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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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27 ottobre 2013

Addio a Luigi Magni, cantore del nostro Risorgimento di popolo

E così ci ha lasciati anche Luigi Magni, cantore cinematografico del Risorgimento italiano.

L'unico a raccontarci, con profonda ironia e leggerezza, il periodo storico meno ricordato nella nostra Penisola, attraverso bellissimi affreschi quali “Nell'anno del Signore”, “In nome del Papa Re”, “In nome del popolo sovrano”, "Il generale", “La notte di Pasquino”, “O' Re”, “La Tosca” ed altri.

L'unico a mettere assieme cast d'eccezione ove il capostipite era pressoché sempre l'intramontabile Nino Manfredi, a volte nei panni del cardinale illuminato, altre volte nei panni del Ciceruacchio rivoluzionario.

Con Luigi Magni se ne va lo sceneggiatore ed il regista che meglio di altri riuscì a raccontare la Storia non tanto dei Grandi del Risorgimento (Mazzini e Garibaldi in primis), quanto piuttosto la storia dei tanti patrioti, spesso dimenticati. Dei tanti mazziniani, garibaldini, carbonari e massoni morti per gli ideali di Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, Emancipazione dal giogo papalino, austriaco, borbonico e napoleonico.

La storia degli Angelo Targhini e dei Leonida Montanari, dei Ciceruacchio e di suo figlio Lorenzo Brunetti, dei Righetto (il più giovane martire del Risorgimento), degli Andrea Aguyar, del bersagliere Luciano Manara, del condottiero Giovanni Livraghi, del sacerdote mazziniano Ugo Bassi, dei patrioti Monti e Tognetti.

Storie di persone semplici, giovanissimi cittadini romani ed italiani, giovanissimi patrioti amanti della libertà di cui attualmente nessuno o quasi rammenta i nomi e di cui, invece, Luigi Magni solo recò memoria e restituì loro nuova vita in un'Italia ove oggi va tanto di moda quel revisionismo leghista e neoborbonico ove si dice – a torto – che la Storia la scrivono i vincitori, senza però ricordare che quei patrioti, carbonari, massoni, mazziniani e garibaldini, furono sconfitti dalla Storia e relegati nell'oblìo di un'Italia fondata sull'imbroglio dei Cavour, dei Crispi, dei Savoia già imparentati con i Borbone e dei Mussolini di ieri...e non solo di ieri.

Luigi Magni, con i suoi affreschi cinematografici, era lì a ricordarci come fosse arretrata e schiavista la Roma del Papa Re e così il Regno delle due Sicilie dei Borbone. E ci rammentava i principi della Costituzione della Repubblica Romana del 1849, unica Costituzione che potremmo definire davvero “la più bella del mondo”, altro che quella della Repubblica italiana del 1948, fondata sul compromesso cattocomunista e clericofascista dei partiti a maggioranza traditori dei principi del Risorgimento (democristiani e comunisti, che, sino a qualche anno prima, militavano nelle file del Partito Nazionale Fascista o nella Repubblica di Salò, o comunque non vi si erano opposti, se non tardivamente).

Questa l'opera di educazione civile laica di Luigi Magni, già membro d'onore del Comitato del “Premio Righetto”, dedicato al dodicenne popolano trasteverino, garzone in una bottega di fornaio, il quale si assunse il compito di spegnere le micce delle bombe papaline prima che scoppiassero e che divenne martire del Risorgimento e della Repubblica Romana allorquando una bomba gli scoppiò fra le mani.

A Magni va l'onore di averci fatto scoprire i tanti Righetto e Ciceruacchio, ovvero i tanti popolani che contribuirono all'Unità d'Italia ed alla Repubblica, quella vera, fondata sul e con il cuore e non sul potere o sui partiti.

E sarà attraverso le sue opere che potremo raccontare alle generazioni presenti e future come il Risorgimento fu una lotta di popolo e per il popolo.

Un popolo sovrano che, ancora oggi, fa fatica a prendere coscienza di sé e che è immemore della sua stessa Storia.


Luca Bagatin

Le recensioni di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ad alcuni celebri film di Luigi Magni sono leggibili ai seguenti link:

In nome del Papa Re


In nome del popolo sovrano



19 aprile 2013

In nome del popolo sovrano

"In nome del popolo sovrano" è un bellissimo affresco storico che la Rai ha recentemente ritrasmesso sul piccolo schermo.
Film di Luigi Magni e dello storico Arrigo Petacco del 1990, ambientato ai tempi della Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria, ovvero fra il 1848 ed il 1849.
E' la storia del frate barnabita Ugo Bassi (Jacques Perrin) che, in nome di Cristo e di Mazzini, si immola alla causa dell'Unità d'Italia e della cacciata del Papa Re da Roma, affinché questi rinunci al "demoiniaco" potere temporale, per riaffermare unicamente quello spirituale, di pastore di anime, di rappresentante del Verbo sulla terra.
E' la storia del condottiero garibaldino Giovanni Livraghi (Luca Barbareschi), innamorato della nobile Cristina Arquati (Elena Sofia Ricci).
E' la storia dell'oste romano Ciceruacchio (Nino Manfredi) - al secolo Angelo Brunetti - e di suo figlio Lorenzo, immolati entrambi alla causa della Repubblica.
Ma è anche la storia del marchesino Eufemio Arquati (Massimo Wertmuller) che, per riconquistare sua moglie, divenuta l'amante del Livraghi, si unirà alla causa degli insorti e, successivamente, dei Piemontesi.
Una storia vera, autentica, tenerissima, appassionata ed a tratti irriverente, quella raccontata da Luigi Magni, autentico interprete cinematografico del Risorgimento italiano.
Un insieme di storie nella Storia. Di vite di patrioti, idealisti romantici che, con sprezzo del pericolo, volevano una Roma laica, civile, democratica, nel rispetto della religione e dell'essere umano (la Repubblica Romana, infatti, pur nella sua breve durata, abolì definitivamente la pena di morte).
Una storia, quella della Repubblica Romana, spazzata via dalle criminali truppe di Napoleone III giudate dal temibile generale Oudinot, al servizio del Papa Re Pio IX.
Una storia, quella di una Repubblica democratica in Italia come mai più vi fu e che, raccontata oggi, oscura completamente la "Repubblica dei partiti" del 1948 che, nei fatti, fu ed è ancor oggi se non peggio, una sorta di Monarchia partitocratico-burocratica, con a capo un Presidente che, ieri come oggi, non rappresenta - invero - alcun Popolo, ma solo gli interessi dell'Elite al Potere.
Nel nome di Mazzini e Garibaldi, morirono, assieme – trucidati dagli Austriaci - il frate Ugo Bassi ed il condottiero Giovanni Livraghi, come assieme morirono Ciceruacchio e suo figlio Lorenzo, nemmeno maggiorenne, ancora oggi figure rimaste nel cuore del popolo romano. E, a difesa della Repubblica Romana - sotto i colpi dei Francesi - morirono l'aiutante di campo di Garibaldi - l'uruguaiano Andrea Aguyar - il bersagliere Luciano Manara ed il piccolo e leggendario Righetto.
Martiri di una Resistenza liberale e repubblicana, tradita un secolo dopo ed oggi pressoché del tutto dimenticata.
Solo quest'affresco di Luigi Magni, con la collaborazione del grande storico Arrigo Petacco, ci restituisce e restituisce all'Italia la dignità della sua Storia.
Una Storia che, ancora oggi, vorremmo vedere attuale, nel nome di un Popolo Sovrano stanco di mediaticità grillesca e partitocrazia Pd-Pidiellina.

Luca Bagatin




1 aprile 2012

WWW.PETERBOOM.IT: il sito ufficiale che raccoglie la vita e le opere di Peter Boom


Questo blog - lo scriviamo in particolare per i non lettori e/o per i neolettori -  è dedicato a Peter Boom, il quale, ieri, avrebbe compiuto 76 anni.

Peter ha collaborato a questo blog per ben tre anni, oltre che è stato per me un grande amico.

In occasione del suo compleanno, l'amico Francesco Uda, ha aperto un sito web interamente dedicato a lui: al suo mestiere di attore, artista, scrittore, libero pensatore. Un sito bellissimo e, per così dire professionale:

    www.peterboom.it


da Wikipedia e www.peterboom.it:

Peter Joan Boom nasce in Olanda il 31 marzo 1936. 
Arriva in Italia nel 1956 per studiare canto e recitazione, sue grandi passioni ereditate dalla madre, amante sia della musica che dell'Italia. Gli studi lo portarono a diventare attore, cantante, doppiatore, paroliere e scrittore (lavorando in cinque lingue: olandese, italiano, inglese, tedesco e francese). All'età di 23 anni scopre la propria omosessualità, non ne fa un dramma ma anzi l'accetta subito e volentieri. Il suo spirito libero gli impedisce di nascondersi malgrado siamo alla fine del 1950 in un'Italia non troppo aperta a questioni sessuali. Lo fa presente alla famiglia che senza pregiudizi si rammarica sapendo che l’essere gay gli renderà la vita difficile. Infatti il dire apertamente di essere omosessuale non lo aiuta sicuramente nella vita lavorativa dove gli vengono sempre preclusi ruoli importanti, viene addirittura licenziato da dove lavorava. Queste difficoltà, invece di indebolirlo, ne rafforzano il carattere e la voglia di combattere.
Il 5 e 6 aprile 1972 si svolge a Sanremo un congresso di sessuologia promosso dal CIS che vorrebbe fare una legge che renderebbe reato l’omosessualità. Peter insieme ad altri scese in piazza per protestare sollevando un caso nazionale e facendo fallire il congresso e la relativa proposta di Legge. Ormai la battaglia per i diritti gay da parte di Peter Boom è diventata una sua missione e nel 1972 scrisse le parole per il primo 45 giri gay italiano “Lui ama Lui” e ”Fuori”, con testi molto espliciti. Tutto era pronto per registrare ma quando si trovarono in sala incisione ed i responsabili si accorsero che il disco era di natura gay non vollero più registrare; dopo molte proteste riuscirono ad avere solo i cinque minuti necessari per un'unica registrazione senza prove ne repliche. Il 45 giri venne ugualmente prodotto ma per un cavillo subito sequestrato.
Nel 1976 venne rivelata l’omosessualità di Paolo VI da parte del diplomatico e scrittore Roger Peyrefitte subito smentita dal Papa. Peter Boom intervenne su Radio Antenna Musica affermando: "Non so se papa Montini sia omosessuale o meno, ma se lo fosse sarebbe la persona più abietta e ipocrita del mondo". Questa affermazione gli costò immediatamente una perquisizione con accuse infamanti e ovviamente false. Successivamente uno strano ‘incidente’ gli provocò fortunatamente solo diverse abrasioni.
Peter Boom, dato il suo carattere forte e autoritario, non si fa intimidire anzi continua più forte la sua lotta per i diritti gay e delle minoranze. Fonda l’Arcigay di Roma insieme al fondatore di Arcigay Don Marco Bisceglia, Niki Vendola, Franco Grillini, Maria Silvia Spolato e altri, collabora con Massimo Consoli alla nascente Gay House.
Poi si sposterà a vivere fuori Roma prima a Bagnaia di Viterbo poi Nepi per poi ritornare definitivamente a Bagnaia ad esclusione di un periodo di un anno dove, stanco dell'Italia troppo chiusa, fece ritorno in Olanda, era il 1999. La vita in provincia non è ugualmente tranquilla, non nasconde mai la propria omosessualità anzi, ne fa un suo biglietto da visita; una leggenda vuole che si presentasse cosi: "Sono gay e mi chiamo Peter Boom". 
A Nepi su un giornale locale rivela la vita sessuale "segreta" e omosessuale della cittadina provocando le ire dei benpensanti. Ma la goccia che fa traboccare il vaso è quando porta davanti al sindaco una coppia gay chiedendogli di sposarli. Troppo per un piccolo centro bigotto.
Alfredo Ormando nel 1988 si diede fuoco in Piazza San Pietro per protesta contro l’oppressione omofobica della chiesa cattolica. Peter ne rimane estremamente colpito e ne promuove la ricorrenza in ogni lingua riuscendo a farne la “Giornata nazionale contro la discriminazione omosessuale su base religiosa” che si celebra ogni anno il 13 gennaio in Piazza San Pietro a Roma.
La salute precaria, a causa di un incidente operatorio, non gli impedisce di andare nel 2002 a Limassol - Cipro ad un congresso di sessuologia quale relatore della Teoria e filosofia della pansessualità e nel 2008 al congresso europeo di sessuologia a Roma. Collabora con il professor Erwin Haeberle che fonda la più grande biblioteca mondiale di sessuologia ed a cui aveva desiderio andassero in dono, una volta morto, i suoi libri sulla sessuologia. Collabora con altri sessuologi di ogni parte del mondo tra cui il Pakistan con il Professor Dr. R. Y. Jalali, direttore del "South AsiaInstitute for Human Sexuality (SAIHS)".
Negli ultimi anni, dal 2008 al 2011, collabora al blog culturale e politico di Luca Bagatin curando la rubrica "Teoria della Pansessualità".
La lotta per i diritti gay resterà sempre nei suoi intenti principali ma anche tutte le discriminazioni sono contrarie alla sua natura di uomo libero e "LIBERO PENSATORE".

In qualità di attore ha lavorato nei seguenti film:

La montagna della paura (regìa di Emilio Marsili), l'Agnese va a morire (Giuliano Montaldo), von Buttiglione Sturmtruppenführer (Mino Guerrini), Quel maledetto treno blindato (Enzo G. Castellari), Il vizietto (Edouard Molinarò), Orient express (Marcel Moussy), Dimenticare Venezia (Franco Brusati), Il fiume del grande caimano (Sergio Martino), L'importante è farsi notare (Romolo Guerrieri), Arrivano i gatti (Stefano Vanzina), La disubbidienza (Aldo Lado), Canto d'amore (Elda Tattoli), Le ciel est leur métier (J. Pierre Decourt), Delitto al ristorante cinese (Bruno Corbucci), Ciro, Anna e Compagnia (RAI), Il buon soldato (Franco Brusati), Sturmtruppen II (Salvatore Samperi), Concorde affair (Ruggero Deodato), Starcrash - Scontri stellari oltre la terza dimensione (Luigi Cozzi), Il treno per Istanbul (Franco Mingozzi), Pope John Paul II (Robert Wise), I ragazzi di celluloide (Sergio Sollima), Il peccato di Lola (Bruno Gaburro), Qualcosa di biondo (Maurizio Ponzi), Non ci resta che piangere (Massimo Troisi - Roberto Benigni), "RICORDATI CHE DEVI MORIRE", Vacanza all'italiana (Sigi Rothemund), Zonetroopers (Danny Bilson), Padre Brown (Vittorío De Sisti), Attentato al Papa (Giuseppe Fina), Mino il piccolo alpino (Gianfranco Albano), Der Tod des Empedokles (Jean Marie Straub e Danièle Huillet), The day before (Giuliano Montaldo), Etoile (Peter del Monte), Maux croises (Claude Chabrol), Una cosa fatta bene (Dante Maiorana), Vanille fraise (Gerard Oury), Sicher ist sicher (Peter Weck), Am dreizehnten Tag (Gernot Friedel), La vita è un paradiso (Stefania Casini) Dio vede e provvede (Enrico Oldoini), Leo e Beo (Rossella Izzo), Il chicco d'oro (Alvaro Passeri), Bodyguards (Neri Parenti) Habemus Papam (Nanni Moretti) con Michel Piccoli e Margherita Buy,. Appartamento ad Atene (Ruggero Dipaola) con Laura Morante, tratto dall'omonimo romanzo di Glenway Wescott.  Ha lavorato tra l'altro con: Sofia Loren, Nino Manfredi, Mel Ferrer, Burt Lancaster, Joseph Cotten, Erland Josephson.

Muore, stroncato da un infarto, nella Sua abitazione a Bagnaia (VT) il 26 maggio 2011 e, come Sue disposizioni, viene inumato nel cimitero di Viterbo dopo una cerimonia laica. Per ricordarlo viene organizzata, poco dopo, la FESTA voluta da Peter.
Nella lapide si legge:

PETER JOAN BOOM
LIBERO PENSATORE



2 novembre 2009

Intervista esclusiva all'attore e militante per i diritti civili Peter Boom per www.lucabagatin.ilcannocchiale.it by Luca Bagatin

Peter Boom nei panni di un frate "alla Savonarola" nel film di Roberto Benigni e Massimo Troisi "Non ci resta che piangere" del 1984. La sua battuta "Ricordati che devi morire !" rimarrà celebre nella Storia del cinema (e non solo) 

Peter Boom è un caro amico al quale più di un anno fa ho proposto di tenere sul mio blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it la rubrica sulla sua Teoria della Pansessualità nella quale parlare - senza peli sulla lingua e pruderie di sorta - di sessualità, omosessualità e diritti civili.
Peter è nato nel 1936 a Bloemendaal, in Olanda, e vive in Italia dal 1956 ove studiò lirica ed iniziò la carriera di attore, recitando peraltro in numerosi film a cavallo fra gli anni '60 e gli anni '90, accanto a personalità quali Nino Manfredi - di cui fu molto amico - Ugo Tognazzi, Roberto Benigni, Massimo Troisi ed altri.
Nella sua vita si occupò, peraltro, di ricerche di mercato e lavorò anche come investigatore privato.
Gay dichiarato e militante dei diritti civili degli omosessuali, Peter fu fra gli attivisti del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano ! (F.U.O.R.I. !) federato al Partito Radicale e fondato da Angelo Pezzana sul finire degli anni '60 ed anche oggi si occupa di tematiche inerenti alla Liberazione sessuale, omosessuale e transgender, curando – fra l'altro – il sito web www.pansexuality.it
Ha scritto sino ad oggi due romanzi: il giallo "Vendetta al curaro" e "2020 Il Nuovo Messia", romanzo ricco di simbologia freudiana.
Lo ringrazio dunque di avermi concesso questa amichevole intervista.




Luca Bagatin: Che cosa ti ha portato a trasferirti, dalla libera Olanda, alla casta Italia degli anni '50 ?

Peter Boom: Milano, La Scala, la Lirica, studiavo canto e l'Italia era il non plus ultra alla fine del 1956 in pieno “boom” economico, ma … non tanto casto e prima che li chiudessero sono stato ancora tre o quattro volte nei casini. Circa tre anni dopo ho scoperto di preferire la compagnia di giovani uomini. Ecco là, oltre all'autoerotismo le mie prime esperienze pansessuali.


Luca Bagatin: Ricercatore di mercato, detective, cantante.....ma quante ne hai fatte prima di approdare al cinema ?

Peter Boom: Ehi! Ma il cinema non è mica il bengodi ! Ci sono frequenti periodi di crisi ed anche tutte le volte che non pagavano. Allora vendevo bigiotteria orientale che compravo a Roma dagli ebrei persiani scappati dall'Iran; vendevo enciclopedie; facevo piccoli trasporti; segretariato d'albergo e così via. Poi cantavo, doppiavo nei film, facevo l'interprete e anche qualche traduzione. Non stavo mai fermo.


Luca Bagatin: Qual è il film nel cui ruolo ti sei riconosciuto maggiormente ?

Peter Boom: Nessuno


Luca Bagatin: Mi raccontasti di essere stato molto amico di Nino Manfredi, che peraltro negli ultimi anni della sua vita interpretò il ruolo di un anziano omosessuale ("Un difetto di famiglia", film per la Rai del 2002 con - fra gli altri - Lino Banfi). Puoi raccontarci qualche cosa di lui ?

Peter Boom: Nino era un Ariete come me e forse per questo ci capivamo meglio. Era molto amico degli omosessuali e nonostante facesse benissimo l'effeminato, amava solo le donne e possibilmente quelle giovani. Mi raccontava che era stato la prima volta con una sua zia. A quindici anni soffriva di una grave forma di tisi e da dietro la porta, origliando, aveva sentito dire il dottore a sua madre che non avrebbe resistito più molto e che sarebbe morto da lì a poco. Invece no ! Il suo spirito ha reagito e dopo ne ha fatta di strada.


Luca Bagatin: Veniamo dunque al Peter Boom militante per i diritti civili......che ci racconti in merito ?

Peter Boom: Che ? Devo scrivere un libro ? Sono un ribelle di natura e non ho mai avuto pregiudizi. Oramai sono schiavo della lotta per i gay, per la pansessualità, per le donne, per la gente di colore, etcetera, etcetera e si può evincere benissimo dal breve pensiero poetico “La Dottrina del Disprezzo” (pubblicato spesso anche su www.lucabagatin.ilcannocchiale.it). Nel 1971 incontrai Angelo Pezzana a Torino ed aderii al F.U.O.R.I.. L'anno dopo partecipai alla prima manifestazione gay in Italia a San Remo ed ebbi la pazza idea di produrre e cantare il primo disco di lotta gay in Italia, che poi mi costò la bene avviata carriera di cantante di musiche da film.

Luca Bagatin: Militasti anche nel Partito Repubblicano Italiano, che era ritenuto - dai più - un partito un po' troppo "moralista".
Come mai approdasti al PRI ?

Peter Boom: Approdai al Partito Repubblicano dopo Ugo La Malfa. A Viterbo ho conosciuto Giorgio La Malfa e la combattiva Luciana Sbarbati. Non mi pare che il partito fosse ingiustamente moralista. Mi piaceva perché regnava un'atmosfera di LIBERO PENSIERO. Oggi, almeno mi pare, non esista più nessuna morale in politica. In Italia mancano figure come Obama, come Zapatero e pochi altri. Ora esiste solo una Grande Madre Chiesa che comanda insieme con le diverse mafie. E' pietoso vedere un Paese con sistemi fiscali e giudiziari così confusi, voluti politicamente, ed una famosa banca dentro Roma che tranquillamente ed impunemente ricicla le grosse tangenti ed i capitali della delinquenza. Una situazione dalla quale non sarà facile uscire e che costituisce un pericolo per tutta l'Europa e probabilmente per tutto il mondo.


Luca Bagatin: Con gli anni iniziasti ad elaborare la Teoria della Pansessualità. Com'è possibile che un attore, per quanto poliedrico, inizi - dal nulla - ad occuparsi di argomenti scientifici e psicologici ?

Peter Boom: Embé, no, già da bambino mi interessavo di psicologìa, leggevo molti buoni libri: Freud, Jung, Cronin, Nevil Shute e molti altri. Frequentavo scuole Montessori, grandi esempi di libertà di pensiero e di espressione. Nel periodo del liceo classico vedevamo gli spettacoli di tutti i migliori teatri di prosa venuti da Parigi, Vienna e Londra, inoltre sono cresciuto con la musica classica e con la lirica, che era una passione di tutta la mia famiglia. Ho goduto di una buona formazione culturale, cosa che apprezzo sempre più.

Luca Bagatin: Puoi spiegarci, in poche parole, la tua Teoria della Pansessualità ?

Peter Boom: Più precisa è la mia Filosofia della Pansessualità. In una mezza paginetta ho voluto spiegare il mio pensiero sulle possibilità sessuali che portiamo dentro di noi. Finché c'è vita, nel campo sessuale possiamo fare scoperte ed esperienze strabilianti ed innumerevoli, che magari prima non avremmo nemmeno accettato. Prendo sempre come esempio un nonno 86enne, cattolicissimo, che si innamora perdutamente dell'amico ventenne del nipote. e.... naturalmente non c'è niente di male e … può succedere anche l'opposto, cioè il ragazzo che si innamora del vegliardo.

Luca Bagatin: Anche oggi il tuo impegno sul fronte politico-militante è attivo.....raccontaci.

Peter Boom: Sì, il mio attivismo non viene mai meno, anzi, ora che sopravvivo con una pensione troppo piccola (meno male che possiedo una casa e un computer), solo e libero ho molto più tempo di prima per pensare e scrivere. Sono in contatto con importanti sessuologi e sto comunicando la Teoria e la Filosofia della Pansessualità a tutto il mondo, prima con la mia partecipazione a due conferenze internazionali organizzate dalla European Federation of Sexology, e poi naturalmente attraverso internet. Sto penetrando con le mie idee anche in alcuni paesi a maggioranza musulmana, dove esiste una forte repressione della donna ed una innaturale resistenza ad ogni sessualità diversa.


Ringrazio davvero l'amico Peter per l'intervista che mi ha concesso, impegntissimo com'è nel suo lavoro militante. Come lo ringrazio per ogni volta che interviene dottamente ed umanamente sul mio blog – non solo nell'ambito della sua rubrica – con interessantissimi commenti e per tutte le volte che, spesso telefonicamente, mi propone nuovi spunti di riflessione. Spunti che è sempre mia cura rilanciare in articoli e/o interventi ad hoc nel solco, appunto, della laicità e del Libero Pensiero.


Luca Bagatin



28 agosto 2009

Luigi Magni: il regista del nostro Risorgimento anticlericale



Luigi Magni è l'unico regista italiano che, nella storia del Cinema, è riuscito a rendere giustizia al nostro Risorgimento ed in particolar modo ai suoi martiri.
Parliamo in particolare dei martiri condannati a morte dall'allora Stato Pontificio o Stato della Chiesa che dir si voglia. Patrioti, anticlericali, ebrei, carbonari.
Martiri come i carbonari Angelo Targhini e Leonida Montanari, ricordati ne "Nell'anno del Signore", film del '69, che non devono essere ricordati nei libri di scuola, come rammenta lo stesso Magni, perché uccisi dal regime dei preti !
Un regime, quello della Roma Papalina, ove agli ebrei non era consentito professare la propria fede ed ove i loro figli venivano rapiti e fatti impunemente battezzare da Santa Romana Ecclesia. Un regime ove le vaccinazioni erano proibite e così il progresso scientifico (vi ricorda niente ?). Ove solamente il Potere di Cardinali, Vescovi ed Aristocratici contava qualche cosa.
Tutto ben documentato negli affreschi cinematografici di Luigi Magni, appunto: dal film già citato a "In nome del Papa Re", sino a "La notte di Pasquino" del 2002, con un intramontabile Nino Manfredi nei panni di Pasquino.
Affreschi storici, presentati come delle commedie dal cast ricchissimo e brillante: comprendenti attori del calibro di Nino Manfredi appunto, Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Alberto Sordi, ma profondamente drammatici, vista la drammaticità degli eventi che vedono sempre protagonisti popolani ed eroi del nostro Risorgimento in lotta per la conquista della libertà dalla tirannia.
Eroi anticlericali, perché il clericalismo è il contrario della pace religiosa, è il Potere che si traveste da agnello. Che dice di voler "salvare l'anima"....ma alla fine condannare il corpo !
E condannati a morte per decapitazione furono i vari Targhini e Montanari, appartenenti alla gloriosa Società segreta della Carboneria, per aver voluto rovesciare codesto Potere ed erigere la Repubblica. Correva l'anno 1825 e da allora passeranno anni e generazioni: verranno Mazzini e Garibaldi, e, con l'aiuto dell'astuto Cavour, si giungerà finalmente all'unità d'Italia ed alla cadita del Potere temporale dei Papi ed alla proclamazione di Roma Capitale il 20 settembre del 1870.
Sarà il riscatto degli oppressi, del popolo romano, degli ebrei, dei massoni, dei carbonari tutti.
Sarebbe ora che la televisione italiana ed il Cinema nostrano rendesse merito a questo grande artista che fu Luigi Magni e che nelle scuole di ogni ordine e grado fossero proiettate e fatte conoscere le sue opere.
Senza il Risorgimento e quei martiri oggi l'Italia sarebbe un Paese non solo profondamente diviso, ma - quel che è più grave - ancora più arretrato di quel che già è....per merito della Chiesa. Di una Chiesa che da sempre fa politica.

Luca Bagatin



25 agosto 2008

"In nome del Papa Re" di Luigi Magni e la perdita di memoria degli italiani



Ho una particolare predilezione per i film storici di Luigi Magni: è l'unico regista italiano che sia veramente riuscito a raccontare in chiave appassionata ed ironica il Risorgimento garibaldino e mazziniano.
Mi è tornato in mente alcune sere fa, rivedendo per l'ennesima volta - sempre con grande piacere - "In nome del Papa Re", del 1977, un film drammatico ed al contempo fortemente ironico grazie alla comicità sorniona e ciociara di Nino Manfredi.
Nel film, ambientato nel 1867, Nino Manfredi interpreta il Cardinale Colombo, giudice della Sacra Consulta di Papa Pio IX il quale si trova a giudicare tre giovanissimi rivoluzionari garibaldini romani, i quali fecero saltare una caserma di zuavi pontifici.
Uno di essi, Cesare Costa, nato nel 1849 ai tempi della Repubblica Romana, risulta essere figlio del Cardinale avuto da una relazione con una contessa allora parteggiante per i rivoluzionari. Il Cardinale, pertanto, fa di tutto per salvare il figlio nascondendolo in casa sua e, nel tribunale ecclesiastico, fa un'arringa in difesa anche degli altri due compagni: Monti e Tognetti. Un'arringa nella quale egli parla di Monti e Tognetti come di militari di un esercito avverso al Potere del Papa e non di due miserabili delinquenti, un'arringa piena di sottile ironia farcita d'intercalare romanesco, che si fa beffe financo degli altri Cardinali e dello stesso tribunale, il quale peraltro ha già deciso di condannare i giovani garibaldini a morte.
Cesare Costa sarà ucciso da un'imboscata tesa dal marito della contessa in quanto ritenuto un suo amante, mentre Monsignor Colombo sarà redarguito dai Gesuiti i quali vorrebbero obbligarlo a convincere Papa Pio IX a non concedere alcuna grazia o clemenza ai condannati a morte.
Il Cardinale rifiuta sdegnato al punto che, nell'ultima e emblematica scena del film, egli si rifiuterà di dare la comunione al capo dei Gesuiti e reciterà la messa in suffragio proprio dei patrioti Monti e Tognetti i quali, storicamente, furono gli ultimi martiri della barbarie del Potere Temporale dei Papi, il quale sarà definitivamente deposto il 20 settembre 1870 con l'ingresso dei bersaglieri italiani a Porta Pia.
Luigi Magni, con tutti i suoi film, da questo sino a "La notte di Pasquino" del 2003, sempre con protagonista Nino Manfredi, ci ha mostrato il lato popolare e civile del Risorgimento spesso dimenticato e vilipeso da coloro i quali reputarono e reputano tutt'ora Mazzini un pazzo terrorista e Garibaldi un brigante in camicia rossa.
Vorrei ricordare ai vari Antonio Socci (che definì in un suo libro il Risorgimento come una dittatura anticattolica), ai vari leghisti del nord che insultano l'Inno di Mameli e a quel Sindaco siciliano che ha distrutto la targa a Garibaldi nella piazza del suo paese, che senza quei martiri democratici, liberali, repubblicani, ebrei e massoni, oggi l'Italia non solo non sarebbe unita, ma sarebbe anche meno libera.
Forse costoro trovano più "sanamente laico" e "sanamente liberale" il governo del Papa non più Re, ma che dal pulpito Vaticano continua a pontificare anche su questioni che non riguardano la fede bensì....la politica interna di uno Stato democratico e repubblicano qual è l'Italia.
Permettetemi una piccola divagazione.
In questi giorni Walter Veltroni dice una cosa vera, peccato che a dirla sia lui che, quindi, smentisce sé stesso.  Egli dice che la vera epidemia del nostro tempo è la perdita di memoria.
Infatti se gli italiani ricordassero, magari per mezzo dei film di Luigi Magni, il Pd sarebbe ridotto al lumicino.
Ricorderebbero che l'Italia l'hanno fatta gli unici democratici possibili: mazziniani, garibaldini e liberali. Ovvero coloro i quali nel '900 diedero vita agli unici partiti democratici esistenti: PRI, PSI e PLI.
Walter Veltroni apparteneva ad un partito che prendeva direttive e finanziamenti dalla dittatura sovietica. Gran parte dell'apparato del Pd proviene da quelle file, nonostante il tentativo (per molti versi riuscito) di.....cancellare la memoria degli italiani dando una mano di bianco, rosso e verde al simbolo della quercia con la falce e martello e chiamarlo Partito Democratico.
La vera epidemia del nostro Paese è la perdita di memoria. Se fosse diversamente i vari Veltroni, Di Pietro, Berlusconi, Fini, Bossi ecc.... non avrebbero sicuramente cittadinanza politica e l'Italia avrebbe nuovamente dei partiti storici sui quali contare davvero.





Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini