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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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24 marzo 2013

"Intervista esclusiva all'attrice Crisula Stafida": di Luca Bagatin

Foto di Stefano Colarieti

Crisula Stafida è una giovane attrice romana che non tradisce le origini greche della madre, della quale porta, peraltro, l'esotico cognome.

Crisula si è imposta all'attenzione del pubblico interpretando in particolare ruoli d'azione anche in fiction televisive quali “RIS - Delitti Imperfetti” e “Distretto di Polizia”, oltre che calandosi nei panni di personaggi dalle personalità forti, dai tratti noir, thriller e polizieschi, in film quali “Il peso dell'aria” e “Ganja Fiction”, inoltre è stata la protagonista femminile del film “Il Marito Perfetto” di Lucas Pavetto, thriller nel quale ha ricevuto una nomination come migliore attrice protagonista al “Buffalo Screams Horror Film Festival 2011” di New York. Tutti film, in sostanza, ove l'azione è la protagonista principale. Di converso, è stata la protagonista del video “Superamore” di Gigi D'Alessio. 
Nel 2012 ha recitato nel film horror “Tulpa” di Federico Zampaglione, altro capolavoro del noir ove il binomio azione-sangue non mancano certo di lasciare gli spettatori incollati alla poltrona.
Oggi, pur spaventati da cotanto curriculum, abbiamo la possibilità di intervistare la bellissima Crisula, amichevolmente, in esclusiva.

A sinistra: foto di Luigi Scuderi. A destra: foto di Stefano Colarieti

Luca Bagatin: Accidenti, Crisula, sorge spontaneo dire che sei l'eroina del nuovo cinema noir-thriller italiano ! Come mai ti capita spesso di interpretare ruoli nell'ambito di tale genere ? Sarà forse il tuo sguardo conturbante, che ricorda un po' quello di Greta Garbo nel ruolo di Mata Hari ?

Crisula Stafida: Non saprei…ma chi mi ha scelta per questi ruoli lo ha fatto sicuramente sia per la mia immagine non certo rassicurante, sia per la mia capacita’ “di soffrire” molto bene davanti alla macchina da presa…pare che ci abbiano preso gusto a prendermi a secchiate di sangue…e io se devo dirla tutta mi ci diverto parecchio.

Luca Bagatin: Stafida è il cognome di tua madre. In realtà tu saresti Crisula Secco. Come mai hai scelto il suo cognome?

Crisula Stafida: Si accostava meglio a Crisula. Poi sono molto legata a mia madre e ho preferito usare il suo cognome.

Luca Bagatin: Come è iniziata la tua carriera artistica ?


Crisula Stafida:
La prima volta ho recitato in uno spettacolo teatrale allestito per i turisti ad Ibiza. Lavoravo come animatrice turistica l’estate per pagarmi gli studi. E’ scoccata la scintilla e questa passione non mi ha mai piu’ abbandonata. Ho iniziato a studiare recitazione a Milano e poi a Roma mi sono iscritta ad un’agenzia per attori. Mossi i primi passi davanti alla macchina da presa in “Ris- Delitti imperfetti” e “Distretto di polizia” e al cinema per la prima volta con un piccolo ruolo in “Nero Bifamiliare”.

Luca Bagatin: Preferisci interpretare ruoli drammatici, noir, erotici, oppure preferisci quelli meno impegnati delle commedie ?


Crisula Stafida:
Mi diverte interpretare personaggi “forti” e trasgressivi. Ho avuto occasione di recitare piu’ ruoli noir che di commedia, a parte Ganja Fiction in cui ho un ruolo dai toni più leggeri e simpatici (dovrebbe uscire al cinema quest’anno) e in una sit com che ho girato in passato. Ora mi piacerebbe cimentarmi in un ruolo drammatico.

Luca Bagatin: In passato hai lavorato anche in teatro. Preferisci lavorare sul palcoscenico, oppure davanti alla macchina da presa ?


Crisula Stafida:
Sicuramente potendo scegliere, sceglierei il Cinema. Sempre e comunque.

Luca Bagatin: Com'è Crisula davvero ? Una donna tutta d'un pezzo e conturbante come nei ruoli che interpreta, romantica e sognatrice oppure una via di mezzo fra i due aspetti ?


Crisula Stafida:
Un labirinto. Mi rendo conto di avere un carattere particolare… Sono una persona semplice, ma nel contempo intricata. Puo’ sembrare una risposta controversa, ma in realtà è proprio così. D’altronde penso che la scelta stessa di voler per mestiere interpretare ruoli, quindi vite alternative, sia già un segnale abbastanza chiaro di instabilità.

Luca Bagatin: Ricordo che una cosa che mi colpì favorevolmente in una tua intervista di qualche anno fa, fu quando rispondesti all'intervistatore che per te il numero perfetto è il due. So che non ami parlare della tua vita privata, ma hai voluto dire inequivocabilmente che sei orientata alla famiglia ed alla fedeltà di coppia, cosa forse rara di questi tempi. Come ti immagini, dunque, fra qualche anno ?


Crisula Stafida:
Va beh ma le cose con il tempo cambiano (ride). Non ho programmi sentimentali…diciamo che sono una persona che da sola si basta. Ho amici, amiche e non sento l’esigenza di avere una vita di coppia per forza. Sono estremamente esigente e su certe cose non transigo, quindi dovrò trovare la persona che fa veramente per me….Credo che esistano degli incastri naturali, per cui due persone si incontrano e senza tanti se e tanti ma, semplicemente non si lasciano più, perché hanno uguali valori e uguali misure. Magari questa persona è già nella mia vita…



31 luglio 2012

L'orrore di Amityville: verità o finzione ?


A sinistra la casa di Ocean Avenue 112; a destra i coniugi Kathleen e George Lutz

Non sappiamo quanto di vero ci sia nelle vicenda che coinvolse i coniugi Lutz, vissuti, a cavallo delle feste natalizie fra il 1975 ed il 1976 a Long Island, nella cittadina di Amityville, per ventotto giorni nella casa che avevano acquistato, sita al 112 di Ocean Avenue.
Non sappiamo se, effettivamente, la loro casa fosse stregata o se si sia trattato delle più grande trovata pubblicitaria della fine degli anni '70, al fine di far vendere ben dieci milioni di copie al libro-documento dello scrittore statunitense Jay Anson, "Orrore ad Amityville".
Libro pubblicato nel 1977 e che, appunto, racconta, in forma romanzata, l'orrore vissuto da George e Kathy Lutz e dai loro figli Chris, Missy e Denny.
La casa che abitarono in quei ventotto giorni, infatti, fu in precedenza abitata da Ronald De Feo e dalla sua famiglia che fu da lui sterminata, a sengue freddo, con un fucile da caccia: genitori, due fratelle e due sorelle, tutti uccisi per "ordine", a suo dire, di una "voce che gli diceva di farlo".
Quella "voce" esisteva davvero ? E, se sì, a chi apparteneva quella "voce" ?
I Lutz, acquistata la casa di Amityville per una cifra più che ragionevole, piomberanno ben presto nell'incubo, avvertendo arcane presenze; frastuoni improvvisi nel cuore della notte; odori nauseabondi provenienti da uno stanzino segreto dalle pareti dipinte con il sangue; un crocifisso trovato al rovescio; presenza di numerose mosche in pieno inverno; presenza di maiali parlanti ed oggetti animati; oltre che, si troveranno spesso a fluttuare nel vuoto, sopra al loro letto e, durante il giorno, avranno spesso improvvisi cambi di umore.
Padre Mancuso, loro parroco, pur tentando di occuparsi delle vicenda, non riuscirà totalmente nel suo intento in quanto sarà perseguitato dalle "arcane presenze" sin dentro alla sua parrocchia e nella sua casa, con febbri improvvise ed inspiegabili piaghe alle mani.
Come nelle migliori e più classiche storie dell'orrore, solo l'abbandono delle casa darà sollievo alla famiglia Lutz, che smetterà di essere perseguitata, peraltro, solamente quando i suoi componenti si trasferiranno definitivamente in California.
Purtuttavia l'enigma rimane: fantasia o realtà ? Presenze demoniache hanno davvero abitato una casa ad Amityville, nello Stato di New York ? Quante case effettivamente stregate ci sono, ancora oggi, nel mondo ?
Relativamente alla casa dei Lutz, nemmeno il Psychical Research Institute di Durham ed i medium che saranno ingaggiati per indagare sul caso riusicranno a darsi una spiegazione definitiva. Alcuni dei fenomeni che i Lutz riscontrarono, come ad esempio il freddo glaciale, potrebbero essere spiegati come la presenza di "entità disincarnate", ovvero di spettri, i quali, secondo gli esperti di occultismo, sono in grado di assorbire il calore. 
Altri fenomeni possono rientrare nella categoria della cosiddetta "retrocognizione", ovvero la trasformazione delle energie e delle emozioni di coloro i quali abitarono precedentemente la casa, in immagini che si manifestarono ad i nuovi inquilini.
La presenza di odori nauseabondi, di mosche e del crocifisso rovesciato, potrebbero ad ogni modo far pensare ad un fenomeno di "infestazione demoniaca".
I medium che condussero l'analisi riscontrarono la presenza di almeno tre entità distinte, due di queste appartenenti a spiriti di esseri umani ancora legati all'abitazione di Ocean Avenue, che, probabilmente, non erano nemmeno consci di essere trapassati.
Il "maiale parlante" di nome Jodie, visto dalla bambina Missy Lutz, potrebbe essere, come ella stessa andava dicendo, un "angelo" il quale aveva assunto quella particolare forma per entrare in contatto con la piccola.
I cambi di umore ed il fluttuare nell'aria potrebbero essere ricondotti ad un fenomeno di "possessione", ove le entità disincarnate prendevano letteralmente "possesso" dei corpi dei Lutz. In tale modo, evitando di "reincarnarsi", questi corpi avrebbero potuto sperimentare ogni azione - anche la più malvagia e lussuriosa - senza così dover essere soggetti alla cosiddetta "legge del karma", ovvero, per i teosofi, gli indù, i buddhisti e tutti coloro i quali credono nella "reincarnazione", la legge di "causa-effetto", ove ogni azione corrisponde ad una reazione eguale e contraria da "scontare o ricevere" in questa o nella prossima vita terrena.
Ad ogni modo, non sappiamo né credo sapremo mai la verità sui fatti accaduti ad Amityville alla fine degli anni '70 e da allora mai più verificatisi, a quanto pare.
Ciò che sappiamo e che possiamo dire è che vi è molto di più nascosto fra le pieghe dell'invisibile di quanto l'occhio umano non riesca a percepire.
Infondo è la stessa vita umana ad essere il primo dei più inesplicabili ed insondabili misteri.

Luca Bagatin



23 febbraio 2012

Ron Paul Revolution !


Il motto che rappresenta meglio di tutti Ron Paul è certamente quello del Presidente George Washington, padre degli Stati Uniti d'America: "Il governo non è ragionamento; non è eloquenza; è potere. Come il fuoco, è un pericoloso servitore e un temibile padrone”.
Ron Paul è il candidato libertario del Partito Repubblicano USA alle primarie, che il già ex candidato alla Presidenza USA John McCain definì come "l'uomo più onesto del Congresso".
Ron Paul, classe 1935, medico, entrò per la prima volta nel Congresso statunitense nel 1976, fu fra i più accaniti sostenitori della Presidenza di Ronald Reagan e, nel 1988 fu per la prima volta candidato alla Presidenza USA dal Libertarian Party.
Oggi, così come già fece nel 2008, è nuovamente in corsa per le primarie del suo partito ed il suo obiettivo va ben oltre la vittoria.
Invero a Ron Paul non importa davvero vincere, bensì "gettare il seme" di un più ampio movimento di cittadini libertari e conservatori dei valori originari dell'Unione.
E' quanto egli scrive nel suo ottimo saggio "The Revolution", pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice liberale Liberilibri di Macerata (www.liberilibri.it) con il titolo "La terza America: un manifesto. The Revolution" con traduzione a cura di Stefano Cosimi.
Ed è davvero una "terza America" quella immaginata da Ron Paul nel suo libro. Un'America rispettosa dei valori della Costituzione - violata da tutti i Presidenti americani sin dagli anni '30 -; un'America non interventista ed amica di tutte le Nazioni; un'America liberista in economia e libertaria nei diritti civili.
Ron Paul punta immediatamente il dito contro gli sprechi dei governi Clinton e Bush, in particolare per quanto concerne la politica estera.
Una politica estera inutilmente espansionista che, oltre ad aver bruciato milioni di dollari in spese militari, è costata l'inimicizia di tutto il Medioriente con i coseguenti attacchi terroristici e le conseguenti leggi di limitazione alla libertà personale degli stessi cittatini statuinitensi.
Ron Paul cita Thomas Jefferson e ricorda che nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza affermò: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze", proprio a rimarcare la posizione non interventista dei Padri fondatori degli USA, i quali ritenevano che il progresso della giovane nazione americana dovessa basarsi appunto sul libero commercio con tutti i Paesi e non sui conflitti armati. Ed ammonisce per primi gli esponenti del suo partito, i Repubblicani, tradizionalmente non interventisti ed oggi interventisti e guerrafondai tanto quanto i Democratici da Wilson a Roosvelt, passando per Truman, Lyndon Johnson, Kennedy ed il già citato Clinton. Bombardatori, spesso, di genti inermi.
Critico nei confronti della politica estera di George Bush, Ron Paul, afferma che il fallimento iracheno si sarebbe potuto evitare ed in questo modo gli USA avrebbero potuto diventare più ricchi, risparmiare danaro e vite umane e non si sarebbe messa nel caos la società irachena.
Ed è per questo che il Nostro rivendica la storia e la cultura politica dei veri conservatori dei valori dell'Unione e dei libertari, ovvero la vecchia Destra americana (di cui, per inciso, ricordiamo che ne aveva fatto parte anche un giovane Jack Kerouac, padre della Beat Generation).
Nel suo libro, dunque, Paul afferma che "I costi della nostra politica estera sono divenuti così elevati che rischiano di condurre il Paese alla bancarotta".
Un intero capitolo di "The Revolution" è poi dedicato alla Costituzione degli Stati Uniti d'America e dunque all'esaltazione dei valori della Rivoluzione americana che fu innanzitutto una rivoluzione antigovernativa ed i cui valori si riverberarono, appunto, nella Costituzione stessa.
Ron Paul ci spiega infatti di come la Costituzione USA preveda forti limitazioni al potere esecutivo del governo, aspetto spesso ignorato o bypassato dai Presidenti americani a partire da Theodore Roosvelt, il quale emanò ben un migliaio di ordini esecutivi e fu battuto solo dal suo lontano cugino Franklin Roosvelt, il quale ne emanò oltre tremila, senza che nessuno, purtroppo, parlasse di "abusi presidenziali" e di violazioni della Costituzione.
Altro aspetto che la Costituzione non concede al Presidente degli USA è il dichiarare guerra, ma questo principio fu palesemente violato dal presidente Truman negli anni '50 a proposito della Guerra di Corea.
Ron Paul rileva tutto ciò e spiega come la Costituzione preveda unicamente che il Presidente sia comandante in capo dell'esercito e della marina degli USA. Ma ogni decisione inerente a dichiarazioni di guerra spetti unicamente al Congresso, ovvero al potere legislativo.
Ron Paul da buon conservatore e libertario si oppone anche fortemente ad ogni introduzione negli USA della leva militare obbligatoria e cita Ronald Reagan, il quale, a proposito della coscrizione militare, affermava che essa "si basa sulla presunzione che i vostri ragazzi appartengano allo Stato. Questa presunzione non è nuova. I nazisti pensavano che fosse una grande idea".
Il cuore del programma libertario di Ron Paul, da buon seguace della scuola liberista austriaca di Friedrich Von Hayek e Ludwig Von Mises, è però la libertà economica e la lotta allo strapotere del governo in ambito economico e privato.
Ron Paul definisce "rapina legalizzata" qualsiasi azione del governo che arricchisce un gruppo di persone a scapito di altre ed in questo senso egli è contrario ad ogni tipo di sovvenzione o assistenzialismo statale, il quale favorisce unicamente le burocrazie parassitarie a totale scapito della collettività.
Ed inoltre dimostra in tal senso il motivo per il quale questo o quel candidato alle Presidenziali è condizionato da questa o da quell'altra lobby, la quale intende ricavarne benefici economici dal governo...rapinando il contribuente !
Ron Paul, diversamente, è per l'abolizione dell'imposta sul reddito, il che permetterebbe all'economia di rifiorire e darebbe sicuro sollievo proprio alle classi meno abbienti ed ai lavoratori, i quali non sarebbero più costretti a regalare parte del loro lavoro allo Stato.
Per quanto concerne il sistema sanitario USA, proprio in qualità di medico, Ron Paul punta ancora una volta il dito contro il governo ed i suoi interventi fallimentari e burocratici e racconta di come, prima del 1965, il sistema sanitario fosse efficiente e di come le visite e gli interventi fossero decisamente meno costosi.
Il quinto capitolo del manifesto di Ron Paul è dedicato alle libertà individuali. Egli, infatti, è da sempre un sostenitore del matrimonio omosessuale, della legalizzazione della prostituzione, nonchè di cannabis e dei suoi derivati.
Anche in questi ambiti, infatti, lo Stato non può entrare nella vita privata dei cittadini. Peraltro, per quanto concerne l'uso di cannabis, Ron Paul dimostra come la Costituzione USA non l'abbia mai proibita, bensì sia stata resa proibitiva dall'Harrison Tax Act del 1914, per mezzo di tasse che ne hanno reso altissimo il prezzo.
Negli anni successivi, poi, si diffusero leggende metropolitane a sfondo razzista, spesso incoraggiate dal governo, secondo cui essa rendeva i messicani pazzi poichè ne facevano uso. Inoltre si disse che essa dava assuefazione e causava infermità mentali.
Nulla di più falso, come dimostrato da Ron Paul, dati alla mano, il quale ritiene invece che la cosiddetta "lotta alla droga" sia completamente fallita e l'unico modo per combattere la criminalità sia proprio quello di rendere legale cannabis e derivati.
Sempre per quanto concerne le libertà individuali, Ron Paul è da sempre contrario alla pena di morte ed al Patriot Act, mentre è favorevole alla possibilità per i genitori di educare i propri figli in famiglia e non in scuole i cui metodi educativi non condividono e, pertanto, non desiderano nemmeno finanziare.
Aspetto molto interessante del manifesto politico del Nostro è la critica al sistema monetario USA ed alla Federal Reserve (FED), la quale ha introdotto misure inflazionistiche che, nei fatti, hanno totalmente deprezzato il dollaro.
Ron Paul è infatti per il ritorno al sistema aureo, ovvero per restituire parità aurea alla moneta, contro ogni tipo di speculazione finanziaria voluta dalla FED che, secondo Paul, andrebbe abolita e dimostra come essa sia la causa principale della crisi economica mondiale.
Le politiche proposte da Ron Paul in "The Revolution" sono certamente dirompenti e, forse proprio per questo, sono spesso oggetto di censura nei media americani ed europei.
Pochissimi sanno, ad esempio, che, se oggi Ron Paul si presentasse alle elezioni presidenziali da solo, otterrebbe quasi il 20% dei consensi.
Pochissimi sanno anche che, nel 2007, egli è riuscito a raccogliere, a sostegno della sua campagna, quattro milioni di dollari - on line - in un solo giorno e che continua ad essere il candidato Repubblicano più sostenuto.
E pochissimi sanno anche che, attorno al suo programma, si sono coalizzati repubblicani, democratici, verdi, costituzionalisti, persone di colore, antimilitaristi, conservatori e liberi pensatori. E soprattutto moltissimi giovani.
Un'aggregazione che, negli stessi intenti di Ron Paul, potrà dare del filo da torcere all'establishment statuintense. Ed un monito per il nostro triste Paese alle prese con un iperstatalismo burocatico ormai senza più controllo.

Luca Bagatin



19 febbraio 2010

La libertà di stampa secondo Mark Twain



Libertà di stampa !
Mai tema è stato più di attualità.
Peccato che sia una pia illusione: la libertà di stampa non esiste.....almeno sino a quando non si è defunti !
Parola di Mark Twain (al secolo Samuel Langhorne Clemens: 1835 - 1910) e dei suoi articoli inediti rivalutati dalla Piano B Edizioni che - in occasione del centenario della sua morte - ha deciso di pubblicarli in un agile volumetto dal titolo - appunto - "Libertà di stampa".
Ed ecco dunque che l'umorista americano più amato dai ragazzi (ma anche e forse soprattutto dai liberipensatori) ci mette in guardia dalla categoria dei giornalisti (di cui egli stesso ha fatto parte, e dunque a ragion veduta !).
"I giornalisti onesti ci sono" - sentenzia Mark Twain - "Soltanto costano di più !".
Ed ancora -  come abbiamo scritto all'inizio - la questione del si è liberi di scrivere ciò che si vuole solo da morti, quando non si ha più un editore al quale dover rendere conto, non si è esposti al pubblico giudizio e ad un'opinione pubblica che - come dimostra lo stesso Twain - è orientata dai giornali stessi che.....deformano, appunto, la realtà !
"Esistono leggi per la libertà di stampa, ma nessuna che faccia qualcosa per proteggere le persone dalla stampa", una fra le lapidarie e significative frasi di un articolo che Mark Twain scrisse....senza mai vederselo pubblicato in vita (per ovvie ragioni) !
"I nostri principi morali decadono in modo direttamente proporzionale all'aumento del numero dei giornali". "Per un giornale che fa del bene ve ne sono cinquanta che fanno del male". E così via, raccontando esperienze personali di quando fu ad esempio candidato alla carica di Governatore dello Stato di New York, nelle file degli Indipendenti, e fu calunniato dai giornali al punto che dovette ritirarsi dalla corsa.
Esilarantissimi come sempre gli scritti di Mark Twain, ma anche profondamente schietti, sinceri, lapidari, attualissimi.
"Libertà di stampa" contiene anche alcuni articoli contro la guerra che gli Stati Uniti d'America mossero alle Filippine e l'impegno antimilitarista ed antischiavista dello scrittore americano emergono profondamente, a rimarcare il suo indomito spirito di fronte alle questioni strettamente politiche e sociali.
Una raccolta di scritti, dunque, che ci fanno guardare la questione della "libertà di stampa" da un'angolazione diversa. Anticonformista in quanto è proprio la lotta al conformismo della presunta "opinione pubblica" il principale oggetto di critica degli articoli di Mark Twain.
E sarebbe bene ricordarselo ogni qual volta leggiamo un articolo di giornale, ci informiamo attraverso la televisione o qualsiasi altro mezzo mediatico. E dunque mediocre e deformatore.

Luca Bagatin



9 settembre 2008

John McCain: tutto sommato il Presidente giusto per gli Stati Uniti d'America


A sinistra: Rudolph Giuliani, ex Sindaco di New York, simpaticamente "en travesti"
Al centro: il logo del Republican Party Of America
A destra: John McCain

Certo, da possibili o probabili attivisti del Libertarian Party (terzo partito statunitense fondato nel 1971), ma pragmatici e senza illusioni, avremo preferito Rudolph Giuliani quale avversario di Obama.
L'ex Sindaco di New York era sufficientemente libertario, anticonformista ed allo stesso tempo legalitario e con il pugno di ferro da renderlo il nuovo Presidente statuintense ideale dopo l'Era Bush.
Tutto sommato c'è John McCain, che comunque non è malaccio.
E' un politico di lungo corso con le idee chiare specie in politica estera ove si è detto favorevole alla costituzione di una Lega delle Democrazie che escluda la Russia. Inoltre non solo si dice favorevole alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, ma non si dice nemmeno contrario al matrimonio gay.
Oltretutto ha un programma di tagli e di liberalizzazioni al fine di ridurre il peso dello Stato in economia.
Purtroppo ha dovuto pagare uno scotto nei confronti della cosiddetta "destra religiosa" all'interno del Partito Repubblicano (la quale, nonostante la presenza di libertari ed antiproibizionisti, è ancora molto forte), per cui si è trovato costretto a dover scegliere come vice o il reverendo mormone Romney, o la più "avvenente" giornalista Sarah Palin. E così ha scelto quest'ultima che ci auguriano non faccia troppi danni con i suoi discorsi da Santa Inquisizione e da Medioevo (davvero blasfemo e di cattivissimo gusto definire la guerra in Iraq come voluta da Dio) e non regali la Presidenza al confusionista mediatico "radical-chic" Obama.
Gli Stati Uniti hanno bisogno di una guida forte, ma che allo stesso tempo sappia guardare all'evoluzione dei costumi e che si lasci per sempre alle spalle certe "tentazioni" fondamentaliste che ricordano tanto i puritani "Padri pellegrini" del XVII secolo.


Luca Bagatin



3 maggio 2008

"Incunabolo": l'ultimo thriller di Riccardo Merendi



"Incunabolo", romanzo storico di Riccardo Merendi edito dalle "Edizioni Il Punto d'Incontro", fa parte di quella vasta collana di "thriller-esoterici" che, da "Il Codice Da Vinci" di Dan Brown, hanno spopolato in questi ultimi anni consentendo anche a molti lettori giovani e non, di aprire le loro menti ad universi della conoscenza inusitati, ma non meno presenti nel corso della Storia dell'Umanità.
E così si sono aperti squarci sull'Ordine dei Templari, su quello dei Rosa + Croce, sulla Massoneria, giocando sull'"aria di mistero" che aleggia attorno a queste istituzioni peraltro tutt'ora presenti e attive in tutto il Mondo.
Istituzioni millenarie che hanno da sempre custodito antichi misteri che, nei fatti, non sono altro che il riconoscimento della Divinità e della Creatività dell'individuo e quindi dell'Umanità intera contrapponendosi a qualsiasi autorità costituita dall'alto (con tanto di relativi dogmi buoni solamente a Chiese e Imperi per regnare sulle masse ignoranti).
"Incunabolo" è, nella fattispecie, un curioso romanzo che si divide in due storie parallele che si svolgono in tempi storico-temporali completamente diversi: la prima vede protagonista la ricca ed affascinante collezionista d'arte Donna Carson, è ambientata ai giorni nostri, ed è un vero e proprio gioco di seduzione con il "malcapitato" professor John Forrest, studioso ed esperto d'arte; la seconda è ambientata nel tardo medioevo e ha per protagonista il romantico e appassionato frate Fulgenzio, perdutamente innamorato di Inge, una misteriosa fanciulla che cambierà completamente la sua tranquilla vita monastica trasformandolo in avventuriero.
Le due storie percorreranno strade e trame completamente diverse, salvo, pressoché alla fine del romanzo, unificarsi e gettare luce sui misteri che via via si sono aperti  - come finestre di Windows - nel corso dello svolgersi delle vicende.
Nel romanzo sono sicuramente preminenti due figure: Donna Carson e Fulgenzio, le quali rappresentano un po' i poli opposti: femminile e maschile con le loro curiose sfaccettature.
Donna è una quarantenne volubile che purtuttavia sa essere anche "bambina" e "romantica" giocando di seduzione con lo sconosciuto professor Forrest che, spinto dalla passione per i suoi occhi, la condurrà via via in enigmi esoterici sempre più fitti.
Donna è strega e fata al contempo. Insopportabile e terribilmente intrigante. Indomabile ma facilmente preda dell'ignoto.
Frate Fulgenzio, da parte sua, è invece l'umile fabbro del Convento. Personalità semplice ma incommensurabilmente libera di mente e di cuore al punto da subodorare l'assurdità di determinati dogmi monastici che vorrebbero che financo "il lavarsi il corpo" fosse pratica impura.
Fulgenzio si innamorerà così di Ingeborga, ovvero della ragazza che giungerà al convento rivestita solamente di una pesante armatura e piegata dalla stanchezza.
Il frate si prenderà cura di lei come un padre salvo poi....rendersi conto che l'amore è così grande e, quando Inge sarà rapita da degli oscuri scagnozzi, si metterà in cammino per salvarla aiutato dall'amico guerriero saraceno Ghalib.
Il romanzo che Merendi ci regala è quindi qualche cosa di molto diverso dal classico romanzo-thriller. E' una storia nella storia....a sua volta nella Storia che vi appassionerà sino all'ultima commovente pagina
Tutto da scoprire. Tutto da capire.

Luca Bagatin

PS: ringrazio l'affascinante Isabella Folli, i cui occhi impreziosiscono la copertina di "Incunabolo", per avermi segnalato l'opera ultima di Riccardo Merendi e per aver fornito il mio indirizzo alle "Edizioni Il Punto d'Incontro" per la spedizione del romanzo allo scopo di recensirlo.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini