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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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1 dicembre 2014

La Paura di Dario Argento

Lo sguardo malinconico e un po' folle lo ha sempre avuto. Così come ha sempre avuto la corporatura minuta e mingherlina. Dario Argento sembra incarnare, su di sé, i suoi medesimi incubi, le medesime ossessioni che nel corso degli anni ha saputo trasmettere sullo schermo.

Figlio d'arte, Dario Argento, romano, classe 1940, ha respirato sin da bambino - nello Studio Luxardo di Via del Tritone, di proprietà della madre Elda Luxardo - la passione per l'arte, per l'immagine, per quel cinema di cui peraltro si occipava già suo padre – Salvatore Argento – già partigiano delle brigate “Giustizia e Libertà” e successivamente produttore cinematografico.

Fu così che, da giornalista recensore di “Paese Sera”, nel 1970, inizierà – pressoché da autodidatta – a realizzare sceneggiatura e riprese del suo primo trhiller: “L'uccello dalle piume di cristallo”.

Da allora sarà un crescendo di trhiller e successivamente di horror, sempre avvolti da atmosfere oniriche, a tratti surreali, con l'unica eccezione di “Le cinque giornate”, film del 1973, commedia in costume ambientata durante il Risorgimento, interpretato da Adriano Celentano.

Sono da sempre un grande estimatore di Dario Argento, che ho anche avuto la possibilità di conoscere nel 2010, stupendomi di come entrambi non solo non fossimo fisicamente dei giganti, ma, al contempo, ponendogli alcune domande, mi rendevo anche conto di quanto fossimo caratterialmente simili.

Non ho potuto, dunque, dopo aver peraltro visto tutti i suoi film, non leggere la sua prima autobiografia, “Paura”, che da alcuni giorni popola le librerie di tutta Italia, edita da Einaudi.

In “Paura”, Dario Argento, accanto al racconto di come e perché sono stati realizzati i suoi film, racconta sé stesso. Per la prima volta racconta la sua introversione, la necessità di isolarsi da tutti, la diffidenza nei confronti del prossimo, i periodi di anoressia, il suo amore per le donne – ha avuto molte storie sentimentali, fra cui una l'attrice Marilù Tolo e con l'icona dei suoi film, ovvero Daria Nicolodi, madre di Asia – che è riuscito a conquistare non per la sua avvenenza fisica, quanto attraverso la sua intelligenza, il suo modo di parlare, di raccontarsi, di amare.

In “Paura” Dario Argento si mette così a nudo al punto che l'incipit del libro racconta il suo desiderio di suicidarsi, nel 1976, quando viveva all'Hotel Flora di Via Veneto a Roma, nel periodo in cui stava per terminare le riprese di “Suspiria”, il suo sesto film. A quel tempo, il regista e sceneggiatore, sentiva la necessità di scomparire per sempre. Poi, grazie all'aiuto di un amico medico, riuscirà a desitere, comprendendo che, come egli scrive “il suicidio è una strada a senso unico: se la imbocchi non puoi più tornare indietro, se invece riesci a evitarla sei salvo”.

Saranno forse i suoi incubi interiori a renderlo forse il miglior regista di horror vivente, quello che, meglio di altri, riesce a far emergere – sullo schermo e nell'intreccio narrativo - gli aspetti più reconditi della psicologia umana.

In “Paura” c'è questo e c'è anche molto altro. C'è il ritratto di un uomo che ha attraversato un'epoca del cinema e della società italiana: dagli Anni '60 sino ad oggi. E poi c'è il tenero rapporto fra quest'uomo e le sue figlie, Fiore ed Asia. Figlie che, peraltro, intraprenderanno la carriera di attrici (Asia anche di regista) e che reciteranno inizialmente proprio in film realizzati dal padre.

Ed infine c'è il rapporto fra Dario Argento e suo padre, che per lui fu un vero maestro di vita, oltre che la prima persona che credette nei suoi film al punto da essere il primo a volerli produrre.

Questi trovo siano gli asptti più significativi della prima autobiografia del Maestro dell'horror, che si legge davvero con grande passione, quasi fosse un romanzo d'avventura e di mistero, anche da parte di coloro i quali non hanno mai visto un suo film o non ne conoscono il personaggio.

Del resto, nonostante abbia visto almeno cinque volte ogni film di Dario Argento (escluso “Le cinque giornate”, lo ammetto, che appena lo vidi non lo trovai per nulla interessante), debbo ammettere che, dopo aver letto la storia della sua vita e la composizione dei suoi film, mi viene voglia di rivedermeli ancora una volta tutti quanti.


Luca Bagatin (nella foto con Dario Argento)



4 ottobre 2012

Marx & Engels investigatori: il filo rosso del delitto

Karl Marx e Friedrich Engels sono universalmente conosciuti e riconosciuti come i filosofi fondatori del socialismo scientifico, ovvero del comunismo. Nulla di nuovo, se non fosse che due creativi insegnanti di lettere italiani, Dario Piccotti ed Alvaro Torchio, hanno immaginato Marx ed Engels nei panni di due investigatori della loro epoca, l'Ottocento, percorsa dalle molte rivoluzioni: sociali, risorgimentali, anarchiche.
Ed ecco che, dopo "Indagini di classe", edito da Rubbettino, ritroviamo i due filosofi in nuove appassionanti avventure poliziesche in "Marx & Engels investigatori - Il filo rosso del delitto", edito da Stampa Alternativa, con una bellissima copertina gialla e nera, con scritte rosse.
In queste sei avventure, ambientate fra il 1862 ed il 1888, Marx ed Engels si imbattono in Michail Bakunin, leader degli anarchici, il quale è accusato ingiustamente dell'omicidio di un principe suo amico ed i due tentano di scagionarlo. Nella seconda avventura i padri del Comunismo incontrano, nella sua Caprera, il Generale Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro della Massoneria e grande condottiero e patriota italiano. Si confrontano con lui relativamente alle idee sociali, ma, pur presentando punti di contatto, non si trovano d'accordo relativamente all'abolizione della proprietà privata. Ad ogni modo si mettono al servizio del Generale per sventare un attentato a lui diretto, forse ordito da Napoleone III, amico di Papa Pio IX e grande nemico dell'anticlericale Garibaldi.
Non manca, nella terza avventura, un incontro con lo scrittore Victor Hugo, accusato anch'egli di omicidio, ma, dotati del loro proverbiale "materialismo investigativo", l'ineffabile coppia di filosofi, riuscirà a risolvere anche questo caso.
Più difficile sarà risolvere il caso dei lupi mannari in Boemia e del traffico di cadaveri di poveri operai, ordito nientepopodimentoche dal dottor Frankenstein...ma si tratterà proprio di lui in persona, oppure di un astuto piano per mettere in difficoltà la classe operaia ed i suoi paladini ?
L'ultima avventura vedrà solamente Friedrich Engels protagonista. Karl Marx è ormai morto cinque anni prima, fra le lacrime dell'inconsolabile amico. Siamo nel 1888 e a Londra imperversa Jack Lo Squartatore, che uccide e sventara delle prostitute nel quartiere di Whitechapel. Il fiuto del filosofo riuscirà persino a risolvere questo caso e a far scomparire per sempre il terribile assassino, difendendo, al contempo, l'onore dell'opera di Karl Marx, del quale rimarrà sino alla morte custode e depositario.
Delle bellissime, spassose ed avvincenti storie noir, con risvolti storici, politici ed economici interessantissimi.
Dario Piccotti ed Alvaro Torchio, ancora una volta, sono riusciti a rendere vivi i teorici del pensiero comunista, rapportandoli alla realtà dell'epoca, con, sullo sfondo, le memorabili figure di Bakunin, Garibaldi, Mazzini, Hugo e dei tanti riformatori sociali di allora. Riformatori che non avrebbero conosciuto, fortunatamente, l'orrore del comunismo reale in Unione Sovietica, forse molto lontano persino dalle ipotesi avanzate dallo stesso Marx, ma, ad ogni modo, profetizzate da Giuseppe Mazzini. Il solo, l'inascoltato.

Luca Bagatin



6 settembre 2012

"Nero" di Giancarlo Soldi e Tiziano Sclavi: noir ad alta qualità



I romanzi della mia formazione adolescenziale sono stati, dopo i "Racconti del Terrore" di Edgar Allan Poe, quelli scritti da Tiziano Sclavi, il "papà" di Dylan Dog.
Eh lo so, letture impegnative quelle che costellarono la mia pre e post adolescenza !
Senza di questi, senza dubbio, non mi sarei mai avvicinato al mondo del mistero, della magia, del giallo e del noir. E soprattutto sono stati, per me, una grande fonte di arricchimento culturale e di spunti creativi ed ironici, i quali mi hanno permesso, tempo dopo, di cimentarmi in racconti, storie e soprattutto articoli a tema.
Poi, dopo "Dellamorte Dellamore" e "Nero", sono arrivati anche i fumetti. Di Sclavi, Pratt, Castelli e persino di Pier Carpi, che scoprii un po' più tardi, ma le cui ricerche attorno all'esoterico ed alla Massoneria, sono per me di profonda ed attuale utilità.
Detto ciò e confermato che, dopo la Beat Generation di Kerouac e Ken Kesey, Sclavi ed Andrea G. Pinketts, sono per me i migliori scrittori viventi mai esistiti, passiamo alle cose più contingenti e, dunque, a ciò che voglio davvero raccontarvi.
"Nero", dicevo, è stato, il secondo romanzo di formazione che ho letto. Ed anche il secondo romanzo di Sclavi che mi capitò fra le mani.
Ricordo che lo lessi appena uscito in libreria, nel 1991. Non me lo ricordo moltissimo, in quanto non lo rilessi mai. Parlava, ad ogni modo, di un cadavere in una valigia.
Non avrei mai creduto ne avessero realizzato un film, l'anno dopo, nel '92.
Da qualche giorno mi è capitato di trovarne il dvd e devo dire che mi ha fatto tornare ragazzo. Mi ha messo addosso la stessa adrenalina, la stessa capacità di stupirmi, la stessa voglia di comprendere che cosa si cela dietro all'orrore, ad un certo tipo di orrore. All'orrore vero, celato, come allegorie macabre, in delitti inspiegabili o, forse, sin troppo evidenti nella loro esplicabilità.
Regia di Giancarlo Soldi, sceneggiatura dello stesso Soldi in collaborazione con Tiziano Sclavi, il "Nero" cinematografico è interpretato da un inedito Sergio Castellitto, da una bravissima ed accattivante Chiara Caselli, da un viscido Luis Molteni e da un inatteso Hugo Pratt, mostro sacro del fumetto e padre del celeberrimo "Corto Maltese".
"Nero" è un noir, è un horror urbano, ma è anche una storia d'amore.
La storia fra Federico Zardo (Castellitto) e Francesca Mai (la Caselli). I due sono amanti, allorquando Francesca decide di lasciare il suo ex compagno, che sarà ritrovato morto dissanguato da Federico.
Chi l'ha ucciso ? Forse una insospettabile Francesca, così priva di ombre, così apparentemente innocente, così svagata pur nel suo corpo ispirante erotismo ?
Federico, ad ogni modo, tenta di coprirne il presunto delitto. Nasconde il corpo dell'uomo in una valigia, ne recide la mano in quanto non entra nel bagaglio, nasconde il tutto nel bagagliaio dell'auto...quando viene scoperto dal detective privato D'Ambrosi (Luis Molteni), il quale è stato ingaggiato dalla madre di Federico, al fine di conoscerne la vita privata.
D'Ambrosi, accusando Federico di avere una doppia vita e di frequentare Francesca, un'ex tossicomane e presunta assassina, inizia a ricattarlo. Non prima di averne violentato ed ucciso la madre, in un incendio.
Federico e Francesca, decidono quindi di uccidere D'Ambrosi e...ci riusciranno, certo ma...il cadavere dell'ex uomo di Francesca scomparirà !
Che fine ha fatto ? Ma, poi, chi l'ha ucciso ?
Francesca ? Federico ? D'Ambrosi ?
L'unico con i piedi per terra, in una Milano degli anni '90, zeppa di teppisti dei quali Federico ha una paura folle, sembra il Commissario della Polizia Straniero (Hugo Pratt), il quale, ad ogni modo, rinuncerà presto ad indagare.
E chi è la voce che, al telefono, preseguiterà Federico invitandolo a commettere gli omicidi che avrebbe dovuto commettere D'Ambrosi ?
In un crescendo di sangue e di delitti, fra le arcane paure di Federico e la surrealtà quasi comica di una scanzonata Francesca, fra un teppista piscione, un becchino vestito da hawaiano, una valigia con all'interno un cadavere che scompare, le belle note della canzone "Acque" di Francesco Guccini, scritta appositamente per "Nero" e quelle dei Mau Mau, in dialetto piemontese, che fanno da colonna sonora, il film si conferma, tanto quanto il romanzo originale di Sclavi, una storia grottesca e noir, cruenta e violenta, ma anche ironica ed introspettiva, come un fumetto di Dylan Dog.
Film non banale ed anticipatore, sia sotto il profilo artistico che cinematografico e che merita assolutamente di essere ricercato e visto.
Inizialmente l'idea del regista e co-sceneggiatore, assieme a Sclavi, era quella di realizzare un film su Dylan Dog, così come l'idea di "Nero" di Sclavi, doveva essere quella di realizzarne un fumetto giallo a puntate. Ne è venuto fuori un ottimo romanzo ed un ottimo film. Più noir che giallo. Ove gli autori e gli attori contribuiscono a tenere lo spettatore sul filo del rasoio ed a fargli assaporare le numerose personalità e caratteri della vasta umanità che lo circonda.
La presenza nel film di Hugo Pratt, poi, come nella volontà del regista, segna il passaggio del testiomone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo (e si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento di Federico e Francesca sono abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi).

Luca Bagatin



30 agosto 2011

Alla ricerca del piacere perduto: cortometraggio by Luca Bagatin

Agosto moglie mia non ti conosco. Ed infatti io non sono sposato.
Agosto è quasi terminato per cui, visto che è iniziato con la riproposizione di un mio vecchio racconto horror-noir, desidero concluderlo nel medesimo modo.
Ecco a voi un racconto che scrissi e pubblicai il 22 agosto 2008.
Ci rivediamo a settembre che è, peraltro, fra qualche giorno.

Luca Bagatin (nella foto con Dario dall'Argento vivo addosso come l'Argentina, come avrebbe detto una certa Annamaria amica di Bazardelleparole)



ALLA RICERCA DEL PIACERE PERDUTO
by Luca Bagatin


Io e Louise, la mia ex ragazza.

Era strano trovarmela lì di fronte, anni dopo avermi lasciato senza motivo.
Da quel 1 luglio 2003 non l'avevo più vista né sentita, a parte qualche voce di una sua relazione con l'FBI: la polizia federale.

"Dai, cucciolo....Non sei contento di vedermi ?"
"No"
"Perché no ?"
La osservavo e più la guardavo e più mi scendevano le lacrime.

Musica di sottofondo. Un Blues.

Un rantolo. Confusione....alle orecchie.
Strani suoni. Strane voci. Colori e immagini sfocate.
Ancora un rantolo. Un fermito convulso.
Poi più nulla.

Mi svegliai intontito e mi alzai da terra dove probabilmente ero caduto battendo la testa.
Mi usciva del sangue dalla bocca. La mia lingua era tagliata e lussata. La mia testa girava.
Di fronte a me Lei.

"Ciao. Sono Donna, mi riconosci ?"
"No"
"Donna Carson"
"Capisco. E....Louise dov'è ?"
"Morta"
"Morta ?"
"L'ho uccisa e seppellita io questa mattina"
"Ah"

Interno e/o esterno. Giorno e/o notte. Spazio indefinito.

Una vasca piena di sangue.
Io e Donna facciamo selvaggiamente l'amore......

Voce di sottofondo:
"O forse è solo sesso ?"

E' strano per me fare l'amore in una vasca piena di sangue. Con una donna che conosco appena.
Curioso quantomeno, ma terribilmente eccitante avvertire simultaneamente l'odore del sesso e del sangue fra gemiti impazziti.
Eccolo di nuovo: un rantolo. Confusione. Suoni alternati e alternati da gemiti.
Poi più nulla.

"L'epilessia è così, mio caro Mortimer" mi diceva il dottor S. visitandomi.
"Così come ?"
"Hai presente quando ti si.....beh.....ti si rizza il cazzo ?"

Interno giorno. Ufficio.

Sono alla mia scrivania che sto compilando delle scartoffie in modo del tutto automatico.
Colleghi intorno a me.
Uno di loro, curato, sbarbato, giacca cravatta, occhiali spessi mi si avvicina:

"Louise..... Te la ricordi, Louise ?"
"No"
"Ti sta cercando"
"?"
"Ti sta cercando"
"Prego ?"
"Al primo piano. Ti sta cercando"
"Al primo piano c'è la Direzione Commerciale"
"Ti sta cercando. Louise. Ti sta cercando".

Interno giorno. Ufficio. Primo piano.

Non ricordavo di aver mai visto Louise vestita in modo così seducente.
Ma...forse non si trattava del vestito.
Aveva qualcosa nello sguardo.
Magnetico ?
Non lo so.
Teneramente seduta su quella sedia Luigi XV.....gambe incrociate.....i piedi nudi sulla sedia e....uno sguardo fisso su di me.

"Benvenuto"
"Sì"
"Come va, caro ?"
"Và"
"Vorrai sapere perché me ne sono andata così, senza dirti più niente...."
"Forse. No, dai, è assurdo. E poi lo sai che è meglio lasciar perdere...."
"Ma se sei tu quello che mi ha cercata per anni !"

Mi congedo uscendo dalla stanza salutandola con un cenno del capo.
Fuori trovo un piccolo signore anziano, calvo, dal naso pronunciato come solo gli ebrei ce l'hanno.

"Buongiorno"
"Buongiorno Mortimer"
"Lei conosce il mio nome ?"
"Certo. Sono Altotas, il tuo Maestro, ricordi ?"
"Già !"
"La vita, la morte, il sogno, l'incubo, ricordi, Mortimer ?"
"Sì, Maestro. Ma.....c'è qualcosa che mi sfugge del tutto"

Il vecchio mi sorride.

"Certo, Louise..... Non è vero ?"
"Sì, anche. Ma....qui mi sembra tutto così strano....così irreale...."

Il vecchio scoppia in una fragorosa risata.

"Irreale....E, dimmi, Mortimer, che cos'è "reale" per te ?"
"Forse il Nulla"
"Bene, vedo che ricordi la lezione"

Un rantolo. Confusione....alle orecchie.
Strani suoni. Strane voci. Colori e immagini sfocate.
Ancora un rantolo. Un fermito convulso.
Poi più nulla.

Donna Carson mi guarda dritto negli occhi.
Solo che io sono riverso a terra e la guardo anch'io, ma alzando con difficoltà la testa.
I suoi passi rimbombano nelle mie orecchie.

"Perché no ?"
"Donna...."
"Mortimer. Perché no ?"
"L'hai uccisa, vero ?"
"Io non ho ucciso proprio nessuno, Mortimer"
"Ma l'ho vista. L'hai seppellita tu !"
"In sogno forse, l'hai vista. Come vanno le tue crisi epilettiche, Mortimer ?"
"Donna...."
"Sogna, Mortimer. Tu sogni sempre. Perché pensi che sia fallito il nostro matrimonio ?"
"Oh, Donna...." mi scendono le lacrime incontrollabilmente.

Altotas: "Louise è viva !" e scoppia a ridere guardando fisso l'obiettivo della telecamera.

Entra in scena Baglu, trafelato e sudato, scusandosi con il pubblico.
"A volta i personaggi dei miei cortometraggi finiscono sempre per prendere il sopravvendo nella vita reale. Nella mia, come nella vostra ovviamente. Scusatemi, signore e signori".
Fa un inchino verso l'obiettivo. Poi ammicca con l'occhio destro e accenna un sorriso imbarazzato.

Esterno giorno:

Mortimer e Louise si tengono per mano.
La scena si allarga e si vede chiaramente che sono in posizione supina, all'interno di una grande bara d'ottone poggiata sulla nuda terra.
Donna Carson, munita di badile, getta incessantemente loro addosso del terriccio. Sino a ricoprirli del tutto.
Poi sale in un auto rossa fiammante guidata dal vecchio Altotas.
Si baciano sulla bocca appassionatamente.
L'auto sgomma.
 
Milva intona l'ultimo pezzo della canzone: "Guarda che lunaaaa....che mareee...che lunaaaa"



5 agosto 2011

"La vera storia di Nosferatu" racconto by Luca Bagatin

Estate, tempo di vacanze e di...incubi !
E così ho deciso di riproporvi delle "vecchie glorie" horririfiche di questo blog.
Alcuni racconti che scrissi diversi anni fa fra l'horror, il fantascientifico ed il noir.
Il primo racconto che desidero riproporvi qui di seguito è: "La vera storia di Nosferatu", che scrissi il 22 ottobre del 2007.

L. B.(nella foto con Dario Argento)
 

LA VERA STORIA DI NOSFERATU
di Luca Bagatin



Lo conobbi nell'ottobre del 2000, quando avevo 21 anni, e da allora, ogni notte, entra nei miei incubi e talvolta appare anche accanto a me e mi sfiora la spalla con i suoi artigli, senza proferire null'altro che il mio nome: "Baglu......."
Friedrich Wilhelm Murnau lo conobbe nell'ottobre 1900, quando aveva l'età di 12 anni.
"Nosferatu", così si presentò al giovane futuro regista e sceneggiatore cinematografico tedesco, massimo esponente dell'espressionismo.
Incarnaziono e del Diavolo o semplice Spirito maligno elementare ?
Nosferatu, l'essere nero dotato di artigli prominenti e di aguzzi denti necessari per essere affondati nella carne delle giovani vergini.
Nosferatu, come lo chiamavano i contadini valacchi. "Il Non Morto" che su questa Terra si incarnò in epoca antichissima per soddisfare la sua sete di terrore.
Nosferatu si nutriva, oltre che di sangue, principalmente delle paure umane e la paura, si sa, è, come la tristezza: aspetto dell'animo umano raramente controllabile e raramente sedabile con facilità.
Friedrich Wilhelm Murnau non ne ebbe quasi mai paura e per questo divenne un Suo umile adoratore.

Nel 1922, all'apice del successo quale regista, Gli dedicò il suo capolavoro: "Nosferatu, eine Symphonie des Grauens", in Italia conosciuto come "Nosferatu il vampiro", ispirato a "Dracula" di Bram Stoker e che costerà a Murnau una causa per violazione del copyright avviata dagli eredi dello stesso Stoker e che lo costringerà a distruggere tutte le copie esistenti del film salvo una che ci consegnò l'opera intatta sino ai giorni nostri.
A salvarla si disse fosse stato lo stesso Murnau. In realtà, fu salvata da Nosferatu in persona !
Anche Bram Stoker lo incontrò, purtuttavia Nosferatu gli proibì di scrivere alcunché sulla sua esistenza almeno sino all'avvento del XXesimo secolo: il secolo del trionfo del Terrore (l'avvento di Hitler, Stalin, Saddam Hussein e Milosevich fu sistematicamente pilotato da Nosferatu).
Stoker pubblicò il suo "Dracula" nel 1897, falsamente affermando di essersi ispirato al conte Vlad Tapes, e da allora lui e la sua famiglia furono rinnegati e maledetti dall'Essere Nero.
Nel film "Nosferatu il vampiro", il ruolo del protagonista, chiamato Conte Orlok, fu riservato ad un attore tedesco, ambiguo e sinistro, Max Schreck.
Si provi a tradurre dal tedesco il nome Max Schreck: se ne ricaverà pressapoco "Massimo Terrore".
Un Max Schreck attore, in effetti, non è mai esistito in realtà e il Conte Orlok fu interpretato da Nosferatu stesso e per Suo stesso volere !

Non potete immaginare quanto sia terribile per me rivelare a voi queste notizie altrimenti irreperibili financo negli anfratti più nascosti.
Il Conte Orlok, Nosferatu, prima o poi verrà a saperlo ed allora.......sarà tutto finito.




19 luglio 2011

La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna



Andrea G. Pinketts, prolifico autore italiano di noir, insignito dell'alta onoreficenza di Cavaliere al Merito Culturale della Repubblica Francese, già giornalista d'assalto di inchieste relative alla criminalità organizzata condotte in prima persona (celebre quella relativa alla setta dei "Bambini di Satana"), non smette di stupirci.
Il suo linguaggio schietto, musicale e profondamente ironico, fatto di libere associazioni, dissociazioni, assonanze e doppi sensi mai volgari, oltre ad averci regalato numerosi trhiller, con "La fiaba di Bernadette che non ha visto la Madonna", edito da Albatros Il Filo, ci propone per la prima volta una fiaba moderna.
Una fiaba che, a differenza delle altre, inizia con "E vissero per sempre felici e contenti" e termina con "C'era una volta". E questo perché, come spiega l'autore nel prologo, nessuno - tranne che un idiota - può vivere per sempre felice e contento, ma la fiaba diventa vita quando termina con un bel "C'era una volta".
La fiaba di Bernadette è dunque la storia di una ragazza sui vent'anni, strega di Edera Violacea - paese inventato per l'occasione - che esce dal quadro nel quale è incastonata per finire a Milano ed incontrare, allo Smooth, Benedetto dalla Doccia, l'eroe di cui si innamorerà.
Bernadette, nel corso della storia, sarà destinata ad invecchiare, ma, quel che è peggio, i due saranno perseguitati da una banda di malviventi capitanata da Mida Von Pecunia Y Dinero e dal suo socio Ivan Dragovich. E tutto ciò perché mai ?
Che cosa nasconde Bernadette che non ha visto la Madonna, ma ha incontrato un Marcantonio come Benedetto, alter ego di Pinketts ed amante della pulizia, oltre che armato di un semplice crocifisso, con il quale riuscirà a sgominare un'intera combriccola di troll cannibali ?
Una fiaba semplice, ma ricca di colpi di scena e di sanguinolenti delitti che, come sempre, saranno descritti e stemperati con profonda ironia da Andrea G. Pinketts.
Un libro davvero elegante, stampato su carta patinata ed arricchito dalle bellissime foto si Mariasole Brivio Sforza, che contribuiscono ad illustrarne gli eventi salienti.
Un Pinketts nella tripla veste di autore, co-protagonista e di attore da fotoromanzo. Rigorosamente noir.

Luca Bagatin



8 luglio 2011

Depiliamo Pilar in compagnia di Andrea G. Pinketts !



Con un certo piacere, a tratti sessuale, sono ad annunciarvi che è uscito il nuovo romanzo noir dell'amico Andrea G. Pinketts: "Depilando Pilar" !
Andrea me ne parlò quando ci incontrammo al bar Smooth, vicino a Piazza Wagner a Milano, un giorno d'aprile del 2006. Quel giorno, mi disse lui, aveva trovato un titolo per il suo nuovo, entusiasmante romanzo: "Depilando Pilar", appunto.
Mi mostrò anche un volume zeppo di fotografie schifiltose che ritraevano diverse malformazioni e malattie della pelle: ad esso si sarebbe ispirato per comporre la sua somma opera !
Opera ovviamente composta, come di consueto (posso testimoniare !), ai tavoli del Trottoir di Piazza XXIV Maggio, fra una pinta di birra e l'altra.
Che dire: rechiamoci tutti nelle librerie e saccheggiamolo !
Personalmente conto anche di recensirlo quanto prima se mi riesce. Per quanto, recensire un libro di Andrea G. Pinketts, non è cosa proprio facilissima. I funambolismi e virtuosismi di parole che utilizza, le situazioni al limite del grottesco, ma soprattutto i continui colpi di scena dei suoi romanzi, parlano meglio di ogni possibile recensione.
Andrea G. Pinketts è davvero il miglior romanziere italiano del XXIesimo secolo, ne sono convinto da sempre !

Luca Bagatin





29 luglio 2010

Articolo-intervista di Luca Bagatin allo scrittore Nathan Gelb: tratto dal numero 2 di "Secreta Magazine" del luglio 2009

Vi propongo, qui di seguito, l'intervista che ho realizzato per "il numero due di Secreta Magazine" all'amico Nathan Gelb, autore dei romanzi noir che vedono protagonista Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero.

L.B.



Imbattersi nella figura di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero - se non ti occupi o sei appassionato di Alchmia e/o Esoterismo - non è certo cosa ordinaria.
Personalmente, la prima volta che mi imbattei nelle opere dedicate a codesto alchimista, massone, inventore, letterato ed accademico vissuto nella Napoli del XVIII Secolo, fu alcuni anni fa in una polverosissima e particolarissima libreria di Venezia, bagnata dall'acqua e nota a pochi intimi, nella quale si possono trovare testi specifici che raramente le librerie ordinarie sono solite tenere fra i loro scaffali.
Inutile dire che subito me ne innamorai e la prima cosa a colpirmi fu la poliedricità del personaggio: celebre per le curiose sculture ricche di simbolismo conservate nella Cappella Sansevero - come il “Cristo velato” e il “Disinganno” - e che diede vita ad affascinanti invenzioni talvolta ancora oggi in uso come i primi prototipi di robot meccanici (all'epoca definiti “automi”); una macchina idraulica; una carrozza marittima capace di muoversi sull'acqua e moltissime altre ancora.
Di Raimondo de Sangro parla, nell'introduzione, anche un bellissimo romanzo esoterico uscito l'anno scorso per la A &B editrice e scritto da un amico Maestro Massone di Napoli che vuole essere conosciuto solamente con il suo pseudonimo: Martin Rua. E fu proprio Martin ad incuriosirmi e ad avvicinarmi all'interessante simbolismo celato dentro la città di Napoli stessa ed in molti suoi monumenti. Una città nella quale è peraltro ambientato uno dei più bei romanzi sui Rosa Croce mai scritti: “Zanoni” dell'inglese Bulwer-Lytton.
Ed è così che mi sono imbattuto anche in “Delitti sotto la cenere”, raffinatissimo thriller storico edito di recente dalla Sperling & Kupfer e scritto da Nathan Gelb, scrittore amiricano di Chicago nato da un'antica famiglia ashkenazita di Dresda ed il cui vezzo è di scrivere direttamente in italiano (che conosce alla prefezione peraltro !).
“Delitti sotto la cenere”, la cui verità storica è rispettata sin nei minimi dettagli, ha per protagonista proprio il Principe di Sansevero nelle vesti di detector, il quale si troverà appunto a dover indagare su due misteriore morti avvenute nel suo Tempio massonico..
Raimondo de Sangro è infatti Gran Maestro della Massoneria partenopea e Venerabile della Loggia Rosa d'Ordine Magno. E' malvisto sia dalla Chiesa che dal Re del Regno delle due Sicilie, Carlo di Borbone, il quale ha messo fuorilegge le Logge. Egli ed i suoi Fratelli sono dunque costretti a svolgere i loro lavori esoterici in clandestinità. Il Principe, come se non bastasse, è considerato ufficialmente come una sorta di demonio proprio a causa dei suoi studi ritenuti eretici e delle sue invenzioni.
E' in questo contesto che il suo domestico Leonardo ed una giovane donna vengono trovati morti nel Tempio: posti davanti alle colonne, denominate massonicamente Boaz e Jakin, risultano inceneriti, tranne i volti e le gambe. Accanto a loro un anacronistico granchio fellone. Perché? A quale espediente è ricorso l'assassino?
Nel Settecento era d'uso credere all'autocombusione dei corpi ma..... i sottili ragionamenti del Principe riusciranno ben presto a smontare tale tesi.
E sarà proprio per mezzo del suo nobile e sopraffino intuito e della sua capacità di analisi ch'egli perverrà alla soluzione degli enigmi,  via via sempre più intricati , mentre i morti ammazzati, purtroppo per loro, aumenteranno. Il Nostro, assieme all'inseparabile amante Duchessa Mariangiola Ardinghelli, scienziata dell'epoca (anch'ella realmente esistita), ed al giovane pescatore Nicola detto O'Rancio (in quanto pescatore di granchi !) riuscirà a venire a capo della mente diabolica che muove i fili  celati dietro ai delitti.
La trama è certamente appassionante, ma la lettura lo è ancor di più e trascinerà il lettore in questo affresco d'epoca sino all'ultima pagina. Affresco verosimilissimo peraltro e sono pronto ad affermare che Nathan Gelb ha fotografato il de Sangro come pochi sarebbero riusciti a fare in un romanzo.
Le pagine dei “Delitti”, poi, sono impreziosite da finissime stampe d'epoca che ritraggono ora le invenzioni del Principe, ora il suo Palazzo, ora il Teatro San Carlo di Napoli e molto altro ancora e la sensibilità di Gelb ha fatto sì che l'appendice fosse corredata da note che ci permettono di comprendere meglio il come ed il dove si è potuto documentare per mettere in piedi un'opera letteraria che non esito a definire perfetta. La grande disponibilità di quest'autore mi ha concesso, inoltre, l'intervista che segue, alla quale vi lascio non senza prima segnalarvi l'accattivante sito web di Nathan Gelb www.nathangelb.com ove troverete maggiori ragguagli su questo e sul precedente romanzo che ha sempre per protagonista Raimondo de Sangro Principe di Sansevero.

1) Luca Bagatin: Certo non è facile far “recitare” la parte del detector ad un alchimista di 300 anni fa, considerato purtroppo figura minore del panorama culturale italiano ed europeo. Che cosa ti appassiona ed affascina di più della figura storica di Raimondo de Sangro Principe di Sansevero ?

Nathan Gelb: Le paradossali mistificazioni con cui è stata tramandata la sua figura, sempre in bilico fra l'essere demoniaco e il genio incompreso. Affidandogli il ruolo di detector (detective) ho ritenuto di strappargli la maschera di assassino (creatagli dall'immaginario collettivo), per renderlo un acuto investigatore, volto a combattere proprio il crimine. Una sorta di contrappasso.


 
2) Luca Bagatin: Pensi che il Principe di Sansevero, storicamente, meriti maggiore attenzione ? E, se sì, in che senso ?

Nathan Gelb: Certamente. Molto di lui c'è ancora da verificare. Le sue scoperte ed intuizioni meriterebbero maggior approfondimento da parte di specialisti.


3) Luca Bagatin: Il “tuo” Principe di Sansevero, quando sorpreso e/o infuriato, utilizza la tipica affermazione: “Coda de Cifero !”. Che cosa significa e come ti è venuto in mente di metterla in bocca al Nostro ?
 
Nathan Gelb: L'espressione "coda de Cifero" è spiegata nel mio precedente romanzo "Il quadro dei delitti": si tratta di un semplice intercalare "coda di Lucifero", suggeritomi da un gentile esperto in antico vernacolo napoletano.

 

4) Luca Bagatin: Nella prefazione al tuo romanzo, che nei fatti è un dialogo fra te e la tua editor Edi Vesco, dici di credere nella magia sin da quando eri bambino. Puoi spiegarci meglio che cosa intendi per magia ?

Nathan Gelb: Magia, per me, è tutto ciò che è oscuro e necessita d'essere illuminato.
 

5) Luca Bagatin: Da ciò che scrivi sembri un appassionato di esoterismo ed uno studioso di Massoneria. Qual è il ruolo che secondo te potrebbe ricoprire oggi la Massoneria ?

Nathan Gelb: Rispondo con una metafora: essa è un ponte sospeso fra le acque-superiori e le acque-inferiori, tra l'enigmatica Sfinge e l'inquietante Chimera.
 

6) Luca Bagatin: Da quanto scrivi si evince che ti affascina molto la città di Napoli:  che cosa ti ha spinto a documentarti sulla sua storia e cultura e come sei riuscito a caratterizzare così bene i personaggi tipicamente partenopei del tuo romanzo ?

Nathan Gelb: Il fascino di Napoli consiste nell'essere una città mutante. E' la sirena ammaliatrice, che non può essere mai sepolta; è -in abbinata- un'enorme camera funebre come quella di Tutankhamon, la caverna "trogloditica" spalancata nel tufo, che fa pensare a un'antropologia le cui radici affondano nella preistoria. Queste,dunque, le premesse per creare i miei personaggi.
 


7) Luca Bagatin: Pensi che vedremo ancora il Principe di Sanservero indossare i panni del detector in qualche tuo prossimo romanzo ?

Nathan Gelb: Non amo fare progetti. L'idea mi cattura all'improvviso..


8) Luca Bagatin: Che cosa ne pensi del futuro della cultura ed in particolare della letteratura, oggi ?

Nathan Gelb: E' talmente vasto e variegato il panorama sia europeo sia statunitense, e le logiche del mercato sono così diverse, che non riesco a individuare una prospettiva ben definita.


Nel ringraziare Nathan, non posso concludere senza un ricordo alla sua encomiabile editor, nonché scrittrice: Edi Vesco.

Personalmente mi ha emozionato e mi emoziona molto il dialogo fra lui e lei, riportato quale “prefazione” al romanzo dei “Delitti sotto la cenere”, e soprattutto ciò che Nathan scrive, relativamente alla sua tragica dipartita.

Le sue dolcissime parole la ricordano con profonda tenerezza ed è proprio con esse che vorrei concludere:

"Edi Vesco ha collaborato a questo romanzo. Lei e io non eravamo nuovi a queste scaramucce, e pensavo - anzi volevo - continuassero all’infinito. Poi l’inquietante transitorietà terrena si è rivelata all’improvviso. Non annunciata. Però io, nel pieno rispetto per il suo amore verso gli uccelli, preferisco visualizzarla in questa immagine: Edi, poco tempo fa, ha approfittato di una migrazione delle gru di Ibico.. Esse l'hanno accolta nelle loro schiere, ed è volata via. Il mio primo e più intenso ringraziamento lo rivolgo quindi a lei, come se fosse ancora in vita. Edi vive infatti in questo libro che tanto ha amato e nel quale ha profuso talento, creatività, verve, senza la minima presunzione. Trasmettendomi il suo cristallino entusiasmo. Edi, grazie. Non solo per il tuo aiuto, ma per essere oramai residente nel mio cuore. Ciao"

Luca Bagatin



18 marzo 2009

DIMENSIONE ONIRICA: cortometraggio by Luca Bagatin



Ogni notte, prima di addormentarmi, da quasi un anno, pratico una particolare forma di meditazione da me completamente ideata. Mi serve per conciliare il sonno, ma soprattutto per mantenermi mentalmente creativo.
Sono sotto le coperte, sdraiato, la mente completamente libera dai pensieri. Ricettiva, vuota.
Respiro profondamente, mi rilasso.
Inizio ad immaginare, ogni notte, la stessa scena: mi trovo in una stazione ferroviaria.
Inizio ad immaginare gli stessi personaggi. Solitamente personaggi di serial televisivi che mi sono sostanzialmente simpatici (ma con nomi e ruoli completamente diversi da quelli del serial).
La scena iniziale è sempre la stessa: io scendo da un treno ed incontro Amanda......
Poi le situazioni prendono vita.....senza che la mia mente intervenga consapevolmente. Entro in una sorta di dimensione onirica
L'altra notte.....
Bacio profondamente Amanda Newton...........
“Oh, Roger, come mi sei mancato !”
“Anche tu, bambina”
Amanda si trasforma in Mey........ Non so chi sia Mey, in realtà, né perché si chiami così (lei non fa parte – evidentemente – dei personaggi che fanno parte del “cast” canonico). Ma so che la ragazza che ora ho di fronte a me è Mey.
Indossa un maglione a collo alto che dà sul verde ed un giubbino jeans blu. Oh....che bei capelli neri ! Adoro quella frangetta ! I capelli dietro sono raccolti....ma non del tutto. Con la mano sinistra se li accarezza.....
Mi guarda con simpatia. Ha dei lineamenti perfetti (che mento perfetto !). I suoi occhi sembrano assenti..... Il suo sguardo triste.....
Vorrei baciarla sulle guance. Mi sembra di assaporare il suo profumo.
Mi parla: “Mr. Thornhill......?”
“Sì, Roger Thornhill, in persona !”
Ride. Sorride.
“Lei non è scappato dal g.d.r., vero ?”
La guardo un po' sorpreso. Non so che cosa voglia dire.
Le prendo le mani nelle mie. Voglio baciarla.
Scompare.
Al suo posto di nuovo Amanda.
Scandiamo i gradini del sottopassaggio. Nel sottopassaggio incontriamo la mia ex moglie, Christina, assieme all'amica Betty.
“Ciao Chris !”
“Sei il solito stronzo ipocrita, Roger !”
Betty sorride, imbarazzata. Amanda sorride a 32 denti, da oca.
Mi sento improvvisamente triste. Poi inizio a correre e a salire i gradini per ritrovarmi sul primo binario.
“Ehy, ciao Daniel !” (Daniel è il direttore di una nota rivista di moda)
“Ciao Roger, come te la passi vecchia volpe ?”
“Benone direi”
Una ragazza armata di coltello a serramanico mi si avventa contro (è Charlie, tutte le notti la stessa scena). Il poliziotto occhialuto la ferma (come al solito ! Charlie non riesce mai ad uccidermi !) e la porta al fresco (mi chiedo dove la porti, in realtà. Dalla stazione non si può uscire....visto che è una proiezione – per quanto onirica – della mia mente. Una notte mi riprometto di seguirli).
Poco dopo incontro Wilhelmina, una snob di colore, direttrice creativa della rivista di moda “Mode”.
“Ciao Wilhy !”
“Ci conosciamo, giovanotto ?”
“No.... Però io so chi sei. Sai, sono uno dei vostri più grossi inserzionisti !”
Wilhelmina mi guarda schifata (sono completamente demodè anche nella mia dimensione onirica, a quanto pare).
“Inserzionista ? Lei ? Di “Mode” ?”
“Sì, l'80% della pubblicità della rivista è da me commissionata. Sono Roger Thornhill. Mi occupo di..... No, non mi occupo, però acquisto. Pagine pubblicitarie di cibo per gatti”
“Mmmm....in effetti mi sono sempre chiesta che cosa c'entrassero tutte quelle pubblicità di cibo per gatti con una rivista di alta moda come la nostra.....”
“Però vi pago bene”
Wilhy scompare.
Nuovamente Mey. Nuovamente i suoi occhi assenti, a tratti sognanti, a tratti tristi.
“Penso che tu sia un buon amico”
“Penso che tu sia bellissima”
“Penso che tu sia un tipo religioso”
“Penso che tu sia più curiosa di me”
Eccola nuovamente scomparsa. O forse no, sono io che mi sono addormentato.
Non so chi sia Mey, né da quale anfratto della mia mente sia sbucata. O, forse, è vero ciò che mi diceva il mio Maestro, Althotas.
Le menti ed i loro pensieri sono tutte connesse da una sottilissima rete. Come un grande web !
Per cui i pensieri altrui possono penetrare nei nostri e.....viceversa.
Chi sei, Mey ?
Perché durante le due volte che ti ho vista ho percepito addosso una sensazione che non provavo da anni ?
Riuscirò a rivederti in quella dimensione onirica ?
Vorrei baciarti........
Fu l'ultimo pensiero prima che mi ritrovassi al manicomio criminale di Baltimora.         
Una certa Charlie di Tucson era stata uccisa con un coltello conficcato nella schiena. Le impronte digitali trovate sul coltello corrispondevano, inequivocabilmente, alle mie.





3 settembre 2008

Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street



Mmmm....davvero ottimi i pasticci di maiale e vitello della signora Lovett !

Ma.....di che cosa saranno fatti per essere così succulenti e saporiti tanto da attirare frotte di avventori nella Londra di fine Settecento ?
Eh, Tobias Tobias.....piccolo garzone del barbiere Sweeney Todd di Fleet Street....tu sì che cominci a sospettare qualche cosa sul tuo inquietante padrone, nevvero ?
Oh, povera Johanna Oakley, rimasta senza il suo prestante e aitante Mark, partito per un lungo viaggio nelle Indie alla ricerca di fortuna. Ed ecco che il colonnello Jeffery le comunica che.........
Ma dov'è finito il marinaio Thornhill ? Che strano ! Si era recato in Fleet Street per una rasatura presso il negozio di Sweeney Todd e......sparito !
Signor Fogg: siete davvero convinto che le restrizioni e le violenze all'interno del manicomio da voi diretto e gestito, siano la cura migliore per i poveri pazzi sventurati ?
Ecco un po' di "carne al fuoco" (è proprio il caso di dirlo !) che ho condensato qui per voi, ovvero un po' di storielle dal sapore misterioso e raccapricciante che si intrecceranno via via nel corso della scorrevolissima e piacevolissima lettura di "Sweeney Todd - Il diabolico barbiere di Fleet Street", il romanzo gotico scritto da un anonimo e pubblicato nel 1850 con grandissimo successo dei lettori dell'epoca.
Incentrato sulla figura leggendaria del serial killer Sweeney Todd, da questo romanzo sono stati tratti innumerevoli musical e film, non ultimo quello di Tim Burton con protagonista Johnny Depp.
Appassionantissimo ed abominevole. Di più e meglio non saprei dire per definirlo.
Sicuramente una lettura che vi terrà con il fiato sospeso sin quasi a togliervelo del tutto e a farvici pensare su per un bel po' di giorni e, soprattutto......di notti.



Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini