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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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7 febbraio 2012

Per una Nuova Repubblica...ricordando quella Romana


La Repubblica Romana e chi se la ricorda più ?
Se non ci si ricorda di essa allora significa che non la si è voluta ricordare. Ed in effetti, se andiamo alle cronache scolastiche, non è che la si approfondisca poi molto, per quanto, tale storico avvenimento è e fu per l'Italia la base della sua futura democrazia.
Ma, andiamo con ordine.
Che cosa accadde esattamente il 9 febbraio del 1849 ?
Fu proclamata, appunto, la prima Repubblica libera, democratica e laica d'Italia. Con una Costituzione ben più libera, democratica e laica, persino della Costituzione della Repubblica italiana del 1948 che, invero, nacque dal tristissimo compromesso fra clericali e comunisti, ovvero i continuatori di quel fascismo che, a parole, dicevano di voler combattere.
Ordunque della Repubblica Romana e della conseguente Costituzione, Giuseppe Mazzini ne fu il propugnatore ed ispiratore politico e fu grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini e dal popolo romano, se i moti insurrezionali ebbero successo ed il Papa Pio IX si vide costretto a fuggire a Gaeta.
Fu dunque una rivoluzione di popolo quella che porterà Mazzini al Quirinale, trimunviro assieme ai repubblicani Aurelio Saffi e Carlo Armellini.
Una volta scacciato Papa Pio IX, dunque, la Repubblica si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l’eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può peraltro notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d’America redatta alla fine del ‘700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt’altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all’Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le “guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale” e, all’Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
I risorgimentali mazziniani, peraltro, fondarono la Repubblica non su valori materialisti ed ateistici, bensì su valori spirituali e teisti, considerando la Divinità - ovvero il concetto "Dio e Popolo" impresso nella bandiera Tricolore della Repubblica - quale entità adogmatica al di sopra di ogni Potere costituito o, peggio, prostituito come invece era quello papalino.
La Repubblica Romana sopravvisse solamente cinque mesi: soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati al Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l’Unità d’Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall’influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, dicevamo, a parte qualche fugace passaggio televisivo come ad esempio la fiction dedicata alla figura di Anita Garibaldi, recentemente andata in onda su Rai Uno, della Repubblica Romana non vi è quasi traccia fra il popolo, spesso bue, che rischia ogni giorno di più di involvere e di mandare al Potere la solita masnada clericale, cattocomunista, leghista o conservatrice senza nè arte nè parte.
Occorrerebbe tornare allo spirito dei giovani mazziniani che si immolavano per la Repubblica. Una Repubblica che, con Randolfo Pacciardi, vorremmo Nuova: senza finanziamenti pubblici a partiti e sindacati; Presidenziale nel solco degli insegnamenti di Mazzini; laica perché non asservita a nessuna volontà religiosa o di parte.
Occorrerebbe un'unità dei laici, dei repubblicani, dei liberali, dei liberalsocialisti sparsi in ogni dove. Occorrono soprattutto giovani che delle "mummificate celebrazioni" accademiche non ne possono più. E che non ne possono più di essere soggetti e personale politico incapace o quasi centenario.
Sono appena passate le celebrazioni dei 150 anni di Unità d'Italia, ma nessuno ancora si rende conto che, forse, l'Italia andrebbe riunificata nuovamente. Andrebbero denunciate ed annullate le sacche di parassitismo, clientelismo, corruttela presenti in ogni dove. Andrebbero decurtati del 40 - 50% tutti gli emolumenti e stipendi alla classe politica, che dovrebbe svolgere una funzione di servizio alla comunità e non vivere alle spalle di essa. Andrebbero laicizzati e democratizzati i programmi di insegnamento, introducendo nelle scuole i "Doveri dell'Uomo" di Mazzini, piccolo compedio di vita morale, etica e civile, lontana anni luce dalle assurdità anti-umanitarie del marxismo che corruppe un'infinità di menti a cavallo fra gli anni '60 e '70 del Novecento.
Occorre, insomma, tornare sulle barricate per una nuova Repubblica Romana, anzi, per una nuova Repubblica Italiana.
Perché questa qui non ci piace punto.


Luca Bagatin



14 agosto 2011

Il cattocomunismo è tornato a fare danni !



I Prodi, i Visco e i Bertinotti sono tornarti.
Oggi si chiamano Berlusconi, Tremonti e Calderoli.
Cambiano i nomi e, apparentemente, gli schieramenti politici, ma la sostanza rimane la stessa: nuovi prelievi fiscali e solo qualche sforbiciata qua e là ai costi della politica.
In effetti fu Berlusconi stesso a definire il suo un "governo di sinistra", peccato si sia dimenticato di aggiungere che il suo è sì un governo di sinistra, ma di sinistra cattocomunista e reazionaria, tutt'altro che liberale.
Come se non bastasse si sono soppresse anche le festività laiche come il 25 aprile ed il 2 giugno (figuriamoci che noi laici-risorgimentali sono anni che chiediamo il ripristino della festività del 20 settembre !), mentre non si toccano quelle religiose ! Ovvero: si tagliano le festività di tutti gli italiani, ma si mantengono quelle di una comunità religiosa.
Assurdo.
Ma le assurdità e i danni ai cittadini-elettori non finiscono qui.
Si accorpano solamente i Comuni di numero inferiore ai 1.000 abitanti. Una riformetta, quando occorrerebbe invece accorpare i Comuni con un numero inferiore almeno ai 15.000 abitanti !
E si aboliscono solamente 36 Province, quando invece occorrerebbe restituire alle Province il loro ruolo di ente tecnico-amministrativo, ma abolirle in toto come ente politico ! Per gestire una Provincia sono sufficienti i dirigenti pubblici: Presidenti, Assessori e Consigli provinciali sono totalmente inutili e sono lì solo per scaldare la seggiola !
Ci fermiamo qui e ci sembra anche sufficiente aver delineato a grandi linee i contenuti di una manovra che tradisce l'elettorato liberale e libertario che aveva dato fiducia al governo Berlusconi.
Un esecutivo che aveva promesso: prima la flat tax, poi la riduzione a tre aliquote fiscali...sino a giungere a comportarsi, invece, come la fotocopia del centrosinistra nostrano di matrice cattocomunista.
Una vera mazzata, l'ennesima, per l'elettorato nel suo complesso.
Forse sarebbe stato meglio che, quest'estate, i politici, anzichè ridursele, si fossero aumentate le ferie. Avrebbero certamente fatto meno danni.
Meglio ancora sarebbe, per il popolo tutto, se decidessero di andarsene tutti in pensione anticipata, si indicesse un'Assemblea Costituente su base proporzionale e si fondasse finalmente una Nuova Repubblica che riscriva, dal basso, le regole del gioco: punti ad un esecutivo eletto direttamente dai cittadini e slegato dai partiti; ad un Parlamento eletto direttamente dall'elettorato su base proporzionale e ad un potere giudiziario spoliticizzato ed eletto, anch'esso, dai cittadini.

Luca Bagatin



22 luglio 2011

Ridare dignità ai cittadini-elettori contro la casta politica di oggi



Con il rischio di una nuova Tangentopoli, la classe politica odierna tenta di correre ai ripari attraverso qualche ritocco alla spesa pubblica improduttiva qua e là: qualche accorpamento di Provincia, qualche riduzione del numero dei parlamentari, qualche ritocco ai costi del Quirinale. Nulla di strutturale, insomma, solo qualche pennellata, tanto per distrarre gli elettori dal fallimento degli ultimi vent'anni di governi "destra-sinistra", che porterà ben presto all'archiviazione della Seconda Repubblica e, forse, di queste forze politiche che hanno saputo essere di gran lunga peggiori di quelle della Prima.
Il Pentapartito, nel '92, quando aveva stravinto le elezioni, almeno, ebbe il coraggio di proporre riforme radicali e di struttura. E forse anche per questo gli si avventarono contro i Poteri Forti e le procure. Oggi, invece, un falso bipolarismo fatto di inciuci bipartisan, sembra piuttosto proporre molto fumo e nessun arrosto.
Le uniche forze politiche che, oggi come ieri, propongono radicali riforme di struttura sono purtuttavia sotto rappresentate: parliamo dei Repubblicani del PRI, dei Liberali del PLI e dei Radicali che però, questi ultimi, da parecchi anni vanno al traino del Pd controriformatore.
Per rimettere in sesto i conti pubblici, ridare credibilità alla politica e rilanciare il Paese, occorre, diversamente, un progetto serio ed organico e che preveda: l'abolizione delle Province, dei Consorzi, delle Comunità montane; l'accorpamento dei Comuni inferiori a 15.000 abitanti; la privatizzazione del carrozzone Rai; l'accorpamento delle aliquote fiscali ad un massimo di tre, innalzando la no-tax area per i redditi medio-bassi; la riforma del sistema pensionistico e sindacale, evitando veti sindacali a vantaggio solamente di alcune categorie protuttive ed a totale svantaggio di altre categorie e del Paese; occorre ridurre il numero dei parlamentari, dei loro stipendi e di quelli dei Consiglieri regionali, almeno del 30 %; occorre poi riformare la Costituzione - rilanciando un'Assemblea Costituente - in senso liberale, ovvero abolendo quegli articoli come il 41 ed il 42 che non garantiscono i pieni diritti di proprietà privata e riformando la legge elettorale e le funzioni del Presidente della Repubblica.
Occorre che il Presidente della Repubblica sia eletto direttamente dai cittadini - a turno unico - abbia funzioni di governo e sia slegato dai partiti. Il Parlamento, invece, dovrebbe tornare alla sua funzione originaria di organo legislativo e di controllo e dovrebbe essere eletto su base proporzionale pura, con il sistema delle preferenze, per garantire il massimo della democrazia e della rappresentatività.
Molte altre sono le riforme che attendono questo Paese in balìa di un Parlamento che lo sta totalmente danneggiando. Occorre finalmente riformare la giustizia, separando le fuinzioni dei giudici da quelle dei PM; far eleggere direttamente dai cittadini i componenti del CSM ed introdurre la responsabilità civile del giudice. La giustizia, insomma, non dovrebbe più rispondere alla politica, bensì direttamente ai cittadini-elettori.
Non parliamo poi dell'introduzione di normative di diritto civile, come l'introduzione del riconoscimento delle unioni civili; la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati e la legalizzazione della prostituzione.
Un programma di riforme organico, insomma, contro la casta e che ridia finalmente dignità ad un elettorato che non ne può davvero più.

Luca Bagatin



2 giugno 2011

"Randolfo Pacciardi": una raccolta di scritti curata da Renato Traquandi


Randolfo Pacciardi fu il più combattivo fra i repubblicani italiani.
Nato nel 1899 a Giuncarico (Grosseto), Pacciardi, fu massone, mazziniano ed antifascista della primissima ora.
Fu eroico combattente e condottiero della Brigata Garibaldi nella Guerra di Spagna contro il regime franchista e proseguì poi l'attività antifascista all'estero.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953 nei governi centristi (DC, PSDI, PRI, PLI) presieduti da De Gasperi. Si oppose alla formula di Centro-Sinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Questa, in estrema sintesi, la vita politica di Randolfo Pacciardi, ma, perché mai si è voluto cancellarne la memoria storica ?
Basta leggere la sua vita, per comprendelo, infondo.
E basta leggere l'unico libro a lui dedicato, pubblicato proprio quest'anno da Albatros e curato dall'amico repubblicano Renato Traquandi, che fu per lungo tempo collaboratore di Pacciardi.
"Randolfo Pacciardi" è infatti l'unica raccolta di scritti, discorsi ed articoli del Nostro, che parlano nel concreto della sua attività politica: una vita basata sugli ideali di emancipazione sociale propugnati da Giuseppe Mazzini, ovvero in totale concorrenza – a sinistra - con i socialisti, i quali, a parere di Pacciardi, inseguivano le masse, ma raramente pensavano ai problemi della collettività.
Fu per questo che Pacciardi avversò sempre la formula dei governi di Centro-Sinistra, nei quali i socialisti facevano il bello ed il cattivo tempo, pensavano ad accaparrarsi posti di potere, strizzavano l'occhio ai comunisti ed all'Unione Sovietica ed aumentavano burocrazia e tasse.
Nel libro curato da Traquandi vi è questo e molto altro: vi è l'epopea del giornale repubblicano fondato da Pacciardi "Etruria Nuova", quello di "Nuova Repubblica" e, per finire, il periodico “L'Italia del Popolo”.
Si potrà dunque scoprire che Randolfo Pacciardi fu il primo politico – peraltro totalmente isolato – che si battè contro la dilagante partitocrazia ed il sistema delle tangenti che egli, già alla metà degli anni '60, denunciò: inascoltato da tutti, persino da una magistratura che pensava ad insabbiare...piuttosto che ad indagare (mentre negli anni '90 utilizzò la clava giudiziaria per colpire solo una parte – quella democratica ed occidentale – della classe politica).
Pacciardi nella lotta al potere dei partiti giunse dunque decenni prima dei radicali di Pannella che, chissà perché, lo ignorarono totalmente.
E Pacciardi arrivò prima persino di Bettino Craxi, proponendo, nei primi anni '70, una Grande Riforma di stampo presidenziale: Presidente della Repubblica con funzioni di governo eletto direttamente dal popolo e Parlamento - con funzioni di organo legislativo - eletto su base proporzionale. Nonchè magistratura con carriere separate ed intipendente dal potere politico ed eletta dal popolo.
Tutto questo gli causò, purtuttavia, solamente grane: espulsione dal PRI di Ugo La Malfa ed accusa di cospirazione politica da parte del magistrato comunista Luciano Violante.
Accusa che finì con un nulla di fatto, visto che nè Pacciardi nè Edgardo Sogno, suo amico liberale, volevano realizzare un golpe, bensì propugnavano una Repubblica presidenziale, ove i partiti non fossero comitati d'affari, ma tornassero alla loro funzione rappresentativa.
Ovviamente ciò dava fastidio alla sinistra comunista, ai socialisti ante-Craxi - amici dei comunisti - ed al centro democristiano in particolare la corrente di sinistra, che, con Moro e Fanfani, aveva fatto del Potere la sua arte.
Renato Traquandi con il suo "Ranfolfo Pacciardi" colma dunque una lacuna nel panorama politico dell'Italia repubblicana e del Partito Repubblicano Italiano.
Racconta - per mezzo dei suoi stessi scritti - le vicissitudini di un combattente antifascista, anticomunista ed antipartitocratico che morì nel 1991 senza alcun rimpianto ed in piena onestà intellettuale e morale.


Luca Bagatin



23 gennaio 2011

Lettera ai compagni del PRI in vista del Congresso nazionale del partito (che purtroppo non si terrà più il 28 gennaio 2011)

Randolfo Pacciardi: partigiano Repubblicano mazziniano, antifascista ed anticomunista, fondatore del movimento Unione Democratica per la Nuova Repubblica

Cari compagni ed amici Repubblicani, ero lieto che finalmente, fra pochi giorni - ovvero dal 28 al 30 gennaio - si tenesse a Roma il Congresso nazionale del nostro PRI.
Ne ero lieto in particolare perché ritenevo che, forse, finalmente, si potessero sciogliere dubbi e riserve e si riuscisse a comprendere ove il nostro partito intendesse andare e collocarsi. Apprendo invece che, la data del Congresso, subirà uno slittamento.
Personalmente, nonostante abbia più volte avuto modo di apprezzare l'operato e l'equilibrio del nostro Segretario nazionale Francesco Nucara, da diverso tempo faccio fatica a comprenderlo ed a condividerlo.
Non condivido e non ne ho condiviso, infatti, la sua strenua difesa dell'indifendibile, ovvero dell'attuale maggioranza di governo presieduta dall'On. Silvio Berlusconi.
Il PRI ha lealmente sostenuto Berlusconi dal 2001 ad oggi e su concreti punti programmatici. Da parecchio tempo questi punti sono stati ampiamente disattesi e sfido lo stesso Francesco Nucara a dimostrarmi il contrario.
L'attuale maggioranza di governo non ha ridotto nè la spesa pubblica improtuttiva, nè conseguentemente ridotto le imposte. L'attuale maggioranza di governo non ha investito un solo euro in ricerca scientifica, ma ha introdotto norme proibizioniste e liberticide quali ad esempio la Legge 40 sulla fecondazione assistita (per non parlare di ciò che intende fare in materia di testamento biologico).
L'attuale Presidente del Consiglio, di concerto con il suo Ministro degli Esteri Franco Frattini, ha avviato una politica estera profondamente pericolosa che si fonda sull'amicizia e cooperazione con i peggiori dittatori del Pianeta: i comunisti stalinisti Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko ed il Colonnello Mu'ammar Gheddafi. Politica estera che, da repubblicani mazziniani, democratici ed atlantisti, non possiamo non avversare.
Come se tutto ciò non fosse sufficiente, la politica dell'attuale maggioranza di governo è praticamente dettata dalla conservatrice Lega Nord, che ha impedito non solo le riforme istituzionali, ma finanche l'abolizione delle inutili e costose Province italiane.
Il nostro Segretario nazionale Nucara si illude quando vuole che l'Udc entri nell'attuale maggioranza di governo: Casini sa bene che, sino a che la Lega non uscirà dal governo, le forze responsabili del Paese non potranno appoggiare Berlusconi.
E' questo il più macroscopico errore dell'attuale dirigenza Repubblicana: il non voler comprendere che Berlusconi, politicamente, ha fallito il suo compito e che la Lega Nord è un partito da isolare politicamente.
Per queste ragioni auspico un profondo cambiamento dell'attuale Direzione nazionale del PRI ed un nuovo Segretario, giovane ed aperto alla possibilità di costruire un nuovo schieramento politico alternativo al cattocomunismo ed al giustizialismo incarnati dall'asse Pd-Idv-Sinistra vendoliana. In questo senso ritengo che, sino ad oggi, solo Gianfranco Fini sia riuscito a comprendere la fine di un'era politica e la necessità di costruirne una nuova a partire da un nuovo Centro-Destra in linea con l'Occidente democratico e liberale.
In questo senso il PRI potrebbe essere importante e fondamentale a tale scopo. Raccogliere il testimone di tutte le forze dell'area laica e costruire un'Unione Democratica Liberale all'interno del Polo della Nazione ed allearsi dunque a Futuro e Libertà, Api ed Udc.
Costruire dunque un nuovo schieramento politico: laico, liberale, libertario, gollista, che sappia dialogare con il movimento cattolico, ma che non rinunci ed anzi rafforzi il concetto di laicità dello Stato.
O il PRI saprà finalmente essere "ape battagliera" di un progetto ambizioso di tal fatta oppure sarà destinato sempre di più alla marginalità politica e/o ad essere "mosca cocchiera" dell'asse Berlusconi-Lega Nord-Santanchè-Storace. A quel punto, tanto vale sciogliersi e costituire un'Associazione culturale o una Fondazione ove ciascuno possa rimanere Repubblicano a modo suo, visto che un Repubblicano mai potrebbe appoggiare l'estremismo di destra o sinistra.
Occorre, insomma, tornare a Randolfo Pacciardi e fondare una componente interna al PRI, oggi magari ancora minoritaria. Una componente che possa prendere il nome di "Nuova Repubblica": per una nuova legge elettorale finalmente coerente (o proporzionale pura o maggioritaria pura all'anglosassone, evitando in entrambi i casi antidemocratici e pasticciati sbarramenti), per i diritti civili e le libertà individuali, per le libertà economiche, la riduzione della spesa pubblica e la riforma del sistema delle aliquote che le porti ad un massimo di due o tre.
In questo senso auspico che tale componente riceva pieno riconoscimento da parte del Partito Repubblicano Italiano, con la possibilità di esprimere le proprie idee in ogni sede e nell'organo di stampa del Partito, ovvero "La Voce Repubblicana".
Sarebbe davvero molto triste assistere a nuove lacerazioni in casa repubblicana mazziniana sulla base del semplice sostegno o meno ad un personaggio alquanto macchiettistico come il Cavalier Silvio Berlusconi.
Viva Giuseppe Mazzini ! Viva Randolfo Pacciardi ! Viva il Partito Repubblicano Italiano ! Viva la Nuova Repubblica !

Luca Bagatin

PS: L'amico Renato Traquandi mi ha scritto un'incoraggiante missiva - in risposta al mio documento politico - che desidero di seguito riportare. Renato è parente stretto dello storico partigiano del Partito d'Azione Nello Traquandi. E' militante Repubblicano di lungo corso e collaborò con l'eroe della Resistenza Randolfo Pacciardi, aderendo, nel 1970, al movimento mazziniano Unione Democratica per la Nuova Repubblica fondato dallo stesso Pacciardi.


Luca carissimo,
 
Ho letto con particolare attenzione il tuo scritto.
Per prima cosa devo dirti che non ho trovato "buono" il tuo inizio. Cari compagni ed amici  sa di stantio, di antico.
Un consiglio, per il futuro fanne a meno, ci guadagnerai. 
Il succo dei tuoi ragionamenti è condivisibile in tutto e per tutto, i ma che ci metto io, sono convinto, saranno anche le tue conclusioni. 
Siamo ridotti a poche centinaia in tutto il Paese, non abbiamo risorse tali da controbattere i nostri avversari. 
Certo, in parte è colpa nostra, che non siamo stati in grado di resistere al clero ed agli ex comunisti, ai socialisti, i liberali e la Lega. 
Nucara lega la sua scelta alla riconoscenza e alla convinzione che il Dottor Tromba  sia il peccato minore, dacchè dagli altri fronti non abbiamo preso che sonori schiaffoni. 
La Malfa vuole a tutti i costi conquistarsi la possibilità di candidarsi, convinto com'è di campare della sua personale rendita politica. 
La Sbarbati regna sovrana della sua isola deserta e i liberaldemocartici in genere vagolano tra le nebbie dei desideri. 
Il prossimo congresso non risolverà nulla, almeno nell'immediato, dal momento che quasi tutti i relatori si impegneranno a fare il loro compitino e nulla di più. 
Se troviamo un gruppo, tra i quali molti giovani, disponibile a organizzare convegni qua e la per l'Italia e farsi sentire, con un programma e delle idee.... investire insomma, sulla cultura della politica e sulla storia del partito, allora forse un certo consenso lo potremmo trovare, anche se non andremo incontro alle richieste dell'italiano/a medio/a che vuole soldi, successo e qualcuno ( gigante, pensaci tu) che gli risolva i problemi della vita quotidiana. 
Se riesci a mettere su un gruppo di questo genere conta pure sul mio aiuto.

Renato Traquandi
www.scuolarepubblicana.it



10 novembre 2010

Costituiamo l'Unione Democratica Liberale ed alleiamoci ai finiani: per la Nuova Repubblica




E' necessario, oramai, organizzarsi.
Le elezioni potrebbero essere alle porte e non dobbiamo farci trovare impreparati. Non come al solito, quantomeno.
"Uniamoci a coorte, siam pronti alla morte. L'Italia chiamò", dovrebbe essere, dunque, il nostro risorgimentale motto. Un'Italia laica, liberale, libertaria.
Occorre mettere infatti in piedi un'aggregazione politica che metta assieme laicità, libertà economiche ed individuali e diritti civili.
Occorre dunque sciogliere o federare in un un'unica formazione: Repubblicani, Liberali e Radicali (se lo vorranno).
Occorre mettere in piedi una nuova "cosa", ovvero una nuova "casa" con la quale puntare almeno al 4 % dei consensi.
Occorre mettere in piedi un soggetto unitario di tutti i laici-liberaldemocratici-liberalsocialisti da chiamare, magari, Unione Democratica Liberale.
Un'aggregazione che possa parlare di unioni civili, diritti di cittadinanza, legalizzazione di marjiuana e hashish, testamento biologico ed eutanasia, ricerca scientifica, diritti degli omosessuali, oltre che di abolizione delle Province, riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte.
Un'aggregazione - questa possibile Unione Democratica Liberale - capace di coalizzarsi su pochi ma concreti punti programmatici con Futuro e Libertà di Fini (che già al suo interno gode di associazioni culturali laiche come "Libertiamo", "GayLib" e "Socialismo e Libertà"), con l'Udc e con tutti coloro i quali vogliono puntare all'alternativa tanto a Berlusconi quanto ad una sinistra cattocomunista e giustizialista.
Terzo Polo ? Giammai !
Secondo o primo polo al massimo. Ovvero garantire un'alternativa a Berlusconi ed ai suoi alleati di estrema destra per mezzo di una nuova coalizione capace di attrarre laici e cattolici oltre la destra e la sinistra.
Ove i laici facciano davvero i laici in Parlamento ed ove al governo si occupino di pochi ma concreti punti programmatici e di riforma.
Per una Nuova Repubblica. Per una Terza Repubblica.
I punti programmatici da mettere sul tappeto sono presto detti: abolizione delle Province; privatizzazione della Rai; riduzione della spesa pubblica improduttiva; progressiva riduzione delle imposte sino ad arrivare - possibilmente - ad un'aliquota unica; separazione delle carriere dei magistrati; spoliticizzazione del CSM; politica estera filo occidentale e filo israeliana con conseguente chiusura dell'amicizia politica berlusconiana con la Russia di Putin, la Bielorussia di Lukashenko e con la Libia di Gheddafi. No, dunque, all'amicizia fra Italia ed i Paesi dittatoriali.
Tutti punti sui quali nè Pd nè PdL sono d'accordo, ma sui quali, in Italia, i consensi raggiungono vette elevate e che saranno capaci di restituire credibilità al nostro Paese a livello internazionale.
Armiamoci e partiamo, dunque. Le elezioni sono più vicine di quanto non possiamo nemmeno immaginare.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini