.
Annunci online

  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


EDIZIONI MEDITERRANEE
Margheritando il Cuore
M.
IL MIO LIBRO: Universo Massonico
IL MIO (secondo) LIBRO: Ritratti di Donna
Eduard Limonov
FRENTE TRANSVERSAL Peronista y Kirchnerista
Alianza Pais
FEMEN
Movimiento Evita
PATRICIA VEZZULI
Nathalie Cardone
DEBDEASHAKTI: la Dea che viene da Venere
Studio Stampa
FRENTE AMPLIO
Lettera e Spirito - Rivista di Studi Tradizionali
TRE EDITORI
Partido Socialista Unido de Venezuela
ISTITUTO JUAN DOMINGO PERON
La Vera Cronaca
SERENA MARZUCCHI
Ursula Davis Hula Hop
ARCHIVIO PERONISTA
Mattatoio N. 5
AMORE E LIBERTA' Official Website
Amore e Libertà Blog
Ilona Staller per Roma 2013
DEBDEASHAKTI
Ente Nazionale Protezione Animali
LAVINIA GUGLIELMAN
Massimilano Giannocco
FONDAZIONE "CHE" GUEVARA
Domenico Mazzullo
ASSOCIAZIONE MOANA POZZI
Francesca Veronica Sanzari
PARTITO DELL'AMORE
Partido Justicialista
LA GAUCHE MODERNE
Venexia Editore
ELENA OVECINA
Dignitas
MELAGIOLI
Il Gioco dell'Eroe by Gianluca Magi
ALAIN DE BENOIST
LA VOZ DEL SANDINISMO
PETER BOOM
Imperial Club
CAOS TRA LE PENTOLE
Book Crossing
ORLANDO
George Washington Masonic Memorial
ALDO GRITTI
Museo di Simbologia Massonica
LUIGI PRUNETI
Notiziario Massonico Italiano
ERICA MELARGO
Parti Radical (France)
C.L.I.P.S.A.S.
Venezolana de Television
RON PAUL 2012
Montichiari CONTRO GREEN HILL
LIBERILIBRI
Scaffale Massonico
ENRICA BONACCORTI
Editions Maconniques Castelli
ISTITUTO DI STUDI "LINO SALVINI"
IlSudEst
Grand Orient De France
EVO MORALES Presidente
Socrate 2000
L.I.C.E.
Metis Di Meo
SENTIERI REPUBBLICANI
Moreno Neri
MU'AMMAR GHEDDAFI
Evita Peron
Mouvement Européen pour la Démocratie Directe
Hugo Chavez
EDGARDO SOGNO
Ipertesto Edizioni
CARLO MANCOSU EDITORE
Bocca di strada
EROS E' LIBERAZIONE: Tinto Brass blog
Manfredi Pomar
FRANC MAçONNERIE MAGAZINE
Loggia Heredom 1224
GRAN LOGGIA D'ITALIA UMSOI
Regime Scozzese Rettificato
PSICOSINTESI
Rondò Veneziano
ILARIA DRAGO
Blog maçonnique d un jeune franc-maçon sur la Franc-Maçonnerie en France
PIER CARPI: UN MAESTRO
Secreta Magazine
BYE BYE BEAUTIFUL
Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici
QUATUOR CORONATI
SECRETA: il forum
CUATRO F Periodico del PSUV
Padre Anthony Elenjimittam
LA LETTERA G
FEDERAZIONE GIOVANILE REPUBBLICANA di Romagna
A.M.O.R.C.
Gruppo Studi Swedenborghiani
PORTOBELLO by Enzo Tortora
Hiram Blog
ALICE BAILEY
ROSSLYN CHAPEL
Gran Loggia Italiana
POLAR FRANC-MACON
BLOG DEL RITO DI YORK
Ho fatto SPLASH !
Delitti sotto la cenere by Nathan Gelb: il video
NATHAN GELB
Cagliostro e il Rito Egizio
MAURIZIO NICHETTI
Nuova Carboneria Italiana
RITO DI YORK
Un simpatico gioco McCain Vs Obama
DOVE ERAVAMO RIMASTI ?
Helena is Red
PAMELA SAINO
Ordine Iniziatico dei Cavalieri della Luce
LOGGIA 33
Per il Diritto ad una Morte Dignitosa
ENZO TORTORA
SATHYA SAI BABA Bhajans
Scuola Internazionale della Rosacroce d'Oro
LANFRANCO PALAZZOLO
Giovannino senza paura
ANGELO PEZZANA
ELENA ORLANDO
L'Italia è la mia Patria: Ambra
DISINCANTO
Patrizia D'Amico
CRISTINA KIRCHNER
Pansessualità
PETER BOOM
Giuseppe Varlotta
SICK GIRLS
Kuthuma: periodico di Alchimia e Tradizione Iniziatica Occidentale
MAX BUNKER Press
Blog di Giordano Bruno Guerri
OMBRA D'ARGENTO
Libertarian Party
BrUNO BoZzettO
IL PADRETERNO
Spincon
TRACINGBOARDS: A MASONIC SITE
Amici di Garibaldi
Bombay !!!
GIORDANO BRUNO GUERRI
Solo Pittori Artisti Mutilati
JUPITER EDIZIONI
Non è la Rai
NON E' LA RAI: X ANNI DOPO
Il Mistero di Paul McCartney
LE DROIT HUMAIN
Robert Lomas
Fratellanza Bianca Universale
STORIA DI IERI, OGGI E DOMANI
The Buick Brothers
GIUSTIZIA GIUSTA
IL TIBETANO: Le Scuole Iniziatiche dell'Antica Saggezza
REMO REMOTTI
Mito di Donna: LUCIA "REHAB" CONTI
Partito d'Azione Liberalsocialista
MINA "VAGANTE" WELBY
Il Silenzio Infranto
SEMPRE SULLA BRECCIA
ALACRAN EDIZIONI
Decidere.net
SOCIALISMO LIBERALE PROGRESSISTA
Socialisti.net
MISS WELBY: LA NIPOTE SEGRETA DEL CALIBANO
MARIA MONSE'
Radicali italiani
ITALIA LAICA
La Voce Socialista
L'OPINIONE DELLE LIBERTA'
Fondazione Craxi
ANDREA G. PINKETTS
Il Blog di Panther
Sai Baba
Società Teosofica
UNO STORICO MILITANTE SOCIALISTA: PIER LUIGI BAGLIONI
Laetitia Casta
ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA
Gran Loggia d'Italia
ASSOCIAZIONE REDUCI GARIBALDINI
Ordo Templi Orientis
SITO DEL PROF. CLAUDIO NICOLINI
Sito di Davide Giacalone
QUADERNI RADICALI
Il Riformista
ANTICLERICALE.NET
Associazione Luca Coscioni
CENTRO MARIO PANNUNZIO
Antiproibizionisti.it
ALESSANDRO CECCHI PAONE
ESOTERIA: Massoneria e dintorni
Grande Oriente d'Italia
G. MAZZINI 2005
Psychomedia: Salute Mentale e Comunicazione
LIBERALCAFE
Un simpatico gioco pro-referendum sulla ricerca scientifica sulle cellule staminali
IO CI METTO LA FACCIA
Lega del Filo d'Oro
ITALIALAICA: IL GIORNALE DEI LAICI
Jiddu Krishnamurti
RIFORMATORI LIBERALI
Giordano Bruno
CARBONERIA
Rito Scozzese Antico ed Accettato
LA TRADIZIONE INIZIATICA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE
La Loggia Montesion
WOODY ALLEN
La Melagrana: pagina di cultura esoterica
RITO SIMBOLICO ITALIANO
Federazione dei Liberaldemocratici
CARMELAAAAAA!!!
Ordine Martinista Universale
MOVIMENTO SUFI
Massoneria Italia
IL MANDIR DELLA PACE
Angelologia
LEGA ITALIANA ABOLIZIONE CONCORDATO
Movimento Federalista Europeo
LIBERTA' DI SPIRITO
Aislinn: la Fata-blogger
BAZARDELLEPAROLE
Picaresco: la BloggeRivista
NUVOLAROSSA: PASIONARIO DEL REPUBBLICANESIMO
DAL TRAMONTO ALL'ALBA: PORTALE DEL MISTERO
AKHENATON
MARTIN RUA: un blog massonico
Gran Loggia Regolare d'Italia
UNA STRONZA PERFETTA
Rito Orientale di Misraim e Memphis
BETTY FORD CENTER
Alice è sempre Alice
CALZETTA CHE PASSIONE
Bastogi: Casa Editrice esoterica
FILMOGRAFIA TRASH DI ANDREA G. PINKETTS
Pagine corsare di P.P. Pasolini
GIANFRANCO FUNARI
Le Trottoir
BerCamp: esperimenti democratici
OGGETTISTICA MASSONICA
Radicali di Sinistra
PROFONDO ROSSO STORE
LibMagazine
L'ORLANDO IL PORTENTO
Valeria la Vera
VIOLA VALENTINO
Valeria Manieri
LO SCIAMANO
Fuoco Sacro
AUTISMO ON-LINE
Epilessia Web
EDIZIONI TEOSOFICHE
Democrazia Laica
PER LA ROSA NEL PUGNO
Twin Peaks
TRENITALIA
Facciamo Breccia
Blog Italia
PLASTIC SOLDIER REVIEW
Arcana Intellego
IL FATTO ON LINE: BOLLETTINO D'ATTUALITA' ECO-COMPATIBILE
Severino Mingroni
SABRINA MARINANGELI
Critica Sociale
POLITICALINK
Massoneria sulla stampa
CHIESA EVANGELICA VALDESE
Capanno Garibaldi
SOCIETA' PER LA CREMAZIONE - TORINO
Cremazione.it
BLOG LAICI
Maria Montessori

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


13 marzo 2013

Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica (Marsilio Editori)



Un partito in crisi: il Partito Socialista Italiano nel 1992.
Dopo cent'anni di Storia, il partito di Turati, della Kuliscioff, di Nenni e di Craxi, scomparve dalla scena politica italiana.
A raccontarcelo, per mezzo di ampie ed approfondite intervista ai massimi dirigenti del PSI di allora, il saggio "Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica" (Marsilio Editori) a cura di Gennaro Acqiaviva e Luigi Covatta.
Un saggio ove Carlo Tognoli, Claudio Signorile, Gianni De Michelis, Rino Formica, Claudio Martelli ed altri, ci raccontano - ciascuno secondo il proprio vissuto ed il proprio punto di vista - la fine di un partito storico, che modernizzò il volto dell'Italia.
Dalle interviste emergono diversi aspetti. Innanzitutto la critica all'arroccamento di potere del Craxi dal 1987 in poi, ovvero la costituzione dell'accordo fra Craxi-Andreotti e Forlani (il famigerato CAF). Un accordo che Craxi fu costretto a sottoscrivere in quanto avrebbe desiderato tornare alla Presidenza del Consiglio e/o, comunque, portare nuovamente un socialista alla premiership dell'Italia.
Un arroccamento che, per molti versi, ha allontanato la parte più movimentista del PSI, ovvero quella che faceva capo a Claudio Martelli, il quale avrebbe voluto proporre - sin dal 1987 - un'alleanza alternativa alla DC, capace di unificare Socialisti, Radicali, Repubblicani, Laici, Liberali, Verdi e qualla parte di sinistra non subalterna al PCI. Un'alleanza che Martelli avrebbe voluto chiamare Partito Democratico (cosa ben diversa dall'alleanza cattocomunista di questi ultimi anni, che vede ancora oggi unite le forze conservatrici e consociative del Paese).
Non a caso Martelli promosse e sostenne i referendum radicali ed ambientalisti sul nucleare (il quale, ad ogni modo, non prevedeva affatto la totale uscita del nucleare da parte dell'Italia, cosa che - a causa di Craxi - purtroppo avvenne) e sulla responsabilità civile dei giudici.
Questa linea, ad ogni modo, non prevalse nel Partito Socialista e si arrivò ad una sorta di contrapposizione fra Poteri Forti e l'alleanza DC-PSI.
I Poteri Forti, il sistema bancario e confindustriale, avrebbero voluto, infatti, mettere le mani sulle industrie di Stato, puntando alle privatizzazioni in breve tempo, senza alcuna vera liberalizzazione. Cosa che avvenne, poi, nel 1993 - alla caduta dei partiti democratici - e proseguì con l'avvento di Romano Prodi nel 1996: privatizzazioni indiscriminate senza alcuna liberalizzazione. A tutto vantaggio dell'establishment economico-finanziario e a tutto danno dello Stato e della politica.
All'inizio degli Anni '90, peraltro, si impose all'Italia di rispettare i vincoli del Trattato di Maastricht che, purtuttavia, il Partito Socialista Italiano era riluttante a firmare, in quanto questi avrebbero costretto il Paese a sacrifici che, difficilmente, avrebbe potuto affrontare in tempi brevi. A ciò si sommò l'instabilità politica causata dalle stragi di mafia, con l'uccisione dei giudici Falcone (collaboratore di Martelli al Ministero della Giustizia) e Borsellino e la conseguente elezione di Scalfaro a Presidente della Repubblica, il quale rappresentò da subito gli interessi dei postcomunisti e della sinistra DC.
In tutto ciò fu completamente rifiutata l'Unità Socialista che Craxi propose al PDS di Occhietto, D'Alema e Veltroni, i quali preferirono sostenere l'azione del Pool di Milano, composto da simpatizzanti di estrema destra ed estrema sinistra, peraltro, i quali operarono solo ed esclusivamente contro i partiti democratici e di governo, lasciando completamente "illesi" i postcomunisti ed i postfascisti.
Se, probabilmente, l'ipotesi dell'alleanza fra socialisti, radicali e laici di Martelli del 1987 e/o l'Unità Socialista di Craxi fossero andate in porto, la sinistra in Italia avrebbe potuto sopravvivere. Di fatto, invece, morì con la morte della Prima Repubblica, consegnando il Paese, prima all'imprenditore di Arcore ed alla sua compagine clericofascista e, successivamente, all'accozzaglia cattocomunista, sostenitrice di quei Poteri Forti che non aspettavano altro che mettere le mani sul partimonio delle imprese statali, acqisendole a prezzi stracciati.
Come spiega "Il crollo", ovvero le interviste ai massimi dirigenti del PSI, peraltro, le televisioni di Berlusconi si accodarono all'accanimento mediatico-giudiziario contro il PSI ed i partiti di governo, dimenticando l'antica amicizia fra il leader del PSI ed il successivo leader del PdL. E così fece il quotidiano "La Repubblca" di Eugenio Scalfari che, da giornale indipendente vicino a posizioni liberali, sostituì, di fatto, "L'Unità" - l'antico organo comunista - in accanimento contro socialisti, liberali e laici.
Se la situazione politica di oggi, ovvero quella degli ultimi vent'anni, è quella che è, occorre guardare al passato e ristudiarsi, per intero, il biennio 1992-'93.
Il biennio 1992-'93, infatti, segnò, per l'Italia e per l'Occidente democratico, la caduta di un sistema politico. Sicuramente non perfetto, fatto anche di finanziamenti illeciti alla politica (come osserva Claudio Signorile, per evitare di incappare in questo reato sarebbe stato sufficiente che la classi politica di allora non introducesse tale norma nell'ordinamento, ovvero legalizzasse i contributi privati, come negli USA), ma certamente democratico e rappresentativo del Paese.
Grazie a saggi come questo edito da Marsilio, ci auguriamo che le vecchie e le nuove generazioni comprendano il perché, oggi, il Paese è caduto nelle mani di imprenditori e politici mediocri, oltre che di comici inneggianti l'antipolitica.


Luca Bagatin



19 gennaio 2013

Bettino Craxi: a tredici anni dalla scomparsa



Bettino Craxi, statista, Segretario socialista, ex Presidente del Consiglio italiano, tredici anni fa moriva ad Hammamet, il 19 gennaio, solo e lontano dal clamore mediatico.
Bettino Craxi moriva dopo una persecuzione giudiziaria che gli aveva attribuito le peggiori nefandezze, come se la colpa delle ruberie di Stato fosse sua o solo sua.
Quale la colpa principale di Craxi ? Di aver scelto di finanziare il Psi attraverso finanziamenti privati, in nero, è vero, ma pur sempre privati, come avviene in tutte le maggiori democrazie occidentali. Non certo come avveniva per la Dc ed il Pci, che si facevano finanziare dal sottogoverno, dalle industrie di Stato o parastato e, nel caso dei comunisti, addirittura dalla dittatura sovietica.
Del resto la politica costa, ma, almeno, ai tempi di Craxi, le idee contavano ancora qualcosa. Contavano le culture e le storie politiche e persino il benessere dei cittadini.
Oggi contano i personalismi, ovvero gli arricchimenti personali - che sono aumentati esponenzialmente dal '92 ad oggi -, contano i mass media ed i magistrati che si candidano in politica. Contano gli arrivisti come Berlusconi ed i conservatori postcomunisti come Bersani e Vendola. Contano i parolai come Maroni e Grillo. Conta l'illegalità diffusa ed un sistema bancario centralizzato, ove la banca centrale americana può stampare cartamoneta a suo piacimento, in barba ad ogni regola di libero mercato.
Craxi è morto e nemmeno i suoi figli si sono rivelati suoi degni eredi. Bobo è esponente del microscopico partitino socialdemocratico di Nencini, sempre a fianco dei cattocomunisti. Stefania, invece, dopo essere stata fedelissima di Berlusconi ha fondato un micro partito chiamato Riformisti Italiani, candidando alle prossime elezioni addirittura un personaggio impresentabile e lontano da ogni cultura politica come Luciano Moggi.
Povero Bettino !
Ad ogni modo, per fortuna che esistono ancora storiche riviste socialiste come "Critica Sociale" - diretta dall'amico Stefano Carluccio - a ricordarlo ed a riportare i suoi articoli e discorsi.
E' proprio in questi giorni uscito il nuovo numero della "Critica", che riporta una notizia molto interessante, ovvero la dimostrazione di come Tangentopoli fu una "falsa rivoluzione" orchestrata ad arte attraverso un intreccio fra finanza, mafia e procure deviate.
In un articolo della "Critica" , riportato in prima pagina, si legge di "Proposta Nuova" (con tanto di documenti allegati), ovvero una lobby segreta promossa negli anni '90 dall'andreottiana Ombretta Fumagalli Carulli, dall'immobiliarista Radice Fossati e dall'allora magistrato Antonio Di Pietro. Lobby che, pare, avesse lo scopo di infiltrare propri affiliati nei partiti e nelle Istituzioni al fine di - si legge - "disarticolare ed egemonizzare la vita interna dei partiti e della loro posizione nella pubblica amministrazione".
Sarebbe peraltro ora, in questo Paese ove si è indagato più volte su falsi scandali e falsi misteri, di far luce vera almeno su questo aspetto.
La memoria del socialista Bettino Craxi e la scomparsa - unica al mondo - di un'intera classe politica "manu militari", avvenuta in Italia fra il '92 ed il '93, ce lo chiedono. E con loro l'onestà intellettuale dell'Italia intera.

Luca Bagatin



21 ottobre 2012

Angelica Balabanoff: rivoluzionaria intransigente

Non si sa bene quando sia nata, forse nel 1878, poiché preferiva nascondere la sua età, ciò che si sa di lei è che fu una donna tenace, una rivoluzionaria tutta d'un pezzo, una marxista pura, senza compromessi, dalla fede incrollabile in un socialismo democratico e dal volto umano.
Angelica Balabanoff è figura purtroppo dimenticata, forse volutamente, persino dagli stessi socialisti, i quali non le perdonarono, probabilmente, i suoi screzi con Nenni e con i comunisti, che Angelica aveva conosciuto bene ai tempi della Rivoluzione russa e già allora aveva capito quanto erano simili ai fascisti.
Angelica abbandonò presto gli agi della casa materna e dunque la Russia zarista ed a soli diciannove anni, sul finire del XIX secolo, si trasferirà a Bruxelles, ove si laureerà in lettere e filosofia, divorando letteralmente le opere di Marx ed Engels. Viaggerà moltissimo durante la sua giovinezza: in Svizzera, Germania, ma soprattutto in Italia, ove scoccherà l'amore per il Partito Socialista Italiano ed i suoi esponenti dell'epoca e ad esso si iscriverà.
Il Psi di allora era già percorso dalle lotte intestine fra i riformisti di Turati e della Kuliscioff ed i massimalisti e, ben presto, Angelica Balabanoff, diverrà esponente di spicco di quest'ultima corrente.
Massimalista ed intransigente. Marxista ortodossa, senza compromessi nei confronti della borghesia e della monarchia italiana. Sarà, chi l'avrebbe mai detto, la prima insegnante di socialismo di Benito Mussolini, allora poverissimo, goffo ed incolto.
Dalla Balabanoff Mussolini attingerà tutto quanto gli servirà, per poi voltare le spalle al socialismo massimalista e fondare il fascismo. Il suo tradimento sarà tale che perseguiterà sempre la Balabanoff, nel suo esilio francese, infiltrando spie fasciste nei movimenti socialisti all'estero e, dunque, controllandone sempre l'attività.
E pensare che fu proprio Angelica a volere Mussolini alla direzione dell'antico organo del Psi, L'Avanti!, affiancandolo in un primo tempo.
Ma, ben presto, il volto totalitario dell'ex socialista, si mostrerà per quel che era sempre stato. Al punto che il regime fascista, in un primo tempo apprezzato persino dagli Stati Uniti d'America per mezzo del loro Presidente Franklin Delano Roosvelt (chi l'avrebbe mai detto !) e dalla gran Bretagna di Churchill, sarà il primo a riconoscere la Russia bolscevica di Lenin e Stalin.
Ma, andiamo con ordine.
Angelica Balabanoff, infaticabile rivoluzionaria, oltre a rivitalizzare la corrente massimalista del Psi in Italia, contribuì attivamente alla Rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, sino a raggiungere ruoli dirigenziali nel Partito Comunista Russo, a fianco di Lenin e Trotzky.
L'idillio bolscevico, ad ogni modo, durò sin che durò. Angelica, socialista umanitaria, mal sopportava il nascente totalitarismo comunista, che, anziché emanciparlo, affamava il popolo, riducendolo ad una miseria non dissimile rispetto a quella patita durante l'Impero zarista.
Angelica, dunque, dopo Mussolini, ruppe anche con Lenin e con Trotzky, il quale si renderà purtroppo molto tardi che la deriva totalitaria di Lenin stava spalancando le porte allo stalinismo.
Angelica fu avveduta e, ben presto,fuggendo alla Russia, approderà negli Stati Uniti d'America, accolta dai socialisti statunitensi. Imparerà a sue spese, dopo anni di rinunce e patimenti, oltre che di tradimenti politici, che il socialismo, per vivere, può essere solo e solamente democratico, ovvero anticomunista.
Scriverà dunque le sue memorie, pubblicando "La mia vita da rivoluzionaria", "Ricordi di una socialista" ed "Il Traditore", ove racconterà il vero volto del Duce, querelando peraltro tutti coloro i quali le attribuirono una relazione sentimentale con lui.
Nel primo dopoguerra, una volta tornata nella sua amata Italia, si renderà conto di quanto il Ventennio fascista avesse inculcato nelle masse l'idea dell'"uomo e dell'ideologia forte". Con rammarico si renderà conto di come le masse, anche socialiste, simpatizzeranno per quel Partito Comunista d'Italia che, come Angelica stessa sosteneva, non era "né proletario, né democratico".
Criticata da Pietro Nenni, il quale, anziché cercare di rendere il Psi, autenticamente democratico, finirà per fonderlo con i comunisti nel Fronte Popolare, ad Angelica Balabanoff non rimarrà che aderire al Partito Socialista del Lavoratori Italiani (Psli) di Saragat, dal quale, ad ogni modo, rimarrà comunque delusa.
Angelica auspicava un Psli sì anticomunista, ma anche anticlericale e marxista. Si troverà invece di fronte ad un partito troppo filo governativo, troppo filo democristiano.
Nonostante i suoi inviti a creare un movimento socialdemocratico per l'emancipazione femminile, sarà sostanzialmente snobbata dal Psli, successivamente diventato Psdi. Bollerà dunque Tanassi, Cariglia, Ippolito, Righetti e Nicolazzi, ovvero i dirigenti del Psdi, come "la banda del buco", ovvero corrotti e venduti al Vaticano.
A lei, oltretutto, non interessano affatto né il potere né la scalata al Quirinale di Giuseppe Saragat. Tornerà dunque all'estero fra Svizzera ed Austria e, nel 1959, darà alle stampe "Lenin visto da vicino" e continuando a scrivere poesie.
Morirà ultra ottantenne nel 1965, con sulle labbra le parole: "Mamuska, Mamuska", a ricordo della madre e sarà seppellita nel cimitero acattolico della Piramide, a Roma.
Al suo funerale solo i socialdemocratici del Psdi, molti, probabilmente, presenti ipocritamente.
Angelica Balabanoff è l'esempio della militante intransigente, senza compromessi con il potere. Come forse era raro trovare anche ai tempi nei quali ella stessa visse, con fatica e sacrifici, in nome di un'ideale di emancipazione sociale.

Luca Bagatin



17 gennaio 2012

A dodici anni dalla scomparsa di Bettino Craxi...


Sono passati dodici anni dalla scomparsa del leader socialista Bettino Craxi, morto in esilio, ad Hammamet.
Sì fu un esilio forzato, il suo, a causa di una giustizia italiana parziale che - unico caso al mondo in un Paese occidentale - fece sì che sul finire del 1993 scomparissero tutti i partiti liberali e democratici: la Dc, il Psi, il Pri, il Psdi ed il Pli.
Bettino Craxi, nel suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati del 29 aprile 1993, fu l'unico ad avere il coraggio di denunciare, in una sede istituzionale, il finanziamento illegale alla politica ed affermare che tutti i partiti, dal dopoguerra sino al allora (oggi è anche peggio), si erano finanziati illegalmente, ovvero avevano preso danari in nero: chi, come il Psi, da privati, chi, come il Pci, persino dalla dittatura sovietica.
Era un sistema che la stessa magistratura conosceva bene, ma, in tanti anni, non era mai intervenuta. Lo denunciarono per primi i radicali di Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, negli anni '60 e, successivamente, quelli di Marco Pannella. Inascoltati, perché così era "conveniente" fare.
Era un sistema che però ebbe un unico capro espiatorio: Bettino Craxi. L'unico che si oppose con forza al compromesso storico Dc-Pci, l'unico che voleva l'alternanza fra progessisti e conservatori e che pertanto propose, negli anni '90, un'unione fra socialisti e gli altri laici ed i postcomunisti che allora sembravano democraticizzarsi, per, al fine, contrapporsi alla Dc ed al Msi.
Bettino Craxi, come il già citato Pannella, era però un illuso. Si illudeva che quelli, i comunisti, si stessero democraticizzando per davvero. Ed invece furono proprio costoro che gli scatenarono contro una giustizia politicizzata che allora non aveva eguali nel resto d'Europa, ove pure i partiti si finanziavano sottobanco. Pensiamo ai Kohl, ai Gonzales, ai Mitterrand: tutti ladri oppure grandi leader democratici ?
L'Italia aveva in più il problema del difendersi dalle infiltrazioni sovietiche, con un Partito Comunista oltre il 30 %. Come combatterlo in casa socialista e laica ? Con i finanziamenti privati che, peraltro, Craxi avrebbe voluto portare alla luce del sole, come negli Stati Uniti d'America.
Ciò, purtroppo, non fu possibile: Craxi fu bollato come ladro, Andreotti come mafioso, i partiti laici e democratici saranno liquidati. L'Italia vivrà i suoi anni più terribili dopo quelli del terrorismo ed al Potere saliranno i postfascisti, i leghisti ed un nuvo personaggio, Berlusconi che allora sembrava proporre un'alternativa liberale...per poi inciuciare con quei postcomunisti che, a parole, diceva di voler combattere.
Oggi l'Italia è l'unico Paese democratico a non avere un Partito Socialista ed un Partito Liberale. Molto probabilmente non li avrà nemmeno più, per quanto quegli ideali di laicità dello Stato, emancipazione sociale e libertà civili, economiche ed individuali, siano sempre validi ed attuali nel pantheon della sinistra democratica ed anticomunista. Una sinistra che, purtuttavia, in Italia è morta per sempre nel 1993.
Ad ogni modo e comunque, il 19 gennaio di quest'anno rinascerà, grazie al lavoro della rivista Critica Sociale, il quotidiano l'"Avanti!", diretto da Rino Formica e da Stefano Carluccio ed il cui primo numero sarà allegato al quotidiano "Il Riformista".
Sarà un quotidiano libero, autofinanziato, di tutti i socialisti e che anche un liberale mazziniano come me sente già come suo e vi collaborerà.
Forse c'è ancora spazio, in questo pur triste Paese, per raccontare alle nuove generazioni come sono andati i fatti e per ricostruire l'Italia su basi democratiche.
Quell'Italia che Bettino Craxi ha sempre amato e difeso.

Luca Bagatin



15 settembre 2011

Giuseppe Saragat: da palazzo Barberini alla casa dei moderati



Giuseppe Saragat: uomo politico fondamentale per il socialismo democratico e liberale italiano.
L'uomo di Palazzo Barberini, così passerà alla storia, per aver dato vita alla storica scissione dal Psi di Nenni - allora filo-comunista - nel 1947, avvenuta proprio a Palazzo Barberini.
Da allora fonderà prima il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) che, successivamente, diventerà il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), su posizioni nettamente moderate, anticomuniste e riformiste.
Così lo ricorda Paolo Russo, già Segretario nazionale dei giovani socialdemocratici ed oggi parlamentare del PdL, in un libro intervista con Gerardo Picardo dal titolo "Giuseppe Saragat: da palazzo Barberini alla casa dei moderati" edito da Guida Editore.
Il libro, significativamente dalla copertina rossa, è ricchissimo di citazioni tratte dai discorsi dello statista socialdemocratico ed è impreziosito dalla bellissima introduzione di Antonio Ghirelli, già capo dell'ufficio stampa del Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Paolo Russo, seguendo il filo delle domande dell'intervistatore Picardo, tratteggia la figura del Nostro: torinese di nascita, profondamente colto sotto il profilo politico ed intellettuale, formatosi nella scuola marxista ed engelsiana, ma successivamente primo fra i socialisti a comprendere gli errori e soprattutto gli orrori del comunismo di derivazione marxista.
Da sempre vicino alla classe lavoratrice, Saragat, comprende che il socialismo puù vivere sono nelle libertà, ovvero dalla parte opposta rispetto ai totalitarismi di ogni colore politico.
E' così, come racconta lo stesso Russo, che nel '47 rompe con Nenni ed il Psi di allora, che sta per abbracciare mortalmente il Pci e, dunque, sciogliersi nel Fronte Democratico Popolare, su posizioni staliniste.
E, dunque, la nascita della Socialdemocrazia italiana che, sul filone del liberalsocialismo di Turati e dei fratelli Rosselli con i quali Saragat condivide l'esilio antifascista, ridarà nuova linfa a quel movimento che prevede che non può esistere vera giustizia sociale senza libertà politica ed economica.
Paolo Russo ricorda infatti, oltre all'antifascismo saragattiano, il suo atlantismo, allorquando sottoscriverà, assieme ai De Gasperi, agli Sforza, ai La Malfa ed ai Pacciardi, l'Alleanza Atlantica, ovvero la scelta di campo a favore della democrazia "sotto l'ombrello della NATO". E, come non ricordare la scelta europeista di Saragat, a favore della pace mondiale e della distensione fra il blocco democratico e quello sovietico.
Dunque si giunge all'avvento di Giuseppe Saragat alla Presidenza della Repubblica, nel 1964, a rafforzamento delle istituzioni democratiche e della civile convivenza, contro il nascente terrorismo di estrema destra e sinistra.
Il libro-intervista di Paolo Russo si conclude con una riflessione sul presente.
Russo ritiene attualissimo il pensiero socialdemocratico e saragattiano ed altresì, ritiene che oggi, se molti socialdemocratici, liberali, repubblicani e socialisti, sono confluiti nel PdL o comunque nell'alleanza di centrodestra, ciò lo si debba unicamente al fatto che dall'altra parte - nella sinistra di derivazione comunista - non ci sia nè ci sarà mai posto per il riformismo e per la piena democrazia.

Luca Bagatin



2 giugno 2011

"Randolfo Pacciardi": una raccolta di scritti curata da Renato Traquandi


Randolfo Pacciardi fu il più combattivo fra i repubblicani italiani.
Nato nel 1899 a Giuncarico (Grosseto), Pacciardi, fu massone, mazziniano ed antifascista della primissima ora.
Fu eroico combattente e condottiero della Brigata Garibaldi nella Guerra di Spagna contro il regime franchista e proseguì poi l'attività antifascista all'estero.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953 nei governi centristi (DC, PSDI, PRI, PLI) presieduti da De Gasperi. Si oppose alla formula di Centro-Sinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Questa, in estrema sintesi, la vita politica di Randolfo Pacciardi, ma, perché mai si è voluto cancellarne la memoria storica ?
Basta leggere la sua vita, per comprendelo, infondo.
E basta leggere l'unico libro a lui dedicato, pubblicato proprio quest'anno da Albatros e curato dall'amico repubblicano Renato Traquandi, che fu per lungo tempo collaboratore di Pacciardi.
"Randolfo Pacciardi" è infatti l'unica raccolta di scritti, discorsi ed articoli del Nostro, che parlano nel concreto della sua attività politica: una vita basata sugli ideali di emancipazione sociale propugnati da Giuseppe Mazzini, ovvero in totale concorrenza – a sinistra - con i socialisti, i quali, a parere di Pacciardi, inseguivano le masse, ma raramente pensavano ai problemi della collettività.
Fu per questo che Pacciardi avversò sempre la formula dei governi di Centro-Sinistra, nei quali i socialisti facevano il bello ed il cattivo tempo, pensavano ad accaparrarsi posti di potere, strizzavano l'occhio ai comunisti ed all'Unione Sovietica ed aumentavano burocrazia e tasse.
Nel libro curato da Traquandi vi è questo e molto altro: vi è l'epopea del giornale repubblicano fondato da Pacciardi "Etruria Nuova", quello di "Nuova Repubblica" e, per finire, il periodico “L'Italia del Popolo”.
Si potrà dunque scoprire che Randolfo Pacciardi fu il primo politico – peraltro totalmente isolato – che si battè contro la dilagante partitocrazia ed il sistema delle tangenti che egli, già alla metà degli anni '60, denunciò: inascoltato da tutti, persino da una magistratura che pensava ad insabbiare...piuttosto che ad indagare (mentre negli anni '90 utilizzò la clava giudiziaria per colpire solo una parte – quella democratica ed occidentale – della classe politica).
Pacciardi nella lotta al potere dei partiti giunse dunque decenni prima dei radicali di Pannella che, chissà perché, lo ignorarono totalmente.
E Pacciardi arrivò prima persino di Bettino Craxi, proponendo, nei primi anni '70, una Grande Riforma di stampo presidenziale: Presidente della Repubblica con funzioni di governo eletto direttamente dal popolo e Parlamento - con funzioni di organo legislativo - eletto su base proporzionale. Nonchè magistratura con carriere separate ed intipendente dal potere politico ed eletta dal popolo.
Tutto questo gli causò, purtuttavia, solamente grane: espulsione dal PRI di Ugo La Malfa ed accusa di cospirazione politica da parte del magistrato comunista Luciano Violante.
Accusa che finì con un nulla di fatto, visto che nè Pacciardi nè Edgardo Sogno, suo amico liberale, volevano realizzare un golpe, bensì propugnavano una Repubblica presidenziale, ove i partiti non fossero comitati d'affari, ma tornassero alla loro funzione rappresentativa.
Ovviamente ciò dava fastidio alla sinistra comunista, ai socialisti ante-Craxi - amici dei comunisti - ed al centro democristiano in particolare la corrente di sinistra, che, con Moro e Fanfani, aveva fatto del Potere la sua arte.
Renato Traquandi con il suo "Ranfolfo Pacciardi" colma dunque una lacuna nel panorama politico dell'Italia repubblicana e del Partito Repubblicano Italiano.
Racconta - per mezzo dei suoi stessi scritti - le vicissitudini di un combattente antifascista, anticomunista ed antipartitocratico che morì nel 1991 senza alcun rimpianto ed in piena onestà intellettuale e morale.


Luca Bagatin



19 gennaio 2011

Bettino Craxi: uno statista



Bettino Craxi fu colui il quale riuscì nella difficile impresa di rinnovare e democratizzare il Socialismo italiano, trasformando un piccolo partito filo-marxista in un moderno partito liberalsocialista: oltre la destra e la sinistra classiche.
Bettino Craxi, erede politico ed estimatore degli ideali risorgimentali e di emancipazione di Garibaldi e Mazzini, intuì che, per governare, occorreva sì scendere "a patti con "il diavolo", ovvero con la Democrazia Cristiana, ma in chiave autonomista e spesso conflittuale con essa.
Egli seppe rompere il patto di ferro che si stava preparando fra comunisti e democristiani negli anni '70, proponendo all'Italia un'alternativa di sinistra liberale alla conservazione.
Ebbe l'intuizione, sull'onda degli ideali del liberale Edgardo Sogno e del repubblicano Randolfo Pacciardi, di una Grande Riforma dello Stato, capace di modernizzare e sburocratizzare l'Italia. Propose il Presidenzialismo e la riforma della giustizia in senso garantista e per ciò ricevette l'opposizione dura di comunisti, democristiani, postfascisti e Poteri Forti.
La sua morte politica, nel 1993, coincise con la morte della democrazia in Italia.
La sua morte fisica, il 19 gennaio del 2000, avvenuta in esilio ad Hammamet, ci ricorda che solo gli uomini liberi hanno il coraggio delle proprie idee sino in fondo.

Luca Bagatin



23 novembre 2009

GELLI E LA P2 FRA CRONACA E STORIA: una recensione al saggio del prof. Alessandro A. Mola



Di Licio Gelli e della Loggia Propaganda 2 sono state scritte un sacco di cose.
Quasi tutte pressoché a sproposito a cominciare dal fatto che fu una "Loggia segreta".
La P2, Loggia all'Ordine del Grande Oriente d'Italia, fu - diversamente - una Loggia "coperta" di diretta pertinenza del Gran Maestro dell'Obbedienza.
"Coperta" in quanto al suo interno vi erano personalità di spicco (del panorama culturale, politico, artistico ecc...) che - per la loro particolare posizione professionale - preferivano non rivelare l'appartenenza alla Massoneria e dunque figurare unicamente "all'orecchio" del Gran Maestro, come si dice in gergo massonico.
Si pensi solo al fatto che la Loggia Propaganda Massonica (poi P2) fu fondata nel 1877 e di essa vi faceva parte anche il Vate della letteratura risorgimentale Giosue Carducci e l'ottimo ed indimenticato Sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Tutto ciò e molto altro ancora è spiegato dettagliatamente e con una ricchissima documentazione e bibliografia dallo storico Alessandro Aldo Mola - Medaglia d'Oro per la Cultura dal 1980 - nel suo ultimo saggio "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" edito dalla Bastogi.
Mola, senza faziosità alcuna, racconta di come il "presunto scandalo" P2 non fu che il pretesto per una lotta senza quartiere contro i massoni e la Massoneria italiana, da sempre vista con sospetto da settori clericali, fascisti e comunisti.
Mola ripercorre così - come già fece lo scrittore Pier Carpi nel suo "Il Venerabile" nei primi anni '90 - la vita di Licio Gelli sin dai tempi della Guerra di Spagna quando combattè a fianco dei franchisti e successivamente in Italia a Capo del Fascio di Pistoia. Sino a quando salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania.
Ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.
E così, successivamente, come racconta Mola, Gelli decise di farsi iniziare massone negli anni '60 con l'obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali. Un po' come durante il Risorgimento italiano o con la fondazione della Società delle Nazioni e dell'ONU.
Nulla, insomma, di oscuro e di occulto. Anzi.
Un capitolo molto denso del saggio di Mola, oltre a quello dell'amicizia fra Gelli ed il generale Peron, è infatti dedicato alla fondazione dell'OMPAM da parte di Licio Gelli, ovvero dell'Organizzazione Mondiale Per l'Assistenza Massonica.
Un organismo sovranazionale, appunto, in grado di "contribuire a soccorrere ed ad elevare le condizioni morali, spirituali e materiali dell'Uomo e della Famiglia umana, operando secondo i principi etici propri dell'insegnamento massonico", come dichiarato dal promotore stesso.
Un organismo che faceva leva proprio sulla fratellanza massonica che era l'unico principio in grado di superare tutte le divisioni in fatto di politica, razza, religione....
Un organismo "alla luce del sole", che fu riconosciuto anche in sede ONU alla stregua della Fao e dell'Unesco e che si proponeva di integrare l'opera umanitaria laddove le giurisdizioni massoniche non disponessero di strutture economicamente  e giuridicamente idonee per operare sia all'interno dei singoli Stati che a livello internazionale.
Operazione ambiziosa che purtroppo la stampa nostrana omise di far conoscere al grande pubblico. E che si arenò con l'avvento del presunto scandalo P2, nel 1981.
L'OMPAM fu tuttavia un'operazione autonoma di Gelli e per nulla legata al Grande Oriente d'Italia, anche se egli stesso propose all'allora Gran Maestro del GOI, Lino Salvini, di nominare il suo predecessore - Giordano Gamberini - alla carica di Ambasciatore del GOI presso l'OMPAM.
Licio Gelli, sia detto per inciso, allora non era ancora Venerabile della Loggia P2, anche se la P2 era attiva e nota ai Gran Maestri sopra citati ed ai loro predecessori senza scandalo alcuno come spiegato all'inizio di questo articolo.
Gelli fu solamente un personaggio particolarmente attivo sia all'interno che all'esterno della Massoneria. Il che lo porterà ad occuparsi di cose estranee alla stessa Istituzione come ad esempio  di politica (si noti bene che le Costituzioni di Anderson del 1723, vietano espressamente ai massoni di occuparsi di politica e religione in Loggia).
Ma ad ogni modo anche qui nessuno scandalo "profano", come rilevato dall'ottimo Alessandro Mola nel capitolo dal titolo "Gelli per la Seconda Repubblica".
Alla metà degli anni '70  - vista l'estrema fragilità e litigiosità della coalizione di Pentapartito e l'incalzante terrorismo rosso e nero - l'Italia si trovò ad un bivio: o una dittatura clericale di estrema destra, oppure un ancor meno auspicabile regime di estrema sinistra.
Licio Gelli stilò così il famigerato "Schema R" (Rinascita), all'indomani dell'avanzata del Pci alle elezioni amministrative del 1975.
Lo "Schema R", come documentato dal saggio di Mola, non fu altro che un piano riformatore, che elaborava la strategia politica per arginare la dilagante avanzata dei comunisti - alleati alla dittatura sovietica - in Italia, per mezzo di un rafforzamento della coalizione di Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) a partire dalla Democrazia Cristiana, a patto che essa si depurasse da correnti ed alchimie che la rendevano inefficiente ed inefficace.
L'obiettivo finale di Gelli non era altro che un ritorno ai "fasti ed al prestigio della Segreteria De Gasperi".
Un rafforzamento, dunque, della democrazia centrista e moderata. Altro che autoritarismo filo-fascista tanto sbandierato dalla grande stampa dell'epoca !
Gelli delineò nel suo "Schema", anche un elenco molto preciso di riforme che - peraltro - erano condivise dalla gran parte degli italiani di allora e di oggi e che proprio oggi  - trent'anni dopo - sono di scottantissima attualità e dibattito.
Dalla riforma presidenziale all'abrogazione dell'immunità parlamentare; dalla riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; dall'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali sino alla privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme allora necessarie come lo sono oggi.
Al punto che lo stesso Gelli precisò subito che tutto ciò "non preludeva ad un colpo di Stato", bensì intendeva "scongiurare l'irreparabile jattura di una guerra civile e allontanare dall'Italia il pericolo di un governo dittatoriale di ispirazione comunista o fascista".
Chi accusò Gelli di cospirazione politica sulla base dello "Schema R" o fu in mala fede oppure quello "Schema" non lo lesse punto. Come i fatti - documentati dal Mola - si sono incaricati di dimostrare.
Che poi, forse, il Gran Maestro di allora - Lino Salvini – avesse concesso troppo "potere massonico" a Licio Gelli, siamo d'accordo.
Licio Gelli fu elevato al grado di Maestro Venerabile della P2 il 9 maggio 1975 e ciò fu un po' un'anomalia visto che la P2 era storicamente di pertinenza del Gran Maestro in carica.
Come un'anomalia massonica fu che Gelli iniziasse gli aspiranti Fratelli "in punta della spada", ovvero senza alcun rituale massonico, come ricordò anche il prof. Claudio Bonvecchio in un recente convegno sulla Massoneria tenutosi a Pordenone. Ma, come il Bonvecchio ed il Mola ricordano: la P2 divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto. Mettendo a nudo unicamente l'ignoranza di gran parte dei politici e dei magistrati di allora in fatto di Massoneria ed Esoterismo.
La P2, dunque, non era affatto una organizzazione segreta, bensì una "Loggia coperta" come ve ne sono moltissime anche all'estero e per i motivi già sopra spiegati.
Il saggio di Alessandro Mola lo chiarisce, citando anche le sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Il tutto documenti alla mano, come peraltro - un vent'ennio fa - fece anche lo scrittore e regista Pier Carpi con il suo "Il caso Gelli" (1982) ed il romanzo "Il Venerabile" (1993). Scritti che gli costarono l'esilio da parte del panorama culturale dell'epoca....sic !
Rimane solo una domanda di fondo, che emerge dalla conclusione stessa del saggio di Mola: perché i mass-media tacquero in merito a queste sentenze al punto che ancora oggi Gelli e la P2 sono bollati con marchio d'infamia ?
Quella di "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" è senza dubbio una lettura appassionante, dunque, che permette al lettore di addentrarsi in una vicenda mai del tutto trattata per com'è stata nei fatti, con un'analisi dell'Italia degli ultimi trent'anni.
Un'Italia ancora incapace di scrollarsi di dosso il suo pesante passato.

Luca Bagatin



8 aprile 2009

La Malfa e Pacciardi: due grandi leader del PRI



La domenica “La Voce Repubblicana” non esce.
Purtuttavia un paio di volte ha fatto uno strappo alla regola: la prima l'8 febbraio scorso, commemorando i centodieci anni della nascita del grande combattente e politico repubblicano Randolfo Pacciardi e domenica 29 marzo, commemorando il trentennale della morte con un numero monografico sul leader del PRI Ugo La Malfa.
Sono regali piacevoli, specie per chi vuol conoscere meglio queste due figure quasi per nulla considerate dalla “cultura dominante”: cattocomunista ieri e grandefratellista oggi.
Mettendo a confronto i due personaggi citati possiamo osservarne le grandi differenze, messe brevemente in risalto anche dall'economista Oscar Giannino nel suo articolo sulla “Voce” stessa del 29 marzo.
Pacciardi fu uomo d'azione. La Malfa di mediazione.
Il primo fu comandante e combattente partigiano, mazziniano, anticomunista viscerale da sempre, teorico del presidenzialismo alla De Gaulle e per nulla simpatizzante dei governi di centro-sinistra, preferendo di gran lunga il centrismo degasperiano.
Il secondo fu membro del Partito d'Azione, bancario e dunque economista, parlamentarista ed anti-presidenzialista, grande sostenitore del centro-sinistra e dell'apertura a sinistra e mediatore con il PCI ai tempi dei governi di unità nazionale.
Due personalità dello stesso partito destinate a scontrarsi spesso. Al punto che Pacciardi fu finanche espulso e bollato come fascista.
Questo fece assai male al PRI di allora e tali questioni andrebbero attualmente meglio approfondite, rivalutando la figura di Randolfo Pacciardi, senza il quale oggi il nostro Paese sarebbe assai meno democratico.
E va dunque recuperato ciò che c'era di buono in entrambi i leader, che è francamente molto.
Il rigore economico del La Malfa, capace di vedere e prevedere in anticipo i guasti dell'economia italiana retta da governi alquanto spreconi (non certo diversamente da oggi, sia ben chiaro !) e da un capitalismo straccione.
La passione del Pacciardi, discepolo indefesso di Mazzini sin da giovane, teorico di un presidenzialismo in tempi in cui c'erano dei veri politici di razza (mica come oggi ove né Berlusconi, né Bossi, né Veltroni, né Franceschini o chi per loro hanno un briciolo della stoffa, della cultura e della lungimiranza dei Pacciardi stesso, dei Saragat, dei De Gasperi, dei Malagodi).
E poi, da buoni repubblicani, sia Pacciardi che La Malfa avevano le idee ben chiare per quanto concerneva la collocazione internazionale dell'Italia: nell'Alleanza Atlantica, nella Nato, contro la dittatura sovietica ed i suoi satelliti. E dunque per le libertà e per un Europa unita ed indipendente come la sognavano Mazzini e Garibaldi.
E dunque ecco perché oggi – come Repubblicani - siamo ancora vivi e non vogliamo lasciarci fagocitare da nessuno.
Non abbiamo padrini o padroni alle spalle, ma solo padri nobili dei quali possiamo solo vantarci.
Non abbiamo dalla nostra le televisioni o i grandi organi di stampa, ma una testata storica che esiste dal 1921 e che è sopravvissuta anche in clandestinità durante il fascismo.
Non abbiamo fumo o slogan da vendere sul piatto della biliancia elettorale, ma solo prospettive serie e lungimiranti in campo economico, sociale e civile.
E' così dal 1895. Se vi sembra poco.....

Luca Bagatin



14 gennaio 2009

Bettino Craxi: l'ultimo statista dell'Italia repubblicana



Sono passati nove anni dalla morte di Bettino Craxi, l'ultimo grande statista della Prima Repubblica.
Forse sarebbe meglio dire: l'ultimo grande statista dell'Italia repubblicana.
Dopo la sua dipartita fisica ed ancor prima politica, avvenuta questa nei primi anni '90, nessun politico è riuscito ad eguagliarlo per risultati conseguiti.
Ci duole ricordare che la fine politica di Craxi avvenne per mezzo di quella che egli stesso definì la “falsa rivoluzione” giudiziaria, che vide convergenti parte della magistratura, i Poteri Forti, la sinistra democristiana ed i post-comunisti: coalizzatisi tutti contro la ventata d'aria nuova portata dal garofano socialista craxiano.
I soliti moralisti e gli pseudo moralizzatori della politica, oggi autoproclamatisi “democratici”, hanno così creduto di sostituirsi agli unici partiti democratici che l'Italia abbia mai avuto dal dopoguerra: la Dc, il Psi, il Pri, il Psdi ed il Pli ed invece sono stati ripetutamente sconfitti dal Cavalier Berlusconi, che peraltro fu intimo amico dello stesso Bettino Craxi che, come è noto, nel governo oggi da lui stesso presieduto, ha dato grande rilievo alla componente socialista liberale.
Ho recentissimamente visto su Canale 5 il documentario girato da Paolo Pizzolante e scritto anche in collaborazione con lo storico Ugo Finetti su Bettino Craxi e dal titolo “La mia vita è stata una corsa”.
Tale documentario ha ripercorso le esperienze politiche più significative della vita di Craxi: dalla sua gavetta come allievo di Pietro Nenni, passando per il ricordo di Salvador Allende al cimitero di Vina del Mar in Cile nel quale lo stesso Craxi si trovò puntati contro i fucili del regime di Pinochet, passando ancora per il “contratto con gli italiani” lanciato da Craxi nel 1979 (ben 22 anni prima di quello proposto da Silvio Berlusconi) nel quale egli chiedeva un voto al Partito Socialista Italiano per garantire il rinnovamento del Paese.
Ed un rinnovamento Bettino Craxi lo impresse di certo: nominato nel 1983 Presidente del Consiglio di una rinnovata coalizione di pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli), dichiarò da subito che il suo non sarebbe stato un governo conservatore. Esaltò i caratteri del socialismo liberale, del liberalismo repubblicano e quelli del cristianesimo sociale, che erano le radici fondanti dell'unico centro-sinistra che l'Italia ebbe ed ha mai potuto conoscere.
Attraverso la sua azione di governo si svilupparono via via le piccole e medie imprese: il cosiddetto “Made in Italy”; si ridusse l'inflazione grazie al taglio di alcuni punti della scala mobile (contro il volere dei comunisti e dell'onnipresente e conservatrice Cgil); si restituì prestigio all'Italia a livello internazionale garantendole pari dignità con gli altri Paesi europei e con gli Stati Uniti d'America; si sancì che la religione cattolica non era più religione di Stato (per quanto il Nuovo Concordato stipulato da Craxi con il Vaticano concesse a quest'ultimo immensi privilegi, fra cui il sistema dell'8 per mille ancora oggi in vigore) e, per finire, l'Italia divenne la quinta potenza mondiale per Prodotto Interno Lordo.
Bettino Craxi propose addirittura la cosiddetta Grande Riforma, la quale puntava ad un rafforzamento dei poteri del governo per garantire la governabilità e nel settore della giustizia puntava alla separazione delle carriere del magistrati e ad uno stop alla politicizzazione della magistratura.
Risultati e proposte inimmaginabili per quegli anni, ma oggi di strettissima attualità. Risultati che non piacquero certamente ai Poteri Forti, alla magistratura, alla sinistra democristiana di Ciriaco De Mita, né piacquero tantomeno al Partito Comunista che diverrà poi Partito Democratico della Sinistra con Occhetto, D'Alema e Veltroni alla guida, una volta caduto ad Est il Muro di Berlino.
E pensare che Bettino Craxi stesso aveva proposto negli anni '90 una convergenza con i post-comunisti, lanciando un progetto di Unità Socialista (Claudio Martelli - delfino di Craxi - aveva peraltro lanciato una costituente di sinistra che potesse comprendere Psi, Pds, Radicali, Pri e Psdi).
Sdoganò addirittura i post-comunisti facendoli entrare nell'Internazionale Socialista  !
Sbagliò ed ebbe modo di pentirsene.
I post-comunisti gli diedero addosso additandolo quale conservatore e ladro. La magistratura politicizzata gli diede contro e così la stampa legata ai Poteri Forti che tanto Craxi aveva combattuto.
Il resto è Storia che conosciamo e che vede un Bettino Craxi in esilio forzato ad Hammamet in Tunisia, un Partito Socialista fatto a pezzi, così come la Democrazia Cristiana, il Partito Repubblicano, quello Liberale e quello Socialdemocratico. Un'intera classe politica democratica falcidiata solo perché finanziava illegalmente i propri partiti.....come facevano tutti ! Compresi i comunisti ed i partiti minori di ogni colore politico !
Bettino Craxi lo dichiarò pubblicamente nei suoi ultimi discorsi in Parlamento. Fu l'unico ad avere il coraggio di ammettere che dal dopoguerra tutti i partiti violavano la legge sul finanziamento ai partiti.
Craxi la violò anche per finanziare cause e battaglie di liberazione dei popoli oppressi in tutto il mondo. Ma questo allora, ovviamente, non lo disse nessuno.
C'era una lotta politica che durava dal dopoguerra: da una parte i partiti democratici occidentali finanziati dagli Stati Uniti d'America e da privati vicini all'area di governo e dall'altra un Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica e poi, via via, sostenuto dai Poteri Forti. Altro che superiorità morale dei comunisti !
Questo il sistema di finanziamento illegale dei partiti politici al quale, come sostenuto anche da Craxi, si poteva porre rimedio in Parlamento senza scomodare i magistrati e soprattutto senza falcidiare un'intera classe dirigente. Sostituita peraltro poi da un'altra meno colta, meno competente e non certamente più onesta.
Oggi le indagini giudiziarie stanno colpendo coloro i quali allora si contrapposero a Craxi ed alla sua azione riformatrice. Era forse ora che si indagasse anche lì, ma la questione è e rimane comunque politica.
E forse non è un caso che dal 1994 ad oggi gli eredi del socialismo liberale, del liberalismo repubblicano e del cristianesimo sociale, si ritrovino per la maggior parte nella coalizione guidata da Silvio Berlusconi.
Una coalizione che non è certo la panacea e che abbisognerebbe di una grande spinta laica e libertaria nel solco dei Turati, degli Einaudi, dei Pannunzio, dei La Malfa, dei Pacciardi e dello stesso Craxi, ma che in ogni caso oggi può garantire ciò che altri – pseudo democratici, moralisti e pseudo moralizzatori “de sinistra”– non hanno e non saprebbero comunque garantire. Né oggi né mai.

Luca Bagatin


sfoglia     febbraio        aprile






"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini