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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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20 gennaio 2015

A proposito dell'elezione del nuovo Presidente della Repubblica italiana...

...costoro erano veri Presidenti della Repubblica, amati, onorati, rispettati dai rispettivi popoli...





In Italia, invece, si è preferito sospendere la democrazia nel 1993 e continuare - come dal 1948 ad oggi - a far eleggere presidenti di una non-Repubblica, senza poteri e nominati dalle segreterie di partito, attraverso veti incrociati.


...e, oltre a Mujica, Chavez, Kirchner, non possiamo non ricordare il Presidente Juan Domingo Peron, che, in questo video, ricorda le battaglie di emancipazione sociale di Che Guevara e di Fidel Castro (al di là delle ideologie)...

...e non possiamo non ricordare il contributo delle Donne combattive (Anita, Evita e Moana in primis) - mai elette da nessuno - senza le quali non ci sarebbe stata Rivoluzione ed Evoluzione





www.amoreeliberta.altervista.org



14 gennaio 2009

Bettino Craxi: l'ultimo statista dell'Italia repubblicana



Sono passati nove anni dalla morte di Bettino Craxi, l'ultimo grande statista della Prima Repubblica.
Forse sarebbe meglio dire: l'ultimo grande statista dell'Italia repubblicana.
Dopo la sua dipartita fisica ed ancor prima politica, avvenuta questa nei primi anni '90, nessun politico è riuscito ad eguagliarlo per risultati conseguiti.
Ci duole ricordare che la fine politica di Craxi avvenne per mezzo di quella che egli stesso definì la “falsa rivoluzione” giudiziaria, che vide convergenti parte della magistratura, i Poteri Forti, la sinistra democristiana ed i post-comunisti: coalizzatisi tutti contro la ventata d'aria nuova portata dal garofano socialista craxiano.
I soliti moralisti e gli pseudo moralizzatori della politica, oggi autoproclamatisi “democratici”, hanno così creduto di sostituirsi agli unici partiti democratici che l'Italia abbia mai avuto dal dopoguerra: la Dc, il Psi, il Pri, il Psdi ed il Pli ed invece sono stati ripetutamente sconfitti dal Cavalier Berlusconi, che peraltro fu intimo amico dello stesso Bettino Craxi che, come è noto, nel governo oggi da lui stesso presieduto, ha dato grande rilievo alla componente socialista liberale.
Ho recentissimamente visto su Canale 5 il documentario girato da Paolo Pizzolante e scritto anche in collaborazione con lo storico Ugo Finetti su Bettino Craxi e dal titolo “La mia vita è stata una corsa”.
Tale documentario ha ripercorso le esperienze politiche più significative della vita di Craxi: dalla sua gavetta come allievo di Pietro Nenni, passando per il ricordo di Salvador Allende al cimitero di Vina del Mar in Cile nel quale lo stesso Craxi si trovò puntati contro i fucili del regime di Pinochet, passando ancora per il “contratto con gli italiani” lanciato da Craxi nel 1979 (ben 22 anni prima di quello proposto da Silvio Berlusconi) nel quale egli chiedeva un voto al Partito Socialista Italiano per garantire il rinnovamento del Paese.
Ed un rinnovamento Bettino Craxi lo impresse di certo: nominato nel 1983 Presidente del Consiglio di una rinnovata coalizione di pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli), dichiarò da subito che il suo non sarebbe stato un governo conservatore. Esaltò i caratteri del socialismo liberale, del liberalismo repubblicano e quelli del cristianesimo sociale, che erano le radici fondanti dell'unico centro-sinistra che l'Italia ebbe ed ha mai potuto conoscere.
Attraverso la sua azione di governo si svilupparono via via le piccole e medie imprese: il cosiddetto “Made in Italy”; si ridusse l'inflazione grazie al taglio di alcuni punti della scala mobile (contro il volere dei comunisti e dell'onnipresente e conservatrice Cgil); si restituì prestigio all'Italia a livello internazionale garantendole pari dignità con gli altri Paesi europei e con gli Stati Uniti d'America; si sancì che la religione cattolica non era più religione di Stato (per quanto il Nuovo Concordato stipulato da Craxi con il Vaticano concesse a quest'ultimo immensi privilegi, fra cui il sistema dell'8 per mille ancora oggi in vigore) e, per finire, l'Italia divenne la quinta potenza mondiale per Prodotto Interno Lordo.
Bettino Craxi propose addirittura la cosiddetta Grande Riforma, la quale puntava ad un rafforzamento dei poteri del governo per garantire la governabilità e nel settore della giustizia puntava alla separazione delle carriere del magistrati e ad uno stop alla politicizzazione della magistratura.
Risultati e proposte inimmaginabili per quegli anni, ma oggi di strettissima attualità. Risultati che non piacquero certamente ai Poteri Forti, alla magistratura, alla sinistra democristiana di Ciriaco De Mita, né piacquero tantomeno al Partito Comunista che diverrà poi Partito Democratico della Sinistra con Occhetto, D'Alema e Veltroni alla guida, una volta caduto ad Est il Muro di Berlino.
E pensare che Bettino Craxi stesso aveva proposto negli anni '90 una convergenza con i post-comunisti, lanciando un progetto di Unità Socialista (Claudio Martelli - delfino di Craxi - aveva peraltro lanciato una costituente di sinistra che potesse comprendere Psi, Pds, Radicali, Pri e Psdi).
Sdoganò addirittura i post-comunisti facendoli entrare nell'Internazionale Socialista  !
Sbagliò ed ebbe modo di pentirsene.
I post-comunisti gli diedero addosso additandolo quale conservatore e ladro. La magistratura politicizzata gli diede contro e così la stampa legata ai Poteri Forti che tanto Craxi aveva combattuto.
Il resto è Storia che conosciamo e che vede un Bettino Craxi in esilio forzato ad Hammamet in Tunisia, un Partito Socialista fatto a pezzi, così come la Democrazia Cristiana, il Partito Repubblicano, quello Liberale e quello Socialdemocratico. Un'intera classe politica democratica falcidiata solo perché finanziava illegalmente i propri partiti.....come facevano tutti ! Compresi i comunisti ed i partiti minori di ogni colore politico !
Bettino Craxi lo dichiarò pubblicamente nei suoi ultimi discorsi in Parlamento. Fu l'unico ad avere il coraggio di ammettere che dal dopoguerra tutti i partiti violavano la legge sul finanziamento ai partiti.
Craxi la violò anche per finanziare cause e battaglie di liberazione dei popoli oppressi in tutto il mondo. Ma questo allora, ovviamente, non lo disse nessuno.
C'era una lotta politica che durava dal dopoguerra: da una parte i partiti democratici occidentali finanziati dagli Stati Uniti d'America e da privati vicini all'area di governo e dall'altra un Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica e poi, via via, sostenuto dai Poteri Forti. Altro che superiorità morale dei comunisti !
Questo il sistema di finanziamento illegale dei partiti politici al quale, come sostenuto anche da Craxi, si poteva porre rimedio in Parlamento senza scomodare i magistrati e soprattutto senza falcidiare un'intera classe dirigente. Sostituita peraltro poi da un'altra meno colta, meno competente e non certamente più onesta.
Oggi le indagini giudiziarie stanno colpendo coloro i quali allora si contrapposero a Craxi ed alla sua azione riformatrice. Era forse ora che si indagasse anche lì, ma la questione è e rimane comunque politica.
E forse non è un caso che dal 1994 ad oggi gli eredi del socialismo liberale, del liberalismo repubblicano e del cristianesimo sociale, si ritrovino per la maggior parte nella coalizione guidata da Silvio Berlusconi.
Una coalizione che non è certo la panacea e che abbisognerebbe di una grande spinta laica e libertaria nel solco dei Turati, degli Einaudi, dei Pannunzio, dei La Malfa, dei Pacciardi e dello stesso Craxi, ma che in ogni caso oggi può garantire ciò che altri – pseudo democratici, moralisti e pseudo moralizzatori “de sinistra”– non hanno e non saprebbero comunque garantire. Né oggi né mai.

Luca Bagatin



12 luglio 2008

Gli applausi e gli sputi ad Enzo Tortora



La biografia di Enzo Tortora, "Applausi e sputi", curata da Vittorio Pezzuto, è certamente l'unica opera che tratta approfonditamente le vite del noto giornalista, presentatore e politico genovese.
Vite, certo. Vite, appunto.
Enzo Tortora di vite ne ha vissute due o, forse, tre.
Quella del presentatore di successo dagli anni '60 agli anni '80, quella del presunto camorrista, mafioso e spacciatore negli anni '80 e quella del politico radicale sino alla sua morte, prematuramente avvenuta nel 1988.
Sono passati vent'anni dalla morte di Tortora, il quale, come si documenta anche nella suddetta biografia, non era un tipo simpatico ai più.
Era un antitaliano nel senso più stretto del termine. Colto, liberale, mai piegato la testa in vita sua, laico, mai avezzo al compromesso, mai amante del gossip e del pettegolezzo al punto da difendere a spada tratta la sua vita privata.
Era un presentatore di successo che, con pacatezza e spirito, riusciva a catturare gli interessi e le aspettative dell'Italia di allora.
Era anche un politico, dicevamo, pronto a puntare il dito contro il Servizio Pubblico Radiotelevisivo, l'arrugginita Rai-Tv ed il suo monopolio lottizzato dai partiti e dalle correnti.
Era, insomma, per l'establishment culturale d'allora, un vero e proprio fumo negli occhi.
Un fumo negli occhi da abbattere. Anche con l'uso della calunnia, ed è ciò che venne fatto.
Enzo Tortora, il 17 giugno 1983 fu arrestato sulla base di accuse completamente inventate da "pentiti" ex camorristi senza scrupoli. Accuse alimentate dalla grande stampa italiana, da certo giornalismo straccione e gossipparo e da pseudo-artisti in cerca di pubblicità. Vedi il sig. Margutti e la storia delle mutandine della moglie.
Vicende magistralmente documentate da Vittorio Pezzuto, con tanto di citazioni di articoli e di dichiarazioni di allora. Con tanto di nomi e cognomi degli accusatori del Tortora. Nomi di individui, che, ahinoi, in questo Paese della vergogna, hanno financo fatto carriera.
Nomi da mettere all'indice, da ricordare, e sui quali far ricadere la nostra indignazione di individui liberi ed onesti. Affinché vicende kafkiane e raccapriccianti di tal fatta non abbiano mai più da accadere.
E così Enzo Tortora, grazie a Marco Pannella e ai radicali di allora, divenne il simbolo, la bandiera, di e per una giustizia giusta in Italia. Per una giustizia che garantisca le vittime, ma anche i carcerati costretti a vivere in condizioni disumane ed in attesa di giudizio.
Le pagine di Pezzuto scorrono via veloci e di volta in volta ci fanno stringere il cuore e chiedere se, quella descritta, sia l'Italia di vent'anni fa o piuttosto quella di due secoli fa.
Già allora, come oggi, si punta il dito anche contro un certo tipo di Magistratura. E' possibile che le corporazioni, nel nostro Paese, debbano sempre e comunque uscirne ed uscire impunite ? Senza alcuna responsabilità ?
Separazione delle carriere dei giudici, riforma del Consiglio Superiore della Magistratura non sulla base delle correnti, bensì sulla base dell'effettiva competenza ed imparzialità dei giudici. Queste le basi del diritto in una vera democrazia.
Enzo Tortora pagò con la vita la sua battaglia di onestà e di trasparenza. Ma quanti altri come lui ?
E' l'eterno "caso Italia". Il caso del Paese di Pulcinella e così continuerà ad essere senza una nuova classe di cittadini capaci di alzare sempre e comunque la testa. Capaci di essere antitaliani insomma.
Come Enzo Tortora ha saputo essere nei suoi sessant'anni di vita.

Luca Bagatin



19 maggio 2008

ENZO TORTORA: UN UOMO PERBENE. Nel ventennale della sua morte.



Con il 18 di questo mese sono passati esattamente 20 anni dalla prematura scomparsa di Enzo Tortora, il popolare conduttore televisivo degli anni '80 tristemente noto anche per le sue vicende giudiziarie che l'hanno poi visto del tutto assolto.
Personalmente mi sono sempre sentito legato alla sua figura ed alla sua vicenda umana e civile. Sono stati i suoi programmi ed il suo stile ad appassionarmi sin da bambino ad un certo tipo di televisione: colta, raffinata, mai volgare e mai urlata.
E' stata poi la sua triste vicenda giudiziaria a farmi simpatizzare, con gli anni, per il Partito Radicale nelle cui file lo stesso Tortora sarà impegnato per difendere sé stesso e tutti coloro i quali si sono trovati e si troveranno a subire una "giustizia ingiusta" tipica degli Stati illiberali.
E così ho riscoperto un articolo-lettera che scrissi per il quotidiano "L'Opinione delle Libertà" e che mi fu pubblicato il 26 maggio 2006 e letto anche in diretta su Radio Radicale qualche giorno dopo.
Nel lasciarvi al mio pezzo vi ricordo che è uscita in questi giorni una bellissima biografia di Enzo Tortora intitolata "Applausi e sputi" scritta dal già radicale Vittorio Pezzuto, oggi animatore del sito Decidere.net di Daniele Capezzone.
Enro Tortora: un liberale ed un simbolo di civiltà giuridica spesso negata in un Paese come il nostro. Un esempio da non dimenticare a presente e futura memoria.

Luca Bagatin



In ricordo di Enzo Tortora vittima dell’ingiustizia
di Luca Bagatin
(dall'Opinone delle Libertà del 26 maggio 2006)

Caro Enzo,
ero bambino quando tu conducevi quella trasmissione con quel simpatico pappagallino denominato Portobello. Il porto era bello ed io ricordo che la tua voce tranquilla infondeva in me una certa quiete, una certa serenità. Ero bambino, ma la tua era una delle poche trasmissioni che in famiglia guardavamo con gioia. Semplice e raffinato il tuo linguaggio, ma lo capirò solo anni dopo rivedendo gli spezzoni di "Portobello"e leggendo alcuni tuoi colti articoli. Poi arrivò quel 17 maggio 1983. Ricordo ancora il TG che ti dava addosso e che ti additava quale camorrista, spacciatore, amico dei mafiosi. Io piansi e mia madre non riuscì a calmarmi per tutto il giorno. Buffo no? Avevo appena quattro anni eppure già capivo che... No, non potevi essere un mostro. I tuoi occhi parlavano per te. Un bimbo queste cose le capisce meglio di un adulto. No, caro Enzo, tu un mostro non lo eri affatto. Il mostro era lui: lo Stato che credeva al pentitismo. Lo Stato antiquato di un' Italia da sempre poco democratica. Fascista nell'anima. Lo Stato di Polizia. Lo Stato colluso con la mafia.
I mass-media. I mass-media distrussero la tua carriera di giornalista e uomo di spettacolo. Io non ti dimenticai mai. Marco Pannella ti volle al suo fianco e diventasti europarlamentare radicale. Rinunciando all'immunità affrontasti serenamente tutti i processi e alla fine risultasti innocente. Pagasti con anni di carcere ed umiliazioni. Lottasti per una giustizia giusta. Il tutto nell'indifferenza prerssoché totale di uno Stato e di un popolo (quello italico) idiota, ipocrita, ignorante, insensibile, pronto a tutto solo ed unicamente per il proprio tornaconto personale. Questo Paese che tu amasti tanto ti ha ucciso. Mauro Mellini (già deputato radicale e membro del Consiglio Superiore della Magistratura) ha proposto di istituire la data del 18 maggio (data della ricorrenza delle tua morte) quale giornata nazionale delle vittime dell'ingiustizia. Nel testo dell'appello di Mellini si legge fra l'altro: "Una giornata in cui il pensiero vada a coloro che, per errore di uomini o per imperfezione e stravolgimento di istituzioni e di leggi, per devianze dalle finalità che la giustizia deve perseguire, sono sacrificati e soffrono, lottando perché sia riconosciuto il loro buon diritto o, invece, vinti e dimenticati, subiscono pene ed umiliazioni che non hanno meritato." Un atto dovuto con un pensiero ai carcerati (tutti !). Perché tu, Enzo, vivi nel ricordo di coloro che non hanno rinunciato a lorrare per un Paese in cui la Libertà e la Democrazia possano essere affermate ed affermare il rispetto e la dignità dei Diritti e del Diritto di vivere come Esseri Umani. Come Persone.
Un abbraccio con il Cuore.



16 febbraio 2008

Una Costituente Laica e Liberaldemocratica per un'alternativa di Governo al Veltrusconismo


Mancano neanche una sessantina di giorni alla chiusura della campagna elettorale e quindi alla data delle elezioni politiche e, guarda un po', non notiamo pressoché alcuna novità rilevante quanto a personale politico e a schieramenti contendenti salvo, forse, una certa semplificazione-camuffamento che vede "contrapporsi" (parola forse un po' grossa) i Popolari delle Libertà Vaticane e  i Democratici de Noantri in salsa prodiana.
La qual cosa ci lascia davvero perplessi, ma, tant'è.
I due principali partiti in lizza appaiono infatti come una caricatura: da una parte del Partito Popolare Europeo e dall'altra del Partito Socialista Europeo, per quanto né il Partito di Berlusconi né quello di Veltroni e Prodi si richiamino nel nome e nei programmi né al popolarismo né tantomeno al socialismo occidentale.
Il loro tasso di conservatorismo in economia, nel campo dei diritti civili ed individuali, nella ricerca scientifica e nell'innovazione, infatti, non ha eguali in Europa ed in Occidente ove gli stessi Conservatori (si pensi a quelli inglesi, a quelli spagnoli, a quelli olandesi e financo al repubblicano USA McCain che nei fatti è un vero liberale, non sono affatto né clericali né tantomeno retrogradi).
In questo bailamme semplificatorio possiamo trovare anche i comunisti della Sinistra Arcobaleno, l'Udc, la Rosa Bianca, e la Destra di Storace. Insomma, le espressioni del comunismo, del clericalismo e del fascismo duro e puro e non ancora edulcorato né dell'ex Sindaco di Roma né dal Berlusca.
Si notino purtuttavia i grandi assenti, ovvero gli unici le cui idee e proposte sono alla base del pensiero Occidentale e Democratico ed infatti hanno cittadinanza in Europa: i Liberaldemocratici ed i Liberalsocialisti.
L'espressione infatti di quei partiti laici (il Pri, il Psdi, il Psi e il Pli) che governarono l'Italia assieme alla Dc dagli anni '50 agli anni '90 e ne arginarono le spinte retrograde e clericali anche con il contributo esterno e movimentista del Partito Radicale, sono pressoché al momento assenti dal dibattito elettorale.
Ad essi non si possono in effetti non addebitare grosse pecche: sono sempre stati disorganizzati, volutamente scarsamente radicati (salvo in talune regioni e realtà locali italiane ove sono ancora tutto sommato forti), insopportabilmente litigiosi fra loro pur avendo programmi convergenti, nonché hanno sempre, negli ultimi anni, preferito "tirare a campare" alleandosi o con lo schieramento cattocomunista o con quello clericofascista.....per un piatto di lenticchie e da sempre comunque inascoltati.
Si vedano oggi radicali di Pannella quanto fanno pena quando si  apprende e legge il pietoso appello sul Riformista a Veltroni affinché li carichi nel suo carro.....
Ma stiamo veramente scherzando ?
Così non si va e non si andrà mai da nessuna parte e lo sosteniamo da almeno una decina d'anni.
In Italia, una voce Laica, Liberale e Libertaria, radicata in Europa nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), urge.
Il perché è presto detto: noi Laici, Liberali, Libertari e Repubblicani, siamo gli unici a proporre un radicale abbassamento delle imposte dirette e indirette mirando, progressivamente a giungere all'aliquota unica per tutti al 20%; siamo gli unici a proporre un sensibile innalzamento dell'età pensionabile per alleggerire i bilanci previdenziali e per garantire un futuro ai giovani; siamo gli unici a proporre l'abolizione degli enti inutili quali ad esempio Provincie e Comunità Montane e a volere l'accorpamento dei piccoli Comuni; siamo gli unici che da anni predicano il ritorno al nucleare al fine di ridurre non solo i costi delle importazioni energetiche dall'estero ma anche l'inquinamento; siamo gli unici a battersi da anni per una piena attuazione della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali; siamo ormai fra i pochi a batterci per i diritti civli a 360 gradi con l'introduzione di una legge per le coppie di fatto; per una legge che regolamenti la cannabis ed i suoi derivati; per maggiori fondi alla ricerca scientifica senza pregiudizi o nuove crociate proibizioniste...e potremmo anche continuare.
I Liberaldemocratici, Liberalsocialisti e Repubblicani sono insomma gli unici che hanno una radicale ricetta alternativa ai due schieramenti conservatori ed ai loro satelliti: riduzione della spesa pubblica e quindi riduzione delle imposte per rilanciare l'economia; ammortizzatori sociali per gli inoccupati e libertà civili che passano anche per una salute ed una qualità della vita migliore grazie al pieno sviluppo della scienza.
Basta poco, che ce vo, direbbe Giobbe Covatta: una Costituente Laica e Liberaldemocratica come quella avviata dal Partito Repubblicano Italiano assieme al Partito Liberale, nel quale possano convergere magari anche i Radicali di Pannella e i Socialisti sparsi.
Nessun atto di fede ideologico deve essere chiesto (siamo laici anche per questo o no ?). Solo una seria e concreta piattaforma programmatica e di Governo del Paese alternativa al conservatorimo Veltrusconiano.
Ce la facciamo ?
Perché no ?


Luca Bagatin



19 gennaio 2008

BETTINO CRAXI: A OTTO ANNI DALLA MORTE


Otto anni fa moriva Bettino Craxi, uno fra i più grandi statisti che l'Italia abbia mai conosciuto. Moriva ad Hammamet, in Tunisia, in esilio forzato a causa della Falsa Rivoluzione giustizialista che aveva colpito in particolare lui: il nemico da abbattere, colui il quale era inviso ai Poteri Forti, alla sinistra democristiana, ai postcomunisti, ai "maitre à penser au caviar", ai postfascisti ed ai leghisti.
Bettino Craxi: protagonista dell'Italia degli anni '80, quella "cha cambia", tanto per citare lo slogan del Psi di quegli anni. Un'Italia che allora entrava fra i Grandi della Terra, famosa per il "Made in Italy", con un'inflazione ridotta ad una cifra. Un'Italia di Pentapartito (retta infatti da una coalizione comprendente Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli) con la voglia di nuova modernizzazione proprio grazia a Craxi che resse uno fra i governi più longevi della Repubblica (dal 4 agosto 1983 all'1 agosto 1986).
Politico dal pugno di ferro e dal piglio genuinamente autoritario, fu l'unico leader socialista capace di trasformare il Psi in un partito autenticamente europeo ed europiesta, innovativo ed interclassista, capace di coniugare i simboli della tradizione (con il Garofano, simbolo della Comune di Parigi) con quelli della modernità (si pensi alle sfarzose scenografie dei Congressi del Psi di quegli anni realizzate dall'architetto Filippo Panseca).
Vilipeso dai conservatori si ogni colore sin dalla sua affermazione in politica alla fine degli anni '70, Craxi riuscì a tenere testa sia ai Poteri Forti rappresentati dalla grande industira (Fiat in primis), dai grandi gruppi bancari ed editoriali; sia all'ingerenza degli Stati Uniti nel nostro Paese con l'"affaire Sigonella"; sia alla sinistra conservatrice rappresentata dal più forte Partito Comunista d'Occidente, quello del moralista Enrico Berlinguer; sia al terrorismo internazionale; sia alla logora e vetusta Rai Tv, arrivando a contrapporle le nascenti e frizzanti reti Fininvest di Silvio Berlusconi, agevolando la loro ascesa.
Senza Bettino Craxi, poi, il Partito Socialista Italiano sarebbe sicuramente morto alla metà degli anni '70, fagocitato dai comunisti ai quali i predecessori di Bettino strizzavano l'occhio da tempo. Ed invece, la nuova generazione autonomista dei quarantenni, i nenniani, quella che aveva conosciuto la Rivoluzione anticomunista ed antiautoritaria d'Ungheria del '56, riuscì a conquistare e a ricostruire il partito.
Dal '76 al '92, Bettino Craxi fu leader indiscusso del socialismo italiano, mediterraneo (quello più anticomunista ed antiautoritario dei Gonzales, dei Soares e dei Papandreu) ed internazionale.
Il resto, è storia recente: vilipeso dal conservatorismo e dall'autoritarismo italiano, nonostante avesse denunciato in Parlamento (fu l'unico a farlo, nel silenzio più totale dell'Aula) che il sistema di finanziamento ai partiti era illegale per TUTTI i partiti e che non riguardava solamente i partiti democratici di governo (anzi, i comunisti erano abbondantemente foraggiati, non solo da codesto sistema, ma addiritttura dalla dittatura sovietica), per evitare il linciaggio (alimentato dai mass media) ed il carcere quale unico capro espiatorio, decise di abbandonare l'Italia per raggiungere la Tunisia, Paese che lo aveva sempre amato ed accolto, ove possedeva una casa tutt'altro che faraonica (altro che villa, come spacciato dai mass media dell'epoca !).
Oggi Betttino Craxi è stato, per così dire, "riabilitato" e non c'è libreria che non ospiti sue biografie o volumi a lui dedicati.
Personalmente non penso che egli abbia mai avuto bisogno di fantomatiche "riabilitazioni". Il Nostro fu vero leader e seppe dimostrarlo sino alla fine.
Di fronte a lui fanno davvero sorridere i vari Veltroni, Prodi, Berlusconi, tutti i traditori dell'"Italia che cambia", dell'Italia craxiana della Prima Repubblica: quella dell'innovazione.
Oggi, non a caso, il nostro Paese è ad un punto morto: il lavoro è sempre più raro e precario; i prezzi e le imposte aumentano sempre di più e la presenza dello Stato nella vita privata dei cittadini è sempre più insostenibile. Diciamocela tutta: l'Italia sta diventando davvero un Paese di serie B.
Quanto al socialismo....oggi esistono sin troppi partitini che si richiamano al Psi di Craxi, ma nessuno può dirsene vero erede. Coloro i quali li hanno costituiti, o non sono ancora veri leader a causa della loro giovane età, oppure, nella maggior parte dei casi, sono vetusti arnesi che già ai tempi gloriosi del Garofano hanno avuto tutto dal partito (fama, danaro, potere), ma hanno abbandonato Bettino nel momento del bisogno....per poi ricomparire nella Seconda Repubblica quando i cattocomunisti o i clericofascisti, saliti al Potere, hanno avuto loro da dare qualche cadrega (sic !).
Gli unici socialisti che personalmente stimo moltissimo sono davvero pochi: Paolo Pillitteri, ex sindaco di Milano, che ho avuto modo di conoscere personalmente qualche anno fa nella redazione milanese del quotidiano l'Opinione e che da tempo si è ritirato dalla politica per dedicarsi al giornalismo, nonché recentissimamente ha pubblicato la biografia degli anni giovanili di Craxi: "Quando Benedetto divenne Bettino"; Carlo Tognoli, altro ex sindaco di Milano ed ottimo storico del Socialismo italiano e per finire Aldo Chiarle, mio amico personale, ex partigiano e fervente opinionista dell'Avanti dal 1945.
Tutte persone che furono sempre vicine a Craxi, sino all'ultimo.
Ciò che possiamo augurarci, proprio grazie al materiale che oggi abbiamo sulla storia del Psi di Craxi, è che le nuove generazioni abbiano la voglia e la pazienza di approfondire questa storia italiana. Mai come oggi c'è bisogno di spirito craxiano (ma anche lamalfiano, degasperiano, einaudiano, saragattiano), ovvero politicamente e genuinamente appassionato per ridare al nostro Paese la dignità che merita.

Luca Bagatin


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