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1 luglio 2015

"La gatta": fiaba junghiana alla ricerca della redenzione del femminile e del maschile

Il gatto è, da millenni, l'animale sacro per eccellenza.

Pensiamo infatti alla venerazione per i gatti nell'Antico Egitto la cui mitologia produsse la Dea gatta Bastet, che i Greci identificarono successivamente con la Dea Artemide.

Il gatto, oltre ad essere animale estremamente intelligente e socevole, si dice sia detentore di poteri misteriosofici, oltre ad essere animale dalle molteplici vite e dalla capacità di superare pressoché ogni tipo di avversità.

Al gatto, Marie-Louise Von Franz (1915 – 1998), psicanalista junghiana e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung (1875 - 1961), dedica una conferenza, contenuta in un bellissimo e agile volume dal significativo titolo: “La gatta”.

La dottoressa Von Franz si rifà all'omonima fiaba rumena, che racconta di un imperatore infelice in quanto non aveva alcuna discendenza, il quale costruisce una nave per la moglie, la quale le ha espresso il desiderio di uscire dal Palazzo. L'imperatore purtuttavia la ammonisce: “Se non tornerai incinta non potrai più stare con me !”.

L'imperatrice e le sue serve approdarono così, dopo alcuni giorni di navigazione burrascosa, ad un'isola ed è qui che lei decide di mangiare una bellissima mela d'oro. Rimanendo così incinta.

La Madre di Dio, purtuttavia, custode del melo, le lancia una maledizione affermando che sua figlia si sarebbe trasformata in una gatta al compimento del diciassettesimo anno d'età e così tutta la sua corte e che solo il figlio di un imperatore, mozzandole coda e testa, avrebbe potuto rompere l'incantesimo. E così accadde.

In un paese molto lontano, un altro imperatore, vedovo ed alcolizzato, inviava i suoi tre figli maschi alla ricerca di una particolare stoffa di lino, così sottile da poter passare per la cruna di un ago. Il primo di questi trovò solo un cagnolino; il secondo trovò un lembo di lino grezzo; mentre il terzo, il più giovane...dopo molte peripezie finì nel palazzo dei gatti ! Qui conobbe la principessa gatta e se ne innamorò.

E sarà proprio la principessa gatta a ricondurlo, molti anni dopo, dal padre che lo credeva morto, con quella particolare forma di lino sottile sottile...contenuta in un chicco di mais.

La gatta chiese poi al giovane principe di tagliarle prima la coda e poi la testa e fu così...che ella si trasformò in una bellissima fanciulla e i due poterono sposarsi. Se non che...il padre del giovane principe, il vecchio imperatore ubriacone, tentò di concupire la nuora, tentando di imprigionare il figlio.

Quest'ultimo radunò un enorme esercito e mosse guerra al padre, annientendo così l'esercito del vecchio imperatore. Questi finì così per chiedere perdono al figlio ed alla nuora, cedendo loro il suo impero.

La fiaba de “La gatta” è ricchissima di simbolismo, che la dottoressa Von Franz analizza con vastità di particolari. Simboli di natura archetipica, inconscia, esoterica, spirituale, alchemica.

Innanzitutto siamo in presenza di due imperi distinti: nel primo l'aspetto femminile è sterile, mentre nel secondo il femminile è scomparso.

Nel primo caso la donna/imperatrice necessita di uscire dal palazzo, nel quale si sente confinata, per recuperare il suo istinto creativo. Nel secondo caso l'uomo/imperatore è vedovo ed il suo stato di abbandono sfocia nell'alcoolismo.

La dottoressa Von Franz spiega come l'universo femminile sia più flessibile e soggettivo, mentre quello maschile sia più rigido. Purtuttavia entrambi si compensano e tale compensazione evita alle donne la formazione di sottili e subdole malignità, spesso fra loro, mentre agli uomini evita il sopravvento dell'aggressività e della brutalità.

Nel caso dell'imperatore che ha tre figli, il suo stato di alcoolismo è causato da uno stato di abbandono – in quanto vedovo – e quindi ciò lo porta a simulare una condizione “estatica”, simile all'”estasi religiosa” che egli tenta di ottenere attraverso l'assunzione di alcolici. E' chiaro che il suo è un problema legato all'Anima, al suo bisogno di spiritualità, che è ferita proprio dal suo stato di abbandono.

L'imperatore senza figli, viceversa, accondiscende al desiderio della moglie di uscire dal Palazzo e le costruisce una nave che, come sottolinea la dottorezza Von Franz, è, simbolicamente un contenitore femminile, associata peraltro alla luna e alle dee lunari. Egli non teme che possa accadere qualche cosa alla moglie, anzi, la spinge ad attraversare il mare, ovvero, simbolicamente, a compiere un cammino interiore e spirituale che la porterà così, ad essere fertile.

Sull'isola l'imperatrice trova un melo dalle mele d'oro e ne mangia una, ma non sa che esso è custodito dalla Vergine Maria che, peraltro, rappresenta originariamente la dea Iside, simbolo di fertilità, la figura più importante degli dei al punto da diffondersi, dall'Egitto sino in tutta Europa – nonostante le mistificazioni di matrice cattolica - il culto delle cosiddette “Madonne Nere” raffiguranti infatti Iside che tiene in braccio suo figlio Horus, identificato anche con il Cristo.

La dottoressa Von Franz rammenta che le donne in gravidanza hanno una grande vicinanza con il mondo della morte in quanto, mettendo al mondo una nuova vita, una parte di loro deve simbolicamente morire. E quindi sono anche legate molto di più all'inconscio ed al mondo dei sogni: sogni sull'origine dell'uomo e sul mistero degli spiriti che si sono reincarnati.

Nella nostra fiaba, nella fattispecie, la Vergine Maria maledice il bambino che deve neascere, ma...in realtà la maledizione è parte di un disegno più ampio, di redenzione del femminile e finanche del maschile, come vedremo poi.

La bambina che nascerà si trasformerà dunque in gatta, un animale che, come dicevamo, è da millenni ritenuto sacro e che nella mitologia ha sempre avuto aspetti benefici quale guaritore, servitore ed anche medium, ponte con il mondo dei morti.

Forse proprio per le sue qualità gnostico-esoterico-mitologiche la cultura cristiano-cattolica (che nulla ha a che vedere con gli insegnamenti del Cristo, che erano, appunto, di matrice gnostico-esoterica) ha successivamente fatto strage di gatti, attribuendo ad essi – in modo mistificatorio, sciocco e superstizioso – qualità malefiche e sataniche.

Si pensi invece che, anticamente, un gatto bianco posto ai piedi della croce, in Francia, rappresentava il Cristo stesso e per secoli è stato ritenuto animale caro alle streghe che sono tutt'altro che da considerarsi come degli esseri spregevoli, ma delle donne custodi dell'Anima. Spesso dell'Anima maschile.

Jung in particolare si chiese che cosa avesse a che fare la Vergine Maria con la persecuzione delle streghe e spiegò come, prima del culto della Vergine Maria, fosse diffuso l'amor cortese. Il cavaliere corteggiava la dama prescelta, vedendo il lei quella che Jung chiama la “donna-Anima”.

La Chiesa cattolica, purtuttavia, abolì ben presto l'amor cortese imponendo che gli uomini non potessero più scegliere la loro dama, ma dovessero combattere per conquistare il cuore di una donna a glorificazione della Vergine Maria. Fu allora che, secondo Jung, nacque la caccia alle streghe in nome della Vergine Maria.

Mentre l'amor cortese permetteva a uomini e donne di venire in contatto con la propria interiorità, con la propria Anima, con il culto della Vergine Maria il simbolo della “donna-Anima” venne sostituito da un simbolo collettivo del femminile imposto: quello della Madonna di matrice cattolica.

Le streghe, in questo senso, rappresentano l'elemento individuale delle donne, che permettono all'uomo, peraltro, di ricongiungersi con la sua Anima, spesso ferita. E con la caccia alle streghe l'Inquisizione cattolica iniziò, come già detto, a perseguitare anche i gatti.

Ennesima barbarie compiuta dalla Chiesa cattolica ai danni del patrimonio animistico, sacro, esoterico, spirituale ed interiore dell'umanità !

Tornando alla nostra fiaba, nel regno governato dall'imperatore ubriacone, questi vuole che i suoi figli recuperino della stoffa di lino sottilissima. Come spiega la dottoressa Von Franz, il lino era utilizzato per la veste di sacerdoti e stregoni ed ha una forte connessione con il femminile. Egli, dunque, come con l'uso dell'alcool, ricerca in qualche modo una connessione con il mondo spirituale e femminile – che nel suo regno è da considerarsi aspetto morto - e lo fa inviando i figli alla ricerca.

Solo il terzo figlio ne uscirà vincitore, dopo un percorso di patimenti e peripezie (l'eroe maschile nelle fiabe si trova sempre a soffrire, ovvero si trova ad assumere un'attitudine passiva e femminile) e vi riusicrà per mezzo della figura della gatta. Figura sacra e femminile per eccellenza. Sarà lei a guidarlo e a fornirgli il lino da consegnare al padre, novella dama dell'amor cortese e novella strega-donna-Anima.

Purtuttavia ora la donna-Anima, la gatta, per riscoprire il suo aspetto istintuale e dunque umano, necessita che l'eroe le tagli la coda e la testa. E così, pur con molte insistenze, ciò accade. E lei torna ad essere fancuilla e può sposare il suo principe: i due sono finalmente una cosa sola.

Purtuttavia devono ancora sfidare la concupiscenza del vecchio satiro, l'imperatore ubriacone che, non ancora ricongiuntosi con la sua Anima, con la sua parte femminile, rimane legato ai bassi istinti. E ne rimane sconfitto.

L'insegnamento racchiuso ne “La gatta”, presentata dalla dottoressa Marie-Louise Von Franz, è un percorso alchemico interiore. Un percorso di redenzione umana, maschile e femminile. Un percorso che – sulla base della mitologia, del simbolo e della spiritualità gnostica e pagana – va a toccare il rapporto di coppia, analizzandone la sua intima essenza e trovandone la chiave di lettura.

Un saggio che peraltro riscopre il valore sacro del gatto, della strega-donna-Anima, che è quanto di più prezioso il cuore di un uomo dovrebbe saper risconoscere e ricercare.


Luca Bagatin



12 giugno 2015

"Cuore di Strega". Poesia by Luca Bagatin

Cuore di Strega
(a Giusyrene)


Cuore che pulsa

Cuore fatato

Cuore che vola

Fuori dal mondo malato.

Cuore di Strega

e che mi ha stregato.

Cuor che l'Amore

ha purificato.

Cuor che la notte

dolce essa sia.

Cuore che scriver m'ha fatto

questa poesia.

Cuore che batte,

sento i rintocchi.

Brilla la luce dei verdi

tuoi occhi.

E ora Strega che dirti di più.

Un bacio ti dono,

sono il tuo Belzebù.


(Luca Bagatin)



20 gennaio 2015

"Metamorfosi solari nel '500": incontro con il prof. Mino Gabriele. Comunicato del Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia, che volentieri pubblichiamo



Lunedì 26 gennaio 2015 alle ore 19.00, Mino Gabriele - professore ordinario presso l'Università di Udine di "Iconografia e Icoonologia" - dopo le conferenze "La Porta Magica di Roma" e "I Rosacroce e L’Asino d’Oro di Apuleio. Aspetti iniziatici e misterici", tornerà al Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78 – Roma) con i suoi nuovi studi:  "Metamorfosi solari nel ‘500:  il  rilievo di Mitra-Phanes del  Museo di  Modena e le suei nterpretazioni  nella  cultura  del  Rinascimento". 
Un  viaggio  attraverso  il  simbolismo  pagano,  il  suo enigmatico fascino e la celata, sapiente dottrina, rivisitati dagli occhi e dalle menti di artisti e dotti di Firenze, Roma e Venezia. 
Al convegno interverrà anche il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Stefano Bisi.



Lunedì 26 gennaio alle 19 il Gran Maestro Stefano Bisi interverrà alla conferenza di Mino Gabriele "Metamorfosi solari nel '500: il rilievo di Mitra-Phanes del Museo di Modena e le sue interpretazioni nella cultura del Rinascimento". L'incontro, organizzato da Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia, si svolgerà presso il Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78 - Roma).

Un viaggio affascinante attraverso il simbolismo pagano, il suo enigmatico fascino e la celata, sapiente dottrina, rivisitata dagli occhi e dalle menti di artisti e dotti di Firenze, Roma e Venezia. Dal celebre rilievo marmoreo di Modena, interpretato come Aion/Phanes o Mitra/Phanes (personificazione primigenia della cosmologia orfica), derivano alcune importanti opere d'arte, pittoriche, plastiche e grafiche del Cinquecento, che ne rileggono il simbolismo arcano e cosmico. Seguire l'affascinante percorso di questa erudita rinascita fornisce non pochi punti di riflessione e di domande sui criteri interpretativi suscitati presso gli umanisti da una divinità allora tanto oscura e complessa. Problematiche ancora attuali sul fronte della comprensione del mito antico e dei suoi riflessi allegorici.

Infatti, sovente, non sono soltanto certi reperti in quanto tali ad essere fonte di trasmissione di antichi saperi, ma anche la tradizione interpretativa che essi innescano. Questa, tramandandosi fra varianti e riletture, sviluppa la conoscenza critica e l'immaginario, in un processo coerente eppure contraddittorio insieme, tuttavia sempre fecondo e vitale per il perpetuarsi della memoria che trama le origini e la storia della cultura europea.

Mino Gabriele è professore ordinario presso l'Università di Udine, dove insegna 'Iconografia e Iconologia'. Studioso noto per i suoi lavori sulla tradizione simbolica nell'arte e nella letteratura medievali e rinascimentali, come per le ricerche in ambito ermetico e alchemico. Ha pubblicato, fra l'altro, Il giardino di Hermes. Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento (1986); Alchimia. La tradizione in Occidente secondo le fonti manoscritte e a stampa (1986); Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi (1988); L'arte della memoria per figure (2006); Alchimia e iconologia (2008). Ha curato l'edizione di testi inediti, tra cui il De la trasmutatione metallica. Poema del XVI secolo di Antonio Allegretti (1981) e Le précieux Don de Dieu (1988); si ricordano inoltre: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (con Marco Ariani, 1998), Corpus iconographicum di Giordano Bruno (2001), Il Libro degli Emblemi di Andrea Alciato (2009), Sui simulacri di Porfirio (2012). - See more at: http://www.grandeoriente.it/eventinewsgoi/2015/01/al-teatro-il-vascello-metamorfosi-solari-nel-500-incontro-con-mino-gabriele,-interverra-il-gran-maestro.aspx#sthash.rfSzxTFW.dpuf

Al Teatro Il Vascello "Metamorfosi solari nel '500". Incontro con Mino Gabriele, interverrà il Gran Maestro

Lunedì 26 gennaio alle 19 il Gran Maestro Stefano Bisi interverrà alla conferenza di Mino Gabriele "Metamorfosi solari nel '500: il rilievo di Mitra-Phanes del Museo di Modena e le sue interpretazioni nella cultura del Rinascimento". L'incontro, organizzato da Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia, si svolgerà presso il Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78 - Roma).

Un viaggio affascinante attraverso il simbolismo pagano, il suo enigmatico fascino e la celata, sapiente dottrina, rivisitata dagli occhi e dalle menti di artisti e dotti di Firenze, Roma e Venezia. Dal celebre rilievo marmoreo di Modena, interpretato come Aion/Phanes o Mitra/Phanes (personificazione primigenia della cosmologia orfica), derivano alcune importanti opere d'arte, pittoriche, plastiche e grafiche del Cinquecento, che ne rileggono il simbolismo arcano e cosmico. Seguire l'affascinante percorso di questa erudita rinascita fornisce non pochi punti di riflessione e di domande sui criteri interpretativi suscitati presso gli umanisti da una divinità allora tanto oscura e complessa. Problematiche ancora attuali sul fronte della comprensione del mito antico e dei suoi riflessi allegorici.

Infatti, sovente, non sono soltanto certi reperti in quanto tali ad essere fonte di trasmissione di antichi saperi, ma anche la tradizione interpretativa che essi innescano. Questa, tramandandosi fra varianti e riletture, sviluppa la conoscenza critica e l'immaginario, in un processo coerente eppure contraddittorio insieme, tuttavia sempre fecondo e vitale per il perpetuarsi della memoria che trama le origini e la storia della cultura europea.

Mino Gabriele è professore ordinario presso l'Università di Udine, dove insegna 'Iconografia e Iconologia'. Studioso noto per i suoi lavori sulla tradizione simbolica nell'arte e nella letteratura medievali e rinascimentali, come per le ricerche in ambito ermetico e alchemico. Ha pubblicato, fra l'altro, Il giardino di Hermes. Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento (1986); Alchimia. La tradizione in Occidente secondo le fonti manoscritte e a stampa (1986); Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi (1988); L'arte della memoria per figure (2006); Alchimia e iconologia (2008). Ha curato l'edizione di testi inediti, tra cui il De la trasmutatione metallica. Poema del XVI secolo di Antonio Allegretti (1981) e Le précieux Don de Dieu (1988); si ricordano inoltre: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (con Marco Ariani, 1998), Corpus iconographicu

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Al Teatro Il Vascello "Metamorfosi solari nel '500". Incontro con Mino Gabriele, interverrà il Gran Maestro

Lunedì 26 gennaio alle 19 il Gran Maestro Stefano Bisi interverrà alla conferenza di Mino Gabriele "Metamorfosi solari nel '500: il rilievo di Mitra-Phanes del Museo di Modena e le sue interpretazioni nella cultura del Rinascimento". L'incontro, organizzato da Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia, si svolgerà presso il Teatro Vascello (Via Giacinto Carini, 78 - Roma).

Un viaggio affascinante attraverso il simbolismo pagano, il suo enigmatico fascino e la celata, sapiente dottrina, rivisitata dagli occhi e dalle menti di artisti e dotti di Firenze, Roma e Venezia. Dal celebre rilievo marmoreo di Modena, interpretato come Aion/Phanes o Mitra/Phanes (personificazione primigenia della cosmologia orfica), derivano alcune importanti opere d'arte, pittoriche, plastiche e grafiche del Cinquecento, che ne rileggono il simbolismo arcano e cosmico. Seguire l'affascinante percorso di questa erudita rinascita fornisce non pochi punti di riflessione e di domande sui criteri interpretativi suscitati presso gli umanisti da una divinità allora tanto oscura e complessa. Problematiche ancora attuali sul fronte della comprensione del mito antico e dei suoi riflessi allegorici.

Infatti, sovente, non sono soltanto certi reperti in quanto tali ad essere fonte di trasmissione di antichi saperi, ma anche la tradizione interpretativa che essi innescano. Questa, tramandandosi fra varianti e riletture, sviluppa la conoscenza critica e l'immaginario, in un processo coerente eppure contraddittorio insieme, tuttavia sempre fecondo e vitale per il perpetuarsi della memoria che trama le origini e la storia della cultura europea.

Mino Gabriele è professore ordinario presso l'Università di Udine, dove insegna 'Iconografia e Iconologia'. Studioso noto per i suoi lavori sulla tradizione simbolica nell'arte e nella letteratura medievali e rinascimentali, come per le ricerche in ambito ermetico e alchemico. Ha pubblicato, fra l'altro, Il giardino di Hermes. Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento (1986); Alchimia. La tradizione in Occidente secondo le fonti manoscritte e a stampa (1986); Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi (1988); L'arte della memoria per figure (2006); Alchimia e iconologia (2008). Ha curato l'edizione di testi inediti, tra cui il De la trasmutatione metallica. Poema del XVI secolo di Antonio Allegretti (1981) e Le précieux Don de Dieu (1988); si ricordano inoltre: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (con Marco Ariani, 1998), Corpus iconographicu

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17 dicembre 2014

La Filosofia del Natale nell'ultimo saggio del prof. Claudio Bonvecchio

La filosofia è fondamentalmente amore per la sapienza e la sapienza, già di per sé stessa, trasforma le persone, l'animo umano, arricchendolo.

Queste le premesse del prof. Claudio Bonvecchio – Professore Ordinario di Filosofia delle Scienze Sociali presso l'Università degli Studi dell'Insubria di Varese e Como e Grande Oratore della Massoneria del Grande Oriente d'Italia – che, mercoledì 17 dicembre scorso, a Roma, presso “Casa Nathan”di Piazzale delle Medaglie d'Oro 44 ha presentato il suo ultimo saggio: “Filosofia del Natale” (Alboversorio Editrice).

Incalzato dall'ottimo Gran Bibliotecario del Grande Oriente d'Italia Bernardino Fioravanti, il prof. Bonvecchio ha presentato all'uditorio un testo agile ed unico nel suo genere. Un testo che vuole tornare alle origini spirituali, gnostiche e sacre della festività nazalizia, che trae le sue origini dalla festività pagana del Solstizio d'Inverno, il giorno della Festa della Luce, del cosiddetto “Sole Invincibile” o “Sol Invictus” ovvero il “Dies Natalis Solis Invicti” (Giorno Natale del Sole Invincibile), festeggiato tanto dalle popolazioni indo-iraniche devote al dio del sole Mithra, quanto dagli antichi romani attraverso le celebrazioni dei “Saturnalia” in onore, appunto, di Saturno, il mitico dio della pace e della felicità.

Con l'avvento del cristianesimo, come spiegato anche dal prof. Bonvecchio, per volontà dell'Imperatore romano Costantino, fu deciso di cumulare la festa del Sol Invictus con quella della nascita del Cristo, considerato, appunto, la “Luce del Mondo” e fu così che il 25 dicembre divenne la data ufficiale della festività del Natale. Di quel Natale ricco di simboli antichissimi, dunque, tutti spiegati nella “Filosofia del Natale” del prof. Bonvecchio: dall'Albero natalizio – simbolo dell'unione fra cielo e terra – passando per il significato della stella di Natale, del vischio, dei cibi natalizi, dei canti di Natale e via via sino agli ornamenti dell'albero di Natale stesso e del presepe.

In particolare il prof. Bonvecchio si è soffermato sulla spiegazione del simbolismo della grotta, ovvero della capanna nella quale, secondo quanto scritto nei Vangeli Apocrifi (e non in quelli canonici), nacque il Cristo. La grotta, secondo tutte le tradizioni simboliche, rappresenta infatti l'“uterus mundi”, ovvero il luogo nel quale si trovano le acque primordiali che, come il liquido amniotico per il feto, portano alla nascita/rinascita di una nuova vita. Oltretutto, come spiegato dal prof. Bonvecchio anche nel suo saggio, le grotte erano i luoghi nei quali non solo nascevano le grandi divinità, ma erano anche il santuario nel quale venivano praticati i rituali in onore alla Grande Madre o al dio Mithra, imperniati non a caso sulla morte simbolica e sulla rinascita dell'iniziando.

Altra figura simbolica del Natale è quella relativa a “Babbo Natale”, il quale incarna la figura di San Nicola, vescovo in Asia Minore e protettore dei bambini ai quali, come tradizione vuole, porta in dono dei regali. I bambini, peraltro, secondo tutte le tradizioni simboliche, sono considerati l'incarnazione degli antenati morti che, peraltro, erano i veri protagonisti della festività romana dei “Saturnalia”. E' così che, per allontanare l'immagine della morte dalla società e farci credere nella vita, Babbo Natale colma i bambini di doni, propiziandosi così anche le anime degli antenati defunti.

A conclusione sia del saggio del prof. Bonvecchio, sia dell'incontro di presentazione, una morale di fondo, ovvero una critica serrata nei confronti della cosiddetta secolarizzazione, ovvero l'abbandono dello spirito religioso, della dimensione del sacro da parte di un'incalzante società mercatista e dei consumi che ha trasformato il Natale in un happening del commercio, come giustamente l'ha definito il prof. Bonvecchio. Un happening figlio di una società sempre più relativista, nichilista, fredda, tecnologica, edonista, globalizzata.

Ecco dunque la necessità di invertire la rotta, di ricercare la luce dentro noi stessi, attraverso la riscoperta della dimensione del sacro: restituendo dignità al simbolo, alla simbolica, alla filosofia del Natale, liberando così la società della metaforiche tenebre che l'avvolgono.

Solo allora potremo assistere ad una nuova rinascita del Vero, del Buono, del Bello, ovvero quando ci riapproprieremo dell'autentico significato tanto gnostico quanto cristiano della festività natalizia. Non il Natale del consumismo, dunque, ma il Natale della Luce, del Sole, dell'innocenza dei bambini non più resi adulti da una società senza coscienza, ma aperti alla conoscenza di sé stessi per costruire, da adulti, un mondo d'amore, armonia e fratellanza universale.


Luca Bagatin (nella foto con, a sinistra, il prof. Caludio Bonvecchio)



30 ottobre 2010

Trick-or-treat ?




La scrissi il 1 novembre 2007 e qui la riporto
(tratto da Wikipedia con adattamento e conclusioni di Luca Bagatin)


Jack o'Lantern era un vero dritto.
Protagonista incontrastato della festa di Halloween che ricorre nella notte fra il 31 ottobre e l'1 novembre era un astuto e dispettoso personaggio che faceva dispetti e ingannava chiunque con i suoi trucchetti.
Una volta "sfidò" anche il diavolo in persona facendolo spaventare e salire su un albero.
Così Jack incise una croce sull'albero in modo da rendere il diavolo incapace di scendere.
Fece poi un patto con il Signore del Male chiedendogli di non accettarlo all'Inferno nel caso in cui egli avesse commesso dei peccati.
Jack, alla morte, aveva commesso così tanti peccati in vita sua che in Paradiso non lo accettarono. Ma nemmeno all'inferno a causa del famoso patto di cui sopra !
Jack prese allora una zucca o un ortaggio (a seconda del luogo in cui la leggenda viene raccontata), ne intagliò una specie di volto, ci mise dentro una candela a mò di lanterna e cominciò a vagare in cerca di un luogo in cui riposare.
E chi s'è visto s'è visto !
Mica scemo il nostro Jack !
Questa storiella irlandese, poi difusa negli odierni Stati Uniti ed oggi vero e proprio simbolo di Halloween, penso ci sia davvero di grande insegnamento.
Un insegnamento forse un po' sottile, ma che si può tutto sommato cogliere facilmente.
Lo dico soprattutto  per coloro i quali preferiscono pensare con la testa altrui: sia essa "paradisiaca"
o "infernale".
Meglio fare come Jack: un vero dritto da leggenda !



20 settembre 2008

BUON XX SETTEMBRE: il nostro, il vosto. Per le Libertà e le Democrazie.



E dunque......Buon XX Settembre a tutti !
Buona festa della Democrazia, delle Libertà, dell'Unità d'Italia e della Liberazione dal dogma e dall'assolutismo temporale vaticano !
Oggi è il giorno della festa della laicità. Una laicità che è sempre sana e positiva proprio in quanto consente a tutti di esprimere in un libero, civile e democratico Stato sovrano la propria opinione.
Il 20 settembre 1870 i Bersaglieri entravano a Porta Pia e restituivano Roma all'Italia, incoronandola capitale del Regno e sconfiggendo il Potere papalino, austroungarico e napoleonico, garantendo e costruendo pian piano uno Stato liberale e moderno coronando così il sogno dei monarchici liberali cavouriani, ma anche quello dei repubblicani mazziniani e garibaldini, dei massoni, degli ebrei (da sempre discriminati dal Potere vaticano), degli anticlericali ovvero di coloro che, lungi dall'essere antireligiosi, si battono da sempre contro i dogmi e gli assolutismi di ogni colore e fede politica o religiosa.
Il fascismo, negli anni '20, abolì la festa del XX Settembre anche proprio per ingraziarsi il favore della Chiesa cattolica.
Oggi le cose non sono cambiate. Lo stesso Bettino Craxi, pur laico, sancì un nuovo Concordato fra Stato italiano e Chiesa cattolica che, se da una parte garantiva una nuova separazione dei poteri, dall'altra concedeva al Vaticano il perverso sistema di finanziamento per mezzo dell'8 per mille in sede di dichiarazione dei redditi e la possibilità di assumere e scegliere insegnanti di religione, purtuttavia mantenuti dallo Stato italiano !
I vari leader politici di oggi, italiani o europei, da Berlusconi a Veltroni passando per Sarkozy e financo per l'ultimo Tony Blair, hanno dimostrato come è assai facile chinarsi di fronte al Vaticano. Del resto quest'ultimo ha dalla sua una potentissima banca che rende conto solo al Papa, ovvero lo IOR (Istituto per le Opere Religiose), nota anche per i suoi traffici sin dai tempi del fascismo e del nazismo passando per lo scandalo del Banco Ambrosiano.
Triste storia davvero, documentata anche dalle ottime opere di approfondimento del grande democratico azionista e liberale Ernesto Rossi da "Il manganello e l'aspersorio" a "Il Sillabo e dopo" sino a "Nuove pagine anticlericali".
Oggi più che mai il nuovo Capo dei cattolici, Sig. Joseph Ratzinger, cerca di entrare nelle sale del potere al fine di imporre i dogmi della sua Chiesa e costringendo, specialmente l'Italia, a rimanere indietro nella ricerca scientifica, la quale sarebbe capace di garantire nuovi scenari per la salute, e nell'ambito dei diritti civili ed individuali. Ciò è gravissimo e non degno dell'Occidente progredito e democratico.
Per questo è importante ricordare e celebrare il XX Settembre, Equinozio d'Autunno, che peraltro rappresenta una festa Pagana e Gnostica le cui tradizioni sono invise al dogma clericale in quanto portatrici di Luce e Verità interiore: figlie delle più Antiche Civilità che popolarono la Terra.
Oggi, come ogni anno, i Massoni del Grande Oriente d'Italia si recheranno a Porta Pia anche per rendere omaggio ai 60 anni della Costituzione Repubblicana con importanti interventi pubblici di Oscar Giannino, Massimo Teodori e molti altri.
I Radicali, invece, quest'anno celebreranno il XX Settembre a Londra, presso l'Istituto Italiano di Cultura, per dare un respiro europeo a questa festività, ricordando il Risorgimento Liberale e Repubblicano d'Europa e l'indimenticabile Sindaco di Roma Ernesto Nathan, mazziniano, radicale, ebreo, massone e d'origine inglese, il quale fu l'unico che riformò radicalmente la città in favore delle classi sociali più deboli, si prodigò per gli asili e la scuola pubblica gratuita per tutti e diede alla politica dell'epoca una forte impronta laica ed anticlericale.
Dunque, come dicevamo, Buon XX Settembre a tutti e che i Lumi di Porta Pia e dell'Equinozio d'Autunno possano illuminare le nostre menti e quelle delle generazioni successive per garantirci un presente ed un futuro civile, liberale e democratico.

Luca Bagatin



2 agosto 2008

Inopportuno il crocifisso nei pubblici uffici: una risposta a Don Chino Pezzoli


Varie tipologie di croci sacre: cristiana, egizia, rosacrociana

Per quanto in causa sia stato chiamato il giudice Luigi Tosti (che ricordiamo essere "reo" di essersi rifiutato di tenere udienze in aule giudiziarie ove fosse presente il crocefisso cattolico), vorrei rispondere personalmente ai quesiti posti da Don Chino Pezzoli della Fondazione Promozione e Solidarietà Umana, che su "Libero" del 2 agosto scrive una lunga lettera nella quale sostanzialmente chiede a Tosti come mai ce l'ha tanto con l'esposizione pubblica del crocefisso.
La questione mi pare assai semplice: per una questione di opportunità, ovvero d'inopportunità.
Un luogo pubblico, ovvero un ufficio pubblico, non è una Chiesa o una casa privata. Anche il Don Camillo di Guareschi che Don Pezzoli cita e che anch'io tanto amo, "chiacchiera" con il suo crocifisso....ma in Chiesa, non certo all'ufficio delle poste !
E si badi bene, non è tanto per una questione di rispetto delle religioni altrui che noi laici e liberali non troviamo corretta l'esposizione nei pubblici esercizi del crocefisso. E' anche una questione di rispetto della religione cattolica stessa, che nulla c'entra in un luogo, ovvero in un ufficio pubblico.
E' come se si decidesse di esporre in un tribunale un poster di....Laetitia Casta !
Mi si permetta l'apparente estremizzazione, ma taluni buontemponi irriverenti, ma non meno sinceri come noi, potrebbero trovare divino un corpo femminile o maschile a seconda delle preferenze. Però ad ogni modo lo troviamo comunque inopportuno.....in un tribunale !
E quando ci si scandalizzò in quanto l'ottimo fotografo Oliviero Toscani decise di esporre un manifesto pubblicitario con due donne che si stavano baciando ? Ma che cosa c'è di più divino di un bacio, ovvero l'amore manifestato in atto spontaneo e vicendevole ?
Purtuttavia anche in quel caso il manifesto non fu esposto in un ufficio pubblico. Sarebbe stato del tutto fuori luogo.
Però scandalizzò i cosiddetti "benpensanti", ovvero i morbosi ossessionati dal sesso e dalla sensualità e che vedono un semplice bacio (etero, gay, lesbo, ma chi se ne importa, invero ?) come "sporchi", "malvagi", "impuri".
E questo perché la cosiddetta "morale religosa" ha imposto determinati "costumi". Che fortunatamente la società ha tutto sommato superato da un bel pezzo !
Ad ogni modo un menifesto di Laetitia Casta va benissimo se esposto in casa mia, malissimo e scorretto sarebbe se fosse esposto in un ufficio pubblico.
Poi c'è la questione storica. Don Chino afferma che il crocefisso rappresenta "la verità della morte e resurrezione di Cristo".
Ci permettiamo di dubitarne in quanto, ai tempi, i Romani crocifiggevano non già sulla croce, bensì sulla cosiddetta "tau", ovvero su di una croce a forma di T.
La croce cristiana fu infatti mutuata dall'Antico Egitto (conosciuta come Ankh o Croce Ansata, simbolo della Vita) e dalle tradizioni Gnostiche e Pagane che millenni prima del Cristianesimo consideravano il simbolo della Croce sacro nelle sue vari forme (ricordiamo la swastika vedica, simbolo del Sole e della Luce).
Inoltre tutta la tradizione Gnostica - che il Cristianesimo con il Consiglio di Nicea istiuito dall'Imperatore Costantino (unicamente per questioni di mero Potere)  ha cercato in ogni modo di osteggiare e cancellare - riferisce che Gesù detto il Cristo si salvò dalla "croce" proprio grazie ai suoi mistici poteri.
Una versione che meriterebbe approfondimento fra gli esegeti cattolici, ma che certo non è mai garbata al Vaticano le cui basi politiche (non spirituali, si badi bene !) si fondano su quanto stabilito dall'Imperatore Costantino attorno al 300 dopo Cristo (stravolgendo quindi completamente il messaggio gnostico ed esoterico del Cristo).
Insomma, Storia o non storia, fede o diverso tipo di fede, mi sembra sufficientemente chiaro il motivo per cui il crocefisso trovi più opportuna, consona e decorosa collocazione in un luogo di culto, ovvero nella casa del cristiano che lo vuole adorare sulla base delle sue personalissime credenze.




Luca Bagatin



1 luglio 2008

LIBERO PENSIERO, SPIRITUALITA' LAICA, ESOTERISMO: un incontro fra Peter Boom e Luca Bagatin



SUL LIBERO PENSIERO

by Peter Boom

Il Libero Pensiero, avendo una scuola nella Massoneria, può contribuire molto per ottenere miglioramenti spirituali e materiali nella nostra società globale.
Il Libero Pensiero, l'opposto del pensiero fisso che inesorabilmente è ogni volta destinato a finire, si adatta e crea la possibilità di cambiamento, si svolge trasversalmente e scava con energìa irrefrenabile nella coscienza delle persone.
Il Libero Pensiero è "perfettibile" e mai viene considerato "perfetto", scorre come l'acqua nel fiume senza fermarsi (panta rei) e quando si scontra con qualche ostacolo (dogma o pensiero fisso) cercherà di spostarlo, di scavarlo, di logorarlo, di passarci sotto, dai lati o sopra innalzandosi ..., la Massonerìa quindi, basando la propria filosofìa sulla libertà di pensiero, rappresenta una forza spirituale fondamentale per un cambiamento positivo della società come tra l'altro è già avvenuto nella storia italiana dove la forza di pochi, Garibaldi e i suoi Mille, ha reso possibile l'unità del paese.
La stessa Costituzione italiana risponde ai principi di libertà ed uguaglianza ereditati dalla rivoluzione francese. L'avvento delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea, la sconfitta delle dittature naziste, fasciste e comuniste sono senza dubbio frutto del Libero Pensiero, di una spiritualità laica che di continuo subisce il rifiuto e la negazione da parte di chi professa il pensiero fisso per convenienza o perché si illude di avere in tasca la verità.
Il Libero Pensiero è planetario, esiste, magari nascosto, anche nei paesi sotto regimi dittatoriali o fortemente repressivi, il libero pensiero non si può ammazzare, la persona sì, come Giordano Bruno che resistendo alle terribili torture fino alla morte, portò il suo pensiero attraverso i secoli fino a noi.
Certo, anche la Massonerìa è un'etichetta, come lo sono le religioni, i partiti politici, etc., ma è una di quelle poche, pochissime etichette che coltiva appunto una spiritualità libera, è una scuola dalla quale gli apprendisti escono con le loro idee avendo imparato ad agire per un mondo migliore, basato sulla libertà, sull'uguaglianza e la fratellanza.
Un libero pensatore è ben conscio di rimanere sempre un apprendista anche quando ha raggiunto le più alte vette della filosofia, è agnosta, cioè umilmente ammette di non sapere.
Nella Massoneria si formano spiriti liberi, non per guerre, rivoluzioni, rumorose manifestazioni di piazza, ma naturalmente i massoni possono agire come tutti gli altri esseri umani... .
C'è chi non ha bisogno di etichette e che ugualmente vive e propugna i suddetti principi per favorire la libera espressione ed organizzarsi per ottenere una convivenza con diritti civili ed umani uguali per tutti, in questo la Massoneria universale può dare un forte contributo.
Un anziano massone disse un giorno:"Non è necessario che ci si iscriva alla Massoneria, l'importante è essere libero pensatore."
http://digilander.libero.it/pansexuality



UMA MASSONERIA DI POPOLO PER UN NUOVO UMANESIMO CHE UNISCA OCCIDENTE ED ORIENTE
by Luca Bagatin

Che cos'è la Massoneria ?
Un'organizzazione mondiale i cui valori fondanti sono tre: Libertà, Fratellanza ed Uguaglianza alla Gloria del Grande Architetto dell'Universo per l'edificazione del Tempio dell'Umanità.
Di più e meglio non saprei riassumervi.
Sono anni che studio ed approfondisco l'universo massonico e non ho mai fatto mistero di essere affiliato da diverso tempo ad una società paramassonica (ovvero non massonica in senso stretto, ma comunque fondata da massoni e a sfondo iniziatico ed esoterico) a carattere spirituale denominata Società Teosofica fondata 133 anni fa da un'occultista russa, Madame Blavatsky e dal colonnello Henry Olcott.
Ho purtuttavia delle critiche da muovere alla Massoneria nel suo complesso, ovvero trovo che essa sia un po' troppo elitaria, chiusa in sé stessa e ahimé le varie Logge chiedono spesso ai loro affiliati delle quote sociali un tantino elevate. Queste peraltro sono le medesime critiche che mosse il nostro Profeta dell'Unità d'Italia Giuseppe Mazzini, pur venerato dai massoni come un'"icona del libero pensiero".
Una piccola Utopia ho nel cuore da lungo tempo e di cui percepisco la necessità, ovvero lo sviluppo di una Scuola Iniziatica per la crescita e l'implementazione della Creatività e della Coscienza individuale. Al fine di scoprire il nostro "Io" più profondo. Al fine di combattere i dogmi, i pregiudizi, le ipocrisie, le prevaricazioni sociali e psicologiche.
In sintesi: per restituire il potere ad ogni singolo individuo il quale potrebbe finalmente ritornare ad essere il "pilota" dell'Esistenza nel senso più ampio del termine.
La Massoneria nelle sue varie forme potrebbe avere un ruolo importante in questo progetto, ma solo se essa sarà capace di attingere dalle proprie origini (Verità, Sapienza, Conoscenza) e di tornare ad essere "Massoneria di Popolo" come ai tempi di Mazzini, Garibaldi, Mameli in Italia e Benjamin Franklin, George Washington ed i rivoluzionari americani negli Stati Uniti, ove il popolo stesso era al centro della vita massonica per l'emancipazione e le libertà.
Una Nuova Era di Illuminati (non certo la favoletta degli Illuminati della Baviera ed i loro complitti per il controllo del Mondo) potrebbe nascere. Si tratta solo di seguire il flusso dell'Utopia, della Fantasia, della Creatività. E sono convinto che molti Fratelli (e non solo) mi hanno già compreso
.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini