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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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16 luglio 2014

Un incontro con il prof. Antonio Binni, Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli Alam


Ieri pomeriggio ho avuto - presso il suo studio di Palazzo Vitelleschi, in Roma - un amichevole colloquio con il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, prof. Antonio Binni.
Avvocato civilista, Antonio Binni, è succeduto al prof. Luigi Pruneti alla guida dell'Obbedienza di Piazza del Gesù-Palazzo Vitelleschi nel dicembre del 2013.
Ho avuto modo, con il prof. Binni, di parlare di diversi argomenti di interesse comune, fra cui il suo recupero storico-giuridico del valore della Carta del Carnaro (scaturita dall'impresa di Fiume condotta da Gabriele D'Annunzio in primis), scritta dal sindacalista repubblicano mazziniano e socialista Alceste De Ambris, ovvero la prima Costituzione sociale mai scritta che prevedeva, fra le altre cose: la democrazia diretta, la libertà di associazione, la libertà di divorziare, la libertà religiosa e di coscienza (al punto che si proibirono i discriminarori crocifissi nelle scuole), l'assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, la promozione di referendum, la promozione della scuola pubblica ed il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario ed altro ancora.
Ho avuto inoltre modo di donare, al prof. Binni, il mio ultimo saggio "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni) e conto, nell'autunno prossimo, di proseguire la mia collaborazione culturale con la Gran Loggia d'Italia, proponendo al Gran Maestro anche un'intervista inedita.



24 novembre 2013

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Patrizia Tasselli, autrice del romanzo di fantascienza "L'errore degli Dei"

Patrizia Tasselli, toscana doc, un passato da operaia di fabbrica, appassionata di viaggi, esoterismo e di culture arcaiche è, da diversi anni, collaboratrice della rivista di Studi Esoterici “Officinae”, organo ufficiale della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia degli ALAM.

Patrizia ha dato alle stampe, alcuni anni fa, un romanzo che abbiamo recentemente recensito, ovvero “L'errore degli Dei”, edito da Giuseppe Laterza, con prefazione dell'ufologo Roberto Pinotti, che è la storia del viaggio di Cassandra, ricercatrice figlia del comandante Fonelli a guida del sottomarino Trieste, misteriosamente scomparso nelle acque del Mar Nero negli anni precedenti alla fine della Guerra Fredda.

Un viaggio da Istambul sino ai confini dell'Iraq, che condurrà la protagonista alla scoperta dell'esistenza di curiosi buchi-neri che hanno la proprietà di far precipitare le persone a ritroso nel tempo. Ed ecco che Cassandra scoprirà che suo padre - e tutto l'equipaggio del Trieste - sono in realtà stati sbalzati indietro, nell'era prediluviana, assieme ad un manipolo di alieni dediti a ricercare l'enzima NUE attraverso esperimenti sul cervello degli esseri umani, che si dice sia in grado di unificare i due emisferi del cervello e, dunque, essere in grado di creare una razza superiore, ove la razionalità dell'emisfero sinistro possa fondersi con l'emotività dell'emisfero destro del cervello.

Un'avventura descritta sotto forma di spy-story che, in realtà, racchiude profondi significati simbolico-esoterici e mitologici, ove la scienza moderna si fonde con il mito mesopotamico di Gilgamesh, Re di Uruk, che è stato spesso oggetto di studio dell'autrice.

Oggi abbiamo l'amichevole possibilità di intervistare Patrizia Tasselli, la quale ci racconterà, più in dettaglio, com'è nata l'idea di questo libro ed i suoi arcani e reconditi segreti.

Luca Bagatin: Dunque Patrizia, perché non inizi parlandoci un po' di te ? Come è nato, fra l'altro, il tuo interesse per la mitologia e l'esoterismo ?

Patrizia Tasselli: Credo che l’interesse per la mitologia sia nato in me da bambina, leggendo i tanti libri di novelle che fortunatamente i miei genitori e gli zii mi regalavano. Finito Carosello chiudevo la porta della mia cameretta e lasciavo fuori il mondo di campi e fabbriche, piccoli laboratori artigiani ricavati negli scantinati, botteghe di ferramenta dove si vendeva di tutto, chiodi, segatura, ddt sfuso, saponette e profumi. Spaziavo tra “Piccole donne”, “L’uccello di fuoco”, “Il Barone di Münchhausen” e quello rampante di Calvino, fino all’arrivo degli Anni '60, il boom economico, la borsa di studio e la scuola “in città”. La mattina l’Istituto Tecnico e il pomeriggio il corso di taglio e cucito, perché “non si sa mai”, diceva la mia mamma. All’inizio di quegli anni avvenne il mio folgorante incontro con “Civiltà Sepolte” di Ceram e nacque in me la passione per tutto ciò che è antico, primario, fonte, origine. E naturalmente nascosto, come la “mitica” Troia realmente esistita e alla fine scoperta. Quasi un decennio dopo Peter Kolosimo fece il resto con il suo “Non è terrestre”, suscitando definitivamente in me l’interesse verso la cosiddetta archeologia misteriosa, relegata immeritatamente dall’archeologia ufficiale nel ghetto delle pseudoscienze come fantarcheologia o pseudoarcheologia. Durante gli anni mi sono convinta che gli oggetti misteriosi trovati sparsi su tutta la terra - i cosiddetti OOPArt, Out Of Place ARTifacts, oggetti fuori posto - siano la testimonianza di civiltà perdute nell’abisso del tempo o dello spazio. Il passo successivo è stato la lettura delle leggende, o meglio dei miti, in chiave esoterica, ossia nella consapevolezza che contenessero verità nascoste, comprensibili solo a chi fosse disposto a cercare sotto la cenere il fuoco apparentemente spento.


Luca Bagatin: Com'è nata l'idea di scrivere “L'errore degli Dei” ?
Patrizia Tasselli:
L’idea di scrivere “L’errore degli Dei” è nata dalla sintesi di tre diversi progetti: un racconto sui viaggi nel tempo, uno sulla vita dei primi “ominidi umanizzati” e, infine, il più intrigante: la mia personale lettura del Gilgamesh. La storia del sottomarino scomparso mi è stata
suggerita in un sogno che ho avuto la prontezza di spirito di annotare appena sveglia. Non so perché.


Luca Bagatin: Il tuo romanzo è frutto unicamente della tua fervida fantasia oppure... ?
Patrizia Tasselli:
La trama del romanzo è frutto della mia fantasia e per la stesura mi sono avvalsa della miaesperienza di viaggiatrice. Non sono mai stata sul Mar Nero e la mia conoscenza diretta della Turchia è limitata a Istambul e alla Cappadocia, ovviamente è nulla per quanto
riguarda l’Iraq. So tuttavia per esperienza come funzionano certi viaggi improvvisati e come si comunica a gesti con la gente; a volte la mia ignoranza delle lingue straniere mi ha aiutata nell’arte dell’arrangiarsi e in questo senso alcuni passi del romanzo sono autenticamente autobiografici. Ho costruito il viaggio di Cassandra e Emin tramite Google Earth, osservando attentamente le foto di Panoramio, caricate da utenti non professionisti e per questo più realistiche. Ho fatto mie le curve delle strade di montagna, le autostrade, gli alberghi, le case, i siti archeologici con le loro meraviglie e i villaggi con le loro miserie.


Luca Bagatin: Credi davvero che entità extraterrestri esistano davvero e siano all'origine degli antichi miti e simboli che pervadono l'Umanità ?
Patrizia Tasselli:
Qui il discorso si fa più complicato. Sono convinta che entità extraterrestri abbiano non solo visitato il nostro mondo, ma che siano intervenuti nella creazione dell’uomo.
Non voglio entrare in argomenti che riguardano la fede che anima i creazionisti e difendo a spada tratta il buon Darwin fino a che, tornando indietro nel tempo, non si arriva alla separazione dell’uomo dalla scimmia, che non sappiamo quando sia avvenuta. Forse la separazione non c’è mai stata, le scimmie sono rimaste scimmie e gli ominidi si sono tutti estinti meno uno, l’Homo Sapiens, e non si capisce perché, visto che se Dio ha creato l’uomo dal nulla era perfettamente inutile. Una spiegazione logica, allo stato attuale della conoscenza, è quella di diversi interventi alieni sul DNA di alcuni individui di varie specie di scimmie. Esperimenti falliti meno uno riuscito, si fa per dire, quello da cui deriva la razza umana. Da qualche anno seguo con interesse gli studi di Mauro Biglino, esperto di lingua ebraica antica e collaboratore per anni con le Edizioni San Paolo per la traduzione della Bibbia, studi che sembrano confermare la mia teoria. Se così fosse è veramente possibile che gli antichissimi miti e i simboli indecifrabili che si riscontrano su tutto il globo terrestre siano la testimonianza non tanto di esseri alieni, ma di coloro che li hanno conosciuti e di cui sono stati forse allievi, forse vittime.


Luca Bagatin: Cassandra, la protagonista del romanzo, possiamo dire che è un po' il tuo alter-ego ?
Patrizia Tasselli:
Certo, Cassandra un po’ mi somiglia, ma soprattutto credo sia la figlia che avrei voluto avere, una che si pone domande e cerca risposte, ma più determinata di me nelle sue
scelte.


Luca Bagatin: Come mai sei così affascinata dal poema che racconta la storia di Gilgamesh, Re di Uruk ?
Patrizia Tasselli:
Il mio interesse per Gilgamesh ha un’origine davvero curiosa.
Stavo in cima a una scala appoggiata alla libreria e spolveravo i libri quando me ne è caduto uno. Sono scesa per raccoglierlo e mi sono accorta che non l’avevo mai letto. Si trattava di una raccolta di racconti egiziani e mesopotamici, tra cui una sintesi del poema di Gilgamesh, che mi incuriosì. Lessi per primo l’episodio della prostituta sacra Shamkhat, che interpretai come il metodo più antico per tenere buoni gli uomini irrequieti, poi lessi la tavola del diluvio. Fui affascinata soprattutto dallo stile del racconto e corsi in libreria a comprare l’opera completa tradotta da Giovanni Pettinato. Mi resi conto che in quel poema antichissimo era contenuta la sostanza di opere scritte in epoche molto più recenti, come la Bibbia, e che Gilgamesh precedeva di gran lunga i poemi di Omero, di Virgilio e Dante, nonché la storia di Siddharta. Solo dopo un’attenta lettura compresi che dietro il racconto delle gesta eroiche del re di Uruk era nascosto non solo un insegnamento etico e sapienziale, ma un vero e proprio messaggio esoterico. Con questa chiave di lettura le avventure di Gilgamesh appaiono come una serie di passaggi iniziatici verso la scoperta del sé. La stupenda allegoria dell’amicizia tra Gilgamesh e Enkidu, l’uno alter ego dell’altro, complementari a se stessi, o meglio due personalità insite nello stesso individuo, rappresenta la complessità dell’animo umano perennemente in bilico tra il bene e il male. Il bene, simbolicamente incarnato da Enkidu, insegna a Gilgamesh l’Amore dopo di che, terminata la sua missione, non ha più motivo di esistere e muore. La morte di Enkidu, divenuto ormai parte integrante di Gilgamesh, non può che rappresentare la morte iniziatica di Gilgamesh stesso che a partire da quel momento comincerà il suo lungo viaggio alla ricerca del senso della vita. Mi sembra che ci siano validi motivi per restare affascinati da questo mito.


Luca Bagatin: Stai già pensando ad un nuovo romanzo, oppure ad un saggio sull'argomento ? Patrizia Tasselli: Ti dirò che per ora sto fantasticando su un nuovo romanzo...che vorrei ambientare nella mitica Atlantide.

Luca Bagatin



19 novembre 2012

La Gran Loggia d'Italia degli ALAM, a Udine, parla di testamento biologico, eutanasia e bioetica

"Vita e pensiero degli ultimi momenti", questo il titolo del terzo Convegno organizzato a Udine presso l'Hotel La' di Moret dalla Consulta Nazionale di Bioetica della Gran Loggia d'Italia (GLDI), ovvero dalla Massoneria liberale e adogmatica italiana, il 17 novembre scorso.
Un Convegno pubblico per parlare, senza preconcetti e con personalità autorevoli della scienza e dalle cultura, di testamento biologico, eutanasia e bioetica.
Un Convegno che si è focalizzato in particolar modo sulla morte, vista come aspetto del compimento della vita umana stessa.
A portare i saluti della Gran Loggia d'Italia del Friuli, la Delegata Magistrale Franca Barbetti Celetto, la quale ha esordito sottolineando l'approccio "al di fuori dagli schematismi politici e religiosi" dell'incontro pubblico, ed insistendo sugli aspetti cari alla Massoneria, ovvero "l'assistenza e la difesa nei confronti degli ultimi, siano essi disabili, malati, immigrati e meno abbienti".
Franca Barbetti Celetto ha concluso il suo intervento introduttivo osservando che è proprio "il rispetto delle scelte individuali che distinguono lo Stato laico da quello etico-autoritario-dittatoriale".
Moderatore dell'incontro il dott. Renato Ariano, medico e Presidente della Consulta di Bioetica della Gran Loggia d'Italia, il quale ha illustrato brevemente le tematiche dei precedenti Convegni di Bioetica organizzati dalla GLDI, il primo a Torino nel 2010, il secondo a Genova nel 2011 sull'ambiente ed il terzo oggi a Udine, per i quali sono stati redatti appositi "Quaderni di Bioetica" attualmente disponibili solo ad uso interno, ma prossimamente di diffusione nazionale.
Il dott. Ariano ha brevemente presentato anche il tema oggetto del Convegno, inquadrandolo come "difficile" proprio in quanto "la morte è un problema di una società - quella occidentale - che, purtroppo, non la accetta, anche se essa è il proseguimento della vita stessa". E, ha concluso, lo scopo della Commissione di Bioetica in seno alla Massoneria della GLDI è proprio quello di dibattere proprio di tematiche tabù come questa, ma di assoluta rilevanza sociale ed etica.
Si sono susseguiti poi interventi di spiccato interesse sociale e filosofico, quale quello del prof. Vittorio Gallo, medico chirurgo in ambito oncologico e Libero Muratore, il quale ha esordito dicendo proprio che la sua stessa appartenenza alla Massoneria lo ha aiutato, negli anni, ad affrontare tematiche relative alla vita ed alla morte. "Voglio qui parlarvi con il cuore" - ha proseguito il prof. Gallo - "attraverso i miei sentimenti e le mie esperienze anche di medico internista. Per me la morte ha una valenza iniziatica e la considero come il più importante dei riti di passaggio". Sappiamo bene, del resto, che nel corso dei secoli e della sua stessa vita, l'uomo ha sempre utilizzato dei particolari metodi per metabolizzare la morte, ovvero dei "riti di passaggio". In ambito cattolico, ad esempio, riconosciamo tali la prima comunione, il battesimo ed il matrimonio. E tali riti, anche se in forme diverse, esistono in tutte le culture del mondo.
Il prof. Gallo ha poi parlato dello studioso Charles Singer, il quale riteneva che i riti possano talvolta avere valenze "paurose", quasi "devastanti". Pensiamo proprio alla morte. Per quanto noi tutti non possiamo farne a meno, anche in una società che, dal Settecento Illuminista ad oggi ha conosciuto un notevole progresso scientifico, ma che è anche - come ha sottolineato il prof. Gallo - "scientista ed edonista, finendo per scadere in barbarie senza principi, che spesso surclassano i riti di passaggio, ove i rapporti umani individuali finiscono per non esistere più".
In questo senso la nostra società può essere definita "post-mortale", ovvero una società che non pensa più alla morte, la accantona, rimuovendola quasi psicologicamente.
In questo senso, ha proseguito il prof. Vittorio Gallo, la maggior parte degli occidentali crede in una sorta di "Dio antropomorfo" ed in una prosecuzione della vita dopo la morte esattamente nei medesimi termini della vita che viviamo ora su questa terra, solamente in una dimensione ultraterrena. Ed è qui che ricercatori dello Spirito come il prof. Gallo, peraltro uomo di scienza, si interrogano: "siamo la goccia d'acqua, oppure l'acqua della goccia (ove la "goccia" è intesa come "personalità individuale") ? La goccia cade nel mare, ma l'acqua non scompare e quindi nessuno di noi si dissolve davvero". "E' questo" - spiega il prof. Gallo - "il mistero della personalità che non è individualità. La mia psiche è la goccia, mentre l'acqua è il mio Spirito, il quale, un giorno, rientrerà nel Pelagos infinito".
Che cosa di tutto ciò rimanga delle nostre esperienze vissuta in vita, dai dolori alle gioie, questo non possiamo saperlo. Maieuticamente, come spiega il prof. Gallo, possiamo concludere che il dolore è utile alla crescita individuale e spirituale, per quanto il problema focale è, piuttosto, l'accettazione del dolore ed in questo senso la cura spirituale è fondamentale. E' qui che la scienza deve cedere il passo alla ricerca spirituale, in quanto, il massimo che può fare di fronte a sofferenze indicibili è solo prolungarne l'agonia.
Il prof. Andrea Di Massa, medico anestesista, invece, si è soffermato piuttosto sul percorso che il medico deve fare assieme al paziente, al fine di curarsi ed affinché la terapia stessa abbia un effetto curativo e far sì che il paziente ed il medico possano instaurare un rapporto di piena fiducia. In questo senso è chiaro che, ha affermato il prof. Di Massa, il medico ha il compito principale di curare e di lenire il dolore, non certo quello di prolungare l'agonia e la sofferenza del paziente.
Ed è proprio qui che entrano in gioco tematiche quali l'eutanasia ed il testamento biologico. Tematiche trattate dagli altri relatori, quali il dott. Mario Abrate, l'Avv. Giuliano Boaretto, il dott. Roberto La Rocca, la prof.ssa Ida Li Vigni, il prof. Paolo Aldo Rossi, il prof. Ivan Iurlo ed altri.
Eutanasia e testamento biologico che, nel nostro Paese sono rispettivamente, nel primo caso vietati e paragonati all'omicidio e nel secondo, non normati.
Sotto il profilo giuridico è chiaro che la Costituzione della Repubblica italiana, come hanno spiegato i relatori, prevede ben tre Articoli che, di fatto, non negano, ma anzi ammettono di fatto il testamento biologico. Pensiamo agli Articoli 2, 13 e 32 secondo comma. Purtuttavia, come affermato da qualche relatore, i partiti presenti in Parlamento, per la maggior parte, sono condizionati ideologicamente e rispondono, spesso se non talvolta, ad ingerenze religiose provenienti dalla Chiesa cattolica.
Ciò fa dunque del nostro Paese uno Stato per nulla laico, ma sottoposto ad una legislazione indietro anni luce rispetto agli altri Paesi occidentali quali ad esempio gli USA, il Canada, la Francia, la Gran Bretagna e la Germania.
Una legislazione che, nei fatti, non prevede il testamento biologico, non ne parla né ne discute.
Sotto il profilo strettamente massonico, la morte è vista come "trasformazione", un po' come nei Tarocchi ove essa è vista come "creatività e rinascita". La Massoneria, del resto, si occupa di ricercare l'unione nella complessità, ovvero unire Ethos, Eros e Thanatos. Ed in questo senso il massone spiega che per conoscere il fine vita è necessario parteciparvi, ovvero essere presenti allorquando vi è un evento doloroso, come la perdita di un proprio congiunto. E' allora che si realizza una sorta di "cerimonia iniziatica" ove i morti, di fatto, non sono mai partiti, mai periti, ma vivono con noi, nel nostro ricordo. Ed è in questo senso che potrebbe essere vista ed interpretata la cosiddetta "leggenda di Hiram", che sta alla base della Libera Muratoria.
Questo in sostanza ed in sintesi il contributo dato dalla Massoneria della Gran Loggia d'Italia ad un dibattito che ci tocca tutti quanti da vicino e che nelle sue conclusioni è stato affidato al Luogotenente Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Avv. Sergio Ciannella in vece del prof. Luigi Pruneti, attuale Gran Maestro della GLDI, impegnato in questi giorni all'estero.
Un dibattito che oggi è ancora per molti versi tabù, particolarmente in settori politici e religiosi ove permangono astrusi dogmi che impediscono, a tutt'oggi, un sereno dibattito ed una piena libertà di coscienza.
Libertà di coscienza che è diritto inviolabile di ciascun essere umano e punto di riferimento della Massoneria che, nei secoli, a difesa di questo principio, si è sempre battuta strenuamente.

Luca Bagatin 



6 ottobre 2012

A proposito di antimassoneria e massonofobia: una testimonianza di Franca Barbetti Celetto, Delegata Magistrale in Friuli della Gran Loggia d'Italia degli ALAM


Da quel lontano 3 marzo 1983, data del mio ingresso nell’Obbedienza della Gran Loggia d’Italia, ne ho viste davvero tante di campagne diffamatorie nei nostri confronti.

Lo scandalo della P2, l’inchiesta Cordova degli anni 90, quando alle 6 di mattina sono piombati in casa di mio padre portandogli via di tutto e di più, le reiterate pubblicazioni sulla stampa locale e nazionale di elenchi, il più delle volte obsoleti, con nomi di Fratelli e Sorelle da tempo passati all’Oriente Eterno. Ma non importa, tutto va bene, purchè si diffami, anzi si infami!

Davvero penso che ci sia chi vorrebbe costringerci ad andare in giro con vergogna con la squadra e il compasso al collo per additarci e riconoscerci...come facevano i nazisti con gli ebrei…e pensare che invece quella squadra e quel compasso noi li portiamo davvero addosso, ma volentieri, con orgoglio, proprio per riconoscerci e farci riconoscere.

Qui in Friuli Venezia Giulia tutti coloro che sono stati nominati per incarichi regionali hanno dovuto, per anni, dichiarare la loro appartenenza alla Massoneria, finchè questo obbrobrio non è stato cancellato, ma, nonostante tutto, lo hanno fatto con fierezza di appartenenza.

Due anni fa abbiamo inaugurato a Udine la mostra sull’Antimassoneria. Sono venuti in tanti, molti si sono meravigliati di tanto livore nei nostri confronti, in fondo ci conoscevano come persone “normali”, anzi il più delle volte come “brave persone”;  insomma proprio non potevano credere che “mangiassimo i bambini”!

Anche la stampa ha pubblicato riscontri positivi della manifestazione e riscontri ancor più positivi li ha pubblicati lo scorso anno in occasione del Meeting dei Giovani, quando improvvisamente in molti si sono accorti che la Massoneria non è un ritrovo di vecchi bacucchi, tristemente bardati nelle loro fasce e nei loro grembiuli, ma un’istituzione vivace, moderna, capace di attrarre i giovani non perché offre loro potere, soldi o appoggi politici, ma VALORI, quei valori che tanto mancano oggi in questo nostro Paese che ha perso la bussola.

Dopo di allora un’altra campagna stampa ci ha toccati, ma erano beghe politiche…noi eravamo solo un pretesto per fare le scarpe a qualche concorrente politico poco gradito.

E così da anni ed anni andiamo avanti per la nostra strada, tra alti e bassi, tra momenti di insolita pace e periodi di vera e propria guerra.

Quando finalmente il nostro diventerà un Paese “normale”, allora forse si renderà conto che l’unico, vero, importante, metro di giudizio, non è quello di essere ritenuti appartenenti a questa o quella istituzione, ma l‘esempio che ciascuno di noi offre giorno per giorno, con il suo comportamento, la sua credibilità ed il suo onore."


Franca Barbetti Celetto

Delegata Magistrale per il Friuli Venezia Giulia della Gran Loggia d'Italia degli ALAM



9 agosto 2012

Otto anni di blog.

  • Un dolore mi trafisse il cuore, come succedeva ogni volta che vedevo una ragazza che mi piaceva andarsene in direzione opposta alla mia in questo mondo troppo grande
  • (Jack Kerouac)
  • Non ti preoccupare della morte, quando ci arrivi, perché non lascia impronte (Jack Kerouac)



Quando mi feci crescere la barba e scelsi di usare occhiali dalla montatura ben visibile, mi dissero che così rischiavo di creare una sorta di barriera fra me e gli altri.
Alzai le spalle e me ne fregai altamente.
Barba e baffi me li disegnavo sin da bambino, con penne e matite e, quanto agli occhiali, non metterei le lenti a conttatto nemmeno se mi offrissero un milione di dollari in contanti (odio i corpi estranei).
Quando mi feci crescere la barba era il 2004 o forse prima. Barba e occhiali, nel corso degli anni, sono diventati due segni distintivi per me irrinunciabili. Ed anche il portare sempre con me una borsa a tracolla zeppa di libri, riviste, appunti, profilattici, sigarette, a volte anche una macchina fotografica che mi ha regalato una donna speciale.
Nel 2004 nacque questo blog, alla fine di uno dei tanti, troppi, periodi difficili della mia vita.
Era il 9 agosto ed avevo voglia di un luogo in cui raccogliere le mie esperienze, i miei racconti, le mie poesie.
Avevo venticinque anni ed avevo passato i miei anni precedenti dividendomi fra attività politica, prima in gruppi di estrema sinistra e poi libertari e liberali. Avevo letto tutto Marx a quindici anni, preferendo ad ogni modo, Engels. Poi ero passato a Tocqueville, Adam Smith, ma soprattutto Giuseppe Mazzini e non dimenticandomi delle lezioni di Ernesto Rossi e Filippo Turati (e nessuno mi chieda, per favore, con faccia ebete, "chi cazzo sono ?").
Fra i miei venti e venticinque anni avevo letto tutti gli autori della Beat Generation e praticato diverse discipline orientali: buddhismo (essendo certo che l'unico autentico buddhismo, se proprio ne esiste uno, è quello Zen); induismo, frequentando Hare Krishna, commentando la Bhagavad Gita (rimanendo letteralmente innamorato della figura di Krishna che sì, cazzo, è Dio, ma anche noi lo siamo proprio perché lo è lui, che è blu come la nostra anima); frequentando teosofi e devoti di Sai Baba.
Ho studiato un po' di Freud. Ma soprattutto Jung.
Ero animato unicamente da un'ancestrale spirito di ricerca e non certo perché qualcuno me lo aveva inculcato nel cervello o perché mi avesse spinto la mia famiglia, visto che non ho mai avuto una famiglia, nel senso più tradizionale del termine (e questo fu un bene).
A venticinque anni avevo deciso di mettere su pixel queste mie esperienze, per mezzo di racconti, barzellette, koan zen e altro. Alla fine www.lucabagatin.ilcannocchiale.it è diventato molto di più e molto altro.
Su questo foglio elettronico pixellizzato (io che di tecnologia non ci ho mai capito nulla e che mi innervosisco perché non so inviare sms con telefonini di nuova generazione che, per fortuna, non ho mai acquistato...ma mi viene l'ansia se penso che ne sarò, presto o tardi, costretto), messomi di buzzo buono ad imparare i rudimenti dei blog e dei siti web (fra le altre cose ero anche reduce da un corso di realizzazione di siti web finalizzati al marketing), ecco che ho dato vita a questo piccolo luogo.
Che oggi è visitato da 300 persone e passa al giorno e sul quale sono accadute le cose fondamentali della mia vita.
Qui mi sono innamorato, per la prima volta. Qui ho conosciuto amici fraterni, che hanno collaborato con me (o dato suggerimenti che si sono rivelati utili) a progetti culturali importanti: Bazar, Peter Boom, Nathan Gelb, Andrea G. Pinketts, per citarne alcuni.
Qui ho dato vita a storie nelle quali i miei alter ego quotidiani hanno preso vita: Dylan Dog, Frencesco Dellamorte, Michele Apicella. Racchiusi in Baglu: eroe/antieroe alla ricerca di una libertà che non trova in questa vita e che si illude di trovarla nell'altra, dalla quale, peraltro, proviene.
Qui ho scritto un sacco di articoli, che mi hanno aperto la strada alle prime collaborazioni professionali. Ho scritto sempre senza peli sulla lingua, attirandomi anche le critiche e le diffamazioni di qualche stronzo malcagato (che per sua fortuna non mi ha conosciuto personalmente, con tutta la mia impazienza e rabbia in corpo, tale da poter stendere un elefante furioso). Ma, si sa, la cacca rimane per terra. E non è il caso di schiacciarla.
Qui ho combattuto le mie battaglie contro i fighettini (specie "de sinistra", senza che sapessero che cazzo volesse dire) ed i figli di papà; contro la pubblicità e le mode, ovvero la corruzione della mente. L'ho fatto qui ed ho potuto farlo perché non ho mai avuto nulla da perdere, né nulla da guadagnare.
E non si può abbattere chi non ha mai avuto paura di morire. Perché ha compreso il sottile filo che lega la vita alla morte.
Dovrei parlare della crisi economica, forse. No, non mi va di parlare di crisi, proprio io che sono in crisi da vent'anni buoni. Alla ricerca di un significato da dare al Tutto (per fondersi e confondermi in esso ? No, per me è una cazzata !).
Bando ai discorsi seri e veniamo alla facezie.
Facciamo un bilancio di quest'anno bloggifero e scritturifero: nuove collaborazioni interessanti a riviste e realtà editoriali prestigiose quali "Officinae" e "Palazzo Vitelleschi", organi della Gran Loggia d'Italia degli ALAM (e tutto il mio ringraziamento va al Gran Maestro Luigi Pruneti, anche per avere avuto il coraggio di linkare questo blog sul suo sito web ;-)); "Le Città", nuovo e ottimo freepress romano diretto da Daniele Priori; "Lamescolanza", il sito di Cesare Lanza, che è diventato un amico e che ha dato vita ad un progetto per il ritorno al merito.
Fra le altre cose devo ringraziare Aldro Gritti, giovane sacerdote e ricercatore, che mi ha dato la possibilità - in esclusiva e solo per questo blog - di intervistarlo a proposito delle sue ricerche relative al Manoscritto Voynich.
Questo piccolo luogo, se lo vorrete, continuerà ad esistere. Continuerà ad offrire punti di vista non scontati, a volte difficili da sostenere, ma profondamente autentici.
Continuerà a promuovere idee, laboratori, talenti. Progetti, pur in questa crisi che è prima di tutto crisi di valori, di identità e di affetti.
Chi scrive lo sa bene.
Ed ora le promesse per il nuovo anno: una nuova intervista al prof. Aldo A. Mola; una all'attrice Lavinia Guglielman ed un'altra all'attrice Ilaria Drago. Nuove avventure di Baglu; nuovi aforismi di Paolo Bianchi; nuove battaglie politico/culturali per i diritti individuali e le libertà economiche, contro la partitocrazia e lo Stato criminale.
In pieno stile beatnik.



10 luglio 2012

Tra squadra e compasso - Cento anni della Gran Loggia d'Italia


La Gran Loggia d'Italia degli ALAM, una fra le più grandi ed antiche Obbedienze massoniche italiane, ha compiuto oltre cent'anni.
Nata nel 1910 ad opera del pastore protestante Saverio Fera, garibaldino e Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro del Rito Scozzese Antico ed Accettato, è, oggi, l'unica Obbedienza massonica liberale e adogmatica del nostro Paese.
Essa, oltre ad accettare liberamente le donne al suo interno, non riconosce la Gran Loggia Unita d'Inghilterra, vero e proprio club elitario. Inoltre, da moltissimi anni, anche grazie all'intervento del compianto Padre Rosario Esposito (nominato Maestro Onorario dell'Obbedienza), ha avviato un costruttivo dialogo con La Chiesa cattolica e tutte le altre fedi religiose.
Arnaldo Francia, medico chirurgo e docente di Radiologia all'Università di Torino, nonchè membro effettivo del Supremo Consiglio del Rito Scozzese della Gran Loggia d'Italia, ha dato recentissimamente alle stampe per la casa editrice Tipheret, un ottimo saggio dal titolo "Tra squadra e compasso - Cento anni della Gran Loggia d'Italia".
In esso, l'autore, ripercorre le tappe della nascita della GLDI, sorta dalla scissione dell'allora Grande Oriente d'Italia.
Le cause di tale scissione sono da ravvisarsi, inizialmente, nell'elezione illegale di Achille Ballori a Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese, denunciata da Saverio Fera, allora membro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese. La seconda motivazione è da ravvisarsi nell'emendamento alla Camera dei Deputati che presentò il deputato Moschini, massone, al fine di vietare l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole del Regno d'Italia, così come voluto anche dall'allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Ettore Ferrari.
In nome della libertà di culto, Saverio Fera ed i Fratelli massoni a lui fedeli, si ribellarono. Così come si ribellarono all'avanzare dell'ateismo nella Massoneria italiana, propugnato dall'allora Gran Maestro del GOI.
Fu così che, nel 1910, nacque la Serenissima Gran Loggia d'Italia di Rito Scozzese Antico ed Accettato ed alla quale furono successivamente iniziate eminenti personalità fra le quali Gabriele D'Annunzio ed il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò.
Poichè la Serenissima Gran Loggia d'Italia era allora l'unica Obbedienza massonica totalmente apolitica, essa ricevette immediatamente, numerosi attestati di riconoscimento e di regolarità da parte delle maggiori Obbedienze massoniche del mondo, particolarmente dagli Stati Uniti d'America, potenza massonica per eccellenza.
Alla Gran Maestranza di Saverio Fera successe Raoul Vittorio Palermi, sul quale furono scritte e diffuse - da parte dei detrattori della Gran Loggia d'Italia -  le cose peggiori, pur totalmente infondate (come l'accusa di collusione con il regime mussoliniano).
Palermi, nel 1925, fu costretto a sciogliere le Logge in quanto il Fascismo vietò la Massoneria su tutto il territorio nazionale ed i fascisti ne bruciarono le sedi, perseguitando i massoni.
Fu lo stesso Palermi che tentò di ricostruire la Massoneria di Rito Scozzese trasformandola in un'istituzione di cultura e beneficienza, intestandola a San Giovanni di Scozia, ma anche questo tentativo fu soppresso dai fascisti.
La ricostruzione della Gran Loggia d'Italia di Piazza del Gesù, avvenne a guerra finita ed in particolare grazie al Gran Maestro Giovanni Ghinazzi, che pur dovette subire una nuova micro scissione in seno all'Obbedienza (i cui membri in pochi anni finiranno nelle file del Grande Oriente d'Italia).
Al Generale Ghinazzi va il merito di aver aperto i Templi massonici alle donne e di aver avviato un dialogo con le maggiori Obbedienze massoniche del mondo, anche per mezzo degli organismi internazionali CLIPSAS e CATENA.
Il saggio di Arnaldo Francia prosegue tratteggiando gli anni più recenti della storia della GLDI, ovvero quelli della Gran Maestranza di Luigi Danesin, il quale contribuì a completare l'opera di restauro di Palazzo Vitelleschi, attuale sede dell'Obbedienza, e quella dell'attuale Gran Maestro Luigi Pruneti, saggista e scrittore, che ha contribuito a far conoscere la Massoneria della GLDI anche all'esterno dei Templi (al punto che, proprio oggi, 10 luglio 2012, sarà inaugurato un Museo massonico all'interno della sede romana dell'Obbedienza, aperto al pubblico).
Il saggio di Francia è impreziosito da piccole biografia degli ex Gran Maestri Giovanni Ghinazzi e Mario Bogliolo ed inoltre un ampio capitolo è dedicato alla storia della rivista massonica piemontese "Delta" (Bastogi edizioni), la quale è, sin dagli anni '70 del secolo scorso, una vera e propria pietra miliare in ambito esoterico.
Chi scrive, pur non essendo piemontese, deve proprio a "Delta" (la cui cara amica Barbara de Munari è ottima direttrice) il primo contatto con il mondo culturale ed intellettuale della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, alla quale auguriamo ben oltre mille anni di rinnovati successi.

Luca Bagatin (nella foto con il S.G.C.G.M. della Gran Loggia d'Italia prof Luigi Pruneti, presso la Sala del Tempio dell'Obbedienza di Palazzo Vitelleschi)



28 giugno 2012

Una visita presso la sede della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi (parte seconda)


Largo Argentina: Via di S. Nicola de' Cesarini, a Roma, ove ha sede la Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi



Palazzo Vitelleschi, sede della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM


Sala del Tempio della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Luca Bagatin all'ingresso del Tempio della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi, fra le colonne Jachin e Boaz


Luca Bagatin (simpaticamente, ma con profondo rispetto) sul Trono del Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Ancora
sul Trono del Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Sala riunioni all'interno della sede della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi.
Si possono notare, alla parete, i ritratti dei Fr. Giosue Carducci e Giovanni Pascoli


Teca con oggettistica massonica donata all'Obbedienza dall'attuale Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro prof. Luigi Pruneti


Paramenti ed oggettistica massonica, conservata presso la Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Bottiglie con i paramenti massonici. Non sono simpatiche ? ;-)



21 giugno 2012

Una visita presso la sede della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi (parte prima)


Luca Bagatin con il Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia - Palazzo Vitelleschi prof. Luigi Pruneti

Luca Bagatin con l'ex Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della GLDI - Palazzo Vitelleschi Luigi Danesin



Targa in ricordo del Gran Maestro Adriano Lemmi, conservata presso la sede dell'Obbedienza della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi



Particolare del Tempio massonico della Gran Loggia d'Italia - Palazzo Vitelleschi



Luca Bagatin nel Tempio massonico della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, accanto alla Bibbia ed alla Squadra e Compasso: le Tre Grandi Luci della Massoneria



Luca Bagatin con, alle spalle, un quadro raffigurante Saverio Fera
, fondatore della Gran Loggia d'Italia degli ALAM e Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato



Teca con all'interno paramenti, medaglie e preziosi appartenuti al Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Giovanni Ghinazzi



Con Amelia, nella sala del Tempio della Gran Loggia d'Italia - Palazzo Vitelleschi



Nel Tempio, con, alle mie spalle, un labaro del Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico ed Accettato



15 aprile 2012

Da "Il Venerabile" di Pier Carpi (Gribaudo & Zarotti Editori, 1993)



"Sì", disse Mola, "chi volesse salvare la massoneria, dovrebbe recuperare solide fondamenta nella tradizione e costruire sul nuovo, in chiave tradizionale e spirituale. Considerare l'eguaglianza come giustizia e non come livellamento, superare il concetto di tolleranza nel senso di accettazione e comprensione.
Una nuova massoneria veramente al di sopra delle fazioni, che possa essere grande per chi la vive e indispensabile anche per il mondo profano, per i contributi di tradizione, conoscenza e spiritualità che può trasmettere, e per un ruolo che possa consentire ai maestri massoni di farsi arbitri insospettabili ed accettati, di controversie internazionali, a qualunque livello.
Per esempio, in una crisi tra cristiani ebrei e musulmani, nessuna setta potrebbe intervenire offrendo garanzie di imparzialità. Mentre la massoneria sì, perché esistono massoni nel cristianesimo, nell'ebraismo e nell'islamismo. Questi gli aspetti profani, molto importanti, della nuova, vera, massoneria. Ma essa deve soprattutto forgiare con pazienza e umiltà, nobiltà e detenzione dei veri valori, se stessa nell'àtanor della vera conoscenza".
Esitai, prima di parlare.
"Pensi, Aldo", gli chiesi, "che esistano dei massoni in grado di agire in questo modo, di ricostruire, di dar vita a una istituzione vera, non compromessa con nulla, tradizionale, esoterica e iniziatica insieme, capace di rifiutare le compromissioni storiche come il nazionalismo, il totalitarismo, le banalità del kulturkampf di Otto Von Bismarck, il grottesco risorgimento italiano, l'anticlericalismo temporale e viscerale, il fanatismo delle sètte protestanti americane e tutte quelle contaminazioni volgari ricevute nei secoli e accolte come fatti misterici e cause da far proprie, invece di lasciarle fuori dai templi ?".
Aldo Mola mi sorrise, accarezzandosi le mani.
"Esistono. Ne sono certo", disse con sollievo. "Basta che comincino a operare e ce la faranno. Ovunque essi siano in questo momento, brindiamo al loro lavoro, per costruire la nuova fratellanza".
Alzammo il bicchiere. E, nel sorseggiare un delicato vino di quelle colline, non smettemmo di guardarci negli occhi.
Dunque una speranza, per la massoneria, c'è ancora ?




24 marzo 2012

Ferruccio Pinotti e l'antimassoneria



"Fratelli d'Italia" di Ferruccio Pinotti, un pessimo libro dal sapore antimassonico pieno zeppo di errori ed imprecisioni, come già fece egregiamente notare la giornalista e direttrice Anna Giacomini - purtroppo recentemente scomparsa - che nel numero 1 del dicembre 2007 della prestigiosa rivista "Officinae", gli dedicò un ironicissimo e puntuale articolo evidenziandone tutte le incogruenze.
Ferruccio Pinotti oggi ritorna a giocare la carta massonofoba, con un articolo apparso il 17 marzo scorso sul "Corriere della Sera" di Brescia.
Nell'articolo, dal titolo "La carica dei massoni: è corsa alle logge", Ferruccio Pinotti accusa nuovamente la Massoneria di essere un "network di potere riservato".
Di quale potere egli parli non è dato di sapere, in quanto la Massoneria è un'organizzazione morale, spirituale, culturale e filosofica, ove di potere non si parla punto (visto che è vietato parlare di politica, oltre che di religione).
Quanto alla riservatezza...mah, forse il Pinotti non ha dato un'occhiata all'elenco telefonico di Roma, oppure a Paginebianche.it ove, ad esempio, è presente la Gran Loggia d'Italia degli ALAM, la cui sede si trova a Roma nella centralissima Via S. Nicola De' Cesarini 3 e le cui entrate sono regolarmente registrate e provenienti unicamente dagli affiliati.
Altra imprecisione dell'articolo di Pinotti è che non è vero che "gli elenci dei massoni non sono pubblici", al massimo - quelli sì - sono riservati, così come avviene per ogni tipo di associazione: sia essa culturale, sportiva, politica ecc... I soci, infatti, hanno il sacrosanto diritto alla privacy e, dunque, alla riservatezza.
E' ovvio che, come per ogni tipo di associazione, anche gli elenchi delle Obbedienze massoniche italiane sono certamente reperibili dalle pubbliche autorità.
Ferruccio Pinotti conclude poi l'articolo affermando: "Quindi al cittadino non è consentito sapere se un primario appena nominato è anche massone, o se lo è un magistrato che deve giudicare una causa nel quale uno dei due contendenti fa parte di una loggia. Il tema della «doppia lealtà» degli appartenenti a lobby e associazioni riservate non è mai stato risolto da leggi appropriate. E danneggia gravemente la democrazia".
Forse l'articolista non sa che in Italia la libertà di associazione è garantita persino dalla Costituzione della Repubblica. E la libertà di associazione prevede anche la possibilità di mantenere riservata l'appartenenza a qualsivoglia associazione, così come riservato può essere anche l'orientamento religioso, politico e sessuale di ogni cittadino.
Se un medico è massone, omosessuale, cattolico, musulmano ecc... non si vede che cosa ciò possa interessare al cittadino o al paziente. Oppure viviamo forse in una società ove è legittimo discriminare in base al colore, all'orientamento sessuale oppure all'appartenenza ?
Questa è la democrazia. Nelle dittature, diversamente, ciò non avveniva nè avviene e - non a caso - associazioni come la Massoneria erano perseguitate dai regimi (e lo sono tutt'ora nelle numerose dittature presenti nel mondo) al punto che, numerosi massoni, finirono nei campi di concentramento nazisti in Germania, oppure finirono, in Italia, al confino.
Questo, però, l'articolista Pinotti omette di dirlo. Così come Pinotti omette anche di dire che, con sentenza del 17 febbraio 2004, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, sancì il pieno diritto dei magistrati di appartenere a qualsiasi associazione legittima e quindi anche alla Massoneria e condannò l'Italia per violazione della libertà di associazione. Inoltre, la Corte di Strasburgo, già nel 2001, condannò la Regione Marche in quando aveva inserito una norma che prevedeva, per i suoi dipendenti e consiglieri, la "dichiarazione di non appartenenza a logge massoniche": norma ovviamente fortemente discriminatoria e lesiva della libertà di associazione.
Tutto ciò è documentato nel saggio da noi già recensito "Il lenzuolo del fantasma" (Edizioni Giuseppe Laterza), redatto dall'Avvocato Bruno Auricchio. Testo certamente non diffuso come il "Fratelli d'Italia" del Pinotti, ma certamente più attendibile e documentato.
Questa è la democrazia: ovvero libertà di associarsi, partecipare senza essere discriminati, lavorare senza essere discriminati, lottare, anzi, contro le discriminazioni.
Ciò, forse, l'articolista del "Corriere della Sera" di Brescia, l'ha probabilmente dimenticato.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini