglia, della nazione e quindi dell'umanità. Che sono i tre elementi cardine per il perfezionamento morale dell'individuo.
Associazione è per Mazzini il mezzo politico con cui conseguire piena fratellanza e piena libertà fra gli individui.
Il concetto di progresso, nella dottrina mazziniana, è da intendersi come vera e propria legge morale che permette all'individuo di evolvere il suo pensiero, a partire dall'istruzione.
Il dott. Carlo Porcella ha dunque concluso la sua nota con le parole dell'anarchico Camillo Barbieri in memoria di Mazzini, pronunciate nel 1934: …L’apostolo profeta scrive pagine che non muoiono. Va al di là del suo tempo, parla a tutti gli uomini della terra. E’ vincitore perché è stato vinto. Non è l’uomo politico ma è l’uomo della polis: l’uomo che vive ed pronto a morire per essa. Non è Alcibiade ma Socrate. Egli lavora nel presente, ma pensa all’avvenire; vede i cittadini ma non dimentica l’uomo; è il tribuno ma non il retore, può essere uomo di stato.
E, nei fatti, il pensiero di Giuseppe Mazzini è forse più attuale oggi di ieri: ha vinto su tutte le altre ideologie (quelle totalitarie, ma anche quelle confessional-popolaristiche e socialdemocratiche) proprio in quanto è alla base dell'emanzipazione individuale. E quindi collettiva, senza dogmi e/o settarismi di sorta.


Luca Bagatin (a destra, che regge il labaro della "Luciano Bolis")


sfoglia     aprile        giugno






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini