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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 febbraio 2015

Un pensiero e un augurio ad Emma

Ho conosciuto di persona Emma nell'aprile del 1999 ed allora le regalai una poesia che scrissi per lei e che qualche giornale pubblicò anche.

Recitava così:

Emma Bonino, una dei tanti radicali scalzi
che popolavano negli anni ‘70 le piazze delle città
per affermare i diritti di tutti, anche dei più derelitti di questo mondo,
contro un regime violento, burocratico, partitocratico e clericale,
che aveva in gloria solo la gestione del Potere: la poltrona sicura di Ministro, Cardinale o Presidente.
Emma Bonino: una donna, un simbolo dell’Europa e per l’Europa, a dispetto di chi ha cercato e cerca di oscurarla con ogni mezzo.
Emma Bonino: oggi di nuovo alla ribalta come degna Commissaria europea, sempre in prima linea per l’affermazione dei diritti umani, civili e politici, come ieri, più di ieri.
Loro, i Potenti, forse ti saranno avversi, ma è certo che la gente è con te
e con le tue battaglie di libertà e legalità.
Un augurio di cuore!
Una speranza dal profondo!
....magari una piacevole utopia: Emma for President

A quei tempi credevo molto nel percorso politico portato avanti dai Radicali che, proprio nell'aprile di quell'anno, a Monastier di Treviso, fondarono la “Lista Emma Bonino”.

Qualche mese prima, del resto, avevo condotto – senza alcun mezzo e solamente con l'aiuto della radicale Paola Scaramuzza – la campagna per “Emma Bonino al Quirinale”, nella città di Pordenone. Città che, peraltro, alle elezioni europee, le regalerà il secondo posto con oltre il 14% dei consensi. Anche allora, gli unici a fare campagna elettorale, fummo solamente Paola ed io.

Radicale ad ogni modo non sono mai stato. O, meglio, non sono mai stato un pannelliano. Diciamo che mi riconosco molto di più nel Partito Radicale di Mario Pannunzio, più che in quello di Pannella. Boniniano lo sono stato a tratti, anche se, con gli anni, penso che il percorso più interessante lo abbia fatto chi pur frequentava quei “luoghi libertari”, ma voleva rimanere libero di essere sé stesso, senza sporcarsi troppo nelle Istituzioni e ricercare piuttosto un'alternativa alla politica parlamentare e mediatica. Parlo dell'esperienza del Partito dell'Amore che, in questi anni, sono pressoché l'unico che ha tentato di ricostruirne e raccontarne, sotto il profilo giornalistico, la storia e la storia dei suoi protagonisti.

Oggi mi fa male al cuore vedere Emma con quel turbante africano in testa, ma al contempo mi rafforza. Mi fa pensare alla forza dei radicali storici che hanno sempre mostrato il loro corpo – fosse nudo o malato – per un bene superiore.

Sono e sono sempre stato vicino alle battaglie per la libertà di cura per i malati, per la ricerca scientifica, per il diritto all'affettività ed alla sessualità per i disabili, per l'eutanasia, per il diritto a decidere sulla propria vita e/o sulla propria morte.

Di questo sono e sarò per sempre grato ai Radicali, che sono anche stati i miei primi maestri di scuola politica, quando non ero ancora maggiorenne.

Poi, come succede con i vecchi amori, ma soprattutto come succede agli spiriti liberi, abbiamo preso strade diverse.

Non ho mai amato questo dialogo continuo dei Radicali con destra e sinistra. Non ho mai accettato il dialogo con Berlusconi prima e con Prodi successivamente e l'entrata di Emma nel Governo Prodi del 2006. L'ho visto come un passaggio completamente estraneo alla storia ed alla cultura libertaria che, con i cattocomunisti, non ha mai avuto nulla a che spartire.

E non ho nemmeno condiviso l'entusiasmo ed il sostegno dei nuovi Radicali per la globalizzazione tout-court, per il cosmopolitismo/immigrazionismo tout-court, per l'europeismo tout-court.

Da allora direi che ho anche smesso di andare a votare perché, le rare volte che ho votato in vita mia, o lo facevo per i socialisti, oppure per i verdi oppure per i radicali. Ma quando i primi sono scomparsi ed i secondi hanno seguito strade a parer mio fra il velleitario, il globalista e l'istituzionale, ho preferito prenderne le distanze.

Però mi è sempre rimasto un forte senso di affetto per Emma ed anche per Pannella che, come testimonia anche un'intervista che mi fece Radio Radicale, proposi candidato al Quirinale nel 2013. Pannella, infondo, è l'ultimo Padre Nobile di quella che dovrebbe essere una Repubblica e che invece, forse, ne è solo il suo simulacro. Ovvero nei fatti è una monarchia/oligarchia di partiti.

Sono certo che Emma la spunterà ancora una volta ed il suo ottimismo contagerà molte persone che si trovano a vivere situazioni simili.

Un abbraccio con il cuore, da uno dei tanti vostri ex compagni di strada !


Luca Bagatin



16 febbraio 2015

"La (anti)politica dell'Amore": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

Ancora ci si stupisce della commistione fra affari privati e politica, fra sistema bancario-imprenditoriale e politica...mah.
Ovvero ancora non si comprende che la politica rappresenta la morte civile e che il potere ne è la massima rappresentazione.
Per questo, da parecchi anni, preferisco parlare di donne e di belle donne.
Ponendole al centro di un progetto (anti)politico e (contro)culturale.
Perché è da lì che può rinascere una società fondata sull'eros, in luogo di una società fondata sul danaro e sulla mercificazione. Ovvero una società fondata sull'autodistruzione e sulla stupidità.
Ho un forte nonsenso delle Istituzioni !
L'idea dell'amore fatto in un cimitero m'intriga molto e la trovo tutt'altro che blasfema.
La vita che si fonde e confonde con la morte è un'immagine molto filosofica.
Un inno ad entrambe.
"Vivi per chi ti ama , affronta chi ti sfida e ignora chi non ti merita"
Ovvero: ama poche persone, perché poche meritano davvero il tuo amore, ignorane molte e le sfide affrontale sempre di petto, talvolta anche di pancia se necessario.



28 gennaio 2012

Marco Pannella. Biografia di un irregolare



Sarà anche sin troppo elogiativa, ma, la biografia di Marco Pannella scritta dal giornalista Valter Vecellio, "Marco Pannella. Biografia di un irregolare", edito dalla Rubbettino, è indubbiamente il primo ed unico documento che racconta per filo e per segno chi è e chi fu il leader radicale.
Potrebbe apparire strano che una biografia sia scritta prima della dipartita dell'attore principale, ma ciò non fa che renderla contemporanea, attuale.
Come attuali sono le battaglie che conduce il Partito Radicale o come cavolo si chiama di volta in volta (Lista Pannella, Lista Bonino, Rosa nel Pugno...).
Il Partito Radicale di Pannella, come ci racconta lo stesso Vecellio, può dirsi continuatore, per molti versi, di quel Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che fu messo in piedi gli intellettuali laici che, negli anni '50, si raccolsero attorno al settimanale liberale "Il Mondo": Mario Pannunzio, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini, Niccolò Carandini, Leopoldo Piccardi, Ugo La Malfa e molti altri.
Il "primo" Partito Radicale, era forse un po' più "austero", ma aveva gli stessi caratteri di lotta ai privilegi ed alle corporazioni del partito radicale pannelliano.
L'avventura degli Amici del Mondo si concluderà presto e quei radicali finiranno chi nel Partito Repubblicano (la maggioranza), chi nel Partito Socialista, chi fonderà il Partito Radicale che erediterà Pannella.
La biografia di Vecellio parte dalle origini del Nostro: abruzzese di Teramo nato il 2 maggio 1930, battezzato Giacinto in ricordo dello zio ma chiamato dalla madre, Andrea Estechon, di famiglia svizzera francese, Marco. Sarà dunque la madre ad iscrivere il figlio in una delle tre scuole Montessori d'Italia, prima che siano bandite dal fascismo, assieme alla sua fondatrice.
Nel 1938, il bambino Pannella, seguirà corsi di scherma e violino, sotto l'insegnamento del professor Righetti, antifascista e repubblicano, e sarà proprio da lui che inizierà a respirare la prima aria liberaldemocratica.
Pannella, di quegli anni, come racconta a Vecellio, ricorda ancora la sua prima fidanzatina, Adria, che un giorno però non incontrò più e scoprì in seguito che se ne era dovuta andare con la famiglia perché ebrea: erano gli anni delle leggi razziali e quell'episodio fu decisivo per Pannella e per le battaglie per i diritti umani che intraprenderà negli anni a venire.
Un altro episodio segnerà la sua futura connotazione politica, ovvero quando fu ospite di una coppia, nell'alta Savoia, ove era stato spedito dalla famiglia per studiare. La coppia era così mal assortita che litigava tutte le sere e fu allora che iniziò a sentir parlare di divorzio e poi persino di obiezione di coscienza perché, in quegli anni, il figlio della coppia era partiti militare e temava lo scoppio della Guerra.
E' così che, durante la Seconda Guerra Mondiale, il giovane Marco inizia a leggere "Risorgimento Liberale", il foglio clandestino antifascista del Partito Liberale Italiano, fondato e diretto da Mario Pannunzio.
Marco Pannella si sente dunque un liberale, in particolare ricordando che l'Unità d'Italia l'hanno fatta i liberali, mentre l'altro punto di riferimento dell'epoca, ovvero il comunismo, non lo attira a causa della dittatura bolscevica.
Il giovane Pannella matura anche l'idea di andare a parlare con il filosofo Benedetto Croce, per convincerlo ad appoggiare la marcia per Trieste italiana e liberale e ci riesce. A Napoli, a casa di Croce, scopre persino di essere legato a lui da lontana parentela.
Da allora, Pannella, inizierà la militanza nel PLI, ovvero nella Giovane Sinistra Liberale e nell'Unione Goliardica Italiana, che allora raccoglieva laici, liberali, socialisti e repubblicani nelle Università.
Sono gli anni '50 e di qui all'incontro con gli Amici del Mondo e dunque alla fondazione del Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici (che comprenderà liberali di sinistra ed ex del Partito d'Azione), il passo è breve.
Non manca, nella biografia di Vecellio su Pannella, un capitolo dedicato agli amori del Nostro.
Pannella ne ha avuti molti, vista anche la sua prestanza fisica ed i suoi occhi azzurri. Affascina, con il suo sguardo, persino Paola Fallaci, sorella di Oriana, la giornalista Natalia Aspesi e Sabina Ciuffini, allora valletta di Mike Bongiorno. Ma l'amore della sua vita è e rimane Mirella Parachini, di ventisei anni più giovane di lui, con la quale ha vissuto sempre un rapporto franco ed aperto.
E poi, ma chi l'avrebbe mai detto che Marco Pannella, abituato agli scioperi della fame, fosse in realtà un abile cuoco ? Fra i radicali sono ancora molti, come documenta Vecellio, che ricordano i suoi conditissimi ed abbondanti piatti di spaghetti. Cucinati anche quando lui faceva i digiuni.
Digiuni di dialogo, a sentire Pannella. Mai ricattatori. Digiuni che hanno origine con i famosi Sathyagraha di Gandhi, per lottare in maniera nonviolenta contro gli inglesi oppressori.
Il primo digiuno Pannella lo portò avanti a Parigi, negli anni '60, quando era corrispondente del quotidiano "Il Giorno", per la libertà dell'Algeria.
In Francia diverrà così popolare che persino il celebre scrittore e drammaturno Eugnène Ionesco ne diverrà amico e si iscriverà al Partito Radicale.
Saranno, del resto, moltissimi gli intellettuali che daranno fiducia a Pannella ed al PR: Leonardo Sciascia, Elio Vittorini, Pier Paolo Pasolini, Vladimir Bukowskij e numerosi altri. Sciascia sarà persino eletto deputato radicale in Parlamento ed a lui, così come ad Enzo Tortora, Pasolini, Pannunzio e Rossi sarà dedicato un capitolo a parte.
Pannella non è dunque solo il paladino dei diritti civili, del divorzio, dell'aborto, del voto ai diciottenni, delle primissime lotte per gli omosessuali con il FUORI! e quelle femministe, ma anche colui il quale, attraverso il determinante contributo di Luca Coscioni, negli anni 2000, porrà al centro della politica la libertà di cura per i malati. Malati di sclerosi laterale amiotrofica come Luca, e non solo.
Luca Coscioni, ricordano Pannella e Vecellio, fu censurato dalla classe politica italiana: a sinistra non vorranno candidare Liste Luca Coscioni, mentre a destra, non vorranno parlare di libertà di cura.
Però quella battaglia, quelle battaglie, non sono mai morte, al punto che oggi, in Parlamento, siede la vedova di Luca: Maria Antonietta Farina Coscioni, una fra le parlamentari più presenti e produttive.
Nelle biografia scritta da Vecellio, di Pannella c'è molto, molto altro: c'è il rapporto con i socialisti di Craxi, ma anche quello con i comunisti.
L'utopia pannelliana era e forse sarebbe quella di rinnovare la sinistra, o, meglio, di democratizzarla. Ci provò persino con Berlusconi, nel '94, quando sembrava l'erede di quella destra storica, che in realtà è la sinistra liberale. Ci ha provato con Bersani, tentando di democratizzare il Pd, anche qui, fallendo.
Il Partito Radicale sopravviverà a Pannella, si chiede l'ultimo capitolo della biografia ? Mah, chissà.
La cosa fondamentale e prioritaria è, ad ogni modo, quella di conoscere la storia, le storie radicali, così vilipese e nascoste dalla vulgata partitocratica e mediatica.
Storie di un'Italia libera e democratica, che, purtroppo, è inconsapevole di sè stessa.

Luca Bagatin



2 giugno 2008

Forse, più che l'Ordine, andrebbero aboliti i giornalisti



L'avvocato, così come il giornalista, sono figure professionali che mi hanno sempre lasciato perplesso e con l'amaro in bocca.
Il primo è disposto a difendere i peggiori turlupinatori e cialtroni aggrappandosi all'infinitesimale e più insignificante cavillo legislativo che gli consente di "salvarsi e salvare la pelle al suo assistito" (specie in questo nostro Paese ove la certezza della pena è in realtà una vera e propria incertezza e la giustizia non è giammai uguale per tutti), il secondo....beh, lo scopo di questo articolo è proprio quello di approfondire questa arzigogolata quanto paradossale categoria professionale.
Il giornalista è quel particolare soggetto che, per mestiere, scrive sui cosiddetti "organi di stampa" ovvero "testate giornalistiche". Egli è dotato inoltre di una particolare tesserina che ne dimostra l'appartenenza alla relativa corporazione definita "Ordine dei Giornalisti" sancito dalla legislazione fascista negli anni '20 utile all'allora Regime per controllare l'attività di codesti "individui letterari" definiti, appunto, giornalisti.
Beh..."individui letterari". Diciamo che i giornalisti non sono quasi mai "letterari" o "letterati" nel senso più stretto del termine.
Essi si apprestano a riportare sulla carta i fatti del giorno....spessissimo modificandone ed alternandone la realtà a loro uso e consumo e per i più vari scopi. Anche commerciali.
E così non è raro trovare dotte riviste di cucina ove in bella mostra vi è l'intervista all'Assessore o al politico tale, che magari è direttamente o indirettamente finanziatore della stessa testata o è proprietario o cooproprietario del ristorante tale, sponsorizzato ovviamente dalla rivista di cucina di cui sopra.
Nulla di peccaminoso, per carità. E' solo che il giornalista a quel punto diventa un "servo", uno "strumento dell'inconscio collettivo a fini specifici".
Il Maestro spirituale George Ivanovitch Gurdjieff aveva precise opinioni sulla figura del giornalista:

"Il pubblico non sa mai chi è che scrive. Conosce soltanto il giornale, il quale appartiene a un gruppo di esperti commercianti.
Che cosa sanno esattamente coloro che scrivono su quei giornali, e che cosa succede dietro le quinte della redazione? Il lettore lo ignora completamente. I rappresentanti della civiltà contemporanea, trovandosi a un grado di sviluppo morale e psichico molto inferiore, sono come dei bambini che giocano col fuoco, incapaci di misurare la forza con la quale si esercita l'influenza della letteratura sulla massa."

Ed ancora:

"Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell'intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male de nostri tempi, nel senso che esercita un'influenza funesta sui rapporti umani. Questo genere di letteratura si è molto diffuso i questi ultimi tempi perché - ne sono fermamente convinto - esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà".

Il giornalismo professionale, è, insomma, mediaticità. Ovvero l'opposto delle realtà. E' semplificazione e quindi banalizzazione, mediocrità.
Partiamo ad esempio dalla cronaca nera che riempie i mass media di tutto il mondo e fa impennare gli ascolti e le vendite.
Stragi, stupri, violenze di ogni genere che giocano proprio sull'eccitabilità della mente umana. Eventi che da una parte banalizzano la morte in modo disumano e dall'altra la esaltano ed inculcano i più beceri sentimenti nell'animo umano stesso (vendetta, paura, insicurezza).
E' da tempo che io stesso mi rifiuto di guardare per intero un telegiornale e di rimanere quindi intriso da questo genere di pseudo informazione, di estremizzazione e mancanza di rispetto nei confronti degli eventi e del pubblico stesso.
Con ciò non affermo affatto che determinate notizie andrebbero cassate in toto.
Dico solo che dovrebbero essere propedeutiche a più approfondite riflessioni e spunti. Meglio se creativi. Spunti che vadano a toccare l'animo umano, ovviamente, ma che non lo sconvolgano.
Che facciano piuttosto riflettere su chi siamo e su ciò che ci circonda. Con la consapevolezza che "siamo tutti sulla stessa barca" ed assieme ad individui come noi. Non necessariamente migliori o peggiori.
E tutto ciò non è minimamente rilevato dai mass media che sbarrano per la maggior parte la strada alla comprensione ed all'approfondimento. Spesso infarcendo le notizie di giudizi sommari e sanza appello (la famosa gogna mediatica).
Il giornalista andrebbe sostituito dallo scrittore e dall'artista. Dal creativo della parole e dell'immagine, capace di traghettare e condurre il lettore/spettatore in un'universo interiore fatto di molteplicità di visioni e di punti di vista. Di spunti che gli consentano sue proprie riflessioni.
Non meri fatti, bensì immagini, parole il più possibile colte ed elevate (in modo da stimolare l'innata curiosità di chi legge o vede o ascolta).
Colui che scrive dovrebbe avere innanzitutto la capacità e la voglia di farlo.
Colui che è dedito a scrivere/realizzare il cosiddetto "pezzo" dovrebbe avere la consapevolezza del suo ruolo creativo. E non ci sono scuole o università che possono insegnare ciò, ma solamente il "fuoco interiore" e l'esperienza personale e diretta.
La capacità e la volontà di vedere oltre e di andare oltre il fatto in sé.
Colui che scrive lo dovrebbe fare con lo stesso animo con cui fa l'amore con il suo partner.
L'ardore descrittivo, l'ardore dell'argomentazione.
Poco importa l'imparzialità del testo. Anzi !
Sono convinto che lo scrittore/"giornalista" dovrebbe essere assolutamente parziale e dichiarare la sua totale parzialità.
Il suo punto di vista, la sua riflessione ed argomentazione sono, a parer mio, del tutto propedeutiche e utili alla riflessione del lettore/fruitore/uditore.
E' questo ciò che conta: fornire al soggetto-fruitore una chiave per diventare a sua volta "attore" e "partecipe" del processo di riflessione (riflessione, ovvero il contrario di informazione).
Ecco che lo scrittore (non più il giornalista) potrebbe smontare così una notizia, un fatto, e restituircelo al suo stato più puro e più aderente alla realtà e quindi rendercelo utile alla nostra stessa intima comprensione.
Un fatto, una notizia, non hanno alcun senso se non sono di utilità pratica al lettore.
Il pettegolezzo è "robaccia" per coloro i quali hanno tempo e vita da sprecare. Per coloro i quali non hanno più passione e si rassegnano ad essere e divenire, giorno per giorno, soggetti passivi. E quindi a divenire "oggetti", mere "prede" di tutto ciò che li circonda: dal dogma, alla menzogna, alla pubblicità, al "sentito dire".
Ecco dove nasce l'ignoranza e la stupidità.
Concludendo: per quanto concerne gli avvocati, massimo rispetto per coloro i quali con onestà difendono gli innocenti. Massimo garantismo, ma allo stesso tempo massima attenzione individuale e quindi collettiva.
Loro è la responsabilità di quanto accaduto nel passato, di quanto accade nel presente e di quanto accadrà nel futuro.
Massimo rispetto anche per "coloro i quali scrivono" i quali hanno forse una responsabilità ancora maggiore.
L'educazione e la cultura nascono sempre dalla libera circolazione delle idee. Idee che non possono formarsi da meri "pettegolezzi", dal "sentito dire", bensì unicamente dal profondo della creatività individuale.



Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini